Storia della Lingua Greca Laurea Specialistica in Filologia, Letteratura e Tradizione Classica



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14.12.2017
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I cattivi nella letteratura greca. Rappresentazioni della negatività e del nemico da Omero ai Cristiani

  • Storia della Lingua Greca

  • Laurea Specialistica in Filologia, Letteratura e Tradizione Classica

  • a.a. 2008/2009 – C. Neri


prologo



la faccia del cattivo



un incontro di persone in ricerca



gli obiettivi



i modi



programma e calendario



le verifiche



il materiale



parole per condannare il male



FRANTI



la prima impresa (26 ottobre)



lo stile (21 gennaio)



l’aristia e l’epilogo (28 gennaio, 6 marzo)



la cattiveria di Franti



ENRICO BOTTINI



la giustificazione sociologica (p. 84)



l’igienico ribellismo (p. 85)



il riso rivoluzionario (p. 86)



l’anarchia maieutica (pp. 89s.)



il cripto-cattivo (pp. 82s.)



la cattiveria di Enrico



NEGATIVITÀ TOTALE



TERSITE



Iliade II 188s., 198s.



Iliade II 203-205



Iliade II 211-270









la cattiveria di Tersite



I POTENTI ΔΩΡΟΦΑΓΟΙ



Esiodo, Opere e giorni 202-212



Esiodo, Opere e giorni 213-218



Esiodo, Opere e giorni 263s.



la cattiveria dei potenti δωροφάγοι



Lingue letterarie e lingue parlate

  • Il greco (tranne, parzialmente, glosse e iscrizioni, che peraltro sono ‘formalizzate’) è per noi una lingua letteraria (ma ciò, come sempre avviene per le lingue antiche, è dovuto anche al processo della tradizione).

  • Il complesso dei linguisti e il sospetto verso le lingue letterarie: l’esempio del latino da Augusto al Rinascimento (o al Concilio Vaticano II) e del sanscrito, il divaricarsi dei piani.

  • Le lingue letterarie come forme ‘normalizzate’ del parlato e come insiemi compatti di regole fissate e codificate e le lingue parlate come incerti oggetti di ricerca (quale lingua parlata? quali atlanti linguistici?).

  • L’importanza, anche modellizzante, delle lingue letterarie (es. il gotico di Ulfila, lo slavo o slavone di Salonicco di Cirillo e Metodio, l’armeno dei primi traduttori biblici, l’arabo del Corano) e le lingue comuni in nuce (es. di Dante, Petrarca e Boccaccio).

  • La lingua letteraria è uno dei mezzi di azione di un gruppo di individui dotati di forza e di coscienza di sé; non di rado una lingua letteraria diventa lingua comune.



Dal parlato alla ‘letteratura’

  • La difficile individuazione del parlato (l’esempio di Erodoto I 142 e delle diverse lingue ioniche) e i presunti ‘rispecchiamenti’ (Ipponatte e la commedia).

  • Le lingue letterarie, come anche le lingue religiose, sono un tipo particolare di lingue ‘speciali’ o ‘tecniche’.

  • Parlate locali (ogni gruppo locale ha la sua) e parlate speciali (gruppi professionali, esercito, sport).

  • Il carattere esoterico e ‘segreto’ delle lingue speciali, che le rende così difficili da studiare.

  • I caratteri delle lingue speciali: il mantenimento della fonetica e del sistema grammaticale, e la differenziazione lessicale (il lessico ha una certa autonomia ed è più facilmente modificabile: l’es. dell’armeno zingaresco); forestierismi, neologismi, slittamenti semantici.



Lingue letterarie religiose e profane

  • Le lingue religiose: il passaggio dall’umano al divino e l’esigenza di discontinuità e di oscurità (terminologica e sintattica: l’es. di Ahura Mazdah); le Gatha, gli inni vedici, il Carmen fratrum Arvalium, l’Inno a Zeus dell’Agamennone di Eschilo.

  • Il processo di laicizzazione delle lingue religiose: l’intervento di elementi esterni (i re stranieri in India) e il proselitismo (l’alfabeto gotico, slavo, armeno).

  • Il processo di cristallizzazione e di irrigidimento indotto dalle lingue religiose divenute letterarie: la chiave di interpretazione della realtà e la meccanizzazione del pensiero.

  • L’internazionalismo delle lingue letterarie.

  • Le lingue letterarie di origine profana: thul islandesi, filé irlandesi, scop anglossassoni, chansons de gestes francesi.



Il greco come lingua profana

  • Il diletto delle aristocrazie, le feste pubbliche, l’espressione di sentimenti individuali; la scarsa incidenza dell’elemento religioso sulla lingua e sulla letteratura elleniche.

  • I caratteri delle lingue letterarie: arcaismo e dialettalismo (il dialetto diverso da quello su cui riposa la lingua corrente); differenze grammaticali (il passato remoto, il congiuntivo, …), fonetiche (gorod e grad in russo), lessicali (corsiero, affinché, concerne, sono a dirle, èspleta; l’esempio dei Cechi e dei Francesi: ordinateur e computer), di ordo verborum (le esigenze di autonomia e completezza delle frasi letterarie).

  • Parlato (varietas e irregolarità grammaticale, monotonia nei tipi di frase e nel lessico) versus letterario (regolarità [monotonia] grammaticale, varietà nei tipi di frase e nel lessico).



La lingua di Omero?

  • Il fantasma del testo di Omero: prima e dopo Alessandria.

  • L’età prealessandrina: il sostrato eolico (ma tessalico e beotico, non lesbico) e le differenti spiegazioni degli eolismi omerici; il sostrato arcadico-cipriota; la fase ionica; l’edizione pisistratidea e l’atticizzazione (?); il  ionico del 403 (l’esempio di ); edizioni ’e .

  • L’età alessandrina e postalessandrina: il lavoro degli Alessandrini (Zenodoto, Aristofane di Bisanzio) e le edizioni ‘selvagge’ dei papiri; Aristarco e la sua scuola; l’erudizione ellenistica (Aristonico e Didimo, Erodiano e Nicanore: il commento dei quattro); il Venetus A e la tradizione medioevale.

  • Il problema degli arcaismi: il testo come risultato di un continuo compromesso tra le esigenze della tradizione e della metrica da un lato e della modernizzazione e dell’uditorio dall’altro.

  • La fissazione del testo omerico risale a un’epoca in cui la pronuncia si era già differenziata rispetto a quella degli antichi aedi.

  • Le differenze/oscillazioni (dovute al destinatario: Ioni, Eoli, ecc.) già nel testo antico.



Incoerenze omeriche

  • L’azione del digamma () ‘scoperto’ da Richard Bentley:

  • a) i 350 casi in cui  fa posizione nei tempi forti dell’esametro (ma non nei deboli).

  • b) i migliaia di casi in cui  evita lo iato.

  • c) la consonante che si sta indebolendo (il passaggio da Omero a Esiodo).

  • Il dativo plurale delle declinazioni tematiche:

  • le forme antiche   e   e le forme recenti   e  / .

  • Forme non contratte e forme contratte:

  • a) il genitivo singolare:     e  / .

  • b) le contrazioni indebite ( ed ).

  • c) il caso /  / ().



La : diacronia e sincronia

  • Le forme eoliche nelle iscrizioni ioniche di Chio, e le forme eoliche metricamente ‘protette’.

  • Il passaggio di  a .

  • I duali in  , i gen. in   e in  , / .

  • I nomi di Posidone e degli Ioni.

  • Le forme dell’articolo plurale.

  • Forme con nasali geminate e pronomi personali.

  • Esiti di labiovelari.

  • Desinenze di infiniti.

  • I participi perfetti in   .

  • Dativi plurali in   e aoristi in   .

  • Le varie forme delle preposizioni ().

  • I nomina agentis:  /  per i nomi semplici e  /  per i composti (come in eolico).

  • Il destinatario ionico e il sostrato eolico (le città ex eoliche dell’Asia Minore ionicizzata).



Una lingua letteraria e internazionale

  • L’uso incoerente e ‘versificatorio’ del duale (, ).

  • Il pubblico aristocratico (l’esempio di Tersite) e la corporazione internazionale degli aedi.

