Translating and publishing where the langagues are spoken



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TRANSLATING AND PUBLISHING WHERE THE LANGAGUES ARE SPOKEN

Franco Troiano


I servizi
multilingui
traditi
dal monolocalismo

L’onore dell’industria delle lingue


salvato dal “glocalismo”



EDIZIONI T.C.G.

Bruxelles - 2010



Franco Troiano
I servizi multilingui

traditi dal monolocalismo
L’onore dell’industria delle lingue

salvato dal «glocalismo»



Immagine di copertina

Le «tre scimmie» sono in realtà quattro.

La prima scimmietta, prima che le debolezze professionali

delle altre tre si rivelino a livello sensoriale,

non nasconde il suo tentare

di difendersi dall’eterna paura di

intraprendere con coraggio ciò che la vita impone.


L’impaginazione di questo libro e l’illustrazione

sono state curate dalla filiale multimediale

del Gruppo Eurologos, Littera Graphis SA.

(www.litteragraphis.be)

Alla mia ancora bella Orietta

mia sposa da più di quarant’anni,

che amo e che mi ama a tal punto

da conoscere ogni mia virgola

anche senza leggerne le righe.

Le versioni in inglese e in francese di questo

libro sono disponibili gratuitamente sul sito

www.eurologos.com

insieme ad altre lingue che si stanno già preparando.
Franco Troiano

I servizi multilingui traditi dal monolocalismo

L’onore dell’industria delle lingue salvato dal «glocalismo»
Questo libro tratta dello scandalo, semplicissimo e pressoché visibile agli occhi di tutti, nel mercato dei servizi multilingui: le imprese del mercato dell’offerta – in tutti i paesi del mondo – sono ancora quasi totalmente monolocalizzate. Pur essendo situate in un unico paese, esse pretendono di offrire ai propri clienti più di cinquanta lingue utilizzate sul piano commerciale, garantendo sempre la cosiddetta “più alta delle qualità”.
Il problema sta nel fatto che tale qualità non può essere strutturalmente garantita da quest’oceano di agenzie. Queste ultime possono garantire, eventualmente, soltanto la lingua parlata nel paese in cui sono localizzate. Per qualsiasi altra lingua straniera, infatti, tali imprese, chiamate nella professione «caselle postali», devono ricorrere necessariamente ed esclusivamente ai free-lance.

Va da sé che queste «caselle postali» localizzate in un’unica lingua (o quasi) non possono, per definizione, apportare il minimo valore aggiunto ai testi prodotti, soprattutto per quanto riguarda la fedeltà traduttiva, la correzione ortosintattica, la fraseologia tecnica e la pertinenza geostilistica: i quattro fattori fondamentali della vera Qualità linguistica.

Lo scandalo sta dunque nel fatto che tali innumerevoli imprese monolocalizzate hanno la pretesa di produrre servizi multilingui di reale Qualità, nonostante la loro impossibilità di realizzarli e/o di convalidarli.
Come affrontare allora la sfida titanica di produrre – in modo effettivamente controllato – testi per la comunicazione multilingue nel nostro mondo globalizzato?
L’autore, CEO di una società internazionale, risponde a tale quesito cruciale con una parola chiave : «glocalizzazione», un neologismo ideato dai Californiani per semplice contrazione dei termini «globalizzazione» e «localizzazione». Occorre certamente avere una dimensione globale dell’universo moderno e globalizzato, ma soprattutto è inevitabilmente necessario, per produrre comunicazione pertinente e di Qualità Totale, disporre di tante sedi operative quante sono le lingue promesse ai clienti.
La tematica della business ethics, ossia la morale nel lavoro e, più generalmente, il Senso nelle attività economiche, costituisce lo sfondo dell’analisi decisamente razionale di questo saggio, che non avrebbe potuto essere più glocalizzato.







«Dare un senso alla vita

può portare alla follia

ma una vita priva di senso

è la tortura dell’inquietudine

e della vaga ambizione :

è una nave che desidera

ardentemente il mare

ma ha paura»
Edgar Lee Masters

(1868, Garnet, Kansas ;  1950

Melrose Park, Pennsylvania),

«Spoon River Anthology»,

poesia «George Gray».

I servizi multilingui* traditi dal monolocalismo

L’onore dell’industria delle lingue salvato dal «glocalismo»


Sommario

Prefazione


  1. Introduzione

1.1 Il multilinguismo* come condizione marketing indispensabile della globalizzazione

1.2 La lingua locale come fattore principale del valore aggiunto di ogni prodotto

1.3 La teleologia* delle tre attività multilingui della comunicazione moderna

1.4 La cosiddetta recessione finanziaria non fa che nascondere una ristrutturazione profonda delle

forme capitalistiche e produttive.

