Tematica Pittorica



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17.11.2017
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L a tematica onirica ricorrente nelle mie opere è un modo per riportare l’essere umano

ad una presa di coscienza, a riflettere sulla propria natura partendo dalla rarefazione di tutti gli elementi del visibile per arrivare a vedere oltre la superficie apparente delle cose,

facendo luce nel sottosuolo delle nostre memorie.

Partendo dalla critica della forma come rappresentazione ispirandomi al più surrealista tra i

surrealisti Max Ernst ( vedi La Vestizione della sposa 1940) mi servo della pittura per distogliere

l’attenzione del fruitore da quei dettagli che caratterizzano le immagini nel suo quotidiano

per portarlo ad elevarsi a quella condizione di sogno che è stata accantonata e

relegata al mondo dell’infanzia. La pittura quindi intesa come strumento di recupero di questa dimensione umana più intima.

Attraverso l’opera non intendo rappresentare un soggetto specifico ma comunicare, rievocare

uno stato emotivo.

Il quadro rappresenta per me un punto di contatto con l’anima, un mezzo di comunicazione

bio - psicologica dell’artista con il tutto .

Personalmente quando realizzo un quadro non ho mai un soggetto nitido in mente, lascio che

siano le immagini a riaffiorare per gradi dalle profondità dell’inconscio.

La costante che accomuna tutti i miei quadri è quella della dimensione del sogno.

L’elemento indispensabile per attribuire alle opere una suggestione di tipo onirico è il colore strumento magico attraverso il quale riportare in luce visioni sorte da quelle tenebrose riserve dell’immaginazione creatrice, attingendo dallo sterminato abisso di memorie depositatesi nel corso dei millenni.

I sottili tracciati e disegni che compaiono sulle varie opere, laddove non siano stati eliminati

per lasciar spazio alla ‘lux’ pittorica, s’intrecciano ritraendo ambienti aerei o acquatici dove galleggiano e sprofondano frammenti di creature appartenenti al limbo che precedeva la nostra esistenza, creature prive di entità corporea avvolte di luce (Loredana Galvagno Sanseverino)

come in un ‘alone di aerografo archetipale ’( Prof.Elio Mercuri ).

Il colore è uno strumento di grande valenza poetica indispensabile per conferire alle immagini quell’impalpabilità e quell’aura di mistero che si cela all’ombra dei nostri pensieri più reconditi.

Le opere principali di artisti del passato da cui traggo ispirazione sono ‘La scala di Giacobbe’ di William Blake (1808) per l’uso del tratto che nonostante sia nitido non precisa la costruzione formale delle figure e l’acquerello con la sua sfumatura cristallina che rende illimitate forme e spazi, ‘L’incubo’ di Johann Fussli (1781) per il recupero di figure ideali dalla statuaria antica, la cui luminosità quasi lunare, in contrasto con i l buio dello sfondo notturno, popolato da creature inquietanti, ci induce a riflettere sulla vacuità della materia di fronte

alla sovranità dello spirito opponendo al mondo del tempo e dello spazio il mondo rivelatore del sogno,‘La Joie de vivre’ di Matisse (1905-6) dove ogni colore accentua gl’altri, in un crescendo senza fine dando vita ad immagini alle quali non può essere applicato un canone estetico,‘non vi è distinzione tra il bello e il brutto, applicabile alle cose secondo il piacere o il dolore che causano all’uomo, le sue immagini sono al di là di ogni possibilità di giudizio’ (Argan), ‘Il primo Acquerello astratto’ di Kandinsky (1910) per la grande vibrazione luminosa delle ‘velature espanse e trasparenti delle macchie colorate che attribuiscono alla superficie bianca della carta un senso di profondità fluttuante come sostanze galleggianti sulla superficie di uno spazio fluido’ (Argan) e per il senso ludico della ricerca il pittore cinquecentesco Giuseppe Arcimboldo nelle cui teste composite brulicanti di fiori , frutti,oggetti …è possibile cogliere quella propensione dello spirito alla catarsi tramite la lenta ma continua metamorfosi .



Loredana Galvagno Sanseverino,01.04.2011

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