Tribunale di modena repubblica italiana



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TRIBUNALE DI MODENA

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Modena –II Sezione Civile,

in persona del Giudice Unico dr. MICHELE CIFARELLI

ha emesso la seguente

sentenza

nella causa civile iscritta col n°726/99 al Ruolo Generale il 11 marzo 1999 e vertente



TRA

LE , in proprio e quale genitore esercente la potestà sulla figlia minore PG, elettivamente domiciliata in Modena presso lo studio dell’avv. Alfredo Baraldi, che con l’avv. Gaetano Di Maiuta del foro di Bergamo la rappresenta e difende in virtù di mandato a margine dell’atto di citazione;

-ATTRICE-

E

LLOYD ITALICO ASSICURAZIONI s.p.a., in persona del legale rappresentante Paulo Da Silva Sebastiano

YY,

S .D.A. DISTRIBUZIONI s.r.l., in persona del legale rappresentante YY Luca Paquale

tutti elettivamente domiciliati in Modena presso lo studio dell’avv.Guglielmo Guagnellini, che li rappresenta e difende in virtù di mandati in calce alle rispettive copie notificate dell’atto di citazione;

-CONVENUTI-

con l’intervento di



VITTORIA ASSICURAZIONI s.p.a., in persona del legale rappresentante Cesare Caldarelli, elettivamente domiciliata in Modena presso lo studio dell’avv. Dolores Reatti e rappresentata e difesa dall’avv. Marzio Brazesco del foro di Milano, in virtù di mandato a margine della comparsa di intervento;

oggetto: risarcimento danni da sinistro stradale

CONCLUSIONI DELLE PARTI:



riportate nello svolgimento del processo

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 9 febbraio 1999, LE , in proprio e quale genitore esercente la potestà sulla figlia minore PG conveniva in giudizio dinanzi a questo Tribunale YY, la S.D.A. Distribuzioni s.r.l. e la Lloyd Italico Assicurazioni s.p.a. Esponeva che il 15 ottobre 1998 suo marito XX, mentre era alla guida della propria bicicletta lungo via Pomposiana di Modena, fraz. Cittanova, giunto all’altezza di un incrocio era stato investito dall’autoveicolo Mercedes tg AR162PD, condotto dal YY, di proprietà della S.D.A. Distribuzioni ed assicurato con la compagnia convenuta, che procedeva a velocità elevatissima e proveniva da strada gravata da obbligo di precedenza, e che a seguito del sinistro il marito aveva riportato lesioni gravissime, ed era morto il giorno dopo. Chiedeva pertanto la condanna dei convenuti al risarcimento di tutti i danni occorsi ad essi superstiti.

Costituitisi in giudizio con unica comparsa, i convenuti negavano in via principale che il sinistro fosse avvenuto per colpa del YY, istando in via subordinata per l’accertamento della colpa concorrente del ciclista.

Interveniva volontariamente in giudizio la Vittoria Assicurazioni s.p.a., esponendo di aver riconosciuto all’attrice un indennizzo di £.50.000.000 per il decesso del marito, in forza di assicurazione stipulata con l’Unione Degli Amatori del Ciclismo Europeo, di cui il defunto era tesserato, ed instando per il rimborso di tale importo verso i convenuti, ex artt.1203 e 1916 cc.

Il G.I., all’esito dell’udienza ex 183 cpc, cui nessuna delle parti presenziava, liquidava all’attrice una provvisionale di £.500.000.000, che veniva corrisposta il 2 agosto 2000.

Successivamente l’intervenuta dava atto di aver ricevuto l’intero importo richiesto, chiedendo l’estromissione dal giudizio.

Veniva assunta prova orale e documentale, e rigettata l’istanza proposta dall’attrice ex art.186 quater cpc.

All’esito l’attrice ribadiva le originarie conclusioni di merito, quantificando il danno, richiesto a titolo patrimoniale, morale ed esistenziale, mentre i convenuti chiedevano che, affermata la pari colpa del YY e del XX ex art.2054 cc, le somme già corrisposte ad attrice e terza intervenuta venissero considerate satisfattive. Su dette conclusioni lo scrivente, scaduti in data 24 marzo 2004 i termini assegnati ex art.190 c.p.c., tratteneva la causa in decisione in funzione di giudice unico.



MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Va in primo luogo dichiarata la cessazione della materia del contendere fra la terza intervenuta ed i convenuti, che hanno stragiudizialmente definito il loro rapporto. Tale definizione giustifica, poi, l’integrale compensazione delle spese.

2) Quanto al rapporto fra attrice e convenuti, va premesso che il sinistro per cui è causa è avvenuto lungo via Pomposiana di Modena, all’altezza dell’incrocio con via Viazza. Mentre è certo che YY, alla guida dell’auto lungo via Pomposiana, era intento a svoltare alla sua sinistra per imboccare la laterale via Viazza, la provenienza del ciclista XXè oggetto di contrasto fra le parti, posto che l’attrice sostiene che costui procedeva anch’egli lungo via Pomposiana, in direzione opposta a quella del YY, sicchè la manovra di costui sarebbe avvenuta in violazione dell’ordinaria precedenza spettante al ciclista, mentre i convenuti affermano che il ciclista proveniva da via Viazza e, quindi, avrebbe egli violato l’altrui precedenza, stante l’espresso obbligo gravante sui veicoli provenienti da tale laterale.

2.1) Orbene, non v’è dubbio che il sinistro è avvenuto secondo la ricostruzione operata dall’attrice, posto che:

-la Mercedes ha nello scontro riportato una ammaccatura rientrante alla parte anteriore laterale destra, la rottura del parabrezza nel lato destro e del dispositivo retrovisore laterale destro, graffi sul cofano nella parte anteriore centrale di destra (si veda il rapporto della Pol. Mun. e le allegate foto, in atti). Tale tipologia di danni conferma che l’impatto primario ha interessato l’auto nella sua parte antero-laterale destra, all’altezza della ruota;

-la bicicletta ha riportato la rottura totale del mozzo manubrio, il distacco della ruota anteriore ed il piegamento delle forcelle. Anche in tal caso è facile arguire che l’impatto ha interessato il velocipede nella sua parte anteriore;

-la posizione di quiete assunta dalla bici dopo l’impatto è su via Pomposiana, in posizione arretrata rispetto all’incrocio, dal lato opposto a quello di provenienza dell’auto, che ha invece proseguito la sua corsa all’interno di via Viazza;

-il corpo del ciclista, dopo lo sbalzo dalla bici, è rovinato a terra all’altezza della segnaletica orizzontale di stop della via Viazza; egli, quindi, è stato proiettato al di là del punto d’impatto, alle spalle dell’auto;

-tali dati risultano totalmente compatibili con una dinamica che vede il ciclista procedere lungo via Pomposiana, in direzione opposta all’auto, ed impattarla più o meno frontalmente sulla parte antero-laterale destra mentre questa svolta alla propria sinistra, tagliando in tal modo la strada alla bici: l’urto distrugge il manubrio della bici, distacca la ruota anteriore, respinge la bici all’indietro e proietta il ciclista dapprima sul parabrezza e poi al di là dell’auto;

-altrettanto non può dirsi rispetto all’ipotesi alternativa. Se la bici procede dalla laterale Viazza ed impegna via Pomposiana girando a sinistra (se gira a destra, non c’è scontro), intersecando così la traettoria dell’auto che dal ramo di via Pomposiana a destra rispetto a via Viazza svolta all’interno di tale via, la bici ed il fronte dell’auto si vengono a trovare, al momento dell’urto, in posizione parallela o al più leggermente ortogonale, con la bici che sfila davanti al frontale dell’auto in direzione sinistra-destra. Atteso ciò, e’ in ogni caso inconcepibile un impatto primario fra la parte anteriore della bici e la parte antero-laterale destra dell’auto, sopra la ruota, che rispetto alla direzione della bici risulta protetta dalla parte frontale dell’auto; né è lecito ipotizzare un urto primario con la parte frontale dell’auto e secondario con la sua parte laterale destra, poiché –a parte la dubbia compatibilità con i danni accertati- ciò necessariamente implicherebbe una rotazione della bici –evidentemente colpita nella parte centrale o posteriore, e poi finita nel primo movimento rotatorio con la parte anteriore sopra la ruota destra dell’auto- tale da proiettarla oltre l’auto, in posizione di quiete opposta rispetto a quella effettiva;