1.5 I limiti della libertà, della razionalità e della vocazione umana

1.6 I nostri mercati così spesso ipotecati dalla paura ma in cerca di crescita

1.7 Gli imprenditori delle agenzie di servizi multilingui: aristocratici della PMI a diversi titoli

1.8 Quattro serie di quesiti finali e la semplice verità di lasciarsi «trascinare»




  1. I problemi dei purchasers clienti*: le agenzie glocalizzate nella giungla dei

fornitori
2.1 La questione preliminare e cruciale per scegliere la propria agenzia di traduzione*

2.2 Cos’è esattamente il «glocalismo*» nella traduzione e nella comunicazione?

2.3 Chi controlla e convalida i testi dei free-lance*? La falsificazione della revisione* esterna

2.4 Escludere i fornitori monolocalizati per i servizi multilingui?

2.5 Perché un’agenzia glocale* di servizi multilingui pratica anche prezzi meno elevati?

2.6 La rimozione della scelta strategica risolta dal prezzo apparentemente più basso d’occasione

2.7 Il comportamento anti-economico, irresponsabile e narcisistico del direttore degli acquisti


  1. Il comportamento marketing* della miriade di agenzie di traduzione

monolocalizzate
3.1 L’overclaim* pubblicitario per accreditare abusivamente la propria produzione multilingue

3.2 Il tabù di non parlare ai clienti dei metodi e dei mezzi di produzione

3.3 Smascherare il prezzo di costo della «casella postale»: la strategia del prezzo falsamente basso

stracciato

3.4 La mia tristezza divertita dall’ enumerazioni di errori dei colleghi per accampare la «perfezione»

professionale delle loro «caselle postali»*

3.5 Nessuna vera strategia marketing: la «reattività» politica delle eterne lamentele marginali, senza

la minima vergogna




  1. Lo stato ancora miserevole dei mercati dell’offerta dei servizi multilingui

4.1 La composizione dei mercati dell’offerta dei servizi multilingui : gli innovatori e gli imitatori

4.2 I cinque segmenti e la monolocalizzazione di gran parte delle agenzie in un solo paese

4.3 Le agenzie internazionalizzate*e non glocalizzate (o non veramente glocalizzate)

4.4 I traduttori free-lance nel mondo : comodità o passione professionale?

4.5 Le rare agenzie glocalizzate : tra l’innovazione e il mimetismo

4.6 Dall’accusa di acefalia al peccato imperdonabile contro lo Spirito Santo


  1. La Qualità multilingue : come produrla e con quali mezzi?

5.1 Le cinque parole chiave che indicano e definiscono la Qualità nella traduzione

5.1.1 Ortografia perfetta, sintassi corretta e terminologia* costrui

5.1.2 La radicale importanza della fedeltà semantica* e del geostile*

5.2 I traduttori fedeli come «danzatori incatenati»

5.3 La mistificazione delle «Certificazioni di Qualità» unita alla scarsa conoscenza

del termine, e del concetto stesso, di glocalizzazione

5.4 L’ISO* 9000 e la certificazione EN garantiscono la Qualità linguistica e multilingue?

5.5 Multipaternità* dei testi, soprattutto multilingui, e idioletto* finale omogeneizzato

5.6 La rapidità dei termini di consegna e l’inevitabile necessità di revisori

madrelingua : lo scandalo delle assicurazioni


  1. Garantire l’interesse del cliente

6.1 Il Management multilingue e informatico della Qualità Totale*

6.2 La necessità della meta lingua*, la lingua con la quale si parla della lingua

6.3 Quando un prezzo stracciato va contro l’interesse del cliente : i danni provocati dalla lingua straniera

6.4 La concezione miserabilista del cliente aggiunta al nichilismo* delle innumerevoli agenzie

monolocalizzate

6.5 Contestare in modo pertinente mediante constatazione analitica, altrimenti si annuncia la possibile

contestazione senza averla iniziata: così non si fa che lamentarsi

6.6 Deontologia del rilettore incaricato dal cliente di controllare una traduzione


  1. Il linguaggio tecnico, principale fattore della Qualità linguistica moderna

7.1 La tecnicità come carta vincente della competizione e come fattore pubblicitario

7.2 Il tecnoletto* dell’impresa del cliente tradotto in ogni lingua

7.3 Traduttori classici dotati di ottima preparazione e di Memorie di traduzione

7.4 La conquista dei nuovi mercati esteri e le lingue tecnologiche per riuscirvi

7.5 I tecnoletti delle istituzioni pubbliche : le lingue straniere di importazione

7.6 L’impossibilità dei miracoli, del resto «illegittimi» all’origine, di san Gerolamo


  1. Il partenariato tripolare del controllo linguistico* globale

8.1 L’idea erronea del «basta soltanto tradurre» e far controllare

8.2 I principali stereotipi dei rilettori-clienti dilettanti

8.3 La soluzione tripolare e strategica : attribuire e lasciare il potere al cliente

8.4 I conflitti d’interesse dei rilettori-clienti, soprattutto all’estero

8.5 Il management moderno del knowledge multilingue della comunicazione


9. Correct Tenders* : i buoni fondamenti delle offerte d’appalto
9.1 Inutilmente al limite o nella totale inconsapevolezza dell’illegalità praticata

9.2 L’esempio evidente della richiesta di CV dei traduttori

9.3 Gli specialismi dei testi e la mistificazione dei traduttori «tecnici»*

9.4 Lo scandalo dell’esigenza delle cauzioni di garanzia e delle «assicurazioni finanziarie»*

9.5 L’inanità delle traduzioni test, l’automutilazione del «divide et impera» e il tabù delle referenze

9.6 Quando è il primitivismo del mercato della domanda a frenare l’innovazione del


10. Sposare i testi alle proprie immagini : i vantaggi dell’integrazione del

printing* al web,* e della localizzazione* diretta dei software
10.1 L’integrazione delle attività grafiche e di Internet alla scrittura multilingue

10.2 La civilizzazione dell’immagine* e delle parole plurilingui

10.3 Copywriter,* traduttori, infografici,* webmaster* e ingegneri informatici : l’uno a fianco dell’altro

10.4 La localizzazione multilingue glocalizzata : la sinergia di redattori, traduttori e infografici.

in stretta collaborazione con il cliente

10.5 Localizzare i software : gli ingegneri informatici a fianco dei linguisti (lingua per lingua e sul posto)


11. Il Senso, la necessità e la Bellezza dinanzi al male eterno
11.1 Le attività multilingui hanno un Senso esistenziale e metafisico per l’imprenditore,

il dipendente, il funzionario o il free-lance?

