Teoria tecnica e didattica dell’educazione fisica



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TEORIA TECNICA E DIDATTICA DELL’EDUCAZIONE FISICA

IN ETÀ EVOLUTIVA
PERCORSI DIDATTICI

INTRODUZIONE

A cosa può servire questo manuale?

Secondo noi dovrebbe essere un aiuto per tutti coloro che vengono chiamati ad insegnare scienze motorie. La nostra idea è di fornire un minimo di riferimenti teorici (perché il movimento ha sempre basi scientifiche) e una scaletta di interventi, giochi, esercizi, feedback, riflessioni, valutazioni, proposte, ecc.. mirate alla costruzione di un breve programma didattico per le principali fasce d’età e per le varie tipologie di settore (scuole, centri di avviamento allo sport, centri estivi, società, ecc…) in cui ci si può trovare a lavorare. Ovviamente quanto scritto non può essere altro che uno stimolo, una proposta, senza alcuna pretesa di unicità e assoluta veridicità. E’ il frutto della nostra esperienza pregressa, quindi ci potrebbero essere altre 1000 proposte migliori che starà a voi sperimentare; è uno dei tanti modi di lavorare tenendo sempre ben presenti i principi guida del nostro lavoro: le finalità, gli obiettivi, i contenuti, i metodi.

Accanto a questa guida teorico/pratica si farà spesso riferimento ad un’ulteriore dispensa prettamente teorica (reperibile nel sito di UNIFE) scritta dalla Prof. Marani Lorena per affrontare al meglio questo esame di T.T.D dell’Educazione Fisica.

Che cosa sono l’Educazione fisica o le Scienze Motorie Sportive?

Sono due nomi della stessa disciplina educativa finalizzata allo sviluppo, alla crescita e al mantenimento delle funzioni motorie coordinate con le capacità cognitive ed affettivo-relazionali.

In modo molto pragmatico possiamo dire che le finalità  rappresentano le mete dell’intervento educativo che vengono raggiunte attraverso lo sviluppo di tutti gli obiettivi generali.

In sintesi le Finalità di questa disciplina sono sostanzialmente tre:

educative, formative e preventive realizzabili attraverso la specificità della disciplina (Attività Motoria, Educazione Fisica o Sportiva). Una certa differenza invece esiste con l’allenamento ad una pratica sportiva agonistica, che qui non tratteremo, che consiste in un programma teso ad incrementare la funzionalità organica, ad accelerare il massimo sviluppo delle capacità motorie essenziali per il raggiungimento della massima prestazione sportiva. Inoltre un programma d’allenamento deve prevedere tempi piuttosto dilatati per l’insegnamento della tecnica e della tattica di quello specifico sport, nonché le simulazioni di gara. Per questo settore rimandiamo pertanto ad un’ampia ed esaustiva bibliografia già esistente in commercio.

LE FINALITA’:

EDUCARE significa portar fuori ciò che sta dentro, rendere palese una predisposizione, far scaturire le potenzialità esistenti nella persona da educare (dal latino educere =trarre fuori). E’ il processo che tende allo sviluppo delle facoltà mentali, fisiche e relazionali dell’individuo. Avviene attraverso l’istruzione (trasmissione di concetti e informazioni) e l’insegnamento (relazione empatica che favorisce l’apprendimento).

Avviene in differenti contesti (famiglia, scuola, amici, società sportiva, oratorio, circoli culturali, ecc.)  tramite diversi attori (genitori, insegnanti, istruttori, gruppo dei pari, mass-media) e attraverso la didattica (o pratica dell’educare) che si fonda sulla conoscenza di metodi e contenuti.

FORMARE significa favorire la conoscenza e la coscienza di sé per realizzare un percorso di autonomia che consenta, prima, di riconoscere le proprie attitudini e aspirazioni, poi di saperle sviluppare, consolidare e controllare nell’arco di tutta la nostra vita (formazione permanente).

PREVENIRE significa conoscere il rapporto tra attività motoria e miglioramento o mantenimento della salute dinamica. Consiste :

· nel miglioramento della funzionalità di organi ed apparati, con particolare attenzione allo sviluppo plastico dell’apparato neuro-muscolare per migliorare l’adattamento alle situazioni della vita quotidiana;

·   nello sviluppo dei fattori di buona salute (capacità condizionali);

·  nel mantenimento dell’equilibrio tra energia introdotta e spesa (rapporto tra massa magra e tessuto adiposo) al fine di ridurre i rischi di patologie.

