Storia della pena e nascita della prigione: cenni


La pena e la Costituzione



Scaricare 151 Kb.
Pagina5/19
28.03.2019
Dimensione del file151 Kb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   19
La pena e la Costituzione.

  • Uno sguardo ai lavori preparatori.

Prima di affrontare le tematiche relative al problema carcerario, punto di partenza è obbligatoriamente il dettato costituzionale ed il momento storico in cui si inserisce.

Il clima in cui si svolgono i lavori preparatori alla Costituzione, come è noto, è caratterizzato dalla presenza in Assemblea Costituente di istanze politiche e di pensiero diverse e spesso contrastanti. Questa presenza eterogenea di pensieri fu dettata dall’esigenza, quanto mai sentita in quegli anni di cambiamenti, di far sì che la carta costituzionale non rappresentasse la vittoria di una frangia politica sull'altra; l’idea era che dal contemperamento di esse potesse nascere un frutto il più possibile imparziale. Anche l'Art 27 Cost. e per la parte di esso che qui ci interessa maggiormente, la funzione rieducativa della pena di cui al 3° comma, è stato oggetto di dispute, per lo più teorico-filosofiche, condotte dalle due scuole di pensiero prevalenti: la Scuola Classica e la Scuola Positiva. La preoccupazione che immediatamente venne percepita in sede di Assemblea Costituente fu quella di cercare di evitare che ogni presa di posizione della Costituzione in ordine alla funzione della pena, non determinasse la prevalenza di una di queste.


Comprensibili dunque, alla luce dei tempi, le lamentele e le obiezioni mosse all'Art. 27 "Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità".10 Il punto nodale della questione non fu tanto sull'idea della rieducazione del condannato come progetto da perseguire o meno; fu piuttosto sulla preoccupazione che in tale sede si volesse risolvere un problema "che tormenta da secoli le menti dei pensatori e dei filosofi e che agita le legislazioni di tutto il mondo"11 creando così un inammissibile vincolo interpretativo ed evolutivo al legislatore delle generazioni future. L’On. Leone Giovanni fece notare come la formulazione della Commissione volesse stabilire inequivocabilmente che il fine primario della pena era ormai divenuto quello rieducativo.

Ed aveva ragione. Non solo non venivano menzionate altre funzioni della pena, eccetto il limite negativo costituito dal trattamento non contrario al senso di umanità, che appunto non è una funzione, ma una limitazione per il Legislatore e per gli operatori penitenziari, ma l'unico riferimento testuale era alla rieducazione, accompagnata da un imperativo " DEVONO tendere". Il merito della riuscita mediazione tra le due scuole di pensiero deve senz'altro essere attribuito all'on. Tupini, Presidente della prima Sottocommissione, che riuscì efficacemente a convincere buona parte degli "avversari" ad aderire alla nuova sensibilità politica emersa in materia di rieducazione sul presupposto che essa era ormai variamente accolta anche dalla Scuola Classica.12 Il punto nodale della questione era infatti rappresentato nel timore politico e culturale che un emendamento potesse segnare il superamento di una scuola sull'altra.13 Risulta quindi, da quanto sopra esposto, che l'idea rieducativa non fu un portato di scuola, bensì il frutto di una nuova sensibilità politica, dovuto alle note caratteristiche poliedriche che caratterizzarono la Costituzione in ogni suo aspetto.




1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   19


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale