Sui disegni di legge



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SEGRETERIA COMMISSIONE

GIUSTIZIA

SENATO

AUDIZIONI

SUI DISEGNI DI LEGGE

NN. 14 E CONNESSI

(DISCIPLINA DELLE COPPIE DI FATTO E DELLE UNIONI CIVILI)

CONTRIBUTI DEGLI AUDITI

GENNAIO 2015

(aggiornata al 3 febbraio)





Dott. Maurizio D'Errico - Presidente Consiglio Nazionale del Notariato 3

Prof.Avv. Maria Elisa D’Amico- Prof.Ordinario Diritto Costituzionale Università statale di Milano 7

Prof. Massimo Gandolfini - Presidente nazionale Associazione "VITA E' " 23

Avv. Gianfranco Amato - Presidente Associazione "Giuristi per la vita" 26

Prof.Maria Malagoli Togliatti-Prof.Ord.Facoltà Medicina e Psicologia-Università Sapienza Roma
29

Prof. Ferruccio Tommaseo - Ordinario diritto processuale civile Università di Verona 32

Dott. ssa Maria Gabriella Luccioli - Presidente 1a Sezione Corte di Cassazione 41

Prof. ssa Barbara Pezzini - Ordinaria di diritto costituzionale, università di Bergamo 50

Avv. Belletti e Avv. Pillon - Forum delle associazioni familiari 68

Dott. Giacinto Bisogni - Magistrato I sezione civile Corte di Cassazione 71

Prof. Cigoli- Ord.Psicologia clinica e Prof.ssa Scabini - Prof.Ord.Psicologia sociale 78

Avv. Giancarlo Cerrelli - Vice presidente nazionale Unione giuristi cattolici 87

Dott. Marco Gattuso - Magistrato II sezione civile tribunale di Bologna 93

Prof.ssa Giuditta Brunelli- Prof.ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico - Università di Ferrara 108

Prof. Lingiardi-Psichiatra,psicoanalista Prof. Ord.Facoltà Medicina e Psicologia Sapienza 113

Dott.ssa Gloria Servetti, Tribunale di Milano 121

Dott.ssa Monica Velletti, magistrato, giudice presso la Prima Sezione civile Tribunale di Roma 140



Dott. Maurizio D'Errico - Presidente Consiglio Nazionale del Notariato




Senato della Repubblica
II Commissione Giustizia
Audizione del Consiglio Nazionale del Notariato sullo schema di testo unificato A.S. 14 e connessi in materia di disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili

13 gennaio 2015

Illustre Presidente, Onorevoli Senatori,


il Consiglio Nazionale del Notariato esprime un particolare ringraziamento per questa occasione di illustrare il proprio punto di vista sui disegni di legge n.14 e connessi ed in particolare sul testo unificato relativo alla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” presentato dalla relatrice del provvedimento, Senatrice Monica Cirinnà.

Il Notariato, nel rispetto delle prerogative proprie del Parlamento e consapevole della particolare delicatezza delle questioni relative alle unioni tra persone dello stesso sesso, cui è dedicato il Titolo I del disegno di legge in discussione, intende limitare le proprie considerazioni alla disciplina delle convivenze, cui è dedicato il Titolo II del medesimo disegno di legge, salva ovviamente la disponibilità a rispondere anche ad eventuali domande che la Commissione voglia formulare in ordine a specifici aspetti della disciplina delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Con specifico riferimento al tema delle convivenze, va segnalato come secondo i dati forniti dall’Istat il numero delle convivenze, nel nostro Paese, è in continua crescita, mentre al contrario è in calo il numero dei matrimoni (secondo il report 2011, nel 2011 sono stati celebrati 204.830 matrimoni, 12.870 in meno rispetto al 2010, mentre tra il 2007 e il 2011 le convivenze sono pressoché raddoppiate passando da 500.000 a 972.000). Alla base di questa tendenza vi sono ragioni di tipo culturale, ma prima ancora patrimoniale. In altri termini, complice anche la crisi economica, la convivenza si presenta inevitabilmente non solo quale espressione di un nuovo sistema valoriale o di una visione più aperta e disillusa delle relazioni interpersonali, bensì quale “strategia economica adattativa” necessaria per fronteggiare una situazione economica sempre più precaria ed instabile.