  • I composti ‘letterarizzanti’ e termini peregrini ().

  • Opera ‘aperta’, formularità, pensiero individuale e libero dei personaggi.



Il carattere arcaico della lingua epica

  • La presenza intermittente dell’aumento, non rintracciabile in alcun testo di prosa.

  • L’autonomia degli avverbi, non ancora preposizioni o preverbi.

  • L’alternanza di    con   : e ,  e  ed .

  • La progressiva scomparsa (non rivoluzionante) di alcune libertà e di alcune oscillazioni: la regolarizzazione linguistica del greco post-epico.



IL MILES GLORIOSUS



Archiloco, fr. 114 W.2



la cattiveria del miles gloriosus



PITTACO



Alceo, fr. 129 V.







Archiloco (Hippon. fr. *115 W.2), 14-16



la cattiveria di Pittaco



ARTEMONE



Anacreonte, PMG 388



la cattiveria di Artemone



ARCHILOCO MALEDICO



Pindaro, P. 2,49-56



la cattiveria del malédico



L’invenzione dell’articolo

  • Il primo manifestarsi dell’individualità e del presente nella lirica greca arcaica: il mito come confronto, la sentenza e lo snodo tra particolare e universale, l’io e il sentimento, la mobilità dello spirito (B. Snell).

  • La formazione (autoctona soltanto in Grecia) dei concetti scientifici e la lingua come espressione dello spirito e come mezzo di conoscenza: le premesse linguistiche della scienza e la selezione degli elementi linguistici necessari all’elaborazione teorica.

  • La fissazione dell’universale in forma determinata e il processo di astrazione (nomi propri [l’individuale], nomi comuni [il generale: classificazione, generalizzazione e prima conoscenza], astratti [mere astrazioni senza plurale; ‘nomi mitici’-personificazioni e metafore: antropomorfizzare l’incorporeo]): l’invenzione dell’articolo e la sostantivazione dell’aggettivo e delle forme verbali.

  • Funzioni dell’articolo: determinare l’immateriale, porlo come universale, determinare singolarmente l’universale (farne cioè un nome astratto, comune e proprio a un tempo).

  • L’uso particolare, determinato (“questo qui”), dell’articolo omerico (ed esiodico): il valore dimostrativo e l’assenza degli articoli veri e propri; il valore oppositivo (“questi … quelli”); il valore anaforico (“Odisseo … lui”); il valore ‘connettivo-relativo’ (“e quelle …”); il valore prolettico (questo: ...); il valore dimostrativo-apposizionale (“quella, l’isola”); il valore individualizzante (“tutte quelle altre volte”); il valore enfatico (“questo tuo dono”).

  • La prima comparsa della prosa e la presenza dell’articolo (a eccezione delle iscrizioni cipriote e di quelle panfilie, che lo presentano assai di rado): il valore determinativo; il valore di rinvio e riferimento; il valore di opposizione; l’interposizione e la creazione del gruppo del sostantivo; la sostantivazione di qualsiasi elemento della frase e l’algebra linguistica; «un processo privo di ogni valore affettivo ma comodo per l’esposizione delle idee, e di un’agilità e varietà che non hanno riscontro nella prosa di nessun’altra lingua indoeuropea» (A. Meillet).



Le lingue dei lirici

  • I dativi plurali in  ,   (strum. ai.  aih, ir.  aiš. lit.  ais) e in   / (loc.  su in indoiranico e baltoslavo):  in ionico,  nei dialetti dorico-occidentali (eccezioni in argivo),   (agg. e sost.) e   (art.) nel lesbico, le oscillazioni dell’attico e delle lingue letterarie (la tragedia, la commedia di Epicarmo, i poeti lirici).

  • L’uso intermittente, arcaico (ábharat e bhárat) e omerico, dell’aumento: libero nella lirica corale e in quella eolica, costante (tranne omeriche eccezioni) in quella ionica.

  • L’uso intermittente, ‘poetico’, dell’articolo (raro negli elegiaci, nella lirica monodica e corale, più frequente nel giambo e nella commedia, oltre che nella prosa).

  • L’iperbato e l’ordo verborum artificiale.



