Tesi su Feuerbach



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Tesi su Feuerbach

Le “Tesi su Feuerbach” sono state scritte da Marx nel 1845 a Bruxelles e sono state pubblicate da Engels nel 1888 come appendice al suo lavoro dedicato proprio a Feuerbach: Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia tedesca (Riuniti, Roma, 1970). E’ noto che Marx ed Engels, come il resto dei giovani hegeliani, accolsero con grande entusiasmo la pubblicazione dell’opera principale di Feuerbach, Essenza del cristianesimo (1841). I primi scritti di Marx - come Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843), I manoscritti economico-filosofici (1844) e La sacra famiglia (1845) - mostrano un’influenza piuttosto marcata della filosofia di Feuerbach. Nel suo saggio “Ideologia tedesca e Tesi su Feuerbach” (1969), Lucien Goldmann ricorda una lettera di Marx a Feuerbach, rimasta inedita per lungo tempo, che conferma l’importanza di Feuerbach sulla formazione del giovane Marx (Goldmann, 1970, p. 135-136). Come si evince dalla lettera, ciò che Marx cerca di fare è portare Feuerbach (il filosofo del momento) sulle sue posizioni, tentando di convincerlo che “il comunismo era anche una conseguenza del suo pensiero” (Goldmann, p. 138). Feuerbach non seguì il cammino indicato da Marx e continuò a perseverare sulle sue idee. Questa rifiuto portò Marx a interrogarsi sulle sue differenze con Feuerbach, a capire che cosa aveva impedito questa fusione. E’ così che nacquero le Tesi e in parte L’ideologia tedesca (1845-46): testi in cui Marx rompe definitivamente con Feuerbach. E tuttavia, come rileva Sidney Hook (p.289), è possibile trovare elementi feuerbachiani anche nell’opera matura di Marx.

Le “Tesi” sono un testo importante non solo nella storia del marxismo, ma possono servire anche come base a un ragionamento antropologico non eurocentrico sui rapporti tra uomo, natura, cultura e società. Per il marxismo, sono un testo importante perché Marx annuncia le “Tesi” come il punto di partenza di una nuova filosofia, di un nuovo approccio teorico alla società: ciò che ha chiamato “il nuovo materialismo”, e che ne L’ideologia tedesca (1846) verrà denominato “concezione materialistica della storia”. Per materialismo storico, dobbiamo intendere due cose:


  1. alla base dello sviluppo storico, della produzione della realtà, non vi sono le idee o il pensiero, ma il mutamento nei diversi modi dell’organizzazione economica delle diverse forme di società (nei modi di produzione); l’idealismo vede il pensiero (Hegel) come il solo elemento attivo nella storia;

  2. vi è sempre un legame stretto tra il pensiero in tutte le sue forme (politico, religioso, culturale, ecc.) e il modo di produzione economica (la forma di vita sociale, il modo in cui gli uomini producono materialmente la loro vita) entro cui esso si sviluppa; tra la coscienza e la vita economica (intesa come divisone del lavoro), specialmente nella società moderna; per Marx, il pensiero, la coscienza (la cultura) non può essere vista come un elemento autonomo o indipendente dalla realtà economica, dal modo in cui una società produce e organizza socialmente la sua produzione-riproduzione in quanto tale;

Ma torniamo all’importanza delle “Tesi” rispetto al lavoro cronologicamente successivo nelle opere di Marx ed Engels: L’ideologia tedesca (1932). Come ricorda lo stesso Engels, mentre ne L’ideologia tedesca “la critica della dottrina stessa di Feuerbach era difettosa”, le 11 tesi, pur essendo “semplici note buttate su un quaderno per essere elaborate e per nulla destinate alla stampa”, presentano “un valore inestimabile, come primo documento in cui è depositato il germe geniale della nuova concezione del mondo” (Engels 1950). Louis Althusser, uno dei filosofi contemporanei che ha maggiormente scritto sulle tesi, chiedeva di pensarle, pur nelle sue contraddizioni rimaste irrisolte, “come la promessa di una rivoluzione in filosofia, garante di ogni rivoluzione, inclusa quella politica” (Althusser 1993, p. 19-20).

