Tribunale di reggio calabria



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  1. 402/08 R.G. notizie di reato

N. R. Gip



TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA

Ufficio del iudice per le indagini preliminari


Ordinanza di applicazione di misura cautelare

Il Giudice. Dr. Kate Tassone



Letti gli atti del procedimento penale n.402/08 R.G.N.R nei confronti di:
ARTUSO ANTONIO DEMETRIO nato a Reggio Calabria il 14.09.1973 res. in Reggio Calabria alla via Arangea Inf. Gallina n. 74
GIOVANNI TORNATOLA nato a Reggio Calabria il 28.04.1971 e res. in Reggio Calabria alla via Vito Inferiore n. 30;
GIUSEPPE MELCHINI nato a Reggio Calabria il 11.11.1956 e res. in Reggio Calabria alla via Torrione n. 30; difeso di fiducia dall’avv. ALDO RAFFAELLO ABBENAVOLI del foro di Reggio Calabria con studio in Reggio Calabria alla via Castello n. 9
MARILENA MASTRANDREA nata a Cinquefrondi (RC) il 18.09.1960 e res. in Reggio Calabria in via Aldo Moro Trav. D. Priv. N. 5; difeso di fiducia dall’avv. BRUNO ARENA del foro di Reggio Calabria con studio in Reggio Calabria al viale Aldo Moro Trav. D. n. 5 ; elezione di domicilio ex art 161 c.p.p. presso lo studio professionale sito in Reggio Calabria alla via alla via Vico Vitetta n. 27;
DIANO FRANCESCO MARIA nato a Reggio Calabria il 13.01.1960 res. in Brescia alla via Marco Polo n. 5;
D’ASCOLI PASQUALE nato a Reggio Calabria il 18.06.1956 e res. in Reggio Calabria alla via Consortile Catona San Roberto n. 82;
LO RE’ CARMELO MARIA nato a Catania il 11.08.1972 e res. in Reggio calabria alla via Vico Ferruccio n. 19 scala C;
CHIRICO GIUSEPPE nato a Reggio Calabria il 18.05.1955 e res. in Reggio Calabria alla via Marina Arenile n. 7/F;
CONDO’ MARCO nato a Reggio Calabria il 06.02.1979 e res. in Reggio calabria alla via p. Andiloro n. 42/B;
CALI’ FRANCESCO nato ad Oppido Marmetina (RC) il 30.01.1954 e res. in Reggio Calabria alla via Pio XI Dir. Privata n. 6;
D’ELIA FRANCESCO nato a Reggio Calabria in data 25.01.1976 e res. in Reggio Calabria;
CRUCITTI GIUSEPPE nato a Reggio Calabria il 5.6.1953, residente in via delle Camelie nr. 25;

persone sottoposte alle indagini, in ordine, ai seguenti reati:

ARTUSO ANTONIO DEMETRIO e TORNATOLA GIOVANNI

  1. del reato previsto e punito dagli artt. 110 e 476 e 61 n. 9 c.p. per avere in concorso tra loro e previo concerto, il Tornatola nella qualità di impiegato presso l’Ufficio Risorse Europee e Nazionali – Segreteria di Settore – del Comune di RC quindi pubblico ufficiale e l’Artuso, consapevole della qualifica soggettiva del Tornatola, interamente formato un atto pubblico falso, costituito dal “permesso di costruire n. 198” consegnato al Condo’ Pietro Paolo, numero in realtà afferente ad altra pratica edilizia (n° 573/02-A) intestata alla ditta TRAPANI ANTONINO, attribuendo alla pratica del Condò il falso n. 519/06 di protocollo. Condotta posta in essere anche introducendosi abusivamente nel sito intranet del Comune di Reggio Calabria al fine di modificare dati preesistenti e far apparire fraudolentemente che la pratica era stata approvata con parere favorevole (condotta meglio descritta nel capo C) ed inducendo ulteriormente in errore il Condò Pietro Paolo, in ordine il riconoscimento del permesso di costruire, chiedendo allo stesso di versare (pagamento effettuato il 04.05.2007), per il rilascio del permesso, una somma relativa gli oneri di costruzione pari ad euro 5.230,00 su c/c postale 30103980 afferente alle pratiche di condono edilizio, anziché sul c/c 30103923 relativo alle pratiche di nuove costruzioni, così ulteriormente dissimulando la condotta di falsificazione.

Con l’aggravante di avere commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione

In Reggio Calabria il 18.07.2007.
ARTUSO ANTONIO DEMETRIO

B) del reato previsto e punito dall’art 481 e 81 cpv c.p. per avere, in esecuzione di medesimo disegno criminoso, interamente formato atti falsi, nella specie documenti progettuali relativi alla pratica edilizia n. 519/06 presentati quale integrazione del 29.11.2006 della pratica di permesso a costruire della ditta Condò Pietro Paolo; per la precisione: tavole progettuali a firma di professionisti inesistenti anche utilizzando timbri falsi (arch. Francesco Albanese e arch. Vittorio Ciccone); documento di denuncia con falso numero di protocollo (nella realtà tale numero di prot. è attribuito altro progetto; non un fabbricato di 2 p.f.t ad uso rurale da erigersi a Pietrastorta a RC bensì al progetto per la demolizione e ricostruzione di un fabbricato ad un p.f.t. a RC ditta Zito Vittoria); relazione geologica falsamente redatta dal dott. Putrino; indicazione del nominativo dell’arch. Bevacqua quale direttore dei lavori.

In Reggio Calabria il 29.11.2006
TORNATOLA GIOVANNI

C ) del reato previsto e punito dall’art 615 ter cpv n. 1 c.p. per essersi abusivamente introdotto in sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza; nella specie per esseresi abusivamente introdotto nel sito intranet dell’Ufficio Urbanistica del Comune di RC, al fine di operare una manomissione consistita nel commutare rispetto alla pratica sub a) il parere da “contrario” a “favorevole” in ordine il permesso sub a);

Commesso in Reggio Calabria il 17.06.2006 e il 21.06.2006
ARTUSO ANTONIO DEMETRIO e TORNATOLA GIOVANNI

D) del reato previsto e punito dagli artt. 110 e 317 c.p. per avere, previo accordo tra loro, Tornatola in qualità di pubblico ufficiale e Artuso consapevole della qualifica soggettiva dello stesso, abusando dei poteri inerenti alla qualità di pubblico ufficilae rivestita, quale dipendente dell’UTC del Comune di RC, in particolare prospettando che il “progetto così come era stao presentato tramite altro studio professionale “non sarebbe stato accolto” inducevano i coniugi Condò ad affidare l’incarico relativo alla richiesta di permesso a costruire all’arch. Artuso Antonuo Demetrio, facendosi consegnare indebitamente un assegno bancario dell’importo di euro 1.500,00 per la istruzione della pratica.

