Superare il ruolo della semplice trasmissione culturale di conoscenze e di valori



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16.12.2017
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Come sappiamo, in passato, la pedagogia ufficiale riteneva che bastasse una buona preparazione culturale di base per insegnare, ovvero l’insegnante con il proprio bagaglio culturale di conoscenza e di esperienza, costituiva la garanzia per la buona riuscita della didattica.

  • Come sappiamo, in passato, la pedagogia ufficiale riteneva che bastasse una buona preparazione culturale di base per insegnare, ovvero l’insegnante con il proprio bagaglio culturale di conoscenza e di esperienza, costituiva la garanzia per la buona riuscita della didattica.

  • Ebbene oggi questo concetto, nel corso del tempo viene superato:

  • quello che caratterizza un buon insegnante è il fatto di riuscire a superare il ruolo della semplice trasmissione culturale di conoscenze e di valori, nella considerazione che, oltre ai contenuti, un buon docente debba:



In questo contributo verranno trattati i vari aspetti e le varie dinamiche della «didattica per competenze”, in modo tale da offrire interessanti spunti ai docenti da approfondire, eventualmente, sia a livello teorico, sia a livello di esperienze didattiche significative

  • In questo contributo verranno trattati i vari aspetti e le varie dinamiche della «didattica per competenze”, in modo tale da offrire interessanti spunti ai docenti da approfondire, eventualmente, sia a livello teorico, sia a livello di esperienze didattiche significative

  • La didattica si preoccupa essenzialmente di allestire e gestire “ ambienti di apprendimento” .

  • Questo vuol dire che essa si occupa della creazione di particolari contesti con lo scopo di favorire l’apprendimento da parte degli alunni.

  • Per poter creare tali ambienti didattici, l’insegnante si avvale di alcuni elementi come: le strategie d’intervento, modi di porsi e strumenti concettuali.

  • Tutto ciò lo possiamo definire un bagaglio teorico a cui è opportuno far riferimento per poter creare dei contesti di apprendimento adatti alle varie esigenze della classe.



Se ci riferiamo ad una scuola delle competenze , il successo scolastico non può misurarsi solo in rapporto alle promozioni e alle non promozioni;

  • Se ci riferiamo ad una scuola delle competenze , il successo scolastico non può misurarsi solo in rapporto alle promozioni e alle non promozioni;

  • anzi la competenza deve essere intesa in modo più complessivo,

  • ovvero deve diventare

  • una delle coordinate dei curricoli da costruire

  • e soprattutto un elemento fondante

  • del contratto didattico con gli allievi.

  • Se poniamo questa logica come base del nostro insegnamento, il successo scolastico dovrà essere inteso come successo formativo, vale a dire come base per acquisire quelle competenze che permettono l’inserimento nella società con il proprio saper essere e come raggiungimento degli obiettivi.





« Le competenze costituiscono il significato dell’istruzione, sono in grado di dare motivazione alle abilità, alle conoscenze e ai contenuti disciplinari.

  • « Le competenze costituiscono il significato dell’istruzione, sono in grado di dare motivazione alle abilità, alle conoscenze e ai contenuti disciplinari.

  • Attraverso la didattica per competenze, riusciamo a rispondere alle domande degli studenti, che celano un bisogno profondo di attribuire senso al proprio apprendimento e al proprio lavoro:

  • «Perché studiamo la storia?»,

  • «A che serve imparare i polinomi e i sistemi di equazioni?»

  • . Nella didattica per competenze, si continua a studiare la storia e a risolvere i sistemi di equazioni, ma legando tali conoscenze e abilità a problemi concreti o ancorati alla realtà, oppure attraverso mediatori didattici e organizzazioni capaci di catturare l’interesse dell’allievo e mobilitare le sue risorse personali

  • Franca Da Re «La didattica per competenze»



Pensiamo, ad esempio, alla ricostruzione di un fatto storico come l’olocausto.

  • Pensiamo, ad esempio, alla ricostruzione di un fatto storico come l’olocausto.

  • Lo scopo per cui noi affrontiamo tale evento non può essere soltanto storico.

  • Il significato più alto è di cittadinanza, cioè quello di stimolare negli allievi riflessioni critiche sui valori dell’umanità, della convivenza, della democrazia, perché essi arrivino alla conclusione che tali fatti non dovrebbero mai più accadere.

  • Se la ricostruzione che noi proponiamo alla classe fosse una ricerca attiva da parte degli allievi di testimonianze, immagini, testi e si concretizzasse nella realizzazione di un PowerPoint o di un documentario dove testi informativi e immagini venissero accompagnati da musiche e testi letterari o poetici pertinenti (Primo Levi, Salvatore Quasimodo, Joyce Lussu), il linguaggio letterario e artistico avrebbe una funzione potentissima:

  • quella di connotare emotivamente l’informazione, rendendola significativa e cementando gli elementi costitutivi della competenza di cittadinanza.

  • Nello stesso tempo, i poeti e i letterati assumerebbero agli occhi degli allievi l’alta statura di testimoni che compete loro.























































Appartengono ALLA FASE DI INPUT le operazioni utili per la raccolta delle informazioni (attenzione, precisione, percezione degli stimoli, registrazione,…)

  • Appartengono ALLA FASE DI INPUT le operazioni utili per la raccolta delle informazioni (attenzione, precisione, percezione degli stimoli, registrazione,…)

  • Appartengono ALLA FASE DI ELABORAZIONE le funzioni mentali dell’immagazzinamento (acquisizione, confronto sistematico, recupero delle informazioni, ecc.): l’informazione raccolta viene elaborata per raggiungere gli obiettivi prefissati per un dato compito.

  • Appartengono ALLA FASE DI OUTPUT le prestazioni con cui i dati, immagazzinati ed elaborati, vengono organizzati nel compito dato.



Spesso delle funzioni cognitive carenti in una delle tre fasi riflettono un basso grado di attitudine e motivazione, una mancanza di prerequisiti e strategie di apprendimento e di bisogni primari oppure, una incapacità strutturale.

  • Spesso delle funzioni cognitive carenti in una delle tre fasi riflettono un basso grado di attitudine e motivazione, una mancanza di prerequisiti e strategie di apprendimento e di bisogni primari oppure, una incapacità strutturale.

  • La gravità del danno in una fase può, a volte, compromettere la funzionalità di un’altra fase.

  • Il modello elaborato da Feuerstein ha analizzato i principali deficit che un soggetto può presentare in ciascuna di queste tre fasi.









Il termine attenzione non ha una definizione condivisa ed univoca, ma presenta diverse dimensioni.  indica l'atto di rivolgere e applicare la mente a uno stimolo, cioè il processo che consente di indirizzare e concentrare l'attività psichica su un determinato oggetto, di ordine sia sensoriale, sia rappresentativo. La selezione dello stimolo su cui si rivolge l'attenzione, tra i molti percepiti, dipende sia dalle sue caratteristiche, sia dalle motivazioni e dall'esperienza soggettive. Secondo il prevalere dell'uno o dell'altro di questi elementi e del loro combinarsi, ci sarà un maggiore o minore livello di attenzione nello stesso individuo e in individui diversi. 

  • Il termine attenzione non ha una definizione condivisa ed univoca, ma presenta diverse dimensioni.  indica l'atto di rivolgere e applicare la mente a uno stimolo, cioè il processo che consente di indirizzare e concentrare l'attività psichica su un determinato oggetto, di ordine sia sensoriale, sia rappresentativo. La selezione dello stimolo su cui si rivolge l'attenzione, tra i molti percepiti, dipende sia dalle sue caratteristiche, sia dalle motivazioni e dall'esperienza soggettive. Secondo il prevalere dell'uno o dell'altro di questi elementi e del loro combinarsi, ci sarà un maggiore o minore livello di attenzione nello stesso individuo e in individui diversi. 





Nelle situazioni di piacevole sfida, nella convinzione di poter riuscire, l’organismo rilascia neurotrasmettitori fondamentali per fissare le «tracce mnestiche» , cioè per introiettare e poi ricordare l’input che viene recepito.

  • Nelle situazioni di piacevole sfida, nella convinzione di poter riuscire, l’organismo rilascia neurotrasmettitori fondamentali per fissare le «tracce mnestiche» , cioè per introiettare e poi ricordare l’input che viene recepito.

  • In caso di stress negativo, di ansia, di paura di non riuscire, invece, l’organismo rilascia uno steroide che lo prepara a fronteggiare il pericolo: nasce un conflitto tra l’amigdala, una ghiandola «emozionale» posta al centro del cervello e l’ippocampo, ghiandola chiave per la memorizzazione a lungo termine, per indirizzare le nuove informazioni e recuperare quelle esistenti nella memoria a lungo termine.

  • Ne consegue che le attività didattiche stressanti sono inutili non solo su un piano genericamente psicologico, ma per ragioni di funzionamento del cervello.















Il successo scolastico, si può raggiungere attraverso una serie di strategie didattiche, tese a valorizzare il potenziale di apprendimento di ciascun alunno e a favorire la sua autonomia.

  • Il successo scolastico, si può raggiungere attraverso una serie di strategie didattiche, tese a valorizzare il potenziale di apprendimento di ciascun alunno e a favorire la sua autonomia.

  • Per far ciò è necessario, innanzi tutto, che l'alunno non acquisisca solo conoscenze ma soprattutto abilità e competenze, e tra queste quella di “imparare ad imparare ”, cioè la padronanza di una serie di consapevoli strategie che gli permettano di continuare ad imparare nel modo per lui più giusto.

  • Ma come è possibile fare ciò?

  • Cosa può fare l'insegnante per sostenere e sviluppare questa competenza?

  • Una risposta ci viene dagli studi sui processi di apprendimento e in particolare sulla metacognizione.







Ruolo dell’insegnante è quello di dare un feedback continuo sulla prestazione e l’impegno, in modo da mantenere nello studente un atteggiamento positivo e attivo nei confronti dello studio

  • Ruolo dell’insegnante è quello di dare un feedback continuo sulla prestazione e l’impegno, in modo da mantenere nello studente un atteggiamento positivo e attivo nei confronti dello studio

  • rendendo lo studente più sensibile ai propri problemi di studio ;

  • insegnandogli a padroneggiare varie strategie di studio;

  • insegnandogli un atteggiamento positivo e motivato verso lo studio;

  • rendendolo consapevole del proprio modo di apprendere

  • Uno studente con un approccio metacognitivo nei confronti dello studio è quindi uno studente strategico, cioè che sperimenta l’utilizzo costante e consapevole di adeguate strategie di apprendimento.





Condurre gli alunni verso una dimensione metacognitiva dell’apprendimento significa avviarli alla consapevolezza delle operazioni mentali attuate, delle conoscenze e abilità utilizzate per svolgere un compito. 

  • Condurre gli alunni verso una dimensione metacognitiva dell’apprendimento significa avviarli alla consapevolezza delle operazioni mentali attuate, delle conoscenze e abilità utilizzate per svolgere un compito. 

  • Quanto più precocemente si introdurrà l’abitudine a una riflessione sul lavoro svolto, tanto maggiori saranno le ripercussioni positive sul processo di apprendimento. In attività di tipo metacognitivo i ragazzi, oltre a sviluppare le abilità cognitive “primarie” (leggere, scrivere, calcolare ecc.), dovranno porre in atto l’abilità “superiore” di acquisire coscienza di ciò che stanno facendo, del perché lo stanno facendo, di quando è opportuno farlo. Sollecitare i ragazzi ad assumere maggiore consapevolezza delle proprie operazioni mentali (a partire dai processi spontanei), nel corso di un’attività d’apprendimento, consentirà loro sia di rendere i processi cognitivi implicati maggiormente riconoscibili, quindi riutilizzabili in altri contesti (“trasversali”), sia di migliorarne l’efficacia.





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  • In un ambiente costruttivista l’insegnante non è più colui che trasmette un sapere pre-confezionato, ma colui che progetta ed allestisce il setting di lavoro più adatto allo scambio ed al conflitto cognitivo per consentire agli studenti di elaborare percorsi di apprendimento significativo ed intenzionale, un setting, quindi, che affida all’insegnante compiti relativi alla gestione di gruppi, al controllo dei processi in atto, alla rilevazione-valutazione delle dinamiche emergenti.

  • L’insegnante :

  • •sostiene i suoi studenti e li stimola nel tentativo di rafforzare in loro la motivazione ad apprendere,

  • • favorisce ipotesi di lavoro che richiedono agli studenti una partecipazione consapevole e responsabile,

  • •diviene mentore e guida lungo un percorso che affida in prima persona allo studente il compito di costruirsi la conoscenza.

  • Deve rinunciare a dare risposte e, lavorando in modo particolare anche sulle tecniche di relazione e di comunicazione, contribuire a stimolare la discussione con domande, presentando una serie di problemi che non richiedono una soluzione, ma che lasciano ai singoli gruppi o ai singoli studenti diverse possibilità di scelta. Invece per quanto riguardo lo studente in un contesto costruttivista, egli non solo assume un ruolo centrale all’interno del processo di apprendimento, ma viene fortemente responsabilizzato e continuamente sollecitato ad intraprendere scelte in piena autonomia dopo a verle negoziate con gli altri componenti del gruppo.



Gli studiosi che si rifanno alla corrente del costruttivismo hanno a più riprese sottolineato come i processi cognitivi, le capacità metacognitive, l’autostima e più in generale le motivazioni ad apprendere siano strettamente correlate alle dinamiche relazionali tra i diversi attori in gioco ed hanno inoltre evidenziato l’importanza, per il raggiungimento di specifiche finalità didattiche, delle diverse interazioni tra studenti e tra studenti e docenti.

  • Gli studiosi che si rifanno alla corrente del costruttivismo hanno a più riprese sottolineato come i processi cognitivi, le capacità metacognitive, l’autostima e più in generale le motivazioni ad apprendere siano strettamente correlate alle dinamiche relazionali tra i diversi attori in gioco ed hanno inoltre evidenziato l’importanza, per il raggiungimento di specifiche finalità didattiche, delle diverse interazioni tra studenti e tra studenti e docenti.



L'apprendimento cooperativo una nuova visione pedagogica e didattica che utilizza il coinvolgimento emotivo e cognitivo del gruppo come strumento di apprendimento ed alternativa alla tradizionale lezione frontale. Questa espressione, quindi, fa riferimento ad un insieme di principi, tecniche e metodi di conduzione della classe in base ai quali gli alunni affrontano lo studio disciplinare interagendo in piccoli gruppi, in modo collaborativo, responsabile, solidale e ricevendo valutazioni sulla base dei risultati ottenuti individualmente ed in gruppo.

  • L'apprendimento cooperativo una nuova visione pedagogica e didattica che utilizza il coinvolgimento emotivo e cognitivo del gruppo come strumento di apprendimento ed alternativa alla tradizionale lezione frontale. Questa espressione, quindi, fa riferimento ad un insieme di principi, tecniche e metodi di conduzione della classe in base ai quali gli alunni affrontano lo studio disciplinare interagendo in piccoli gruppi, in modo collaborativo, responsabile, solidale e ricevendo valutazioni sulla base dei risultati ottenuti individualmente ed in gruppo.

  • Nell'APPRENDIMENTO COOPERATIVO l'apporto di ogni singolo studente permette di costituire una visione complessiva dell'oggetto di ricerca ed unitamente all'interazione consente di creare e d'innescare il senso di appartenenza, trasformando “l'io-individualista” in “noi-gruppo“ dando così, agli allievi, l'opportunità di affrontare insieme innumerevoli problematiche legate all'educazione, alla valorizzazione, all'apprendimento ed alla motivazione che, durante la normale lezione, molto spesso risultano essere un ostacolo al regolare svolgimento dell'attività.



Si tratta di una strategia educativa che si fonda su di un modello di comunicazione orizzontale, basti pensare che la sua traduzione “educazione tra pari” rimanda al concetto di comunicazione tra coetaneo e coetaneo o tra persone appartenenti a uno stesso status tra i quali si instaura un meccanismo di influenza sociale.

  • Si tratta di una strategia educativa che si fonda su di un modello di comunicazione orizzontale, basti pensare che la sua traduzione “educazione tra pari” rimanda al concetto di comunicazione tra coetaneo e coetaneo o tra persone appartenenti a uno stesso status tra i quali si instaura un meccanismo di influenza sociale.

  • “Da decenni la ricerca sociale ha dimostrato che le persone sono in grado di cambiare il loro modo di pensare e di comportarsi in seguito ai processi di influenza sociale giocati all’interno del gruppo dei pari o dei sistemi di vita ritenuti significativi.

  • La Peer Education promuove il miglioramento up-down che l’insegnante instaura con il discente, trasformando gli studenti stessi in veri e propri agenti di cambiamento delle conoscenze, degli atteggiamenti, delle credenze e dei comportamenti del gruppo target di appartenenza.

  • In quest’ottica, i ragazzi sono soggetti attivi e responsabili del proprio apprendimento in quanto hanno la possibilità di assumersi la responsabilità di ideare, organizzare e gestire iniziative mirate al coinvolgimento del gruppo dei pari mentre il docente, assume un ruolo nuovo che è quello di promotore di responsabilità e partecipazione individuale e collettiva (Boda, 2006).



Abbiamo già visto che gli aspetti sostanziali della competenza sono l’autonomia e la responsabilità. Non esiste competenza senza l’esercizio attivo di capacita personali, sociali, metodologiche, relazionali

  • Abbiamo già visto che gli aspetti sostanziali della competenza sono l’autonomia e la responsabilità. Non esiste competenza senza l’esercizio attivo di capacita personali, sociali, metodologiche, relazionali

  • Tali aspetti sono quelli maggiormente ricercati nel mondo del lavoro, anche più degli aspetti tecnici

  • Competenze sociali e civiche non a caso è una competenza chiave, fondamentale per esercitare cittadinanza attiva

  • Le competenze sociali si testimoniano più che insegnarle

  • Sono compito di tutti gli operatori scolastici, nessuno escluso. Sono oggetto di corresponsabilita con la famiglia







Si definisce coaching il processo attraverso il quale si aiuta la persona a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità;è una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione dell’individuo ed è destinata a tutti coloro che mirano a gestire meglio il loro lavoro, valorizzando le proprie competenze sia sul piano personale che professionale;

  • Si definisce coaching il processo attraverso il quale si aiuta la persona a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità;è una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione dell’individuo ed è destinata a tutti coloro che mirano a gestire meglio il loro lavoro, valorizzando le proprie competenze sia sul piano personale che professionale;

  • Il coaching aiuta a realizzare le mete e a potenziare la personalità attraverso lo sviluppo delle proprie risorse e del proprio potenziale.

  • Il suo utilizzo all’interno della classe è finalizzato a :

  • consentire l’ utilizzazione di una nuova strategia di approccio alle problematiche del gruppo classe,

  • aiutare gli alunni a sviluppare e migliorare le competenze relazionali

  • aiutare i genitori a comprendere meglio la realtà scolastica nella quale vivono i loro figli

  • aumentando

    • l’autostima
    • la percezione della propria autoefficacia
    • la motivazione
    • la responsabilità






"E' inutile, non ci riuscirò mai…"

  • "E' inutile, non ci riuscirò mai…"

  • Disse il bambino sconsolato.  "Prova…"  Ripeté l'adulto.  "Sono tanti giorni che provo e  non ci riesco…"  "Prova, prova ancora…"  Ripeté l'adulto.  "Sono tante volte che provo,  dovrò arrendermi…"  "Allora proviamoci insieme…"  Sussurrò l'adulto.  Il bambino sorrise.







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