Storia dei diritti umani


L’INFANZIA VIOLATA: I BAMBINI NEI CONFLITTI ARMATI



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22.12.2017
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L’INFANZIA VIOLATA:

I BAMBINI NEI CONFLITTI ARMATI

Non esiste aspetto della vita di un bambino che non sia sconvolto dalla guerra. I conflitti armati mettono in pericolo la loro vita non solo per il rischio di essere coinvolti in azioni militari, ma anche per alcune inevitabili conseguenze della guerra, come ad esempio la mancanza di derrate alimentari, di acqua potabile e di assistenza medico-sanitaria. Ma anche quando non ne mette in pericolo la vita, la guerra interferisce ugualmente con lo sviluppo dei minori: la disintegrazione delle comunità li priva di radici sociali e culturali, la distruzione della struttura familiare fa mancare loro stabilità emotiva. La guerra mette anche in pericolo in futuro dei bambini. La chiusura delle scuole e l’impossibilità di accedere a un’istruzione di base pregiudica la vita dei minori, che senza un’alfabetizzazione adeguata o una preparazione professionale saranno condannati a una vita di lavori sottopagati e quindi di povertà.


Crisi dei servizi medici

In diretta violazione delle leggi umanitarie, nella maggior parte delle guerre, molte strutture sanitarie sono attaccate e distrutte. Lo stesso personale medico è oggetto di aggressioni e intimidazioni. Inoltre gli ospedali, anche se funzionanti, mancano spesso di adeguate scorte mediche sia per la difficoltà di reperimento, sia perché i fondi a esse destinati sono invece impiegati nell’industria bellica. Bisogna anche tener conto che molti conflitti avvengono in paesi dove, anche in tempo di pace, il sistema sanitari è carente.



Malnutrizione


Una conseguenza della guerra è anche la diminuzione delle scorte alimentari. Questo può essere dovuto al fatto che i contadini, per paura di essere coinvolti nel conflitto, abbandonano i campi facendo così diminuire la produzione agricola. Un altro motivo è la difficoltà, in tempo di guerra, di reperire sementi e attrezzi agricoli e soprattutto i problemi negli spostamenti, per cui i coltivatori non possono portare i prodotti al mercato per venderli. Non di rado poi, per mettere in crisi un paese, le zone coltivate vengono disseminate di mine e diventano così inutilizzabili.

Quale che sia la causa, la diminuzione delle risorse alimentari colpisce soprattutto i minori e provoca varie forme di malnutrizione.



L’istruzione


Durante una guerra l’istruzione può essere difficile, se non impossibile. Anche le scuole infatti, come gli ospedali, possono essere bersaglio di attacchi e saccheggi. Spesso, se non vengono distrutte, le scuole sono utilizzate come rifugio per gli sfollati. Inoltre gli insegnanti stessi possono diventare bersaglio di attacchi, perché sono personaggi di spicco di una comunità, sono coloro che devono trasmettere la cultura di un popolo che si vuole sterminare.

La distruzione del sistema educativo ha effetti molto gravi non solo per il bambino, ma anche per il futuro di una nazione appena uscita dalla guerra. Essa infatti priva il paese di risorse umane indispensabili alla ricostruzione e a un rapido recupero economico e sociale.



IL PROBLEMA DELLE MINE

Le mine anti-uomo, usate su vasta scala fin dalla prima guerra mondiale, sono dispositivi predisposti per uccidere e ferire chiunque entri in loro contatto attraverso un innesco che può essere un interruttore o un filo. Possono rimanere attive anche per 50 anni, in campi privi di alcuna segnalazione. Restano nascoste nel terreno o nella vegetazione finchè la mano di un bambino o il passo di un contadino casualmente non le urtano. Sono un'arma di guerra, ma è soprattutto la popolazione civile a pagarne il prezzo in tempo di pace.

Saddam Hussein, nel 1991, quando le sue truppe furono costrette a ritirarsi dal Kurdistan, disse: “Ci siamo spostati, ma il nostro esercito è ancora lì”

Alcuni dati riguardo le mine:



  • 119 milioni sono le mine attive in 71 paesi, per lo più paesi in via di sviluppo

  • c’è una mina ogni 48 abitanti del pianeta e una ogni 16 bambini

  • 200 milioni sono le mine immagazzinate in 108 paesi

  • una vittima ogni 20 minuti

  • nel 90% dei casi le vittime sono civili

  • nel 20% dei casi le vittime sono bambini

  • 2000 è il numero delle vittime ogni mese.