Tutto ciò al fine di mantenere un equilibrio fisico, mentale e sociale che consenta di vivere bene attraverso la realizzazione quotidiana delle proprie risorse e aspirazioni.

COME PROGRAMMARE IL NOSTRO LAVORO

Quando si deve realizzare un apprendimento–insegnamento è necessaria “un’ulteriore competenza che consente all’insegnante di pianificare gli apprendimenti degli allievi individuando gli obiettivi, i contenuti, i mezzi, gli ambienti e i sistemi di verifica a breve, medio e lungo termine” (Casolo F.  “Lineamenti di teoria e metodologia del movimento umano” Milano, Vita e Pensiero, 2002) per poi valutarne i risultati.

Vediamo sinteticamente quali sono le variabili da considerare:

L’ETA’ è molto ovvio capire che le finalità, gli obiettivi, i contenuti, la metodologia, siano molto diversi tra loro se devo insegnare a bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, anziani.

E’ pur vero che potrei trovarmi ad insegnare ad un gruppo di adulti che vogliono fare una ginnastica di potenziamento aerobico con gli attrezzi oppure ad un gruppo di adulti che vogliono fare attività aerobica con la musica.  In questo caso, pur essendo analoga l’età, cambiano completamente i contenuti ed i mezzi.

IL GRUPPO/ CONTESTO: si potrebbe trattare di una scuola (primaria o secondaria) o di un gruppo di bambini di età non omogenea che frequenta un corso organizzato da una società di promozione sportiva, oppure un gruppo di bambini di una società di calcio, o bambini di un centro ricreativo estivo, ecc…

Anche se la fascia d’età è la medesima, il lavoro da programmare può essere completamente differente a seconda degli obiettivi che si devono raggiungere in quel contesto. Prendiamo ad esempio la fascia 6-8 anni. Se siamo in una scuola elementare si dovranno conoscere e perseguire gli obiettivi del programma di educazione fisica per la classe prima e seconda.

Se siamo in una Polisportiva in cui esistono squadre di calcio, volley e basket, cercheremo di sviluppare un’attività motoria che tenda anche ad individuare eventuali predisposizioni nei nostri piccoli allievi verso questi particolari sport.

Se stiamo lavorando in una società di calcio che organizza tornei anche per i giovanissimi, la nostra attività dovrà prevedere anche una preparazione tecnico/tattica che possa consentire ai bambini di svolgere una partita di calcio piuttosto che di basket o altro.

Quindi l’obiettivo di quel particolare contesto sportivo vincola già la mia programmazione.

IL TEMPO del mio lavoro, quanto dura?

Potrei essere stato assunto solo per i 2 mesi estivi o per tutto l’anno scolastico, o per sostituire un collega in malattia per qualche mese, o avere un incarico più prolungato. Questa attività potrebbe svolgersi su due ore settimanali (in linea di massima è così) o per tempi più dilatati. Gli obiettivi che mi porrò saranno proporzionali al tempo che avrò a disposizione. Infatti si parla di programmazione a lungo, medio e breve termine.

Inoltre c’è da considerare che dipende anche in quale parte dell’anno ci troviamo, nel caso mi trovi a sostituire un collega dovrò conoscere gli obiettivi già conseguiti precedentemente dal gruppo, prima di poter programmare una sequenza adeguata di contenuti.

I PREREQUISITI: ogni attività motoria deve essere adeguata, oserei dire fatta su misura, per quello specifico gruppo. Quindi non si può fare una buona programmazione senza conoscere il livello di capacità raggiunto dalle persone con cui lavorerò. Pertanto nelle primissime lezioni dovrò prevedere una serie di giochi, staffette, percorsi, esercizi, che mi diano la possibilità di “testare” il livello di sviluppo e padronanza delle principali capacità motorie condizionali e coordinative, nonché il livello di socializzazione che eventualmente esiste tra quelle persone, che potrebbe essere una grossa risorsa da cui partire.

