Struttura proposizionale della conoscenza e mappe concettuali



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03.12.2017
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Struttura proposizionale della conoscenza e mappe concettuali

  • Quella del conoscere è un’avventura che porta a spiegare nel modo più semplice ed elegante possibile moltissime cose che si incontrano. Esistono molti modi per arrivarci, ma, come discente, non si raggiunge davvero la conoscenza se non nei propri termini. Tutto quello che si può fare per una persona che impara ed è avviata a formarsi una propria visione delle cose è aiutarla e incitarla nel suo viaggio.

  • Jerome Bruner, la Cultura dell’Educazione, 1996


Gli elementi della struttura cognitiva

  • Il concetto è un'unità di conoscenza, la rappresentazione mentale di una categoria mediante tutte le proprietà che la definiscono.

  • A un livello superiore abbiamo la proposizione che è l'unità di significato nella struttura cognitiva. Gran parte della conoscenza è fatta di proposizioni,

  • CONCETTO – relazione – CONCETTO GATTI - predano - TOPI

  • I principi rientrano in questa categoria, sono cioè delle proposizioni che mettono in relazione più concetti e a volte definiscono nuovi concetti.

  • Le proposizioni possono esprimere unità di significato dichiarativo o anche procedurale (contestualizzando eventi e procedure).









Altri elementi ammissibili nella struttura delle mappe

  • Esempi (singoli eventi, singoli oggetti)

  • Attributi

  • Sensazioni

  • Giudizi di valore

  • Immagini

  • Riferimenti o collegamenti alle fonti.



Le relazioni

  • La struttura gerarchica delle mappe concettuali si basa sul criterio di inclusività: ciascun concetto inserito in una mappa ha un dato grado di inclusività rispetto agli altri concetti della mappa. Il concetto di inclusività è relativo al processo di costruzione del significato, non all’inclusione fisica. È il compito di apprendimento che determina quale concetto sia più o meno sovraordinato. È questo un punto delicato, affrontato nella prossima diapositiva.

  • Le relazioni sono espresse da “frasi legame”, e queste possono essere raggruppate in varie categorie.

  • Le relazioni inclusive più comuni vanno dal generale al particolare, dall’astratto al concreto, dalla causa all’effetto, indicano un fine - scopo, una sequenza temporale, una suddivisione in parti, un’articolazione o rappresentano un’azione-predicato.



Soggettività del criterio di inclusione



Classificazione delle relazioni inclusive



Un’applicazione della classificazione delle relazioni



Relazione tra struttura cognitiva e mappa strutturale e indicazioni pedagogiche

  • Le "mappe strutturali" sono quelle realizzate da chi apprende un determinato argomento e rappresentano lo sforzo di "disegnare", assimilandolo e ristrutturandolo, un dominio di conoscenza ben definito esternamente al soggetto, cioè "oggettivamente". È evidente che questa tendenza all'aderenza tra struttura dell'allievo e quella derivante dalla fonte esterna non si può ridurre ad una pura "copia", ma occorre trovare i modi per compiere aggiustamenti successivi, ponendosi in una condizione di mediazione diretta, che implica un dialogo reciproco alunno - insegnante, e che può comportare il ricorso ad altri mediatori didattici, diversi dalla mappa concettuale. Ma in quest'ultimo caso la mappa concettuale potrà sempre rimanere a testimoniare la consapevolezza, il "sovraapprendimento", il luogo dove ritornare individualmente, per creare un proprio personale portfolio, o anche il luogo condiviso dove un team o la classe si riconosce e dove si riconoscono i progressi compiuti.

