Studio presentato alla Commissione Studi Civilistici del Consiglio Notarile


Diritto dell'opponente: sua natura giuridica



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2. Diritto dell'opponente: sua natura giuridica - caratteri - Legittimati all'esercizio

Il diritto riconosciuto dal legislatore al "coniuge ed ai parenti in linea retta" di opporsi alla donazione va inquadrato nella categoria dei diritti potestativi, che conferiscono al soggetto il potere di modificare anche nel proprio interesse una determinata situazione giuridica mediante una dichiarazione unilaterale di volontà (Bianca, Diritto Civile, vol.6, La proprietà, pag.36 e segg.): ad esso non è correlato un obbligo o dovere; il destinatario dell'effetto giuridico non è infatti tenuto ad alcuna prestazione in favore del titolare ma è semplicemente esposto al prodursi dell'effetto, pur sempre rimesso alla volontà del disponente.

Nel caso di specie il diritto all'opposizione va esercitato nell'interesse del titolare e l'effetto consiste nella rimozione dei limiti temporali introdotti dalla riforma per l'esercizio dell'azione restitutoria nei confronti dei terzi acquirenti o aventi causa.

La novella qualifica il diritto all'opposizione come diritto "personale" e "rinunziabile" che si esercita mediante notifica al donatario e trascrizione di un atto di opposizione "stragiudiziale".

Carattere personale - Deriva dallo stretto legame con lo status richiesto per gli aventi diritto (coniuge-parenti in linea retta) e pertanto non si ritiene possa essere esercitato da terzi in via surrogatoria o per trasmissione.

Il legislatore nel riconoscere al coniuge e al parente in linea retta il diritto all'opposizione, in deroga alla limitazione appena introdotta, ha inteso tutelare gli interessi di quei più stretti congiunti che potranno essere chiamati alla successione quali legittimari ed a ciascuno di essi ha riconosciuto il diritto all'opposizione.

Da tale previsione non sarebbe in astratto esclusa nessuna categoria di legittimari, poichè l'espressione "parenti in linea retta" comprende i discendenti, e gli ascendenti, chiamati questi ultimi solo potenzialmente quali legittimari nell'eventualità della mancanza dei primi.

In concreto ne resterebbero esclusi quei soggetti che solo dopo il decorso dei venti anni dalla trascrizione della donazione (quando cioè e ormai troppo tardi) assumeranno lo status di "coniuge" (matrimonio contratto dopo i venti anni) o di "parenti in linea retta" (sopravvenienza di figli per nascita o per riconoscimento dopo il decorso del detto termine), determinandosi così una non coincidenza tra i soggetti che hanno esercitato o potuto esercitare il diritto alla opposizione e i soggetti che, quali effettivi legittimari al momento dell'apertura della successione, hanno diritto all'esercizio dell'azione di riduzione e restituzione; ma trattasi di inconveniente, che stante il principio generale della limitazione temporale e dell'esigenza primaria di favorire la circolazione del beni, non consente l'applicazione della deroga (in tal senso anche nelle conclusioni dei predetti studi del C.N.N.).

Il diritto all'opposizione potrà essere esercitato con uno o più atti dai suddetti legittimati all'esercizio (coniuge, ascendenti e discendenti, figli e figli dei figli e così via), indipendentemente dalla loro qualifica di "legittimario" (solo al momento dell'apertura della successione potranno essere individuati i legittimari effettivamente interessati all'azione di riduzione e restituzione e quindi i soli beneficiari degli effetti dell'opposizione) e senza preclusione per coloro che solo dopo la donazione, vengano ad acquistare lo status di coniuge o di parente in linea retta. Non sembra infatti, stante anche la lettera della legge, dover creare discriminazione tra coloro che al momento della donazione siano in possesso dei requisiti parentali richiesti e coloro che tali requisiti acquisiscano dopo la donazione. L'unica discriminante e preclusione all'opposizione si può determinare solo nei casi sopra indicati in cui i requisiti vengono a crearsi dopo l'avvenuto decorso del ventennio dalla donazione.

Il rapporto di coniugio e/o di parentela in linea retta è dunque l'unico presupposto necessario al riconoscimento di un autonomo diritto potestativo per ciascuno dei soggetti in possesso di tale qualifica e giustifica di conseguenza la non trasmissibilità del diritto neppure iure successionis quando il soggetto legittimato muoia prima del decorso del ventennio senza avere esercitato il diritto di opposizione. Se si ammettesse la trasmissibilità, come diritto patrimoniale caduto nell'asse ereditario, si dovrebbe concludere che legittimato all'esercizio potrebbe essere anche l'erede del coniuge o del parente in linea retta che non sia legato al donante da quei vincoli di parentela espressamente richiesti dalla norma, il che sembra proprio non voluto dal legislatore, tanto più che in tali ipotesi sarebbe un diritto inutiliter datum dal momento che detti soggetti non sarebbero poi legittimati all'azione di riduzione e restituzione.(Per la intrasmissibilità si è pronunziato anche G.Petrelli. Di diverso avviso sembrava in un primo momento Busani il quale, pur considerando l'argomento di stretta portata perchè di norma il successore sarebbe anch'egli in possesso dei requisiti personali richiesti per agire iure proprio, stante la natura patrimoniale del diritto, parlava di trasmissibilità del diritto all'opposizione all'erede del legittimario che "defunga senza aver effettuato l'opposizione ma avendo ancora termine per farla" - cfr.studio n.ro 5809/C C.N.N.-. Ma lo stesso Autore nello studio citato, dopo alcune riflessioni sulla possibilità di cessione del diritto inter vivos sembra concludere che la "personalità" del diritto di opposizione significhi possibilità di esercizio di quel diritto solo dai soggetti indicati dalla legge: coniuge e parenti in linea retta del donante. Il che significa "intrasmissibilità")