11.2 La comunicazione in quanto necessità fattuale e creatrice di Bellezza

11.3 Perché Dio ha distrutto, già nella Bibbia, la Torre di Babele e la sua monolingua?

11.4 L’amore per la creazione e lo stupore del comunicatore multilingue

11.5 La dittatura illegittima dell’opportunismo di mercato dinanzi alla verità professionale

11.6 La business ethics* legittima nei servizi multilingui. Sono compatibili morale e profitto?

11.7 Perché Papa Benedetto XVI ha scritto – in modo apparentemente assurdo – che il lavoro può

unicamente essere gratuito

11.8 Sussidiarietà e non liberalismo selvaggio e nichilista

11.9 Il male eterno negli affari: combatterlo ardentemente con la consapevolezza della sua totale

inamovibilità

11.10 La verità e l’eternità della persona in quanto centro della vita e del lavoro

11.11 L’avvocato del diavolo in difesa delle pratiche delle agenzie monolocalizzate : il problema del

marchio unico
12. Postfazione
12.1 Ciò che non si può non pensare dei propri concorrenti

12.2 Il lupo sotto il mantello dell’associazionismo professionale

12.3 L’errore capitale del politically correct : non bisogna parlarne

12.4 Il laicismo* come problema più grave o più pernicioso della nostra epoca


13. Glossario professionale, filosofico e teologico
14. Indice dei nomi
15. Bibliografia



Solo la tensione trascendente

conferisce all’uomo la sua umanità.

Prefazione
La realtà e la parola
Il mio vecchio amico Franco mi ha chiesto una prefazione per questo libro sull'arte e i servizi della traduzione.

Il punto di partenza di questo libro è la realtà del mondo contemporaneo, più che mai connesso e bisognoso di far comunicare persone, tribù, popoli e nazioni differenti che, nei paesi in cui vivono, parlano la loro propria lingua, o che hanno un uso* proprio di una lingua comune.


Il desiderio dell’autore è scegliere il modo migliore per organizzare il processo «industriale» e «affidabile» che permetta di arrivare a una traduzione scritta, «una comunicazione», che al punto di arrivo corrisponda il più possibile alla realtà espressa al punto di partenza. E questo sia per i soggetti relativamente semplici che riguardano la vita e i bisogni quotidiani da soddisfare, sia per i soggetti complessi o innovativi nel campo delle scienze e delle tecnologie, così come le relazioni umane che senza sosta adattano le loro leggi, le regole e le procedure all’evoluzione delle società.

Essi sono molti nel mondo, e per ragioni evidenti a tutti, sono interessati alla ricerca di senso e di significato applicati. Troveranno qui un impulso per confrontare e verificare la validità delle loro intuizioni così come l'esattezza effettiva dei loro risultati confrontati a quelli degli altri, ognuno lavorando seguendo il proprio approccio. Potranno anche verificare l’ipotesi di un metodo di lavoro.

Anche se è un soggetto attuale e scottante, tuttavia non è affatto nuovo. Dalle origini dei tempi, gli uomini hanno cercato di comunicare con il soggetto della loro vita, del loro corpo, della loro anima e dello spirito, e con il soggetto del mondo che gli è affidato. Hanno anche condiviso le scoperte e le rivelazioni ricevute a proposito del «cielo» che li copre tutti. Da sempre sanno che una sola terra è affidata a una sola famiglia umana, avente una sola origine e lo stesso destino… I tesori dell’umanità «unica» esistevano già molto prima che l’UNESCO decidesse di catalogarli.
Un solo esempio fra tanti - ma di quale qualità! - può illustrare la tradizione della traduzione, e la si potrebbe chiamare con un neologismo la «traduttologia* fondamentale».
Al momento della diffusione «globale» della civiltà greca attorno al Mediterraneo, a partire dal III secolo a.C., l’élite del piccolo popolo ebraico che abitava la Palestina decise di tradurre in greco la «Tanakh», i loro testi sacri scritti in ebraico e in aramaico, rispettivamente la lingua della cultura e quella veicolare del loro popolo. Ciò non per fare proselitismo, ma per facilitare le comunità della diaspora giudea che ormai parlavano greco. Ne è scaturita, attraverso un processo divenuto leggendario, la traduzione detta della «Settanta», testo venerato ancora oggi nelle chiese cristiane, considerato come avente lo stesso valore dei testi originali e a volte con significati più precisi per i testi dei Vangeli trasmessi in greco.

Ciò è paradossale perché essi parlano di Gesù Cristo, giudeo di Palestina, mentre Egli e i suoi discepoli in quei luoghi parlavano l’aramaico e pregavano in ebraico.