E tuttavia le “Tesi” possono essere considerate come l’espressione di una rivoluzione maggiore: per una riflessione antropologica non eurocentrica sulla condizione umana, esse appaiono centrali per la loro critica al concetto di “natura” e di “essenza umana”. Ancora per Althusser, per esempio, “le Tesi su Feuerbach (…) marcano il bordo anteriore estremo di una coupure (rottura), il punto in cui nella vecchia coscienza e nel vecchio linguaggio, dunque con formule e con concetti necessariamente disequilibrati e equivoci, si apre già un varco (perce) la nuova coscienza filosofica (Althusser 1962, 25). Questo varco è una nuova filosofia o un modo di pensare non più incentrato sul concetto di uomo, di coscienza, sul primato della coscienza e del pensiero come motori della produzione sociale; Marx apre dunque un buco entro i limiti dell’umanesimo occidentale (Althusser refrattario a qualsiasi idea di soggetto, sempre agito da qualcosa). Al di là di questa tesi estrema, si può certo dire che il pensiero di Marx è il sintomo di una crisi: di una crisi in cui l’idea di umanità concorda sempre meno con un modo di vita umano specifico. Con Althusser, però, si può dire che Marx getta le basi della concettualizzazione dell’umanesimo come ideologia (e non come semplice fatto oggettivo), come “dispositivo di potere coloniale”, potremmo dire. Si tratta di uno sfondamento del concetto di umanesimo che avrà anche in Sartre e Fanon altri due momenti chiave.

E tuttavia è chiaro che Marx operava comunque dentro una cornice di senso piuttosto moderna e occidentale rispetto al modo di concepire la dialettica uomo-natura, e anche rispetto all’idea di Storia (Vedi i Decolonial e i Subaltern, per esempio, o anche il dibattito attuale su antropocene e capitalocene), nel loro attacco all’umanesimo tradizionale le “Tesi” rendevano manifesto ciò che oggi può essere letto come la colonialità dell’umanesimo tradizionale occidentale. Pur non esprimendolo esattamente in questi termini, ciò che Marx recrimina a Feuerbach è l’aver fatto della condizione di “uomo-astratto” dell’Europa dei suoi tempi, dell’Europa post-rivoluzione francese, la condizione umana sans-phrase (dell’uomo di per sé). Althusser: tesi, espressione in un linguaggio vecchio di concetti nuovi (colonialità dello stesso Marx, Tesi come sintomo di qualcosa che andava oltre lo stesso Marx). (Morfino, Gramsci e Althusser sulle Tesi, Young, si può aggiungere anche Bourdieu). Nel complesso, dunque, si può essere d’accordo con Goldmann quando sostiene che le Tesi costituiscono “una delle principali svolte del pensiero occidentale” (Goldmann, p. 140).


Parole chiave delle Tesi: concreto, praxis-pratica, religione, non-religione. Ci concentreremo principalmente sulle tesi I, III, VI e XI, che, per i nostri scopi, sembrano quelle chiave.
Si può anche dire che la parola d’ordine di questa nuova filosofia è “praxis”. La nozione di praxis oscilla tra due estremi: a) da una parte, esprime il senso di un nuovo materialismo dell’attività sensibile (contro l’idealismo e il vecchio materialismo) capace di mostrare come lo sdoppiamento prodotto dall’alienazione religiosa abbia il suo fondamento nell’auto-contraddittorietà del fondamento mondano (forma di vista mondana); b) dall’altra, vuole esprimere un materialismo dell’attività rivoluzionaria capace di criticare e di modificare questo fondamento stesso. Che queste due “attività” siano una sola e medesima praxis, è la scommessa marxiana che fonda la problematica teorica delle Tesi (Morfino).
Grande importanza, per esempio, delle Tesi su Feuerbach per Gramsci (tradotte in italiano da lui). Basti pensare al fatto che la parola chiave che Gramsci sceglie per simbolizzare la filosofia marxista nei Quaderni è praxis: il marxismo viene annunciato da Gramsci come una (nuova) filosofia della praxis. Gramsci: la filosofia deve diventare politica, pratica, per continuare a essere filosofia (XI Tesi: affermazione dell’unità tra teoria e pratica)