-il contrario assunto dei convenuti s’incentra sul fatto che, avendo il YY immediatamente ammesso di non aver affatto visto il ciclista prima dell’urto, tale circostanza troverebbe una spiegazione più logica in caso di sua provenienza dalla laterale di sinistra, anziché dalla direzione opposta della strada impegnata dall’automobilista, essendo questa nel tratto de qua rettilinea e, quindi, a visuale sgombra. Ma tale argomento, prima di essere inidoneo in fatto a superare le superiori considerazioni di natura oggettiva, risulta del tutto inutilizzabile in diritto, poiché con esso si pretenderebbe, in sostanza, di operare una ricostruzione della dinamica (sia pure al solo fine di escludere la certezza dell’altrui diverso assunto) in base ad una presunzione mutuata dalle sole dichiarazioni della parte che di essa verrebbe a giovarsi.



2.2) Ricostruita in tal modo la dinamica del sinistro, la colpa del conducente dell’auto deve ritenersi non solo evidente –egli, sopraggiunto a velocità sostenuta (si vedano le dichiarazioni rese alla Pol.Mun. da RR, che era in loco e lo ha visto arrivare), non ha rispettato l’altrui precedenza ed ha tagliato la strada alla bici senza neppure vederla sopraggiungere, pur essendo le condizioni di strada e visibilità ottimali (si veda il rapporto)- ma anche in concreto esaustiva dell’intero nesso causale, non essendo ipotizzabile a carico del ciclista una condotta alternativa in grado di evitargli l’impatto con l’auto che gli si è, evidentemente, parata avanti all’improvviso.

Il YY va pertanto dichiarato responsabile in via esclusiva del decesso di XX, pacificamente determinato dal sinistro de qua.



3) Quanto alla liquidazione del danno, l’attrice lo ha all’esito indicato analiticamente, per sé e per la figlia, con riferimento alle seguenti voci:

a) danno patrimoniale passato;

b) danno patrimoniale futuro;

c) danno morale;

d) danno esistenziale.

Detta specificazione, se da un lato risulta consentita perché ricompresa nell’ambito della generica richiesta iniziale di "tutti i danni conseguiti all’incidente stradale di cui è parola", dall’altro si pone come limite insuperabile di determinazione del danno sia con riferimento alle categorie esposte, sia in rapporto all’ammontare riconoscibile, avendo la parte indicato analiticamente le cifre richieste, senza alcun rinvio ad eventuale diversa determinazione del giudice.



4) Il danno sub a) è stato limitato al rimborso delle spese funerarie, documentate per £.7.150.000, ovvero €.3.692,67 (v. doc. 4 e 5 fasc. attoreo). Tali esborsi, sostenuti in data 19 ottobre 1998, vanno ovviamente interamente riconosciuti e ricompresi nella liquidazione spettante a LE .

5) Quanto al danno patrimoniale futuro, risulta documentato che il defunto era l’unico percettore di reddito in famiglia, e che tale reddito era di importo medio-basso.

Atteso ciò, è lecito ipotizzarne una destinazione paritaria rispetto ai componenti, e quindi che esso era destinato per 1/3 ai bisogni del defunto, per 1/3 a quelli della moglie e per 1/3 a quelli della figlia.

La morte del predetto ha determinato per i suoi famigliari la perdita futura di tale porzione di reddito, che va quindi risarcita.

5.1) Rispetto alla moglie, casalinga, è corretto ritenere che tale fonte reddituale si sarebbe protratta per sempre. A costei, dunque, va attribuito un terzo del reddito netto percepito dal marito al momento del sinistro (£.30 milioni –vedi doc 7 di produz.attorea-, e quindi £.10 milioni), capitalizzandone l’importo sulla base del coefficiente relativo all’età del XX al momento del decesso (39 anni e 2 mesi =17,353) previsto dalle tabelle di sopravvivenza di cui al R.D. 9 ottobre 1922 n°1403.

