Storia del cristianesimo: volume 1 introduzione di Alberto Pincherle



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STORIA DEL CRISTIANESIMO: volume 1 INTRODUZIONE di Alberto Pincherle.

I.

1.



Da un punto di vista strettamente storico-religioso, cioè di quel ramo delle scienze storiche che si dedica allo studio delle religioni, e secondo un "criterio tipologico" di classificazione, il cristianesimo si presenta con i caratteri di religione "monoteistica, rivelata, fondata, universalistica" e, possiamo aggiungere, "storica".

Questi caratteri, o alcuni di essi, non appartengono però esclusivamente al cristianesimo; e sono d'altronde strettamente collegati fra di loro (1..

Il "monoteismo" - tralasciando qui religioni a proposito delle quali si può discutere - É carattere comune anche all'ebraismo e all'islamismo.

Nell'uno e nell'altro esso É promulgato mediante una "rivelazione" della divinità che costituisce l'unico oggetto non solo del culto, ma anche della fede, per cui non vi sono altri Dei all'infuori di Dio che É l'unico vero, il solo realmente tale.

Questa rivelazione É incorporata in un libro, o un complesso di scritti che costituiscono il Libro Sacro, le "Sacre Scritture".

Il cristianesimo ha appunto fatto suo il Libro Sacro dell'ebraismo: ma alla rivelazione in esso contenuta ha aggiunto la propria, che di quella É il coronamento e il perfezionamento, anzi, in vari punti, il superamento.

E come le altre rivelazioni si presentano quali fatte dalla divinità a un uomo, o più uomini, per mezzo dei quali essa parla all'umanità, o ad un popolo - scelto affinché‚ si faccia a sua volta annunciatore e rivelatore a tutti gli altri - così anche il cristianesimo implica la fede nella rivelazione che il suo "Fondatore" ha trasmesso all'umanità intera: onde l'"universalismo", implicito nel fatto che la religione dell'unico Dio vero si afferma anche come l'unica vera.

Tutto ciò si può esporre in altro modo, e almeno formalmente più semplice, dicendo che il cristianesimo si fonda sulle due parti che costituiscono la Bibbia, e cioè l'Antico e il Nuovo Testamento; e che quest'ultimo tratta di Gesù Cristo e di ciò che con la parola o con gli atti ha insegnato agli uomini.

Dunque il cristianesimo É sotto più aspetti una religione "storica": in quanto esso É sorto sul tronco di una religione esistente (anche essa, come si É visto, monoteistica, rivelata e fondata: si pensi ad Abramo, e soprattutto a MosÉ, che raccolse la rivelazione fattagli, ma anche ai profeti.; ha un "Fondatore", personaggio storico: e di questo Fondatore espone la storia, che costituisce il contenuto della sua fede.

Inoltre - e pur senza addentrarci in considerazioni teologiche - il cristianesimo si può chiamare religione storica o, se si vuole, storicistica, per essere stato ed essere fattore determinante di civiltà (influendo anche su alcune diverse da quella europea e occidentale che É la nostra. e perché‚ la sua apparizione É concepita come un momento centrale della storia umana.

Non si tratta soltanto della esteriore e volgare determinazione cronologica per cui indichiamo gli anni avanti cristo e dopo cristo (determinazione che É stata introdotta soltanto verso il 525. ma d'un dato di fatto: per tutti i cristiani, con Gesù Cristo É incominciata veramente una nuova epoca nella storia umana, nei rapporti cioè del genere umano con Dio.

Ossia, il momento ideale a cui si guarda come a quello della perfezione, per il cristianesimo É posto nel passato: il cristiano ha anche sempre presente, come oggetto essenziale della sua fede e modello da amare e imitare, Gesù e i suoi immediati discepoli, gli Apostoli.

Nello stesso tempo, però, elemento essenziale della fede cristiana É anche un guardare, un protendersi verso l'avvenire: ciò che costituisce l'aspetto "escatologico" (dal greco "tà ‚skhata", le ultime cose, gli ultimi eventi o, come si esprimono con un latinismo i catechismi, i "novissimi"..

Anche questo carattere É comune ad altre religioni, pur esse rivelate, perché‚ appunto la predizione, che genera l'attesa, cioè la fede e la speranza, É l'oggetto della rivelazione stessa.

