Teoria tecnica e didattica dell’educazione fisica



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La coordinazione

Numerosi autori considerano la capacità di ritmo come una capacità coordinativa speciale. Ma che cos’è la coordinazione e come si rapporta con il ritmo?

La coordinazione è quella funzione del cervello che ordina e collega tutti gli elementi che servono a progettare e realizzare quell’azione motoria che ci serve per raggiungere il nostro obiettivo (per esempio fare canestro o saltare un ostacolo, ecc...)

La capacità di ritmo consiste essenzialmente nell’eseguire un movimento, un gesto, rispettando dei precisi intervalli di tempo e di durata;

Coordinazione ritmica significa percepire il tempo del proprio movimento ed adattarlo ad un ritmo esterno mantenendone il controllo anche rispetto a cambiamenti del ritmo stesso; questo consente di realizzare tutti movimenti in maniera che l'azione risulti più fluida e armoniosa possibile.

RIFERIMENTI PRATICI:
1 - LANCIO DELL'ATTIVITÁ: “LA ZIA DI FORLÌ VA AL RIMINI WELLNESS!”
A- Bans “la zia che sta a Forlì”

Io ho una zia, una zia che sta a Forlí

E che quando va a ballare con un piede (mano, braccio, testa, gomito...) fa cosí, così...

Con un piede fa così, così, così, ecc...


B- “La zia di Forlì va in palestra” (10min)

Si propone una sequenze di passi su ritmo musicale, prima con ritmo lento, poi più veloce, poi combinando gli elementi, per creare una semplice coreografia.

Questa successione è esemplificativa del percorso metodologico più indicato per apprendere e memorizzare numerosi elementi combinati tra loro.
2- MISTERY CIRCUS:  fase della scoperta: (30 min)

in palestra sono dislocati degli attrezzi in 10 diverse stazioni, i ragazzi, suddivisi in piccoli gruppetti di 4/5, sostano un paio minuto in ogni stazione, cercando di individuare qualche esercizio/successione di esercizi, in cui, utilizzando gli attrezzi, possano esprimere la loro capacità di coordinazione.



  1. - over in successione (6/7)

  2. - cerchi liberi (5/6)

  3. - cerchi posizionati in due file da 8 per fare andata e ritorno

  4. - funi per saltare (5/6)

  5. - 6  funi dislocate a terra in successione (a circa 40cm.di distanza)

  6. - palline tennis (10/12)

  7. - 2/3 palloni da basket

  8. - 3/4 palloni, due da calcio e due leggeri tipo mini volley

  9. - 5/6 coni e pallone da basket

  10. -  cinesini e pallone calcio

Gli attrezzi non devono essere spostati ma rimanere sempre nella stessa stazione.
3) CIRCUIT FLETCHER: proposte arricchenti (45 min)


  1. over in successione (6/7) Passo saltellato (con superamento dell’over al primo e anche al secondo tempo)

  2. cerchi liberi, una sequenza con 2 oscillazioni del cerchio sul piano frontale, rovescio dorsale e oscillazione frontale per passare il cerchio all’altra mano.

  3. CON MUSICA: cerchi posizionati a terra in due file da 8 (16):

ANDATA:   saltello a piedi uniti dentro e saltello a gambe divaricate fuori, per 4 tempi. Poi per i 4 tempi successivi fare due saltelli sul piede sinistro(dentro lo stesso cerchio) e due sul piede destro, ripetere tutto una seconda volta.

RITORNO: quattro saltelli a piedi uniti in avanti, un saltello indietro ma di due tempi e un saltello in avanti sempre di due tempi (è possibile anche richiedere una battuta di mani sul 5°/7° tempo o sul 6°/8° tempo. Il tutto da ripetere due volte. Chiedere che il secondo della fila parta sempre sull’accento musicale.

  1. una funicella a testa per ciascun ragazzo: ognuno lavora singolarmente. Proporre due combinazioni brevi di livello differente (facile/difficile).

Prima combinazione: due oscillazioni laterali a destra (indietro e avanti sul piano sagittale), un salto dentro la funicella con giro per avanti, mezzo giro a destra cambiando fronte,con oscillazione della fune sul piano frontale. Poi si ripete tutto dalla parte opposta.

Seconda combinazione: due oscillazioni a destra sul piano sagittale, un salto della corda per avanti, mezzo giro, due salti per dietro con rimbalzo, mezzo giro (sotto la fune che è in alto) e due oscillazioni a sinistra (indietro e avanti), poi si ricomincia  da capo.

