Strumenti scientifici per la ricerca linguistica



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01.06.2018
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Preso atto della difficoltà, la risolsi riflettendo sul fatto che il concetto matematico di infinito, simboleggiato dall’8 rovesciato, è iponimo (=“concetto subordinato, in quanto più specifico”) rispetto al concetto gerarchicamente superiore in quanto più ampio e generale di simbolo matematico. Formulando una query che contenesse semplicemente le parole “simboli matematici” trovammo subito tutto e solo quello che serviva allo studente.

Dal momento in cui avevo constatato l’impasse a quando trovai l’interrogazione risolutiva con “cerca simboli matematici” non erano passati più di 3-5 minuti. Altrettanti furono impiegati dal Google per dispiegare i suoi risultati.

Dopo quest’esempio testato in rete, risulterà più chiaro il motivo pratico per cui, in tutto l’arco del corso, mi sono sforzata di portare chiarezza concettuale su questioni che a qualcuno, forse, potranno essere parse noiose o irrilevanti, in quanto eccessivamente teoriche per il contesto tecnologizzato (e dunque tendenzialmente centrato tutto sulla pratica), in cui ci troviamo a vivere: è da osservare però che, pur con tutto il suo fascino, si tratta di un contesto dove si rischia di smarrir se stessi e molto altro, qualora si abdichi alla facoltà e al diritto di esercitare il pensiero critico individuale.
28 – Verso la tesi: vaglio critico del materiale bibliografco.- La bibliografia così reperita in rete va sottoposta a un attento vaglio critico: se sono principiante, non paragonerò fra loro contemporaneamente cinque fonti di diverso tipo (cartaceo e digitale) tutte assieme sullo stesso argomento, ma condurrò passo passo il confronto fra due fonti omogenee d’informazione e poi fra altre due e infine fra la prima e l’ultima e fra i due tipi, scegliendo l’ordine che mi giunge più facile e annotando i punti salienti della loro concordia e del loro dissenso.

Ma prima avrò commentato brevemente ciascuna fonte alla luce dei principi di scientificità trattati nel corso di SR (e di altri ancora, che possono essere trasmessi, ciascuno secondo la propria disciplina, da relatori e correlatori). Ma a questo punto il discorso si arresta, per il venir meno delle condizioni relative al singolo esame di profitto e l’instaurarsi delle condizioni relative alla stesura e discussione della tesi di laurea.


29 – Scienza e ricerca.- S’è già visto al par. 6 che, secondo i vocabolari, la scienza è un insieme di nozioni, metodi e strumenti coerenti fra loro, ossia tali che, nell’ambito dello stesso campo, la singola nozione non può essere in contraddizione né con le altre, né con i metodi e gli strumenti impiegati, ma forma un tutto in cui ogni parte è in relazione armonica con le altre: questo insieme armonico viene detto sistema (parola divenuta basilare in linguistica agli inizi del ‘900, con l’opera di De Saussure).

Quando questa relazione armonica risulta incrinata o si ha errore o si crea la necessità di acquisire nuove conoscenze mediante la ricerca. La ricerca è dunque frutto dell’instabilità parziale del sistema-scienza: e il sistema-scienza si compone di quel patrimonio conoscitivo che si è venuto accumulando nei secoli, senza esser stato smentito da successive dimostrazioni o rivoluzioni pacifiche del sapere.

Ogni sistema, anche relativamente stabile (ossia dotato di un certo equilibrio al suo interno), non è statico, ossia immobile. Inoltre, la definizione dei vocabolari sull’assoluta non-contraddittorietà della scienza sembra calzare più per le scienze esatte in senso stretto (aritmetica e geometria o, volendo, anche logica e filosofia, in forza della loro attitudine all’astrazione), che per le scienze umane e perfino per le scienze della natura.

In fisica, le teorie sulla luce si presentano infatti marcatamente contraddittorie ed è proprio per far luce su contraddizioni siffatte (non certo imputabili soltanto alla fisica, ma anche alla biologia, ancora incerta sulla definizione e classificazione di certi microrganismi), che esiste la ricerca. E il campo degli studi umani ha proprio come oggetto quell’essere vivente sommamente contraddittorio che è l’uomo: tutto ciò per dire che la scienza in generale e ciascuna scienza in particolare non si compongono in maniera omogenea di teoremi e dimostrazioni tutti rigorosamente derivabili l’uno dall’altra.