Tesi I
Il difetto principale di ogni materialismo fino a oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l'oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E' accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall'idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l'idealismo ignora l'attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce l'attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò nell'Essenza del cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo il modo di procedere teorico, mentre la pratica è concepita e fissata da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli non concepisce l'importanza dell'attività "rivoluzionaria", dell'attività pratico-critica.
Marx comincia a enunciare qui i presupposti del suo nuovo materialismo: come prima cosa vuole distinguersi dal materialismo tradizionale (fino ad oggi): il materialismo così come è stato enunciato da Democrito, Locke e per ultimo da Feuerbach. Questo materialismo vede i contenuti dello spirito (le idee, i pensieri, credenze e concezioni) come effetti risultanti dall’impressione meccanica di elementi ed energie provenienti dall’esterno, dal mondo sociale ‘materiale’ esterno al soggetto. Per il materialismo tradizionale, o materialismo meccanicistico, lo spirito umano (il pensiero) è qualcosa di passivo e plastico, una sorta di ‘tabula rasa’, i cui contenuti appaiono sempre plasmati in modo diretto e meccanico dall’esterno. L’uomo, in questa concezione, è un semplice prodotto passivo del suo mondo sociale esterno. Marx si oppone a questo tipo di materialismo, “materialismo meccanicistico” (D’Holbach, Helvetius, ecc.) perché non riconosceva affatto la parte attiva svolta dai soggetti nel reagire al loro ambiente, nel cambiarlo e nel trasformarlo. L’uomo, per Marx, si distingue dall’animale proprio perché produce attivamente il mondo in cui vive. Gli uomini sono sempre attivi in ciò che fanno (hanno una coscienza di sé) e vivono inoltre in un mondo dotato di senso (simbolico, Weber), ovvero apprendono il mondo tramite categorie, valori, assunti, memorie, ecc. L’obiettivo di Marx qui è recuperare la concezione fondamentale dell’idealismo tedesco (da Kant a Hegel), il cui grande contributo era stato intuire l’attività essenziale dello spirito, la capacità creativa della coscienza, ma all’interno di una concezione materialistica (il nuovo materialismo) della storia e della società. Come prima cosa, dunque, per Marx, il materialismo di Feuerbach vede il reale (il mondo oggettivo) come qualcosa di estraneo all’attività dell’uomo-soggetto, e quindi non come una sua creazione soggettiva. E’ materialismo, ma volgare, poiché annulla l’uomo in quanto tale, non considerando la coscienza umana come qualcosa di attivo nel processo di costruzione sociale mondo. Mantiene la duplicità soggetto-oggetto, coscienza-mondo. Il materialismo di Feuerbach non consente di comprendere in che modo si producono, o si possono produrre, le rivoluzioni, ovvero mutamenti strutturali radicali del mondo già dato. Marx si schiera qui contro il “dualismo” tradizionale del pensiero occidentale: enfasi sullo spirito o sulla materia. Marx rompe con questo dualismo uomo-mondo, ma da un punto di vista più efficace rispetto al cosiddetto “materialismo tradizionale” o “meccanicistico”, passando a una concezione ‘monista’ (Goldmann, p.146), per la prima volta realmente dialettica: unità di soggetto e oggetto, di pensiero e azione. Il pensiero occidentale tradizionale invece mantiene sempre una contrapposizione tra “soggetto” e “mondo” o “realtà sociale”.

Anche Althusser insiste su questa rottura del dualismo alla base delle categorie filosofiche occidentali come un altro dei punti fondamentali delle Tesi: “si mettono qui in questione quei presupposti che definiscono il campo dell’umanesimo teorico come campo della relazione speculare Soggetto-oggetto (Althusser 1995, 473). Le tesi I, II, V, VIII, IX propongono precisamente una messa in causa della coppia categoriale Soggetto-Oggetto.



