Tutti I beni culturali sono testimonianze del passato



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22.12.2017
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Documenti, scritture, carte, atti, ecc. sono tutte TESTIMONIANZE, SEGNI prodotti da un soggetto, in un determinato tempo e spazio per una determinata ragione.
Noi le abbiamo ('gestiamo': conserviamo, esaminiamo, leggiamo, eliminiamo, ecc.) sempre e solo nel 'passato' prossimo o remoto non ha alcun rilievo. Il documento è sempre frutto di un'azione del passato.
Passato, che è e che rilevanza ha ? Storia come scienza del passato, come conoscenza del passato attraverso la conoscenza delle testimonianze lasciate dal passato.

Tutti i beni culturali sono testimonianze del passato.

Tutta la nostra conoscenza anche quella scientifica, è conoscenza del passato.
Alcune premesse necessarie:


  • Ogni conoscenza dell’umanità è conoscenza del passato, remoto o prossimo, in rapporto a un’esigenza del presente e in funzione della più efficace preparazione del futuro.

  • Sono, infatti, le esigenze del presente a muovere ogni generazione alla conoscenza del passato nell’intento di comprendere il proprio tempo e di progettare il futuro.

  • Ogni conoscenza dell’umanità è in realtà sempre contemporanea alla generazione che la acquisisce e che la fa propria.

  • Ogni conoscenza dell’umanità trae, in ogni tempo, gran parte della propria sostanza dalle testimonianze che sono state lasciate dalle generazioni precedenti.

  • Queste testimonianze, pertanto, sono state lasciate da altri e in un altro tempo rispetto a coloro che acquisiscono la conoscenza di quell’epoca.

La conoscenza del passato si può acquisire per:



Conoscenza diretta, ossia quando lo storico (chi acquisisce la conoscenza di quel passato) è stato personalmente presente all’evento. Affascinante, apparentemente l’unica corretta, ma mai sufficiente e sempre particolare. Ingannevole, limitata, imprecisa e labile.
Conoscenza indiretta

Si intende per conoscenza indiretta quella che arriva alla mente di chi acquisisce conoscenza (lo storico) solo attraverso il tramite di altri uomini.

La conoscenza del passato, remoto e prossimo, è possibile solo come conoscenza delle testimonianze che ci ha lasciato e solo attraverso di esse.

Gli elementi costitutivi di qualsiasi tipo di testimonianza (selce, ossa, forma giuridica, rito, ecc.) sono realtà che cogliamo noi-oggi e delle quali ci serviamo con uno sforzo intellettuale esclusivamente personale, totalmente distinto da quello di chi ha posto in essere la testimonianza.

Le conoscenze dell’umanità sono costituite dalle:

1. conoscenze delle

2. tracce di

3. attività

4. svolte da altri

5. nel passato

(cinque livelli di mediazione)
Il passato è per definizione un dato non modificabile.

Il passato vieta di conoscere quanto di sé non sia stato tramandato dal passato stesso, consapevolmente o accidentalmente, attraverso le testimonianze che ci restano delle varie attività svolte.

Ma la conoscenza del passato è dunque sempre in fieri perchè incessante può essere la ricerca di nuove testimonianze e di nuovi progressi nella comprensione di quelle già possedute.
La conoscenza del passato è conoscenza storica

Problema ineludibile delle mediazioni. Una traccia (testimonianza) è un segno percettibile ai sensi lasciato da un fenomeno non afferrabile in se stesso. L’oggetto della conoscenza può essere solo la traccia (la testimonianza) e non più il fenomeno.

Una traccia del passato può essere un documento. Un documento è una traccia, ma non tutte le tracce sono documenti: diventano tali solo nel momento in cui vengono considerate ai fini della ricerca storica.

La differenza tra l’indagine del passato remoto e quella del passato prossimo è solamente una differenza di grado e di tecniche, non di sostanza e di metodo.


Bloch: documento è testimonianza lasciata dal passato che noi interroghiamo
Le testimonianze sono di due tipi:

  1. Testimonianze volontarie: documenti prodotti per essere fonte di conoscenza storica.

  2. Testimonianze involontarie: documenti prodotti per qualsiasi motivo, ma non per essere fonte di conoscenza storica; sono testimonianze loro malgrado e divengono documenti involontariamente.

In entrambi i casi la deformazione della realtà testimoniata (menzogna, falso, ecc.), supposto che esista, non è stata concepita in funzione dei posteri ed è, quindi, essa stessa documento.
Errato l’atteggiamento di sottomissione verso il documento, attendere l’ispirazione, attendere che il documento parli da solo. Si cercano le testimonianze sulla base degli obiettivi della ricerca e solo alcune ne diverranno ‘documenti’.

Le testimonianze, i documenti anche i più chiari e apparentemente compiacenti, parlano solo quando li si sappia interrogare.


