Thomas schlesser



Scaricare 14.29 Kb.
18.11.2017
Dimensione del file14.29 Kb.



THOMAS SCHLESSER

Direttore Fondation Hartung-Bergman
I polittici di Hartung: «dipingere in grande quello che si è pensato in grande» *
Nel corso degli ultimi anni molte esposizioni dedicate ad Hans Hartung hanno riguardato le sue opere eseguite in serie e hanno in particolare mostrato sequenze di lavori che l’artista realizzava uno via l’altro.

Grazie alle informazioni minuziosamente e quotidianamente registrate sulla produzione del pittore di cui disponiamo, si possono dunque cogliere le concatenazioni e misurarne assieme coerenza e variazioni, il tempo di esecuzione di una medesima e unica giornata, ad esempio. Il risultato può rivelarsi assai sorprendente. Nel 2009, al Musée d’art moderne de la Ville de Paris, cinque imponenti tele, realizzate il 4 giugno 1989, dai formati diversi, caratterizzate da nebulizzazioni di colori squillanti (giallo, arancione, rosa...), ritmavano lo spazio e davano corpo a quest’amplificazione creatrice di Hartung, a una sorta di demoltiplicazione e dispiegamento nella durata, attraverso il susseguirsi dei dipinti. Un’amplificazione che stupisce ancor più, in questo caso, data l’inerzia fisica del pittore, in età avanzata, disabile e in sedia a rotelle.

Non si può tuttavia non rilevare come mostre di questo tipo presuppongano un lavoro sia storico sia curatoriale. Si trattava di serie costruite a posteriori, basate su una successione di opere realizzate in un periodo circoscritto. Senza rimettere in discussione queste premesse, bisogna quantomeno ammettere che la fedeltà al percorso di Hartung non era qui completa, molto semplicemente perché l’artista stesso ha di fatto riunito tra loro elementi distinti, eseguiti in momenti successivi, al fine di costituirli come unità: questo sono i suoi polittici. Dedicare finalmente un lavoro specifico ai polittici, cosa che fino a oggi non era mai stata fatta – nemmeno dall’autore mentre era in vita – costituisce sicuramente un passo decisivo nella conoscenza e nella comprensione di Hans Hartung. Si potrebbe anche affermare che, lungi dall’invalidare le tesi più speculative sulla dimensione seriale di Hartung, un’impresa come questa consente di coglierne più lucidamente i principi, la matrice, e di rafforzare precedenti ipotesi.

Occorre attendere il 1961 perché appaiano i primi polittici. Nato nel 1904, Hartung, la cui carriera è appena stata coronata dal prestigioso premio della Biennale di Venezia, è in piena evoluzione tecnica. Abbandona una pittura astratta realizzata lentamente a olio, attraverso la meticolosa trasposizione su tela di un disegno preliminare (e spontaneo), per affrontare direttamente il supporto, nebulizzandovi un prodotto industriale, dal tempo di asciugatura più rapido, o striando e grattando la superficie. La sua estetica ne esce profondamente reinventata e vedrà successivamente, fino al 1989, mutazioni ed esplorazioni diverse e, in particolare, negli anni Settanta, un’inflessione sul piano cromatico, con la comparsa di tonalità vivaci. Questi tre decenni sono tuttavia segnati da alcune costanti: Hartung predilige le grandi superfici dai colori fluttuanti e fluidi, che vengono spesso avvicinate con quanto veniva realizzando negli Stati Uniti il suo amico Mark Rothko; ricorre così, per contrasto, a linee vive, talvolta violente; sfrutta gli effetti dei getti a distanza del colore, attraverso lo spruzzo sia di piccole particelle, sia di materia più compatta. Soprattutto, rimane assolutamente conforme alle caratteristiche storiche della propria astrazione – quelle adottate dal 1922, proprie dei primi acquerelli astratti. Hartung procede sempre dando la precedenza a una gestualità emancipata da qualsiasi riferimento, da ogni simbolismo e ricerca di seduzione immediata, e combina questa libertà con un metodo estremamente rigoroso.