I generi della lirica

  • Il fondo ionico (’, , etc.) e gli epicismi dell’elegia: ionicismi (o atticismi: ?) non epici (la progressiva riduzione) ed epicismi non ionici (il progressivo incremento). L’epigramma dalla dialettizzazione alla maggiore letterarietà (fine IV sec.).

  • Il verso popolare (con paralleli nel vedico) e lo ionico corrente (cólto, non parlato: la lingua delle iscrizioni) del giambo (forme contratte, crasi, declinazione ‘attica’, termini volgari, la riduzione degli epicismi non ionici).

  • L’incomparabile lirica eolica (in mancanza di una prosa eolica e di una lirica corale epicorica; il limitato apporto delle iscrizioni: fonetica e morfologia, non lessico) e beotica (Corinna), i metri ‘innodici’ indoeuropei, il lessico e lo stile semplici; la lingua delle persone cólte contemporanee (tranne la rarità dell’articolo e delle forme contratte): eolico nei lesbici, ionico in Anacreonte, beotico in Corinna.

  • La lirica corale: il ‘dorico’ di poeti non dorici; composizioni corali per feste religiose pubbliche e successiva laicizzazione; l’, gli infiniti in  , gen. in   e dat. in  , la mancanza di aoristi in   e di ‘futuri dorici’, la rarità di  (tranne che in Alcmane e in Pindaro: la confusione / nei codici), l’alternanza /,la presenza di  e ,  e , i gen. in  ,  > , i composti e la lingua solenne.



TIDEO



Eschilo, Th. 380-394





la cattiveria di Tideo



CLITEMESTRA



Eschilo, Ag. 1227-1238



la cattiveria di Clitemestra



Il teatro: festa religiosa e laica

  • Le maschere da armamentario cultuale a istituto letterario e mezzo di rappresentazione.

  • Lo scenario (il teatro di Dioniso), il pubblico (l’intera ) e la formalizzazione.

  • La commistione di generi poetici non attici: il genere lirico religioso dorico e quello lirico narrativo ionico.

  • Dalla lirica corale alla tragedia: il coro, il canto ‘a solo’, il parlato-recitato (l’attività di Arione di Metimna a Corinto e l’origine dorico-corinzia?).



ANTIGONE E CREONTE



Sofocle, Ant. 471-476



Sofocle, Ant. 705-718





la cattiveria di Antigone e Creonte



ODISSEO



Sofocle, Ph. 100-119





la cattiveria di Odisseo



GIASONE



Euripide, Med. 446-464





la cattiveria di Giasone



ETEOCLE



Euripide, Ph. 531-550





la cattiveria di Eteocle



Commistione linguistica nella tragedia

  • I cori: i metri e la lingua lirici, l’, le ultime tracce del ‘sacro’ (le oscillazioni testuali e il problema della tradizione linguistica dei testi scenici).

  • Il parlato giambo-trocaico, la lingua di Atene e gli ionismi letterarizzanti: la grammatica attica;  ed attici; la sporadicità del duale;  (non ) e  (non ) e gli iperionismi (); forme ioniche letterarie ( per ,  e  per , , ).

  • La volontà di distaccarsi dall’attico quotidiano e di ‘alzare il tono’: gli omerismi (forme non contratte, lunghe e per  e , des. in   ed  , forme pronominali e articolo-relativo, diverse forme verbali, comp.  e , preposizioni, congiunzioni e particelle) e il gioco dei verbi composti (e dei preverbi ‘esaustivi’); la glossa in luogo del nome comune; occidentalismi (nel coro e nel dialogo: dal coro al dialogo o da Corinto ad Atene? Metricismi, poetismi, tecnicismi,  originari); ionismi non omerici.



La cultura ‘di tipo ateniese’

  • La commistione stilizzata di tutte le espressioni letterarie precedenti.

  • La lirica discorsiva e narrativa ionica e la lirica religiosa dorica.

  • Il carattere interdialettale e tendenzialmente ‘imperialista’ della letteratura ateniese.

  • La preparazione di una nuova lingua comune (che però sarà creata dalla filosofia, dalla scienza e dalla storiografia più che dalla poesia).