Se per acquisire la conoscenza di qualunque passato è necessario interrogare i documenti, è tuttavia prioritaria l’esigenza che le testimonianze di quel passato vengano trasmesse fino a noi ed il modo in cui ci vengono proposte è condizionante per le domande che potremo formulare.
Quanto noi chiamiamo ‘testimonianza’ o traccia’ è stato prodotto in origine comunque e sempre con l’intento di autodocumentare la presenza del suo autore.

L’autodocumentazione formata da tante testimonianze e ricordi singoli diviene memoria storica nel tempo e nello spazio del passato dell’insieme degli autori di quelle testimonianze e ricordi.

autodocumentazione - memoria storica

ricordi : individuo = memoria : collettività


La memoria storica è composta da documenti in quanto tutte le testimonianze partecipanti ad essa sono considerate fonti della conoscenza di quel passato. E’ frequente il caso che quei documenti vengano considerati, sulla spinta del presente, in modo acritico e non più interrogati, ma come autonomamente espliciti. Il documento diviene allora un ‘monumento’, un ammonimento ipostatizzato.

Documento - Monumento

Ciò accade prevalentemente nei periodi di transizione in cui si riscontra una perdita di unità e di identità di modelli e di obiettivi > aumento della conservazione: chi fa non conserva se non quanto serve per fare del nuovo.

Un’acritica “religion conservatrice” è l’antidoto contro le incertezze e le inquietudini del periodo in cui si vive > Monumento, come ulteriore testimonianza della situazione di crisi d’identità.


Bloch: «Uno dei compiti più difficili dello storico è la raccolta dei documenti di cui ritiene di aver bisogno. Non potrebbe riuscirvi senza l’aiuto di guide diverse, di inventari di archivi e di biblioteche, di cataloghi di musei, di repertori bibliografici di ogni genere. Talvolta si vedono pedanti alquanto insolenti stupirsi del tempo sacrificato sia da alcuni eruditi a comporre simili opere, sia da tutti gli storici a conoscerne l’esistenza e l’impiego. Come se, grazie alle ore impiegate così per mansioni che, pur non essendo prive di una certa attrattiva nascosta, mancano sicuramente di scintillio romanzesco, non si risparmiasse in definitiva il peggiore sciupio di energie» e come se non derivasse principalmente da tali opere proprio la stessa possibilità di conoscenza del passato.

Elementi necessari:

  1. Idee e domande sulle testimonianze da studiare

  2. Informazioni sulla loro conservazione


Non solo ‘archeologia’, ma anche e soprattutto ‘logica’ e storia della conservazione delle testimonianze.

I documenti non saltano fuori da soli o per vicende imperscrutabili: la loro presenza o assenza dipendono da cause umane che non sfuggono all’analisi del passato, e i problemi della loro trasmissione toccano essi stessi nell’intimo la vita del passato perché ciò che viene messo in gioco è il passaggio del ricordo attraverso le successive generazioni.

Ricercare le istituzioni, i soggetti produttori, i detentori del dominio sui beni oggetto dello studio, sulle testimonianze del passato e conoscerne l’attività. Ma anche comprendere le motivazioni della conservazione sia dei documenti ufficiali, necessari all’esercizio dell’attività di governo ai vari livelli, sia delle scritture non ufficiali, organicamente aggregate o sciolte, privatamente conservate non per esercitare un potere, ma per oggettivare la propria presenza all’interno della società in cui vive chi conserva. Le motivazioni della conservazione sono le ragioni profonde della stessa produzione dei documenti e, ovviamente, della formazione degli archivi. In sostanza: non esiste archivio se chi produce i documenti non ravvisa contemporaneamente l’esigenza o almeno l’opportunità di conservarli effettuando una selezione sia a livello di produzione, sia a livello di conservazione dei documenti.

Le scelte operate dall’autore dell’archivio e dal conservatore delle scritture sono sempre ‘costruite’, ossia effetto di una serie di attività, decisioni ed eventi che devono essere riconosciuti e non considerati come ‘dati’ (postulati).

La trasmissione dei documenti d’archivio fa dunque parte di questa ‘costruzione’: della costruzione del contesto storico in cui opera l’autore e/o il conservatore dell’archivio.
Ricordo - memoria - oblio

Uno scritto è destinato a comunicare un modo d’agire o di fare del presente o del passato. La conservazione di quello scritto tende a perpetuare quel modo nel ricordo intimo e nella memoria collettiva. La conservazione delle scritture è garanzia di memoria dei modi d’agire e di fare del passato (prossimo o remoto che sia).

Memoria - Oblio (non oblio, αληθής = verità)

La lentezza è garanzia di memoria.

I mezzi di comunicazione recenti e le nuove tecnologie tendono ad annullare la lentezza ed a limitare la produzione e la conservazione degli strumenti della memoria.

L’informazione, la notizia, i dati (le ‘banche dati’ e i ‘centri di documentazione’) si contrappongono alla produzione ed alla conservazione di documenti tradizionali e nuovi perché privilegiano l’informazione contenuta nel testo del documento tendendo ad eliminare tutto il resto di esso (supporto, valore giuridico o legale, tipologia, modalità di trasmissione e di conservazione). Ne consegue una forte svalutazione della memoria con una maggiore considerazione del ricordo (personale) e, soprattutto, la negazione della continuità dell’agire e del fare nonché del fondamentale rapporto passato / presente / futuro


Lo scritto su di sé

L’alfabetizzazione generalizzata ha modificato il significato e il ruolo del testo scritto.