Uno dei tanti modelli di mine anti-uomo prodotte nel mondo


L’Italia e le mine

A partire dal 1970 il nostro paese è diventato il maggior produttore ed esportatore al mondo di mine. Finalmente, il 19 novembre 1987, il Parlamento italiano ha approvato la legge 374/97 per la messa al bando delle mine, definendo come mina “ogni dispositivo o ordigno dislocabile sopra, sotto, all’interno o accanto a una qualsiasi superficie, adattato in modo tale da esplodere, causare un’esplosione o rilasciare sostanze dannose come conseguenza della presenza, della prossimità o del contatto con la persona”.



Lo sminamento umanitario


Lo sminamento è una condizione essenziale per il ritorno delle popolazioni alla pace e per la ripresa dello sviluppo economico. E’ un’operazione mirata alla sicurezza della popolazione civile e si definisce pertanto sminamento umanitario. Per attuarlo sono stati sperimentati vari metodi, ma sembra che il metodo più efficace sia comunque uno scrupoloso sminamento manuale. Oltre all’intervento di bonifica dei terreni disseminati di mine, è necessario informare sensibilizzare la popolazione del luogo affinchè vengano adottate tutte le precauzioni possibili per evitare incidenti.

I programmi di sensibilizzazione e i bambini


Nei paesi inquinati dalle mine i bambini devono imparare a convivere con la dura realtà che il terreno attorno a loro nasconde insidiosi ordigni che possono esplodere da un momento all’altro. L’obiettivo dei progetti educativi è proprio quello di ridurre il rischio di morte o di ferimento dei bambini, che devono, quindi, essere messi in grado di riconoscere eventuali oggetti pericolosi e di capire cosa succede quando ci camminano sopra, li toccano e ci giocano. Lavorare con i bambini in questo senso non è facile, si corre il rischio di turbare un equilibrio psicologico già compromesso e quindi occorre un’attenzione particolare per mantenere un contatto con la realtà e non minimizzare il rischio pur conservando un atteggiamento positivo. Un progetto interessante è quello dell’associazione Save the Children, che ha organizzato a Kabul incontri nei centri sanitari e nelle moschee, utilizzando materiali didattici adatti ai bambini e metodologie informali, come le attività di gioco, che consentivano ai bambini di adattarsi a vivere in un territorio minato. Persone colpite da mine hanno portato la loro esperienza, per far capire ai bambini quanto è pericolosa una mina e che anche una persona resa disabile può essere un membro attivo e produttivo della società. Al fine di raggiungere un maggior numero di bambini, sono stati formati volontari locali addetti a diffondere queste informazioni.
UN’AIUTO ALLE VITTIME DELLA GUERRA: EMERGENCY


Emergency nasce a Milano nel 1994 per prestare assistenza chirurgica specializzata alle vittime della guerra e delle mine anti-uomo, intervenendo durante il conflitto e nell’immediato periodo post-bellico. Emergency decide i suoi interventi basandosi su due criteri di selezione dei Paesi: l’effettivo bisogno della popolazione di assistenza medico- chirurgica e la scarsità o la mancanza di altri interventi umanitari analoghi nel paese. Questi sono i motivi che hanno portato Emergency in Iraq, Cambogia, Kurdistan, Afghanistan, e Sierra Leone, dove sono stati allestiti centri chirurgici e di riabilitazione.

L’intervento di Emergency viene sempre concordato con le autorità locali e, dove il paese è diviso da un conflitto interno, Emegency è presente su entrambi i fronti, per poter garantire assistenza a tutte le vittime del conflitto.

I centri di Emergency sono luoghi neutrali, che appartengono alla popolazione senza alcuna discriminazione politica, ideologica o religiosa, e prestano assistenza gratuita a tutti i pazienti.

S
ono centri altamente qualificati, gestiti da un team internazionale di Emergency, che, nel contempo, si occupa di formare e preparare il personale locale, che sarà così in grado di continuare la gestione del Centro quando Emergency lascerà il paese.

Gino Strada, uno dei fondatori di Emergency

e chirurgo attivo nei centri di Emergency nel mondo





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