«Todi, oltre la diaspora per rinnovare la politica nazionale» Oggi l'incontro delle associazioni cattoliche in un'aula blindata fin dalla serata di ieri La prolusione di Bagnasco, poi il confronto



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«Todi, oltre la diaspora
per rinnovare
la politica nazionale»


Oggi l'incontro delle associazioni cattoliche
in un'aula blindata fin dalla serata di ieri
La prolusione di Bagnasco, poi il confronto


  • Lunedì 17 Ottobre 2011

  • GENERALI,

  • pagina 8

nostro servizio
Alberto Bobbio
Todi (Perugia)
L'aula assomiglia da vicino a quella di un conclave, volte di mattoni, broccati bordeaux, tavoli di legno e finestre sulla magnifica rocca di Todi. Il convento francescano di Montesanto è già blindato proprio come la Cappella Sistina. Ieri sera gentilissime segretarie in tailleur blu hanno annunciato l'«extra omnes», insomma fuori giornalisti e telecamere. Ai piedi della stretta strada che porta al convento i volontari dell'Associazione carabinieri d'Italia fermano le auto e verificano la lista degli invitati. Se il nome non c'è non si passa. Poi basta un sorriso e un piccolo stratagemma per salire e vedere dove oggi si riuniranno i leader delle associazioni cattoliche per discutere di «buona politica» e di «bene comune».
Nel salone i tavoli sono sistemati a ferro di cavallo. I posti sono 81, più otto nel tavolo della presidenza, cioè le sette associazioni che fanno parte del Forum (Acli, Mcl, Cisl, Confcooperative, Confartigianato, Coldiretti, Compagnia delle Opere) e il posto del portavoce, il bergamasco Natale Forlani. Invitate anche alcune associazioni che potranno solo ascoltare. Tra esse c'è l'Ucsi, l'Unione cattolica della stampa italiana. I leader delle altre potranno fare interventi di non più di cinque minuti. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, terrà la prolusione, ma non parteciperà al resto dei lavori né al dibattito.
Rispetto al programma conosciuto ci sono dei cambiamenti. Nell'ultima sezione, quella dedicata alla politica, ci sono anche gli interventi del filosofo cattolico Dario Antiseri e del presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco Impagliazzo. Invitati anche alcuni esperti in campo sociale e politico, tra cui il preside della facoltà di Scienze politiche della Cattolica di Milano, Mauro Magatti. Parteciperanno anche il direttore di «Avvenire», Marco Tarquinio, e il presidente della Federazione dei settimanali diocesani, Francesco Zanotti.
Il programma definitivo è stato distribuito solo ieri sera, prima della riunione dei presidenti delle sette associazioni del Forum. Nella quarta pagina del depliant si legge che i promotori «sono convinti che la crisi economica nelle sue molteplici implicazioni abbia accelerato quella politica, portando all'esaurimento le dinamiche che hanno caratterizzato i rapporti tra istituzioni e società civile negli anni della seconda Repubblica». Per cui occorre aprire una «fase rifondativa della politica in grado di rigenerare quel fabbisogno di orgoglio, senso di appartenenza e di fiducia, indispensabile per affrontare i problemi del Paese». Dunque «i cattolici italiani non possono sottrarsi dal diritto e dal dovere di concorrere attivamente al rinnovamento della politica nazionale», superando «la diaspora che ha reso marginale la voce dei cattolici nelle rappresentanze politiche dell'ultimo ventennio».
Ma non tutti sono d'accordo. Ieri monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino, ha criticato il seminario e anche la partecipazione del cardinale Bagnasco, pur senza nominare mai nessuno. Premesso che la «politica è una miseria», Negri ha osservato che la Chiesa deve «rifuggire la tentazione di intervenire velocemente per cercare velocemente di risolvere le cose». Occorre invece formare dei laici che si assumano la responsabilità «dei giudizi e delle azioni conseguenti», evitando «la tentazione di creare un popolo o un pseudo popolo di credenti che poi accetti di essere telecomandato dall'ecclesiasticità»: «Credo ci sia una parte dell'ecclesiasticità che sbufferà sentendo queste cose come se fossero astratte. Ma questa è l'astrazione che cambia la storia. La concretezza di tanti, anche cattolici, finisce per morire nella storia».