Mito del soggetto “autonomo” e “distaccato” dal mondo e dalla collettività; mito dell’uomo borghese, individualista e proteso al soddisfacimento egoistico dei propri bisogni (homo-economicus); ma questo tipo di uomo, afferma Marx, è solo un prodotto storico, non è universale, nasce solo con l’avvento della società capitalistica. Il capitalismo ha prodotto una spartizione radicale nella storia dell’homo-sapiens: dell’uomo (specie) in grado di lavorare, di industriarsi da sé, per sopperire ai propri bisogni, materiali e anche spirituali, e garantirsi la propria riproduzione di fronte ai diversi ostacoli. L’uomo pre-capitalista produceva solo beni d’uso, finalizzati alla propria sussistenza. Dal capitalismo in poi, produrrà beni di scambio, in funzione del mercato, del profitto: produzione per la produzione e non per la mera riproduzione. Per Marx, si può dire che esistano due soli modi storici di produzione: non capitalista e capitalista; anche se a volte ha detto cose diverse, come nella famosa Introduzione alla critica dell’economia politica ’59, susseguirsi di diversi modi di produzione: antico, feudale, borghese, capitalistico.
Per capire l’ultima parte della Tesi I, dobbiamo aprire una piccola parentesi sulla filosofia e il metodo di Feuerbach.

Metodo e filosofia di Feuerbach: la critica della religione
Abbiamo detto che per Marx, Feuerbach annulla l’uomo in quanto tale (poiché deve essere sempre concepito come un essere soggettivo). E tuttavia dobbiamo fare dei chiarimenti, perché la filosofia di Feuerbach aveva come punto di partenza la messa dell’uomo al centro del mondo. Feuerbach si autodefiniva come il filosofo dell’uomo comune. La sua filosofia è stata definita anche come “Umanesimo critico” – vale la pensa ricordare che Marx ed Engels scrissero La sacra famiglia (1845), il loro primo testo in comune, per difendere ciò che chiamavano “l’umanismo reale di Feuerbach”. L’umanesimo di Feuerbach – questo mettere al centro della sua filosofia non tanto l’uomo in quanto tale, ma soprattutto la sua esistenza materiale-terrena (esperienza sensibile, nelle sue parole) – è stato di grande importanza per la messa a punto della concezione materialistica della storia di Marx ed Engels. Si pensi alla già citata lettera di Marx a Feuerbach: “Lei ha dato con i suoi scritti una base filosofica al socialismo e i comunisti hanno valutato queste opere in tal senso fin dalla sua pubblicazione. L’unità dell’uomo, imperniata sulla differenza tra gli uomini, il concetto di genere umano riportato dal cielo dall’astrazione alla realtà terrestre, che cos’è se non il concetto di società”? (Cit.in Goldmann, p. 135). Inoltre, Feuerbach ha chiamato i suoi libri “lettere all’umanità”, e “conosci te stesso” è il titolo che egli scelse per il suo testo più importante: Essenza del cristianesimo, 1841. Tale titolo derivava da uno dei presupposti più importanti del suo testo: “Le religioni tradizionali nascono dall’inconscia deificazione che l’uomo fa di se stesso”. Si tratta, nel complesso, di un testo che fece di Feuerbach il filosofo ribelle per eccellenza della sua epoca.

Gli scritti di Feuerbach avevano un unico tema e obiettivo comune: l’analisi della religione e dell’esperienza religiosa. Per Feuerbach, il fenomeno religioso è la proiezione o l’ipostasi di un qualche elemento dell’esperienza umana in un oggetto di adorazione. La religione quindi è qui concepita come un prodotto dell’uomo e delle sue emozioni legate alla sua esperienza materiale terrena. E tuttavia per Feuerbach, anche la filosofia tradizionale era una forma di religione, sia nella sua natura essenziale, sia nei suoi processi di costruzione. La differenza sta nel fatto che nella religione l’ipostasi si concretizza negli oggetti concreti del senso e dell’immaginazione, mentre nella filosofia l’ipostasi è astratta e concettuale. Entrambe però discendono da atteggiamenti emotivi che riflettono i bisogni e le deficienze dell’uomo. Da qui una delle espressioni più famose di Feuerbach: “La mia filosofia è non avere filosofia” (poiché la filosofia tradizionale è vista come il prodotto di una deficienza dell’uomo). Non è difficile vedere qui l’influenza che avrà anche questo principio feuerbachiano sul pensiero di giovane di Marx e la sua critica della filosofia tradizionale. Va chiarito però che Feuerbach la filosofia tradizionale per costruirne un’altra, così come rifiuta la religione tradizionale, per sostituirne una nuova fondata sulla ragione, su un nuovo concetto di natura umana e l’amore tra gli uomini. L’obiettivo di Feuerbach era disfare la teologia e la sua pretesa di razionalizzare l’espressione mistica e invertita dell’esperienza religiosa, poiché dal suo punto di vista essa non fa che negare la stessa religione.



Il metodo della filosofia di Feuerbach può essere riassunto dai seguenti presupposti:


  • Il suo interesse per la religione e la filosofia è di tipo sociale e politico (materialismo);

  • Il suo obiettivo è individuare, tramite un’analisi scientifica (credenza nella scienza), il legame tra speculazione (pensiero, idee) e attività pratica (esperienza materiale dell’uomo). (Scepsi: critica alla separazione tra teoria e pratica);

  • Il suo punto di arrivo è scoprire l’umano nel soprannaturale; il sensibile nell’intelligibile, il sociale nell’elemento scientifico;

  • E’ un metodo antropologico: tentativo di rivelare la natura dell’uomo in (e attraverso) tutto ciò che l’uomo realizza (anche l’antropologia si autonarra secondo questo obiettivo, dire cosa è l’uomo a partire da ogni sua espressione culturale particolare; ma il metodo di Feuerbach presenta gli limiti stessi dell’antropologia, non esiste una natura dell’uomo, e non esiste uno “spirito antropologico”); verificare le radici psicologiche da cui deriva tutta la cultura umana;

  • Sostituì il cartesiano “cogito ergo sum” con il “Sentio ergo sum”. Criterio dell’esistenza è l’esperienza sensibile, non la logica o la ragione. “Il soggetto della divinità è la ragione, ma il soggetto della ragione è l’uomo”.

  • L’uomo cade in errore quando non è consapevole della propria creazione, quando non può isolare le passioni o i desideri che lo spingono alla creazione.


Psicologia feuerbachiana della religione


  • Il rituale, l’immaginazione e la fede delle religioni storiche rappresentano una gratificazione nella fantasia di ciò che non può essere assicurato nella realtà. Il rituale è un’espressione sublimata dei bisogni e delle paure animali dell’uomo;

  • Religioni tradizionali nascono dall’inconscia deificazione che l’uomo fa di se stesso;

  • Segreto della religione è l’uomo, i suoi oggetti di culto e devozione sono espressioni feticistiche dell’emozione umana;

  • Tutti i predicati e attributi di Dio o della natura divina sono identici ai predicati della natura umana;

  • La religione non è radicata nelle idee, ma nelle emozioni. Per questo, serve a poco esporre in modo razionale le sue incoerenze: la ragione non dissolve la religione.