L’importo così risultante, pari ad €.89.620,78, costituisce la liquidazione spettante alla moglie (espressa in moneta dell’epoca del decesso) per tale voce di danno. Tale importo non va poi sottoposto a decurtazione. Infatti:

-non si procede a riduzione dell’ammontare così determinato a causa dello scarto fra vita fisica e vita lavorativa, in tal modo compensandosi le variazioni dei due parametri contemplati in dette tabelle, ovvero il dato della vita media italiana (colà calcolato sulla base delle tavole di sopravvivenza della popolazione italiana desunte dai censimenti del 1901 e del 1911 e sulle statistiche mortuarie degli anni 1910-1912; rispetto a quella data, la vita media degli italiani si è allungata di circa 25 anni) ed il tasso di redditività, ancorato al tasso legale (lì calcolato al 4,5%, mentre attualmente è inferiore), che concorrono a rendere i coefficienti in questione inferiori al reale (il primo, "perché maggiore è la durata della vita media e maggiore è il coefficiente di capitalizzazione della rendita se essa è vitalizia"; il secondo, "perché maggiore è il tasso legale di interesse considerato e minore è il coefficiente di capitalizzazione, poiché la stessa rendita è realizzata da una minore somma corrisposta, dato il maggior tasso e quindi il maggior rendimento sul mercato della somma stessa": così la recente Cass., sez.III, sent. n°4186 del 2 marzo 2004). Tale procedimento di determinazione equitativa del danno patrimoniale spettante al superstite è, infatti, considerato corretto dalla Suprema Corte (si veda ancora Cass. n°4186/04, che si occupa approfonditamente di tale tema, "consigliando" la correzione suddetta in lecita alternativa all’aggiornamento dei coefficienti);

-non può detto importo ridursi per effetto della compensatio lucri cum damno derivante dalla percezione di eventuale pensione di reversibilità da parte della moglie, posto che "tale ipotesi non si configura quando, a seguito della morte della persona offesa, alla vedova sia stata concessa una pensione di reversibilità, poiché tale erogazione si fonda su un titolo diverso rispetto all'atto illecito -sent. n. 1140-97; n. 1347-98; n. 10291-01" (così Cass., sez.III, sent. n°8838 del 31 maggio 2003).



5.2) Rispetto alla figlia PG, che aveva 5 anni e sei mesi al momento della morte del padre, l’identica frazione di reddito paterno va invece rapportata ad un numero di anni predeterminato, essendo presumibile, secondo l’id quod plaerumque accidit, il venir meno del contributo paterno al raggiungimento dell’indipendenza economica da parte della figlia.

Tale periodo viene equitatativamente determinato in venti anni. Conseguentemente, per tale voce di danno, considerando una frazione di reddito annuo pari a £.10 milioni, l’attuale tasso legale d’interesse al 2,5% annuo ed un periodo di venti anni, si liquida in favore di PG l’importo di €.80.511,32, in moneta dell’epoca.



6) Per le altre due voci di danno, è necessario premettere che il quadro generale di riferimento è stato profondamente innovato dalle fondamentali sentenze nn°8827 e 8828 rese da Cass. sez.III il 31 maggio 2003, che hanno trovato l’autorevole avallo della Corte Costituzionale (nella sentenza interpretativa di rigetto n°233 in data 11 luglio 2003) e costituiscono, ormai, per la profondità delle argomentazioni sviluppate, un imprescindibile punto di riferimento per ogni interprete.

In sintesi, con dette pronunce si è riscritto il sistema del risarcimento del danno in chiave bipolare, individuandosi nell’art.2043 cc (od altra fattispecie legale responsabilizzante applicabile) la fonte del pregiudiziale vaglio e riscontro dell’an debeatur (fatto–danno–ingiustizia-causalità), oltre che del risarcimento della componente patrimoniale del danno alla persona, e nell’art. 2059 c.c., riletto in chiave "costituzionalizzata", la fonte risarcitoria dell’intero coacervo delle lesioni di carattere non patrimoniale. In tale ottica, si è innanzitutto decisamente superata la tradizionale lettura restrittiva dell’inciso finale di tale norma, che limita il risarcimento ai soli casi "determinati dalla legge", intendendosi detto rinvio operante anche e soprattutto riguardo alle previsioni costituzionali precettive e non meramente programmatiche, quali gli artt. 2, 29, 30 e 32 Cost., che esprimono valori inerenti alla persona. Conseguentemente, si è affermato un concetto unitario di danno non patrimoniale, inteso come danno da lesione dei valori inerenti alla persona, idoneo ad esprimere unitariamente tutte le componenti non patrimoniali del danno alla persona, tradizionali -quali il danno biologico, che così viene definitivamente astratto da ogni suggestione patrimonialistica, ed il danno morale c.detto soggettivo- o di recente "creazione" –il c.detto danno esistenziale, qui espressamente riconosciuto.