Esistono aree in cui non si sa bene, ma soltanto si sospetta o si dubita; vi sono tematiche in cui si sa di non sapere e si sa esattamente che cosa si ignora; e sussistono, infine, aree in cui si crede di sapere, fino a che non sopraggiunge una nuova rivoluzione scientifica con le sue ricadute sullo strumentario tecnologico. Ebbene, proprio in questi settori si esercita la ricerca scientifica, che non di rado promuove queste pacifiche rivoluzioni.
La ricerca scientifica riguarda anch’essa, come la scienza, tutti i campi del sapere (sia pur con l’applicazione di strumenti e metodi diversi) e consiste nell’emettere, vagliare, dimostrare nuove ipotesi per la spiegazione dei fenomeni della realtà naturale o storico-sociale in cui l’uomo si trova a vivere; in quanto tale, può risolvere contraddizioni di lunga data, individuare campi e oggetti di studio non ancora affrontati e può considerarsi sinonimo (parziale) di scienza (fintantoché la scienza viene considerata quale ci si presenta al suo stadio attuale e nell’immediato futuro, non come patrimonio statico e immutabile consegnato dalla tradizione).

Sembrerebbe ovvio che sul patrimonio acquisito nei secoli dalla scienza non ci sia più alcun bisogno di condurre ricerche specifiche. Eppure non di rado la comparsa di una nuova teoria nella ricerca (coadiuvata da nuovi strumenti, come ad es. il cannocchiale) comporta un riassetto, a volte rivoluzionario, di tutto lo scibile precedente e finanche della valutazione e denominazione di certe scienze, come nel caso di Galilei e della Rivoluzione Scientifica del 1600). Tanto avviene perché ogni scienza è sistema e il mutamento di una parte richiede il cambiamento di tutte le altre che vi sono connesse.

Scienza e ricerca dunque, anche se non sono sinonimi perfetti, sono due realtà inscindibili l’una dall’altra: un’erma bifronte in cui la prima costituisce il volto fisso sul patrimonio conoscitivo esistente, ereditato dal passato, mentre la seconda rappresenta la faccia rivolta al futuro.

La scienza infatti (più statica e riguardosa della tradizione) fa il punto sulle proprie contraddizioni e pone dubbi o interrogativi, che la ricerca (più dinamica e ardita) si propone di risolvere: in tal modo la ricerca contribuisce in misura decisiva alla scienza, in modo che questa non si riduca a qualcosa che si mantiene intatto come un arcaismo pregiato ma sterile, come un pezzo d’antiquariato prestigioso ma non funzionale ovvero come un ramo secco da cui penzolino tanti dogmatismi (quale fu la caparbia, ottusa convinzione che la terra stesse al centro dell’universo soltanto perché ce l’aveva collocata Aristotele).

È compito della ricerca, insomma, a trasformare la scienza in un insieme di conoscenze costantemente al passo coi tempi, coi problemi che questi comportano, con le sfide che essi pongono all’uomo.
30 – Significati molteplici della parola ricerca.- Da quanto illustrato fin qui, dovrebbe apparire chiaro che la parola ricerca ammette anche altri usi. Da quanto detto, risulterà ovvio – credo – un duplice ordine di fatti:
la ricerca di articoli venali, appartamenti, soluzioni per vacanze e viaggi non ha nulla a che fare con la ricerca scientifica: anche se ambedue possono svolgersi tramite la rete digitale, esse hanno, evidentemente, sfere d’interesse (o oggetti) e scopi diversi;

la ricerca di documenti utili alla redazione di tesine e tesi di laurea non è ancora la ricerca per eccellenza, ossia la ricerca scientifica quale svolta da professionisti esperti, ossia di scienziati e studiosi a seguito di un curriculum punteggiato di pubblicazioni prestigiose.


Meno ovvia ancora, dati i tempi che corrono, è la padronanza, attiva e passiva, dei vari significati e usi della parola scienza, risultando che il primo trattato sopra come più generale è platealmente ignorato perfino dagli insegnanti di scuola media (probabilmente anche superiore e oltre, vista negli anni la marea di esiti ripetutamente disastrosi su questi temi da parte di incolpevoli studenti universitari).

Chi scrive spera ardentemente che le sue righe (sottoposte a rifacimenti tortuosi durati mesi interi, in direzione di una sempre più agevole fruibilità del presente strumento didattico da parte di chi apprende o discente), comincino a porre pian piano rimedio a questa situazione.



Gabriella Di Mauro


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