Tecnico-scientifico dell’antichità



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La rivalutazione della meccanica e

il Discorso di chi traduce
Baldi iniziò a lavorare sugli Automati di Erone durante gli anni del suo apprendistato matematico con l’obiettivo di contribuire al programma di traduzione di Commandino, il “vecchio e saggio Uranio”, come ebbe a chiamarlo nelle sue Egloghe NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Secondo Baldi, era desiderio di Commandino pubblicare una traduzione del testo di Erone: tuttavia, i molti impegni e la cattiva qualità del manoscritto lo fecero desistere. Commandino ne parlò allora al suo allievo che accettò con giovanile entusiasmo. Durante una visita a Padova, Gian Vincenzo Pinelli mise a disposizione di Baldi un manoscritto “alquanto più corretto” di quello di Commandino, grazie al quale il futuro abate di Guastalla riuscì a superare le difficoltà dovute alle “scorrettioni” presenti nel testo greco su cui aveva lavorato NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Baldi sperava di pubblicare la sua versione degli Automati congiuntamente alla traduzione della Pneumatica di Erone che Commandino stava preparando NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . La morte di Commandino impedì la realizzazione di tale progetto NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT ma non scoraggiò Baldi che continuò a lavorare intensamente sugli Automati portando a termine la traduzione già nel 1576 NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Per la pubblicazione, tuttavia, Baldi dovette attendere fino al 1589, perché, “distratto da molti altri negotij”, fu costretto a lasciare “dormire” il suo lavoro NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . La nomina ad abate lo aveva poi condotto a studi di altro genere e la traduzione sarebbe stata del tutto dimenticata NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , se non fosse intervenuto il conte Giulio Thiene. Su sua “istanza”, Baldi incominciò a preparare il manoscritto per la pubblicazione NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT ; la morte di Thiene, il 5 ottobre 1588, non fermò il lavoro di preparazione, in quanto Giacomo Contarini, amico di Thiene e appassionato di matematica, vi si interessò e Baldi poté finalmente pubblicare gli Automati nel 1589 NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

Il lavoro fatto da Baldi per la preparazione del manoscritto dovette consistere, anzitutto, in un’ampia revisione del testo NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , nel ridisegnare le figure, nell’aggiungere alcune note e nello scrivere l’introduzione NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , il Discorso di chi traduce, che costituisce il principale oggetto di studio dei successivi capitoli.