CLEONE IL PAFLAGONE



Aristofane, Eq. 40-60





la cattiveria di Cleone il Paflagone



Il ‘dramma’ siciliano e la commedia

  • La misteriosa (l’assenza di opere intere fino a Teocrito e ad Archimede) ma influente (l’esempio delle monete del VI sec. a.C.) cultura siciliana e le origini doriche del dramma ()

  • La koine occidentale di tipo dorico: Epicarmo (il nome di un genere?) e Sofrone.

  • I genitivi  e ,  (< ),  (< ), , , il dat. pl. in  ,  (per )

  • Le differenze dall’attico, la lingua naturale e ‘parlata’, i composti parodici.



La commedia attica

  • L’ateniese parlato e le differenze tra Aristofane e Menandro: i volgarismi.

  • La grammatica attica (imperativi in   e in  ,  ed , futuri dorici e non,  ed , comparativi in   e in  , / /…), i cori e i composti paratragici (e paraepici e paralirici), gli ‘stranieri’ parlanti nei dialetti locali (le lingue diverse ma comunicanti), i metricismi (-οιατο, -μεσθα, etc.).

  • La letteratura ateniese e panellenica.



CANDAULE E GIGE



Erodoto, I 8,1-9,1





la cattiveria di Candaule e di Gige



PERIANDRO



Erodoto, V 92,α1-η4





la cattiveria di Periandro



Un’invenzione ionica: la prosa

  • La poesia degli Eoli e la prosa degli Ioni: l’affrancamento dalla tradizione e dal sentimento e la riproduzione intellettuale e discorsiva di una realtà positiva.

  • Gli Ioni alla guida culturale e spirituale della Grecia dall’età arcaica all’inizio di quella classica: i Greci yauna, l’influsso sull’architettura, sulle arti e sulla scienza orientale (persiana in primis).

  • La koiné ionica e l’influenza dell’alfabeto ionico (l’es. di ), poi generalizzato (Atene 403, Beozia 370, ecc.), e della terminologia ionica.

  • L’estrazione e la lingua ionica dei primi prosatori (Talete, Anassimandro, Anassimene; Eraclito; Ecateo), e quindi del genere in quanto tale (Erodoto e Tucidide; Ippocrate di Coo; Antioco di Siracusa, Ellanico di Lesbo); le poche tracce di una prosa dorica (dalle Dialexeis ad Archimede); le differenze stilistiche (maggiore o minore letterarietà), non linguistiche tra i  della prosa.



La prosa ‘paraletteraria’: , leggi ed elenchi

  • L’ e i riflessi poetici da Archiloco a Platone (Phaed. 60c, 61b).

  • Genealogie, elenchi di vincitori (ad Olimpia dal 776 a.C.), liste di sacerdoti o governanti (gli efori a Sparta dal 757 a.C., gli arconti ad Atene dal 683 a.C.), leggi.



La prosa didascalica e narrativa: logografia, storiografia, scienza, filosofia

  • La lingua dei primi logografi tra pretese poetiche e koiné d’uso microasiatica.

  • Epicismi, forme non contratte, ionismi arcaici, l’ingenuità e il gusto narrativo (l’esempio degli Iamata di Epidauro).



Erodoto, la filosofia, la medicina



GLI ATENIESI (E I MELII)



Tucidide, V 89



Tucidide, V 104s.



la cattiveria degli Ateniesi



La lingua ufficiale della dodecapoli e della giambografia: la prosa ‘orale’

  • Il carattere autoctono della prosa ionica e il rifiuto dei concetti tradizionali di origine orientale (ma si veda Eraclito): i fatti e la ragione.

  • Gli scritti per la lettura (cf. Plat. Parm. 127c) e il carattere orale delle frasi (le ripetizioni, le pospositive, i parallelismi e la sottolineatura continua della struttura della frase).

  • Dalle parole-forza alle parole-segno (es. di , , ).

  • Il pensiero discorsivo e razionale: l’isolamento e l’espressione distinta di ogni nozione (l’opposizione dei termini, l’articolo e l’aggettivo neutro, le formanti nominali    e   e la razionalizzazione del linguaggio), agilità e precisione.