L’AMBIENTE E LE ATTREZZATURE: non sempre ci troviamo a lavorare in un ambiente idoneo all’attività che dobbiamo svolgere. Spesso dobbiamo adattarci alle palestre esistenti che, in alcuni casi, per gli scarsi investimenti economici, sono piuttosto carenti di manutenzione o di attrezzature. Prioritaria è l’attenzione alla sicurezza che significa prima di tutto, osservare attentamente l’ambiente, prevedere ed eliminare (se fattibile) tutte le fonti di possibili incidenti: gli attrezzi contro cui si può sbattere o cadere andrebbero tolti o spostati; gli spigoli o i pali vanno protetti con materiale apposito, eventuali gradini o avvallamenti del terreno vanno accuratamente evidenziati, va costantemente controllata l’integrità delle attrezzature utilizzate, ecc.. Questo perché il D.L. 81/2008 Art.19 ci uniforma ai “preposti” cioè a persone che “in ragione delle competenze professionali e nei limiti dei poteri funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintendono all’attività…. e ne garantiscono l’attuazione in sicurezza, secondo le direttive ricevute”. In pratica l’insegnante è responsabile di tutto quello che potrebbe succedere ai propri allievi a meno che non riesca a dimostrare che il fatto dannoso, per la sua repentinità ed imprevedibilità gli abbia impedito un tempestivo efficace intervento teso ad evitare l’incidente.

Quindi, superata la fase della sicurezza dell’ambiente, dobbiamo valutare quali attrezzature sono a nostra disposizione prima di programmare la nostra attività.

COME SI COSTRUISCE UNA LEZIONE:

non esiste una tipologia unica di lezione; ci sono un’infinità di cose che si possono proporre in ciascuna lezione, ma dato che vogliamo dare alcune indicazioni a coloro che sono all’inizio della loro esperienza, il consiglio è di partire da questo modello-tipo per poi sperimentare di volta in volta l’introduzione di contenuti personali e  metodologie differenti.

Il primo concetto basilare è la varietà delle proposte operative che tuttavia devono sempre rispettare gli obiettivi prefissati e la finalità dell’insegnamento.

In modo molto schematico possiamo ricordare che ogni lezione dovrebbe contenere almeno 5 momenti:

1.   l’orientamento o l’accoglienza

2.   l’attivazione motoria o riscaldamento o condizionamento

3.   la parte centrale con lo sviluppo di uno o più obiettivi specifici

4.   la parte ludica (che può essere contemporanea alla valutazione)

5.   il defaticamento (ritorno alla condizione di normalità del ritmo cardio-respiratorio) con la sintesi finale

L’orientamento o l’accoglienza:  solitamente il gruppo appena arriva in palestra viene disposto in cerchio, seduti, compreso il docente. Ha lo scopo di comunicare l’obiettivo del giorno, richiamare quanto fatto precedentemente e quali sono le capacità/abilità già apprese che saranno prerequisiti importanti per il nuovo apprendimento; infine accogliere tutte le istanze dei vari componenti (chi non sta bene e giustifica, chi ha voglia solo di giocare, ecc.) cercando di responsabilizzarli e motivarli al lavoro.

L’attivazione motoria o riscaldamento:  si inizia a lavorare con un ritmo gradualmente crescente per innalzare la frequenza cardio-respiratoria e velocizzare le reazioni biochimiche (vedi capitolo Riscaldamento nella dispensa Marani). Le esercitazioni possono essere le più svariate: corse, giochi, staffette, a corpo libero o con piccoli attrezzi o palloni, ecc..

La parte centrale con lo sviluppo di uno o più obiettivi specifici: rappresenta il cammino operativo dell’apprendimento di nuovi contenuti, l’acquisizione di nuovi schemi motori, nuove abilità, o l’applicazione di precedenti apprendimenti in nuovi contesti (trasferibilità). (Vedi il capitolo Apprendimento motorio nella dispensa Marani)

La parte ludica può essere la trasferibilità degli apprendimenti appena acquisiti in modo analitico, nel gioco globale o in una partita.  Per esempio: imparare il tiro a canestro poi utilizzarlo in un gioco (gara di tiri a canestro) o in una partita 3 contro 3 o 5 contro 5

In questa fase si ottiene anche un feedback, necessario sia all’insegnante che all’allievo, sul livello di apprendimento raggiunto dal gruppo. Questo consente al docente di fare le opportune correzioni al suo programma o al suo metodo e consente all’allievo di “sentire” se ha raggiunto una sufficiente padronanza del gesto o se necessita di ulteriori esercitazioni. In accordo con gli studenti, a livello scolastico, questo momento può anche essere utilizzato per una verifica formativa o sommativa; mentre un gruppo gioca, alcuni allievi vengono valutati dal docente poi si cambia, in modo che nessuno stia fermo ad aspettare il proprio turno per essere valutato.

Il defaticamento: solitamente negli ultimi 5/10 minuti di lezione bisogna proporre un’attività un po’ blanda, in modo che il ritmo cardio-respiratorio si abbassi e ritorni alla condizione di normalità, per non mandare i ragazzi nello spogliatoio tutti affannati e accaldati.

Spesso è difficile farli smettere di giocare per fare un’attività blanda (che a loro appare noiosa) quindi si utilizzano gli ultimi 5 minuti per rimetterli seduti in cerchio e chiedere loro di fare una sintesi del lavoro appena svolto cercando di portarli a verbalizzare quello che hanno appena sentito, provato, imparato, le difficoltà non superate, le proposte per la volta successiva, ecc.

Questo momento che sembra banale in realtà è particolarmente importante, perché sottolinea l’attenzione del docente alla parte affettiva/emotiva/relazionale/sociale, al vissuto dei ragazzi, agli eventuali litigi avvenuti, e ribadisce la necessità di porre attenzione a quello che si fa e a come lo si fa, senza dimenticare che lavorando in gruppo è fondamentale il rispetto reciproco ed il  fair-play.

PERCORSI DIDATTICI

Ora vorremmo illustrarvi alcuni nostri percorsi didattici che crediamo possano essere d’esempio e di stimolo per arricchire l’attività di chiunque si appresti a lavorare nel campo delle Scienze motorie. Vi illustreremo 7 percorsi didattici dandovi, per ciascuno di essi, anche alcune indicazioni teoriche che spiegano come la pratica sia sempre collegata ad una base scientifica, ad una motivazione che va ben oltre il semplice “fare ginnastica”.

  1. La socializzazione

  2. Il riscaldamento

  3. Il gioco

  4. Il ritmo e la percezione

  5. Il ritmo e la coordinazione

  6. Gli sport di quadra e individuali

  7. L’attività motoria nella prima infanzia

PERCORSO DIDATTICO N.1:  LA SOCIALIZZAZIONE

RIFERIMENTI TEORICI:

Quando un gruppo si trova per la prima volta insieme con un nuovo insegnante, la cosa più importante a cui fare attenzione sono i sentimenti e le emozioni delle persone e le dinamiche relazionali. Quasi tutti nei primi momenti si chiedono chi siano i loro compagni, se saranno all’altezza delle richieste dell’istruttore; se le persone hanno delle insicurezze saranno nervose, tese, preoccupate del giudizio degli altri. Ecco perchè il compito prioritario dell'insegnante durante le prime lezioni è quello di creare un clima sereno, di rispetto reciproco, scevro da giudizi e preconcetti, fatto di conoscenza e accettazione nonchè di collaborazione ed empatia. A volte dentro il gruppo capita che ci si senta un numero, o comunque qualcuno che conta poco. Al contrario può capitare che ci sia qualcuno che tenta di accentrare su di sè tutte le attenzioni. Entrambe le situazioni complicano il percorso di apprendimento che risulta difficoltoso per gli individui che sono preoccupati e distratti da emozioni negative.

Sentire di appartenere ad un gruppo da cosa dipende?

Molti sono gli aspetti dell’inclusione: conoscere le persone del gruppo, condividere gli stessi obiettivi (siamo tutti qui per mantenerci in forma), essere tutti lì con lo stesso scopo (vogliamo imparare a giocare a basket), sentirsi simili (abbiamo tutti 70 anni o più).

Quindi la prima cosa che un docente deve fare è favorire la socializzazione e lo star bene insieme, anche attraverso esercizi di contatto (per esempio i giochi di trasporto) che favoriscano la conoscenza e la fiducia reciproca.

(Ulteriori approfondimenti sul tema della socializzazione sono reperibili nella dispensa Marani pubblicata nel sito di UNIFE)

RIFERIMENTI PRATICI:

1 - LANCIO DELL'ATTIVITA’: LE TRE SCIMMIE SAGGE

Io e Lorena, uno di fianco all'altro, dopo aver raccolto il gruppo intorno a noi in cerchio, al centro della palestra, ci copriamo rispettivamente gli occhi e le orecchie, e invitiamo l’allievo accanto a noi a rappresentare il terzo degli atteggiamenti delle tre scimmie sagge che manca nel nostro quadretto semi improvvisato: la scimmia che non parla.

Così ci presentiamo, io sono MIZARU, la scimmia che non vede il male, Lorena è KIKAZARU, la scimmia che non sente il male, e l'allievo é ....(lui non può dire niente, ha la bocca tappata, allora lo diciamo noi per lui...) IWAZARU, colui che non parla del male. Questo é il significato più comunemente conosciuto, al contrario, il vero significato di questo motto di origine giapponese è esattamente il contrario, ovvero: vedo il bene, ascolto il bene e parlo del bene. Guarda caso questo è esattamente quello che dovrebbe sempre fare un insegnante!

In altre rappresentazioni é prevista una quarta scimmia saggia, SHIZARU, colei che non compie il male: Senza rivelare la gestualità di quest'ultima, ovvero a braccia tese in basso e incrociate, il gruppo viene invitato a rappresentare liberamente e singolarmente la scimmia che non compie il male.




2 - E IO CHE SCIMMIA SONO

Rimanendo il gruppo nella situazione del cerchio, si chiederà ad ognuno di loro di numerarsi ora in una modalità nuova, ovvero: il primo mettendosi le mani davanti agli occhi sarà la scimmia cieca, il successivo quella sorda e il terzo sarà quella muta, continuando in questo modo fino a che tutti saranno "numerati". Ora il gioco può iniziare, ogni partecipante corre libero per la palestra, al fischio si dovranno riunire formando il trio delle 3 scimmie sagge. La consegna sará ripetuta più volte, e le scimmie ogni volta dovranno trovare nuove compagne/i ma sempre per formare il terzetto del motto giapponese. In alcuni momenti si chiederà loro invece di riunirsi per significato, ovvero il gruppo di tutte le scimmie che non vedono, quelle che non sentono, ecc..  


3 - I MACACHI SI FANNO IL SELFIE

Consegna: si corre adagio per la palestra, al fischio ci si mette a coppie (le coppie via via dovranno sempre cambiare) e ci si fa un selfie, inizialmente in maniera spontanea e libera e successivamente, se necessario, con qualche indicazione da parte del conduttore: i macachi si guardano in cagnesco, I macachi si riconoscono amici, si spulciano a vicenda, si salutano gioiosamente, ecc...

Lo stesso a gruppi di 3, lo stesso in 6 con la richiesta che nel SELFIE sia presente uno sfondo: macachi dentro una foresta tropicale, sotto una pioggia torrenziale, sotto un’enorme foglia di banano, in cima ad un albero, con altri animali, ecc...
4 - LE SCIMMIE MUTE (gioco in silenzio)

Consegna: si corre adagio per la palestra, al fischio ci si mette a coppie e ci si sfida a “morra cinese" al meglio di 2 su 3; chi perde deve mimare una sequenza motoria o un gesto tecnico sportivo in modo che il vincitore acquisisca una competenza (che deve ricordare) poi si ricomincia a correre adagio fino al fischio successivo. Al termine dell'attività chiedere chi ha acquisito più competenze e farle dimostrare al resto del gruppo.


5 - LE SCIMMIE MUTE E CIECHE

Si ri-parte dal cerchio iniziale per formare delle coppie, unendosi con il compagno diametralmente opposto. Successivamente si benda uno della coppia e ci si sposta per la palestra in questi modi:

A) coppia in fila con il cieco dietro con le mani appoggiate sulle spalle del compagno che lo conduce per la palestra cambiando spesso le direzioni (anche camminando all’indietro).

