Storia dell’idea di medioevo



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Periodizzazione
- difficoltà di una considerazione unitaria del millennio medievale

Scelte diverse a seconda dei piani prescelti


Terminus post quem l’anno 476 privilegia il piano politico-istituzionale
È importante soprattutto nella tradizione culturale italiana
È l’anno della deposizione di Romolo Augustolo imperatore per volontà del capo barbaro Odoacre.
Scontata, in ogni caso, la sua valenza esclusiva per la pars Occidentis dell’impero, l’episodio non è del tutto irrilevante, sul piano strettamente istituzionale.
Questa significanza fu percepita e sottolineata soltanto dopo alcuni decenni, in ambienti storiografici ben circoscritti, vicini all’aristocrazia romana, al tempo della riunificazione giustinianea: 535
mentre nella storiografia rinascimentale e moderna, che quelle fonti cronistiche pur conobbe, quei fatti furono costantemente presenti ma ebbero sempre un ruolo marginale.
Sul piano puramente istituzionale, del resto, già nelle fonti contemporanee o immediatamente successive altri episodi, come la morte di Valentiniano III nel 455 (che aveva portato a conseguenze rilevanti sul piano dinastico) avevano avuto un rilievo maggiore.
Mentre altre date-simbolo erano state tenute in onore sin dal Quattrocento (o dalla prima età moderna), la sottolineatura, l’enfatizzazione dell’ importanza del 476 è in sostanza tutta otto-novecentesca.
Privilegiare il 476 rinvia a parametri fondamentali della cultura storica europea dell’Ottocento-Novecento: la centralità della dimensione stricto sensu istituzionale (è l’impero, lo ‘stato’ che finisce; ed è l’impero di Roma, e le potenzialità che questa fine offriva all’affermazione del germanesimo come energia vitale dell’Europa.
Arnaldo Momigliano, La caduta senza rumore di un impero,

l’anno 410, privilegiando il piano culturale;

È l’anno del sacco di Roma, operato nel 410 dagli Ostrogoti di Alarico: il riferimento cronologico già assunto, in più casi, dagli storici italiani del Rinascimento (Flavio Biondo, Machiavelli), non senza aperture alla considerazione di scenari storiografici più ampi, che tenevano conto della translatio imperii da Roma a Costantinopoli.

l’anno 378 (Teodosio) o addirittura il 313 (Costantino), privilegiando il piano della storia delle istituzioni ecclesiastiche e del rapporto fra istituzioni ecclesiastiche e impero romano) (a sua volta questa scelta implica un giudizio).

il 569 per la storia d’Italia (scelta che implica un giudizio: l’età di Teodorico e degli Ostrogoti [490-535; poi guerra greco-gotica e riconquista da parte dei bizantini dell’Italia] viene considerata come un’appendice dell’età antica)
Se si adotta una prospettiva storico-economica, il discorso di una data precisa salta immediatamente (‘processi’ e non ‘eventi’, trasformazione/evoluzione e non circostanze precise):

- la tesi di Pirenne («Maometto e Carlomagno»: la rottura dell’unità economica del Mediterraneo tardoantico come momento della cesura fra antichità e medioevo)


Terminus ad quem

1453


1492

1517
È stato messo in crisi e rifiutato uno schema di periodizzazione che, pur consapevole della sua convenzionalità, prevedeva una cesura netta (ogni periodizzazione è un’interpretazione)


ESEMPIO:

Profonda diversità fra la periodizzazione relativa alla pars Occidentis e quella relativa alla pars Orientis
La matrice è la stessa: l’impero romano e la sua partizione a partire da Diocleziano
Ancora in anni recenti è stato possibile ragionevolmente anche se del tutto discutibilmente proporre del millennio bizantino un’interpretazione d’insieme che lo configurava come «una civiltà immobile... contrassegnata da una sorta di non tempo»: continuità delle strutture sociali e dell’assetto istituzionale rispetto a Roma, e consapevole richiamo a quella eredità e alla sua conservazione.

Riguardo all’impero bizantino, certe «interpretazioni unitarie ‘occidentalistiche’» legate a perduranti valutazioni di estraneità di quell’ambito di civiltà, sono dunque non da molto tempo in via di definitivo superamento nella storiografia e nel ‘senso comune’ storiografico. Risulta invece scontato che per la pars Occidentis una ‘lettura’ unitaria appare comunque improponibile.


COMUNQUE: Ciò che è davvero significativo, infatti, è l’acquisizione diffusa ed irreversibile, nella riflessione contemporanea, della relativizzazione di ogni astratta partizione del tempo storico.
una interpretazione univoca e un giudizio complessivo sul millennio del medioevo occidentale, quali ancora osava proporli una certa storiografia ottocentesca o del primo Novecento, appaiono oggi molto lontani dalla sensibilità storiografica.
ogni definizione globale del medioevo «che tenda ad assolutizzare una delle sue componenti», si tratti della christianitas medievale (storia religiosa ed ecclesiastica) del modo feudale di produzione (storia economica e sociale), dell’aristocrazia e delle autonomie (storia politico-istituzionale) discende da una ideologia, da una visione del mondo.
C’è chi è arrivato a dire che la parola ‘medioevo’ non significa più niente: cfr., a titolo d’esempio, la formulazione di E. Devisse: «cette expression [le moyen âge] ne correspond à rien de très serieusement discernable, aujourd’hui, pour un historien» (Que faire du Moyen Age?, «Médiévales. Langue, textes, histoire», 7, 1984, pp. 78-86, ripreso da O. Capitani, I secoli centrali del Medio Evo: un periodo storiografico?, in Periodi e contenuti del Medio Evo, a c. di P. Delogu, Roma 1988, p. 90

Naturalmente, se è scomparso l’interesse per una periodizzazione di carattere generale ed onnicomprensivo, all’interno dei diversi settori di indagine - religioso, politico-istituzionale, economico-sociale - permane forte l’esigenza di individuare criteri di ordinamento, di categorizzazione e classificazione, di cronologia, che seguono dinamiche proprie.


DUE CONCETTI METODOLOGICI IMPORTANTI CHE DISCENDONO DA QUANTO ABBIAMO DETTO SOPRA

PRIMO Partizioni interne al medioevo (diverse nelle diverse tradizioni storiografiche occidentali)


Alto medioevo / basso medioevo (Italia, spartiacque X secolo, anno Mille)

(alto medioevo, pieno medioevo, tardo medioevo)


Früh-, Hoch-, Spätmittelalter
Early Middle Ages

SECONDO: I tre livelli dei fenomeni storici


STRUTTURE

CONGIUNTURE


EPISODI
La storiografia delle “Annales” e Fernand Braudel
«L’impostazione odierna degli studi» è stato osservato «pone in primo piano i mutamenti di struttura, anziché quelli di civiltà»; non godono più di nessun titolo preferenziale «le scansioni suggerite dai fenomeni etico-politic
(P. Delogu, La fine del mondo antico e l’inizio del medioevo: nuovi dati per un vecchio problema, in La storia dell’alto medioevo italiano (VI-X secolo) alla luce dell’archeologia, Convegno internazionale (Siena, 2-6 dicembre 1992), a c. di R. Francovich e G. Noyé, Firenze 1994, p. 7)
L’adozione di nuove metodologie di ricerca, mutuate ben spesso - a partire dalla fine dell’Ottocento - dalle scienze sociali, ha infatti arricchito di significative potenzialità la ricostruzione storica, complicando il quadro: una realtà storica può essere osservata da angolazioni molto diverse, da provocare scarti cronologici considerevoli (e varianti geografiche non meno significative, che si intersecano con la cronologia).
ALTO MEDIOEVO

l’alto medioevo è ancora prevalentemente considerato e valutato sulla base di pre-giudizi negativi




  • Lo schema di fondo è quello di una relativamente improvvisa decadenza, che parte dal periodo tardo-imperiale, ancora visto come momento di resistenza della civiltà ‘alta’, all’età barbarica, all’età feudale



  • barbari intesi come forza distruttrice per eccellenza, del tutto estranea alla romanità e alla civiltà antica

- morte dell’impianto urbano dell’antichità

- morte del commercio, avvio dell’economia chiusa, regresso verso l’economia naturale

- le chiese e le strutture ecclesiastiche come elemento incivilitore

- alla base: romanità e germanesimo come principii di civiltà

(grande tema della cultura ottocentesca)