Commesso in Reggio Calabria in data antecedente e prossima il 05.10.2006 (data di presentazione della istanza di permesso a costruire)
MASTRANDREA MARILENA

E) del reato previsto e punito dagli artt. 482 e 476 c.p. per avere interamente formato un atto pubblico falso; per la precisione “permesso di costruire n. 322datato il 20.11.2003 intestato alla ditta “Mauro” (mentre il numero di protocollo nella realtà attribuito a ditta Cutrupi Giovanni).

In Reggio Calabria in epoca imprecisata successiva al 20.11.2003
MARILENA MASTRANDREA e FRANCESCO DIANO

F) del reato previsto e punito dagli arttt. 110, 48 e 479 c.p. per avere, in concorso tra loro, falsamente attestato nell’atto unico di collaudo del 16.02.2004, depositato presso l’Ufficio dell’ex genio civile, relativo la costruzione dell’immobile sito in località San Brunello di proprietà di Mauro Antonino, stato di fatto non corrispondente al vero, così inducendo in errore i funzionari del predetto ufficio in ordine la collaudabilità del predetto immobile; in particolare attestavano, nella “relazione a struttura ultimata” circa l’esito delle prove di compressione sui campioni di calcestruzzo, che già in data 12.02.2003 era stato completato il telaio di base, mentre la concessione edilizia era datata 20.11.2003.

In Reggio Calabria il 16.02.2004
ARTUSO ANTONIO DEMETRIO

G) del reato previsto e punito dagli art 481 cp perché, formava falsi elaborati progettuali allegati alla istanza, presentata all’UTC di RC, ai fini dell’ottenimento del permesso di costruire in sanatoria, nell’interesse della ditta POSILLIPO ANGELA utilizzando il timbro di professionisti inesistenti.

In Reggio Calabria 16.11.2007
H) del reato previsto e punito dall’art 348 c.p. per avere abusivamente esercitato la professione di architetto per la quale è richieta una speciale abilitazione dello stato; nella specie senza essere iscritto ad alcun albo, ma solo in possesso del diploma di laurea in architettura, esercitava attività che non gli erano consentite.

In Reggio Calabria in data antecedente e prossima il 24.12.2005 a tutt’oggi
MELCHINI GIUSEPPE,D’ASCOLI PASQUALE, LO RE CARMELO, CALI’ FRANCESCO, CONDO’ MARCO, CHIRICO GIUSEPPE:

I) del reato p. e p. dall’art 416 co I, II e III c.p perché, si associavano tra loro, attraverso uno stabile vincolo, realizzato e costantemente alimentato da molteplici contatti personali e telefonici tra i componenti del sodalizio ovvero tra costoro e soggetti estranei all’organizzazione, allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione per atti d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abusi di ufficio e falsi, in parte meglio indicati nei capi che seguono, ponendo in essere, altresì, strumentali condotte delittuose finalizzate al conseguimento di una consolidata egemonia nella acquisizione della clientela per lo svolgimento di attività professionale necessaria per il riconoscimento di atti autorizzativi e la realizzazione di opere urbanistiche;

in particolare, realizzavano il programma criminale:


- MELCHINI Giuseppe, agendo quale organizzatore del sodalizio, avvalendosi della propria posizione all’interno dell’ufficio urbanistica, quale funzionario responsabile del settore edilizia privata dal 10 maggio 2001 all’1 settembre 2009, assicurava l’esito favorevole di un numero indeterminato di progetti presentati in violazione della normativa urbanistica, o assicurava un iter agevolato a quelli presentati da tecnici e professionisti a lui collegati compiendo una serie di abusi in atti d’ufficio, omettendo di rilevare falsità operate nella presentazione dei progetti, ed in particolare, oltre che nei casi descritti negli altri capi di imputazione, altresì in quelli di cui ai seguenti separati procedimenti:

- proc. pen. n. 109/2004 RGNR definito con sentenza 17-9-2009 del Tribunale di Reggio Calabria;

- proc. n. 1112/2006 RGNR definito con sentenza 16-7-2009 del Tribunale di Reggio Calabria;

- proc. n. 125/2004 RGNR definito con sentenza del 30-6-2009 del Tribunale di Reggio Calabria;

- proc. n. 125/2006 RGNR in corso dibattimento presso il Tribunale di Reggio Calabria
in tal modo assicurandosi nel tempo compensi e profitti allo stato non quantificabili; garantiva inoltre a CHIRICO Giuseppe, DASCOLI Pasquale, CALI’ Francesco ed altri tecnici dell’ufficio, non identificati, ed ai professionisti ad essi di volta in volta collegati, quale responsabile del settore e del procedimento, ogni adeguata copertura per il conseguimento di vantaggi illeciti in danno dell’amministrazione comunale. Agiva, inoltre, dopo il passaggio ad altro incarico per assicurarsi comunque tramite i predetti tecnici ed altri soggetti non ancora identificati il controllo delle informazioni sui procedimenti edilizi di suo interesse, allo scopo di preservare la struttura affaristica creata nel tempo, mutandone le modalità operative.

