Tertulliano contro gli eretici (de praescriptione haereticorum)



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TERTULLIANO

CONTRO GLI ERETICI

(DE PRAESCRIPTIONE HAERETICORUM)

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ISKRA – MAKIJ (MACCHIA ALBANESE)



Retro-Copertina: Un’immagine di Tertulliano

Anno di salvezza: 9 Febbraio 2014 Memoria del fariseo e del Pubblicano.

ISKRA (Makij – Macchia Albanese)

I edizione [Il testo con traduzione a cura di Gino Mazzoni (1929) è stato tratto da pagina internet]

Sapendo questo, ricordati che negli ultimi giorni verranno degli schernitori, che cammineranno secondo le loro concupiscenze.



Lettera di S. Pietro (III. 3.)

PREFAZIONE
di Gino Mazzoni
La traduzione del De Praescriptione Haereticorum e dell'Esortazione ai Martiri (Ad Martyras) viene fuori a circa un anno di distanza dalla prima opera Tertullianea da me tradotta: l'Apologetico. È lo stesso spirito di fede, il medesimo amore che mi hanno indotto a continuare, in tutta modestia, l'opera intrapresa, alla quale ho dato tutta quella diligenza che tale lavoro, non scevro di difficoltà, richiedeva e quella buona volontà che m'ha guidato sempre in tutto ciò che ho impreso a fare. Non so se sarò riuscito ad assolvere bene il mio compito, ma sono sicuro di aver fatto opera buona e utile, se, anche non perfettamente, ho reso accessibile, in una forma piana e facile un altro capolavoro quasi ignorato dai piò, fin'ora, della letteratura Cristiana. La traduzione è rispondente più che sia possibile al testo, ma non ho esitanza alcuna ad affermare che da esso mi è piaciuto talvolta allontanarmi, parafrasando, magari, ogni qual volta si correva rischio, per stare troppo attaccati alla lettera dell'originale, di cadere in qualche oscurità d'intelligenza del testo stesso, cosa in qualunque caso da evitarsi: ma specialmente in una collezione che ha sopratutto lo scopo di divulgare i tesori tramandatici da chi ha potuto abbeverarsi alle sorgenti più pure della fede nostra, di chi ha seguito, ha vissuto della nostra religione, i contrasti, i tormenti, i pericoli, i dolori, di chi in essa e per essa ha sofferto, ha combattuto, |xiv ha cantato la luce inestinguibile che ne doveva scaturire, la fermezza, la saldezza della sua dottrina, le lotte terribili, ma vittoriose e magnifiche. L'opera Tertullianea che presento, è ardita, acuta, e stringente nelle sue argomentazioni: non ha però l'impeto e il fremito di passione dell'Apologetico: alla mia modesta fatica di traduttore ho chiesto solo quella intima soddisfazione che può dare la coscienza di un tempo bene speso, e la gioia di avere serenamente, nobilmente lavorato in un ideale di bontà e di pace.

INTRODUZIONE
L'opera presente si riattacca a quel movimento complesso di speculazione filosofica e religiosa che va sotto il nome di Gnosticismo dalla parola gnosi, conoscenza: nei primi tempi del Cristianesimo si cercò di giungere da ciò che fosse fede vera e fervente alla conoscenza perfetta di Dio e si pretese di arrivare a questo grado, mediante lo studio delle diverse religioni e col confronto di religioni diverse col Cristianesimo, onde è stato giustamente affermato che Gnosticismo significa "una corrente strana di pensiero che fra il primo e il terzo secolo del Cristianesimo insidiò la tradizione evangelica e, attingendo elementi dalle tarie e molteplici manifestazioni della cultura contemporanea, cercò, mediante complicate e a prima vista inatectfrabili interpretazioni razionali della predicazione cristiana, di soddisfare così alle tendenze sincretistiche di quel periodo storico, come al desiderio di portare il Cristianesimo ad una più alta ed organica sistemazione teoretica e rituale, finché morì sopraffatta dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana del Cattolicismo,,. Ma questa tendenza gnostico fu di sollevare il Cristianesimo da quello che a loro pareva carattere di troppa semplicità e frammentarietà, per crearne una vera e propria filosofia religiosa ed avvolgerlo, come gli altri sistemi, in una inafferrabile astrusità di concetti, invece che sentirlo e comprenderlo nel pieno fulgore della sua luce. Ed ecco nelle loro dottrine riapparire e confondersi le credenze della filosofia pagana; in special modo gli Gnostici attinsero dalle teorie Platoniche, dalle dottrine dei sistemi religiosi dell'Orientet in una strana mescolanza di riti, di cerimonie diversissime. Solo la Redenzione fu conservata come idea cristiana, ma, dice il Moricca "del tutto guasta e contraffatta, e le Sante Scritture divennero un largo campo di arditissime interpretazioni allegoriche...  

Qual'è il punto fondamentale della dottrina gnostica? quale il problema di cui essi cercano affannosamente, attraverso ogni maggiore astruseria e complicata costruzione di sistemi, la risoluzioneIl problema dell'esistenza del male nel mondo: com'è possibile che da un essere perfettissimo, infinito ed indescrivibile che domina su tutto, ma assolutamente trascendente e separato dal mondo, sia scaturito il malee già Filone, rappresentante della filosofia greco-ebraica, penserà a potenze interposte fra Dio, nella Sua assoluta trascendenza, e il mondo finito delle cose: queste forze intermediarie si chiameranno nel loro complesso logoj e sono esse che hanno dato forma e costituzione al mondo; e in esse non v'è perfezione assoluta, non mancano elementi d'impurità, onde anche l'uomo è, creato dalle potenze inferiori a Dio, sensibile, materiale, soggetto a morte, capace del bene e del male; mentre l'uomo, poi, ha inoltre un elemento puramente intelligibile, non soggetto quindi a impurità alcuna o a corruttibilità, che può rimanere chiuso e impedito dall'involucro corporeo, dai quali legami potrà pur liberarsi e giungere, per mezzo del soccorso divino, a una specie di estasi, di rapimento, che gli concederà di riposare in Dio e 0n mo e nw qew sthnai. Da tale dottrina si passa facilmente alla concezione gnostica "basterà che l'antagonismo fra Dio e la materia sia trasportato nelle stesse personalità divine, basterà intessere nella trama di quelle speculazioni metafisiche la persona di Gesù e la Sua opera di redenzione, perché si abbia la tesi eretica e l'errore: accanto a Dio infinito e purissimo, principio indeterminato ed astratto, sta la materia nella quale risiede il principio di ogni impurità e dalla quale procedono tutte le cose sensibili; il mondo è l'opera di un Demiurgo e in esso esistono elementi spirituali e materiali, ma quello che nel corpo è spirito, tende naturalmente ad affrancarsi da ogni vincolo corporeo ed impuro: e a questo s'arriva colla gnosi o conoscenza dei mezzi di purificazione, i quali sarebbero rivelati da una dottrina profonda, astrusa, complessa, che si allontana e svisa e tradisce il senso dei Sacri Libri, ai quali talvolta s'appoggia. Lo Gnosticismo, che vede la sua luce col diffondersi del Cristianesimo fuori di Gerusalemme, riconosce come suoi primi centri la Palestina e la Siria e ricorda i nomi di un Simone Mago, di un Menandro, Cerinto, Saturnino d'Antiochia, e si estende in Alessandria dove trova uno dei centri più favorevoli al suo sviluppo, ed ecco i nomi di Basilide, Carpocrate, Valentino, Apelle, Cerdone, Marcione: e le eresie dilagarono, mentre in ogni dove, per merito di vescovi insigni, a Roma, per l'azione di S. Giustino, nella Gallia, di S. Ireneo, tonava la voce ardita contro l'eresia; ma nessuno, come Tertulliano, aveva ancora innalzato il suo grido contro tutti quei procedimenti eretici, che dovevano pur, naturalmente, suscitare il dubbio in anime tepide ed incerte per far poi risplendere la purità della fede di un bagliore sempre più fulgido: egli scese in campo, ardito e sicuro di sè, armato dell'oratoria più travolgente, della dialettica più sottile, dell'ironia magari più caustica, e scrisse una serie di opere destinate a difendere la sua fede contro le alterazioni tentate da tante altre parti: le opere che risalgono a tale periodo sono: Adversus Iudaeos; De praescriptione Haereticorum, che io penso appartenga al periodo cattolico di Tertulliano, contro chi crede che si debba ascrivere a un primo periodo montanista; Adversus Marcionem; Adversus Hermogenem: risalgono a circa l'anno 200, e quella che presenta interesse maggiore è il De Praescriptione Haereticorum: la credenza vera, indiscutibilmente, è la Cristiana, non vi devono esistere sottigliezze di sorta che possano annebbiare il suo splendore: non è il caso di venire a discussione cogli eretici: qualunque contrasto con essi, potrebbe ingenerare stanchezza o dubbio: essi non possono, nè debbono in modo alcuno essere ammessi a discutere sulla Sacra Scrittura.