  • La religione è un fatto assoluto, con contenuti mutevoli (atteggiamento radicato nei bisogni della natura dell’uomo);

  • Occorre interrogare la genesi della religione: perché certe raffigurazioni e credenze sorgono in una certa cultura e non in un’altra; che ruolo hanno nella vita di coloro che credono in esse;

  • La religione presenta lo stesso problema del sogno: la religione è il sogno dello spirito umano; nel sogno siamo sulla terra, solo che vediamo le cose con lo splendore entusiasmante dell’immaginazione e dell’arbitrio;

  • Sottoporre i vari misteri della religione cristiana a un’analisi stringente per mostrare come i rapporti umani vengono idealizzati, purificati da quegli elementi giudicati indegni o glorificati in splendide astrazioni (amore divino, espressione più alta dell’emozione umana, Dio ama, muore e dà la vita per gli altri);

  • E’ una gratificazione della vita emozionale dell’uomo, conseguita mediante un’immaginazione congeniale che sorge dai desideri umani; questi desideri incarnano soprattutto bisogni; all’impoverimento del mondo reale, corrisponde l’arricchimento della divinità. Solo l’uomo povero ha un Dio ricco (religione come inversione della condizione materiale, ideologia in Marx).

  • Alla base della religione, vi è anche la repressione psicologica: rinuncia alla sensibilità terrena, rende sensibile Dio; negare l’amore sessuale a sé, produce in cambio un’immagine di amore nella Vergine Maria;

  • Segreto della teologia è l’antropologia: spirito assoluto non è nient’altro che lo spirito umano finito;

  • Alla base del sentimento religioso, vi è un’esperienza feticistica della natura umana: fatto religioso par excellence è alienazione dell’uomo da sé, ovvero l’elevazione di un prodotto dell’attività emotiva e intellettuale dell’uomo a una norma oggettiva che pretende una validità a priori e scissa dall’uomo stesso (così Marx concepirà, per esempio, lo Stato e le merci prodotte dal sistema capitalistico);


Ritorno alla Tesi I
Torniamo all’affermazione in cui abbiamo lasciato la Tesi I di Marx: il materialismo di Feuerbach, nonostante il suo mettere l’uomo come misura di tutte le cose (Protagora), annulla l’uomo in quanto tale. Ciò che Marx critica qui a Feuerbach è la sua concezione astratta dell’uomo e la sua indifferenza verso i fattori storici che condizionano sempre l’apparizione dello spirito umano. Feuerbach parla di “emozioni umane” (o di condizione umana) in termini astratti e generalizzanti, come se fosse sempre uguale a se stessa, in ogni tempo e luogo storico-geografico, e come se non vi fossero differenze di classe, ceto sociale e anche genere sessuale (di cui Marx però non parla). Anche Feuerbach, dunque, poneva “l’uomo” come presupposto della sua filosofia, ma si trattava di un “uomo essenziale” (di un uomo che precede la sua esistenza materiale), non gli uomini così come esistono in vari luoghi, in città e campagna, di classe alta o bassa, ma l’uomo in sé; un uomo alla luce del cui significato svaniscono o appaiono come meri accidenti, tutte le differenze storiche fra gli individui, i gruppi e le classi (anche i generi, diremmo oggi).

Il punto di partenza del nuovo materialismo annunciato da Marx nelle tesi: sta nell’evitare di introdurre nella sua argomentazione astrazioni prive di funzioni o di giustificazione empirica come principio esplicativo. Il seguente passo de L’ideologia tedesca (1845) può illustrare in modo efficace il punto di partenza del nuovo materialismo proposto da Marx:


I presupposti da cui muoviamo non sono arbitrari, non sono dogmi: sono presupposti reali dai quali si può astrarre solo nell’immaginazione. Essi sono gli individuali reali, la loro azione e le loro condizioni materiali di vita, tanto quelle che hanno trovato già esistenti quanto quelle prodotte dalla loro stessa azione (p.8).
Mettere gli esseri umani al centro di ogni tentativo di comprendere la storia, come fa Marx, significa fissare come punto di partenza di ogni analisi della storia i “bisogni umani”. Ma anche qui per Marx non si può parlare di “bisogni astratti”, ma dei bisogni primari della produzione, della riproduzione e della distribuzione all’interno di una forma di vita specifica. La possibilità di avere bisogni e soddisfarli, che rende gli uomini creature bisognose, trova la sua spiegazione nell’ambiente fisico dell’uomo e nella struttura biologica del suo corpo. Ma il modo e i mezzi per soddisfarli, un processo che pone comunque sempre nuovi bisogni, è dato dalle particolari condizioni storico-sociali e concrete in cui gli uomini agiscono. Per Marx, dunque, vi sono solo “bisogni concreti”. Non vi sono dunque “bisogni astorici”: che cosa è la natura, secondo questo presupposto? In che termini si può parlare di “natura umana”?