D’ASCOLI Pasquale agendo in qualità di partecipe ed in costante contatto con il MELCHINI, avvalendosi della propria posizione di geometra in servizio presso l’UTC di Reggio Calabria (per lungo periodo sottoordinato al MELCHINI) ed incaricato dell’istruzione di pratiche edilizie, operava sotto le direttive o comunque con il costante sostegno del MELCHINI; gestiva altresì, per il proprio personale profitto, le pratiche di numerosi utenti che indirizzava presso lo studio privato di LO RE’ Carmelo, ove di fatto svolgeva arbitrariamente la libera professione, trattando il buon esito delle pratiche ed incamerando illeciti compensi. Condotte poste in essere anche appropriandosi di atti pubblici arbitrariamente sottratti dall’ufficio di appartenenza e falsificando atti pubblici e certificazioni pubbliche al fine di fare apparire fatti non corrispondenti al vero, ma essenziali al successivo riconoscimento degli atti autorizzativi necessari per la realizzazione di opere edilizie e richiedendo il pagamento di somme di denaro per tali illecite condotte.
LO RE Carmelo, agendo in qualità di partecipe, utilizzava il proprio studio professionale privato di architetto, anche mettendolo a disposizione del D’ASCOLI (che vi operava sostanzialmente quale contitolare) e all’occorrenza del MELCHINI, al quale entrambi facevano capo per la “soluzione” di problemi concernenti sia i tempi di completamento delle pratiche, sia il buon esito di quelle portate avanti in violazione della normativa urbanistica. Condotte poste in essere anche occultando atti pubblici arbitrariamente sottratti dall’ufficio di appartenenza dal D’Ascoli e falsificando atti pubblici e certificazioni pubbliche al fine di fare apparire fatti non corrispondenti al vero, ma essenziali al successivo riconoscimento degli atti autorizzativi necessari per la realizzzazione di opere edilizie, richiedendo il pagamento di somme di denaro per tali illecite condotte.
CHIRICO Giuseppe, agendo in qualità di partecipe, quale impiegato addetto all’Ufficio Edilizia Scolastica dell’Ufficio Patrimonio Edilizio del Comune di Reggio Calabria, avvalendosi dei rapporti con il MELCHINI allo scopo di potere liberamente “seguire”, all’interno dell’ufficio, in concorso con altri soggetti non ancora identificati, i procedimenti per i quali aveva interessi diretti o indiretti, giungendo grazie all’appoggio del MELCHINI ad operare liberamente ed illegalmente anche dopo il suo trasferimento ad altro ufficio, accedendo ai sistemi informatici di registrazione e scarico dei provvedimenti; avvalendosi, allo scopo di realizzare quanto sopra, della disponibilità di professionisti privati sotto la cui copertura lo stesso svolgeva attività professionale ed imprenditoriale (Diano Francesco, Mastrandrea Marilena, altri soggetti in corso di identificazione)
CALI’ Francesco agendo in qualità di partecipe, in collegamento con il D’ASCOLI, il LO RE e il MELCHINI, avvalendosi della propria posizione di responsabile dell’Ufficio Condono Edilizio dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Reggio Calabria, assicurava agli stessi un canale privilegiato di conoscenze ed intervento anche appropriandosi di atti pubblici arbitrariamente sottratti dall’ufficio di appartenenza, falsificando atti e certificazioni pubbliche al fine di fare apparire fatti non corrispondenti al vero, essenziali alla emanazione di atti autorizzativi in materia urbanistica ottenendo il pagamento di somme di denaro.
CONDO’ Marco nipote del D’ASCOLI, agendo in qualità di partecipe, come collaboratore dello studio professionale di LO RE’ Carmelo, falsificando atti e certificazioni pubbliche per la realizzazione di opere edilizie illegali percependo somme di denaro per tali illecite condotte.
Con l’aggravante, per il MELCHINI , di avere organizzato e diretto l’associazione.
Associazione costituitasi in Reggio Calabria operante almeno dall’anno 2001 e tutt’ora in atto.
D’ASCOLI PASQUALE e LO RE CARMELO:

L) del reato p. e p. dall’art 110 e 318 c.p. perché, in concorso tra loro, D’Ascoli in qualità di pubblico ufficiale – Istruttore tecnico nel settore edilizia privata dell’Ufficio urbanistica del Comune di Reggio Calabria - ed il Lorè consapevole della qualifica soggettiva dello stesso, per compiere atto del suo ufficio, ricevevano per sé denaro non dovuto; nella specie ricevevano somma di denaro da tale Alampi (soggetto attualmente deceduto) per seguire le istanze dallo stesso presentate.

Accertato in Reggio Calabria il 20.10.2010 (come risulta dalla conversazione tra presenti del 20/10/2009 ore 19:47:39 progressivo 760)
D’ASCOLI PASQUALE e LO RE’ CARMELO:

M) del reato p. e p. dall’art 110 e 318 c.p. perché, in concorso tra loro, D’Ascoli in qualità di pubblico ufficiale – Istruttore tecnico nel settore edilizia privata dell’Ufficio urbanistica del Comune di Reggio Calabria - ed il Lorè consapevole della qualifica soggettiva dello stesso, per compiere atto del suo ufficio, ricevevano per sé denaro non dovuto; nella specie ricevevano somma di denaro da persona n.m.i. per seguire le istanze dallo stesso presentate.

Accertato in Reggio Calabria il 27.10.2009 (come risulta dalla conversazione tra presenti del 27/10/2009 ore 18:18:33 progressivo 1315)


D’ASCOLI PASQUALE e LO RE’ CARMELO

N) del reato p. e p. dall’art 110 e 319 c.p. perché, in concorso tra loro, D’Ascoli in qualità di pubblico ufficiale - Istruttore tecnico nel settore edilizia privata dell’Ufficio urbanistica del Comune di Reggio Calabria - ed il Lorè consapevole della qualifica soggettiva degli stessi, per compiere atto del suo ufficio, ricevevano per sé denaro non dovuto; nella specie ricevevano euro 1.000 da persona n.m.i. per procurare un certificato di agibilità in soli quattro (4) giorni.