Il titolo dell'opera "La prescrizione contro gli eretici„ è di per sè stesso un cartello di sfida, l'ordine tassativo che essi non potranno più entrare in discussione su materia di fede: nel diritto Romano vigeva la praescriptio, cioè chi aveva l'uso da tempo di un possesso, lo poteva considerare come suo legittimamente e respingere senz'altro ogni pretesa da parte di altri. Ora a chi mai appartengono le Sacre Scritture? ai Cristiani: a nessun altro è aperto questo immenso patrimonio di luce e di verità, che gli eretici falsano, annebbiano, confondono, distruggono in quello che è il fondamento suo più saldo: essi non hanno diritto alcuno d'intervenire nelle Sacre Scritture e chiamarle in loro aiuto mediante false interpretazioni: le Scritture sono possesso e-sclusivo dei Cristiani e ogni altro ne deve esser tenuto lontano. Il trattato, che è costruito con molta solidità e forza dialettica, ha quindi efficacia non scarsa e, per quanto non possa mettersi a confronto con Apologetico, pure possiede parti interessanti, ed è voce alta e nobile in difesa di quella fede che, attraverso il sangue di tanti Martiri, rifulge di pura luce ed è amore e conforto grande e dolcissimo per tutti coloro che a lei si volgono e per lei sanno combattere e soffrire.

Vi sono l'eresie e numerose: perchè spaventarsi del loro sorgere e del loro progredire? così ha voluto la Provvidenza: come la verità potrebbe risplendere di sua luce più pura, se non diradando le tenebre dell'errore? e non c'è neppure da meravigliarsi di coloro che s'allontanano da noi per seguire dottrine eretiche: è una prova a cui gli uomini sono sottoposti; chi sa opporre una resistenza fiera ed ardita, indice di un'anima sicura e ferma, e chi invece cede alle lusinghe di una nuova dottrina. L'eresia deve compiere la sua opera: tutto quello che esiste ha una sua forza attiva; anche la febbre agisce sugli organismi con un processo deleterio: ebbene, perchè meravigliarsi? essa esiste per quello scopo: ed è lo stesso dell'eresia: questa vuole scuotere i cardini della credenza vera e vuole seminare la discordia nel campo cristiano: il nostro dovere è quello di sapercene guardare e lottare contro tali false credenze, che insidiano la purità delle fede e il cuore nostro di credenti. 