Negli ultimi decenni, una profonda revisione storiografica
L’idea dell’alto medioevo come epoca di decadenza si collega al tema della fine del mondo antico, da sempre considerato come mondo di una perfezione irripetibile.
Superamento del concetto di decadenza, specularmente legato al progresso e a un’idea della storia collegata al progresso
Si preferisce oggi il concetto di trasformazione (avalutativo, e che sottolinea il lungo periodo, la transizione, la gradualità, a continuità con il periodo precedente)
4. Il concetto di tardo antico

Figlio legittimo di questa revisione della periodizzazione è il concetto di tardo antico, che non è un concetto recente, essendo stato elaborato un secolo fa nell’ambito della riflessione storico-artistica Alois Riegl (la Scuola di Vienna)


La rivalutazione, da parte di Alois Riegl e della scuola di Vienna, dell’arte figurativa e decorativa tardo-antica: una rivalutazione che sospinge molto in avanti la cesura cronologica, sostanzialmente sino all’età carolingia
cambiamento di segno da una visione da negativa a una positiva, dall’involuzione alla trasformazione/complessità,

La nuova società alto-medievale è il frutto della trasformazione del mondo romano, e sviluppa elementi che erano presenti la civiltà tardo antica.

Ma cosa significa tardo antico?
Alla base c’è (anche) una nuova concezione dell’antico. Un filone di studi importante mette in rilievo i limiti della civiltà antica e tardo-antica:
il mancato decollo del mondo romano, perché Roma non fece la ‘rivoluzione industriale 1500 anni prima, i limiti del mondo socio-economico imperniato sulla schiavitù)
La civiltà antica come civiltà d’élite (la romanizzazione coinvolge uno strato abbastanza esiguo della popolazione); il rapporto con le società indigene
Ripensamento del ruolo dei barbari: superamento della contrapposizione e sottolineatura dei principi di trasformazione, di condizionamento reciproco
A parte - ma non senza uno sfondo comune con quanto or ora osservato – può esser citato, per la sua radicale prudenza che confina con l’asetticità, il progetto internazionale e pluridisciplinare denominato «Transformation of the Roman World»,1 la cui impostazione è in una certa misura ricapitolativa di una sensibilità diffusa. Esso ha bensì come scenario cronologico di massima i secoli dal IV al IX-X
Cfr. il volume d’insieme The Transformation of Roman World A.D. 400-900, a cura di L. Webster e M. Brown, London 1997
Cfr. Kingdoms of the Empire. The Integration of Barbarians in Late Antiquity, e Strategies of Distinction. The Construction of Ethnic Communities, ambedue a cura di W. Pohl, rispettivamente Leiden-Boston-Köln 1997 e 1998; The Sixth Century: Production, Distribution and Demand, a cura di R. Hodges e W. Bowden, Leiden-Boston-Köln 1998; The Idea and Ideal of the Town between Late Antiquity and the Early Middle Ages, a cura di G.P. Brogiolo e B. Ward-Perkins, Leiden-Boston-Köln 1999

In italiano cfr. P. Delogu, Trasformazione, estenuazione, periodizzazione. Strumenti concettuali per la fine dell’antichità, «Mediterraneo antico. Economie società culture», 2 (1999), pp. 3-17 ove si citano anche le riflessioni di A. Cameron, The Perception of Crisis, in Morfologie sociali e culturali in Europa fra tarda antichità e alto medioevo, Atti della XLV Settimana di studi sull’alto medioevo, Spoleto 1998, I, pp. 9-31




