Studio presentato alla Commissione Studi Civilistici del Consiglio Notarile


- donante (apparente venditore) deceduto



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28.03.2019
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- donante (apparente venditore) deceduto:

a) se durante la vita del disponente non siano state esercitate l'azione di simulazione e trascritto l'atto di opposizione, è possibile l'azione nei confronti dell'avente causa attuale proprietario previa trascrizione delle domande di riduzione e simulazione o di accertamento, sempre che non si sia consumato il ventennio dalla donazione; se il ventennio invece è già decorso nessuna azione restitutoria potrà essere esercitata nei confronti del terzo.


4) Rifiuto della tutela prevista dal terzo comma dell'art.563 c.c.: ex ante: rinuncia al diritto - ex post: revoca della opposizione - Natura - Forma e pubblicità.

La rinunzia è un atto di natura negoziale con il quale il soggetto titolare del diritto soggettivo all'opposizione rinunzia con effetto immediato alla detta opposizione e con effetto mediato all'azione restitutoria nei confronti dei terzi, dopo il decorso dei venti anni.

Legittimati alla rinunzia sono tutti i soggetti legittimati alla opposizione. Si discute se la rinunzia debba essere ricettizia nei confronti del donatario. Gazzoni inquadra gli atti di rinunzia in genere nei negozi non ricettizi trattandosi di atti senza destinatario; secondo altri autori (Natoli-Bigliardi Geri) la rinunzia avrebbe carattere ricettizio o per motivi essenzialmente pratici o per simmetria con il carattere ricettizio del negozio con cui il diritto potestativo viene esercitato.

Nel caso di specie siamo portati ad affermare il carattere "ricettizio" per il menzionato principio di simmetria dal momento che l'atto di opposizione per previsione normativa va notificato al donatario. La rinunzia può essere inserita nello stesso atto di donazione o nel successivo atto dispositivo a favore del terzo, o in atto autonomo; essa presuppone tuttavia l'atto donativo perchè, come l'opposizione, va fatta con riferimento a donazioni individuate ed agli immobili che ne fanno oggetto, ed ha effetto solo per il soggetto rinunziante.

Si è detto (Angelo Busani in Guida Normativa Sole 24 Ore n.100/2005 pag. 52 e seguenti) che tale rinunzia possa precedere l'atto di opposizione o possa essere fatta anche successivamente.

Pur concordando su entrambe le possibilità, sembra più esatto parlare di "rinunzia" quando l'atto è posto in essere prima dell'esercizio della opposizione e parlare di "revoca" per l'atto successivo. La rinunzia infatti è una manifestazione di volontà impeditiva dell'esercizio del diritto (Gazzoni parla di "rifiuto impeditivo"), mentre la revoca intesa come ritrattazione facoltativa di un atto giuridico agisce sull'atto già posto in essere e sui suoi effetti rimuovendoli ex tunc, o ex nunc ed avrà natura negoziale se l'atto revocato ha tale natura.

Benvero la norma fa riferimento al carattere "rinunziabile" del diritto all'opposizione e non al carattere "revocabile", il che ha fatto dubitare sulla possibilità della revoca una volta che l'atto di opposizione sia stato notificato e trascritto (così Petrelli, Rassegna cit.).

Ma si ritiene possibile la revoca proprio perchè l'atto da revocare è stato posto in essere nell'interesse esclusivo del presunto legittimario, e non ha prodotto effetti diretti nella sfera giuridica del terzo; di conseguenza la rinunzia all'opposizione è un atto che non determina per il terzo alcuna perdita di diritti già acquisiti.

Per escludere la revocabilità, che sicuramente non lede il principio del neminem ledere, non soccorre neppure la tutela di un generico interesse di terzi che, sul presupposto della trascritta opposizione, si siano astenuti dall'acquistare diritti sui beni oggetto della donazione, perchè trattasi di generiche aspettative di fatto cui l'ordinamento non presta tutela.

La stessa situazione si potrebbe prospettare nel caso in cui sia messa in vendita una unità immobiliare gravata da formalità ipotecarie pregiudizievoli (sequestri, pignoramenti, iscrizioni di ipoteche, etc.) tali da dissuadere un terzo interessato di addivenire all'acquisto, e la stessa unità sia successivamente liberata da ogni gravame e venduta ad altro interessato.

Sulla forma degli atti di rinunzia e revoca, nel silenzio della legge, si sostiene che la rinunzia in senso stretto, cioè fatta prima dell'opposizione non debba rivestire alcuna forma solenne, che possa essere inserita anche nell'atto di donazione o in quello dispositivo successivo, che possa provenire anche da uno solo dei soggetti interessati, e addirittura che possa essere fatta in forma tacita.

Ma anche se solo sotto l'aspetto pratico o per simmetria sembra preferibile ritenere che una tale rinunzia debba rivestire la stessa forma dell'atto cui si rinunzia. Piuttosto il problema è per la trascrivibilità, che in ogni caso avrebbe solo l'effetto di pubblicità notizia. Petrelli, in considerazione dell'effetto riconducibile alla rinunzia (estinzione del diritto potestativo all'opposizione), ritiene che non sia soggetta a trascrizione perchè il suindicato effetto non rientra fra quelli per cui è prevista la trascrizione (cfr. art. 2645 c.c.) e per il principio della tassatività degli atti trascrivibili.

Per la revoca, sempre per il più volte richiamato principio di simmetria, si ritengono essenziali i requisiti di forma e pubblicità richiesti per l'atto di opposizione: atto scritto autenticato o pubblico (art. 2657 c.c. forma necessaria per l'adempimento della pubblicità immobiliare), sua notifica al donatario e annotamento a margine della trascrizione dell'opposizione ex art.2655 c.c..




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