Questo «processo» è raccontato nei dettagli da una lettera detta di Aristeo che parla di un «cliente», Tolomeo II, faraone egiziano amante del greco, dei «fornitori di testi», gli scribi e i preti del Tempio di Gerusalemme, dei «traduttori», 72 eruditi disposti a tradurre ognuno i testi per poi riunirsi ad Alessandria d’Egitto per confrontare i loro lavori e fare una revisione in comune.
La leggenda narra che ciò fu fatto senza difficoltà poiché i testi finali erano molto vicini...

Ma i «custodi degli originali» vivendo in Palestina non furono molto soddisfatti... e alcuni successori cercarono di perfezionare la traduzione e persino di rifarla. Invece, lo storico ebreo dell’epoca, Flavio Giuseppe, testimoniò a favore della qualità della traduzione come lettore indipendente e disinteressato, nonostante il greco utilizzato fosse «attraversato» da alcune costruzioni che sono delle «attrazioni» dall’ebreo e da concetti fondamentali del giudaismo largamente «rivisti» in greco.


Questa storia insegna che, per ottenere un risultato di qualità, sono richiesti agli attori di questa «produzione culturale» comportamenti apparentemente paradossali: ai clienti, la decisione e la pazienza; ai traduttori, l'audacia e l'umiltà; ai fornitori, il rigore e il senso dei limiti umani.
A tutti quelli che lavorano in questo settore della cultura e della comunicazione e a quelli che leggeranno questo libro, auguro le virtù che convengono alla loro posizione. Affinché scoprano la verità e la propria gioia nel loro servizio, che è opera d’arte e di genio.
d. Antonio Santi

Tolosa, 6 agosto 2010

Missione operaia

Saints-Pierre-et-Paul

Il responsabile d’insieme

Rappresentazione a Mosca,

uliza Perovskaia n. 36, k 3 apt. 4

antonisanti@hotmail.com




1 - Introduzione
Gli otto brevi capitoli di questa introduzione

al libro presentano principalmente i limiti delle domande e

delle possibili risposte a cui le dodici

sezioni di questo saggio si propongono di dar vita.

È necessario posizionarsi – con umiltà, se possibile –

per progredire in senso professionale e

nell’etica* di ciò di cui si parla.

E soprattutto, in modo soggettivo

e personale : è sempre

la persona a poter parlare della verità.

    1. le multilinguismo come condizione marketing indispensabile della

globalizzazione
Se c’è una constatazione impossibile da contestare è che la globalizzazione è irreversibile.

D’altro canto, si tratta di un fenomeno talmente intrinseco al destino dell’umanità da essere iniziato con Alessandro il Grande, quando giunse con i propri eserciti greci sino all’Oceano Indiano, occupando tutte le terre conosciute all’epoca (IV secolo a. C.).


La possibilità attuale di praticare attività e scambi economici nel nostro livello di globalizzazione dipende, prima di tutto, dall’utilizzo del multilinguismo: le lingue dei clienti situati in tutto il mondo, naturalmente.

La rivoluzione informatica e Internet hanno reso ancora più evidente, anche dal punto di vista culturale, questo fenomeno di economia integrata e mondiale.


L’accelerazione di tale integrazione era evidente – è risaputo – già dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale, con il cinema e la televisione che promettevano mercati d’utilizzo sempre più globalizzati (erano già in considerevole espansione).

La competizione commerciale a 360 gradi non fa che aumentare sempre più, nonostante le ormai permanenti crisi economiche internazionali, l’utilizzo delle lingue straniere mirato a penetrare tutti i nuovi mercati.

La fondamentale regola marketing in atto è che l’utilizzo delle diverse lingue – in ambito pubblicitario, nella comunicazione tecnica e commerciale – ha inizio addirittura prima che sia intrapresa la conquista di ogni mercato.

In altre parole, è necessario tradurre e adattare tutto ai numerosi mercati del mondo intero.

Per comunicare e persuadere, naturalmente.

Più di cinquanta lingue fanno girare la cosiddetta logosfera* economica della nostra epoca. Ben presto, con l’ingresso massiccio dei paesi detti emergenti all’interno della scena produttiva e del consumo internazionale, saranno più di cento.


Ma come tradurre e adattare ogni pubblicità, istruzione tecnica, messaggio commerciale, di ogni impresa o istituzione, verso più di cinquanta lingue e geostili, se esistono soltanto società di comunicazione monolocalizzate in un unico paese?
Essendo la quasi totalità delle imprese di servizi multilingui situata in una sola lingua, l’inadeguatezza rispetto al compito da portare a termine appare evidente : tradurre in tutte le lingue del mondo senza conoscerle né parlarle quotidianamente!
Infatti, questa moltitudine di agenzie di traduzione sarebbe unicamente legittimata a trattare le combinazioni della lingua, o delle lingue, parlata(e) nel proprio paese.

Tale contraddizione evidentemente antagonista, praticamente presente nella quasi totalità della professione, costituisce il problema da risolvere a proposito del quale è stato scritto questo libro.


La soluzione esiste. Si chiama «glocalismo»: l’onore dell’industria delle lingue.

    1. La lingua locale come fattore principale del valore aggiunto di qualsiasi

prodotto
Per vendere è necessario, nella propria comunicazione, parlare la lingua del cliente.

Persino gli americani hanno dovuto mettersi a tradurre e adattare correttamente la loro decisamente tradizionale e quasi universale comunicazione in inglese: la concorrenza europea e dei paesi emergenti ce li ha obbligati.

Il sottovalutare la lingua di comunicazione tipico del periodo in cui l’offerta internazionale era inferiore alla domanda (anni ’50-60) non è più ammissibile.