Accertato in Reggio Calabria il 04.12.2009 (come risulta dalla conversazione tra presenti del 04/12/2009 ore 16:11:55, progressivo 3863 )

D’ASCOLI PASQUALE, LO RE’ CARMELO, MELCHINI Giuseppe
O) del reato p. e p. dall’art 110 e 319 c.p. perché, in concorso tra loro, D’Ascoli e Melchini in qualità di pubblici ufficiali – rispettivamente D’ascoli geomentra con mansione di istruttore tecnico all’UTC di Rc e Melchini funzionario presso l’Ufficio programmazione dell’assessorato dei LLPP del comune di Reggio Calabria, quindi pubblici ufficiali - ed il Lorè consapevole della qualifica soggettiva degli stessi, per compiere atto contrario ai doveri di ufficio, ricevevano per sé denaro non dovuto; nella specie sottraevano ed occultavano atti pubblici prelevati dall’ufficio di appartenenza e successivamente modificavano dati degli atti sottratti al fine di fare corriponedere fatti non corrispondenti al vero per il successivo riconoscimento di atti autorizzativi a favore di Alampi Giovanni (soggetto deceduto); il tutto sotto il coordinamento del Melchini che firmava tali atti facendoli risultare emessi in epoca precedente al suo trasferimento

Accertato in Reggio Calabria il 05.02.2010 e il 09.02.2010 (come risulta dalla conversazione tra presenti del 05/02/2010, alle ore 17:30:52, progressivo 5637 e del 09/02/2010, alle ore 18:20:47 progressivo 5739)


D’ASCOLI PASQUALE, LO RE’ CARMELO, CALI’ FRANCESCO, CONDO’ MARCO, D’ELIA FRANCESCO e CRUCITTI GIUSEPPE:

P) del reato previsto e punito dagli artt. 110 e 319 c.p. per avere in concorso tra loro, il D’ASCOLI ed il CALI’ in qualità di pubblici ufficiali – rispetivttivamente D’ascoli geomentra con mansione di istruttore tecnico all’UTC di Rc e Calì responsabile dell’Ufficio Condono edilizio dell UTC del comune di Rc - ed il Lorè e il Condò consapevoli della qualifica soggettiva dei predetti, per compiere atto contrario ai doveri di ufficio, ricevevano per sé denaro non dovuto; nella specie sottraevano ed occultavano atti pubblici prelevati dall’ufficio di appartenenza, alteravano dati concernenti la regolarizzazione di un fabbricato nella titolarità di CRUCITTI GIUSEPPE attraverso moduli non più in uso falsamente compilati, ottenendo da D’ELIA Francesco interessato alla successiva compravendita immobiliare imprecisate somme di denaro

Accertato in Reggio Calabria il 10.02.2010 (come risulta tra l’altro dalla conversazione tra presenti del 10/02/2010, alle ore 17:31:35, progressivo 5768, e n^ progressivo 5769 e del 11/03/2010, alle ore 18:53:48, n^ progressivo 6899))

D’ASCOLI PASQUALE, LO RE’ CARMELO, CONDO’ MARCO, SMERALDO ANTONINO, SMERALDO PAOLA, SMERALDO CATERINA e PRISTIPINO DEMETRIO FILIPPO

Q) del reato previsto e punito dagli artt. 110 e 319 c.p. perché in concorso tra loro, il D’ASCOLI in qualità di pubblico ufficiale –geometra con mansione di istruttore tecnico all’UTC di Reggio Calabria - il Lorè e il Condò consapevoli della qualifica soggettiva del predetto, per compiere atto contrario ai doveri di ufficio, ricevevano per sé denaro non dovuto; nella specie sottraevano ed occultavano atti pubblici prelevati dall’ufficio di appartenenza; falsificavano atti necessari per il successivo riconoscimento di permesso a costruire attraverso indicazione di dati

non corrispondenti al vero, così ottenendo parere favorevole da parte dell’organo comunale, permesso riconosciuto per la realizzazione di fabbricato di interesse dei


fratelli SMERALDO Paolo, Caterina, Antonino Pristipino Demetrio, che a tali fini elargivano somme di denaro (complessivamente euro 12.250,00)



Accertato in Reggio Calabria il 18.08.2010 (data di approvazione della delibera comunale) (come risulta tra l’altro dalle conversazioni tra presenti del 23/11/2009, alle ore 16:20:28, n^ progressivo 3169; dello 01/12/2009, alle ore 18:11:38, n^ progressivo 3719; dello 01/12/2009, alle ore 18:51:38, n^ progressivo 3720; del 04/12/2009, alle ore 18:42:41, n^ progressivo 3898; dalle conversazioni telefoniche del 24.11.2009 progr. 2065; del 25.11.2009 progr. 2133; del 29.11.2009 progr. 6982; del 09.12.2009 progr. 2339 del 14.12.2009 progr. 2413; del 21.12.2009 progr. 2518; del 22.12.2009 progr. 2563; del 29.12.2009 progr. 2738; del 19.01.2010 progr. 3103; del 19.01.2010 progr. 3107; del 19.01.2010 progr. 3109 del 19.01.2010 progr. 1792)

Letta la richiesta con cui il Pubblico Ministero ha chiesto applicarsi misura cautelare personale


OSSERVA

L’ordinanza che segue pronunzia sulla richiesta del P.M. depositata il 15\2\2011 e sulla richiesta integrativa depositatal’11\3\2011 con la quale e’ stato riqualificato il capo N) e contestato ex novo il capo Q) .


Cosi’ scrive il Pubblico Ministero nella premessa alla richiesta con cui chiede applicarsi agli indagati misura cautelare personale :
La presente indagine rappresenta la confluenza di vari accertamenti, originati da vicende anche anche non collegate tra loro, che hanno consentito di focalizzare l’esistenza di un sistema di potere illegale interno all’ufficio (unità operativa) “Urbanistica” del Comune di Reggio Calabria, che ha operato (e prosperato) negli anni tra il 2001 ed il 2009, e in molti suoi aspetti ancora vitale.

Le indagini avevano originario sviluppo dall’intervento della Polizia Municipale per una costruzione edilizia risultata irregolare in Via Reggio Campi II tronco Trav. Campolo (cfr. informativa della Polizia Municipale di RC del 23.01.2008 in atti) in data 7 gennaio 2008. Dall’esame della documentazione inerente il presunto permesso di costruire n. 198 del 18.08.2007, risultato falso ed esibito dal proprietario tale CONDO’, emergeva una situazione di eccezionale gravità interna agli uffici, nell’ambito dei quali un semplice impiegato con mansioni esecutive, TORNATOLA Giovanni, si era “proposto” per occuparsi in tutto della pratica, aveva avuto libero accesso ai sistemi informatici, aveva reclutato un architetto ARTUSO Antonio Demetrio con il compito di gestire l’esecuzione dei lavori. Nel marzo 2008 il dirigente arch. Saverio Putortì, comunicava alla Procura della Repubblica, di avere effettuato nel mese di gennaio una riunione presenti oltre al CONDO’ l’arch. ARTUSO ed il Responsabile del Procedimento dott. MELCHINI Giuseppe per valutare l’accaduto.