6.1) In particolare, la sent. n°8828 cit. che si occupa proprio della questione del risarcimento spettante ai superstiti, ha chiarito che:

-"il soggetto che chiede iure proprio il risarcimento del danno subito in conseguenza della uccisione di un congiunto lamenta l'incisione di un interesse giuridico diverso sia dal bene salute, del quale è titolare, la cui tutela ex art. 32 Cost., ove risulti intaccata l'integrità biopsichica, si esprime mediante il risarcimento del danno biologico, sia dall'interesse all'integrità morale, la cui tutela, agevolmente ricollegabile all'art. 2 Cost., ove sia determinata una ingiusta sofferenza contingente, si esprime mediante il risarcimento del danno morale soggettivo. L'interesse fatto valere nel caso di danno da uccisione di congiunto è quello alla intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell'ambito della famiglia, alla inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell'ambito di quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost. Si tratta di interesse protetto, di rilievo costituzionale, non avente natura economica, la cui lesione non apre la via ad un risarcimento ai sensi dell'art. 2043, nel cui ambito rientrano i danni patrimoniali, ma ad un risarcimento (o meglio: ad una riparazione), ai sensi dell'art. 2059, senza il limite ivi previsto in correlazione all'art. 185 c.p. in ragione della natura del valore inciso, vertendosi in tema di danno che non si presta ad una valutazione monetaria di mercato";

- "una volta risolto il problema dell'imputazione dell'evento, dovrà procedersi alla ricerca del collegamento giuridico tra il fatto (uccisione) e le sue conseguenze dannose, selezionando quelle risarcibili, rispetto a quelle non risarcibili, in base ai criteri della causalità giuridica, alla stregua di quanto prevede l'art. 1223 c.c. (richiamato dall'art. 2056, comma 1, c.c.), che limita il risarcimento ai soli danni che siano conseguenza immediata e diretta dell'illecito, ma che viene inteso, secondo costante giurisprudenza (sent. n. 89-62; n. 373-71; n. 6676-92; n. 1907-93; n. 2356-00; n. 5913-00), nel senso che la risarcibilità deve essere estesa ai danni mediati ed indiretti, purché costituiscano effetti normali del fatto illecito, secondo il criterio della c.d. regolarità causale (sul punto v., da ultimo, S.U., sent. n. 9556-02, in tema di danno morale soggettivo sofferto dai congiunti della vittima di lesioni non mortali, che conferma le argomentazioni della sent. n. 4186-98)";

- "non sembra esatto ritenere che, essendo necessaria la prevedibilità dell'evento al fine di ritenere sussistente la colpa, il soggetto che ha posto in essere la condotta che ha causato la morte della vittima primaria non dovrebbe rispondere del danno subito dai congiunti per difetto di prevedibilità degli eventi ulteriori, tra i quali rientra la privazione, in danno dei superstiti, del rapporto coniugale e parentale, e, quindi, per mancanza di colpa. È agevole opporre che la prevedibilità dell'evento dannoso deve essere valutata in astratto e non in concreto; che l'evento dannoso è costituito, in tesi, dalla lesione dell'interesse all'intangibilità delle relazioni familiari; che tale lesione deve ritenersi prevedibile, rientrando nella normalità che la vittima sia inserita in un nucleo familiare, come coniuge, genitore, figlio o fratello";