L'analisi Francesco Bonini Chiamati
a ritessere
un tessuto
connettivo


  • Lunedì 17 Ottobre 2011

  • GENERALI,

  • pagina 8

Navighiamo a vista come sospesi, quando fatti traumatici, come le violenze a Roma, o i ripetuti tonfi in Borsa non ci scuotono. Il sistema politico italiano sembra in stallo, segnato da attori deboli, iperattivi sul piano tattico, ma ben poco determinati sull'obiettivo strategico, che è la ristrutturazione dell'offerta politica, al più tardi al 2013. I due percorsi, quello della fine della legislatura e della ristrutturazione dell'offerta politica che necessariamente ne conseguirà, sembrano svolgersi su linee parallele, che non si incontrano.
Di fronte all'incalzare della crisi, tutto è (apparentemente) molto semplice. Ci sono poche cose da fare che tutti conoscono, ma soprattutto bisogna creare le condizioni di spirito pubblico e di consapevolezza perché tutto il sistema-Paese le condivida o comunque sia disponibile a rimettersi in cammino.
L'appuntamento dei cattolici a Todi risalta proprio in questo quadro politico e sociale confuso. Ovviamente, come disse sinteticamente monsignor Crociata, la Conferenza episcopale italiana non promuove partiti politici. L'iniziativa corale di tante associazioni oggi fa notizia proprio anche perché è sintonizzata su un tempo nuovo, che non si collega più direttamente con la Dc, nonostante il costante interesse sul partito finito quasi vent'anni fa.
Due sono i motivi di interesse. Intanto ha un valore ad intra, cioè interno al mondo cattolico. La configurazione classica del mondo cattolico è finita ancora prima della Dc, nel corso degli Anni Settanta, con la fine del cosiddetto collateralismo, la crisi dell'Azione cattolica e l'emerge dei nuovi movimenti. È seguita una grande conflittualità interna, che si è però progressivamente acquietata, negli anni, grazie anche all'ombrello offerto dalla Cei. È dunque molto importante che i movimenti impegnati nel sociale si ritrovino e si parlino, di fronte alla fine di una stagione quasi ventennale, iniziata appunto con la fine della Dc e l'affermazione del cosiddetto «bipolarismo all'italiana».
Di qui, conseguentemente, il secondo motivo per cui l'appuntamento di Todi è significativo. Potrebbe essere un momento atteso e importante per riempire di contenuti, ma anche e soprattutto di un popolo, quel senso di vuoto che si percepisce quando si guarda al sistema politico. Si tratta di tenere insieme il Paese, ma soprattutto di parlare in modo coerente e congiunto di valori e di esigenze concrete, insomma di rappresentare un popolo in quello che lo unisce, che continua a essere molto di più di quello che può necessariamente dividere le forze politiche. Bisogna insomma ritessere un tessuto connettivo. Che di fatto è quanto i cattolici sarebbero chiamati a fare in quanto tali nella loro operosità sociale e culturale.
Dopodiché la parola passa alla politica, che è un piano distinto anche se connesso, che non presuppone forme unitarie. L'esperienza dimostra che grandi o piccole riforme istituzionali e costituzionali, pur necessarie, non risolvono il problema, né tantomeno serve invocare quello che gli antichi, nei teatri, chiamavano il «deus ex machina», il dio chiamato a risolvere situazioni rocambolesche calato sulla scena da una complicata macchina teatrale. Ed è altrettanto evidente che gli unanimismi tutto sommato sono sempre e comunque di maniera.
Serve oggi per uscire dallo stallo una proposta politica. Non la si può fabbricare in laboratorio. È il frutto di una capacità di leadership, individuale o di gruppo. Crearne le condizioni e le possibilità e fornire materiali adeguati è però possibile e anzi, oggi, necessario, per tutti.

L'intervento di Cimadoro (Idv)

«Recuperare il significato
di servizio alla persona»


  • Lunedì 17 Ottobre 2011

  • GENERALI,

  • pagina 8

Sulle questioni che saranno al centro anche del Forum di Todi interviene anche il parlamentare bergamasco Gabriele Cimadoro, esponente dell'Italia dei valori. «Con sommo piacere noto segnali sempre più frequenti e incisivi di un certo fermento all'interno della comunità cattolica – rimarca Cimadoro – che comincia a mostrare insofferenza per le troppe questioni morali che l'attuale classe politica sta sollevando».
«Pur essendo chiara quella distanza che deve esserci tra il potere temporale e quello spirituale – continua Cimadoro – esiste un punto d'incontro tra le due dimensioni che non può essere ignorato dalle coscienze vive e vitali. Quel punto d'incontro è costituito dalla dottrina sociale della Chiesa, davanti alla quale non sono legittime, da parte di nessuno, posizioni fideistiche ascetiche. La gestione della res pubblica, dalla quale discende la dignità delle singole persone di un intero Paese, è la più alta responsabilità morale che un individuo possa assumersi. E il solidarismo cattolico resta uno dei modelli più significativi cui ispirarsi per chi vuole perseguire la giustizia sociale. Invece noi qui assistiamo quotidianamente a falsi proclami di appartenenza al mondo cattolico da parte di chi decide e vota sempre a favore del più forte, dei potenti, dei privilegi di pochi. Troppe sono le questioni sociali che piagano il nostro Paese e che chiamano direttamente in causa la classe politica di ispirazione valoriale cattolica».
«Davanti all'attuale degrado morale – conclude l'onorevole Cimadoro – è un compito affidato soprattutto a noi cattolici quello di restituire dignità alla politica, attraverso il recupero del suo vero significato, di servizio alla persona umana e non di mero asservimento a interessi privati in atto pubblico».


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