La vicenda della falsa concessione diveniva di pubblico dominio e contribuiva a rafforzare un dibattito “politico” già da tempo vivace su tante denunce circa presunte illegalità interne all’ufficio; in esito a ciò il Consiglio Comunale istituiva una commissione d’inchiesta che concludeva i suoi lavori nel giugno 2009. Alla relazione, i cui contenuti vedremo più avanti, seguivano una serie di trasferimenti, il più importante dei quali era, in data 1 settembre 2009, quello del responsabile dell’edilizia privata, arch. MELCHINI.

L’indagine intanto vedeva susseguirsi due consulenze tecniche, eseguite da CT nominato da questa Procura, che portavano alla luce una situazione sconcertante relativa a numerose pratiche edilizie irregolari, costellate da falsa documentazione, con il ricorrere di alcuni professionisti già emergenti nella vicenda CONDO’.

Figura centrale rispetto a tutte le pratiche palesemente irregolari appariva - o per intervento diretto nel procedimento o per omissioni di controlli che sarebbe stato agevole eseguire – proprio il MELCHINI Giuseppe, architetto responsabile del settore edilizia privata, sostanzialmente il vertice in questo settore dell’ufficio posto immediatamente al di sotto del dirigente dott. PUTORTI’.
Acquisite ai sensi dell’art 117 c.p.p. (cfr. provvedimento in atti), le schede individuali relative i dipendenti dell’UTC e svolti i primi accertamenti emergeva come il MELCHINI Giuseppe risultasse proprietario (lui o familiari diretti) di svariati immobili in Reggio Calabria e di beni mobili registrati; che tra i tecnici anche il DASCOLI Pasquale risultasse proprietario di svariati beni mobili ed immobili, che il figlio del MELCHINI Giuseppe, MELCHINI Tommaso agiva come titolare di ditta individuale che esercita “Attività di studi di architettura “.

Inoltre la P.G. accertava che giornalmente il D’ASCOLI si recava presso lo studio professionale dell’arch. LO RE Carmelo, senza alcuna legittima motivazione.

Ritenendo pertanto che tale studio professionale fosse collegato ai fatti oggetto del procedimento (cfr. annotazione di PG in atti) e dalle conversazioni ivi captate potessero acquisirsi fondamentali elementi di prova del sistema di potere interno all’ufficio, alla base delle gravissime irregolarità accertate, in data 01.07.2009 (cfr. provvedimento di aggiornamento di iscrizione ex art. 335 c.p.p. in atti); si attivava con richiesta del 6-7-2009 un servizio di intercettazione telefonica ed ambientale per il reato di cui all’art 476 c.p. che il GIP in sede autorizzava con decreto del 06.07.2009 (cfr. decreto e succ. proroghe in atti RIT 1414/09)
Il servizio, particolarmente quello ambientale nello studio LO RE, ha fatto emergere svariati aspetti di questo sistema illecito confermando la posizione apicale e centrale del MELCHINI che si pone quale riferimento indispensabile per gruppi di professionisti e loro partner tecnici interni all’ufficio (DASCOLI, LO RE,CALI’), spesso anche in competizione tra loro, ma accomunati dalla sistematica possibilità di godere mano libera nella gestione agevolata, illecita, se necessario, delle pratiche che interessano i loro clienti. Altri segmenti illeciti collegati al MELCHINI sono invece rimasti nell’ombra, ma non vi è dubbio che il MELCHINI si sia appoggiato ad altri tecnici e professionisti, rimasti non identificati. Tra essi la posizione del CHIRICO Giuseppe ha trovato infatti adeguati riscontri: trattasi di un geometra che, grazie ai rapporti col MELCHINI, ha potuto lavorare indisturbato all’ufficio urbanistica persino dopo che a seguito della vicenda penale di cui si dirà viene trasferito ad altro settore.

Sotto il profilo indiziario i riferimenti ad altri tecnici e professionisti non appaiono idonei a sostenere una loro stabile e cosciente adesione al sodalizio, sebbene la conoscenza di questo “assetto” di potere sia stata assolutamente diffusa.

Sono stati parimenti acquisiti gli atti di alcune vicende giudiziarie già pervenute a sentenza che fungono da ulteriore riscontro così come operati accertamenti patrimoniali, ancora parziali, che delineano un quadro abbastanza ampio e completo dei fatti che si andranno ad esaminare.

Appare tuttavia importante trattare prima di esaminare i risultati delle indagini quanto emerso dai lavori della commissione d’inchiesta.”
Va, sin da ora, anticipato che l’esame del compendio indiziario offerto alla valutazione del Gip ha condotto a ritenere sussistente , senza significativi margini di dubbio, un grave quadro indiziario rispetto a tutti i reati per i quali e’ stata formulata richiesta di applicazione di misura cautelare. Ancora una volta deve essere evidenziato che le intercettazioni telefoniche e, sopratutto, ambientali si sono rivelate formidabile strumento di indagine e hanno consentito agli inquirenti di riprendere e immortalare, in diretta, uno sconcertante spaccato di illegalita’ diffusa elevata a sistema ordinario di gestione della propria funzione di pubblici dipendenti.

La cosa pubblica e l’amministrazione della stessa, intesa come governo ordinato e armonico del territorio, risorsa preziosa di una terra creata splendida ma sistematicamente e brutalmente sfregiata dalla criminale spregiudicatezza e dall’ottusa insipienza di alcuni uomini , e’ stata intesa dagli indagati come avida occasione di illeciti guadagni.

Come gli indagati, inconsapevolmente, “confesseranno” nel corso delle conversazioni captate dagli inquirenti, l’esame di una richiesta di permesso di costruire, di una domanda di condono veniva vista non come momento di verifica della legittimita’ dell’interesse del cittadino a ottenere un provvedimento concessorio della P.A. ma come famelica opportunita’ per costringere o indurre taluno a dare, a se o a un terzo, utilita’ non dovute , in cio’ abusando della qualita’ e dei poteri attribuiti dalla pubblica funzione, o per ricevere retribuzioni non dovute per compiere un atto del proprio ufficio o per compiere un atto contrario ai doveri dell’ufficio.