I barbari come parte del sistema imperiale romano e non come qualcosa che sta al di fuori di esso
DIVERSE CONCEZIONI SULLA TARDA ANTICHITA’
Pirenne: prospettiva ormai datata per quel che riguarda le dinamiche economico-commerciali
Peter Brown: il periodo da Marco Aurelio a Maometto indica la fase di formazione dell’Europa cristiana adotta una cronologia, che prevede una cesura assai più vicina all’altezza cronologica di Carlo Magno e Maometto,2 ma in una recente sintesi proposta da questo autore, la cronologia proposta per individuare «La fine di un mondo antico» si spinge fino a comprendere l’intera età carolingia ed ottoniana.3
Cracco, Ruggini Cracco: Sostituire al binomio Carlo Magno – Maometto il binomio Maometto / Gregorio Magno, considerati come due profeti e non come due sacerdoti
Orselli, Carile: Collegare la svolta (VII-VIII secolo) ai processi di militarizzazione della società (sia nell’impero bizantino, che nei regni d’occidente: culto dei santi militari…)
R. Fossier intitola ai Nuovi mondi, con cesure cronologiche 350-950, la sintesi da lui curata sull’alto medioevo europeo;4
Secondo un altro medievista francese, G. Bois, secondo il quale anche l’età carolingia manifesta lineamenti di continuità con l’età tardo-antica, nella sopravvivenza di alcuni elementi dell’organizzazione del potere pubblico e di condizioni di dipendenza personale assimilabili alla schiavitù. Secondo queste interpretazioni, le origini della società feudale andrebbero ricercate in un profondo rivolgimento, verificatosi nei decenni attorno al 1000.5
Di per sé il riconoscimento di una peculiare fisionomia ad una campata cronologica che inizii al III secolo non può certo essere giudicato una novità, se già Carlo Sigonio, uno storico italiano del XVI secolo, Cinquecento, aveva considerato unitariamente, movendosi su un piano meramente istituzionale, la storia dell’impero da Diocleziano a Giustiniano.
Il dibattito sull’età costantiniana è poi da sempre vivo nella cultura occidentale (basta pensare a Burckhardt6), e gli stessi intellettuali dei secoli VI-VII erano ben consapevoli della cesura costituita, nella storia dell’impero, dal III-IV secolo.7

Si tratta di impostazioni fra di loro profondamente diverse, com’è evidente anche da questi cenni rapidissimi, difficilmente riconducibili ad un contesto comune; eppure significative proprio nel loro addensarsi negli anni recenti.


Storia dell’idea di medioevo
Presa di coscienza della “media aetas” : inizio del processo


  • I letterati e gli umanisti italiani fra Tre e Quattrocento (recupero della sapienza letteraria antica, nuova concezione dell’uomo, rinascimento)

  • artisti (età classica, imbarbarimento, tempo attuale)

Sotto altri profili gli intellettuali erano coscienti che sotto il profilo



  • politico

  • istituzionale

  • religioso

c’era continuità rispetto al passato

(esempi L. Bruni, F. Biondo)


Non c’è consapevolezza di un periodo storico ben distinto tanto dall’antichità quanto dall’età presente e rifiutato nella sua globalità
Le espressioni usate
Media tempestas (G.A. Bussi, 1469)
media antiquitas
medium aevum (Keller, XVII sec.)
Il Cinquecento
Fattori della presa di coscienza nella cultura europea del Cinquecento e Seicento.


  • la crisi religiosa e le sue conseguenze. La storia della chiesa come matrice dell’idea di medioevo.

  • la cultura protestante approfondisce polemicamente i secoli medievali come periodo ‘papista’, contrassegnato dalla progressiva degenerazione della chiesa dalle origini apostoliche (ma soprattutto dall’epoca costantiniana) sino al Duecento.

  • Matteo Vlacic (Flacius Illyricys), la Historia ecclesiastica e i Centuriatori di Magdeburgo

  • la reazione cattolica e gli Annales ecclesiastici di Cesare Baronio e del Raynaldus.


Dalla polemica e dalla apologetica alla erudizione come strumento


  • Gli Acta sanctorum e i bollandisti (Jean Bolland)

  • Gli studi sul medioevo nascono da un interesse pratico, patrimoniale. St. Germain des Près e i Maurini. J.L. D’Achery e Mabillon. Mabillon e Papebroeck. La nascita della diplomatica come ‘scienza del documento’. Il De re diplomatica.

  • I generi documentari dominanti: documenti pontifici e imperiali, cronache.

  • Charles Du Fresne DU CANGE e il Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis


La matrice ‘nazionale’ e regia


  • Ceti di governo ed erudizione nella Francia del Cinquecento e Seicento. L’origine delle nazioni nell’età barbarica. L’origine della monarchia e l’impulso allo studio del diritto, della legislazione e persino della letteratura.

  • In Francia nel Seicento: Duchesne (Normandia)

  • Anche in Germania sin dal Quattrocento storici, antiquari e teologi della storia considerano con rispetto l’età delle invasioni barbariche e l’impero medievale (momenti di affermazione della ‘nazione’ tedesca nella storia europea). Hartmann Schedel, Nauclerus.

  • Lutero e la coscienza nazionale tedesca.

  • Nel Seicento: Canisius. Gli Scriptores rerum germanicarum del Boecker.