Sicuro! ci potrebbe esser qualcuno che venisse fuori con questa osservazione: oh, ma un vescovo, un dottore hanno abbracciato una credenza eretica; dunque... è forse co-desto un segno della verità di quella dottrina? Si giudicano gli uomini dalle dottrine, non le dottrine dagli uomini: se uno non è cristiano, possiamo asserire che costui non è saggio, fedele, grande: ma se uno dei nostri passa al campo eretico, non possiamo dire che qui sia la verità. L'eresia non è dunque da condannarsi, perchè allontana qualcuno da noi: anzi: la sua azione è utilissima al Cristianesimo: per mezzo suo siamo in grado di distinguere chi si possa veramente o no dire cristiano, perchè, chi è tale, rimane fermo e costante fino all'ultimo giorno della sua vita nella fede incrollabile. L'eretico sceglie a suo modo una dottrinai eresia significa appunto scelta (eresia); ma il Cristiano è seguace scrupoloso degli Apostoli, che furono coloro che ebbero in eredità la verace dottrina del Cristo, perchè la diffondessero nella sua grande parola alle genti: le dottrine ere-tiche trovano toro sostegno nella filosofia pagana e in tutto quel complesso sistema di sottigliezze, di astruserie, di contraddizioni delle antiche dottrine e che convergono tutte a nascondere, a tradire la luce della verità: perchè i Cristiani dovrebbero ricercare ancora, quasi che essi non abbiano già in loro possesso la dottrina purissima ed infallibile: eppure gli eretici, nelle loro continue ricerche di sapere, portano a sostegno queste parole dei Libri Sacri "cercate e troverete,, ma Gesù pronunziò queste parole, quando, al principio del Suo insegnamento, non si sapeva ancora se Egli fosse realmente il Cristo, ma una volta che abbiamo trovato Lui e fissato il principio invariabile della Sua dottrina, a che ricercare ancora? non è possibile ricercare ancora, quando si conosce ormai quello che è perfezione e parità massima. Volete pure ammettere che la ricerca debba procedere instancabilmente, e, per modo di dire, all'infinito? ebbene, si segua questa linea, ma non si esca dal seno della Chiesa nostra "dove la dottrina cristiana poggia sul fondamento d'una testimonianza autentica e d'una autorità legittima, al sicuro dalle fluttuazioni e dai capricci del libero esame; rimaniamo nella nostra Chiesa, che ha il deposito della verità e che questa conserva riassunta in un simbolo di fede". Si cerchi, se si vuole, nel campo cristiano illuminato sempre dalla maggiore fede, che pure può non escludere un certo moderato spirito di curiosità, ma rimanga il principio essenziale, e ricordiamo che piuttosto che conoscere ciò che non dobbiamo, è meglio ignorare, dal momento che già siamo giunti alla conoscenza di quello che ci è lecito sapere.

Cogli eretici noi non possiamo nè dobbiamo entrare in rapporto alcuno: essi brancolano nel buio, fra l'incertezza, la stranezza delle loro dottrine e non sono stati affatto capaci di fissare alcun principio di fede: e il bello è che nelle alterazioni e nelle correzioni che apportano alla sacra dottrina, essi hanno il coraggio di portare, come sostegno, la testimonianza dei Sacri Libri: oh, ma a loro non è lecito servirsene per scopi particolari di interpretazione e di falsificazione: nessun diritto possono avere sui Libri Sacri, che sono possesso e vanto unicamente della Chiesa Cattolica. Cristo ha predicato una Sua dottrina e gli Apostoli ne sono stati i depositari: sono essi che hanno fondato le prime Chiese e da queste, in una fioritura magnifica, si è andata formando la grande Famiglia Cristiana: e si dicono Chiese Apostoliche, perchè dagli Apostoli traggono direttamente la loro origine o ad essi indirettamente si ricongiungono: e sono queste le depositane della dottrina vera, che è la rivelazione fatta agli Apostoli da Gesù Cristo: interroghiamo dunque la vera tradizione ecclesiastica, che riporta la dottrina di Cristo per bocca degli Apostoli e saremo nella verità: il resto è falso: "La nostra credenza è quella stessa della primitiva Chiesa Apostolica, matrice e sorgente della fede: ecco la testimonianza della verità,,. Dicono gli eretici che non è integra la conoscenza che ebbero gli Apostolì della dottrina, del Cristo, o se questa pure sia completa, che essi non hanno tramandato ai posteri per intero  quanto era a conoscenza loro; ciò è falso; l'unità, l'armonia assoluta di tutte le comunità ecclesiastiche su un medesimo simbolo di fede, dimostra la luce della verità: nel campo dell'errore esiste differenza e scisma; la verità rifulge sempre nella piena, organicità assoluta della sua dottrina: la verità evangelica, secondo la dottrina tramandata dagli Apostoli, è stata poi guastata dalle dottrine eretiche che sono seguite e su di essa si sono innestate, falsificandola poi e adulterandola in ogni modo. Eppoi, hanno forse l'eresie la pretesa di vantare una tradizione apostolica? di risalire fino ad essa? ebbene, ci dicano il nome dei loro vescovi e provino come il primo di essi si ricongiunga alla luce Apostolica direttamente: siamo noi, non loro, che possiamo far ciò: Giovanni prepose; ad esempio, come vescovo alla Chiesa di Smirne, Policarpo; e Pietro elevò al seggio episcopale di Roma, Clemente: gli eretici può essere pur vero che possano vantare precursori che risalgano all'epoca Apostolica, ma furono proprio coloro che cominciarono a spacciare dottrine che gli stessi Apostoli condannarono. Così noi possiamo, lungi da ogni dubbio d'errore, stabilire che l'eresie non possono risalire all'età Apostolica, ma sono ad essa posteriori; oppure che, se risalgono fin là, esse ebbero dagli Apostoli stessi la loro condanna, per le aberrazioni cui si abbandonavano, nei rispetti della più perfetta dottrina.