Atene e la retorica

  • La sopravvivenza della lingua di cultura ionica.

  • La prosa fatta per l’azione: l’attico dall’arcaismo (il duale, i verbi atematici, /, ,   e   alla Kunstprosa.

  • La retorica di importazione (Siracusa?): Gorgia di Leontini (le figure retoriche), Trasimaco di Calcedonia (il ritmo prosastico e i cola).

  • Politologia e storiografia: la Costituzione degli Ateniesi e Tucidide.

  • Lisia figlio di Cefalo (l’atticismo giudiziario); Antifonte e la differenza tra Tetralogie e discorsi giudiziari; Iperide e l’anticipo della koiné; Demostene e la prosa di tutta la Grecia.



TRASIMACO



Platone, Resp. 336b-e







Platone, Resp. 350c-d



la cattiveria di Trasimaco



Filosofia e retorica: Isocrate e Platone

  • La conversazione cólta di Platone: i poetismi, le etimologie popolari (vd. Cratilo), l’attico puro (il duale), parole usuali in significato generale (i neutri e l’articolo), l’algebra linguistica.

  • La storia girovaga di Senofonte: l’attico impuro e l’annuncio della koiné (la rarità del duale, dorismi e ionismi, poetismi, coinismi).

  • La lingua aulica e la grammatica attica di Isocrate.

  • La koiné in Aristotele: l’attico che diventa greco comune e prosa del pensiero razionale (l’ordo verborum, le pospositive, gli elementi verbali e nominal-verbali, l’articolo dimostrativo, varietas e unità).

  • La lingua dei vasai e delle tabellae defixionis: l’attico che non rimane.

  • Il problema della tradizione manoscritta e l’emendazione (già antica) delle anomalie.



CNEMONE, IL MISANTROPO



Menandro, Dysc. 708-721





Menandro, Dysc. 740-747



la cattiveria di Cnemone



L’unità di tre nozioni

  • La lingua letteraria da Aristotele all’età moderna: la lingua di Polibio, di Strabone, di Plutarco; la lingua avversata dagli atticisti, ‘accademici della Crusca’ ante litteram.

  • La lingua parlata, d’uso, dell’età di Alessandro Magno e dei secoli successivi: la testimonianza dei papiri documentari e di opere a finalità non principalmente letteraria come il Nuovo Testamento; l’evoluzione della lingua in rapporto ad Aufstieg und Niedergang dell’impero culturale greco; l’inevitabile varietas di ogni lingua parlata.

  • La lingua ‘madre’ del greco medioevale e moderno, con la sua nuova differenziazione in parlate non corrispondenti in nulla agli antichi dialetti, e caratterizzate da una sostanziale unità di fondo.

  • La codificazione ortografico-grammaticale e l’insegnamento scolastico da un lato, le varietà e ‘irregolarità’ fonetiche e di pronuncia dall’altro: la koiné come fluttuante insieme di tendenze (la progressiva e inarrestabile scomparsa del perfetto, dell’ottativo, del futuro, dell’infinito, dei casi).

  • La norma ideale e le tendenze naturali, la tradizione e l’evoluzione, la fissità e il cambiamento.



Il quadro storico

  • Commercianti, soldati, intellettuali dalle -stato alla cittadinanza ‘allentata’ dell’età ellenistica: la lingua locale dalla funzione politica di lingua della comunità a vernacolo per esteriori rivendicazioni di indipendenza.

  • Le tappe di un’evoluzione storico-linguistica: le invasioni persiane, l’egemonia ateniese, l’egemonia macedone e l’impero di Alessandro Magno, l’impero romano.

  • La minaccia persiana: dalla koiné ionica del VI sec. a.C. alla koiné ionico-attica (475-431 a.C.); la resistenza contro i Persiani e l’egemonia di Atene e di Sparta

  • L’impero culturale di Atene: il sistema giudiziario (dal 446 a.C.), le cleruchie, le arti e l’aristocrazia dello spirito (l’ininfluenza linguistica delle egemonie di Sparta e di Tebe).

