Stili e strategie



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30.12.2017
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COME APPRENDIAMO?

STILI E STRATEGIE

Gli stili di apprendimento sono concordemente definiti come le tecniche preferite o prevalenti di funzionamento del cervello nel momento in cui ci si trova ad affrontare l’acquisizione di nuove informazioni. Più in generale, grazie agli esperimenti condotti da psicologi e studiosi dell’apprendimento si è potuto notare come ciascun individuo tenda ad acquisire e a gestire informazioni in modo diverso. Per fare alcuni esempi pratici, alcuni studenti si trovano immediatamente a loro agio con dati ed informazioni concrete, mentre altri gestiscono con impressionante facilità teorie e modelli astratti. Oppure, alcuni recepiscono più agevolmente informazioni presentate mediante un supporto visivo (immagini, diagrammi, schemi) mentre altri preferiscono le spiegazioni orali. Anche concetti propri del linguaggio quotidiano come l’introversione e l’estroversione hanno un corrispettivo negli studi stili di apprendimento: si è notato infatti come alcuni studenti ricavino un notevole beneficio dall’interazione con il resto della classe, mentre altri hanno bisogno di lavorare in modo individuale. Questi aspetti, che a prima vista potrebbero sembrare marginali, hanno in realtà una grande influenza sull’effettivo apprendimento degli studenti durante un corso, sull’efficacia delle lezioni ed anche sul clima della classe. Un problema a cui di solito non si dedica abbastanza attenzione, per esempio, è il fatto che, nonostante la maggior parte delle persone siano notoriamente più a loro agio con l’apprendimento di tipo visivo, la maggior parte delle lezioni scolastiche sono strutturate in modo esclusivamente verbale. Si capisce quindi come anche solo un piccolo accorgimento per venire incontro agli apprendenti visivi potrebbe migliorare di molto i risultati di un corso.


L’UTILITÀ DEGLI STILI D’APPRENDIMENTO PER LO STUDENTE

Per quanto riguarda lo studente, la conoscenza del proprio stile d’apprendimento e delle strategie che si mettono abitualmente in uso è di importanza tutt’altro che secondaria. Come è chiaramente comprensibile, nel processo verso l’autonomia è un passo importante la consapevolezza dei propri punti deboli e di forza, per avere coscienza di quali strategie adottare per meglio rispondere al proprio stile cognitivo, ma anche di quali aspetti del proprio apprendimento necessitano di miglioramento o particolare attenzione. Lo studente deve cioè mettere in atto la funzione cosiddetta di monitoring, che richiede innanzitutto che egli abbia piena consapevolezza del proprio stile d’apprendimento e delle strategie che gli riescono più naturali, ma anche che sia comunque in grado di modificarle, o di applicare altri tipi di strategie qualora la situazione lo richiedesse. La conoscenza della propria personalità e delle proprie attitudini, inoltre, ha importanti conseguenze sull’abbassamento del filtro affettivo, necessario per un apprendimento efficace. Per fare un esempio pratico, gli studenti, una volta che conoscono qual è il modo migliore di lavorare per ciascuno di loro, e quali sono invece gli aspetti a cui devono fare attenzione, tenderanno a scoraggiarsi meno in caso di insuccesso, interpretandolo non come un fallimento che denota l’impossibilità di apprendere una determinata disciplina nonostante gli sforzi fatti, ma relativizzandolo alla luce delle conoscenze sulla propria personalità. Di conseguenza, ogni studente potrà dedicarsi al processo di apprendimento con minore ansia e maggior motivazione.



DUE MODELLI PER LA DEFINIZIONE DEGLI STILI DI APPRENDIMENTO

La definizione del termine “stile di apprendimento” è, come si è visto, univoca. Esistono invece differenti modelli per osservare e descrivere gli stili di apprendimento. Nei prossimi paragrafi si cercherà di esporre per sommi capi le tecniche in uso per lo studio degli stili, e si illustreranno due modelli di analisi e descrizione.

 

 

COME OSSERVARE GLI STILI DI APPRENDIMENTO



Il primo punto da chiarire è quali strumenti utilizzare per studiare gli stili. La maggior parte dei modelli in uso per la descrizione degli stili prevedono l’uso di questionari a risposta multipla. Le domande dei questionari possono riferirsi in modo specifico all’attività di studio (con domande su tempi, strumenti e modalità preferite) o più in generale a situazioni della vita quotidiana. Il risultato dei test, viene comunque sottoposto allo studente, il quale deve dire se si riconosce o no in questo risultato. Un’altra tecnica molto utilizzata è quella delle interviste dirette, in cui si chiede agli studenti di esternare e descrivere con la maggiore accuratezza possibile il loro approccio allo studio, le loro difficoltà e le strategie che di volta in volta utilizzano. Entrambe le tecniche hanno dato risultati di validità e attendibilità.
Nello specifico seguiremo entrambe le tecniche:

  • Vi sottoporrò prima un questionario

  • E di seguito vi chiederò di fare una descrizione dettagliata del vostro stile di apprendimento



IL MODELLO VISUAL, AUDITORY, KINESTHETIC (VAK)

Il modello VAK si basa sui tre principali recettori sensoriali, cioè la vista, l’udito e le funzioni legate al movimento, e ha lo scopo di determinare la funzione prevalente. In una situazione di apprendimento, infatti si usano tutti e tre gli strumenti, ma uno solo, o a volte una combinazione di due di essi, tende a prevalere sugli altri. Lo stile dominante, tuttavia, può non essere sempre lo stesso, ma può variare a seconda della situazione o del compito da affrontare.

Gli stili sono anche imposti da fattori esterni: nella prima infanzia, infatti, il nuovo materiale ci viene presentato attraverso stimoli soprattutto cinestetici, nella scuola elementare attraverso stimoli visivi, ed in seguito le lezioni si svolgono in forma essenzialmente auditiva.

Si elencano di seguito alcune brevi descrizioni dei tre tipi di stili di apprendimento:

 

Stile Visivo: Gli apprendenti che preferiscono lo stile visivo in generale ricordano meglio ciò che possono vedere. Sono comunque suddivisi in due ulteriori categorie: visivo-linguistico e visivo-spaziale. Chi preferisce lo stile visivo-linguistico impara attraverso il linguaggio scritto, cioè con attività di lettura o scrittura. Chi preferisce lo stile visivo-spaziale, invece, impara attraverso grafici, tabelle disegni e videoproiezioni.

 

Stile Auditivo: Gli studenti con prevalenza dello stile auditivo hanno bisogno di ascoltare ciò che devono imparare. Amano la lettura ad alta voce e a volte ripetono a voce alta o parlano tra sé e sé mentre studiano. Possono avere difficoltà con i compiti scritti mentre lavorano molto bene nelle situazioni di dialogo con altri studenti. Amano registrare e riascoltare le lezioni.

 

Stile Cinestetico: Chi è orientato verso lo stile cinestetico ha bisogno di toccare oggetti e di essere in movimento. Questi studenti non riescono a concentrarsi se sono costretti a stare immobili per lungo tempo, amano prendere appunti ed essere coinvolti in varie attività durante le lezioni. Hanno spesso necessità di pause frequenti.

IL MODELLO FELDER-SILVERMAN

Questo modello è stato elaborato da Richard Felder, docente di Ingegneria Chimica alla North Carolina State University, e da Linda Silverman, dell’Institute for the Study of Advanced Development. Si propone innanzitutto come una proposta pratica di miglioramento dei corsi universitari, in particolare quelli di ingegneria, nei quali, secondo gli autori, troppo spesso lo stile d’insegnamento dei docenti non tiene conto degli stili d’apprendimento degli studenti, con un conseguente calo del rendimento delle classi. Lo strumento elaborato, è il test che di seguito vi sarà proposto (Index of Learning Styles) per individuare il vostro stile d’apprendimento, ha ottenuto un immediato successo negli Stati Uniti. Il modello Felder-Silverman si propone come integrazione e riorganizzazione del modello precedente, in particolare prende spunti dal modello di David Kolb e dal modello MBTI (Myers-Briggs Type Indicator). Si suddividono infatti gli studenti in base a cinque coppie dicotomiche: Sensoriale/Intuitivo, Visuale/Verbale, Induttivo/Deduttivo, Attivo/Riflessivo e Sequenziale/Globale.