L’abbondanza (e la sovrabbondanza) di ogni sorta di prodotto su ciascun mercato non consente più, del resto, alcuna negligenza nella comunicazione con target* tanto ambiti.

E, contrariamente alle previsioni dei futorologi di fine anni ’70-inizio anni ’80 relative ad un mondo paperless,* mai si è assistito a una simile ondata di comunicazione stampata : quella conosciuta come business to business o business to consumer (b2b, b2c).*

Questa tendenza, non è certo in procinto di fermarsi.

Al contrario, nonostante i rallentamenti discontinui causati dalle crisi economiche… (o)
E chi dice comunicazione stampata, dice lingue. Le lingue dei clienti, naturalmente.

Per vendere, è necessario persuadere. Nella lingua del futuro cliente, va da sé.

Le diverse lingue forti* hanno così definito i vari target marketing da conquistare.

Non soltanto le lingue si sono integrate al prodotto da vendere aumentandone il valore intrinseco, ma hanno anche aperto la polifonia delle comunicazioni alle moltitudini di allofoni* presenti in ogni società sviluppata.


La persuasione è divenuta poliglotta e i prodotti si fanno così concorrenza anche sul piano linguistico e multilingue. Il valore aggiunto di ogni prodotto-servizio non è più escluisvamente tecnologico ma anche plurilingue.

I mercati si sono così moltiplicati all’esportazione e ai sotto-mercati interni.


Ma le imprese che offrono servizi multilingui hanno veramente effettuato le trasformazioni necessarie per produrre la quantità di lingue e di geostili resa indispensabile da questa nuova ipercompetitività internazionale?
Questo libro mostra come tale inadeguatezza persista ancora, dopo vent’anni di Internet.

La quasi totalità delle agenzie di traduzione – non smetteremo di ricordarlo – resta monolocalizzata in un unico paese o in un un’unica lingua.

_________________________

(o) Io che lavoro da più di cinquant’anni (ho cominciato il 2 novembre 1959 in un’impresa elettromeccanica per la riparazione dei tram nella periferia di Milano), ho visto passare almeno una mezza dozzina di «crisi economiche» che hanno segnato altrettante trasformazioni e passaggi nell’organizzazione mondiale della produzione. Ecco, a memoria, la successione delle crisi : nel 1963 la prima è dovuta all’iniziale ritorno reattivo al «boom economico»; nel 1972 quella provocata dallo choc petrolifero; nel 1978, quella relativa alla ristrutturazione mineraria e siderurgica nell’Europa non solo del Nord; nel 1987, la grande crisi «borsistica» postmoderna; nel 1998, quella passata come la crisi della «bolla informatica»; nel 2001, la crisi delle «twin towers»; e l’attuale, chiamata «crisi finanziaria». A quando la prossima? Mentre scrivo, l’attacco all’euro a causa della crisi della Grecia si sta già manifestando… Anche questa crisi costerà molto cara.

1.3 – La teleologia* delle tre attività multilingui della comunicazione moderna
Questo libro tratta inoltre il tema della globalità delle attività della comunicazione moderna.

Esse sono fondamentalmente tre: quelle di ideazione-redazione preposte alla creazione dell’idea da comunicare (si tratta delle attività delle agenzie generalmente chiamate pubblicitarie); quelle delle produzioni multilingui destinate a tradurre e adattare i testi, con le immagini ed i posizionamenti tecnici, verso diverse lingue e geostili (ovvero le connotazioni linguistiche e specifiche che una lingua presenta su diversi territori geo-marketing) : in questo caso si parla naturalmente delle agenzie di traduzione; e, infine, le attività grafiche e informatiche funzionali alla creazione e alla realizzazione dei supporti finali, sulle quali devono atterrare le ideazioni-redazioni ben tradotte e adattate: si tratta fondamentalmente degli stampati e dei siti web.


Le agenzie pubblicitarie, le agenzie di traduzione ed i vari studi grafici di printing e siti web realizzano queste tre attività, le quali costituiscono, fondamentalmente, la trilogia dei servizi che producono la maggior parte della comunicazione economica moderna.

Queste tre attività hanno inoltre origine da una concatenazione logica e cronologica: innanzitutto vengono ricercati i contenuti della comunicazione, i quali vengono poi resi multilingui per i mercati target, ed infine si procede alla preparazione dei rispettivi media di diffusione (tramite il printing e Internet).


Abbiamo già iniziato ad osservare, all’interno di questa introduzione, l’inadeguatezza della maggior parte delle agenzie di traduzione. La cosiddetta crisi finanziaria del 2008 (ancora in corso nel 2010) ha già chiaramente rivelato la catastrofe che ha invaso anche le agenzie pubblicitarie.

Un solo esempio per mostrare il fallimento delle strutture del settore – soprattutto delle agenzie di livello medio e «alto» – in ambito europeo e mondiale: due delle più importanti agenzie leader internazionali del mercato belga, le quali alla fine del 2008 disponevano di non meno di 300 dipendenti interni, hanno effettuato una fusione all’inizio dell’estate 2009, mantenendo unicamente una quarantina di pubblicitari in attività: riduzione del personale dell’87% in sei mesi!

