Studio presentato alla Commissione Studi Civilistici del Consiglio Notarile


) - Problemi di diritto transitorio 1 - Disciplina ante e post riforma - Ratio della modifica



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5) - Problemi di diritto transitorio
1 - Disciplina ante e post riforma - Ratio della modifica

Il decreto legge sulla competitività emanato il 14.03.2005, con un emendamento introdotto in sede di conversione nella Legge n.ro 80 del 14.05.2005 (in vigore dal 15.05.2005), ha apportato una miniriforma nella disciplina predisposta dal legislatore a tutela dei diritti dei legittimari lesi o preteriti, modificando parzialmente il contenuto degli articoli 561 e 563 c.c..

Per l'interesse specifico e più immediato per noi notai l'esame viene limitato alla tutela dei legittimari lesi nei loro diritti per effetto di atti di donazione in vita di beni immobili.

E' noto che nella disciplina codicistica, fino all'apertura della successione del donante, non era riconosciuta alcuna tutela per i soggetti rientranti nella categoria dei legittimari; solo dopo il decesso del donante essi, se preteriti o lesi nei loro diritti, erano legittimati all'esercizio dell'azione di riduzione, potendo contemporaneamente o successivamente, ma condizionatamente all'esito positivo dell'azione in riduzione, agire per la restituzione dei beni oggetto della donazione lesiva, e recuperare i beni "liberi da ogni peso o ipoteca di cui il donatario poteva averli gravati", salvo il disposto del n.ro 8 dell'art.2652 c.c.(art.561 c.c.).

L'azione di restituzione aveva carattere reale perchè in caso di alienazione a terzi da parte del donatario, il legittimario poteva agire per la restituzione del bene lesivo anche nei confronti dei successivi acquirenti, premessa però l'escussione del patrimonio del beneficiario della donazione per il recupero del credito vantato.

Di fronte alle regole di diritto positivo della intangibilità della legittima, del divieto dei patti successori e della irrinunziabilità all'azione di riduzione (art.458 e 557 c.c.), non si avevano rimedi "certi" a tutela del terzo acquirente che solo dopo l'apertura della successione del disponente, decorso inutilmente il termine prescrizionale (10 anni) per l'esercizio dell'azione di riduzione o prima a seguito di espressa rinunzia all'azione, poteva vedere del tutto consolidato il suo acquisto.

Questa situazione creava notevoli preoccupazioni per l'avente causa a titolo oneroso che pur avendo pagato un giusto corrispettivo, si vedeva esposto per lungo tempo alla eventualità di "dover restituire" al legittimario leso quanto acquistato. Nè a suo favore poteva eccepire l'acquisto ad usucapionem, poichè la prevalente giurisprudenza non ha ritenuto applicabile ai beni pervenuti per successione o donazione l'acquisto della proprietà libera e senza pesi per usucapione e la Cassazione ha più volte respinto tale eccezione.

Neppure si poteva considerare compensativa del danno ricadente sul terzo avente causa l'azione di rivalsa nei confronti del suo diretto dante causa, poichè questi quasi sicuramente sarebbe risultato insolvente, dal momento che per legge l'azione di restituzione esercitata dal legittimario leso nei suoi confronti era subordinata alla preventiva escussione del patrimonio del beneficiario della donazione.

Spesso intervenivano caute valutazioni di specifiche situazioni di fatto a convincere le parti ed il notaio sulla opportunità dell'acquisto di beni con provenienza donativa, ma mai regole astratte e di portata generale; spesso i rimedi suggeriti a tutela dei terzi aventi causa trovavano discordi consensi in dottrina e giurisprudenza (così gli interventi fideiussori da parte del donante o dei presunti legittimari, la garanzia per evizione anche per cause sopravvenienti all'atto); spesso le parti si convincevano che era meglio ripristinare con ricorso al mutuo dissenso la situazione preesistente facendo ritornare il bene al donante (sempre che il mutuo dissenso venga qualificato non come contrarius actus bensì come atto risolutorio ex tunc, altrimenti dalla padella si finiva nella brace!), e raramente si faceva ricorso a polizze assicurative il cui onere era tanto più gravoso quanto più lungo era il prevedibile tempo di attesa dell'evento morte.

Per le motivazioni sopra esposte sia il donatario che l'acquirente di beni di provenienza donativa non potevano offrire su detti beni garanzie anche reali per mutui ipotecari e finanziamenti.