-"per quanto concerne, infine, la prova del danno, …il danno non patrimoniale da uccisione di congiunto non coincide con la lesione dell'interesse protetto, esso consiste in una perdita, nella privazione di un valore non economico, ma personale, costituito della irreversibile perdita del godimento del congiunto, dalla definitiva preclusione delle reciproche relazioni interpersonali, secondo le varie modalità con le quali normalmente si esprimono nell'ambito del nucleo familiare; perdita, privazione e preclusione che costituiscono conseguenza della lesione dell'interesse protetto. Volendo far riferimento alla nota distinzione tra danno-evento e danno-conseguenza (introdotta da Corte cost. n. 184-86, che ha collocato nella prima figura il danno biologico, ma abbandonata dalla successiva Corte cost. n. 372-94), si tratta di danno-conseguenza. Non vale pertanto l'assunto secondo cui il danno sarebbe in re ipsa, nel senso che sarebbe coincidente con la lesione dell'interesse. Deve affermarsi invece che dalla lesione dell'interesse scaturiscono, o meglio possono scaturire, le suindicate conseguenze, che, in relazione alle varie fattispecie, potranno avere diversa ampiezza e consistenza, in termini di intensità e protrazione nel tempo. Il danno in questione deve quindi essere allegato e provato. Trattandosi tuttavia di pregiudizio che si proietta nel futuro (diversamente dal danno morale soggettivo contingente), dovendosi aver riguardo al periodo di tempo nel quale si sarebbe presumibilmente esplicato il godimento del congiunto che l'illecito ha invece reso impossibile, sarà consentito il ricorso a valutazioni prognostiche ed a presunzioni sulla base degli elementi obbiettivi che sarà onere del danneggiato fornire";

-"la sua liquidazione, vertendosi in tema di lesione di valori inerenti alla persona, in quanto tali privi di contenuto economico, non potrà che avvenire in base a valutazione equitativa (artt. 1226 e 2056 c.c.), tenuto conto dell'intensità del vincolo familiare, della situazione di convivenza, e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la consistenza più o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini di vita, l'età della vittima e dei singoli superstiti"

- "il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, in quanto ontologicamente diverso dal danno morale soggettivo contingente, può essere riconosciuto a favore dei congiunti unitamente a quest'ultimo, senza che possa ravvisarsi una duplicazione di risarcimento. Ma va altresì precisato che, costituendo nel contempo funzione e limite del risarcimento del danno alla persona, unitariamente considerata, la riparazione del pregiudizio effettivamente subito, il giudice di merito, nel caso di attribuzione congiunta del danno morale soggettivo e del danno da perdita del rapporto parentale, dovrà considerare, nel liquidare il primo, la più limitata funzione di ristoro della sofferenza contingente che gli va riconosciuta, poiché, diversamente, sarebbe concreto il rischio di duplicazione del risarcimento. In altri termini, dovrà il giudice assicurare che sia raggiunto un giusto equilibrio tra le varie voci che concorrono a determinare il complessivo risarcimento".

7) Applicando tali condivisibili principi al caso in esame, quindi:

-va in primo luogo riconosciuto ai superstiti il danno morale c.detto soggettivo, la cui risarcibilità, da tempo ammessa in giurisprudenza in caso di morte del congiunto dipendente dall’altrui condotta colposa concretamente ascrivibile a fattispecie di reato (si vedano, ad esempio, le sentenze nn° 2915/71, 1016/73 e 6854/88), è ora riconosciuta anche in caso di lesioni non mortali del congiunto (Cass. sez.U, sent. n°9556 del 1 luglio 2002) ed anche, in generale, in caso di danno morale ricollegato a colpa civilisticamente presunta (Cass., sez. III, sent. nn°7282 e 7283 del 12 maggio 2003). Tale danno, però, va ora inteso in senso istantaneo, come transeunte turbamento dello stato d’animo conseguente al decesso dello stretto congiunto, e non più in senso permanente, onde evitare duplicazioni concettuali con il danno c.detto esistenziale;

-va poi riconosciuto ai medesimi il danno esistenziale da perdita del congiunto. A tal proposito, non è corretto affermare –come fanno i convenuti- che parte attrice sarebbe venuta meno all’onere della sua allegazione, posto che la richiesta risarcitoria iniziale, omnicomprensiva e quindi estesa anche a tale voce di danno, è stata corredata da alcuni elementi in tal senso significativi, quali l’età del defunto (nato il 6 agosto 1959) e dei superstiti (la moglie LE , nata il 24 novembre 1963; la figlia PG, nata il 28 aprile 1993), l’epoca del matrimonio (13 settembre 1986: v. doc. 2 e 8 di produzione attorea), la composizione del nucleo famigliare (coppia con una figlia) e la sua struttura economica (si veda il certificato di disoccupazione della moglie a doc.9), nonché lo stato di convivenza (sempre doc.2), che consentono di attivare il giudizio prognostico a base presuntiva, in forza del quale può dirsi che il danno ha colpito una famiglia stabile nelle sue relazioni interne (rispetto al decesso, il matrimonio è di 12 anni prima e la nascita della figlia di 5 anni prima) ed esterne (trattasi di famiglia a struttura tradizionale, in cui è solo l’uomo a produrre reddito), privando irreversibilmente una moglie ancora giovane del rapporto coniugale, in una situazione aggravata dal suo stato di inoccupazione e dalla presenza della piccola figlia, e una bambina di 5 anni e mezzo dell’insostituibile figura paterna;