1. Problema della raccolta dei documenti

2. Problema della conservazione dei documenti (supporti, copie)

3. Problemi di natura giuridica

4. Problemi di consultazione


Documento = da testimonianza (traccia) generica che diventa ‘documento’ nel momento in cui la interroghiamo, a testo fissato su un supporto.

Storia degli archivi e dell’Archivistica

-Utilità e importanza della ricerca storica attorno agli archivi

-Storia degli archivi e (o nella) storigrafia

-Storia degli archivi e archivistica:



  1. archivistica sorge con gli archivi, archivistica=storia degli archivi

  2. archivistica sorge nell’Europa del XVII sec. con la prima trattatistica: Jean Mabillon (Saint-Pierremont, 23 novembre 1632 – Saint-Germain-des-Prés, 27 dicembre 1707) è stato un monaco, medievista e teologo francese della congregazione benedettina di San Mauro; si dedicò agli studi storici e di erudizione ed è considerato il fondatore della paleografia e della diplomatica (De re diplomatica, 1681), Jean Bolland e critica dei documenti (Acta sanctorum, dal 1643); B. Bonifacio, De archiviis liber singularis, Venezia 1632; Albertino Barisoni, Commentarii de archiviis antiquorum (pubbl. postumo 1737); N. Giussani, Methodus archivorum sive eadem tenendi ac disponendi, Milano 1684.




  • Gli archivi nascono per la conservazione della documentazione scritta → legame della storia degli archivi con la storia della scrittura (populi tabularia non vidit), → legame con la storia del materiale scrittorio e dei supporti (nuovi archivi).

  • Ius archivii: diritto di produrre, conservare e far valere il proprio archivio e/o i documenti e gli archivi che si conservano anche se prodotti da altri. Prerogativa esclusiva di chi governa. Se si detiene lo ius archivii si è depositari di un potere determinato proprio dalle scritture di quell’archivio.

  • Primitiva concezione giuridica dell’archivio definito come luogo (sacralità- collegamento con religione e sacerdoti)

  • Άρχη, Άρχειον, arca (da arcëre tenere lontano, proteggere), tabularium per i Romani (archivum non esiste per loro).


Concezione storica dell’archivio, definito come complesso di documenti, collegata agli altri aspetti della società in cui è stato prodotto e tramandato.

Periodizzazione proposta da H.E. Bautier:

1. Archivi di palazzo - Antichità: Ebla, Egitto, Atene, Roma,Medioevo: Alto medioevo, Carolingi (assenza di una capitale, archivio itinerante).

2. Tesoro di carte - secc. XII-fine XV: Cancellerie, archivio segue il signore, concetto patrimoniale della sovranità).



  1. Arsenali dell’autorità - secc. inizio XVI-inizi XIX: stato assoluto, nuovo sistema amministrativo, archivio come strumento di potere, archivi di concentrazione, Illuminismo.

  2. Laboratori per la storia - dagli inizi XIX sec. fino ad oggi: archivi come testimonianze storiche, fonti per la ricerca, Romanticismo, Risorgimento, unificazione nazionale, ecc.

Excursus schematico di storia degli archivi


Origini della dottrina archivistica agli inizi XVI secolo, nel momento in cui gli Stati moderni iniziano ad avere interesse a disciplinare la produzione, la conservazione e l’uso delle scritture d’archivio considerate come uno dei più efficaci strumenti a disposizione del potere.

La gestione dell’archivio come momento cruciale dell’attività cancelleresca (Dumoulin, 1552). Ma anche il Methodus ad facilem historiarum cognitionem di Jean Bodin (1566) che parla di publica monumenta (leggi, decreti, trattati) tra le fonti dello storico, oltre a quelle narrative e quelle figurative.

Tre parti: ‘Causae domini’ - ‘Causae subditorum’ (affari interni) - ‘Causae extraneorum’ (affari esteri)

In Spagna - Ferdinando I e Isabella unificano gli archivi dei regni di Castiglia e Aragona a Valladolid.

Carlo V trasferisce nel 1545 le carte di Castiglia a Simancas, dove nel 1567-1568 Filippo II concentra definitivamente gli archivi di uffici e magistrature dello stato (regolamento nel 1583).

Firenze nel 1569 (Cosimo I) e Siena (Francesco I) nel 1585-1588 istituiscono l’archivio dei Contratti con i protocolli e gli originali notarili.

Inghilterra nel 1578 Elisabetta I istituisce lo ‘State paper office’.

Francia negli ultimi trent’anni del ‘500 inizia processo di concentrazione concluso da Richelieu più tardi.

Impero si organizzano le ‘registrature’.