Ma allora se dopo il decorso di un determinato periodo di tempo (10 o 20 anni), ricorrendo gli altri presupposti, è possibile usucapire una proprietà, sia per acquisto a non domino che in mancanza di alcun rapporto traslativo, perchè non dare analoga tutela, decorsi i venti anni, all'avente causa dall'effettivo proprietario che trae il suo diritto dal un atto donativo?

Per dare una coerente risposta all'interrogativo e per rimuovere quindi questa asistematica situazione il legislatore ha introdotto con l'art.2 comma 4.novies la miniriforma agli artt.561 e 563 c.c..

Con le modifiche apportate si è voluto cioè consolidare, dopo un certo lasso di tempo (venti anni dalla donazione), la circolazione dei beni pervenuti per donazione, facendo prevalere questa esigenza sull'altra della tutela dei più stretti congiunti: decorso il tempo di venti anni dalla donazione l'azione di restituzione non potrà essere esercitata nei confronti dell'avente causa dal donatario; nel contempo, sempre a tutela dei terzi, se l'azione di riduzione viene esercitata dopo venti anni dalla trascrizione della donazione i beni restituiti non saranno ripuliti dai pesi ed ipoteche creati dopo la donazione.

Il legislatore della riforma tuttavia, dopo aver previsto questo limite temporale al diritto di seguito nei confronti del terzo, allo scopo di tutelare i presunti legittimari "coniuge e parenti in lina retta" ha consentito loro di vanificare l'introdotta limitazione mediante la notifica e trascrizione nei confronti del donatario di "un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione".

Perchè qualificarla "miniriforma"?.

Perchè le attese in materia erano di più ampia portata.

La necessità di assicurare una libera circolazione dei beni pervenuti per donazione, da sempre avvertita dall'operatore del diritto e già evidenziata dalla dottrina in materia, andava coordinata da un canto con la soppressione o limitazione del divieto dei patti successori e con la soppressione degli effetti reali dell'azione restitutoria, limitandone l'esercizio nei soli confronti del beneficiario della donazione.

Solo così i beni pervenuti per donazione sarebbero stati facilmente messi in circolazione e accettati dalle banche a garanzia dei mutui ad esse richiesti.

Ma una riforma di più ampia portata presuppone necessariamente un esame approfondito, un supporto dottrinale, approfondimenti, dibattiti parlamentari e non può formare oggetto di una novella predisposta in fretta ed inserita silenziosamente, in una conversione blindata del decreto sulla competitività.

Orbene se con l'emendamento approvato si è voluta creare una breccia al sistema ed una sensibilità al problema tuttora esistente, plaudiamo alla breccia, ma sollecitiamo e speriamo che in un futuro immediato si possa avere il secondo atto della novella, più ricco di contenuto.(E tali sembrano gli intenti anche del Consiglio Nazionale del Notariato. Cfr. studi 5809C e 5859 approvati nel settembre 2005)

Fermiamoci ora ad esaminare attentamente l'attuale modifica.

L'art.561, nella sua nuova formulazione, prevede che "i pesi e le ipoteche restano efficaci (e quindi i beni non vengono restituiti ripuliti) se la riduzione è domandata dopo 20 anni dalla "trascrizione della donazione" ..... purchè la domanda sia stata proposta entro 10 anni dall'apertura della successione.

La nuova formulazione dell'art.563 introduce al primo comma la limitazione dell'azione nei confronti dei terzi acquirenti degli immobili donati, ove siano trascorsi 20 anni "dalla donazione" (da notare il diverso dies a quo rispetto all'art.561) e aggiunge un terzo comma del seguente tenore: Salvo il disposto del numero 8 dell'art.2652 c.c., il decorso del termine di cui al primo comma (20 anni) e di quello di cui all'art.561, 1° co., è sospeso nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta del donante che abbiano notificato e trascritto, nei confronti del donatario, un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione. Il diritto dell'opponente è personale e rinunziabile. L'opposizione perde effetto se non è rinnovata prima che siano trascorsi venti anni dalla sua trascrizione".

Con la limitazione temporale introdotta al primo comma e il diritto all'opposizione di cui al terzo comma dell'art.563 c.c. come già esposto, si sono volute contemperare le due opposte esigenze di tutela alla base della riforma: agevolare la circolazione dei beni limitando il diritto di seguito a venti anni e mitigare tale tutela attribuendo al legittimario attento il diritto di non far decorrere questo termine; nel contempo, si ritiene sia anche tutelata la posizione del terzo acquirente evidenziando con la trascrizione dell'opposizione il carattere aleatorio del suo acquisto.





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