E non è che un esempio tra gli innumerevoli dissesti e dissoluzioni di agenzie: i mercati della comunicazione non sono soltanto mutati, ma sono stati del tutto sconvolti.
Quanto alle imprese di grafica, printing e siti web, la disgregazione delle loro unità produttive è tale che soltanto nuove ricomposizioni del tutto innovative saranno possibili e auspicabili.
Infatti, la teleologia di queste tre attività, ossia la progettualità intrinseca che le presiede, ribadisce che esse devono riunirsi per affrontare insieme la loro finalità comune. Tale movimento sinergico si è già costituito e definito, del resto, negli ultimi dieci anni.
Le ragioni economiche indotte dalla crisi dei mercati non fanno che accelerare questo movimento di profonda ristrutturazione generale.


    1. La cosiddetta recessione finanziaria non fa che nascondere una

ristrutturazione profonda delle forme capitalistiche produttive
L’attuale recessione economica in Occidente è probabilmente la crisi dalle conseguenze più radicali sperimentata negli ultimi sessant’anni, della cui esistenza tutti si sono resi conto a partire dall’autunno 2008.

Dietro la recessione denominata finanziaria, appare in modo sempre più evidente una ristrutturazione generale dell'economia mondiale e delle rispettive strutture produttive.


È, e sarà sempre di più, la globalizzazione bellezza!

I mercati mondiali accelerano la propria evoluzione, spinti dai miliardi di produttori asiatici e latino-americani, e l’economia occidentale manifesta questi segni disorientati di smarrimento.


Ebbene sì, tutto cambierà, benché fosse risaputo e fosse stato persino previsto: il problema è che quando ciò accade, generalmente non si è mai preparati.

Nell’inerzia generale delle posizioni acquisite (è anche questo ciò che viene definito il «declino occidentale»), tutto sembra nuovo e sconosciuto.

Chi aveva previsto – da buon imprenditore che, per definizione, deve sempre prevedere – non è affatto stupito dagli avvenimenti che sembrano spaventare tutti quanti.

È inevitabile constatare che la stragrande maggioranza delle imprese deve cambiare rotta.

Tanto più che sono costrette a farlo, spinte da fattori ormai esterni e non soltanto da motivazioni* liberamente riconosciute in tempo.

D’altro canto, lo si sa: quando il pensiero non è in grado di modificare la realtà, quest’ultima riesce a modificare il pensiero.


È il caso della quasi totalità delle imprese di servizi multilingui che si sono limitate alla propria monolocalizzazione, nonostante l’ostinazione a voler produrre tutte le lingue del mondo.

«Con qualità» naturalmente, come hanno scorrettamente continuato (e continuano) ad affermare nelle loro pubblicità per più di vent’anni!

Ma i tempi sembrano realmente intenzionati a cambiare, poiché – stavolta – saranno anche i clienti a imporlo. Quantomeno, questo è quel che si comincia a intravedere.

La situazione è naturalmente oscura agli occhi della clientela, ma il bisogno, per giunta razionalizzato, di ridurre le spese la spinge inevitabilmente in questa direzione.


Gli sconvolgimenti e le trasformazioni radicali dei modi di produzione stanno inoltre rendendo consapevoli, in un disegno almeno intelligente, le esigenze di una selezione probante.
E quando si parla di mercati, non è possibile divagare: l’era del glocalismo è – è proprio il caso di dirlo – arrivata.
Sempre di più, le imprese di servizi multilingui cominciano a multinazionalizzarsi e a globalizzare la propria produzione, come richiesto dalle loro attività.

1.5 – I limiti della libertà, della razionalità e della vocazione umana
Una libertà priva di limiti non può essere definita tale.

Anche la più attenta razionalità diviene facilmente razionalismo, il mostro ideologico che sembra assumere un carattere dominante nel nostro universo, se non viene collocata all’interno di una weltanschauung,* di una visione del mondo in cui l’uomo è e rimane sempre una creatura, prima di essere creatore.


Le tendenze ideologicamente razionalistiche sul piano culturale vengono contraddette da una realtà generalmente piuttosto obsoleta e passatista: è sufficiente constatare come il nostro settore della comunicazione multilingue, nell’ambito del suo mercato dell’offerta, resti ancora ampiamente monolocalizzato in un solo paese e relativamente arretrato – come vedremo in dettaglio – anche sul piano informatico.

Non soltanto l’umiltà rimane una necessità ma anche la modestia deve continuare ad essere d’attualità.


Questo libro, di conseguenza, tenta di auto-limitarsi persino nel suo metodo costruttivo, nella sua visione che può essere definita «misericordiosa» dinanzi alle implicazioni dei limiti del male eterno che agisce sistematicamente sulle azioni umane.

Non si dice che bisogna combattere la malattia e salvare il malato?

Anche in questo volume, analizzerò senza alcuna riserva i mali che caratterizzano le nostre professioni, senza mai attaccare direttamente e nominativamente – come ho sempre fatto – un solo concorrente, dovunque si trovi.
Il mio tentativo di ispirarmi al cristianesimo sociale – perché nasconderlo? – non implica una minore libertà o razionalità. Al contrario, collocare le attività professionali – comprese, naturalmente, le nostre dei servizi multilingui – e le nostre finalità vocazionali nell’ambito della ricerca della felicità (di giustizia) che dovrebbe animarci, aumenta la capacità di

valutazione. A tale capacità questa ricerca conferisce inoltre riferimenti ben conosciuti sia filosofici che teologici.