Dunque, solo la Chiesa ha l'assoluto possesso delle Scritture, alle quali gli eretici non possono in alcun modo ricorrere o attingere.

Passiamo poi a considerare tutto il modo di vivere e di procedere degli eretici, e scorgeremo facilmente che, mentre fra i Cristiani tutto è ordine, è armonia, è concordia, è unità, dall'altra parte regnano la discordia più assoluta, la contraddizione, il capriccio, il dissenso; tutto nel campo loro è falsità e alterazione d'ogni più sano, più puro, più saldo principio di fede. Manca fra loro ogni disciplina, ogni spirito di organizzazione; ogni regola circa le diverse cariche e attribuzioni. Il punto più strano degli eretici è il sistema che costoro seguono nella predicazione, colla quale, invece di perseguire lo scopo di convertire i pagani, cercano di deviare dalla retta via i seguaci della vera fede: è un'opera negativa, deleteria che essi compiono, propria, appunto di chi, non adendo nulla di proprio da potere saldamente affermare, tutto poi fa consistere nello scalzare il fondamento della credenza vera. 

Scismi presso gli eretici si può dire che non esistano, perchè il carattere della loro dottrina è lo scisma di per sè stesso, in quanto, nella mancanza assoluta di unità, è un dissenso continuo; ciascuno pensa a capriccio suo, modificando la credenza di colui che ha tramandato quella medesima: tutto dunque è arbitrio e licenza presso gli eretici, dai quali si deve star lontani e seguire, nella purità dell'animo nostro, il più saldo, severo principio di fede, avendo rocchio a quel momento nel quale, dinanzi alla figura di Cristo giudicante, dovremo dar conto della fede nostra e di come abbiamo saputo serbare nell'anima la fiamma vivificatrice e animatrice d'ogni migliore energia.

G. Mazzoni


Siena, decembre 1928.

Ricordo a titolo d'onore, fra i lavori dei quali mi sono servito, riassumendo e riportando in parte: |xxviii "La Storia della Letteratura Cristiana„ di U. MORICCA. Torino, Soc. Edit. Int. -"Tertulliano„ a cura di F. RAMORINO. Milano, Vita e Pensiero. - ENRICO MEYNIER; "Storia del Cristianesimo dalle origini ai nostri giorni,, Firenze, Casa Editrice Claudiana. - PETTAZZONI: "I Misteri„ Bologna, Zanichelli. - MELLI: "La filosofia Greca da Epicuro ai Neoplatonici„ Firenze, Sansoni. - WINDELDAND; "Storia della filosofia,, Palermo, Sandron.



TERTULLIANO

CONTRO GLI ERETICI

(DE PRAESCRIPTIONE HAERETICORUM)