Tale sistema , di cui e’ qui emersa in termini di gravita’ indiziaria solo una parte accreditando gli atti di indagine la ragionevole probabilita’ che ben piu’ ampi siano i termini del fenomeno, deve aver contribuito a radicare in parte della cittadinanza la convinzione che gli atti normativi e amministrativi in ambito urbanistico non siano strumenti diretti a regolamentare, nel superiore interesse della collettivita’, l’uso e lo sfruttamento razionale del territorio nel rispetto della miglior tutela del paesaggio, della salubrita’ dell’ambiente, della funzionalita’ e della sicurezza degli insediamenti abitativi, della bellezza dei luoghi , beni alla cui fruizione l’intera popolazione ha diritto , ma inutili ostacoli al miope e asfittico interesse individuale, cervellotici orpelli, inutile freno all’egoistica prospettiva del singolo, individuo o impresa, facili da aggirare sol che si fosse interpellato il funzionario giusto e corrisposto il prezzo adeguato con la conseguenza che chi, per scelta o altro, rimaneva fuori del sistema vedeva mortificate le proprie legittime aspettative ad una fisiologica interlocuzione con la pubblica amministrazione.


Quanto ai criteri giuridici da applicare in sede di valutazione della valenza indiziaria delle conversazioni intercettate e registrate (e che in base all’art. 273 comma 1-bis cpp sono omogenei nel giudizio cautelare ed in quello di merito) va premesso che una questione fondamentale affrontata dalla Giurisprudenza riguarda la possibilità di assimilare le affermazioni fatte dai conversanti a carico dei medesimi o di terzi a delle chiamate di correo con conseguente estensione alle prime della regola di giudizio di cui all’art. 192 comma 3° cpp.

La soluzione offerta da un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale è nel senso che << il contenuto di un’intercettazione, anche quando si risolva in una precisa accusa in danno di terza persona, indicata come concorrente in un reato alla cui consumazione anche uno degli interlocutori dichiara di avere partecipato, non è in alcun senso equiparabile alla chiamata in correità e, pertanto, se va anch’esso attentamente interpretato sul piano logico e valutato su quello probatorio, non va però soggetto, nella predetta valutazione, ai canoni di cui all’art. 192 comma 3° cpp >> (Cass. Pen. Sez. V°, n. 13614 del 19.01.2001, PRIMERANO; in senso analogo vedi Cass. Pen. Sez. V°, n. 38413 del 9.10.2003, ALVARO ed altri; Cass. Pen. Sez. V°, n. 603 del 13.01.2004, GRANDE ARACRI; Cass. Pen. Sez. I°, n. 1683 del 21.01.2004, BARILLA’ ed altri; Cass. Pen. Sez. IV n. 35860 del 28.09.2006, DELLA VENTURA)).

Ovviamente, se per un verso si deve ritenere che nella valutazione delle affermazioni intercettate non si applichi la regola di giudizio di cui all’art. 192 comma 3° (che richiede la sussistenza di “altri elementi di prova che ne confermino l’attendibilità”), per altro verso si deve comunque riconoscere che anche nei confronti delle intercettazioni si ponga un problema di “esatta comprensione” e di “credibilità” delle affermazioni fatte dai conversanti.

Sotto il profilo dell’esatta comprensione la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che <<…con riferimento ai risultati delle intercettazioni di comunicazioni, il giudice di merito deve accertare che il significato delle conversazioni intercettate sia connotato dai caratteri di chiarezza, decifrabilità dei significati, assenza di ambiguità, di modo che la ricostruzione del significato delle conversazioni non lasci margini di dubbio sul significato complessivo della conversazione. In questo caso ben può il giudice di merito fondare la sua decisione sul contenuto di tali conversazioni.



Se invece la conversazione captata non è connotata da queste caratteristiche – per l’incompletezza dei colloqui registrati, per la cattiva qualità dell’intercettazione, per la cripticità del linguaggio usato dagli interlocutori, per la non sicura decifrabilità del contenuto o per altre ragioni – non per questo si ha un’automatica trasformazione da prova ad indizio, ma è il risultato della prova, che diviene meno certo con la conseguente necessità di elementi di conferma che possano eliminare i ragionevoli dubbi esistenti. E, quindi, in definitiva, i criteri di valutazione della prova divengono quelli della prova indiziaria >> (Cass. Pen. Sez. IV° n. 21726 del 7.05.2004, SPADARO ed altri; IN SENSO ANALOGO VEDI Cass.. Sez. VI n. 29350 del 3.05.2006, RISPOLI)).

Ed, infatti, già in precedenza la Suprema Corte aveva in più occasioni affermato che << gli indizi raccolti nel corso delle intercettazioni telefoniche possono costituire fonte diretta di prova della colpevolezza dell’imputato e non devono necessariamente trovare riscontro in altri elementi esterni qualora siano:




  • gravi, cioè consistenti e resistenti alle obiezioni e quindi attendibili e convincenti;

  • precisi e non equivoci, cioè non generici e non suscettibili di diversa interpretazione altrettanto verosimile;

  • concordanti, cioè non contrastanti tra loro e, più ancora, con altri dati od elementi certi…>> (Cass. Pen. Sez. IV° n. 22391 del 21.05.2003, QEHALLIU LUAN).

Come si vedra’, nel caso di specie, le conversazioni intercettate non presentano particolari problemi interpretativi, apparendo evidente l’assoluta spontaneità delle stesse, circostanza questa che si desume chiaramente



  • dallo stesso contenuto degli argomenti affrontati nel corso dei dialoghi.;

  • dal tenore inusualmente esplicito di alcuni dialoghi captati, da attribuire certamente al fatto che i conversanti ritenevano di parlare in un luogo assolutamente sicuro, nel quale appunto era possibile affrontare con assoluta chiarezza questioni di rilevantissimo interesse investigativo.

Sotto il diverso profilo della “credibilità” delle affermazioni intercettate e, quindi, della loro valenza probatoria appare opportuno distinguere tre tipi d’intercettazione: le intercettazioni totalmente auto-accusatorie, le intercettazioni parzialmente auto-accusatorie e le intercettazioni totalmente etero-accusatorie.