Cosa c’entrano la teologia e la filosofia con le nostre attività economiche e commerciali?
Se esse non si rapportassero alla dimensione che tanto ci tiene occupati, non fosse che da un punto di vista quantitativo e valoriale, a quale scopo, da migliaia di anni, innumerevoli pensatori e cristiani avrebbero addirittura dato la loro stessa vita?

Naturalmente riprenderò questo discorso (soprattutto all’interno della sezione 11, dedicata al Senso e all’eterno male) per non sembrare un semplice giustificazionista storico o un analista tautologico.


D’altro canto, nessuna attività umana può sussistere e resistere al tempo a prescindere dai propri principi teorici di base. È dunque necessario che le attività economiche si rapportino di continuo ai loro fondamentali.
Questo libro tenta di farlo.

1.6 – I nostri mercati così spesso ipotecati dalla paura ma in cerca di crescita
La scelta dell’immagine in copertina di questo libro è stata determinata dalla prima piccola scimmia apparentemente in sovrannumero rispetto alle tre altre classiche: le tre scimmiette abituali e ben conosciute nella rappresentazione molto umana di ciò che non si sente, ciò che non si vede, ciò che non si pronuncia mai.
Ma alla metafora* della nostra professione mancava giustamente l’attitudine* oggi più diffusa che i mercati presentano di prim'acchito e sempre in primo piano. Quella della paura.

E quella dell’apparente e alquanto ricercata sicurezza: nella tendenza declinante del nostro universo economico e culturale proprio all’attuale tradizione occidentale, la scimmietta che protegge i propri gioielli non poteva che precedere e completare il tradizionale trio ben conosciuto. Le «tre scimmie» – come già detto nell’epigrafe iniziale – sono in realtà quattro.


Quando ho scovato la piccola statuetta (per pochi euro), andando in cerca di anticaglie da un rigattiere a Bruxelles nel 2008, sono stato estremamente colpito dalla genialità dell’ideatore sconosciuto che ha fatto plasmare questo piccolo capolavoro completamente rappresentativo di tutti i mercati dell’offerta. Questo piccolo e ignoto scultore non pensava, certamente, ai nostri mercati di servizi multilingui.

Ma nessun’altra immagine poteva descrivere meglio l’analisi economica e, soprattutto, culturale delle nostre attività e dei nostri attori professionali.


D’altro canto, da quando ho posto il quartetto delle piccole scimmie sulla mia scrivania, ho pensato molto al destino tragico di un mondo postmoderno che non fa altro che dichiararsi continuamente miscredente (e nichilista) per poi ritrovarsi rappresentato con le mani… nel sacco della semplice paura di vivere e di intraprendere.

Anche l’innovazione trova in questa prima immagine tutta la sua miseria creativa: i giovani hanno di che scoraggiarsi per questo imperdonabile tentennamento completamente votato a una protezione evidentemente illusoria.

Un mondo, che non ha assolutamente il desiderio di cercare la propria crescita e che ha il terrore di dispiegarsi verso la bellezza del mistero che ha sempre affascinato l’umano, un mondo così pauroso rischia di scoraggiare persino la fiamma ardente delle nuove generazioni.
Fortunatamente la natura ontologica e irriducibile dell’uomo costruttore e intraprendente non sarà mai cancellata. Neanche un movimento gigantesco, come quello che sta mercificando e mettendo nell’evanescenza la responsabilità di definire nei dettagli la bellezza e la perfezione dell’universo creato, fortunatamente non può nulla contro questa progressione verso la vittoria dello spirito.
La paura che la nostra epoca deve affrontare è sia morale che materiale. Non solo la voglia di lavorare è alquanto scomparsa (si pensi all’età media di pensionamento reale caduta a 56 anni anche in Belgio), ma – come vedremo durante tutto questo libro per le nostre professioni – quasi ci si rifiuta di internazionalizzarsi svolgendo attività mondiali per definizione: le attività multilingui.
Bisogna che gli uomini del nostro settore ricordino questa immagine delle quattro scimmie e comincino a vergognarsi soprattutto della prima.
1.7 – Gli imprenditori delle agenzie di servizi multilingui : aristocratici della PMI

a diversi titoli
L’episodio nel quale Beethoven, nel 1812, incontrò Goethe in un parco dove faceva riverenze ai membri della famiglia imperiale è ben noto. Il grande genio della musica si era rifiutato di inchinarsi davanti ai nobili di passaggio nello stesso parco. Egli aveva anche rimproverato al gigante della letteratura tedesca (che considerava come suo pari) questo atto di deferenza che giudicava indebito a persone che occupavano un rango sovrano per il solo caso fortuito della loro nascita.

In ogni modo, ci si potrebbe domandare chi sono i veri aristocratici della nostra epoca nella quale le nostre democrazie hanno rivoluzionato ancora più gli ordini sociali. La reale aristocrazia suprema del nostro mondo è, in effetti, liberamente ambita e anche bramata da diverse categorie sociali, culturali e professionali senza che la supremazia venga attribuita in maniera esente da equivoci. Sembra così che il desiderio di Beethoven sia stato esaudito. Perlomeno formalmente…


Attualmente, la scalata al successo, alla reputazione, alla notorietà* è diventata una carriera. Personale, naturalmente. È già un piccolo progresso, va da sè.