Ed É attesa che riguarda tanto la collettività dei fedeli, quanto ciascuno di essi: onde si distinguono una "escatologia collettiva", ed una "individuale", personale: il destino di tutti, e quello di ciascuno.

Strettamente collegato con questo aspetto É quello per cui il cristianesimo É anche - altro carattere comune ad altre religioni - una religione "soteriologica" (dal greco "soter¡a", salvezza. precisamente in quanto oggetto della fede É la storia del Fondatore, alla rivelazione, insegnamento e opera del quale il cristiano riconosce di dovere la possibilità di conseguire la salvezza; e ciò sia individualmente, come salvezza dell'anima oltre la morte del corpo, sia in senso collettivo, come partecipe della società dei credenti, popolo di Dio.

Sotto questo aspetto, il cristianesimo presenta una certa affinità con i misteri (indicati talvolta come religioni misteriche o anche misteriosofie . del mondo classico-mediterraneo (orfismo, misteri eleusini, di Iside, eccetera. nei quali la immortalità beata era assicurata agli iniziati, prescindendo più o meno dall'appartenenza ad una città (specialmente in Grecia. o ad uno Stato, ad un popolo, eccetera: religioni cioè sopranazionali, e anch'esse, sotto un certo aspetto e in una certa misura, universali.

Coloro che appartengono ad esse infatti si sentono uniti fra loro da un vincolo strettamente religioso (una fede e quindi anche un comportamento comune. diverso da quelli che tengono uniti gli appartenenti ad una stessa famiglia, tribù, nazione o Stato, classe sociale, professione, eccetera.

In altre parole, la società religiosa É distinta da ogni altro organismo sociale e implica una serie di rapporti così dei membri di essa tra loro come della società stessa, e dei singoli, con la divinità.

Nel cristianesimo questo complesso di rapporti É sentito in maniera particolarmente viva: e perciò assume tanta più importanza - come la storia stessa dimostra - il problema delle relazioni tra la società religiosa - la Chiesa - e quella civile - lo Stato -; che suscita echi nelle singole coscienze.

In relazione con ciò É un altro fatto: alla società religiosa non si appartiene che in virtù di un fatto religioso: ossia, di una iniziazione.

Questo, oltre che nelle religioni monoteistiche indicate, accadeva anche nei misteri del mondo antico, i quali a loro volta presentano aspetti, che qui non interessano, analoghi a ciò che si osserva in religioni dei popoli chiamati ancora, per comodità, primitivi, oggetto di studio da parte della storia generale delle religioni e dell'etnografia ed etnologia.

Va invece rilevato che ai misteri, di origine generalmente remota, ma assai diffusi e fiorenti nel mondo mediterraneo nei secoli in cui il cristianesimo sorse e si affermò, esso, per quell'affinità su indicata, É stato paragonato e quasi assimilato da molti studiosi, suscitando vivaci discussioni nei primi decenni del nostro secolo.

Da tali misteri il cristianesimo differisce però essenzialmente per due ragioni.

La prima É che, mentre nei misteri il fondatore, rivelatore e salvatore (un personaggio

divino, morto e risorto, con il quale l'iniziato s'identifica misticamente, partecipando così alla sua medesima sorte e acquistando per tal mezzo una immortalità beata in un regno di oltretomba. É un personaggio mitico, nel cristianesimo, per contro, il Fondatore É un personaggio pienamente storico (tutti i tentativi di negare la realtà storica di Gesù si sono dimostrati vani..

La seconda É che, mentre nei misteri sopravvive la credenza in una pluralità di esseri divini, il cristianesimo, come si É osservato, si mantiene rigidamente monoteistico, come l'ebraismo - o più esattamente, il giudaismo (2. - sul ceppo del quale esso É sorto.

Pertanto, prima e principalissima fonte per la conoscenza del cristianesimo É, ovviamente, il suo Libro Sacro, la Bibbia, come la chiamiamo ancora attraverso la trascrizione latina, "Biblia" (anche come nominativo singolare., del greco "tà Bibl¡a" i libri per eccellenza; o la Sacra Scrittura, o semplicemente la Scrittura per eccellenza (anche al plurale, pensando alle varie parti di cui si compone..

La Bibbia contiene la rivelazione.

Ma conviene subito aggiungere che il contenuto della sua fede, il cristiano lo sente e lo ha, conservato e tramandato fedelmente - come sacro deposito lasciatole dal Fondatore - dalla Chiesa.