1. Prefazioni di opere tecnico-scientifiche e giustificazione della matematica
Lo scopo dichiarato del Discorso di chi traduce è quello di illustrare l’antichità delle macchine semoventi, di spiegare il fine per cui erano state costruite, di discutere le figure dei loro inventori e, anche, di chiarire alcuni aspetti del libro di Erone, che, per la sua antichità, è “oscurissim[o], e a molti grand’huomini ha dato cagione di errare” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . In realtà, il Discorso di chi traduce è, per Baldi, soprattutto l’occasione per una giustificazione culturale della meccanica. Un lettore moderno potrebbe essere sorpreso dal fatto che si senta la necessità di una tale giustificazione; nel Rinascimento, però, lo status culturale e scientifico della meccanica – l’arte di costruire le macchine – era incerto e non era per nulla ovvia la sua natura di scienza. Si deve, anzi, notare che non solo la meccanica ma le matematiche nel loro complesso godevano di un’ambigua considerazione e necessitavano di una giustificazione che desse loro un’adeguata collocazione nell’ambito della cultura superiore. Nel Medioevo il ruolo svolto dalle discipline matematiche era stato, infatti, piuttosto modesto. È vero che Boezio e altri studiosi avevano trasmesso alla cultura medievale l’idea per cui l’aritmetica, la geometria, la musica e l’astronomia fossero una parte essenziale dell’educazione intellettuale di un uomo libero; tuttavia, nella pratica, gli studi di matematica erano trascurati e delle arti del quadrivio solo l’astronomia era seriamente studiata. La geometria aveva un ruolo modesto nei corsi di studio ed era vista principalmente come uno strumento utile alla comprensione dell’astronomia. Era, infatti, abituale premettere all’insegnamento astronomico l’esposizione di alcuni libri di Euclide; tuttavia, per tenere lezioni sulla Sfera di Sacrobosco, non era richiesta nelle università medioevali una specifica preparazione in geometria. Anche l’aritmetica e la musica raramente ricevevano attenzione nel curriculum universitario. Un’eccezione era rappresentata, nel XIV secolo, dall’università di Oxford; ivi le scienze del quadrivio erano studiate accuratamente e l’attività di ricerca coinvolgeva anche le discipline matematiche. Tuttavia, solo tra la fine del 1400 e la metà del 1500, la matematica incominciò ad emergere da una situazione di scarsa considerazione e ad assumere un ruolo autonomo nelle università europee divenendo una disciplina meritevole in se stessa di essere studiata NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . È stato notato da alcuni storici che la cultura umanistica contribuì alla rinascita dello studio delle matematiche NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT ; tuttavia, le opinioni degli umanisti erano discordi NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT e molti studiosi rinascimentali sentirono la necessità di scrivere in difesa delle discipline matematiche NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Tale necessità fu particolarmente sentita, tra gli altri, da Commandino, il cui impegno nel restituire al loro originale rigore i testi fondamentali della matematica greca nasceva anche “dall’esigenza di cercare un modello ideale, un punto di riferimento capace di suscitare interesse ed entusiasmo per la matematica in modo che tale disciplina tornasse ad essere uno dei momenti più significativi del sapere umano” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

In sintonia con il suo maestro Commandino, Baldi fece un notevole sforzo per offrire una giustificazione culturale allo studio delle matematiche. L’esempio più imponente di tale sforzo furono senza dubbio Le vite de’ matematici, nella cui introduzione Baldi spiegò che era opportuno scrivere le biografie dei matematici così come erano state narrate le vite degli artisti e dei letterati; per lui, le matematiche costituivano un’attività culturale avente la stessa dignità della letteratura e dell’arte. L’urbinate esaltava la matematica perché permetteva “contemplationi purissime” e perché il suo oggetto era “intellettivo e non materiale” ma, allo stesso tempo, valutava altamente il suo valore pratico e la sua capacità di produrre meravigliosi effetti se applicata alla “materia” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

Nell’ambito del tentativo di fornire una giustificazione culturale alle scienze matematiche rientra anche il Discorso di chi traduce. La scelta dell’introduzione di un’opera scientifica o della sua traduzione come luogo per una difesa della scienze matematiche in generale o di qualche suo ramo in particolare non era certamente una novità, anzi costituiva una prassi notevolmente diffusa nel Cinquecento e sono molti gli esempi che si possono fornire al riguardo.

Uno di questi è costituito dall’edizione degli Elementi di Euclide di Niccolò Tartaglia (c. 1500-1557), stampati la prima volta nel 1543 e poi varie volte di seguito NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Nella prima delle due lezioni introduttive agli Elementi, Tartaglia sostenne l’importanza dello studio della matematica per tre ragioni: (1) la capacità della matematica di sviluppare l’ingegno umano; (2) la certezza non opinabile della matematica, (3) l’importanza della matematica in tutte le scienze (liberali e non):


