Tu sei prezioso



Scaricare 89.68 Kb.
01.06.2018
Dimensione del file89.68 Kb.

Anno Associativo 2014.2015

Proposta Formativa per responsabili ed educatori parrocchiali dell’Acr

- Laboratorio della formazione -
2° incontro: TU SEI PREZIOSO - Domenica 14 Dicembre 2014

dalle ore 16.00 alle ore 18.30 a Gallipoli, parrocchia “San Gabriele”

1° livello: BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI
Alcuni appunti.
Dalla sola lettura del tema di questa seconda giornata del Laboratorio della Formazione, le domande che mi sovrastano sono tante, a partire da “cosa è il bisogno educativo speciale?”, “come intervenire?”, “come agire e con chi interagire?”, “è bene partire dallo specifico bisogno per arrivare al “bisogno fondamentale”?: Cristo”.

Con l’équipe siamo andati a spulciare e successivamente ad assimilare alcuni dei tanti documenti della Chiesa e documenti associativi (che proponiamo e ne consigliamo non la semplice lettura, ma qualcosa in più!) che trattano esplicitamente o meno questo argomento.



1970

Partiamo proprio da “1. “Il rinnovamento della catechesi”, pubblicato nel 1970 sotto la spinta del Concilio Vaticano II, (che) ha segnato decisamente, come “documento base” (DB), l’itinerario catechistico della chiesa italiana.” (Lettera dei Vescovi per la riconsegna del testo “Il rinnovamento della catechesi, 1990). Il capitolo settimo riguardante “I SOGGETTI DELLA CATECHESI” ci chiarisce che Tutti i battezzati hanno bisogno di una catechesi adeguata” e al n. 125 “L’aiuto ai meno dotati” leggiamo che “Con premura speciale, i catechisti devono prendere cura di coloro che hanno maggiore bisogno, perché più poveri, più deboli, meno dotati. Proprio a loro Cristo ha voluto mostrarsi strettamente vicino e unito……. Essi vanno avvicinati con zelo e simpatia. Si devono studiare e attuare forme di catechesi, che meglio rispondano alle loro condizioni.”; al n. 126 “La catechesi ai poveri e ai deboli” sottolinea che esistono diversi tipi di povertà. Si può essere privi di verità, d’amore, di speranza, di cultura, di una via retta, …. “… c’è perfino chi ignora di soffrire per la mancanza di un bene superiore”. Questi poveri si trovano in qualunque ambiente e ceto sociale, ma Dio li ha scelti!; al n. 127 “La catechesi ai disadattati e ai subnormali” esplicita il bisogno di “assicurare forme appropriate di catechesi ed educatori pedagogicamente specializzati” soprattutto a quei bambini e ragazzi con “difficoltà di carattere fisico, psichico e sociale”.



1983

Nel PROGETTO VITA, dell’Azione Cattolica Italiana, datato 1983, il capitolo IV “Handicappati”, quando ancora si usava questo termine per parlare di persone diversamente abili, ci ricorda “che prima di tutto e davanti a qualsiasi tipo di handicap o di problema ci sono le esigenze, i sentimenti, la vita dell’uomo, e continua nell’analisi del problema affermando che “- aiutare una persona handicappata significa innanzitutto fare dono del proprio tempo, dare gratuitamente il <> e non le briciole avanzate tra i tanti impegni della giornata. …. A volte è essa (la persona con handicap) a costruirsi un mondo chiuso e ristretto per paura di non essere all’altezza di stare con gli altri oppure perché già <> da interventi saltuari e inadeguati di carità……”.



1990

Molto bello il PROGETTO ACR DEL 1990 che ci consegna a pag. 32 Annotazioni su “Tipologie di bambini difficili”. Dal bambino viziatoche trova l’adulto completamente al suo servizio”, incapace anche in futuro di costruire la sua autonomia, convinto che non ci siano doveri ma solo diritti, si passa al bambino rifiutato, trascurato o odiato incosciente che esistano persone capaci di amare; per poi scoprire il bambino scoraggiato per problemi irrisolti o perché effettivamente ha poco coraggio; tra questa categoria ci sono i bambini pigri, che non si mettono in gioco non perché effettivamente pigri ma per nascondere la loro insicurezza; arrivando poi al bambino con inferiorità organica, riferita non solo a “reali difetti fisici ma anche al vissuto soggettivo di non accettazione del proprio corpo” (sentirsi brutto, troppo grasso, troppo magro ……).

Approfondire queste pagine sarebbe molto interessante in quanto ci presentano che tipo di atteggiamento ogni ragazzo, che ha le suddette caratteristiche, terrà all’interno del gruppo. Incontreremo infatti il bambino stravagante, il bambino maleducato, il bambino chiuso in sé o propenso all’aggressività eterodiretta, il bambino che non agisce per non fallire, il bambino che si isolerà creando intorno a sé un ambiente predisposto a rifiutarlo.

1991

Continuando la nostra carrellata di documenti arriviamo a trovare la Nota dell’Ufficio Catechistico Nazionale della C.E.I. per l’accoglienza e l’utilizzo del Catechismo CEI – IL CATECHISMO PER L’INIZIAZIONE CRISTIANA DEI FANCIULLI E DEI RAGAZZI – 1991. Nella Nota al cap. IV: Orientamenti pastorali e padagogici, al n. 27 si tratta proprio i soggetti portatori di handicap e il Catechismo. Riprende un dolcissimo pensiero di Paolo VI: Il mistero degli handicappati, segno di una presenza divina ferita, trascende le ricchezze, le tecniche, le esperienze pur tanto lodevoli. Questo mistero esige un rispetto assoluto non meno che una delicatezza estrema nell’arte di comunicare con loro per mezzo della semplice presenza, lo sguardo, il silenzio o il linguaggio appropriato. I cristiani a servizio dei fanciulli handicappati sono chiamati ad una continua oblazione (offerta) di se stessi, che li conduce alla contemplazione del volto sofferente di Dio nei poveri.”

Pertanto la presenza di questi speciali bambini e ragazzi diventa ricchezza per il gruppo, infatti, proprio in queste realtà si respira pura semplicità nelle relazioni , vera gratuità, sincera solidarietà.

1999

Nel 1999 la Nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente – L’INIZIAZIONE CRISTIANA 2. – Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, ai n.ri 58 e 59 argomenta sui “Fanciulli e ragazzi disabili”. In modo particolare al n. 58 leggiamo: “Particolare delicatezza e sensibilità esige la situazione dei fanciulli e dei ragazzi con difficoltà di apprendimento, di comportamento e di comunicazione. Al riguardo si terrà conto del dovere della Chiesa circa l’accoglienza, sull’esempio di Cristo, dei piccoli, dei poveri e dei sofferenti ai quali è promesso in primo luogo il Regno di Dio (Mt 11,25-26; Mc 9,36); la responsabilità di educare con pazienza le comunità cristiane a superare pregiudizi e resistenze, per essere case aperte a tutti, e così manifestare il volto paterno e materno di Dio; l’attenzione e la premura verso le famiglie; il rispetto per la natura dei sacramenti.



2004

Entrambi i n.ri 58 e 59 saranno ripresi nel 2004 negli Orientamenti e proposte dell’Ufficio Catechistico Nazionale – “L’INIZIAZIONE CRISTIANA ALLE PERSONE DISABILI”. “La proclamazione, da parte della Comunità Europea, del 2003 come anno per le persone disabili …… ci offre l’occasione per chiederci come e in quale misura è sentito questo problema dalla Chiesa in Italia e che cosa si sta facendo e si dovrebbe e potrebbe fare ancora per la loro piena e paritaria integrazione nella comunità ecclesiale, a partire dall’iniziazione cristiana.



Negli Orientamenti ci si pone, in un primo momento, il problema del linguaggio, del termine di handicappato man mano poi rettificato, e si sottolinea che non si tratta di trovare l’eufemismo più o meno adeguato ma semplicemente di avere rispetto e discrezione. Don Guanella (1915) i suoi ragazzi handicappati mentali li chiamava “buoni figli”!

Purtroppo “Nella cultura del denaro (“avere = potere”), dell’immagine (“apparire per non morire”) e del piacere (“ho diritto al piacere e ogni piacere è un mio diritto”) il disabile passa per un elemento di disturbo e di peso, un “infelice” che è causa di infelicità per gli altri, mentre egli è a pieno titolo persona: soggetto umano, con corrispondenti diritti innati, sacri e inviolabili. Pertanto affermava un documento della Santa Sede del 1981 (Anno internazionale delle persone handicappate) il disabile “deve essere facilitato a partecipare alla vita della società in tutte le sue dimensioni e a tutti i livelli, che siano accessibili alle sue possibilità” (EV 7/1144).”



“Cosa può fare dunque la Chiesa?” Molto ha fatto ma molto rimane da fare “per ridurre la distanza tra le acquisizioni di principio e le realizzazioni pratiche. ….

  1. Avere una premura speciale (ed in questo punto riprende i n.ri 126 e 127 de “Il rinnovamento della catechesi”, pubblicato nel 1970 e su menzionato); riprende il n. 189 del Direttorio Generale per la Catechesi del 1997, in cui si legge che “L’educazione alla vita di fede, che coinvolge anzitutto la famiglia dei disadattati, richiede itinerari adeguati e personalizzati, deve tener conto delle indicazioni della ricerca pedagogica, si attua proficuamente nel contesto di una educazione globale della persona. ….. Tutte scelte pastorali, queste, che suppongono nei catechisti una specifica competenza.”

  2. Promuovere una cultura della condivisione

  3. Sostenere nel cammino della santità La meta finale è quindi quella di vivere la condizione di disabilità non come una condanna, ma come una misteriosa vocazione a partecipare alla passione del Signore ….. non è un castigo né una disgrazia, ma, nella fede, una chiamata misteriosa, e dunque una grazia: uno stimolo, una risorsa.”

  4. Dare per mettere nelle condizioni di dare … Le loro vie del cuore e il loro servizio di carità aiuteranno a rompere barriere di paura e di prevenzione; la loro vulnerabilità e la loro innocenza aiuteranno a creare luoghi di amore e di accoglienza.”

2012/2013

Nell’anno associativo 2012/2013 con l’Iniziativa annuale “In cerca d’autore” l’Ufficio centrale Acr chiede la collaborazione su “Una nuova attenzione” di suor Veronica Donatello, Responsabile Settore catechesi persone disabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale. In particolare del contributo di suor Veronica mi piace evidenziare questo stralcio: “Il vero teatro è la persona, ogni teatro è diverso e originale perché diversa e originale è la persona. Tutti abbiamo in comune la passione, le emozioni, il movimento, la presenza, la voce, il colore, l’espressione, la forza, il corpo, la comunicazione, la sensibilità, le mani, gli occhi, i piedi ……. Tutto questo e molto di più entra in scena ogni volta che il sipario si apre.

La persona con disabilità entra in scena a pieno titolo nella comunità sociale e cristiana, vivendo una piena inclusione, “fa parte di qualcosa”.

Questo invita tutti ad affinare lo sguardo verso l’altro per una vera accoglienza, dove la diversità di ciascuno diventa normalità all’interno della vita comunitaria. Perciò è urgente passare da una mentalità catechetica basata solo sull’integrazione, attivata in un’ottica pietistica, ad una cultura reale dell’inclusione, dove tutti sono accettati e rispettati nei propri bisogni educativi di crescita.

L’apprendere del bambino, continua suor Veronica, è dato dall’interazione tra la natura e l’educazione che si effettua attraverso l’esplorazione, la creazione, l’autoregolazione, la meta cognizione, l’interazione sociale, l’esperienza culturale e soprattutto con la partecipazione alla vita comunitaria. Questi fattori costituiscono la parte integrante dell’apprendimento del bambino perché, attraverso il gioco, esso conosce se stesso e il mondo circostante, l’uso del tempo, le regole, le associazioni mentali, le regole legate alla sua realtà di appartenenza. …… Per favorire questo processo è necessario non solo comprendere le condizioni dell’individuo, ma il contesto in cui egli vive e opera.

2014

L’Esortazione apostolica di Papa Francesco “Evangelii gaudium”, pubblicata il 24 novembre 2013, alla fine dell’Anno della fede, “ha offerto un contributo particolare anche al documento che i vescovi italiani stavano elaborando, “INCONTRIAMO GESU’. Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia””, sancito dal voto della LXVI Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana – Roma 19-22 maggio 2014. “…. questi Orientamenti non sono un <> Documento di base (Db) che sostituisce Il rinnovamento della catechesi del 1970, e neppure una sua riscrittura. Si tratta di un testo orientativo che aiuta le nostre Chiese, oggi, a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, a quarantaquattro anni dal Db, nel tempo di una rinnovata evangelizzazione e dopo l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, ad aggiornare l’annuncio del Vangelo e a rafforzare con uno slancio comune l’azione pastorale nell’ambito della catechesi. (le parti in corsivo sono stralcio della Relazione tenuta al Percorso formativo per collaboratori della Catechesi diocesana – Monopoli, 26-29 giugno 2014 - da Mons. Lucio SORAVITO DE FRANCESCHI, “SERVIRE LA GIOIA DEL VANGELO – Dall’Esortazione Evangelii gaudium ai nuovi Orientamenti nazionali per la catechesi”, poi ripresa nel testo “AMARE E FAR AMARE GESU’ – Approfondimento su “INCONTRIMAO GESU’” - a cura di Anna Teresa BORRELLI, della collana EDUCARE OGGI – ed. AVE 09/2014.



“INCONTRIAMO GESU’” – capitolo III° - al n. 56 tratta le “Attenzioni particolari” e ciò che mi preme sottolineare è che “Tutti i cristiani, in virtù del Battesimo ricevuto, sono testimoni e annunciatori della fede nella vita quotidiana sia pure nei momenti di difficoltà e nonostante le limitazioni fisiche, intellettive e sensoriali. Va rafforzata e diffusa la cura di percorsi catechistici inclusivi per persone che presentano disabilità fisiche, psichiche e sensoriali, assicurando nel contempo che possano realmente partecipare alla liturgia domenicale e testimoniare, attraverso la loro condizione, il dono e la gioia della fede e l’appartenenza piena alla comunità cristiana.”

2014

Terminiamo presentandovi un testo freschissimo di stesura (novembre 2014) “PRIMA I PICCOLI – La Convenzione dei diritti del fanciullo e il protagonismo dei ragazzi” – a cura di Anna Teresa BORRELLI e di Martino NARDELLI, sempre della collana EDUCARE OGGI – ed. AVE, omaggio per i 25 anni de “La Convenzione Onu sui diritti del fanciullo”. In modo particolare ci soffermiamo sulla relazione del Dr. Michele GENNUSO, attualmente neurologo e neuropsicologo clinico presso l’Ospedale Maggiore di Crema, dal titolo IL DIRITTO ALLA SALUTE. La relazione parte proprio dagli artt. 23 e 24 in cui si afferma che <>. Il Dr. GENNUSO continua “Come adulti facciamo fatica a pensare a un bambino ammalato, è un’idea, un’immagine che ci crea profondo disagio, non rientra nelle canoniche regole di una esistenza ritenuta da noi giusta. …..” Ma “La malattia fa parte del nostro vissuto di uomini e arriva talvolta in maniera subdola, talaltra in maniera improvvisa senza nessun preavviso e quando arriva stravolge l’equilibrio complessivo di ogni essere umano.” Anche del bambino. “Dopo aver quindi imparato come adulti quell’umiltà che ci porta a considerare alla pari i nostri bambini nel riconoscere le loro emozioni, i loro vissuti, e dopo aver intrapreso la difficile strada della consapevolezza che la malattia fa parte del vissuto di tutti, un altro passo importante da compiere è quello legato al lessico della salute! Credo infatti che una questione strettamente connessa al diritto della salute sia la necessità di ripensare a un lessico a misura di bambino che possa parlare della malattia e del dolore senza ipocrisia, senza sovrastrutture ma con un linguaggio sereno, chiaro, che possa fornire gli strumenti necessari al bambino per imparare a conoscere la condizione di malattia. ….. Occorre sviluppare la resilienza, anche nei bambini, cioè quella capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà ”

***********************************

Scuotiamo le coscienze, interroghiamoci e lasciamoci coinvolgere positivamente da queste situazioni. Il donarsi, l’offrirsi gratuitamente non fa altro che arricchirci “di serenità, di amicizia e soprattutto di gioia”. (PROGETTO VITA, Azione Cattolica Italiana, datato 1983).

Non perdiamo poi di vista le attenzioni educative che il PROGETTO ACR DEL 1990 ci propone e ancora oggi più che mai attuali:


  1. “Leggere le esperienze tipiche dei ragazzi, in relazione alla realtà complessa che essi vivono

  2. Cogliere le domande di vita che sono sottese al comportamento dei ragazzi. …. Tali domande sono la manifestazione degli interessi, delle aspirazioni e dei bisogni reali degli stessi ragazzi

  3. Attingere al patrimonio della fede, all’esperienza ecclesiale e alla specificità associativa (per promuovere un orientamento formativo integrale e insieme specifico)

  4. Mettere in atto la dinamica dell’interrelazione educativa. Accanto al metodo, all’intervento, alle diverse proposte ….. ha un notevole peso l’autorevolezza e la testimonianza dell’educatore, chiamato a mettere a disposizione dei ragazzi non soltanto le proprie acquisizioni pedagogiche, MA IL SUO STESSO <> UMANO E SPIRITUALE

  5. Puntare su una verifica puntuale. ……. Educare infatti significa mettere in atto una creatività orientata.”

Convinti, tra l’altro che “A servizio e in aiuto di questo gruppo (con la presenza cioè di soggetti portatori di handicap) verranno allora, e saranno anche utili, i catechisti appositamente preparati per la catechesi degli handicappati e gli educatori pedagogicamente specializzati per dare indicazioni suggerite dalla ricerca scientifica. E’ quanto ci indica la Nota dell’Ufficio Catechistico Nazionale della C.E.I. per l’accoglienza e l’utilizzo del Catechismo CEI – IL CATECHISMO PER L’INIZIAZIONE CRISTIANA DEI FANCIULLI E DEI RAGAZZI – 1991, concludendo poi col precisare che “Resta tuttavia indispensabile il collegamento con la famiglia e con la scuola”.

Al n. 59, solo per ora menzionato, della Nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente – L’INIZIAZIONE CRISTIANA 2. – Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, 1999 che sempre argomenta sui “Fanciulli e ragazzi disabili”, troviamo le indicazioni “per lo svolgimento dell’itinerario di Iniziazione cristiana dei disabili” con la premessa che “il Battesimo è per natura sua ordinato al completamento crismale e alla pienezza sacramentale che si raggiunge con la partecipazione all’Eucaristia. Le indicazioni poi sono le seguenti:



  • È necessario anzitutto cercare il coinvolgimento della famiglia, come primo seno materno della fede e della vita cristiana;

  • È indispensabile avvalersi inoltre di catechisti che abbiano acquisito sensibilità alla specifica situazione dei fanciulli e ragazzi disabili ed elementi psicopedagogici adeguati per comunicare e testimoniare loro gli elementi basilari della fede e della vita cristiana, secondo le capacità di comprensione nelle diverse forme di disabilità;

  • L’itinerario di iniziazione cristiana dovrà essere adattato alle possibilità della persona;

  • Per quanto possibile, il fanciullo non compia l’itinerario da solo, ma in gruppo, così da evitare qualsiasi emarginazione o discriminazione;

  • Se opportuno, anche per favorire la ricezione, la celebrazione dei tre sacramenti potrà essere distanziata nel tempo.”

Negli Orientamenti del 2004 queste indicazioni sono oggetto di alcune puntualizzazioni: a. La partecipazione liturgica: diritto-dovere di ogni battezzato; b. La disabilità mentale e la comunione eucaristica.; c. Integralità dell’educazione e diritto allo spirituale - …. i disabili più che capire, possono intuire, più che ragionare possono comprendere, più che imparare possono vivere. Certo, questa trasmissione della fede non avviene in modo automatico: occorrerà una catechesi “essenziale” (non “parziale”), con un linguaggio adeguato, che preferisca i registri del simbolico più che del razionale, e per questo occorrerà dotarsi di una preparazione specifica; d. Un richiamo profetico da rilanciare.

Ma andiamo ad esaminare nella PARTE SECONDA al Cap. 2 – IL DISABILE PROTAGONISTA DI EVANGELIZZAZIONE ai punti 2 e 3 i Criteri per la catechesi.



Come annunceremo a chi è disabile il Dio-Amore? Quali parole useremo? A quali segni e simboli potremo ricorrere?”

Premesso che:

L’incontro ……. (è) esperienza di amore reso visibile. ….. chiamare per nome, andare incontro, sorridere, salutare affettuosamente, incontrarsi insieme agli altri membri del gruppo, instaurare un clima di accordo e di amicizia. ……… Si tratta di incontri che esprimono i segni con i quali ciascuno sarà invitato a scoprire l’Amore di Dio-Trinità. Tutto può avere valore simbolico: lo spazio accogliente, la disposizione logistica degli ambienti, il clima cordiale.

Il primo annuncio La catechesi parte dalla vita concreta, nella quale il disabile viene guidato a scoprire i segni della presenza e della mano di Dio. ……….. a prendere coscienza delle caratteristiche più profonde della vita di Gesù: il suo amore per Dio Padre e per i fratelli, la sua profonda fede nella presenza del Padre; il suo rapporto con il Padre nella relazione della preghiera, la sua opera di salvezza verso i bisognosi, la sua vittoria sul male e il dono della sua vita "crocifissa".

Un cammino da cominciare Accettare di vivere con Gesù come figli di Dio significa avere e vivere di "fede". È quello che Gesù chiede sempre alla gente. ……. Fede significa per il disabile imparare a conoscere Gesù: è stato fra gli uomini, accettato da alcuni come mandato da Dio; ha abitato in mezzo alla sua gente; è stato un uomo come gli altri; nelle sue opere si è manifestato come Figlio di Dio; ha fondato la Chiesa per continuare nel tempo la sua opera di salvezza.

Nel presentare la forza dell’intervento di Gesù sul male (i miracoli) alle persone disabili con difficoltà di comprensione, bisogna sottolineare soprattutto il cambiamento interiore nel cuore di coloro che hanno incontrato Gesù. Perciò, dagli elementi esteriori, che attirano di più l’attenzione, bisognerà passare alla trasformazione interiore. …….

Una vicinanza da sperimentare Vivere insieme con Gesù, gli uni per gli altri. …… La chiamata tocca l'uomo nella sua più profonda identità e nella sua missione: ognuno ha una "identità" ed un "compito" che ciascuno è chiamato a scoprire e a realizzare e che scopre soltanto attraverso la parola di Gesù. Dio è la prima verità della vita e l'uomo è già segnato nel suo profondo da questa "dipendenza" da lui. ………… Ma il segno del cammino è visibile nel modo di comportarci insieme fra di noi, ed anche verso coloro che non appartengono alla nostra famiglia. La vera dedizione a Dio ed a Gesù Cristo dovrà esprimersi nella vita quotidiana: questo significa che c'è un solo "comandamento": amare Dio ed amare gli altri uomini, perché tutti figli dello stesso Padre. I gesti concreti dell'amore che le persone disabili "vedono" e "toccano" testimoniano che Dio è Amore.

Una "catechesi adatta" per le persone disabili deve quindi valorizzare alcuni criteri.

- La scelta dell'essenziale. Il principio è valido nella catechesi ad ogni livello: cioè partire dall'essenziale e poi progredire gradualmente nella conoscenza e nella vita nuova, distinguendo ciò che è fondamentale da ciò che può ritenersi secondario, in rapporto sempre alle capacità della persona in situazione. Questo è un principio fondamentale specie per chi presenta gravi ritardi. Ma alcune verità essenziali sono da garantire a tutti: che Dio è Padre di tutti gli uomini, senza alcuna differenza; che tutti gli uomini sono chiamati ad amarsi come fratelli e a costituire una vera comunità di fratelli, la Chiesa; che Dio in particolare ama i poveri, i deboli, gli umili, i piccoli. Queste idee, a tutti è possibile annunziarle, con la parola, ma anche con l'esempio, la testimonianza, il servizio.

- L'ambiente più importante per il disabile è il gruppo, che ha un'efficacia educativa unica. È necessario che sia un gruppo piuttosto ristretto, affettivamente stabile, capace di accogliere il soggetto, saggiamente guidato con competenza da un catechista animatore.

- La riuscita di ogni tipo di catechesi poggia sulla figura del catechista qualificato, sulla sua competenza e disponibilità. Egli, in modo particolare, deve essere persona matura a livello umano e cristiano, disponibile all'accoglienza e alla comprensione, capace di accettazione dell'altro senza condizioni, qualunque sia la sua situazione, di grande competenza comunicativa.

- Il linguaggio - come segno che veicola la trasmissione di messaggi di fede, perché siano compresi ed accettati - è fondamentale, specie per chi ha un grave deficit di attenzione e di comprensione immediata. Il linguaggio scritto, spesso, è del tutto inutile; quello parlato deve essere semplice e chiaro nella costruzione delle frasi; il parlare lento e scandito. Molto importante è l’uso delle immagini che possono aiutare e supportare la comunicazione verbale. Fondamentale è poi il gesto. Il linguaggio che il disabile più comprende è quello concreto, gestuale, simbolico.

- Una liturgia a misura della capacità di partecipazione. La persona disabile intuisce la grandezza dell'evento che si svolge durante la liturgia, per l'atmosfera che c'è intorno, per il modo in cui lo vive il gruppo in cui è inserito o i propri parenti, per il fatto che egli è invitato a parteciparvi. C'è però l'esigenza di un adattamento della liturgia, che la renda attraente e comunicativa; la Liturgia è di per sé ricca di simboli, di segni, si tratta solo di renderli più comprensibili: sia data la possibilità di intervento e di risposta nella preghiera dei fedeli, la possibilità di partecipare con il movimento, i gesti (l’Offertorio, lo scambio della pace), sia favorito il canto, anche accompagnato dai gesti.

- Anche l'ambiente conferisce una certa efficacia alla educazione cristiana, specie in chi incontra difficoltà di comprensione diretta di una comunicazione: un luogo silenzioso e raccolto, luminoso e con una buona acustica, un locale senza alcuna possibilità di pericolo, ben delimitato, in cui si possa stare comodi e a proprio agio; l'insieme delle persone riunite intorno al catechista che parla, le sedie orientate verso la Bibbia posta al centro o rivolte verso una immagine del Signore. Tutto questo può favorire nel soggetto in difficoltà la capacità di attenzione e di assimilazione di un valore religioso comune.

- Una possibilità reale di servizio nella comunità. La persona disabile, soprattutto se si tratta di un adolescente o giovane-adulto, non può solo essere soggetto di piacevole "istruzione" con qualche incontro di preghiera. Deve sperimentare, quanto più pienamente possibile, la fede-vita, la fede-comunione, la fede-missione. Deve, cioè, già vivere nel gruppo piccoli impegni di servizio nell'interno della comunità o in rapporto con l'ambiente e la società (ad esempio un servizio ai più poveri). Specie nelle forme non gravi di handicap diventa necessario offrire modalità per l'esercizio della vita di fede per far assumere in prima persona o insieme nel gruppo, precisi impegni, in relazione alle effettive possibilità. Dove questo avviene, non è difficile riconoscere la realtà di un servizio attento, diligente, responsabile.

- In seguito, con l'accesso alla celebrazione dei sacramenti nella vita della Chiesa, con la pratica della virtù, con l'iniziazione alla preghiera, con la devozione alla Madonna e ai Santi, il cammino di fede si compirà in uno sviluppo organico e progressivo. ……….

La legge data da Gesù manifesta la tenerezza divina, così come la concretizzano i sacramenti con i quali Dio fa partecipi della sua vita coloro che accettano di credere in lui. Proprio a questa vita essi conducono:

- il Battesimo è germe di nuova vita;

- la Confermazione è luce che la illumina con il fuoco dello Spirito;

- l'Eucaristia è pane d'amore che la nutre e la fa crescere;

- la Riconciliazione è un segno tangibile del perdono che fa partecipare alla vita risorta di Gesù, sperimentando la misericordia di Dio Padre, ma deve apparire evidente che confessione e carità hanno un chiaro aspetto comunitario. Anche la comunità deve essere disposta a perdonare amorevolmente gli errori dei propri membri, testimoniando in concreto il proprio amore.
Nella PARTE SECONDA al Cap. 2 – IL DISABILE PROTAGONISTA DI EVANGELIZZAZIONE al punto 4 si afferma che Evangelizzare è compito di “tutti”- Diffondere il “dono” della fede è compito di ogni membro della comunità ecclesiale. La persona disabile non è solo destinatario, ma un vero soggetto "attivo" di evangelizzazione, perché come gli altri è portatore di un messaggio per i suoi fratelli, per la comunità cristiana e per la stessa società civile.

Nella PARTE SECONDA al Cap. 3 – I DISABILI E L’INIZIAZIONE CRISTIANA leggiamo che “Tutti i fedeli ricevono e celebrano i sacramenti; tutti i battezzati nella liturgia sono passivi, perché resi sacerdoti dallo Spirito, e attivi, perché abilitati dallo Spirito a partecipare actuose alla celebrazione (SC 11)...(Sacrosanctum Concilium 59) C’è una seconda ragione che fonda il diritto-dovere dei fedeli disabili a ricevere e celebrare i sacramenti, ed è insita nello spirito stesso della liturgia, che è essenzialmente relazione-comunicazione tra Dio e il suo popolo santo e all’interno del popolo stesso, reso “uno” dallo stesso battesimo e dallo stesso Spirito: quindi un solo soggetto, non come “il semplice totale di tutti i singoli, ma come l’insieme dei fedeli con le loro inconfondibili personalità” (F. Lambiasi)



Il Concilio Vaticano II afferma che non ci può essere vita pienamente cristiana senza sacramenti. “I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini e alla edificazione del corpo di Cristo e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni hanno poi la funzione di istruire.

Non solo suppongono la fede, ma la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede”.1

I sacramenti, prima di essere segni di salvezza per l'uomo, sono segno-presenza di Cristo e della sua Chiesa. Sono segno dell'amore di Dio, un Dio che ama sempre la sua creatura, prima ancora che questa possa riamarlo; anzi, anche quando questa di fatto non lo ama. L’amore di Dio è orientato in particolare verso chi è più bisognoso di sostegno nel corpo e nello spirito, come dimostra l’atteggiamento di Gesù nei confronti dei poveri e dei sofferenti, testimoniato dai racconti evangelici.

I sacramenti sono segni dell'amore della Chiesa, che si fa rivelazione dell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con gesti concreti, che sono portatori di salvezza.

I sacramenti specifici dell'Iniziazione Cristiana (Battesimo, Confermazione, Eucaristia) sono azioni nelle quali la grazia si rende presente per raggiungere il credente. Dio offre la suprema prova del suo amore, perché dà la certezza che nessun limite umano impedisce a Dio di amare ogni uomo, anche quando viene da lui rifiutato. In tale prospettiva i sacramenti appaiono come segni mediante i quali l'amore di Dio si è rivelato in tutta la vita di Gesù.

  1. La celebrazione dei sacramenti con le persone disabili
L'integrazione dei disabili nella vita della comunità parrocchiale comporta la possibilità concreta di ammetterli ai sacramenti, seguendo il cammino dell’Iniziazione cristiana e della crescita nella vita di fede.

Essi hanno perciò il diritto (come tutti) di partecipare, normalmente, al banchetto della vita cristiana, usufruendo dei doni di Dio, come sacramenti del suo amore liberante. “I sacramenti dell’Iniziazione cristiana portano i fedeli a quella maturità cristiana per cui possono compiere nella Chiesa e nel mondo la missione propria del popolo di Dio. Questo itinerario, uguale per tutti, deve essere adattato alle varie condizioni ed età di coloro che credono in Cristo e chiedono di entrare nella comunità dei suoi discepoli”.2

Per i disabili mentali, agli effetti della loro ammissione ai sacramenti, non si deve pensare ad una proposta di fede e di catechesi di tipo "intellettualistica", quasi che essi si debbano impossessare di concetti di fede a basi dottrinali. Si può arrivare a conoscere Gesù, Figlio del Padre, animato dallo Spirito Santo, senza essere costretti ad analisi intellettuali. Le mediazioni posso essere di tipo esistenziale e relazionale: "Con Gesù possiamo essere amici di Dio nostro Padre"; "Gesù ci insegna, attraverso il suo Spirito di Amore, come essere amici di Dio".

Fin dall'inizio, quindi, si presenta il vero Gesù, Figlio di Dio che ci dona il suo Spirito, la cui vita è trinitaria e che invita a partecipare a questa ricchezza d'amore.

Si tratta quasi di una "teologia affettiva", ove nel rapporto con Dio viene prima il cuore e poi la mente. Si instaura relazione, mediata da una comprensione affettiva, che potrà essere immessa nella vita religiosa dei disabili. L'intelligenza e la razionalità non sono le sole facoltà della persona ad essere interessate alla proposta catechistica. L'affettività deve essere capace di accogliere e poi di rispondere. Non si deve avere paura, pertanto, di mettere anche chi ha insufficienze mentali a contatto con il Signore attraverso la preghiera personale e i sacramenti.

La celebrazione dei sacramenti per tutti è momento di chiara espressione di fede e di impegno missionario.

…….. Il problema si fa particolarmente delicato per i disabili mentali, in quei casi in cui la comunicazione è difficile. Come si fa ad esempio a comunicare con chi non possiede il linguaggio verbale? Comunicare il Vangelo in questi casi è difficile, ma non impossibile.

È necessario che si scoprano le forme e i modi per una comunicazione più adatta senza lasciarsi andare alla improvvisazione e allo spontaneismo. Occorrerà una catechesi “essenziale” (ma non parziale o ridotta) con un linguaggio adeguato, che privilegi i registri del simbolico più che del razionale e dell’astratto.

Anche con le persone disabili mentali è doveroso tentare tutti i mezzi con suoni, colori, ritmi, espressioni per stabilire una relazione, per far penetrare un'idea, un messaggio. C'è, però, soprattutto una comunicazione che arriva attraverso il cuore, quasi con i suoi ritmi. Ogni uomo, anche chi è affetto da una disabilità mentale, può scoprire che Dio ama, è Padre, che gli uomini nella fede sono fratelli, che Dio predilige i poveri e i piccoli attraverso i semplici e quotidiani gesti d'amore di cui sono destinatari. È questo il linguaggio preferenziale, che si esprime attraverso i gesti di una fede "affettiva": accompagnarli, stare con loro, metterli a proprio agio, renderli contenti, inserirli gradualmente in un gruppo, in una assemblea liturgica, dove sono rispettati, attesi e amati.”
In “Una nuova attenzione”, (2012/2013) su menzionata, suor Veronica Donatello, Responsabile Settore catechesi persone disabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale ci suggerisce che “Il responsabile degli educatori è chiamato a credere nell’inclusione e nell’educabilità, perciò sprona alla formazione metodologica, cerca di evidenziare il rischio di regressioni, invita a crescere nella formazione personale per uscire da una mentalità assistenzialistica, affidata alla casualità dell’agire, per immetterli in una mentalità inclusiva, insegnando a lavorare in rete con le varie realtà circostanti. In questo modo tutti siamo parte attiva nel processo educativo e nella trasmissione del messaggio di Fede perché riconosciamo che Gesù è l’unico, il Maestro/Regista dello spettacolo della vita. L’unico che può dare valore ad ogni attore, chiamandolo per nome, destinandolo al suo progetto di vita (vocazione). ”

MA QUALI ATTORI?