Una annotazione: in aula abbiamo eseguito alcuni test ripresi dal gruppo MT (memoria/transfert) organizzato da Cesare Cornoldi, in cui gli stili congnitivi sono suddivisi in quattro gruppi, anziché in cinque come il metodo Felder:

  • Stile sistemativo/intuitivo

  • Verbale/visuale

  • Globale/analitico

  • Impulsivo/riflessivo


Nel leggere le caratteristiche delle coppie dicotomiche di Felder e mettendole in parallelo con quelle del MT possiamo notare delle corrispondenze: il sistematico/intuitivo con il sensoriale/intuitivo induttivo/deduttivo; il verbale/visuale rimane invariato; il globale/analitico con il globale/sequenziale; l’impulsivo/riflessivo con l’attivo/riflessivo.

 

Apprendimento Sensoriale / Apprendimento Intuitivo: Questa categoria è ripresa dal modello MBTI e dalla psicologia junghiana. Gli apprendenti Sensoriali (Sensors) tendono alla concretezza e alla metodicità, amano i fatti concreti, i dati e la sperimentazione, amano risolvere i problemi attraverso procedure note e standardizzate, sono pazienti nell’analisi dei dettagli ma non amano le complicazioni. Sono di solito lenti ma precisi. Gli apprendenti Intuitivi (Intuitors) invece amano la varietà e le novità, sono abili nel risolvere problemi in modo creativo e nell’afferrare nuovi concetti, sono veloci nell’apprendimento ma possono essere imprecisi. Secondo gli autori, la maggior parte degli studenti dei corsi di Ingegneria si collocano nella categoria dei Sensors, mentre i professori sono per la maggior parte Intuitors. Si comprende chiaramente come questa differenza possa creare una non corrispondenza tra lo stile d’insegnamento preferito dai docenti e lo stile di apprendimento della maggior parte degli studenti, con conseguenti ricadute sul livello dell’apprendimento. Per quanto riguarda i corsi di lingue, invece, secondo Felder la maggior parte sia dei docenti che degli studenti appartiene alla categoria degli Intuitors; la ragione per questa preferenza sarebbe, secondo l’autore, da ricercarsi nel fatto che il linguaggio è composto da simboli, e pertanto risulterebbe più attraente per gli Intuitors, che sono particolarmente portati per tutto ciò che è astratto e simbolico. Di conseguenza, nei corsi di lingue il rischio di mancata corrispondenza tra stile d’insegnamento e d’apprendimento dovrebbe essere più ridotto.


 

Apprendimento Visivo / Apprendimento Verbale: Il modello Felder riprende questa dicotomia dal modello VAK, eliminando tuttavia la categoria cinestetica, che nell’opinione degli autori non può essere considerata una vera forma di preferenza per un tipo di input sensoriale. La preferenza o necessità per forme di attività fisica durante l’apprendimento può infatti essere compresa nelle dicotomie attivo/riflessivo secondo il modello di Kolb, o estroverso/introverso secondo il MBTI.