A conferma della sostenuta intrasmissibilità si ricorda che la dottrina prevalente ritiene i diritti potestativi non autonomamente trasmissibili perchè caratterizzati dal rapporto di accessorietà con una situazione o posizione giuridica, ed eventualmente suscettibili di trasmissione assieme alla situazione cui ineriscono; il che importa che se la situazione è determinata da uno status o da una qualifica soggettiva e in quanto tale intrasmissibile (come nella fattispecie de quo), la trasmissione del diritto potestativo resta in ogni caso preclusa.

Il carattere personale se porta a escludere la cedibilità e trasmissibilità del diritto non impedisce invece che il diritto alla opposizione possa essere esercitato a mezzo procuratore speciale o a mezzo rappresentante legale, nel rispetto delle norme vigenti in materia, perchè in questi casi il diritto resta al soggetto dotato dei requisiti soggettivi richiesti dalla legge e viene esercitato nel suo interesse.

Da rilevare in tema di rappresentanza legale che ove la figura del donante coincide con quella del legale rappresentante del minore (genitore unico esercente la potestà) o di entrambi i genitori si determina una ipotesi di conflitto d'interessi da regolare con l'applicazione delle norme generali in materia e quindi, ove si ritenesse l'atto di opposizione un atto eccedente l'ordinaria amministrazione, occorrerebbe un'istanza al G.T. per la nomina del curatore speciale affinchè lo stesso chieda poi l'autorizzazione all'atto di opposizione. Stessa soluzione va seguita se la donazione è fatta da uno dei genitori all'altro, perchè anche in questo caso c'è conflitto di interessi e con entrambi i genitori, per cui occorre la nomina del curatore speciale. Infine se donante è uno dei genitori esercenti la potestà, l'atto di opposizione per il minore può essere effettuato dall'altro coniuge previa autorizzazione del G.T.(cfr:studio 5809C C.N.N.)

Il carattere personale dell'esercizio può essere affermato anche sotto l'aspetto effettuale. L'opposizione produce effetti solo nei confronti di chi ha esercitato il diritto e non ha alcuna vis espansiva nei confronti degli altri legittimati, per cui ciascuno di essi se vuole tutelare la propria posizione dopo il ventennio deve esercitare "personalmente" il suo diritto.

Quanto detto non può ritenersi in contrasto con la diversa regolamentazione dell'azione di riduzione, perchè diversa è la finalità di tutela delle due azioni, l'una diretta solo a creare i presupposti per un eventuale diritto di seguito nei confronti dei terzi, l'altra diretta a tutelare e far valere diritti già sorti in capo al legittimario ed esistenti nel suo patrimonio.

Carattere della "rinunziabilità" espressamente previsto nella formulazione legislativa. Il legislatore, sempre allo scopo di agevolare la circolazione dei beni, ha rimesso allo stesso legittimario la facoltà di rinunziare al diritto a lui riconosciuto. E questo carattere conferma l'inquadramento del diritto all'opposizione nella categoria dei diritti potestativi: il coniuge o parente in linea retta come possono nel loro esclusivo interesse esercitare o non il diritto, così possono rinunziare preventivamente al suo esercizio, rimuovendo con una manifestazione di volontà negoziale la possibilità di avvalersi della tutela riservata loro dalla legge.

Si è posto il quesito se la rinunzia al diritto di opposizione prevista quando il donante è ancora in vita costituisce deroga al divieto dei patti successori rinunciativi ed alla connessa regola della irrinunziabilità all'azione di riduzione (art. 557 c.c.) fin quando il donante è in vita.

L'interrogativo sotto l'aspetto pragmatico non dovrebbe proprio porsi dal momento che il legislatore ha espressamente previsto la rinunzia all'opposizione e quindi qualsivoglia manifestazione di volontà diretta a tale risultato, sia essa autonomamente manifestata, ovvero inserita nello stesso atto donativo o nell'atto dispositivo a favore del terzo, conserva il suo carattere negoziale autonomo e la sua piena liceità e non deve creare preoccupazione alcuna nella redazione dell'atto.

Ma volendo in linea puramente teorica approfondire l'argomento va in primo luogo precisato:

a) non può trattarsi nella specie di patto successorio rinunciativo, dal momento che il presunto legittimario rinunciando all'esercizio del diritto di opposizione, viene a rinunziare esclusivamente al diritto di sequela nei confronti dei terzi aventi causa, sempre che siano decorso i venti anni, e conserva, ricorrendone i presupposti da valutare al momento dell'apertura della successione, il suo pieno diritto al conseguimento della legittima mediante l'esercizio dell'azione di riduzione e, subordinatamente al suo esito positivo, all'azione di restituzione nei confronti del donatario medesimo fin quando il bene resta nel patrimonio di quest'ultimo e anche nei confronti del terzo avente causa se non sono decorsi i venti anni dalla trascrizione della donazione.

L'elemento causale dell'atto rinunciativo de quo è del tutto diverso da quello di un patto successorio rinunciativo o di una rinuncia all'azione di riduzione vivente il disponente, entrambi vietati dalla legge, proprio perchè diverse ne sono le conseguenze.




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