Queste tali Scientie, over discipline sono state tanto intrinsecamente conosciute da nostri antiqui, che da quelli fu determinato, che la prima cosa, che se dovesse far imparare a tutti quelli, che si dedicavano alla sapienza, fusseno le discipline mathematice (cioè, si come al presente si costuma fare della grammatica.) Et questa determinatione over costitutione fermo per tre cause: Prima perché le dette scientie, over discipline, approvano l’ingegno dell’huomo, se egli è atto a far frutto nelle altre scientie, o no: perché tra quelli si costumava questo proverbio. Sicut aurum probatur ingegni, et ingenium Mathematicis: cioè che si come la bontà de l’oro vien conosciuta, e approbata con il fuoco, così l’ingegno dell’huomo vien conosciuto e approvato con le Discipline Mathematice. Et però quando per sorte trovavano alcuno, che di tai scientie non fusse capace, lo levavano da tal cominciato studio, e lo applicavano ad altro esercitio, perché in effetto comprendevano (come dice Vitruvio Polione al primo capo del suo libro) che la dottrina senza lo ingegno ne lo ingegno senza la Dottrina, può fare un perfetto artifice. La seconda causa, perché li nostri antiqui volevano che le Mathematice discipline fusseno le prime imparate, è quella, perché alla intelligentia di quelle non vi occorre alcuna altra scientia. La causa è che per le medesime si sostentano, per le medesime si verificano, per le medesime si approvano, e non per auttorità, over opinone de huomini, come fanno le altre scientie, ma per demostratione. La terza causa è, che conoscevano tutte le altre scientie, arti, over discipline, haver delle Mathematice bisogno, e non solamente le liberali, e sue dependenti; ma anchora tutte le arte Mecanice […] NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .
Un’operazione analoga di giustificazione culturale delle matematiche si trova nella famosa edizione inglese degli Elementi di Euclide NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , curata da Henry Billingsley (m. 1606) e stampata nel 1570, dove il traduttore apre la sua breve introduzione affermando:
Here is (gentle Reader) nothing (the word of God onely set apart) which so much beautifieth and adorneth the soule and minde of man, as doth the knowledge of good artes and sciences: as the knowledge of naturall and morall Philosophie. The one setteth before our eyes, the creatures of God, both in the heavens above, and in the earth beneath: in which as in a glasse, we beholde the exceding maiestie and wisedome of God, in adorning and beautifying them as we see: in geving unto them such wonderfull and manifolde proprieties, and naturall workinges, and that so diversly and in such varietie: farther in maintaining and conserving them continually, whereby to praise and adore him, as by S. Paule we are taught. The other teacheth us rules and preceptes of vertue, how, in common life amongest men, we ought to walke uprightly […]. Many other artes also there are which beautifie the minde of man: but of all other none do more garnishe & beautifie it, then those artes which are called Mathematicall. Unto the knowledge of which no man can attaine, without the perfecte knowledge and instruction of the principles, groundes, and Elementes of Geometrie NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .
La traduzione di Billingsley contiene una prefazione scritta da John Dee (1527-1608), famoso matematico e mago inglese che collaborò anche con Federico Commandino, il quale è una sorta di manifesto sulla dignità e sull’utilità delle scienze matematiche. Dee usò espressioni quali: “O comfortable allurement, O ravishing perswasion, to deale with a Science, whose Subiect, is so Auncient, so pure, so excellent, so surmounting all creatures, so used of the Almighty and incomprehensible wisdome of the Creator, in the distinct creation of all creatures: in all their distinct partes, properties, natures, and vertues, by order, and most absolute number, brought, from Nothing, to the Formalitie of their being and state” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

Dal canto suo, Rafael Bombelli (1526-1572), nella sua Algebra, aprì la prefazione A gli Lettori affermando: “Lo so che il mio sarebbe un gettar il tempo se di presente volessi forzarmi con finite parole di far conoscere quanto infinita sia l’eccellenza delle discipline Matematiche” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT e quindi passò ad esaltare l’importanza dell’algebra per varie discipline con toni retorici e uno stile del tutto simili a quelli poi usati da Baldi nelle sue Vite de’ matematici1.

Un caso particolarmente significativo è quello di Agostino Ramelli (1531-c.1600) che fece precedere il suo trattato di ingegneria meccanica, pubblicato in edizione bilingue, italiano e francese nel 1588 NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , da una Prefatione dell’eccelenza delle matematiche, ove si dimostra quanto elle siano necessarie all’acquisto di tutte l’arti liberali, dove scrisse:
Se dall’immensa vaghezza de i coloriti fiori suole il viandante nel passare gli ameni, restare in dubbio, qual sia di tutto gli altri il più nobile, e il più prestante; maraviglia non è, se gli eccelsi filosofi spatiandosi nei colti giardini delle divine scienze, e vedendole tutte drizzate a questo unico fine e principale scopo, d’investigare a pieno la verità e scoprirla al mondo, variamente sentirono a quale di quelle dar dovessero il primo luogo. Nondimeno alla fine scorta dal lor giudicio l’eccellenza anzi il divin theforo delle discipline mathematiche, le preposero a tutte l’altre scienze humane NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .
Si può facilmente notare che la principale tesi portata a sostegno dello studio delle matematiche è la loro utilità, intesa in due sensi principali:

a) le matematiche sono utili in quanto costituiscono un insieme di tecniche e conoscenze pratiche che contribuiscono al progresso materiale delle umanità;

b) le matematiche sono utili in quanto strumento culturale e metodologico importante per lo studio e la piena comprensione delle discipline teoretiche.

Esemplare, a tal proposito, è l’atteggiamento di Alessandro Piccolomini (1508-1579), che nel Commentarium de certitudine mathemathicarum disciplinarum NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , un testo che pure critica la scientificità in senso aristotelico delle discipline matematiche NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , sostiene, seguendo Proclo NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT e i commentari greci ad Aristotele NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , che le matematiche sono utili in quanto:


1) le matematiche miste favoriscono lo sviluppo delle tecniche militari, del commercio, della politica, dell’architettura, della nautica, ecc. NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT ;

2) le matematiche pure, in quanto astratte, sono d’aiuto agli studi di teologia e di filosofia NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

A sostegno delle sue tesi, della seconda in particolare, Piccolomini ricorda anche che Platone avrebbe fatto apporre all’ingresso dell’Accademia una scritta che proibiva l’ingresso a chi non sapeva di geometria NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

2. La nobiltà della meccanica


Rispetto agli scritti sopra menzionati che miravano a una giustificazione delle matematiche nel loro complesso, il Discorso di chi traduce si pone un obiettivo più ristretto: quello di fornire una rivalutazione culturale della meccanica, la quale all’interno delle discipline matematiche soffriva di un particolare pregiudizio.

Baldi, anzi tutto, osserva che nonostante l’ingegno richiesto nella costruzione delle macchine, i loro artefici “sono stimati vili, e persone di niuno conto” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT ; la ragione di ciò è che “essendo le persone che v’attendono plebee, d’animo abietto, mercenarie, e tutte date alla sordidezza del guadagno, le cose trattate ne vengono affette, in un certo modo, e ne perdono quella reputatione che la loro perfettione dovrebbe apportare loro” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Così mentre la parola “mecanico” per i greci “sonava con titolo honorata di inventore, e fabbricatore di macchine” ora significa “vile mercenario, abietto, volgare, e sordido” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