Roma nel 1568 Pio V inizia la formazione dell’Archivio Vaticano, compiuta nel 1610 da Paolo V con la nomina del primo prefectus archivi sanctissimi in Michele Lonigo d’Este.

Archivi ecclesiastici - Concilio di Trento (1542-1564) …

Archivi notarili. Archivi di famiglie. Cosa c’era allora e quanto c’è restato di questi archivi ? Come sono stati conservati e ordinati ?

Distinzione tra monarchie e oligarchie anche nella sistemazione degli archivi dello stato.

Progressivo assestamento delle strutture amministrative e archivistiche centrali statali ed ecclesiastiche; meno stabili alcune situazioni locali - Guerre, epidemie, modificazioni territoriali degli stati.

L’archivio è il locus ubi scripturae publicae ad perpetuam memoriam asservantur (Baronio, 1632), oppure locus quo publica auctoritate monumenta publica probe et cura asservantur in communem et faciliorem rerum probationem (Neveu, 1668).


In sostanza si riconosce il diritto esclusivo (jus archivii) dei principi e dei governanti di detenere archivi: illis qui in territoriis suis exercent jura imperii et regalium. Agli altri si riconosce il diritto di conservare soltanto munimina. Si pregia la documentazione solenne e si esclude quella prodotta dal fare quotidiano.


Cosa c’è in questi archivi ? Come sono conservati e ordinati ? Affermazione dell’ordinamento per materia e/o proseguimento delle tradizioni.

Separazione dell’Europa secondo due modi:



Europa centrale, orientale e settentrionale (mondo non romano-giustinianeo): registratura, archivisti = impiegati

Europa occidentale e meridionale (mondo romano-giustinianeo): ord. cronologico, archivisti = storici

Problema centrale degli archivisti italiani, francesi e spagnoli: ordinare dei fondi che si sono formati senza un piano prestabilito e sono pervenuti a loro con versamenti diversi effettuati dagli uffici senza criterio apparente.

Nel momento in cui gli archivi divengono ‘strumenti’ e ‘armi’ si manifesta la necessità della ‘trattatistica’:

B. Bonifacio De archiviis liber singularis, Venezia 1632,



  1. Barisone Commentarii de archiviis antiquorum,

N. Giussani Methodus archivorum sive eadem tenendi ac disponendi, Milano 1684.

Mabillon (De re diplomatica, 1681), Bolland e critica dei documenti.

Gli stati moderni si strutturano in forma burocratica e diviene necessario regolamentare i modi di produzione (di scrivere) dei documenti pubblici.

Modifiche negli ultimi due decenni del secolo: necessità di controlli accurati sulle carte - Pertinenza geografica

Si precisano i compiti degli archivisti in servizio negli archivi pubblici e i criteri di sistemazione del materiale: “funzionali agli interessi dei detentori dell’archivio” - Gli archivi sono spesso conservati entro vere fortezze (Simancas, Castel Sant’Angelo, Castel Capuano, Castello Sforzesco) o entro il palazzo del governo (Genova, Venezia, Firenze).

Archivi notarili - Genova bombardamento 1684

Camere di riunione (1678-1688), Luigi XIV per ritrovare giustificazioni giuridiche e formali alle rivendicazioni delle ‘dipendenze’ collegate alla pace di Westfalia (1648) ed a quella di Nimega (1678-1679): Strasburgo, Metz, Toul e Verdun. Chiuse con pace di Ryswik (1697).


Dai primi del Settecento troviamo nuove realizzazioni, forti cambiamenti territoriali, forti spinte a cambiamenti amministrativi che si realizzeranno durante il secolo. Passaggio dalla Spagna all’Austria con la pace di Utrecht (1713) e di Rastad (1714). Istituti di concentrazione a Torino (1720), Vienna (1749, Haus-Hof und Staatsarchiv), Bruxelles, Budapest, Zagabria, Mantova (tutte nel 1762), Venezia (1770), Milano (1781). Concentrazione anche di archivi non statali.

«Gli archivi sono politici magazzini per li tempi avvenire» L.A. Muratori: Rerum italicarum scriptores (1723-1751), Antiquitates Italiae medii aevi (1738-1743), Annales Italiae (1744- ).

La ‘pubblica felicità’. Illuminismo - Enciclopedismo - Naturalismo sistematico

Cessa la continuità - cessa la funzione secolare di ‘documenti per governare’.

Questioni di ordinamento e di versamenti, ma anche di scarto: Torino ‘spurghi’ nel 1731.

Distinzione tra ‘archivi storici’ e ‘archivi amministrativi’. Registro di protocollo, controllo dei tempi e dei flussi documentari con responsabilità dei funzionari.

Valori nazionali emergenti. Ruolo delle guerre napoleoniche come fattore di modificazione degli equilibri sociali: leva obbligatoria, uso delle armi e militarizzazione (organizzazione) delle masse, contrapposizioni di nazioni e di popoli e non solo di sovrani.

Ricerca delle origini e dei precedenti di una realtà (nazione, popolo, ecc.) pensata da tempo, ma non ancora individuata nella storia. Intenso rinnovamento storigrafico, nascita di numerosi nuovi archivi statali di concentrazione. Fine dell’ “arsenale dell’autorità” e inizio del “laboratorio per la storia”. «Alla storia e non alla politica appartengono i documenti delle dinastie che regnarono» (Commissione Cibrario, 1870).

Nuovi ordinamenti amministrativi con nuove procedure e forme di controllo interno. Registro di protocollo, controllo dei tempi e dei flussi documentari con responsabilità dei funzionari, come alla fine ‘700, ma con una ben maggiore forza dello Stato: aumentano le competenze, le funzioni ed i servizi mentre aumenta e migliora la presenza in periferia dell’amministrazione e si intensifica il rapporto con i sudditi/cittadini.

Ricerca storica come ricerca di elementi costitutivi e caratterizzanti di un’identità nazionale oppressa da secoli, ma sempre esistita.

Gli archivi vengono considerati come custodi delle testimonianze di quell’identità. Sacralità dei documenti: netta distinzione tra documenti storici (più o meno fino a Napoleone) e amministrativi (quelli più recenti).

DOCUMENTO ARCHIVISTICO

Il documento archivistico è un documento prodotto o ricevuto da una persona fisica o giuridica in relazione all’attività che svolge.


Documento = informazione (1) fissata su un supporto (2) in forma (3) stabile (4).

  1. contenuto: è un atto/fatto o dispositivo, o probatorio

  2. supporto materiale: tradizionale o non tradizionale

  3. forma: caratteri estrinseci e intrinseci

  4. stabilità: per ‘socializzare’ l’attività e renderla accessibile e conoscibile a tutti


Persona fisica o giuridica = autore / scrittore

  1. autore: persona che ha autorità e capacità di produrre un dato documento

  2. scrittore: responsabile dell’articolazione del contenuto del documento

Distinguere sempre tra competenze e funzioni:

competenza: autorità e capacità // funzione: insieme di attività
Attività = fatto / atto pratico-amministrativo in un dato contesto


  1. fatto: evento, entità generica

  2. atto: esercizio oggettivo e intenzionale della volontà

  3. contesto: giuridico e amministrativo → contesto documentario

Cinque caratteri fondamentali del documento archivistico:



  1. Naturalezza

  2. Interdipendenza

  3. Unicità

  4. Imparzialità

  5. Autenticità

Queste caratteristiche devono essere protette per rendere il documento affidabile e mantenerlo tale.

Due metodi per ottenere questo scopo: 1. diretto: elementi formali 2. indiretto: in relazione all’affidabilità dell’autore e delle sue procedure di produzione del documento


Valore del documento: dispositivo, probatorio, ausiliare, narrativo
Diversi stati di trasmissione (anche storica) del documento:

1. minuta 2. originale 3. copia


Per essere affidabile il documento deve essere intatto indipendentemente dallo stato della sua trasmissione.

≠ Modo di trasmissione ≠ Forma di trasmissione



(mezzo di comunicazione) (supporto su cui viene trasmesso)
Tripartizione del documento: protocollo, testo, escatocollo
Ogni documento viene prodotto in base a delle procedure definite:

- organizzative: che stabiliscono strutture amministrative

- strumentali: pareri, consulenze

- esecutive: svolgimento regolare degli affari

- costitutive: che intervengono sull’esercizio del potere

ARCHIVIO



L’archivio è il complesso organico dei documenti prodotti e conservati da una persona fisica o giuridica durante lo svolgimento della sua attività.
Complesso: insieme, ordine ≠ disordine. Provenienza e conservazione ininterrotta.

Organico: funzionalità, interdipendenza, omogeneità complessiva (la valutazione dell’appartenenza di un documento ad un archivio dipende anche dalla relazione che può avere con gli altri documenti di quell’archivio).

Collegamento e dipendenza da: funzioni, competenze, servizi.


Tripartizione convenzionale:

  1. Archivio corrente (in media 5 anni)

  2. Archivio di deposito (in media 40 anni)

  3. Archivio ‘storico’




  • Considerare la tipologia degli archivi in rapporto alla natura del soggetto produttore, al contesto giuridico e amministrativo ed alle finalità della conservazione.

  • Un soggetto singolo produce un archivio diverso da quello prodotto da soggetti diversi regolati da norme comuni.

  • Nascita dell’archivio: quando e come, conservazione

Ampiezza del significato del termine: natura e limiti dell’ «archivio»

1. Tutti i documenti dall’origine

2. Tutti i documenti dall’ingresso in archivio ‘storico’

3. Solo i documenti prodotti da un’autorità pubblica

4. Documenti prodotti da un’autorità pubblica e da persone private (giuridiche e non)

5. Tutti i documenti di qualsiasi origine e anche da materiale non documentario (ad es.: manoscritti di opere)


1. Origine dei documenti → degli archivi

Tipi di documenti secondo l’ambito del diritto in cui ha origine l’archivio:



  1. Statale

  2. Comunale

  3. Enti pubblici

  4. Ecclesiastico

  5. Privati

L’archivio serve per dare certezza ai rapporti tra i soggetti che operano in una determinata società.

Documento pubblico vincola tutti. Documento privato vincola solo i contraenti
2. Formazione delle serie

Attività: l’attività svolta per raggiungere uno scopo costituisce l’origine dei documenti e dell’archivio

L’attività è costituita da una sequenza di atti alla quale corrisponde la sequenza dei documenti prodotti per lo svolgimento di quell’attività.

Come le fasi dell’attività sono collegate tra loro, così i documenti corrispondenti sono collegati tra loro.
Serie, concetto di serie archivistica
Fascicolo Dossier Affare ≠ Pratica
Atti dello stesso tipo formano direttamente una serie e non dei fascicoli distinti.

La Formazione di un archivio avviene secondo il principio di
Provenienza Pertinenza

Teorica deduttiva - Pratico induttiva Teorico deduttiva - Pratico induttiva

schema astratto realtà empirica schema astratto realtà empirica
Il principio che viene seguito nella formazione di un archivio non corrisponde ad un determinato e costante ordinamento dei documenti
Vincolo archivistico

Concetto di vincolo archivistico - Concetto di serie

Problema coi documenti informatici e i documenti su supporto non tradizionale. Perdita dell’idea di serie archivistica. Nascita della sequenza libera. Nella prassi si afferma la preminenza dell’informazione (‘dato’) sul documento come tutt’uno di testo e supporto.

Informatica = facilita la scomparsa delle tipologie archivistiche.

È fondamentale la ‘traditio’ (trasmissione-conservazione) degli archivi perché se durante i tempi di conservazione viene intaccato il legame che vincola le parti dell’archivio, muta il valore di quell’archivio come testimonianza e, di conseguenza, diminuisce la nostra possibilità di conoscenza storica.

Necessario studiare la storia degli archivi come storia della loro trasmissione e conservazione e la storia dell’archivistica come storia delle metodologie e tecniche di trasmissione, conservazione e consultazione.


3. Struttura dell’archivio, cioè modo di composizione e correlazione tra le varie componenti interne dell’archivio (unità, serie).

Principio di provenienza Principio di pertinenza

Origine Territoriale Materia Territoriale

(secondo gli ‘uffici’)

Da non trascurare gli effetti della casualità (distinguere però tra cause ed effetti): disastri, guerre, errori, superficialità, ignoranza, ecc. sono comunque anch’essi testimonianze e artefici di strutture.


Il principio seguito dalla struttura di un archivio non corrisponde necessariamente ad un determinato e costante ordinamento dei documenti.

Non vi è rapporto di causa tra la formazione e la struttura di un archivio con l’ordinamento dei documenti che lo compongono.
Origine, formazione, struttura, ordinamento di un archivio sono quattro aspetti della ragion d’essere di ogni archivio che, pur naturalmente correlati, non hanno tra loro un rapporto di necessità nè logico, nè tanto meno storico.
‘Principio di provenienza’ non significa automaticamente ‘metodo storico’, nè ‘metodo storico’ significa di per sè ‘principio di provenienza’. ‘Principio di pertinenza’ non significa meccanicamente ‘ordinamento per materia’, nè ‘ordinamento per materia’ equivale a ‘principio di pertinenza’.
Vi è il livello dei due ‘principi’ e, al di sotto, il livello dei ‘metodi’ di ordinamento, senza un rapporto gerarchico tra essi. I livelli sono distinti e la connessione tra i due livelli non è determinata, prestabilita, fissa o scontata, ma può variare di caso in caso e di tempo in tempo.


Necessità logica e pratica di un sistema globale di organizzazione e gestione

dei documenti
La regola: tenere sempre i documenti in uno stato di completezza e ordine tale che chiunque sarebbe in grado di proseguire il lavoro qualora scomparisse improvvisamente l’archivista.
Quadro di classificazione - Titolario - Massimario di scarto
Sistema di classificazione → non solo funzioni, competenze, servizi, ma anche

  • organizzazione interna al soggetto produttore

  • contesto giuridico

  • contesto amministrativo

  • utilità pratica

  • connessioni e continuità storica

Nel quadro di classificazione saranno ben distinte le seguenti tre macroaree:

  1. Area delle funzioni istituzionali

  2. Area delle funzioni amministrative

  3. Area delle funzioni tecniche


Valutazione critica (giuridica, amministrativa, storica) dell’archivio:

valore dei documenti - valore dell’archivio

- Valore legale: prova legale dei fatti a cui si riferiscono

- Valore giuridico: permanente, componente essenziale della natura del documento

- Valore storico: capacità di essere utilizzati come testimonianza dell’attività e del contesto

Indice di classificazione - indici e repertori
Motivazioni:

1. distribuzione interna degli affari e delle pratiche

2. formazione dei fascicoli e delle serie

3. selezione e scarto

Il processo di classificazione consiste nel determinare per ogni documento l’affare o la pratica di cui fa parte identificando nel quadro di classificazione la categoria - classe - sottoclasse - …. - fascicolo che la designano.
Registrazione: collegato al valore
archivio corrente (5 anni) - archivio di deposito (40 anni) - archivio storico (perenne)
piano di conservazione
la selezione e lo scarto

Si ‘seleziona’ il materiale da conservare, si ‘scarta’ il materiale da eliminare.