-è opportuno che tali voci di danno vengano unitariamente liquidate;

-per la complessiva determinazione di tale danno secondo equità, si ritiene opportuno utilizzare, come parametro di riferimento, le tabelle utilizzate dal Tribunale di Roma (versione 2004), in cui risulta autonomamente determinato il danno morale da decesso del prossimo congiunto, con previsione di un risarcimento base per ciascuna categoria di congiunti e di una forbice da –30% a +50% collegata a vari fattori individualizzanti, quali lo stato di separazione del coniuge, l’assenza di convivenza, la presenza o l’assenza di altri congiunti. Il riferimento a detta tabella è solo tendenziale, nel senso che vengono utilizzati i valori base e la forbice assegnata, tenuto conto di ogni altro parametro individualizzante, pur se colà non indicato, per liquidare il complessivo danno non patrimoniale qui richiesto, comprensivo del danno morale soggettivo e di quello esistenziale;

-i valori base colà esposti sono, all’attualità, pari ad €.151.708,00 per il coniuge e ad €.182.000,00 per il figlio minorenne. La situazione personale dei superstiti sarebbe in sé tale da imporre un aumento di tali valori base, sia per la ristrettezza del nucleo famigliare, sia per le situazioni soggettive di moglie (donna di 34 anni al momento del decesso del coniuge, priva di lavoro) e figlia (di 5 anni e mezzo alla morte del padre). Un ulteriore consistente aumento andrebbe poi disposto per l’inglobamento del danno esistenziale nella liquidazione. In definitiva, detti valori andrebbero aumentati grosso modo del 40%, attestandosi intorno ad attuali €.212.000,00 per la moglie e ad €.254.800,00 per la figlia;

-parte attrice ha però esposto analiticamente il "quantum" del danno richiesto, indicando, per le due voci qui conglobate, un importo di €.179.114,22 per la moglie e di €.229.114,22 per la figlia, espresse in moneta dell’epoca del sinistro –come si comprende dalla richiesta finale di rivalutazione. Come detto, tale indicazione analitica costituisce il limite massimo di risarcibilità del danno non patrimoniale dedotto in causa;

-tale danno, pertanto, si liquida, all’attualità:

-in favore di LE , in complessivi €.202.332,80, corrispondenti esattamente all’importo di €.179.114,22 dell’epoca, maggiorato della rivalutazione ad oggi secondo indici Istat;

-in favore di PG, nell’indicato importo di €.254.800,00, il cui equivalente monetario dell’epoca (€.225.560,58) risulta inferiore all’importo richiesto.



8) Per la determinazione dell’importo complessivamente dovuto a ciascuno dei superstiti, occorre ancora procedere:

a) alla rivalutazione ad oggi del danno patrimoniale come determinato ai precedenti punti 4 e 5, mediante applicazione degli indici ISTAT nazionali del c.d. costo della vita;

b) alla deduzione dell’acconto di £.500.000.000 corrisposto quale provvisionale in data 2 agosto 2000, e che si imputa al solo importo capitale, al 50% a ciascuna danneggiata.

Non va invece affatto portata in detrazione la somma corrisposta alle attrici dalla Vittoria Assicurazioni a titolo di indennizzo discendente dall’assicurazione collettiva per conto di chi spetta stipulata con l’Unione Unione Degli Amatori del Ciclismo Europeo, di cui il defunto era tesserato, per l’assorbente considerazione che tale indennizzo è stato alle predette corrisposto quali eredi dell’assicurato (v. polizza in atti), laddove le somme qui in considerazione vengono a costoro liquidate quale risarcimento del danno patito iure proprio.

c) alla determinazione del danno da ritardo che, in adesione ai principi esposti in Cass., sez.U, sent. n°1712 del 17 febbraio 1995, può quantificarsi computando gli interessi maturati ad oggi, al tasso legale via via vigente, sulle somme via via rivalutate con cadenza annuale al 31 dicembre di ogni anno (vedi Cass. n°6209/90), considerando –per esigenze di semplificazione- quale dies a quo unitario per il calcolo il 31 ottobre 1998, e quindi procedendo dapprima alla devalutazione degli importi in conto capitale a detta epoca, mediante applicazione degli indici ISTAT nazionali del c.d. costo della vita.