Troviamo qui - ma basti l'averlo indicato - il concetto di tradizione nel senso preciso e ristretto di rivelazione non scritta (cioè non contenuta esplicitamente nella Bibbia, ma pur sempre rivelazione. accanto a quella biblica: concetto sentito con particolare forza e più vivo impegno nella Chiesa cattolica.

2.

Anche la tradizione non biblica É però pervenuta a noi attraverso una serie di testimonianze.



Inoltre, e per quanto c'interessa propriamente, va pur notato che ovviamente per conoscere tutto quanto

É avvenuto, É stato pensato e detto nel corso di tanti secoli dobbiamo, come per tutta la storia, ricorrere a quelle che si designano come fonti.

La Bibbia É, in questo senso, una di queste, e fondamentalissima; accanto ad essa possiamo porre le testimonianze della tradizione.

Ma le fonti a cui dobbiamo ricorrere sono molte e di vario genere: letterarie, e cioè scritti di teologi, predicatori, autori d'opere di edificazione, e così via, compresi i libri liturgici, eccetera oltre a cronache contemporanee o storie della Chiesa redatte da scrittori antichi fondandosi su quanto erano venuti a conoscere o su documenti da loro conservati (É il caso soprattutto di Eusebio di Cesarea e di qualcuno dei suoi continuatori.; nonch‚ documenti di carattere pubblico (decisioni di concili, raccolte di norme giuridiche o liturgiche, lettere e decreti di autorità ecclesiastiche o politiche. o anche privato come certe lettere ritrovate in papiri; ma anche archeologiche o monumentali (scritte o no: iscrizioni, monete e medaglie, opere d'arte o d'artigianato, luoghi di culto, eccetera..

N‚ sono certamente da trascurare le opere di dotti moderni, almeno dal secolo sedicesimo in poi, talune delle quali importantissime sia per i risultati di indagini erudite, sia per il modo in cui hanno concepito e narrato la storia del cristianesimo, o della liturgia o della teologia o della filosofia, nei rapporti con la teologia, o quella degli Stati nei rapporti con la Chiesa.

A tutti questi studiosi, particolarmente nel campo della filologia neotestamentaria e patristica, dobbiamo in gran parte l'elaborazione di criteri validi per tutti i rami della ricerca storica, e specialmente per l'antichità.

Si tenga poi presente che opere, da considerare assai importanti, non ci sono pervenute; altre sono state più o meno ricostruite secondo rigorosi metodi scientifici; altre ancora dobbiamo a ritrovamenti, talvolta fortuiti, e di esse va ricercato con cura l'ambiente in cui sono sorte e quello in cui furono accolte, o respinte.

II.


1.

Nella Bibbia, come ognuno sa, il cristianesimo distingue l'Antico e il Nuovo Testamento.

L'Antico Testamento costituisce l'insieme degli scritti in cui sono contenute le disposizioni, le memorie storiche, gli ammonimenti profetici dell'Antico Patto.

Di questo infatti si tratta: JahwÉ (3. É l'unico Dio, che si rivela a Israele; Israele lo riconosce come Dio, lo adora, lo serve e gli ubbidisce: ed É per indicare il Patto che si usò in greco "diath‚ke", cioè disposizione, specialmente in vista della morte, quindi reso in latino con "testamentum".

Accanto ad esso il Patto nuovo, o Nuovo Testamento "kainÉ diath‚ke", contiene i racconti e gli ammaestramenti evangelici ed apostolici.

Gli israeliti, naturalmente, non accettano questa parte della Bibbia, ma neppure qualche altro libro che fa pure parte dell'Antico Testamento accolto dai cristiani.

a. Secondo il giudaismo nei Libri Sacri si distinguono tre gruppi o tre parti: la "Legge" ("Toràh"., i "Profeti" e gli Scritti - s'intende sacri - che anche in italiano sono talvolta chiamati, con grecismo, gli "Agiografi".

La "Legge" É costituita dai cinque libri (onde la designazione di Pentateuco. di cui É riconosciuto autore MosÉ: "Genesi", "Esodo", "Levitico", "Numeri", "Deuteronomio" (cioè ripetizione della Legge .: la storia del genere umano, e in particolare del popolo d'Israele, dalla creazione del mondo al diluvio universale, allo stabilimento in Egitto, all'uscita da questo paese sotto la guida di MosÉ e all'arrivo alla Terra promessa, insieme con le norme di ispirazione divina a cui il popolo avrebbe dovuto attenersi secondo il Patto: e cioè la Legge .