Differente atteggiamento e metodo: nella ‘selezione’ si procede pensando alla futura utilizzazione (di qualsiasi genere e da parte di chiunque) dell’archivio, mentre nello ‘scarto’ si opera pensando a quanto non serve più all’autore o detentore dell’archivio.


Registro di protocollo
Protocollo: differenze tra la registrazione di protocollo tradizionale e quella informatica.
Protocollo analitico: ogni singolo documento riceve un numero diverso e progressivo al momento della registrazione di protocollo che procede cronologicamente. Necessaria l’apposizione dell’indice di classificazione su tutti i documenti.

Protocollo sintetico: vengono numerate le pratiche e tutti i documenti che fanno parte della medesima pratica ricevono lo stesso numero di registrazione di protocollo. Necessario il ‘repertorio delle pratiche’.


ORDINAMENTO

Distinguere tra l’ordinamento originario iniziale (motivato dalle esigenze dell’autore nel momento della formazione dell’archivio) e l’ordinamento originario posteriore (sempre effettuato dall’autore, ma modificando il precedente ordinamento).


Distinguere tra il soggetto produttore ed il suo archivio.


Non coincidenza dell’organizzazione interna del soggetto produttore con la struttura dell’archivio. Mediazione prodotta dalle esigenze di utilizzare l’archivio per scopi diversi da quelli originari.

L’ordinamento dell’archivio rispecchia il modo in cui il soggetto produttore organizza la propria memoria, ossia la capacità di autodeterminarsi nel tempo in rapporto alle proprie finalità.

Ricostruzione degli aspetti formali dell’archivio: ordine formale della memoria dell’autore.

Diversità tra ordinamento originario e ordinamenti successivi: esempi vari A.S.Milano, Notai, Archivi familiari.


Presupposti dell’ordinamento:

  1. necessità di studi preliminari sull’autore: aspetti istituzionali, normativi, economici, sociali, politici, culturali, ecc.

  2. necessità di studi preliminari sugli archivi contemporanei all’autore e del medesimo tipo anche in situazioni differenti

  3. ricognizione dell’archivio e prime operazioni di preriordino

Operazioni di preriordino:



  1. Individuare eventuali archivi aggregati e separarli

  2. Cercare strumenti di corredo vecchi e verifica della loro attendibilità

  3. Individuare e ricomporre le serie evidenti

  4. Individuare e riprodurre eventuali sezioni cronologiche

  5. Evidenziare e comprendere eventuali tracce di classificazione o simili

Esame e comprensione di:

1. Complesso delle norme entro cui opera il soggetto produttore

2. Prassi e rapporti giuridici ed economici intrattenuti dal soggetto

3. Rapporti sociali in cui è coinvolto il soggetto

4. Effetti della presenza del soggetto nel contesto sociale


Vicenda diacronica ↕ Rapporto sincronico ↔
Distinguere tra le diverse parti dell’archivio (ragioni di fatto e di diritto). Distinguere tra i diversi tipi di documenti: aspetti formali del documento.

Individuare gli elementi propri dell’archivio e delle singole serie. Individuazione e ricostruzione delle serie attraverso la ricomposizione del vincolo originario.


Nella realizzazione dell’ordinamento le vicende reali dell’archivio prevalgono sulla storia istituzionale del soggetto produttore

Analisi delle carte per trarne criteri di ordinamento e di descrizione, come base di ogni operazione di ordinamento e d’inventariazione.

Carattere pragmatico e non dottrinario del concetto di serie

Schedatura


La scheda si compila per descrivere le unità archivistiche e non i singoli documenti.

La scheda serve per effettuare tutti i lavori archivistici su di essa e non sull’unità che descrive.

La schedatura deve rispondere a costranti requisiti di sintesi,di chiarezza e di certezza.

I ‘campi’ della scheda devono essere ben distinti e le eventuali variabili devono essere predeterminate.

Nella scheda devono essere descritti tutti gli elementi formali dell’unità archivistica e gli elementi caratterizzanti della serie a cui appartiene l’unità: elementi di serialità e loro combinazioni. E’ utile indicare gli elementi estrinseci non formali, se mancano quelli formali intrinseci.

Nella schedatura si devono uniformare e restare costanti:



  1. i livelli descrittivi (livello di analiticità della descrizione)

  2. l’ordine descrittivo (redazionale)

  3. la terminologia (stabile e secondo le norme convenzionali)



Descrizione

L’elaborazione degli strumenti per la ricerca mira ad orientare lo studioso nella ricerca delle fonti utili alla sua indagine, mai a produrre risultati di ricerca applicata che tendano a (o pretendano di) sostituirsi all’esame diretto dei documenti.