In effetti, l’espressione “vile meccanico” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT aveva a lungo caratterizzato coloro che si dedicavano all’attività di costruzione di macchine, un genere di lavoro ritenuto inferiore al lavoro intellettuale e al puro pensiero speculativo. Nel Cinquecento le arti meccaniche erano considerate incompatibili con la nobiltà e tale incompatibilità fu ribadita con forza, “un po’ in tutta Europa e soprattutto negli Stati italiani, spesso tradizionalmente più tolleranti, soprattutto per quanto riguardava i patriziati urbani e il loro diritto ad esercitare attività mercantili e industriali su larga scala” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Ad esempio, a Venezia, a partire del 1589, una nuova legge stabilì che “le madri dei membri del Maggior Consiglio dovessero provenire da famiglie che, da tre generazioni, non avevano esercitato arti meccaniche” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Anche una parte del mondo della cultura mantenne un certo disprezzo per le arti meccaniche; ad esempio, Jacopo Zabarella (1533-1589) considerò ignobile la meccanica NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT e Robert Sanderson (1587-1663), nel suo trattato Logicae artis compendium (del 1618) NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , scrisse: “Disciplinas Mechanicas et Sellularias […] ut animo liberali indignas, ad eos relegamus qui lucrum ex arte quaerunt, non animi fructum” NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Tuttavia, altri esponenti della cultura rinascimentale presero posizione in difesa della dignità delle arti meccaniche NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . In particolare, per limitarsi all’ambiente urbinate, si può segnalare che Guidobaldo del Monte, nella Praefatio del suo Mechanicorum liber pubblicato nel 1577 NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , sostenne che erano due le qualità che maggiormente contribuivano al potere degli uomini: la nobiltà e l’utilità NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Secondo del Monte, la meccanica aveva entrambe queste qualità; invero, se la nobiltà era una questione di lignaggio, allora la meccanica era certamente nobile in quanto le sue origini potevano essere fatte risalire ad Aristotele. Inoltre, la meccanica era utile in quanto permetteva di dominare la natura: invero, i lavoratori manuali, i costruttori, i trasportatori, gli agricoltori, i marinai e molti altri che svolgevano le loro attività lottando contro le leggi della natura agivano con l’aiuto della meccanica NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Quando poi, nel 1581, il Mechanicorum liber fu tradotto in italiano da Filippo Pigafetta NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , questi, nella dedica Ai Lettori, scrisse:

Intitulasi [questo libro] le Mechaniche. Ma percioché questa parola Mechaniche non verrà forse intesa da ciascheduno per lo suo vero significato, anzi troveransi di quelli, che stimeranno lei essere voce d’ingiuria, solendosi in molte parti d’Italia dire ad altrui Mechanico per ischerno, e villania; e alcuni per essere chiamati Ingegnieri si prendono sdegno: non sarà per aventura fuori di proposito il ricordare, che Mechanico è vocabolo honoratissimo, dimostrante, secondo Plutarco, mestiero alla Militia pertinente, e convenevole ad huomo di alto affare, e che sappia con le sue mani, e co’l senno mandare ad esecutione opre maravigliose a singulare utilità, e diletto del vivere humano NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

E dopo aver menzionato gli illustri studiosi di meccanica dell’antichità, Pigafetta affermò che “l’essere Mechanico dunque, e Ingegniero con l’esempio di tanti valent’huomini, è officio da persona degna, e signorile NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