Ad oggi l’ordinamento italiano -nonostante l’ampia diffusione delle convivenze- non appresta una tutela sufficientemente completa a quanti decidano di dar vita ad un rapporto di coppia al di fuori del matrimonio. Ciò non solo perché non è consentito formalizzare il rapporto in altro modo che non sia quello del matrimonio, ma anche perché al di fuori di quest’ultimo non c’è che una tutela assolutamente parziale. Se è vero che la coppia di fatto non può ritenersi del tutto priva di diritti e di doveri (secondo l’opinione concorde degli studiosi della materia, è la stessa carta costituzionale all’art. 2 ad attribuire legittimità alla convivenza di fatto quale formazione sociale nella quale ciascuno dei partner sviluppa la propria personalità), tuttavia tale status è privo di una definizione sistematica in quanto rimesso a isolate previsioni normative sparse nella legislazione speciale (che equiparano il convivente al coniuge sulla base di una valutazione di opportunità di volta in volta compiuta dal legislatore) o alla buona volontà della giurisprudenza, con inevitabile compressione della certezza del diritto: si pensi, per esempio, alla sentenza n. 23725 del 16 settembre 2008 con cui la Cassazione ha riconosciuto anche al convivente more uxorio il diritto al risarcimento del danno per la morte del congiunto, ovvero alla sentenza n.3548/2013, che ha riconosciuto il diritto a succedere nel contratto di locazione al convivente defunto anche in assenza di figli (interpretando estensivamente la sentenza n.404/1988 della Consulta, che aveva sancito l'illegittimità costituzionale dell'articolo 6 della L. 392/1978).

Al momento, pertanto, il riconoscimento e la garanzia dei diritti della coppia convivente sono inevitabilmente condizionati dalla circostanza che il giudice, chiamato a dirimere un conflitto, riscontri nel caso concreto la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia non sposata, con conseguente svalutazione della meritevolezza della tutela delle convivenze, affermata dalla Corte Costituzionale in relazione all’art. 2 della Costituzione.

Sul tema delle convivenze more uxorio o, più segnatamente, sul tema dei diritti connessi al rapporto di convivenza, il nostro ordinamento è in ritardo rispetto agli altri Paesi Europei, la maggior parte dei quali ha infatti adottato una disciplina specifica. Ne consegue inevitabilmente che sino a quando non sarà introdotta una disciplina normativa delle fattispecie in questione il riconoscimento e la garanzia dei diritti di conviventi, in Italia, resteranno subordinati inevitabilmente alla discrezionalità dell’autorità giudiziaria che fosse chiamata a dirimere eventuali conflitti, la quale potrà ritenere sussistenti o meno alcuni dei diritti derivanti da simili rapporti.



Il Notariato è ben consapevole delle esigenze di tutela reclamate dai cittadini che vivono rapporti di convivenza non matrimoniale, poiché essi spesso si rivolgono al notaio (professionista “di prossimità”) per individuare strumenti privatistici di tutela, peraltro non sempre conseguibili a legislazione vigente: se è possibile disciplinare sul piano contrattuale alcuni dei profili patrimoniali relativi alla convivenza od alle conseguenze della cessazione del rapporto, è evidente invece come lo strumento contrattuale non possa costituire la risposta a qualsiasi mancanza di disciplina legale. Ad esempio, non è oggi possibile sopperire al mancato inserimento del convivente nel novero degli eredi necessari, così come esula dalla regolamentazione pattizia la disciplina successoria, sicché le aspettative legate all’apertura della successione del partner potranno essere soddisfatte solo ricorrendo a un testamento contenente clausole redatte in modo accorto e ben ponderato. Non solo, ma è evidente come un qualsiasi accordo contrattuale non può avere ad oggetto diritti o situazioni indisponibili in quanto privi di carattere patrimoniale (per esempio, non si potranno regolamentare i rapporti personali imponendo un obbligo di convivenza, piuttosto che di fedeltà, né tanto meno sarà possibile regolare i rapporti tra i genitori conviventi e i figli).