  • Camden in Inghilterra.

  • In generale: privilegio dei testi CRONISTICI e dei testi LEGISLATIVI (leggi nazionali), oltre che degli ATTI PUBBLICI (delle corti regie e imperiali).

Isolare i meccanismi fondamentali dei rapporti istituzionali, economici e culturali delle società che sono argomento di studio


Bisogno della storia di ampio respiro
L’insegnamento della storia non è fatto di ricette e teoremi, ma di problemi aperti, di ipotesi di ricerca, di proposte di spiegazioni scientificamente falsificabili. Soprattutto, di metodo e di ragionamento critico: in questi due ultimi aspetti consiste forse la più grande potenzialità formativa della disciplina, che accompagna gli studenti dalle elementari all’Università. Potenzialità inaridita e depressa in quelle situazioni di insegnamento, in quei manuali che talora in modo subdolo e sottile impongono con modo dogmatico la propria personale interpretazione, spesso travestita da spiegazione scientifica.
Acquisizione di un lessico specifico
Acquisizione di un codice critico per abilitare gli allievi a muoversi con autonomia all’interno della disciplina.
Dalle ore di insegnamento della storia deve uscire un individuo capace di muoversi con autonomia critica, cosciente della complessità di ogni fenomeno storico, della interdipendenza fra economia, cultura, istituzioni all’interno di ciascun modello sociale, capace di sviluppare con relativa scientificità un ragionamento storico.
Grave ritardo della manualistica scolastica rispetto a importanti frutti del lavoro universitario (frutti maturati, in ordine ad alcune tematiche, già da diversi decenni).

Erudizione settecentesca in Italia

Concetto di ‘repubblica delle lettere’
Aumento della circolazione degli studi in Europa a partire dalla seconda metà del Seicento (accademie, mercato librario, periodici). Democratizzazione dell’erudizione
Dalla Francia e come in Francia: abitudine all’analisi testuale e documentaria per scopi pratici (Muratori come Mabillon, Calmet, Thomassin, Tillemont, Fleury)
Muratori come i Maurini (De corona ferrea)

Muratori e le esigenze politiche degli Estensi (Antichità estensi)


Rerum italicarum scriptores

Antiquitates italicae medii aevi
Della pubblica felicità oggetto dei buoni prìncipi

François Hotman (ugonotto)


Antitribonian ou discours sur l’estude des loix (1560)
- opposizione alla scuola romanistica e all’assolutismo

elogio dei popoli del nord portatori di nuove leggi e statuti


Francogallia (1573)

-istituzioni franche come istituzioni libere

- monarchia come tutela della libertà

-

Etienne Pasquier (cattolico)



Recherches de la France (1560 ss.)

  • i galli e la loro civiltà

  • invasione franca (continuità storica delle istituzioni francesi)

  • antiassolutismo (ricerca di prove dei storiche dei limiti costituzionali che avevano circoscritto il potere del re); assemblee dei nobili della Gallia celtica, merovingia, carolingia e capetingia

  • gallicanesimo e atteggiamento antiromano; derivazione da Dio del potere del re di Francia, subordinazione della Chiesa francese alla giustizia del regno

Jean Bodin, Methodus ad facilem historiarum cognitionem (1566)



MURATORI (1672-1750)
1. medioevo come momento (non definito in astratto) nel quale prendono vita istituti, forme di vita, consuetudini, valori tuttora vivi

  • continuità della vita civile in Italia. “Abbondavano anche allora i popoli provvisti di rettori e di leggi; non era malagevole trovare anche allora degli ingegni felici; si coltivavano i campi, vi erano commerci, pace, ricchezze” (introd. alle Antiquitates italicae m.e.)