I "Profeti" - cioè in senso proprio autori ispirati assai più che in quello derivato di vaticinatori del futuro - comprendono nella Bibbia ebraica in primo luogo una serie di libri, i cosiddetti profeti anteriori che cioè precedono gli altri: "GiosuÉ", "Giudici", I e II "Samuele", I e II "Re" (nella Bibbia tradotta in greco e poi nella "Vulgata" latina quindi in molte Bibbie cattoliche, questi ultimi sono uniti con lo stesso titolo come I, II, III, IV libro "dei Regni o dei Re"..

Quanto al contenuto, questi libri sono storici: comprendono cioè il racconto dello stabilirsi delle 12 tribù nella Palestina, della unificazione sotto un re, della divisione in due regni, settentrionale o di Israele e meridionale o di Giuda, fino alla distruzione del primo nel 721 a.C., e a quella del secondo sino alla deportazione delle classi dirigenti nella Babilonia nel 586 avanti cristo Seguono, nello stesso gruppo, i cosiddetti profeti posteriori.

Sono i libri di quelli che si considerano come profeti nel senso più stretto del termine: "Isaia", "Geremia", "Ezechiele" e "dodici profeti minori" (più brevi e perciò riuniti in un solo libro: "Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia"..

Il terzo gruppo comprende una serie di libri che le Bibbie cristiane raggruppano attenendosi ad un criterio proprio.

La distinzione dei vari gruppi nell'ebraismo corrisponde infatti, a un dipresso, alle varie tappe in cui si venne formando il canone (4., l'ultima tappa per gli ebrei, specialmente palestinesi, e poi per tutto il giudaismo si ebbe verso la fine del primo secolo dopo cristo per opera dei maestri (rabbini. o teologi-legisti, ed É già testimoniata da Giuseppe Flavio intorno al 90 (5..

Il criterio seguito fu che l'ispirazione divina fosse cessata al tempo di Esdra (6., quindi che i libri riconoscibilmente scritti prima di allora potessero essere ammessi, e che quelli posteriori - in particolare quelli scritti in greco - dovessero essere esclusi.

Perciò si riconobbero come ispirate opere attribuite tradizionalmente a David, Salomone, eccetera, e cioè: "Salmi, Proverbi, Giobbe; Cantico dei cantici, Rut, Lamentazioni" (di Geremia., "Ecclesiaste", "Ester" (i cosiddetti 5 Rotuli, o libri, letti nelle Sinagoghe nelle solennità di Pasqua, Pentecoste, 9 del mese di "Ab" - anniversario della distruzione di Gerusalemme nel 586 avanti cristo - "Tabernacoli", o Capanne , e "Purim" rispettivamente.; "Daniele", "Esdra" e "Neemia" in un solo libro e I e II "Cronache" (o grecamente "Paralipomeni"., pure in un libro solo.

E questa É la Bibbia che anche nel Nuovo Testamento É designata come la Legge e i Profeti.

b. Tuttavia gli ebrei di lingua greca e in particolare quelli stabiliti in Egitto e specialmente in Alessandria si erano procurati una traduzione dei Libri Sacri.

Secondo una leggenda largamente diffusa e già testimoniata attorno al 100 avanti cristo, questa sarebbe stata opera di 70 (o 72: 6 per ciascuna delle 12 tribù di Israele; É detta perciò dei Settanta o anche brevemente la Settanta o latinamente "Septuaginta". dotti, i quali, pur lavorando separatamente, avrebbero prodotto una versione unica: cioè sotto l'ispirazione divina.

Tuttavia, a causa delle differenze tra essa e il testo ebraico, gli ebrei nella prima metà del secondo secolo dopo cristo si procurarono altre versioni e cioè quelle di un certo Aquila - la cui pedissequa aderenza all'ebraico, e cioè ad una lingua di struttura grammaticale differente, finiva per produrre un greco barbaro - e le revisioni, della Settanta, compiute da Teodozione (la cui traduzione di "Daniele" É entrata in tutti i manoscritti della Settanta tranne uno., da un certo Simmaco (della versione di Aquila. e qualche altra meno importante.