  • I Macedoni da Alessandro I (490-454) ad Archelao (413-400) e da Filippo ad Alessandro Magno, e la consacrazione dell’attico sotto l’impero macedone: il nuovo periodo di espansione (a differenza del V secolo) e l’affermarsi della cultura ellenistica (Alessandria, Pergamo, Antiochia).

  • La soppressione delle peculiarità attiche e il formarsi di una lingua comune dalla Sicilia all’India, dall’Egitto al Mar Nero: la lingua urbana e ufficiale delle classi dirigenti e i patois locali (il declino delle  occidentali).

  • Il carattere ‘impoetico’ della , lingua della scienza e della filosofia: il lessico intellettuale dell’Occidente (precisione e sfumature).

  • I confini del greco: latino, aramaico, partico, arabo, armeno, slavo; influenze, prestiti, calchi.



Le fonti della koiné

  • I testi documentari (lettere, conti, ecc.) e gli errori (/, la pronuncia delle occlusive, /, gli errori dei forestieri).

  • Papiri (Egitto ed Ercolano ante 79 d.C.) e iscrizioni: le differenti tipologie di errore.

  • I testi letterari e gli inconvenienti della ‘tradizione’ (quella ‘a monte’: letterarizzante; quella ‘a valle’: analogista e/o innovatrice); i testi documentari come termometri della lingua d’uso nelle opere letterarie.

  • I testi ‘paraletterari’: i Settanta e il Nuovo Testamento; il valore documentario dei testi biblici per lo studio della koiné e l’antichità della loro tradizione (il Vaticano e il Sinaitico del IV sec., l’Alessandrino del V sec.); il problema della paternità delle particolarità (gli autori o i copisti?).

  • L’influenza del parlato sulla lingua ufficiale: l’esempio di /e dei gruppi   /  .

  • Il testi letterari non arcaizzanti (Aristotele, Menandro, Polibio) e il greco moderno: l’evoluzione della lingua.



ANTIOCO



2 Maccabei, 9,5-11 e 28







la cattiveria di Antioco



GIUDA



Mt 26,14-25





Mt 27,3-10





la cattiveria di Giuda



IL BIBLIOMANE IGNORANTE



Luc. 18,1s.





Luc. 18,16s.





Luc. 18,19s.



Luc. 18,22s.



la cattiveria del bibliomane



I caratteri della koiné

  • Da un ritmo quantitativo a un ritmo accentuativo (fenomeno indoeuropeo, cui si oppone in parte solo il lituano): l’ingresso dell’accento nella ritmica e l’affievolirsi delle distinzioni quantitative all’interno dello stesso timbro.

  • La scomparsa di , y, s .

  • La scomparsa del duale (Ar.: 37x : 10x + , 27x + duale; Men.:  + pl.) e la rianimazione fittizia degli atticisti.

  • La scomparsa dell’ottativo, doppione del congiuntivo (vd. sanscrito, persiano, latino, ecc.): il mantenimento del valore desiderativo, il progressivo arretramento di quello potenziale (la concorrenza del futuro: qualcuno potrebbe fare / farà forse), di quello irreale (la concorrenza del passato: facciamo come se tu fossi / che eri), di quello dipendente dai tempi storici (‘congiuntivo del passato’: la concorrenza del congiuntivo); «la perdita di un’eleganza da aristocratici» (Meillet).

  • Il verbo dalla complicazione indoeuropea (le ‘anomalie’) all’uniformazione paradigmatica: i verbi atematici e le forme ‘irregolari’ ricondotti a una coniugazione ‘normale’; la debole e ambigua des. 3 pers. pl.  nt e il prevalere di  .

  • La riduzione delle forme nominali anomale, la riduzione dei comparativi, la progressiva scomparsa del medio, la rapida scomparsa del perfetto (la concorrenza dell’aoristo, nello sbiadirsi dei valori aspettuali), la scomparsa della flessione consonantica, lo sviluppo delle preposizioni (specie nei Settanta).



alla fine di una carrellata...



che cos’è, dunque, la cattiveria?



Marc. Aur. VII 1



una battaglia possibile



Marc. Aur. VII 71



epilogo



2Sam 12,1-13









de nobis fabula narratur?



  • camillo.neri@unibo.it







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