Intercettazioni totalmente auto-accusatorie
Si tratta di intercettazioni relative a conversazioni nel corso delle quali è lo stesso conversante che esplicitamente od implicitamente accusa sé di aver commesso un dato reato. Le affermazioni “contra se” pronunciate dall’imputato equivalgono praticamente ad una sorta di confessione extragiudiziale e, pertanto, << hanno integrale valenza probatoria >> (vedi Cass. Pen. Sez. VI° n. 27656 del 9.07.2001, CORSO G. ed altri).

La Suprema Corte di Cassazione, ritornando sulla valenza probatoria di tali intercettazioni auto-accusatorie, ha, inoltre, sottolineato che: << in materia di intercettazioni telefoniche non trovano applicazione gli artt. 62 e 63 cpp, in quanto le ammissioni di circostanze indizianti, fatte spontaneamente dall’indagato nel corso di una conversazione telefonica, la cui intercettazione sia stata ritualmente autorizzata, non sono assimilabili alle dichiarazioni da lui rese del corso dell’interrogatorio dinanzi all’Autorità giudiziaria od a quello di polizia giudiziaria, né le registrazioni ed i verbali delle conversazioni telefoniche sono riconducibili alle testimonianze “de relato” sulle dichiarazioni dell’indagato, in quanto integrano la riproduzione fonica o scritta delle dichiarazioni stesse di cui rendono in modo immediato e senza fraintendimenti il contenuto >> (Cass. Pen. Sez. VI° n. 31739 del 28.07.2003, CORTEGGIANO ed altri).


Intercettazioni parzialmente auto-accusatorie
Si tratta di intercettazioni relative a conversazioni nel corso delle quali uno dei conversanti accusa sé di avere commesso un dato reato, in concorso con un terzo del tutto estraneo alla conversazione.

Come si è già visto in precedenza, tali conversazioni possono, in linea di principio, costituire prova diretta della responsabilità senza bisogno di ulteriori elementi di conferma, ma, essendo coinvolto pur sempre un terzo estraneo alla conversazione, la loro valutazione deve sempre avvenire con particolare rigore.


Intercettazioni totalmente etero-accusatorie
Si tratta di intercettazioni relative a conversazioni nel corso delle quali uno od entrambi i conversanti accusano un terzo di avere commesso un determinato reato. In relazione a tali intercettazioni la Suprema Corte di Cassazione ha in più circostanze sancito un principio diverso, sottolineando che <<…nel caso di generiche affermazioni fatte da terze persone nel corso di conversazioni alle quali non è partecipe l’indagato, è necessario che esse trovino riscontro in altri elementi di supporto che integrino con riferimenti specifici la genericità dell’accusa…>> (vedi Cass. Pen. Sez. I°, n. 6234 del 2.11.2000, ZAVETTIERI; Cass. Pen. Sez. I°, n. 6232 del 2.11.2000, PRIMERANO). In altra occasione la Suprema Corte ha ritenuto necessaria la sussistenza di un <<…riscontro obiettivo ed estrinseco, in qualche modo verificabile, che consenta di ritenere attendibili le dichiarazioni provenienti da intercettazioni ambientali avvenute tra persone diverse dall’indagato…>> (Cass. Pen. Sez. II° n. 34423 del 16.03.2001, LIBRI).
Nel corso dei colloqui registrati sono state captate dichiarazioni sia autoaccusatorie sia eteroaccusatorie.

In proposito nulla quaestio con riferimento alle c.d. dichiarazioni autoaccusatorie intercettate, da considerare intrinsecamente attendibili e logicamente credibili e che sicuramente non necessitano di alcun elemento di riscontro o di conferma.

Per gli indagati che siano stati direttamente intercettati le rispettive dichiarazioni costituiscano una piena ammissione di responsabilità quali autori dei delitti contestati.

Non é emersa ragione alcuna, del resto, per ritenere che le dichiarazioni autoccusatorie registrate fossero oggetto di invenzione o fantasia, tenuto anche conto dell’assoluta delicatezza e importanza delle questioni oggetto dei dialoghi.


Quanto alle dichiarazioni eteroaccusatorie, é evidente che queste abbiano una maggiore e più pregnante valenza probatoria soprattutto quando la fonte conoscitiva del soggetto conversante sia diretta. Nel procedimento in esame le dichiarazioni etero-accusatorie provengono dai concorrenti nell’associazione di cui al capo I), da parte di pubblici funzionari che operavano nel medesimo settore dell’amministrazione comunale della citta’, da professionisti o clienti dello studio professionale Lo Re protagonisti dei fatti oggetto del presente procedimento, conversanti che si limitavano a commentare i fatti e che non avrebbero avuto alcuna ragione per diffamare i soggetti che nelle dichiarazioni captate venivano accusati.

Emerge, di contro, un rapporto di mutua solidarieta’, di assoluta reciproca fedelta’, ad esempio, fra D’Ascoli Pasquale, Cali’ Francesco, Melchini Giuseppe e Lo Re Carmelo e anche quando D’Ascoli o Cali’ parlano, stigmatizzandone l’avidita’, ad esempio, di Chirico Giuseppe non si esprimono come se parlassero di altro da se’ ma lo fanno come attori della stessa piece i quali vorrebbero che tutti, D’Ascoli, Cali’, Chirico e altri soggetti non identificati, partecipassero in egual misura alla spartizione illecita’ della ancor piu’ illecita torta sotto la onnipresente protezione di Melchini Giuseppe.

Rimandando le valutazioni più specifiche all’esame delle singole posizioni, va dunque, in linea generale, condiviso il giudizio di piena attendibilità espresso dal PM, atteso che le dichiarazioni eteroaccusatorie non consistono in una scarna e isolata affermazione, ma in plurimi riferimenti a fatti specifici, sovente rubricati in un apposito capo di imputazione, al ruolo e all’attivita’ in concreto svolta , provenienti da persone che operano nello stesso ambito della pubblica amministrazione , da personaggi intranei al medesimo circuito dei vari indagati .