  • l’età romana è riccamente indagata, non così i secoli bassi




  1. Oltre che risalire alle radici del mondo attuale:

comprendere le forme della barbarie antica, per attrezzarsi contro l’intolleranza, il fanatismo religioso, l’ingiustizia, i poteri incontrollati, l’ingerenza ecclesiastica nell’ambito del temporale

Annali d’Italia dal principio dell’era volgare sino all’anno 1500, tomi 9, Venezia 1744, Introduzione
Oltre poi all’essersi perduta la memoria di moltissimi avvenimenti d’allora, quegli ancora che restano sì mal disposti bene spesso ci si presentano davanti, che di poterne assegnar gli anni via non resta stante la negligenza o discordia degli scrittori ed è forzata non di rado la cronologia a camminare a tentoni. A questi malanni si vuol aggiungerne un altro, comune alla storia di tutti i tempi, cioè la difficoltà, meglio a dire l’impossibilità, di raggiungere la verità di molte cose, che a noi somministra la storia. Lo spirito della parzialità o della avversione troppo sovente guida la mano degli storici. Quello che osserviamo nella dipintura delle battaglie accadute a’ tempi nostri, fatta da differenti pennelli, con accrescere o sminuire il numero de’ morti o prigioni, e talvolta con attribuirsi ciascuna delle parti la vittoria, lo stesso si praticava negli antichi tempi. E secondoché l’adulazione o l’odio prevalevano nella penna degli scrittori, il medesimo personaggio veniva esaltato o depresso. C’è di più. Allorché gli storici prendevano a descrivere quanto era accaduto ne’ tempi lontani da sé, per mancanza di documenti o per semplicità o per poca attenzione, talvolta ancora per malizia, vi mischiavano favole o dicerie o tradizioni ridicole dell’ignorante volgo. Di queste false merci appunto abbonda la storia de’ secoli barbarici d’Italia, e più di gran lunga l’ecclesiastica che la secolare. Ora, come mai potere in quell’ampio fondaco di verità e bugie mischiate insieme sbrogliare il vero dal falso? In tale stato ognun ritruova la storia della sua nazione; ma chi vuole oggidì scrivere onoratamente le antiche cose, si studia per quanto può di depurarle, di dare schiettamente ad ognuno secondo l’ordine della giustizia, cioè di lodare il merito e di biasimare il demerito altrui; e quando pur non sia possibile di raggiungere il certo, di almeno accennare ciò che sembra più probabile e verisimile tanto dei fatti che delle persone. Questo medesimo mi son io ingegnato di eseguire nella presente mia opera per soddisfare il debito di sincero scrittore.
Dall’illuminismo allo storicismo romantico

illuminismo

--cosmopolitismo

--ragione

--utopismo
età romantica

--tradizione

--formazione delle istituzioni e delle nazioni moderne, ideali di libertà e di nazionalità

--nostalgia

--interesse per il fattore religioso
storicismo


  • concezione della storia come assoluto

  • la vita dello Spirito secondo Hegel

  • la realtà è un dispiegarsi dell’assoluto valore del Pensiero; concezione dialettica della storia

  • nessun frammento della realtà è isolato, ma si trova in intimo rapporto con tutti gli altri, e viene visto nella vivente realtà del tutto

  • interesse per arte, religioni, lingua, folk-lore, economia, istituzioni, dottrine politicaìhe, dottrine economiche

Istituzioni di ricerca storica


MGH (Pertz) 1819

“Sanctus amor patriiae dat animum”

Diplomata

Leges


Constitutiones et acta publica

Scriptores in usum scholarum

Bibliothèque de l’Ecole des chartes
Historiae patriae monumenta (Carlo Alberto)


1

.


2P. Brown, Il mondo tardo antico. Da Marco Aurelio a Maometto, Torino 1974; Id., The Making of Late Antiquity, Cambridge (Mass.) & London 1993.

3P. Brown, La formazione dell’Europa cristiana. Universalismo e diversità 200-1000 d.C., Bari 1995; il titolo della parte III è appunto «La fine di un mondo antico: 750-1000 d. C. ».

4R. Fossier, Storia del medioevo, I, I nuovi mondi (350-950), Torino 1984 (ediz. orig. Parigi 1982).

5G. Bois, La mutation de l’an Mil, Paris 1989 (trad. it. L’anno Mille. Il mondo si trasforma, Roma-Bari 1991); A. Barbero, La polemica sulla mutazione feudale. A proposito di un libro recente, «Storica», I (1995), pp. 73-86.

6S. Mazzarino, Burckhardt politologo. «L’età di Costantino» e la moderna ideazione storiografica (1970), in Mazzarino, Antico, tardoantico ed èra costantiniana, I, Bari 1974, pp. 32-50.

7J. Moorhead, The West and the Roman Past from Theoderic to Charlemagne, in History and Historians in Late Antiquity, a cura di B. Croke, A. Emmet, Sidney 1983, pp. 155-169.




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