Tempo presente e tempo passato sono forse entrambi presenti nel tempo futuro



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22.05.2018
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Burnt Norton

I
Tempo presente e tempo passato

sono forse entrambi presenti nel tempo futuro,

ed il tempo futuro contenuto nel tempo passato.

Se tutto il tempo è eternamente presente

tutto il tempo è irredimibile.

Ciò che poteva essere è un’astrazione

che rimane una perpetua possibilità

solo in un mondo speculativo.

Ciò che poteva essere e ciò che è stato

puntano ad un solo fine, che è sempre presente.

Eco di passi nella memoria

giù per il corridoio che non prendemmo

verso la porta che non aprimmo

del giardino delle rose. Le mie parole echeggiano

così, nella tua mente.

Ma a quale scopo

disturbando la polvere su una ciotola di petali di rosa

io non lo so.

Altri echi

abitano il giardino. Li seguiremo?

Presto, disse l’uccello, trovali, trovali,

girato l’angolo. Attraverso il primo cancello,

nel nostro primo mondo, seguiremo

l’inganno del tordo? Nel nostro primo mondo.

Lì essi erano, dignitosi, invisibili,

muovendosi senza calcarle sopra le foglie morte,

nel calore autunnale, attraverso l’aria vibrante,

e l’uccello chiamò, rispondendo

alla non udita musica nascosta tra i cespugli,

e lo sguardo non visto passò attraverso, perché le rose

avevano l’aria di fiori guardati.

Lì erano come nostri ospiti, accettati e accettanti.

Così ci muovemmo, ed anche loro, in processione,

lungo il vuoto viale, nel gazebo di bosso,

per guardare giù nella vasca svuotata.

Secca la vasca, secco cemento, bordato di bruno,

e la vasca fu piena d’acqua alla luce del sole,

ed i fiori di loto sorsero, piano, piano,

la superficie brillò nel cuore della luce,

ed essi erano dietro di noi, riflessi nella vasca.

Poi passò una nuvola, e la vasca fu vuota.

Via, disse l’uccello, perché le foglie erano piene di bambini,

nascosti, eccitati, trattenendo le risa.

Via, via, via, disse l’uccello: il genere umano

non può sopportare troppa realtà.

Il tempo passato ed il tempo futuro

ciò che poteva essere e ciò che è stato

puntano ad un solo fine, che è sempre presente.

II
Aglio e zaffiri nel fango,

un grumo sul mozzo conficcato.

Il trillo di un filo metallico nel sangue,

che canta sotto sempiterne ferite

pacificando guerre a lungo dimenticate.

La danza lungo l’arteria

la circolazione della linfa

si raffigurano nel lento moto stellare

ascendono all’estate nell’albero.

Ci muoviamo al di sopra dell’albero in movimento

nella luce delle foglie decorate,

udiamo sul suolo inzuppato

sottostante, il cinghiale ed il segugio

perseguire il consueto cammino

ma riconciliati tra le stelle.

Al punto fermo del mondo roteante. Non carne né senza;

non da e neppure verso: al punto fermo, là è la danza,

ma non arresto né movimento. E non chiamarla immutabilità

là dove passato e futuro si riuniscono. Né movimento da, né verso,

né ascesa né declino. Tranne che per il punto, il punto fermo,

non ci sarebbe danza, e c’è solo la danza.

Posso solo dire, siamo stati: ma non so dire dove.

E non so dire per quanto, perché lo si porrebbe nel tempo.

L’intima libertà dal desiderio pratico,

l’affrancarsi da azione e sofferenza, nonché da impulsi

interni ed esterni, e tuttavia circonfusi

da una grazia di senso, bianca luce fissa ed in moto,

Erhebung (*) senza moto, concentrazione

senza eliminazione, un mondo nuovo ed insieme

quello vecchio esplicitato, compreso

nel completamento della sua estasi parziale,

il risolversi del suo parziale orrore.

Eppure la catena di passato e futuro

intessuti nella debolezza del corpo che cambia,

protegge l’umanità da cielo e dannazione

che la carne non può reggere.

Tempo passato e tempo futuro

consentono solo poca consapevolezza.

Essere consapevoli è non essere nel tempo

ma solo nel tempo il momento nel giardino delle rose,

il momento sotto il pergolato dove batteva la pioggia,

il momento nella chiesa dove tirava aria al crepuscolo,

li si può ricordare, coinvolti con passato e futuro.

Solo attraverso il tempo si conquista il tempo.
(*) Elevazione

III
Questo è luogo di disaffezione

tempo prima e tempo dopo

in fioca luce: né luce diurna

che investe la forma con lucida quiete

volgendo l’ombra in transitoria bellezza

con lenta rotazione che suggerisce permanenza,

né oscurità che purifichi l’anima

svuotando il sensuale con la deprivazione,

depurando l’affetto da ciò che è temporale.

Né pienezza né vuoto. Solo un fremito

su facce tirate, afflitte dal tempo

distratte per distrazione dalla distrazione,

piene di fantasticherie e vuote di significato,

tumide apatie senza concentrazione,

uomini e pezzi di carta mulinati dal vento freddo

che soffia prima e dopo il tempo,

vento dentro e fuori da insalubri polmoni

tempo prima e tempo dopo.

Eruttare di anime malaticce

nell’aria sbiadita, ignavi

trascinati dal vento che spazza le disperate colline di Londra,

Hampstead e Clerkenwell, Campden e Putney,

Highgate, Primrose e Ludgate. Non qui

non qui le tenebre, in questo mondo cinguettante.

Discendi più in basso, discendi soltanto

nel mondo dell’eterna solitudine,

mondo non mondo, ma ciò che non è mondo,

buio interiore, indigenza

e privazione di ogni proprietà,

disseccamento del mondo del senso,

svuotamento del mondo della fantasia,

inoperanza del mondo dello spirito;

questa è l’unica strada, e l’altra

è la stessa, non movimento

ma astenersi dal movimento; mentre il mondo si muove

nell’ingordigia, sulle massicciate

del tempo passato e del tempo futuro.

IV
Il tempo e la campana hanno seppellito il giorno,

la nera nuvola porta via il sole.

Si volgerà a noi il girasole, scenderà,

si piegherà verso di noi la clematide; fronde e rampicanti

s’aggrapperanno, s’attaccheranno?

Gelide


dita di tasso s’arrotoleranno

giù su di noi? Dopo che l’ala del martin pescatore

rispose luce alla luce, ed è silente, la luce è ferma

al punto fermo del roteante mondo.


V
Le parole si muovono, la musica si muove

solo nel tempo; ma ciò che solamente vive

può solamente morire. Le parole, una volta dette, giungono

nel silenzio. Solo con la forma, il disegno,

possono parole o musica giungere

alla quiete, come un vaso cinese ancora

perpetuamente si muove nella sua quiete.

Non la quiete del violino, finché la nota dura,

non solo quella, ma la coesistenza,

o diciamo che la fine precede l’inizio,

e la fine e l’inizio sempre furono lì

prima dell’inizio e dopo la fine.

E tutto è sempre adesso. La parole si tendono,

s’incrinano e talvolta si spezzano, sotto sotto il carico,

sotto tensione slittano, scivolano, periscono,

si rovinano per imprecisione, non stanno al loro posto,

non vogliono star ferme. Voci che stridono

di rimprovero, di scherno, semplici chiacchiere,

sempre le assalgono. La Parola nel deserto

è attaccata soprattutto da voci tentatrici,

l’ombra in lacrime nella danza funebre,

il sonoro lamento della chimera sconsolata.


Il dettaglio del disegno è movimento,

come nella figura delle dieci scale.

Desiderio stesso è movimento

di per sé non desiderabile;

amore è di per sé immobile,

solo causa e fine di movimento,

senza tempo, e senza desiderio

tranne per l’aspetto del tempo

preso sotto forma di limite

tra non essere ed essere.

Improvvisamente in un raggio di sole

persino mentre la polvere si muove

sale il riso nascosto

di bambini tra le foglie

svelti ora, qui, ora, sempre –

ridicolo il triste tempo desolato



che si distende prima e dopo.


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