Le dichiarazioni quindi si integrano e si raccordano, riscontrandosi sia reciprocamente che trovando preciso eco nei documenti acquisiti agli atti, nelle CTU disposte dal P.M., nelle dichiarazioni rese da indagati e da persone informate sui fatti . Il giudizio, pertanto, è di massima affidabilità e valenza indiziaria non emergendo dagli atti, peraltro, ragioni di calunnia o millanteria.



Quanto alle fattispecie penale chiamate in causa scrive il P.M. con condivisibili argomentazioni:
Le indagini svolte (acquisizioni documentali,consulenze tecniche, intercettazioni) evidenziano come MELCHINI Giuseppe abbia creato un sistema di gestione “occulta” degli affari dell’ufficio urbanistica che ha inciso in modo eccezionalmente grave negli anni scorsi sulla legalità dell’azione amministrativa.

Che ciò sia potuto accadere nell’assoluta ignoranza da parte del dirigente del settore quel PUTORTI’ Saverio che per anni ha operato quotidianamente a contatto con il MELCHINI, lo stesso PUTORTI’ che ha nominato segretario un elemento spregiudicato come il TORNATOLA, anche in questo caso non accorgendosi dei clamorosi illeciti da questo perpetrati, è circostanza piuttosto anomala; dall’altra parte deve prendersi atto del dato che il più penetrante strumento di indagine utilizzato – costituito dall’intercettazione ambientale nello studio LO RE – non ha mai visto pronunciare alcun riferimento al PUTORTI’. Chiarire questa circostanza sarà compito della ulteriore fase delle indagini che dovrà far seguito ai provvedimenti cautelari.

L’attività ha consentito di evidenziare come gli ostacoli della normativa urbanistica e i vincoli di piano e regolamento fossero superati in maniera fraudolenta, spesso sollecitando agli utenti di rivolgersi ad uno studio professionale gradito all’ufficio. Ma non solo. Sono emersi elementi concordanti che dimostrano come non sia sufficiente all’utente pagare le prestazioni professionali, ma a queste debba essere aggiunto un beneficio economico anche per i tecnici comunali attenzionati, nonché in alcuni casi altro denaro debba essere destinato all’acquisto di moduli utili per le falsificazioni.
Questa la desolante situazione che emerge dalla complessa, articolata e necessariamente lunga attività di indagine che ha interessato l’UTC del Comune di Reggio Calabria, dove l’illegalita è divenuta la prassi, dove il fine pubblico, obiettivo che i pubblici funzionari dovrevvero perseguire, sembra perseguito in modo occasionale e residuale.
Paradossale la situazione del Condò, il quale sebbene indagato, nell’ambito di questo p.p., per il reato di abuso edilizio, cerca ancora recandosi proprio presso lo studio LO RE’ di trovare una strada di favore per la soluzione dei suoi problemi e accetta (o è costretto ad accettare), che per potere sbloccare la situazione ci si debba rivolgere a determinate persone.
La ricostruzione degli episodi criminosi descritti, pertanto, conduce ad una valutazione complessiva dei risultati investigativi sino ad ora raccolti tale da giustificare l’affermazione dell’esistenza di una associazione a delinquere nei termini in rubrica delineati (verosimilmente anche con altri soggetti allo stato non ancora individuati) abitualmente dedita ad attività delittuosa in danno della pubblica amministrazione, oltre che alla commissione di tutte le altre ipotesi di reato in apertura contestate.

Va ricordato che la giurisprudenza in materia non esige per il riconoscimento del delitto associativo una completa e ben organizzata organizzazione, ritenendo piuttosto fondamentale:

  1. L’esistenza di un generico ed indeterminato programma criminoso, ricorrente nel caso di specie per la posizione “parassitaria” assunta dagli indagati, d’intesa tra loro, sugli affari del proprio ufficio costantemente strumentalizzati, dove possibile, ad interessi privati in una logica spartitoria assolutamente evidente.

  2. L’esistenza di una pur rudimentale ripartizione di ruoli e la consapevolezza da parte di ciascuno dell’apporto altrui al conseguimento degli obiettivi non limitati a singole operazioni illecite. Dato parimenti ricorrente se si pensa alla posizione sovraordinata del MELCHINI ed al sostegno a lui dato da soggetti come CHIRICO, DASCOLI, CALI’ il cui agire illecito si poneva in sinergia con quello del responsabile del settore.

Che poi all’interno di questo ampio coacervo di potere illegale si siano formati sottogruppi in sostanziale competizione tra loro (come si evince dai toni di critica manifestati da DASCOLI nei confronti del CHIRICO e il riferirsi dei tecnici a diversi professionisti (LO RE da un lato, Diano e Mastrandrea dall’altro); che ancora altri soggetti abbiano potuto godere di un autonomo legame con il MELCHINI (cosa assai probaile per l’ARTUSO e il TORNATOLA, pur non raggiunti allo stato da indizi del reato ex art. 416 cp), sono tutte circostanze che non sembrano poter mettere in discussione il paradigma associativo come sopra tracciato, nelle sue linee minime essenziali sussistente.
Elementi di responsabilità per la partecipazione a questo “sistema” sono chiaramente emersi anche a carico di CONDO’ Marco, collaboratore dello studio LO RE e nipote di D’ASCOLI Pasquale. Si rinvia per questo al tenore delle intercettazioni, inequivoco sul punto, sebbene il suo ruolo appaia assolutamente subalterno.
Si rappresenta, infine, sempre al fine di evidenziare l’urgenza dellla presente richiesta, che a tutt’oggi i soggetti attenzionati prestano servizio presso Uffici del comune di RC; in particolare:

1) GIUSEPPE MELCHINI: Funzionario presso l’Ufficio Programmazione dell’Assessorato Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria;

2) PASQUALE D’ASCOLI: Istruttore Tecnico nel Settore Edilizia Privata dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Reggio Calabria;

3) CALI’ FRANCESCO: Responsabile dell’Ufficio Condono Edilizio dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Reggio Calabria;

4) GIOVANNI TORNATOLA: presta servizio presso l’Ufficio Risorse Europee e Nazionali – Segreteria di Settore – del Comune di RC.

5) CHIRICO GIUSEPPE: impiegato addetto all’Ufficio Edilizia Scolastica dell’Ufficio Patrimonio Edilizio del Comune di Reggio Calabria.




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