Ora, la Settanta, con ogni probabilità, per quanto si può desumere dalla testimonianza di Giuseppe Flavio e dai manoscritti esistenti, tutti però cristiani, disponeva i libri secondo un criterio di carattere letterario e di contenuto, quindi in un ordine diverso da quello ebraico, e comprendeva libri, o parti di essi, non inclusi nel canone ebraico.

Quali essi fossero effettivamente, si può - per la ragione anzidetta, cioè mancandoci manoscritti non cristiani - soltanto congetturare: tuttavia sembra che la Bibbia dei giudei alessandrini fosse costituita come segue (sono in corsivo quelli omessi dal canone ebraico.: Pentateuco; Libri storici (GiosuÉ, Giudici, Rut, I-IV Re, I-II Cronache o Paralipomeni, "I Esdra" o Esdra greco, II Esdra cioè Esdra-Neemia.; Libri poetici e didattici (Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei cantici, Giobbe, "Sapienza di Salomone", "Ecclesiastico di Ben Sira" o Siracide.; Narrativa (Ester, con le aggiunte segnalate da san Girolamo, "Giuditta", "Tobia".; Libri profetici (i Dodici, Isaia, Geremia, Baruch, Lamentazioni, "Epistola di Geremia", Ezechiele, Daniele con il "Cantico dei tre fanciulli", la "Storia di Susanna", e "Bel e il

Dragone".; I e II Maccabei, talvolta "III" e "IV Maccabei".

Con l'eccezione degli ultimi due, É questo l'ordine in cui i libri dell'Antico Testamento sono disposti nel Codice greco vaticano 1209, che comprende anche il Nuovo Testamento ed É uno dei più antichi (circa metà del secolo quarto. della Bibbia greca conservati.

Come si vede, le aggiunte non sono poche n‚ poco importanti.

I cristiani anche nella parte occidentale dell'Impero adottarono la Settanta e su questa furono condotte le prime traduzioni in latino.

Quindi nonostante si sapesse da parecchi che certi libri, o loro parti, mancavano nel canone ebraico, essi furono accettati.

San Girolamo, che aveva appreso l'ebraico in Palestina da maestri ebrei, e che dall'ebraico tradusse in latino l'Antico Testamento (É la versione che il Concilio di Trento chiamò "Vulgata"., difese il canone ebraico.

Sant'Agostino per contro, considerando la Settanta come ispirata, mantenne il canone alessandrino.

In Oriente, invece, la Chiesa siriaca dapprima respinse i libri non accolti nel canone ebraico.

Vi erano dunque, specialmente tra gli ebrei (ma anche, come si É accennato, per alcuni cristiani nei primi secoli. libri universalmente ammessi come canonici e altri di cui almeno si discuteva.

A quelli che per l'argomento, o per l'autore cui erano attribuiti, sembravano non indegni di entrare nel canone ma sul cui carattere di libri ispirati si avevano dei dubbi, può spettare l'appellativo di apocrifi nel senso letterale del termine, che non significa falsi o eretici (queste accezioni sono posteriori. bensì nascosti o segreti: sia, talvolta, soltanto nel senso di sacro, e riservato a iniziati; sia, più generalmente, per indicare che non erano accettati per la lettura pubblica nel culto cristiano; potevano però essere ammessi o tollerati per la lettura privata.

La grande autorità di sant'Agostino in Occidente fece sì che il canone alessandrino fosse generalmente accettato ed esso prevalse anche in Oriente, con il Concilio di Costantinopoli detto "in Trullo" (dalla sala a cupola in cui fu tenuto. o meglio "trullano secondo" del 692.

I Concili ecumenici di Ferrara e poi di Trento (sessione prima, 8 aprile 1546. riconobbero a libri non inclusi nel canone ebraico il carattere di ispirati, come "deuterocanonici" (quasi canonizzati in un secondo tempo..

E ciò, a Trento, contro Lutero, che nella sua traduzione della Bibbia in tedesco collocò quelli che le Chiese riformate chiamano ancora apocrifi alla fine, cioè dopo i libri del Nuovo Testamento, quasi in appendice.