Possiamo valorizzare l’unicità, la spontaneità, la potenzialità espressiva, la danza, il corpo, il volto, la memoria, la voce, le mani, i gesti. Ecco, la mia Compagnia, diverrebbe così luogo inclusivo per eccellenza dove ognuno sente di poter appartenere ed essere accettato, si dona ed è sostegno per l’altro reciprocamente, dove l’attenzione non è speciale ma si risponde in modo differenziato ad ogni ragazzo. Siamo certi che, con il tempo, questo metodo inclusivo possa aumentare la consapevolezza in tutte le persone e formare uno stile cristiano vero e proprio “inclusivo”. Il presupposto necessario è vedere che ogni persona, all’interno della comunità, ha una ricchezza da donare; pertanto l’altro mi appartiene ed è necessario per valorizzare quei rapporti veri tra gli appartenenti della “Compagnia” e non solo tramite figure di riferimento.”
Pertanto, se Suor Veronica ci indica il presupposto, Papa Francesco ci istruisce sulla priorità assoluta. Riprendendo, nell’Evangelii gaudium, al n. 110, l’Esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Asia” – 1999, di Giovanni Paolo II°, ci esorta nuovamente: “Dopo aver preso in considerazione alcune sfide della realtà attuale, desidero ora ricordare il compito che ci preme in qualunque epoca e luogo, perché <>, e senza che vi sia un <
>. Raccogliendo le preoccupazioni dei Vescovi asiatici, Giovanni Paolo II° affermò che, se la Chiesa <la vostra priorità assoluta>>. Questo vale per tutti”
Concludiamo, riprendendo il testo “AMARE E FAR AMARE GESU’”. Nel capitolo “Un impegno sempre nuovo e rinnovato a servizio della Chiesa – L’Azione Cattolica e gli orientamenti – di Anna Teresa Borrelli, al paragrafo “Le caratteristiche del cammino di Azione Cattolica” leggiamo “…diventa ora necessario indicare le peculiarità della proposta associativa, che non è difficile trovare all’interno degli Orientamenti (Incontriamo Gesù)….. E’ bene innanzitutto sottolineare che il cammino che l’Associazione tutta propone segue la logica dell’itinerario, non si procede a caso ma facendo un percorso diviso in tempi, fasi, tappe formative. Un cammino ciclico, che segue cioè i tempi dell’anno liturgico, e ascensionale, che ci porta a trovare sempre più l’essenziale della nostra vita. Inoltre, un cammino che parte e valorizza la vita, le domande più profonde di senso e di significato, espresse e inespresse. I desideri, le attese, le delusioni come le gioie sono le situazioni da cui partire per far cogliere che il Vangelo – cioè Gesù stesso – entra nella vita dando senso a ogni esperienza, permeando tutta l’esistenza affinché si sviluppi sempre più armonicamente e in pienezza. E’ importante quindi saper proporre <>. L’Azione Cattolica desidera oggi guardare alla vita <>. (F.Miano, Relazione alla XV Assemblea Nazionale dell’Azione Cattolica Nazionale – Roma 2014). Si tratta poi di un cammino che valorizza il protagonismo di tutti i suoi aderenti che per l’Azione Cattolica è la traduzione progettuale e pastorale di quel “mettere al centro” di Gesù: <>. E’ quindi prendersi cura di ciascuno, mettendolo in grado di camminare da solo, per farlo diventare grande nella fede e nella vita. E’ un cammino che scegli inoltre il gruppo come luogo in cui ci si incontra e si fa esperienza di Chiesa, dove si vive la bellezza delle relazioni tra coetanei e il valore alto e bello dell’intergenerazionalità. E’ un cammino scandito dalle tre dimensioni della catechesi, della liturgia e della carità, con la consapevolezza che solo la Parola conosciuta e pregata può essere condivisa e raccontata. Una delle caratteristiche, in particolare dell’esperienza dei ragazzi dell’Acr, è quella di essere una proposta di apostolicità: mentre sono aiutati a scoprire sempre più il valore dell’amicizia con Gesù nella loro vita, l’appartenenza alla Chiesa li sollecita a diventare piccoli apostoli nella vita quotidiana, annunciatori di quello che scoprono giorno dopo giorno attraverso l’itinerario formativo. L’iniziativa annuale di carità pensata offre così un’occasione propizia perché i ragazzi possano incontrare il territorio e farsi portavoce del messaggio evangelico. E’ un cammino inoltre che non è finalizzato ai sacramenti. Un vero itinerario di Iniziazione Cristiana non potrà mai avere la celebrazione dei Sacramenti come suo approdo, ma dovrà considerarli come tappe fondamentali dell’itinerario di fede, che sostengono la loro fede nella vita cristiana. Suo approdo è la vita cristiana nella sua globalità e interezza. Per questo il percorso che si propone in Azione Cattolica aiuta a riscoprire il dono del proprio Battesimo e a prepararsi a ricevere, celebrare e vivere nella vita i Sacramenti della Riconciliazione, della Confermazione e dell’Eucarestia. E’ infine un itinerario che media il Progetto catechistico della Chiesa Italiana e, da questo trae i contenuti fondamentali per la sua proposta formativa seria e alta.”

Nella consapevolezza che il cammino di ACR, se reso effettivamente concreto, attraverso educatori formati ma in continua crescita, aiuta i ragazzi ad essere autentici discepoli di Cristo, vi affidiamo questo umile lavoro per lo studio e la riflessione nei gruppi delle vostre parrocchie, affinché vi stimoli ad approfondire sempre di più le tematiche sommariamente affrontate.

Dio ci illumini e ci benedica.
Natalizia e l’équipe Acr

1 Sacrosanctum Concilium 59

2 L’iniziazione cristiana. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, n. 2-3.





©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale