Tar lombardia Brescia, 12 dicembre 2008 n



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N. 01739/2008 REG.SEN.


N. 01425/2006 REG.RIC.
N. 00802/2007 REG.RIC.
N. 01103/2007 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Sul ricorso numero di registro generale 1425 del 2006, integrato da motivi aggiunti, proposto da:

Siboni Stefano, rappresentato e difeso dall'avv. Daniele Granara, con domicilio eletto presso Annamaria Sommer in Brescia, p.za Vittoria, 11 (Fax=030/3758896); Amadei Ernesta, Aradori Giuseppe, Ardigo' Daniele, Balestrieri Costantina, Barboglio Carlo, Barbolgio Paolo, Beltrami Antonietta, Bernardelli Alberto, Bonvini Tullio, Bozzi Gaetano, Camozzi Paola, Carlini Patrizia, Cavagnoli Cristian, Caviglia Rodolfo, Chiari Cesarina, Coordinamento dei Comitati Ambientalisti Lomb.- Ezio Corradi, Curtarelli Elia, Elidoro Maria Teresa, Fogliazza Giuseppina, Frige' Esterina, Frigoli Luigi Achille Innocente, Gardani Alfredo Davide, Gazzoli Elda Domenica, Grassi Laura, Grisi Giovanna, Gueragni Lucia Lina, Guindani Graziella, Iottini Rita, Italia Paolo, Lombardi Fabio, Meazzi Giovanna Maria, Meazzi Orlando, Moia Danilo, Moia Gianfranco, Mondoni Mariano, Pellegatta Danilo, Pitturelli Mara, Pollini Lucia, Puliti Maria Teresa, Ravera Rita, Rini Ermete Cesare, Rini Giuliano, Rota Chiara Albina, Schettino Massimo, Siboni Mario, Stroppa Luigina Aldina, Ungari Giuseppe Mario, Visioli Ilaria, Zoppi Bruno;


contro
Regione Lombardia, rappresentato e difeso dagli avv. Michele Casano, Viviana Fidani, Donatella Mento, con domicilio eletto presso Viviana Fidani in Milano, via Filzi, 22 (Regione Lombardia), rappresentato e difeso dagli avv. Michele Casano, Viviana Fidani, Donatella Mento, con domicilio eletto presso Donatella Mento in Brescia, via Cipro, 30 (Fax=030/2449770); Provincia di Cremona, rappresentato e difeso dagli avv. Antonino Rizzo, Glauco Stagnaro, con domicilio eletto presso Antonino Rizzo in Cremona, p.za Roma, 2 (0372/460475) @;
nei confronti di
Acciaieria Arvedi Spa, rappresentato e difeso dagli avv. Luigi Cocchi, Giorgio Cugurra, Bruno Guareschi, Stefania Vasta, con domicilio eletto presso Stefania Vasta in Brescia, via Vitt. Emanuele II, 1; Comune di Cremona, rappresentato e difeso dagli avv. Edoardo Boccalini, Lamberto Ghilardi, con domicilio eletto presso Edoardo Boccalini in Cremona, p.za del Comune,8 (Fax=0372/407028); Comune di Spinadesco;

Sul ricorso numero di registro generale 802 del 2007, proposto da:

Stefano Siboni, Danilo Pellegatta, Alfredo Davide Gardani, Massimo Schettino, Gaetano Bozzi, Lucia Pollini, Danilo Moia, Fabio Lombardi, Gianfranco Moia, Ilaria Visioli, Giuseppe Aradori, Bruno Zoppi, Giovanna Grisi, Mario Siboni, Elia Curtarelli, Ermete Cesare Rini, Maria Teresa Elidoro, Alberto Bernardelli, Mariano Mondoni, Mara Pitturelli, Paolo Italia, Giuliano Rini, Maria Teresa Puliti, Cesarina Chiari, Paola Camozzi, Orlando Meazzi, Antonietta Beltrami, Giovanna Maria Meazzi, Graziella Guindani, Esterina Frige', Costantina Balestrieri, Luigina Aldina Stroppa, Luigi Achille Innocente Frigoli, Paolo Barbolgio, Carlo Barboglio, Lucia Lina Gueragni, Chiara Albina Rota, Rita Iottini, Daniele Ardigo', Laura Grassi, Patrizia Carlini, Rita Ravera, Giuseppina Fogliazza, Rodolfo Caviglia, Ernesta Amadei, Tullio Bonvini, Elda Domenica Gazzoli, Cristian Cavagnoli, Giuseppe Mario Ungari, Coordinamento dei Comitati Ambientalisti della Lombardia, Silvia Valsecchi, rappresentati e difesi dall'avv. Daniele Granara, con domicilio eletto presso Annamaria Sommer in Brescia, p.za Vittoria, 11 (Fax=030/3758896);
contro
Comune di Cremona, rappresentato e difeso dagli avv. Edoardo Boccalini, Lamberto Ghilardi, con domicilio eletto presso T.A.R. Segreteria in Brescia, via Malta, 12; Regione Lombardia, Provincia di Cremona; Acciaieria Arverdi Spa, rappresentato e difeso dagli avv. Giorgio Cugurra, Bruno Guareschi, Stefania Vasta, con domicilio eletto presso Stefania Vasta in Brescia, via Vitt. Emanuele II, 1;

Sul ricorso numero di registro generale 1103 del 2007, proposto da:



Coordinamento dei Comitati Ambientalisti della Lombardia, Ezio Corradi, Luca Nicola Ruggeri, Anna Maria Gastaldi, Giacomo Italia, Emanuela Varoli, Mario Siboni, Fermino Bonomelli, Gianfranco Moia, Francesco Gerevini, Luigina Aldina Stroppa, Giuseppe Aradori, Maria Teresa Tosi, Franco Berdardelli, Ernesto Conti, Annamaria Menta, Dante Ferrari, rappresentati e difesi dagli avv. Matteo Ceruti, Daniele Granara, Debora Stoppa, con domicilio eletto presso Annamaria Sommer in Brescia, p.za Vittoria, 11 (Fax=030/3758896);
contro
Comune di Spinadesco, Sportello Unico delle Imprese - del Comune di Pizzighettone e Associati, rappresentati e difesi dall'avv. Antonino M. Rizzo, con domicilio eletto presso T.A.R. Segreteria in Brescia, via Malta, 12;
nei confronti di
Agenzia Regionale Protezione Ambiente (Arpa) - Lombardia, Asl 304 - A.S.L. della Provincia di Cremona, Comune di Cremona; Provincia di Cremona, rappresentato e difeso dall'avv. Antonino M. Rizzo, con domicilio eletto presso T.A.R. Segreteria in Brescia, via Malta, 12; Acciaieria Arvedi Spa, rappresentato e difeso dagli avv. Giorgio Cugurra, Bruno Guareschi, Roberto Guareschi, Stefania Vasta, con domicilio eletto presso Stefania Vasta in Brescia, via Vitt. Emanuele II, 1;
per
(A - ricorso n°1425/2006 R.G.)
l’annullamento previa sospensione
del decreto 18 maggio 2006 n°5155, con il quale il Dirigente della Struttura prevenzione inquinamento atmosferico e impianti della Regione Lombardia ha escluso la necessità di V.I.A. ai sensi degli artt. 1 comma 6 e 10 del D.P.R. 12 aprile 1996 per il progetto di ampliamento di un impianto per la produzione e la lavorazione dell’acciaio sito nei Comuni di Cremona e Spinadesco;
di ogni atto preparatorio, presupposto, inerente, conseguente ovvero comunque connesso, cognito e non, nessuno escluso, e segnatamente, ove occorrer possa, della deliberazione 4 aprile 2006 n°151, con la quale la Giunta provinciale di Cremona ha espresso parere favorevole al progetto in parola;
(B – motivi aggiunti al ricorso n°1425/2006 R.G.)
l’annullamento previa sospensione
del decreto 14 dicembre 2007 n°15880, con il quale il Dirigente della Struttura prevenzione inquinamento atmosferico e impianti della Regione Lombardia ha rilasciato autorizzazione integrata ambientale per il progetto di ampliamento di un impianto per la produzione e la lavorazione dell’acciaio sito nei Comuni di Cremona e Spinadesco;
di ogni atto preparatorio, presupposto, inerente, conseguente ovvero comunque connesso, e in particolare del non conosciuto parere favorevole espresso il 16 novembre 2007 dalla Conferenza di servizi;
nonché per la condanna
della Regione Lombardia al risarcimento del danno,
(C – ricorso n°802/2007 R.G.)
l’annullamento previa sospensione
dei titoli edilizi di estremi e data sconosciuti rilasciati dal Comune di Cremona per l’ampliamento di un impianto per la produzione e la lavorazione dell’acciaio, limitatamente alla porzione sita nel Comune stesso;
di ogni atto preparatorio, presupposto, inerente, conseguente ovvero comunque connesso, cognito e non, nessuno escluso;
nonché per la condanna
del Comune di Cremona al risarcimento del danno,
(D – ricorso n°1103/2007 R.G.)
l’annullamento previa sospensione
della deliberazione 1 giugno 2007 n°30, con la quale la Giunta comunale di Spinadesco ha approvato in via definitiva il Piano attuativo avente ad oggetto l’ampliamento di un impianto per la produzione e la lavorazione dell’acciaio sito in parte nel Comune stesso;
di ogni altro atto presupposto, collegato, inerente, conseguente e derivato, in particolare:
della deliberazione 3 aprile 2007 n°15, con la quale la Giunta comunale di Spinadesco ha adottato il Piano attuativo in parola;
ove occorrer possa, del verbale 26 febbraio 2007, con il quale la Conferenza di servizi ha espresso in proposito parere favorevole;
della nota 23 maggio 2007 n°15069 del Dirigente della Struttura prevenzione inquinamento atmosferico e impianti della Regione Lombardia;
del permesso di costruire 19 giugno 2007 n°430 rilasciato alla Acciaieria Arvedi S.p.a. dallo Sportello unico delle imprese del Comune di Pizzighettone ed associati per la costruzione delle barriere acustiche previste dal progetto di ampliamento di cui sopra;
di ogni altro atto presupposto, collegato, inerente, conseguente e derivato, in particolare:
dei pareri espressi il 15 giugno 2007 dall’ARPA Lombardia, il 18 giugno 2006 dalla Azienda ULSS, il 6 giugno 2006 dalla Commissione per il paesaggio ed il decoro urbano ed il 6 giugno 2006 dal responsabile dello Sportello unico per l’edilizia del Comune di Spinadesco;
del permesso di costruire 19 giugno 2007 n°431 rilasciato alla Acciaieria Arvedi S.p.a. dallo Sportello unico delle imprese del Comune di Pizzighettone ed associati per la costruzione dei capannoni previsti dal progetto di ampliamento di cui sopra;
di ogni altro atto presupposto, collegato, inerente, conseguente e derivato, in particolare:
dei pareri espressi il 15 giugno 2007 dall’ARPA Lombardia, il 18 giugno 2006 dalla Azienda ULSS, il 6 giugno 2006 dalla Commissione per il paesaggio ed il decoro urbano ed il 6 giugno 2006 dal responsabile dello Sportello unico per l’edilizia del Comune di Spinadesco;

Visti i ricorsi ed i motivi aggiunti, con i relativi allegati;


Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Lombardia;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Provincia di Cremona;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Acciaieria Arvedi Spa;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Cremona;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Cremona;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Acciaieria Arverdi Spa;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Spinadesco;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Sportello Unico delle Imprese - del Comune di Pizzighettone e Associati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Provincia di Cremona;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Acciaieria Arvedi Spa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13/11/2008 il dott. Francesco Gambato Spisani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO
L’odierna controinteressata Acciaieria Arvedi S.p.a. gestisce un impianto per la produzione di acciaio tramite fusione di rottame ferroso e di ferroleghe, sito alla via Acquaviva 18 del Comune di Cremona ed estendentesi parte nel territorio di quel Comune, parte nel confinante territorio del Comune di Spinadesco, e nel quadro delle proprie politiche aziendali ne ha programmato il potenziamento, detto nella prassi locale il “raddoppio”, attraverso un complesso intervento che prevede la costruzione di nuovi fabbricati adiacenti agli esistenti, la demolizione di altro fabbricato preesistente, l’installazione di un nuovo forno fusorio con tecnologia consteel, l’installazione di due forni per ferroleghe, la realizzazione di un nuovo laminatoio, l’installazione di un nuovo impianto di abbattimento polveri per i nuovi forni, il miglioramento dell’impianto abbattimento fumi già esistente e l’integrazione con il nuovo, il rifacimento dell’impianto di trattamento delle acque di processo, con recupero completo delle stese, la realizzazione di una vasca raccolta acque e di un impianto di trattamento chimico fisico delle acque stesse, la riorganizzazione della viabilità di stabilimento e dei relativi magazzini, la realizzazione di un deposito temporaneo di rifiuti e l’impianto di un bosco filtro verso l’abitato di Spinadesco, e tutto ciò allo scopo di aumentare la capacità di produzione, che passerebbe da novecentomila a due milioni e quattrocentomila t/a. In particolare, la citata tecnologia consteel comporta che si passi da una lavorazione discontinua, in cui i carichi di rottame da fondere vengono versati nel forno e fusi ad uno ad uno in arco voltaico, ad una lavorazione continua, in cui un forno di grande capacità a forma di barile coricato, cd. forno siviera, mantiene costantemente al proprio interno acciaio liquido e fonde per immersione nello stesso il rottame che lo alimenta senza interruzioni attraverso un nastro trasportatore a galleria, realizzando un considerevole risparmio in termini di consumo di energia e di emissione di fumi (per la descrizione dei vari impianti di cui consta l’intervento programmato, v. p. 5 dell’AIA, atto impugnato con i motivi aggiunti al ricorso 1425/06, doc. 1 ricorrenti nei motivi aggiunti medesimi; i dati ulteriori sull’Arvedi sono non controversi in causa, e comunque costituiscono fatto localmente notorio; le caratteristiche del processo consteel sono da ultimo dato di comune esperienza).


Per realizzare l’intervento in parola, la Arvedi ha intrapreso le necessarie procedure amministrative, e per quanto qui interessa ha ottenuto dapprima il decreto 18 maggio 2006 n°5155, cd. decreto screening, con il quale il Dirigente della Struttura prevenzione inquinamento atmosferico e impianti della Regione Lombardia ha in proposito escluso ai sensi degli artt. 1 comma 6 e 10 del D.P.R. 12 aprile 1996 la necessità di V.I.A. (doc. 1 ricorrenti in ricorso 1425/06, copia di esso).
Avverso tale primo provvedimento hanno allora proposto impugnazione – radicata inizialmente avanti al TAR per la Liguria e rubricata al relativo n° 829/06 di R.G.- le persone fisiche meglio elencate in epigrafe, le quali si sono qualificate residenti nei Comuni di Cremona o Spinadesco in area limitrofa all’impianto in parola, ovvero proprietari di immobili nella stessa posizione, nonché l’ente giuridico Coordinamento dei comitati ambientalisti della Lombardia, il quale si è qualificato associazione volta a tutelare l’ambiente ed il paesaggio fra l’altro nel sito interessato (cfr. ricorso introduttivo nel ricorso 1425/06, pp. 6-7); tutti costoro hanno articolato cinque distinte censure, corrispondenti secondo logica ai seguenti quattro motivi:
- con il primo motivo, corrispondente alla prima censura a p. 13 del ricorso, premettono che nella zona interessata dall’intervento si trovano sia il Parco locale di interesse sovra comunale del Po e Morbasco, sia due Siti di interesse comunitario, protetti ai sensi delle direttive 79/409/CEE “Uccelli” e 92/43/CEE “Habitat”, precisamente il SIC IT 20°0501 “Spinadesco” e la Zona di protezione speciale degli “Spiaggioni del Po” (si tratta di fatti notori, salvo quanto in prosieguo sulla loro esatta dislocazione). Deducono quindi violazione dell’art. 1 del D.P.R. 12 aprile 1996, sostenendo che l’intervento ricadrebbe, almeno parzialmente, all’interno di aree naturali protette, e quindi andrebbe per ciò solo assoggettato a VIA;
- con il secondo motivo, corrispondente alla seconda censura a p. 16 del ricorso, deducono ulteriore violazione del D.P.R. 12 aprile 1996, premettendo che secondo il decreto in questione il decreto screening, nel decidere se sottoporre o no un intervento a VIA, deve tener conto di tutta una serie di elementi, in particolare di tutti gli effetti diretti e indiretti del progetto sull’ambiente, sotto il profilo della sua incidenza su aree protette limitrofe, sul reticolo idrogeologico, sulle vicine zone abitate, e nel far ciò deve tener presente anche la cd. alternativa zero, ovvero la possibilità di non realizzare affatto l’intervento. Siffatta analisi nel decreto impugnato sarebbe del tutto mancante;
- con il terzo motivo, corrispondente alla terza censura a p. 25 del ricorso, deducono ancora violazione del D.P.R. 12 aprile 1996, sotto un aspetto particolare, in quanto il decreto impugnato non avrebbe tenuto conto sotto alcun profilo, fra l’altro , del vicino già citato SIC Spinadesco;
- con il quarto motivo, corrispondente alle censure quarta e quinta alle pp. da 29 a 37 del ricorso, deducono infine difetto di motivazione, in quanto il decreto impugnato si limiterebbe, in sostanza, a recepire in modo acritico le valutazioni della controinteressata, senza verificare se effettivamente il progetto sia o no di significativo impatto sull’ambiente.
Respinta l’istanza cautelare con ordinanza del TAR Liguria 19 ottobre 2006 n°367, che motiva escludendo il periculum in mora, il ricorso con ordinanza dello stesso TAR 3 novembre 2006 n°291 era trasmesso a questa Sezione, avendo tutte le parti aderito all’eccezione di incompetenza territoriale formulata in tal senso.
Avanti questa Sezione, si costituivano le amministrazioni intimate, eccezion fatta per il Comune di Spinadesco, e la controinteressata, reiterando le difese già proposte avanti il TAR Liguria, ovvero sostenendo in via preliminare la inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione in capo ai ricorrenti tutti, e nel merito la sua infondatezza.
Nelle more del ricorso 1425/06, la Arvedi portava avanti il proprio progetto, ottenendo dal Comune di Cremona i titoli abilitativi necessari a realizzare gli edifici destinati ad ospitare i nuovi impianti.
Avverso tali titoli, indicati come “di estremi e data sconosciuti”, i medesimi ricorrenti del ricorso 1425/06 proponevano allora impugnazione, con nuovo ricorso rubricato al n°802/2007 R.G. di questa Sezione e articolato in otto distinte censure, corrispondenti secondo logica ai seguenti motivi:
- con i primi quattro motivi, corrispondenti alle prime cinque censure alle pp. 14-40 del ricorso, ripropongono i motivi già dedotti nel ricorso 1425/06, assumendo che i titoli abilitativi impugnati sarebbero illegittimi per illegittimità derivata, in quanto rilasciati sul presupposto che per l’intervento in cui essi si inseriscono non sia necessaria la VIA;
- con i restanti motivi, deducono vizi propri dei titoli edilizi impugnati, e precisamente:
- con il quinto motivo, corrispondente alla seconda censura a p. 40 del ricorso, deducono violazione degli artt. 10 e 12 del TU Edilizia, premettendo che, come pacifico, lo stabilimento Arvedi si estende tanto in Comune di Cremona, quanto in Comune di Spinadesco. Deducono quindi che illegittimamente il Comune di Cremona avrebbe assentito costruzioni che riguardano anche il territorio di altro ente;
- con il sesto motivo, corrispondente alla terza censura a p. 41 del ricorso, deducono ulteriore violazione dei citati articoli del TU Edilizia, in relazione al D.P.R. 12 aprile 1996, riproponendo in sostanza gli argomenti del primo motivo di ricorso;
- con il settimo motivo, corrispondente alla quarta censura a p. 41 del ricorso, deducono ancora violazione del TU Edilizia, sostenendo che per edificare nella zona di interesse sarebbe stata necessaria, in ragione delle stesse sua caratteristiche che richiederebbero la VIA, anche la autorizzazione paesistica.
Si costituivano in questo ricorso 802/2007 il Comune di Cremona e la Arvedi, eccependone la irricevibilità, la inammissibilità e comunque la infondatezza nel merito. In particolare, il Comune di Cremona (cfr. sua memoria 17 dicembre 2007 pp. 3-4) premetteva che i “titoli.. di estremi e data sconosciuti” oggetto della impugnazione vanno identificati con i permessi di costruire 3 luglio 2007 n°96/A e 19 luglio 2007 n°76/A (doc. ti 21 e 1 Comune Cremona in ricorso 802/07, copie di essi), concernenti i primi due stralci dei lavori; ciò premesso, in punto irricevibilità, contestava che i ricorrenti avessero potuto aver conoscenza di tali atti solo attraverso l’inizio dei lavori, ed anzi deduceva che copia del permesso 19 luglio 2007 n°76/A era stata prodotta avanti il TAR Liguria nell’originario ricorso n° 829/06; assumeva di conseguenza che, avendone in quella sede preso sicuramente conoscenza il difensore dei ricorrenti, il ricorso 802/2007 doveva considerarsi tardivo. In proposito, assumeva ancora che comunque dei permessi di costruire aveva avuto conoscenza, in data 7 dicembre 2006, il Presidente del Coordinamento comitati ambientalisti, attraverso una istanza di accesso.
Parallelamente, la Arvedi continuava i procedimenti necessari ad avviare l’impianto, e otteneva il decreto 14 dicembre 2007 n°15880, con il quale il Dirigente della Struttura prevenzione inquinamento atmosferico e impianti della Regione Lombardia le rilasciava in merito l’autorizzazione integrata ambientale (doc. 1 ricorrenti nei motivi aggiunti al ricorso 1425/06, copia di essa).
Anche avverso tale provvedimento proponevano impugnazione i ricorrenti nel ricorso 1425/06, con atto di motivi aggiunti articolato in due motivi:
- con il primo di essi, ripropongono testualmente tutti i motivi già dedotti contro il decreto screening impugnato in via principale, assumendo che l’AIA rilasciata conseguentemente ad esso sia viziata per illegittimità derivata;
- con il secondo motivo, deducono ulteriore violazione del D.P.R. 12 aprile 1996. In proposito, premettono in fatto quanto è incontestato, ovvero che a supporto della propria tesi, di non necessità della VIA, la Arvedi ha prodotto alla autorità regionale una relazione che utilizza il cd. metodo semi quantitativo. Tale metodo è stato recepito anche dalla normativa vigente, per quanto qui interessa dal decreto della Direzione generale tutela ambientale della Lombardia 27 marzo 2000 n°7658 e dai decreti da esso richiamati, e si articola in sintesi così come segue: l’impianto di cui si tratta viene scomposto in tutta una serie di aspetti rilevanti, ad ognuno dei quali viene assegnato un punteggio numerico; se la somma dei punteggi parziali ottenuti supera un certo valore, la VIA si ritiene per ciò solo necessaria. Sostengono allora i ricorrenti che la Arvedi avrebbe applicato in modo erroneo il metodo in questione, e che alla stregua del citato decreto 7658/2000 avrebbe invece dovuto ottenere un punteggio superiore a quello che obbliga alla VIA.
Anche rispetto al ricorso per motivi aggiunti si sono costituite le amministrazioni intimate, eccezione fatta sempre per il Comune di Spinadesco, e la controinteressata Arvedi, ed hanno in via preliminare eccepito la irricevibilità del ricorso in parola, per esser stato lo stesso notificato presso i procuratori costituiti anziché alle parti personalmente, nonché l’ulteriore irricevibilità del secondo motivo di esso, in quanto rivolto in realtà avverso il decreto di screening, e quindi tardivo; hanno poi sostenuto l’infondatezza nel merito del ricorso stesso.
Per parte sua, la Arvedi proseguiva il procedimento volto a far autorizzare l’impianto anche nei confronti del Comune di Spinadesco, ove come si è detto si trova parte dello stabilimento, ed otteneva da tale ente, nonché dallo Sportello unico associato per le imprese ad esso pertinente, anzitutto l’approvazione di un conforme piano urbanistico attuativo, con la delibera meglio indicata in epigrafe (doc. 1 ricorrenti in ricorso 1103/07, copia di essa), poi, in esecuzione di tale piano, il rilascio dei permessi di costruire 19 giugno 2007 n°430 e 19 giugno 2007 n°431, relativi rispettivamente alla costruzione delle barriere acustiche e di alcuni capannoni previsti dal progetto (doc. 19 e 23 ricorrenti in ricorso 1103/2007, copie di essi).
Avverso tale complesso di atti, hanno proposto a loro volta impugnazione, con autonomo ricorso rubricato al n°1103/07 R.G. di questo Tribunale, il medesimo Coordinamento dei comitati ambientalisti della Lombardia e alcune persone fisiche, in parte coincidenti con i ricorrenti nei ricorsi 1425/06 e 802/07, i quali hanno allegato, quanto alla loro legittimazione, argomenti sostanzialmente identici a quelli già esposti, ed hanno articolato dodici censure, corrispondenti in ordine logico ai seguenti dieci motivi, i primi sette concernenti il piano attuativo, l’ottavo concernente il permesso di costruire relativo ai capannoni, il nono e il decimo concernenti il permesso di costruire relativo alle barriere acustiche; precisamente:
- con il primo motivo, corrispondente alla prima censura a p. 11 del ricorso, hanno premesso in fatto che il vigente Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Cremona distingue da un lato aree e poli industriali di interesse comunale e intercomunale, per i quali la competenza ad individuarli e gestirli è dei Comuni interessati, dall’altro poli industriali di interesse provinciale, tali allorquando abbiano estensione superiore a 250.000 mq, di competenza appunto della Provincia. Hanno ancora premesso quanto è pure incontestato, ovvero che l’acciaieria Arvedi si estende per 450.000 mq circa, e quindi rientra nella dimensione dei poli di interesse provinciale. Hanno infine rilevato come l’ampliamento per cui è causa sia stato ritenuto compatibile con il P.T.C.P., e quindi demandato per la sua attuazione ad un semplice piano attuativo comunale, in quanto considerato semplice ampliamento di un polo industriale di interesse provinciale già esistente, ovvero il polo del Porto canale di Cremona. Tutto ciò posto, deducono eccesso di potere per travisamento dei fatti, recte incompetenza, perché lo stabilimento Arvedi ed il Porto canale di Cremona sarebbero realtà ben distinte, distanti l’uno dall’altra circa due chilometri; a riprova osservano come nel vigente P.T.C.P. il polo Porto canale comprenda solo aree site in Comune di Cremona, e non in Comune di Spinadesco (fatto pacifico in causa); affermano quindi in conclusione che per autorizzare l’intervento in parola sarebbe stata necessaria una variante al P.T.C.P. stesso;


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