Altre Chiese riformate furono più severe e alla lunga ottennero che gli apocrifi fossero addirittura omessi nelle edizioni a stampa fatte da protestanti (in quelle della Società biblica britannica e forestiera, dal 1827. L'Antico Testamento nelle Bibbie cattoliche risulta quindi così composto: Pentateuco; Libri storici (GiosuÉ, Giudici, Rut, I e II Samuele, I e II Re, I e II Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, I e II Maccabei.; Libri sapienziali (Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei cantici, Sapienza, Ecclesiastico o Siracide.; Libri profetici (Isaia, Geremia, Lamentazioni, Baruch, Ezechiele, Daniele e i Dodici ciascuno come un libro a parte.; in quelle protestanti mancano, come indicato (o talvolta sono posti in appendice., i deuterocanonici o apocrifi in senso stretto.

c. Ma, appunto perché‚ era diventata corrente la teoria che l'ispirazione (e quindi la possibilità di inclusione nel canone. era cessata al tempo di Esdra, vari scrittori di libri religiosi, a cui premeva diffondere le loro dottrine e accrescere autorità ai loro scritti (e in un'epoca in cui mancava la sensibilità moderna per l'originalità e la difesa del diritto d'autore. li presentarono come redatti da autori antichi e riconosciuti come ispirati: sono quindi "pseudepigrafi", cioè dal titolo (o dall'intestazione. falso: questo termine É usato prevalentemente dai biblisti riformati.

Esso tuttavia non significa necessariamente che si tratti sempre di opere eterodosse, benché‚ in molti casi derivino realmente da sette ereticali che in tal modo cercavano di accreditare e diffondere le loro dottrine.

Alcuni sono di autori ebrei, altri di cristiani (spesso, ma non sempre, eretici. o con interpolazioni cristiane; alcuni si presentano come dovuti a personaggi dell'Antico Testamento, altri a personaggi del Nuovo.

Molti di essi ci sono stati trasmessi in lingue orientali (siriaco, etiopico., alcuni in greco, in latino o in slavo antico.

Ci limitiamo a segnalare i titoli di alcuni dei più importanti tra i Pseudepigrafi dell'Antico Testamento, indicando soltanto le lingue in cui ci sono stati conservati (prescindendo da versioni secondarie. in tutto o in parte: "Salmi di Salomone" (greco, siriaco.; "Testamenti dei Dodici Patriarchi" (greco.; "Libro dei Giubilei" (etiopico, greco.; "Ascensione di Isaia" (etiopico, latino.; "Apocalisse di MosÉ" o "Vita di Adamo ed Eva" (latino, greco.; "Libro di Enoc" (etiopico, greco. e "Libro dei Segreti di Enoc" (slavo.; "Assunzione di MosÉ" (latino.; "III Esdra" (greco.; "IV Esdra" o "Apocalisse di Esdra" (latino.; "Apocalisse di Baruch" (siriaco.; "III Maccabei" (greco.; "IV Maccabei" (greco..

Ad alcuni di questi, o a qualche altro si avrà occasione di accennare in seguito.

2.

La seconda parte della Bibbia, quella esclusivamente cristiana, il Nuovo Testamento, cioè il Nuovo Patto, il nuovo rapporto tra Dio ed il genere umano É anch'essa una collezione di scritti, che testimoniano il modo in cui la primitiva comunità intese e raffigurò la persona, l'azione e l'insegnamento del Fondatore, e quindi, attraverso anche il racconto delle proprie vicende e documenti di personalità eminenti, anche se stessa, con la coscienza della propria originalità e autonomia.



Si pone così in primo luogo il problema dei rapporti con il mondo circostante, e soprattutto, nell'epoca delle origini, con l'ambiente palestinese e mediterraneo.

Esso ci si presenta come percorso, animato, da varie tendenze, con diversità di condizioni sociali e di correnti politiche, oltre che di spiritualità e di cultura.

Nell'ambiente palestinese e nel giudaismo, quanto all'aspetto politico si possono distinguere, schematicamente, due tendenze: quella che, richiamandosi a tradizioni antiche ed al carattere originariamente nazionale della religione, reclamava almeno in teoria l'indipendenza politica come condizione per il libero e legittimo esercizio del culto; e quella alla quale pareva questione secondaria, o indifferente, o da subire come effetto della volontà divina, che il potere politico fosse esercitato da un membro o l'altro della dinastia asmonea, o da un sovrano straniero, come Erode o dai Romani, purché‚ e fino a quando l'autorità politica non ostacolasse l'esercizio del culto e l'applicazione della Legge, o non facesse di peggio.




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