La distinzione tra apprendimento visivo e verbale è stata introdotta nel modello Felder in un secondo momento, in sostituzione della precedente dicotomia Visuale/Auditivo. Secondo l’autore, infatti, la nozione di apprendimento visivo deve essere applicata solo ad una preferenza per immagini, mappe, diagrammi, film e simili, e non può comprendere il linguaggio scritto, il quale deve invece essere inserito nella categoria verbale, insieme al linguaggio parlato. All’interno della categoria Verbale vengono poi introdotte le ulteriori categorie visivo/verbale, relativa ad una preferenza per la lingua scritta e le attività di lettura, e auditivo/verbale, riferita invece alla preferenza per i suoni della lingua e le attività orali. Secondo Felder, è relativamente a questa categoria che si verifica la maggiore incongruenza tra stili di apprendimento e stili di insegnamento: nonostante numerosi studi indichino infatti che la maggior parte degli studenti possono essere considerati apprendenti visivi, o comunque visivo/verbali, lo stile d’insegnamento accademico è uniformemente ancora basato sul modello quasi esclusivamente auditivo/verbale della lectio ex cathedra.

 

Apprendimento Induttivo / Apprendimento Deduttivo: L’induzione è il processo mentale che procede dal particolare al generale, partendo da osservazioni, dati ed esperimenti per ricavarne principi e teorie. La deduzione va nella direzione opposta: si parte dai principi generali di cui si traggono le conseguenze per arrivare all’analisi dei casi specifici. Felder ritiene che l’induzione sia il modo di imparare più naturale per gli esseri umani: fin dall’infanzia, infatti, ci abituiamo a risolvere specifici problemi e a trarne indicazioni di carattere generale. D’altra parte, la deduzione è invece il modo di insegnare che risulta più immediato, soprattutto nel campo delle materie tecnico-scientifiche. Anche in questo caso, quindi, si verifica un’incongruenza; inoltre, è noto come l’insegnamento con metodo deduttivo possa risultare demotivante per gli studenti e non condurre ad una vera e propria acquisizione.

 

Apprendimento Attivo / Apprendimento Riflessivo: Felder ha elaborato questa categoria partendo dalle nozioni di sperimentazione attiva e osservazione riflessiva di Kolb, ed integrandole con le categorie di estroverso e introverso del MBTI e quella di apprendimento cinestetico del VAK (l’apprendente attivo ha infatti, secondo l’autore, molto in comune con l’estroverso del MBTI, ed anche con il cinestetico). Gli apprendenti attivi imparano meglio in situazioni che permettono loro di agire e sperimentare e sono molto versati per il lavoro di gruppo; non danno il meglio, invece, nelle situazioni di staticità e passività. Gli apprendenti riflessivi, al contrario, preferiscono lavorare da soli e hanno bisogno di tempo per pensare e analizzare con calma ogni nuovo input. Da queste indicazioni si deduce che la lezione frontale tradizionale, in cui gli studenti devono semplicemente ascoltare quanto detto dal docente e prendere appunti non si adattano né all’apprendente attivo, perché gli viene impedita la sperimentazione, né all’apprendente riflessivo, a cui viene negato il tempo per pensare.



 

Apprendimento Sequenziale / Apprendimento Globale:

Gli apprendenti sequenziali imparano passo dopo passo, via via che il materiale viene presentato, seguendo ragionamenti lineari e andando dal più facile al più difficile. Gli apprendenti globali invece hanno bisogno di vedere prima il quadro generale per poi ricostruirlo nei particolari, e di procedere in modo anche non lineare, saltando spesso a cose difficili per poi ritornare ad analizzare materiale più facile. I curricola tradizionali, inoltre, sono strutturati per un apprendimento sequenziale, e di conseguenza coloro che hanno una preferenza per l’apprendimento globale possono essere facilmente demotivati. Si tende, dunque, a presentare materiale rigidamente costruito e a proporre input in modo rigorosamente sequenziale. Se questo tipo di presentazione del materiale è ottimo per gli apprendenti sequenziali, può risultare invece estremamente demotivante per gli apprendenti globali, che manifestano il bisogno di affrontare anche materiale di difficoltà superiore al loro livello, in modo da mettere in atto le loro specifiche capacità di ragionamento induttivo.
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