* Schemi e modelli descrittivi che devono essere uniformi all’interno del medesimo archivio e devono tendere ad esserlo anche per tutti gli archivi di uguale tipologia.

* Schemi e modelli descrittivi, però, inevitabilmente flessibili e differenziati in rapporto alla natura - tipologia - epoca - struttura degli archivi.


Problema dell’uniformità e della standardizzazione:

* uniformità = applicazione di termini uguali per descrivere documenti uguali o equipollenti in ogni tipo d’archivio.

* standardizzazione = applicazione del medesimo livello di analiticità e compilazione e rappresentazione uguale delle descrizioni delle unità documentarie della medesima tipologia d’archivio.
La ‘standardizzazione’ non significa mai che la medesima scheda di rilevazione sia idonea per tutti i documenti di tutti gli archivi. Alla base della composizione della scheda di rilevazione deve sempre esservi il progetto di ordinamento del fondo
Oggetto della descrizione:


  1. l’unità archivistica e non il singolo documento

  2. la serie

Elementi sicuri della descrizione:



  • datazione,

  • segnatura,

  • natura giuridica,

  • tipologia,

  • autore,

  • destinatario,

  • oggetto.



STRUMENTI PER LA RICERCA

Inventario

Descrizione organica dei documenti di un dato archivio, non dei contenuti dei documenti e non dei singoli documenti.

Distinzione in tre parti:



  1. introduzione

      1. sulla storia dell’autore dell’archivio,

      2. sull’archivio e la sua storia,

      3. sulla metodologia archivistica seguita;

  2. descrizioni inventariali

  3. indici.

Differenti livelli di analiticità determinati da ragioni intrinseche (organicità, tipologia, natura) o estrinseche (disponibilità di tempo e mezzi).


Inventario analitico: descrizione delle singole unità archivistiche.

Inventario sommario: descrizione degli insiemi omogenei di unità archivistiche.

Indice

L’indice è un elenco di determinate parti di un archivio compilato secondo un criterio prestabilito (ad es.: alfabetico, cronologico, geografico, di posizione, per oggetto, ecc.).


Può essere redatto sull’inventario (sul testo dell’inventario) o sui documenti (sul testo dei documenti). Nel primo caso si farà riferimento alla pagina dell’inventario, nel secondo caso si farà riferimento al numero di corda o ad altro elemento che consenta l’individuazione dell’unità di conservazione del documento indicizzato.

Tipico esempio del primo è l’indice alfabetico dei nomi di persona e di luogo (‘rubrica’) che compaiono in un inventario.

Tipico esempio del secondo è l’indice alfabetico dei corrispondenti della serie ‘corrispondenza’ di un archivio, compilato sulle singole lettere e non sulle unità inventariali.

L’indice costituisce parte integrante dell’inventario, ma può anche essere autonomo da quello (ad es: indici di singole serie).




Guida generale degli Archivi di Stato

L’esigenza di una Guida generale era sentita sin dalla fine del XIX sec., i diversi tentativi non ebbero mai successo.

Decisa nel 1965: adozione di una soluzione valida per tutti gli A.S. → fornire strumento di ricerca e di studio. Quattro volumi, più un quinto in programma. Primo esce nel 1981

La tipologia archivistica italiana è ricca e differenziata. Le circoscrizioni territoriali e le aree storiche omogenee erano diverse da quelle degli A.S. attuali.



  • Impostazione sistematica, possibilità di descrivere le carte delle magistrature con ordine → articolazione e storia.

  • Guida ai fondi → ricondurre carte all’autore.

  • Volontà di evitare ogni sviamento storiografico.

  • Carattere pratico, non manuale di storia delle istituzioni, strumento di consultazione. Ordine alfabetico per sede dell’A.S.

  • Tripartizione: Archivi statali preunitari - Archivi statali postunitari - Altri archivi.

  • Archivi statali preunitari: antichi regimi - periodo napoleonico - restaurazione.

  • Ordine interno: dagli organi con competenze e poteri più ampi a quelli con competenze e poteri meno ampi.

  • Presentazione dei fondi basata sull’individuazione degli organi centrali e periferici che non corrisponde allo ‘stato dei fondi’, ma riflette un’esigenza metodologica.

  • Evitate definizioni e classificazioni.

  • Nessun conto del motivo d’ingresso del fondo in A.S.

  • Per ogni fondo viene indicato: nome del fondo, ambito territoriale, datazione, consistenza, strumenti di corredo, bibliografia.


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ARCHIVI CONTEMPORANEI SU SUPPORTO NON TRADIZIONALE
1. Archivi e informatica: chiarezza sui concetti e i contenuti

  1. Archivio tradizionale informatizzato

  2. Archivio tradizionale con gestione elettronica dei dati

  3. Archivio tradizionale sostituito da riproduzioni gestite elettronicamente

  4. Archivio elettronico

  5. Centro di documentazione, archivio di servizio = Non archivio

2. Archivi fotografici

3. Archivi audiovisivi

4. Archivi di fonti orali

5. Rapporti tra archivio tradizionale e ‘nuova’ documentazione




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