Ma i criteri d’attribuzione della supremazia nella dignità umana sono tuttavia rimasti ancora confusi. I piccoli imprenditori, teoricamente celebrati di quando in quando, nel loro insieme – per ragioni strettamente economiche, a causa della loro importanza quantitativa e statistica – non fanno che continuare ad occupare gli ultimi posti, quelli dell’anonimato della scala sociale. Siamo piuttosto disposti a rispettare e a glorificare i manager delle grandi imprese, alla condizione però che le loro remunerazioni siano fatalmente sopravvalutate come le star più o meno effimere ma ben mediatizzate. Il povero grande Beethoven col suo abito consunto e spesso pieno di macchie, non sarebbe ancora per niente d’accordo.


La verità è che gli imprenditori, non soltanto fanno fatica a raggiungere un rango di considerazione sociale appena adeguato al loro valore intrinseco, ma – in generale – sono anche vittime di una sottovalutazione, spesso volontariamente disistimata, a causa del loro rapporto tradizionalmente «maledetto» con il denaro (eternamente spregevole e corrotto).

Non si tiene mai conto – o quasi – del talento, del rischio economico, dei sacrifici inauditi durante molti anni, della dimensione di solitudine esistenziale, della fatica permamente di rapportarsi al mercato, della sua missione mai compiuta di associare l’alterità* alla propria impresa, dell’insicurezza strutturale delle proprie attività, dell’inquietudine intellettuale della sua esistenza personale rispetto a quella del proprio progetto, dell’incompiutezza permanente del suo posizionamento d’impresa, della sua costante preoccupazione di allontanare dal proprio orizzonte l’obsolescenza e il fallimento, del suo destino di essere spogliato dai propri rari e incerti benefici a causa di sistemi fiscali requisitori…

Tutti questi veri e propri scenari sono contemporaneamente quotidiani nella vita del piccolo imprenditore che ne risulta sempre spossato, anche se eroicamente realizzato, nel suo stoico isolamento.
I piccoli imprenditori delle nostre aziende di servizi multilingui appartengono tutti a questa categoria di «privilegiati nel lavoro liberamente forzato». Ne fanno parte a livelli differenti e costituiscono i reali aristocratici, i profili di fondo che animano e abitano le pagine di questo libro.
1.8 – Quattro serie di quesiti finali e la semplice verità di lasciarsi «trascinare»
Ma perché un semplice direttore di una piccola società (sebbene multinazionalizzata) si ritrova a riflettere e a scrivere un libro sul know-how*, l’organizzazione e le tecnologie della sua professione, nonché sulla morale e persino sulla religiosità nelle attività economiche?
Com’è possibile che questo piccolo imprenditore si sorprenda a trattare, in un certo qual modo, le quattro dimensioni che, da Aristotele in poi, sono ancorate ai punti cardinali del pensiero : l’Utile, il Necessario, il Vero e il Bello?
E in quale direzione risolverà l’equazione classica, caratterizzata anche da quattro variabili (sconosciute), tra l’interesse del capitale, del mercato (i clienti), l’interesse dei lavoratori e dello sviluppo aziendale?
E per quale motivo dovrebbe impiegare tutto il suo tempo, la sera, i week-end e persino le ferie, per dedicarsi al tentativo di comprendere le finalità ultime – e immediate, naturalmente – dei suoi responsabili marketing, pubblicitari, traduttori, revisori, terminografi, infografici, webmaster, informatici e contabili delle sue aziende situate nel mondo?
Le risposte? Non ne so granché.

Sinceramente, penso che – come al solito – vadano al di là della mia comprensione.

Recentemente, un collega concorrente mi ha candidamente confessato, dopo una trentina di anni a capo, come me, della sua piccola azienda, che si considera (civettuolamente?) vittima di un «casting sbagliato»: mi chiedo anche se la vita in generale non potrebbe apparire come un film del quale dobbiamo soltanto cercare continuamente la trama da impersonificare.

Alla fine, la parola che mi viene in mente è «trascinamento»: il Mistero ci trascina in territori pieni di domande che ci «obbligano» a trovare una risposta. È questo, in fondo, ciò che dà un senso alla nostra vita quotidiana e la rende realmente sopportabile.


Può addirittura accadere che si riesca a trovare una parola (che io stesso avrei voluto inventare), il «glocalismo» (parola chiave della nostra era), la quale ci trascina in un'avventura che, per definizione, va al di là della nostra comprensione. Tale avventura ci sfugge naturalmente, e naturalmente ci sfuggirà sempre.

Tutta la nostra progettualità primitiva, la nostra impresa iniziale, i nostri rischi, la nostra cultura mai sufficiente, persino il nostro coraggio incerto trovano in questa ricerca, in ciò che percepiamo come il casting sbagliato, un senso che soltanto un Ordinatore realmente creativo potrà spiegarci. In fondo, dobbiamo soltanto lasciarci «trascinare».


Perché è la vita, la nostra, che fa la parte della motrice.

Perché esiste un progetto e un amore che la nostra libertà dovrebbe seguire e portare a compimento per la sua grande felicità. Nonostante e contro tutto ciò che questo libro si è prefisso come scopo di descrivere, anche nelle sue lacune e perversioni.


Ma ugualmente nelle sue piccole grandezze che ci fanno appartenere ad un grande disegno.


2. I problemi dei purchaser clienti:

le agenzie glocalizzate nella giungla dei fornitori
Per essere del tutto concreti, partiamo dal punto di vista del cliente e,

in particolare, del suo responsabile acquisti, il purchaser.

Quest’ultimo deve selezionare e scegliere la propria agenzia di traduzione.

In particolare, deve scegliere il proprio fornitore

di servizi multilingui:



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