  1. CON MUSICA: 6 funi dislocate a terra in successione, passi laterali per 6 tempi per superare tre funi e due tempi per effettuare mezzo giro con battuta di mano sull’ottavo tempo.

  2. 2  palline tennis per ciascuno, con una mano si palleggia a terra e si riprende e con l'altra si lancia in aria e si riprende. Prima in successione e poi simultaneamente.

  3. 3 palloni basket per gruppi da 4 ragazzi (vedi disegno). La coppia distante (A e B) si passa la palla battuta a terra, altri due compagni (C e D) posizionati lateralmente a metà della distanza dei primi due, con la fronte rivolta ciascuno verso il compagno più vicino, lanciano la palla a due mani dal petto e la ricevono immediatamente nel tempo in cui A e B sono senza la loro palla.

>C

A< >B


D<


  1. alunni disposti in coppia di fronte con 3 palloni, uno da calcio e due leggeri di diversi colori e/o dimensioni. Simultaneamente al passaggio con i piedi del pallone da calcio, senza soluzione di continuità, la coppia deve passarsi/lanciarsi anche i due palloni, in maniera diversa a seconda della tipologia. (ad. Es. il pallone da basket battuto a terra e quello da pallamano lanciato sopra la testa.)

  2. CON MUSICA: 4 coni posizionati in fila a terra che servono come punto di partenza. Ogni ragazzo con pallone da basket deve avanzare facendo due appoggi e due palleggi iniziando con la mano destra, poi con palla in mano fare l’arresto ad un tempo, proseguire con altri due appoggi partendo in palleggio con la mano sinistra ma questa volta sul secondo arresto effettuare ½ giro.  Tornare indietro ricominciando a palleggiare di nuovo con la destra.

  3. due file di cinesini non simmetrici fra loro, i ragazzi avanzano con la palla al piede facendo un percorso a zig zag, l’andata con il piede destro e il ritorno con il piede sinistro. In ultimo ripetere l'esercizio camminando all'indietro.


4- GIOCO FINALE: (coordinativo e ritmico) staffetta a coppie (metà delle coppie disposte dietro entrambe le linee di fondocampo )

1- over in fila con 2 palloni da basket ai lati: i due compagni devono scavalcare o saltare gli over palleggiando il proprio pallone all’esterno degli attrezzi;

2- cerchi disposti su due file distanti non parallele ma alternati:i compagni camminano al centro e devono palleggiare il proprio pallone dentro al cerchio che sta dalla propria parte. (lasciare i palloni a terra)

3- sei funi appoggiate a terra: i due compagni di fronte legati a mano, devono saltare tutte le funicelle a piedi uniti spostandosi lateralmente

4- tre palline da tennis dentro un cerchio con un cerchio vuoto davanti poco distante:  i due compagni, sempre legati a mano, devono trasferire tutte le palline nel cerchio avanti.

La coppia corre avanti e appena supera la linea di fondo parte la coppia successiva.


PERCORSO DIDATTICO N.6: I GIOCHI SPORTIVI

DI SQUADRA E INDIVIDUALI

RIFERIMENTI TEORICI:  

Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla.” (Pierre de Coubertin)

DIFFERENZE TRA ATTIVITA’ SPORTIVE DI SQUADRA E INDIVIDUALI

Vi è una sostanziale differenza tra gli sport di squadra e quelli individuali: negli sport di squadra l’atleta fa parte di un team e la responsabilità del risultato è condivisa mentre negli sport individuali la responsabilità del risultato è pienamente a carico dello stesso atleta anche se i risultati individuali potrebbero convergere in una valutazione collettiva di squadra (per es.atletica, nuoto, scherma). Inoltre sovente negli sport di squadra gli atleti devono ridefinire continuamente gli schemi di gioco, in base all’azione dei compagni, alle loro prestazioni, agli avversari, e questo richiede una mentalità molto aperta, elastica e disponibile. Mentre l’individualista è spesso disciplinato da schemi rigidamente predisposti quindi necessita di una mentalità concentrata su stesso, sul riconoscimento delle proprie prestazioni, sul piacere di sfidare i propri limiti.