***


Nel Discorso di chi traduce Baldi contrappose la concezione delle arti meccaniche che molti avevano nel Cinquecento a quella dei greci. In realtà, la tradizionale valutazione negativa delle arti meccaniche affondava le sue radici proprio nella cultura classica. Nell’antica Grecia vi era una netta opposizione tra le arti banausiche o meccaniche e le arti liberali che erano praticate per un piacere intellettuale e non per soddisfare necessità fisiche o di altro genere. I termini “banausia” e “banausico”, con cui in greco si indicavano il lavoro manuale e l’arte meccanica in generale, avevano un senso fortemente spregiativo connesso all’atteggiamento filosofico e sociale che qualificava certe occupazioni o attività come inferiori e basse (si trattava in genere, ma non esclusivamente, di attività richiedenti lavoro fisico). In latino, lo stesso tipo di valutazione negativa era connesso con le espressioni artes illiberales, artes sordidae, artes vulgares NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Il giudizio di inferiorità di certe arti era sostanzialmente un giudizio di tipo etico: l’inferiorità derivava non tanto dal carattere tecnologico o dalla manualità ma dal fatto che esse non coinvolgevano l’anima nei suoi aspetti intellettuali e morali ed erano praticate solo per necessità fisiche o per piacere NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Una testimonianza di tale atteggiamento si può trovare nella Politica, dove Aristotele espresse la connessione tra lavoro manuale, lavoro per soldi, grettezza mentale in questi termini:
E bisogna ammettere che sono volgari le opere, le arti e gli insegnamenti che rendono inservibili il corpo o il pensiero degli uomini liberi per le pratiche e le azioni nelle quali si realizza la virtù. Perciò chiamiamo volgari tutte quelle arti che peggiorano il corpo e le occupazioni che esercitano per una ricompensa pecuniaria, in quanto occupano e deprimono troppo il pensiero. Il cercare di impadronirsi fino a un certo segno delle scienze liberali non è indegno di un uomo libero; il persistere con eccessiva ostinatezza nella perfezione espone agli stessi rischi che abbiamo sopra menzionato. Ma molto dipende dal fine che ci si propone nell’imparare o praticare qualcosa. Ciò che si fa per se stessi o per gli amici o per praticare la virtù non è illiberale, mentre spesso quella stessa azione compiuta per subordinazione al volere altrui potrebbe sembrare bassa e servile NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .
Aristotele non era di per sé contro le attività manuali e fisiche, ma solo contro quelle che peggioravano le condizioni del corpo e che non erano governate da più alte finalità. Il giudizio morale alla base di tale distinzione era condiviso da altri autori antichi. Così, Galeno distingueva le arti razionali e nobili da quelle banausiche, che richiedevano l’uso del corpo o lo sforzo fisico NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT e Cicerone sosteneva che tutti gli artigiani esercitavano un mestiere volgare (sordida arte), privo di qualsiasi ombra di nobiltà; al contrario, erano degne e onorevoli tutte quelle professioni che richiedevano intelligenza e che procuravano inestimabile profitto (tra di esse vi erano l’agricoltura, la medicina, l’architettura e l’insegnamento delle arti liberali) NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .

Un caso esemplare di valutazione di ordine etico delle arti si può trovare nelle lettere a Lucilio di Seneca NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT , dove l’autore, richiamandosi a Posidonio, classifica le arti in quattro specie: quelle popolari e rozze, quelle destinate a divertire, quelle che servono all’educazione dei giovani, quelle veramente liberali NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Le arti popolari sono quelle degli operai e si esercitano col lavoro manuale per il miglioramento della vita esteriore, senza cercare alcuna forma di dignità e di gloria. Nelle arti della seconda specie, quelle destinate a divertire e che cercano di dare diletto agli occhi e agli orecchi, rientrano le arti dei meccanici che costruiscono ordigni capaci di sollevarsi da sé, palchi che salgono di piano in piano senza rumore e altri congegni del genere. Le arti della terza specie hanno valore per l’educazione giovanile e presentano effettivamente qualche somiglianza con quelle liberali; tuttavia, solo queste ultime si occupano della virtù NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Seneca critica l’opinione di Posidonio secondo cui le arti di uso quotidiano e quelle costruire erano invenzioni della filosofia. Posidonio pensava, infatti, che fossero stati i filosofi a insegnare l’arte di costruire agli uomini che fino allora vivevano in caverne, in rupi scavate o in tronchi cavi e che fossero stati ancora i filosofi ad inventare gli arnesi di ferro usati nei mestieri NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Seneca nega che queste invenzioni, e quindi le arti tecniche e manuali, abbiano un carattere di sapienza (filosofica): al più sono il frutto dell’ingegnosità NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Sono state certamente ideate dalla ragione, ma non dalla retta ragione, cioè dalla ragione indirizzata alle sue finalità supreme NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT . Per Posidonio, tutte le scoperte erano dovute al sapiente: essendo, però, di scarsa rilevanza per occuparsene in prima persona le aveva lasciate all’iniziativa di inferiori e subalterni NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT ; per Seneca, invece, i sapienti non si sono minimamente occupati di queste arti che furono ideate da quegli stessi che le praticano NOTEREF _Ref197597335 \h \* MERGEFORMAT .



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