I. Non si può negare che le eresie esistano e che abbiano una forza.

Lo stato attuale dei nostri tempi fa sì, che noi dobbiamo ben fermare questo punto: ed è quello di consigliarvi, di esortarvi a che voi non vi facciate meraviglia alcuna di queste eresie; esse, di fatto, esistono ed era, infatti, già stato preannunziato che esse sarebbero sorte (1); e poi, perché meravigliarsi perché scalzano e infirmano la saldezza di credenza in taluni spiriti? Esse sono sorte appunto per questo scopo: perché la fede, col dover sopportare violenza di attacchi, ne acquistasse poi fulgore di conferma e sicurezza maggiore (2). Non c’è dunque ragione ed è perfettamente inutile e sciocco che la maggior parte dei fedeli si scandalizzino perché le eresie abbiano preso tanto piede. Quanta azione, potrebbero esse esercitare, se non esistessero? [nessuna]; ma dal momento che vi sono...; quando una data cosa dalla natura ha avuto in sorte un modo qualsiasi di vita, come trova una ragione in essa che giustifichi la sua origine, così acquista quel vigore che la rende attiva e vivace, e non è più possibile allora, per lei, la non esistenza.

II.  In che cosa possa consistere la forza delle eresie, e su chi esse possano eventualmente avere

la loro influenza

Fra tutti gli altri modi per i quali la vita dell’uomo è tormentata e magari trova la sua fine, non manca, dopo tutto, la febbre: ebbene noi non proviamo doloroso stupore per nessuno di questi due fatti; né che essa esista, dal momento che esiste realmente, e neppure che essa conduca l’uomo al disfacimento del suo organismo: è proprio per questo che essa ha un’esistenza. Così è riguardo alle eresie, le quali sono sorte per affievolire e per spengere, magari, calore e fulgore di fede; noi, anzi che meravigliarci e provare un certo senso di sgomento ché esse abbiano un tale potere, dovremmo riportare questa nostra impressione di timore, al principio della loro esistenza: finché esse siano, è in loro anche tale potenza; è proprio in quanto che esse hanno siffatta potenza, che possono esistere. 

Ma avviene che dinanzi al fatto della febbre, come ognuno sa, non è in noi tanto un senso di stupore e di meraviglia, quanto un’impressione di ostilità, di ripugnanza, per le cause che la possono produrre e per gli effetti che quella può avere sul nostro corpo, e non possedendo in noi la facoltà di poterla allontanare, almeno ce ne guardiamo e cerchiamo di evitarla, per quanto è possibile. Per le eresie, invece, si nota che, sebbene esse portino la morte nell’anima e un ardore di un fuoco più vorace [della febbre], pur tuttavia vi sono alcuni che preferiscono d’indugiarsi in un certo senso di ammirazione per la potenza che esse sono capaci di sviluppare, piuttosto che cercare di sfuggirle, per tentare di paralizzare la loro capacità penetrativa; e tutto ciò lo fanno, avendo pure la facoltà di sottrarsi alla loro influenza. 

Se smetteranno costoro di meravigliarsi tanto per la potenza delle eresie, finirà che esse verranno a perderla del tutto. Una delle due: o è il fatto della meraviglia che essi provano, che fa scendere appunto certe persone allo scandalo, o è il fatto di provare scandalo che quasi provoca in loro un senso di stupore e di accecamento tale, da far loro credere che, dal momento che le eresie abbiano in se tanta potenza e ardire, significhi che esse non possano provenire che da un qualche principio di verità. Cosa da meravigliare davvero, che quel che è male possieda in se stesso una sua forza. Se non che le eresie, un forte ascendente hanno su coloro che posseggono scarso ardore dì fede (3). È precisamente quel che succede, la maggior parte delle volte, nei combattimenti dei gladiatori, nelle gare di lotta: taluno vince, non perché dotato assolutamente di forza superiore che lo renda veramente invincibile, ma perché il suo competitore è stato privo di qualunque energia e capacità di resistenza: così che anche quello che è riuscito una volta vincitore, se dopo è messo in gara con chi ha robustezza e gagliardia di membra, anche lui sarà costretto a ritirarsi in condizioni di inferiorità: non succede mica diversamente nel campo della eresia: dalla debolezza e dal tepore religioso di alcuni, prendono esse forza e consistenza, ma perdono poi qualunque vigore e ogni fiamma di vita si spenge in loro, se s’imbattono in chi ha nell’animo ben saldo il principio della fede più pura.

III.  Le eresie non fanno che provare costanza e saldezza, di fede, la quale non può, né deve essere abbandonata per alcuni che si allontanano dalla credenza vera cristiana

Bastano alcuni individui, che siano rimasti presi dall’eresia, perché, con gran facilità, si abbandonino alla rovina di una credenza falsa questi ingenui creduloni. Perché quella donna, quell'uomo dalla fede così salda, persone dotate di tanta saggezza e che alla Chiesa avevano dato opera di tanto amore e di tanto zelo, passarono dalla parte degli eretici? Chi è che, ponendosi tale questione, non risponderà a se stesso che quelli che le eresie hanno potuto far deviare dalla retta via, vuoi dire, che non erano da considerarsi veramente ne saggi, né stretti da saldezza di fede, né dediti con tutto l’animo loro alla Chiesa? Ma è proprio una cosa da far molta meraviglia, penso, che da uno, che per il passato sia stato riconosciuto uomo al dì sopra di ogni dubbio e di fede saldissima, dopo ne venga ad uscir fuori uno diverso? Saul, sopra tutti gli altri eccellente, finisce poi coll'essere turbato e sconvolto dal sentimento della gelosia; David, la bontà del quale era secondo quanto il cuore del Signore desiderava (4), sì rese colpevole dì omicidio e di adulterio (5); Salomone ebbe pure da Dio ogni più grande dono di grazia e dì sapienza: ebbene: da donne venne spinto all’idolatria (6). Soltanto al Figlio di Dio fu riservato dì rimanere sempre senza colpa (7). E poi... anche se un vescovo, se un diacono, se una vedova, se una fanciulla, se un dottore, se perfino un martire si allontanano, ammettiamo, dalla regola di fede, basterà forse questo fatto perché l’eresie debbano acquistare carattere di verità? Dobbiamo noi dunque riconoscere il valore della fede dalle persone o le persone dalla fede che esse professano? Non v’ è nessuno che sia sapiente veramente, nessuno che possa dir di possedere purità di fede; nessuno si chiamerà grande, se non il Cristiano; ma nessuno potrà chiamarsi così, se non chi abbia perseverato in questo lume di fede fino agli ultimi giorni della sua vita (8). Tu, data la tua natura di uomo, conosci ciascuno, ma soltanto dalla esteriorità: credi ciò che vedi, ma vedi solo dove il tuo occhio giunge; lungi invece penetra lo sguardo del Signore: dicono i Sacri Libri (9): l’uomo guarda nella faccia del suo simile; è Iddio che penetra e intende l’intimo del cuore umano (10). Ed è così che il Signore conosce quelli che sono Suoi (11), e sradica la pianta che non ha piantato (12), e ci fa vedere come gli ultimi divengono i primi, e tiene in mano un ventilabro, perché vuole che il terreno intorno a Lui sia lindo e puro (13). Prendano pure il volo e se ne vadano lontano, quanto lor piaccia, le pagliuzze di una fede inferma e leggera, appena che esse avranno sentito l’afflato caldo delle tentazioni; tanto più pulita e sana la massa del frumento s’accumulerà allora nel granaio del Signore (14). Non è pur vero che alcuni dei Discepoli dallo stesso Signore si allontanarono quasi di Lui stesso turbati? (15).

Ma non per questo gli altri pure crederono di doversi staccare dall’orme Sue: quelli che riconobbero che Costui era il Verbo della vita e che da Dio Egli traeva l’origine Sua, Lo seguirono fedelmente, fino al termine della Sua vita, sebbene il Signore avesse loro offerto il modo di allontanarsi im-punemente da Lui, qualora essi l’avessero voluto (16). Non ha valore alcuno, se un Figello, un Ermogene (17), un Fileto, un Imeneo abbandonarono il loro Apostolo (18): appartenne proprio alla schiera degli Apostoli colui che si rese colpevole di tradimento verso il Signore. Ci meravigliamo noi, se da taluni vengono disertate le Sue Chiese, ma dobbiamo sapere che quello che ci fa veramente, chiaramente Cristiani, è appunto la capacità di perseverare e di soffrire secondo l’esempio che Cristo ci ha lasciato (19). Egli dice: Essi si sono allontanati da noi, ma non furono dei nostri; se alle nostre file fossero veramente appartenuto, costoro sarebbero rimasti fedelmente con noi (20).

IV. 




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