Nell’ultima parte della tesi, quella forse più ermetica, Marx critica Feuerbach perché la sua critica, più che porsi nei termini di prassi rovesciante e rivoluzionaria, si pone in termini di religione. Secondo Marx, all’ordine esistenziale Feuerbach contrappone un’idea di ciò che l’uomo dovrebbe essere (in quanto soggetto libero dalla mistificazione religiosa), in qualsiasi tempo e luogo. All’uomo realmente esistente, contrappone un nuovo “uomo essenziale”. La critica di Feuerbach finisce con l’enunciazione di un nuovo sistema filosofico-religioso di una nuova concezione dell’uomo. E per Marx l’atteggiamento religioso consiste proprio in questo: nella fede in astrazioni astoriche o nel culto di esse. Feuerbach quindi, per Marx, non riesce a uscire dalla filosofia tradizionale (i filosofi interpretano il mondo, anziché cercare di cambiarlo).



Per Marx, Feuerbach, non riuscì mai a comprendere la vera prassi. Feuerbach resta su un atteggiamento del tutto contemplativo della vita, su ciò che Marx chiama una concezione “sordidamente giudaica”. L’ideale non viene mai convertito in prassi. Per Marx, la prassi non è sinonimo di praticità, ma un comportamento molto più ampio e selettivo. La prassi dipende dall’abilità e dalla tecnica, e non dagli interessi personali, dalle tradizioni viventi e dai modi di procedere che l’uomo reca con sé: uomo come essere pienamente sociale. La prassi poi è la verifica della verità: la teoria deve passare a un’articolazione pratica che verifichi le sue premesse.
Metodo di Marx
Indagine deve vertere sui modi delle esistenze sociali storico-concrete; ogni sistema di pensiero nasce come una generalizzazione dei modi concreti di risposta alle situazioni storico-specifiche. Quando questi pensieri vengono considerati come validi in eterno, e in ogni situazione storica, gli uomini diventano vittime delle creazioni del loro spirito (p.296). Marx critica tutta la tradizione della filosofia europea occidentale, con la sua apoteosi della ragione, con la sua concezione secondo la quale il pensiero ha una storia indipendente e non derivata, con la sua identificazione dell’attività teorica (e della scienza), con l’attività divina o con l’attività più elevata. Questo comporta un modello religioso di comportamento: atteggiamento religioso consiste nella fede in astrazioni storiche o nel culto di esse a prescindere dal contesto specifico in cui si pensa e agisce (p.296). Il nuovo materialismo di Marx si fonda sulla contrapposizione all’antitesi tradizionale idealismo-materialismo, ma anche religione-filosofia: è in questo senso, come si vedrà, che per Marx la critica della religione è l’inizio di ogni di critica.
Molto importante anche in questa prima tesi l’idea di Marx secondo cui all’intuizione sensibile bisogna sostituire “l’attività pratica”. L’idea di Marx è stata sviluppata decenni dopo anche dalla Psicologia sperimentale di Jean Piaget: nel corso dei miei sperimenti riscontro non intuizione, ma solo attività percettiva. La percezione del soggetto, il modo in cui apprende il mondo, è prodotto dell’esperienza pratica: la percezione non è un riflesso passivo, ma una risposta legata ai problemi pratici. Coscienza, modo di pensare e di reagire, non è qualcosa di meramente interiore al soggetto, ma il prodotto della sua interazione-dipendenza dalla realtà in cui agisce (attività pratica-concreta del soggetto). Feuerbach dunque resta con una concezione “astratta” anche di cià che chiama intuizione sensibile.



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