Per questi motivi il notariato ha, da tempo, studiato con viva attenzione il fenomeno dei contratti di convivenza e, proprio al fine di soddisfare le istanze provenienti dai conviventi che intendano regolamentare sul piano contrattuale gli aspetti patrimoniali del loro rapporto, ha predisposto un vademecum per la stipula di convenzioni in questa materia. In particolare, si tratta di una guida operativa che descrive analiticamente le clausole che i contraenti possono eventualmente inserire, a normativa vigente, in un contratto di convivenza per disciplinare i loro reciproci rapporti. La guida, il cui testo è allegato alla presente memoria, è stata illustrata ai cittadini nel corso di una giornata di informazione che si è tenuta presso tutti i consigli notarili distrettuali il 30 novembre 2013.

Il Notariato, pertanto, condivide l’opportunità di intervenire legislativamente per approntare una disciplina in grado di offrire una soluzione ai cittadini che, pur non intendendo contrarre matrimonio, vogliano regolamentare il proprio rapporto di convivenza, con conseguente riconoscimento di diritti ed obblighi (alcuni dei quali non derogabili) liberamente assunti nell’ambito di una “cornice” approntata dal legislatore.

Alla luce di quanto sopra esposto, si comprende altresì come sia fortemente condivisa dal Notariato l’impostazione data dal disegno di legge in esame alla disciplina delle convivenze, la quale risulta basata:

- sul riconoscimento di alcuni diritti fondamentali (assistenza in caso di malattia o ricovero, attribuzione del diritto di abitazione in caso di morte del convivente proprietario, attribuzione ai conviventi dei titoli di preferenza per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, obbligo alimentare) ai cittadini stabilmente conviventi da un certo tempo;

- sull’eventuale riconoscimento di ulteriori diritti ai conviventi che intendano dare una disciplina pattizia al loro rapporto (provvedendo a registrarlo negli atti anagrafici), così valorizzando nella maniera più ampia possibile l’autonomia privata.

L'approvazione della riforma in discorso permetterà ai cittadini, in assoluta libertà, di scegliere tra una semplice unione di fatto, che in presenza di taluni requisiti di stabilità comporta il riconoscimento di alcuni diritti minimi (sui quali ci si soffermerà più criticamente nel prosieguo), ovvero se optare per la stipulazione di un contratto di convivenza che appronti una disciplina più analitica dei rispettivi obblighi e diritti, sia di carattere personale che di carattere patrimoniale.

Non solo, ma il Notariato guarda favorevolmente all’impianto della riforma che, con riferimento all’ambito di applicazione della disciplina dei patti di convivenza, di cui agli articoli 14 e seguenti del disegno di legge unificato, consente di ricomprendere una pluralità di forme relazionali, non necessariamente caratterizzate da vincoli di carattere sentimentale, venendo così incontro ad esigenze diverse ma assai diffuse nella società (si pensi alle convivenze tra soggetti legati da vincoli di parentela, quali ad esempio zio e nipote, ovvero a rapporti non parentali connotati da finalità assistenziali e di solidarietà). L’articolo 14 del disegno di legge in esame, infatti, individua compiutamente l’oggetto del contratto, rappresentato dalla disciplina dei rapporti patrimoniali nell’organizzazione della vita in comune dei contraenti, senza specificare la natura del rapporto, né dell'appartenenza ai diversi generi, il che rende tale strumento contrattuale accessibile a tutti cittadini prescindendo da qualsivoglia considerazione in ordine agli orientamenti sessuali.

Tale aspetto, a parere del Notariato, attribuisce agli accordi in questione una particolare connotazione positiva che (indipendentemente dall’introduzione di una disciplina unitaria sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso) merita di essere perseguita in quanto in grado di valorizzare la libertà e l’autonomia delle parti contraenti.

Schema di testo unificato corretto

proposto dalla relatrice per i disegni di legge nn. 14 e connessi
Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso

e

disciplina delle convivenze

Audizione





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