  • Il dialogo pedagogico individuale o con un team di pochi bambini-ragazzi, serve innanzitutto per rendersi conto se il ragazzo-bambino pensa realmente ciò che risulta dalle proposizioni che leggiamo dalla sua mappa, oppure se in realtà egli necessiti solo di un aiuto per trovare le parole giuste. In ogni caso il principio da usare è quello della massima reciprocità e del minimo aiuto: se abbiamo un problema sintattico e di forma, il minimo aiuto potrebbe consistere nel chiedere di operare una scelta tra vari termini proposti da un dizionario dei sinonimi e contrari o nel rileggere semplicemente la proposizione inesatta. Se abbiamo un problema cognitivo o semantico si può rimandare alla lettura attenta della fonte, suggerendo, se occorre, una chiave di lettura particolare. In ogni caso si deve puntare all'autonomia. Da non sottovalutare il rinforzo, nel constatare l'aggiustamento migliorativo fatto dal ragazzo-bambino o dal team.

  • L'aggettivo "strutturale" si riferisce, in definitiva, sia alla struttura cognitiva dell'allievo, della quale la mappa strutturale costituirebbe un'approssimazione più o meno buona, sia alla struttura ben definita della mappa "scientifica", cioè quella depositaria di una sapere convalidato e oggettivato da una fonte o da una serie di scelte fatte in sede di programmazione (anche queste mappabili).



Regole su piccola scala per fare buone mappe concettuali

  • Scegliere le etichette più semplici possibili per i concetti e non scrivere interi periodi in ciascun nodo. Evitare anche l’errore opposto di frammentare il testo piano in tanti nodi quante sono le parole, ricordando che ogni nodo deve contenere un singolo concetto rilevante.

  • In ogni proposizione individuare qual è il concetto da disporre a un livello gerarchicamente superiore e scegliere il termine o le parole più semplici e più possibile accurate al fine di indicare la relazione tra i concetti.

  • Se ci sono più concetti accomunati dallo stesso tipo di relazione, rispetto a un concetto più comprensivo, evitare di concatenarli con “e”, come si farebbe nel testo normale; collegarli, invece, tutti alla stessa frase legame, parallelamente e al di sotto del concetto più inclusivo. In alternativa, se tali concetti si trovano in posizione terminale, si possono elencare tutti in un singolo nodo.

  • Per quanto possibile costruire relazioni binarie dotate di senso compiuto, evitando gerundi, pronomi relativi e congiunzioni che richiedano di tener conto di altri concetti e proposizioni da leggere in sequenza. Occorre rileggere ogni proposizione come a sé stante.

  • Le frasi-legame non devono contenere concetti che potrebbero avere funzione nodale nella struttura della mappa, ma solo quei termini necessari a fungere da collegamento (verbi preposizioni, articoli ecc.)

  • Non inserire lo stesso concetto in diverse regioni nella mappa, anche se con etichette diverse (si può fare eccezione a questa regola per concetti molto comprensivi, e per questo ricorrenti, o per termini con funzione meramente connotativa). Eventualmente accorpare nello stesso nodo i diversi termini denotativi (es. )



Regole su “larga scala”

  • Sviluppare una mappa tenendo conto di una chiave interpretativa o domanda focale precisa (F.Q.)

  • Iniziare a valutare la presenza di concetti più comprensivi di quelli relativi alla domanda focale, che potrebbero essere necessari per inquadrare il contesto e i presupposti per dare senso e autonomia di significato all’intera struttura.

  • Limitare lo sviluppo gerarchico ai livelli strettamente necessari a rispondere alla domanda focale e non introdurre ulteriori legami arbitrari o di tipo associativo con altri concetti generali che sono ausiliari, all’interno della mappa stessa.

  • Se ci sono molti concetti di primo livello, legati al concetto radice (quello al vertice), occorre individuare altri concetti di livello gerarchico intermedio, per raggrupparli in due-quattro categorie al massimo, quindi sviluppare in modo bilanciato tali categorie.

  • Non introdurre un numero eccessivo di collegamenti trasversali, che rendono intricata la mappa, a meno che non tali relazioni tra concetti distanti non indichino effettivamente una migliore penetrazione delle connessioni nella materia trattata.

  • Frazionare argomenti molto vasti, e se occorre strutturarli in dettaglio, in diverse sotto-mappe distinte e collegate tra loro; oppure delineare la sola ossatura dell’argomento complessivo.










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