Sulle tracce della lingua



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Valerio Cuccaroni




UN POETA NEOVOLGARE

Franco Scataglini nella poesia italiana del secondo Novecento



Indice

Introduzione p. 5


I. Il contesto 7


1. Il “nuovo” 7

2. Il post-ermetismo iniziale 7

3. L’impegno politico 8

4. Pasolini e la poesia dialettale del Novecento 8

5. Pound, Contini e il mito delle origini romanze 9

II. La poetica 12


1. Je ne sais plus parler 13

2. Coscienza dialettica 14

3. Coscienza poetica 14

4. Pasolini-Gramsci Scataglini-Adorno 15

5. Il dialetto come lapsus della disperazione 16

6. Il metro e la musica 20

7. Un trovatore maledetto 23

III. La manifestazione linguistica 36


1. Premessa 36

2. Dall’italiano al dialetto 38

3. Un poeta neovolgare 40

4. Modelli 42



  1. Dalla quartina al poemetto 47

  2. Il poema ovvero Nomina sunt consequentia rerum 53

Bibliografia 60


Alla matrice e al marchio

A mia madre e a mio padre

UN POETA NEOVOLGARE

Degli inizi non si è mai contemporanei.

Guido Guglielmi



Introduzione
Scopo della ricerca sintetizzata nella pagine che seguono era quello di individuare l’esatta genesi, la natura e la qualità della lingua d’autore di Franco Scataglini. Realizzarlo ha significato domandarci come egli sia pervenuto dall’italiano “post-ermetico” (Raffaeli) della sua plaquette d’esordio Echi (1950) a quella “sorta di variante preziosa e sperimentale, pigmentata, della lingua letteraria” (Mengaldo), al dialetto cioè stilizzato delle opere successive, grazie al quale ha peraltro ottenuto il definitivo riconoscimento da parte della critica e dell’elitario pubblico della poesia contemporanea.

Abbiamo dovuto scandagliare l’intera opera in versi per tracciare le coordinate di quel trapasso, abbiamo dovuto ricercare nel laboratorio del poeta (tra dichiarazioni di poetica, interviste, scartafacci, ecc.) le bozze, i piani teorici che hanno condotto alla definitiva realizzazione, alla “maravigliosa macchina” linguistica di E per un frutto piace tutto un orto (1973), So’ rimaso la spina (1977), Carta laniena (1982) e Rimario agontano (1987), sintesi delle precedenti raccolte a cui il poeta ha voluto aggiungere la sezione Laudario, formata da poesie scritte tra il 1982 e il 1986.

Per valutare esattamente la fisionomia dell’opera di Franco Scataglini all’interno del panorama poetico italiano del secondo Novecento, ci siamo visti costretti a tracciare un breve profilo storico-culturale, che inquadrasse il cammino dell’autore verso il linguaggio poetico, nel più vasto orizzonte di dibattiti e realizzazioni originali che hanno segnato la seconda metà del secolo passato.

Perché infine l’opera in versi di un dialettale non sia considerata soltanto a partire “dalla linguistica per finire con la sociologia”, come denunciava lo stesso Scataglini in un’intervista rilasciata a Davide Rondoni («clanDestino», anno V, n. 4), ma si pregi anche di una analisi estetica, abbiamo voluto analizzare la poesia di Scataglini nella sua manifestazione linguistica, a partire dai presupposti di poetica alla base dell’opera, per scoprire in che modo e fino a che punto essi siano stati realizzati.

Sicuri che la figura di questo autore periferico, con la sua lingua così difficile da definire e la sua originalissima poetica, potrà inquietare non poco il mondo della letteratura italiana negli anni futuri, ci auguriamo che il nostro lavoro serva in qualche modo quale stimolo alla sua lettura e quale contributo alla sua comprensione.

Nota

Abbiamo ritenuto opportuno abbreviare i titoli delle raccolte poetiche dell’Autore, vista l’alta frequenza dei rinvii:


E = F. Scataglini, Echi, Edizioni L’Obliquo, Brescia 1997, già edito dallo Stabilimento Tipografico S.E.V.A., Ancona 1950
F = id., E per un frutto piace tutto un orto, Edizioni L’Astrogallo, Ancona 1973
RS = id., So’ rimaso la spina, ivi 1977
C = id., Carta laniena, Residenza, Ancona 1982
RA = id., Rimario agontano (1968 - 1986), a cura di F. Brevini, Scheiwiller, Milano 1987
R = id., La rosa, prefazione di C. Segre, Einuadi, Torino 1992
S = id., El Sol, Mondadori, Milano 1995.
Moltissime volte anzi la più parte si prende l’amor della gloria per l’amor della patria. P[er] e[sempio] si attribuisce a questo la costanza dei greci alle termopile, il fatto d’Attilio Regolo (se è vero) ec. ec. le quali furono puri effetti dell’amor della gloria, cioè dell’amor proprio immediato ed evidente, non trasformato ec. Il gran mobile degli antichi popoli era la gloria che si prometteva a chi si sacrificava per la patria, e la vergogna a chi ricusava questo sacrifizio, e però come i maomettani si espongono alla morte, anzi la cercano per la speranza del paradiso che gliene viene secondo la loro opinione, così gli antichi per la speranza, anzi certezza della gloria cercavano la morte i patimenti ec. ed è evidente che così facendo erano spinti da amor di se stessi e non della patria.

Giacomo Leopardi, Zibaldone, [67-68].



Capitolo primo

Il contesto


Franco Scataglini esordisce come poeta all’età di vent’anni, con una plaquette di versi di stampo “post-ermetico”, intitolata significativamente Echi, stampata grazie ai soldi di uno zio d’America, presso lo Stabilimento Tipografico S.E.V.A nel 1950. Ma l’immaturità del tentativo è testimoniata dagli oltre vent’anni trascorsi tra questa e la successiva opera, E per un frutto piace tutto un orto (1973), ma soprattutto dal radicale mutamento di linguaggio sopravvenuto - dall’italiano, pieno di “echi” letterari appunto, al dialetto periferico della sua città, Ancona, al contrario poverissimo di tradizione letteraria, non soltanto popolare.

Questo radicale mutamento non deve impedirci però di indagare cosa ci fosse prima di esso, perché solo così potremmo capire veramente ciò che ci interessa, il dopo.



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