Detto calcolo viene effettuato con il supporto di un programma informatico, le cui sintetiche risultanze sono le seguenti:

LE -danno patrimoniale al 31 ottobre 1998: €.93.081,04 (€.89.620,78 +€.3.460,26);

-danno non patrimoniale al 31 ottobre 1998: €. 179.114,22;

-danno complessivo a detta epoca: €.272.195,26;

-acconto da detrarre il 2 agosto 2000: €.129.114,22;

-capitale residuo ancora dovuto: €.143.081,04;

-rivalutazione complessiva, come sopra calcolata fino al 2 agosto 2000 su €.272.195,26 ed in seguito su €.143.081,04, ad oggi: €.25.914,06

-interessi sull’importo capitale –dapprima pieno e poi ridotto- via via rivalutato ad oggi: complessivi € 32.968,76;

-totale ancora dovuto: €.201.961,85

PG

-danno patrimoniale al 31 ottobre 1998: €.80.511,32;



-danno non patrimoniale al 31 ottobre 1998: €.225.560,58;

-danno complessivo a detta epoca: €.306.071,90;

-acconto da detrarre il 2 agosto 2000: €.129.114,22;

-capitale residuo ancora dovuto: €.176.957,68;

-rivalutazione complessiva, come sopra calcolata fino al 2 agosto 2000 su €.306.071,90 ed in seguito su €.176.957,68, ad oggi: €.30.713,025

-interessi sull’importo capitale –dapprima pieno e poi ridotto- via via rivalutato ad oggi:: complessivi € 39.769,66;

-totale ancora dovuto: €.247.440,59

9) In definitiva, i convenuti vanno condannati al solidale rimborso dei danni sopportati dalle attrici in occasione del sinistro per cui è causa, nella complessiva residua misura di €.201.961,85 in favore di LE e di €.247.440,59 in favore di PG, oltre ad interessi legali successivi sull’intero importo, comprensivo di capitale rivalutato e danno da ritardo già maturato, fino al saldo (vedi anche su ciò Cass., sez.U, sent. n°1712/95 cit.).

10) Le spese di giudizio del rapporto attrici-convenuti seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo, con attribuzione diretta all’avv. Di Maiuta, distrattario.

P.Q.M.

Il Tribunale di Modena, in persona del Giudice Unico dr. Michele Cifarelli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da LE , in proprio e quale esercente la potestà sulla figlia minore PG, nei confronti di YY, S.D.A. Distribuzioni s.r.l. e Lloyd Italico Assicurazioni s.p.a. con atto di citazione notificato in data 9 febbraio 1999, nel giudizio in cui è intervenuta la Vittoria Assicurazioni s.p.a., così provvede:



1) DICHIARA cessata la materia del contendere fra la Vittoria Assicurazioni s.p.a. ed i convenuti;

DICHIARA integralmente compensate fra dette parti le spese processuali;



2) DICHIARA che il sinistro per cui è causa è avvenuto per colpa esclusiva di YY;

CONDANNA, pertanto, i convenuti al solidale pagamento, in favore di LE :

-dell’importo di €.201.961,85, oltre interessi legali futuri fino al saldo, quale residua liquidazione del danno proprio dipendente da tale sinistro, già detratto l’acconto corrisposto;

-dell’importo di €.247.440,59, oltre interessi legali futuri fino al saldo, quale residua liquidazione del danno occorso alla figlia PG in dipendenza di tale sinistro, già detratto l’acconto corrisposto;

CONDANNA i medesimi al solidale rimborso delle spese sopportate da parte attrice per il giudizio, che liquida in complessivi €.19.635,54 oltre spese generali ed accessori dovuti per legge, di cui €.900,00 per esborsi, €.3.735,54 per diritti ed €.15.000,00 per onorario, e che attribuisce direttamente all’avv. Gaetano Di Maiuta, distrattario.

Così deciso in data 2 agosto 2004

IL GIUDICE

-Michele Cifarelli-



Dep. in Cancelleria il 25.09.2004

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