B) Sempre in fila ma il cieco ora è davanti e viene condotto dal compagno che sta dietro attraverso il tatto (questo richiede un nuovo codice comunicativo)


RIFLESSIONE: Cosa succede quando ci togliamo un recettore esterocettivo? Siamo consapevoli delle informazioni che passano attraverso i nostri sensi? Sappiamo come potenziare le nostre capacità percettive?
6 - ET VOILÁ LA SCIMMIA LEGATA

Formare gruppi da 3: uno è muto, uno è bendato (cieco), uno ha le gambe legate insieme (handicap). A tutti i muti viene dato un foglietto con indicato un oggetto che si trova dentro un enorme cestone ed un punto della palestra. Il muto mimando, deve far indovinare alla scimmia con handicap di che oggetto si tratta; questi deve  comunicarlo al cieco il quale accompagnato dalle altre due scimmie, va al cestone per trovare l’oggetto e tutti insieme devono portarlo nel punto della palestra indicato nel foglietto.


7 - CAPRA CAVOLO LUPO

Lorena (capra) Mario (lupo) studente (cavolo) altri 2 studenti fanno la barca

Tutti devono proporre come portare sull’altra sponda (rappresentata da una linea della palestra) i 3 soggetti senza che si mangino a vicenda!
8- LE SCIMMIE IN BARCA:

Formare dei gruppi da 8/10 persone disposti sul lato lungo della palestra. In partenza uno dei componenti della squadra è disposto sul punto diametralmente opposto. Scopo del gioco passare da una parte all’altra “del fiume”, ovvero alla fine del gioco tutti i giocatori devono trovarsi al lato opposto da dove erano partiti, compreso il compagno che parte dalla posizione opposta.  Come si può farlo? Ma in barca naturalmente!


Regole: 1)  Solo 2 giocatori possono fare la barca (trasporto)

  2)  la barca non può mai viaggiare vuota

  3) il fiume non si può attraversare a piedi.  

Vince la squadra che finisce prima.



PERCORSO DIDATTICO N. 2: IL RISCALDAMENTO
RIFERIMENTI TEORICI:

COME SI FA IL RISCALDAMENTO

Il riscaldamento, detto anche attivazione motoria o condizionamento, deve essere fatto prevalentemente per evitare infortuni, ma gli effetti che produce migliorano in modo significativo le risposte motorie. (Vedi dispensa Marani). Può essere fatto in tantissimi modi e sarà notevolmente differente a seconda delle fasce d’età verso cui è rivolto.

Per esempio, con i bambini si utilizzeranno prevalentemente giochi, prima più blandi poi più dinamici e che prevedano anche movimenti di mobilizzazione articolare.

Con i ragazzi e gli adolescenti si può utilizzare la corsa aerobica e le andature pre-atletiche. Con i giovani e gli adulti si può lavorare anche sulla consapevolezza dei tempi, dei ritmi e delle necessità individuali relative al proprio riscaldamento e contestualmente alla mobilità articolare si possono affiancare esercizi di stretching.

Ovviamente l’insegnante sa che ogni tipo di attività che successivamente intende proporre richiede l’attivazione dell’apparato cardio-respiratorio e degli apparati muscolare e articolare, e questo lo può raggiungere con tantissimi esercizi, giochi o attività.

La particolarità dell’Educazione Fisica è che ogni esercitazione può avere numerose finalità contemporaneamente. Nel riscaldamento si possono proporre degli esercizi che siano anche socializzanti, come per esempio: correre per tutta la palestra scambiandosi il nome e quando si trovano compagni il cui nome comincia con la stessa iniziale, si prosegue la corsa affiancati. Oppure, dalla corsa libera in tutta la palestra, al segnale convenuto formare una fila che corre sul perimentro in ordine alfabetico, ecc…

L’insegnante deve essere sempre consapevole dell’intensità e dell’impegno muscolare che richiederà al proprio gruppo nella fase centrale della sua lezione, perchè il riscaldamento deve essere proporzionale a questo per lavorare in sicurezza ed evitare spiacevoli dolori muscolari che potrebbero ridurre il piacere per l’attività motoria.

A volte, prima di iniziare il riscaldamento, potrebbe essere opportuno un momento per richiamare l’attenzione del gruppo sull’inizio dell’attività, per esplicitare gli argomenti che verranno trattati in quella seduta, per ascoltare le eventuali richieste od osservazioni. Il modo migliore è attivare un circle time cioè sedersi tutti in cerchio, (compreso l’insegnante) e parlare rispettando alcune regole che vanno illustrate la prima volta che si usa questo strumento.



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