Si distinguono, quanto alla pittura su tela, tre principali metodi di elaborazione dei polittici. La prima tipologia attiene alla contiguità. Hartung decide di riunire diversi pannelli per farne un unico insieme, ma questi sono stati elaborati in maniera autonoma, cosicché non vi è alcuna coincidenza dei bordi dei dipinti. È questo il caso, per esempio, dei dittici T1961-H8/H9 oppure T1988-K31/K32. Gli elementi sono talvolta di formati o di orientamenti differenti tra loro: così il trittico del 1964. Ed è certamente Hartung, al momento di catalogare la propria opera, a indicare esplicitamente nelle schede descrittive che si tratta di un polittico.

Hartung adotta altresì quella che potremmo definire una tecnica di superficie continua. Dispone dunque, facendole combaciare, più tele, e le attraversa dipingendo con un unico gesto che lega, che congiunge le parti tra di loro, come nel caso dei dittici T1974-R13/R14 oppure T1980-E34/E35 o, ancora, il polittico in sei tele del 1983. Si vede all’estremità di un bordo la fine di un tratto o di una zona colorata che riprende all’estremità del bordo contiguo. Questo tipo di configurazione è divenuto possibile soltanto a partire dal 1973, nell’atelier della villa di Antibes, data la sua ampiezza. In rue Gauguet a Parigi, Hartung era troppo allo stretto per poter lavorare così, dal momento che la realizzazione di dittici estesi in orizzontale può anche superare i sei metri di lunghezza.

Un terzo tipo di opere, esattamente a metà strada tra i primi due e documentato da una preziosa fotografia del 1973, appare più problematico. Hartung dispone quattro tele davanti a sé, su una serie di cavalletti in successione – e non si può non ricordare il celebre episodio di Claude Monet che, un secolo prima, ricorre alla stessa modalità quando si piazza di fronte ai covoni vicino a Giverny o davanti alla cattedrale di Rouen. Il quadrittico del 1973 è realizzato in uno spazio unico, tuttavia non si tratta di una superficie continua dal momento che le tele non si toccano quando l’artista dipinge.

Occorre infine considerare le opere su carta. Utilizzando inchiostro, pastelli, matite e acrilici su cartone baritato, dal rivestimento molto liscio dunque, Hartung realizza elementi dalle forme semplici e nitidamente stagliate: fasci, matasse, saette, impronte... Talvolta, invece di rendere ogni forma autonoma ritagliando il cartone baritato, le mantiene ognuna accanto all’altra, sul supporto comune che le ha viste nascere. In alcuni casi il nastro adesivo che le separa e che serviva in origine a circoscrivere l’inquadratura è stato rimosso; in altri, proprio in virtù della sua funzione di cornice, è stato mantenuto. Nelle sequenze di questo tipo si noterà come l’artista si riservi la possibilità di risparmiare zone vuote, monocromie bianche. Questa tipologia è da affrontare con cautela. Alla prova degli allestimenti è risultato che alcuni pezzi, pur presenti nel catalogo delle opere di Hartung come appartenenti a un dato polittico, possono esserne estrapolati ed esistere dunque isolati o all’interno di un altro gruppo, predisposto per quella specifica circostanza. Ciò implica due constatazioni. La prima riguarda la mobilità degli oggetti e il loro statuto in Hartung, che studia e rielabora senza sosta le possibili combinazioni. La seconda è che, in definitiva, il momento dell’esposizione, in cui Hartung è coinvolto materialmente nell’allestimento, è certo importante, ma l’opera non si ferma qui, al suo manifestarsi, e continua ad evolvere.



La tradizione e le funzioni del polittico sono fin troppo ricche e complesse perché possano essere riassunte in questa sede. Se ne possono tuttavia ricordare tre aspetti essenziali e la tensione che ne scaturisce: il dispiegarsi di un’opera in pannelli differenti produce infatti una dimensione spettacolare. La “spettacolarità” è spesso di ordine religioso, spirituale (si pensi naturalmente alle pale d’altare) e concorre all’elevazione morale dello spettatore. Affinché tale elevazione possa ottenersi si deve verificare una rivelazione progressiva di quanto è esposto alla visione, i diversi pannelli configurandosi come “episodi” (quand’anche si tratti semplicemente di figure) che tracciano dunque una temporalità.
Perugia, 22 settembre 2017
* Estratto dal testo in catalogo Magonza editore






©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale