Tre collezioni-donazione alla Galleria nazionale



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16.11.2017
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TRE COLLEZIONI-DONAZIONE ALLA GALLERIA

La Donazione Arturo Schwarz, 1995-98

Il Legato Bucarelli, 1998

La Donazione Brandi-Rubiu, 2001

Tra le numerose donazioni di opere alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea se ne distinguono tre (La Donazione Arturo Schwarz, 1995-98; Il Legato Bucarelli, 1998; La Donazione Brandi-Rubiu, 2001) che si potrebbero definire “collezioni-donazione”. Oltre che dal numero considerevole delle opere incluse, queste donazioni sono infatti caratterizzate dall’imprinting dello studioso, critico, gallerista o direttore museale, che della formazione e evoluzione di quel nucleo è responsabile.

Nel 1997 con la mostra Marcel Duchamp ed altri iconoclasti, anche, la Galleria presenta l’importante donazione, conclusasi nel 1998, del collezionista-editore Arturo Schwarz. La donazione, parallela a quella che Schwarz, di origine ebraica, elargisce contemporaneamente alla città di Tel Aviv, consiste in oltre quattrocentosettanta opere tra dipinti, sculture, grafica e fotografie. Il nucleo documenta l’incredibile attività dell’“anarchico” Schwarz – come egli stesso si definisce - in contatto diretto, a partire dagli anni ‘40, tra Francia e Stati Uniti, con le principali figure del Surrealismo internazionale. È lo stesso collezionista-editore a introdurre e divulgare il movimento nell’Italia del dopoguerra, contribuendo alla conclusione del prolungato isolamento culturale del Paese. Con sessantaquattro opere, tra cui la serie completa dei Readymade realizzati in collaborazione con lo stesso Schwarz nel 1964, Marcel Duchamp è l’artista maggiormente rappresentato nella donazione. A seguire, tra surrealisti e dadaisti, i “classici” Man Ray, Magritte, Breton, Ernst, Masson, Tzara, Richter, con rappresentanze artistiche dell’Europa orientale (Jiri Kolar). Di particolare rilevanza infine il gruppo di italiani detti “surrealisti di terza generazione” - tra cui Baj, Biasi, Dangelo, Del Pezzo - formatisi grazie anche all’attività divulgativa esercitata da Schwarz nella Milano degli anni ‘50.


La Soprintendente Palma Bucarelli, che dirige la Galleria dal 1941 al 1975, a partire dal dopoguerra opera un progressivo rinnovamento strutturale del museo, aprendolo negli anni a venire all’arte astratto-informale, italiana come internazionale. Il Legato, formalizzato all’inizio dell’estate 1998, consiste nel lascito testamentale di un’ottantina di opere, tra dipinti, grafica e scultura.

Da testimonianze fotografiche originali del cosiddetto “appartamento Bucarelli”, al primo piano della struttura del Bazzani, è possibile rintracciare questo o quel quadro, questa o quella scultura, a parete o sulla mensola del grande camino angolare. Si tratta, in modo analogo a quanto riscontrabile per la Donazione Brandi-Rubiu, di una collezione “da casa”, intima e pubblica al tempo stesso, dalla cui osservazione si evincono precise predilezioni artistiche della Soprintendente.

Si va da Hans Richter del 1917-18 e Henry Moore del 1931, alla figurazione italiana degli anni ’30-‘40, con Arturo Martini, Mazzacurati, Savinio, Manzù, oltre a un nucleo di grafiche e acquerelli di Morandi, per approdare nel dopoguerra all’Astrattismo di Prampolini e di alcuni ex giovani di Forma 1: Dorazio, Consagra, Turcato. Di quest’ultimo, anche, il ritratto di Bucarelli del ’44, oltre a quelli di Savinio, Cecchi e Mazzacurati. Mastroianni, Capogrossi, Scialoja, Rotella, Vedova, Franchina completano il quadro dell’astrazione italiana.

A rappresentare gli stranieri, Masson, Tàpies, Hartung, Twombly, di cui nel ’58 Bucarelli presenta la prima personale romana alla Tartaruga. Di particolare rilievo, il nucleo di opere di Jean Fautrier: cinque in tutto, due dipinti e tre grafiche. Del 1960 è la pubblicazione di Bucarelli della monografia Jean Fautrier, Pittura e materia.


La Donazione Brandi-Rubiu consta di oltre ottanta opere tra dipinti, incisioni, sculture e fotografie, che vanno dagli anni ’20-‘30, con artisti quali Morandi, de Pisis, Guttuso, Leoncillo, Marini, Manzù, Cassinari, Scialoja, Mafai, Sadun, Afro e Mirko Basaldella, all’Informale con Burri e Fautrier, all’astrazione degli anni ‘50 con Accardi, Afro, Capogrossi, Turcato, alla Scuola di Piazza del Popolo con Schifano, Angeli, Mambor, Tacchi, Kounellis, Ceroli, al “poi” del concettuale di Pascali, Cintoli e Mattiacci, per concludersi, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, con il viaggio in India di Ontani e la Transavanguardia di Cucchi.

La Donazione altro non è che la prestigiosissima collezione “da camera” di Cesare Brandi, laddove si assiste, nel considerare la successione cronologica delle opere stesse, al passaggio di testimone, nella storia della critica d’arte italiana del XX secolo, dalla generazione paterna, quella appunto di Brandi, a quella del figlio adottivo Vittorio Rubiu, transizione concretizzatasi nella collaborazione di entrambi alla monografia su Burri pubblicata da Editalia nel 1963.



Nativo di Siena, Brandi dona alla propria città le opere e i libri raccolti nella dimora di Vignano, mentre lascia a Rubiu la collezione romana. Questi a sua volta, di concerto con la moglie Pinella, ufficializza nel 2001, dopo essersi ritirato nelle Marche, la donazione alla Galleria. “Donare è scrivere la propria vita” è il titolo dell’intervista di Giuseppe Appella a Rubiu, nel catalogo della mostra La collezione Brandi Rubiu (Roma, 2001).



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