A lungo andare gli effetti delle pratiche sportive saranno diversi: collaborazione, senso di appartenenza, spirito di gruppo e competizione saranno accresciuti negli atleti che praticano sport di squadra; viceversa, senso di responsabilità, disciplina, sfida dei propri limiti e di se stessi, saranno tipici degli atleti individualisti.

I GIOCHI PRE- SPORTIVI

Quando si deve proporre uno sport di squadra bisogna valutare bene, in base all’età dell’utenza e ai prerequisiti del gruppo, che tipo di gradualità applicare e quali modalità di insegnamento utilizzare. Quando i bambini sono piccoli o l’utenza è inesperta, si partirà con il proporre i cosiddetti giochi pre-sportivi, ovvero i giochi sportivi convenzionali molto semplificati, con le sole regole essenziali e che prevedono l'inserimento graduale e progressivo dei gesti tecnici specifici di quello sport, dai più facili ai più difficili. Il gioco sport dello scoutball (gioco propedeutico al rugby) ne è l'esempio più classico, ma altri come il saracino di gomma, il gioco dei 5 passaggi, tra due fuochi, per citarne solo alcuni, ne rappresentano l'esempio più concreto. Solo successivamente i giochi pre-sportivi potranno evolvere verso le prime vere e proprie forme sportive, ovvero i cosiddetti mini-volley, mini-basket, min-handball, ecc...

Il risultato principale che si ottiene ponendo la giusta attenzione alla corretta progressione di insegnamento dello sport é in primis la salvaguardia dell'aspetto ludico- ri-creativo che il bambino prova nel praticare queste forme via via sempre più evolute dal gioco al gioco-sport, quindi al gioco pre-sportivo e infine al mini sport. Rispettando questa progressione i bambini non perdono mai il senso della ludicitâ dello sport perché l'insegnante non sarà fiscale sulla correttezza del gesto, così che tutti possono giocare e divertirsi anche se ancora non hanno imparato il gesto tecnico. Questo è ancora più importante quando nel gruppo c’è una persona disabile o in difficoltà, infatti l'aspetto dell’inclusione della persona in difficoltà è da tenere sempre presente; è molto importante per l’insegnante conoscere eventuali aspetti clinici o limitazioni motorie dei propri studenti, per diversi motivi:


  • per insistere sull’aspetto della collaborazione, del mettersi nei panni dell’altro, del non dare giudizi negativi alle persone che non raggiungono immediatamente l’apprendimento tecnico;

  • per fare proposte operative adatte a tutti;

  • per allungare i tempi di gioco in modo che ci sia più tempo per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il gioco motiva moltissimo e diverte, quindi è più facile lavorare per tempi lunghi e far percepire che sono la tenacia e la costanza a far raggiungere buoni risultati.

FINALITA’ E CARATTERISTICHE DEGLI SPORT DI SQUADRA

Un altro aspetto importante è la finalità che si vuole raggiungere con l’insegnamento di uno sport di squadra. E’ banale  pensare che si insegna a giocare a pallavolo solo perchè piace ai ragazzi. C’è sicuramente un fattore culturale, familiare, un’influenza dei media, che inducono i ragazzi a chiedere di giocare sempre a calcio o pallavolo, ma l'insegnante deve sapere che attraverso lo stesso gioco pre-sportivo e/o si possono raggiungere diversi obiettivi, per esempio: migliorare la percezione spazio/temporale, migliorare la collaborazione tra compagni, migliorare la tecnica degli spostamenti, ecc...

Le dinamiche sono molto differenti in un gioco di squadra in cui esiste o no il contatto tra le squadre (per esempio: basket/volley). Quindi se abbiamo un gruppo che ancora non sa controllare la propria vivacità non proporremo il basket o il calcio ma giochi in cui non ci sia il contatto tra le due squadre.

Il ruolo in cui si gioca aggiunge una difficoltà, una responsabilità e non tutti i ragazzi potrebbero essere adatti a rivestirlo in quella particolare fascia d’età in cui si trovano. Per esempio: a 8 anni non tutti sono psicologicamente pronti per tirare un rigore, per qualcuno potrebbe essere fonte di stress. Oppure a 14 anni ci possono essere ragazzi che non se la sentono di fare il “libero” nella pallavolo, di avere la responsabilità di ricevere palloni forti, ma soprattutto dove sbagliare la ricezione significa dare un  punto sicuro all’avversario, quindi non vanno mai forzati.

Anche l’atteggiamento dei giocatori è diverso nelle azioni in cui la propria squadra è in difesa o in attacco e lo stress a cui sono sottoposti durante una partita è maggiore quando i momenti in cui si è in attacco o in difesa cambiano repentinamente come ad esempio nel basket o nel calcio.

L’insegnamento delle strategie di gioco aprirebbe una discussione infinita se pensiamo a tutte le simulazioni che vediamo in televisione. Da un punto di vista educativo però non ci sono dubbi: ai ragazzi (di qualsiasi età) va insegnata la lealtà, la correttezza, l’accettazione e la dichiarazione del proprio errore. Essere consapevoli che si sbaglia, come tutti, e che questo non vale un giudizio negativo sulla propria persona, è uno dei più grandi insegnamenti che lo sport può dare. Dobbiamo sempre improntare la nostra azione educativa secondo le regole del fair-play e anche noi, come insegnanti, dobbiamo dimostrare che riconosciamo di aver sbagliato e che questo nulla toglie alla nostra preparazione, al nostro ruolo, alla nostra professionalità.

Infine, come insegnanti dobbiamo essere molto attenti a non dare giudizi ai ragazzi che sbagliano ma cercare sempre di gratificare le azioni positive, di valorizzare i loro progressi, di stimolare la crescita della loro autostima.

Dobbiamo ricordare che non bisogna mai dire ad un bambino che non è capace di fare una cosa perchè in questo modo è possibile che alla fine diventi realmente incapace di farla. A volte le aspettative dell’insegnante inducono, anche inconsciamente, delle risposte nell’allievo che vanno in quella direzione (la profezia che si avvera) pertanto dobbiamo sempre pensare in positivo ed agire spronando tutti, ma soprattutto i più deboli, ad insistere e perseverare nell’attività, perchè alla fine arriveranno anche loro al risultato sperato.



RIFERIMENTI PRATICI:

1- LANCIO DELL’ATTIVITA’:(e Riscaldamento) “ LE OLIMPIADI” (10 min)

Raduniamo il gruppo in cerchio al centro del campo, comunichiamo loro che oggi sarà una giornata speciale, perché andremo alle Olimpiadi, ma per poterlo fare dobbiamo prepararci bene, ad esempio, sappiamo come si cammina nella parata della cerimonia di apertura delle Olimpiadi e come ci si saluta nel villaggio Olimpico?



PARATA OLIMPICA: chiediamo di fare la camminata come se fossero durante la parata della cerimonia di apertura olimpica, con le seguenti variabili: aumentare e diminuire velocità, camminare lateralmente, a passi incrociati, saltellando su di una sola gamba, o su tutte e due le gambe, ecc..

SALUTI AL VILLAGGIO OLIMPICO: GIVE ME FIVE: quando si incrocia qualcuno bisogna salutarsi. Come? Utilizzando via via, sempre più parti del proprio corpo, ad esempio: solo con lo sguardo, solo con un cenno del capo, quindi con un cenno dell'occhio, poi solo muovendo le spalle, muovendo un braccio, due braccia, una mano, due mani, braccia e mani, ecc...quindi salutarsi toccandosi reciprocamente con: solo un fianco, solo la gamba, solo un piede, mano e piede insieme, spalla e fianco, dandosi un 5 (GIVE me FIVE!) con una mano, anche in corsa, poi un 10 con entrambe le mani, magari in salto e perché no con un salto girato, dulcis in fundo darsi un 5 quindi piegarsi sulle gambe e rialzandosi in salto darsi un 10!
2- SPORT DI SQUADRA - PALLAVOLO : (30 min) divisi in due sottogruppi, si  gioca 3 minuti a pallavolo poi si richiede come loro proporrebbero la pallavolo in prima media o prima elementare o per un gruppo di adulti.

Proposte degli insegnanti, non in ordine didattico ma casuale; pallavolo con rimbalzo, palla rilanciata con costruzione del gioco (fare i 3 passaggi) o senza, palla bomba, schiaccia 7, pallavolo da seduti. Dopo aver fatto sperimentare le proposte di gioco verrà chiesto al gruppo di riordinare la sequenza collegandola all’età più idonea.



3- SPORT INDIVIDUALI (20 min): viene proposta agli studenti una serie di esercitazioni atte a renderli consapevoli delle loro predisposizioni affinchè possano scegliere in modo più appropriato uno sport adatto alle loro capacità e attitudini. Le capacità motorie che si andranno a verificare sono: velocità, forza, mobilità, agilità/destrezza e coordinazione.

indicazioni operative: il gruppo si divide in tanti sottogruppi quante sono le stazioni in campo e ruotano allo scadere del tempo prestabilito.

Stazione 1- velocità (sulla distanza di 15 mt. max) si  dovà effettuare una corsa veloce individualmente, davanti a tutti.

Stazione 2A - forza degli arti inferiori balzi da fermi: 3 file di cerchi disposti a zigzag, a distanze differenti tra loro, scegliere quale delle 3 serie si pensa di essere in grado di superare saltandovi dentro a piedi uniti. Questa scelta favorisce l’autovalutazione delle proprie capacità.

Stazione 2B - forza degli arti superiori:  prove di lancio della palla medica: cordella metrica distesa a terra con lo zero sul bordo interno della linea bianca di partenza; due palle mediche da 2 Kg. pronte dietro la linea. L’allievo seduto a terra dietro la linea di partenza, senza toccarla con alcuna parte del corpo, deve effettuare 2 lanci successivi della palla medica. Un compagno gli leggerà le misure raggiunte.

Stazione 3 - mobilità seduti a terra con gambe incrociate, impugnare una bacchetta posta dietro la nuca (impugnatura larga palmo in avanti), 6 massime torsioni  a destra e sinistra.

Stazione 4 - agilità/destrezza (inserire foto del disegno): Disposizione degli attrezzi: quattro over alla distanza di circa 40 cm. a seguire quattro funi stese a terra con la stessa distanza, poi altri quattro over. L’allievo partendo col fianco destro rivolto agli over, deve superarli con skip basso laterale verso destra, facendo due appoggi dentro ogni spazio (totale 8 appoggi), con ¼ di giro a destra si trova di fronte alle funicelle e deve effettuare 4 appoggi in avanti (sempre con due appoggi dentro ogni spazio) superando 2 funi, due appoggi indietro superando 1 funicella, due appoggi in avanti (superando 1 funicella); si ripete due volte per uscire dalle quattro funi; con ¼ di giro a destra skip laterale verso sinistra (sempre con due appoggi dentro ogni spazio) per superare gli ultimi 4 over.

Stazione 5 - coordinazione: un cesto posto al centro di metà campo da pallavolo 9x9; l’allievo, posizionato in un punto qualsiasi dietro le linee del campo, con due palloni di diverse dimensioni deve, in successione, farli cadere dentro al cesto dopo averli fatti rimbalzare a terra, ripresi i 2 palloni si sposterà nel muro della palestra più vicino a lui per realizzare contemporaneamente il palleggio a terra con una mano e il palleggio contro il muro con l’altra mano.
PERCORSO DIDATTICO N.7:
GIOCHI E ATTIVITÀ PER L'INFANZIA  

 

RIFERIMENTI TEORICI:


Il GIOCO E IL GIOCO-DRAMMA

Fino alle soglie del 900, il gioco veniva considerato una attività contrapposta alle così dette attività“ serie”. Solo nel 1898 lo studioso  Karl Groos (1898)  attribuì al gioco una funzione  importante nello sviluppo della persona, considerandolo una specie di palestra per i comportamenti futuri. Il bambino, fin dal 10^ mese di vita,  diviene capace  di “fare finta” e con questa  abilità entra nella sua vita la possibilità di rielaborare gli elementi della propria realtà, costruendo una realtà parallela all’interno della quale il mondo viene ricreato secondo i propri bisogni e desideri. Questa elaborazione del mondo va di pari passo con la formazione del proprio senso di identità.

Sue Jenning individuò tre fasi del gioco infantile le quali si succedono integrandosi:

1 - La fisicità del gioco, nella prima fase, è predominante

2 - nella seconda il bambino utilizza oggetti che acquistano un significato simbolico

3 - nella terza il gioco diviene teatro.

In quest’ultima fase, dove il gioco prende il nome di  gioco drammatico è fondamentale il “come se”  che ha un significato più ampio del semplice far finta e che è presente in altre attività della vita adulta come il rito, la festa ed il teatro.  Queste attività, come il gioco,  si svolgono nell’ambito  della “realtà drammatica”, una realtà speciale e protetta, dove il mondo reale e quello immaginativo si intersecano costituendo il primo la sua forma ed il secondo il suo contenuto. Il gioco drammatico infantile produce una serie di effetti positivi in quanto permette di:


  • esprimere e risolvere conflitti interni,

  • assimilare la realtà,

  • raggiungere un senso di padronanza e di controllo,

  • liberare emozioni,

  • imparare a controllare impulsi potenzialmente distruttivi,

  • esplorare problemi e scoprire soluzioni,

  • sperimentare ruoli nuovi e sviluppare un senso di identità.


Riflessioni "adulte" intorno al gioco drammatico: risorse, difficoltà e ricchezze.

* Un'altra prospettiva: L'utilizzo del gioco-dramma ci chiede di entrare in un'altra prospettiva. Non si tratta di fingere di avere un 'età che non è più nostra, bensì di ritrovare nella propria età quell'essere bambini che ti permette di vedere le cose "diversamente", da un altro punto di vista. E ogni diversità è una ricchezza. Ecco quello che i bambini ci permettono di ritrovare: un'altra prospettiva. Perché ciò avvenga é necessario dialogare, comunicare, entrare in empatia con loro, saper giocare con loro nella diversità dei propri ruoli, ma anche nella reciprocità degli scambi e delle ricchezze che entrano in campo. Allora la drammatizzazione è una grande possibilità, una grande opportunità, una grande occasione per conoscersi giocando con loro.

* É facile drammatizzare con i bambini? : Bisogna innanzitutto lasciare a casa giudizi severi sulle proprie capacità espressive, recitative o interpretative. Bisogna capire che è bello giocarsi nella relazione per quello che si è, con la propria capacità di lasciarsi andare in una storia fantastica, dentro una invenzione narrativa, buttandosi in una imitazione divertente e divertita. Non dobbiamo dimenticare che questi sono i modi privilegiati che il bambino ha per entrare in contatto con la realtà che lo circonda. L'immaginazione e la fantasia sono per il bambino un mezzo privilegiato per mediare il suo rapporto con la realtà. In questi mondi più o meno fantastici noi dobbiamo inserirci pur mantenendo presente il nostro esserci come educatori e insegnanti.



* Saper ritornare come bambini : Per l'educatore diventa importante riscoprire di aver avuto, e avere, desideri forti come i loro, aver desiderato di essere qualcun altro e di averlo giocato in mille e più svariate imitazioni; e ancora riscoprire che desideri e sogni che avevamo da bambini, ancor oggi sono presenti, magari solo in parte e/o con modi e maniere diverse, ma pur sempre ancora vivi. Questo ci può aiutare a capire la personalità in divenire dei bambini. Davanti alla eventuale timidezza e alla paura del bambino a mostrarsi, a esibire le proprie emozioni e sentimenti, dobbiamo cercare di portare a lui la capacità di sentirsi a proprio agio per quello che si é, anche e soprattutto accettando i propri limiti, anche quelli espressivi.

* Mettersi in gioco: È necessario mettersi in gioco per quello che si è: chi è bravo e chi non lo è, chi ha grandi capacità espressive e chi non le ha. Situazioni di abilità e capacità opposte sono frequentemente presenti nello stesso gruppo. Si tratta di prendere consapevolezza profonda che quella del gioco-dramma è un'attività fondamentale del bambino. Un'attività che egli ricerca spontaneamente, che persegue volentieri nel suo tempo, che percorre nei suoi tratti con grande coinvolgimento emotivo, affettivo e sempre con grande trasporto motivazionale. É veramente interessato alle storie che racconta, appassionato dalla fantasia, sedotto dal racconto e incantato dalle immagini.

* Non ce lo diranno a parole, ce lo diranno giocando: L'attività del gioco dramma è un'attività privilegiata, attraverso la quale i bambini si raccontano. Attraverso le storie che improvvisano, ripetono, riproducono, imitano, inventano, rielaborano, i bambini  raccontano l'universo dei loro sentimenti e pensieri che attraversano la loro mente e il loro cuore, inteso come sfera affettiva. Allora racconteranno gioie e dolori, angosce e paure, felicità e tristezza, preoccupazioni e spensieratezze, bisogni, desideri e tanto altro ancora. Racconteranno delle persone e degli affetti che li circondano, della loro presenza e anche della loro eventuale assenza e/o mancanza. Ci accorgeremo, soprattutto giocando con loro, anche di quei bambini che faticano ad esprimere questo loro mondo esteriore ed interiore. Ce ne accorgeremo chiaramente solo in quel momento. Non c'è lo diranno infatti a parole, ce lo diranno giocando.


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