Tutti verso la…”meta”…



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21.12.2017
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TUTTI VERSO LA…”META”

Il progetto “SEI CAPPELLI PER…CRESCERE” si è rivelato un interessante ed efficace contributo educativo per stimolare nei bambini la META cognizione, ossia la capacità

di pensare intorno ai propri pensieri, di riflettere prima di decidere o di agire,

di modulare il proprio linguaggio e le idee personali in modo funzionale al contesto,

utilizzando modalità relazionali nuove, chiaramente definite e riconoscibili.


Assumere un preciso ruolo e avvalersi di una specifica forma di comunicazione, secondo le indicazioni suggerite dal colore di ogni cappello, ha permesso ad ogni bambino di sperimentare le diverse funzionalità del linguaggio e di individuarne la correlazione con gli aspetti emozionali sottostanti, potendoli analizzare isolatamente.
Considerando quanto sia difficile per i bambini di oggi autoregolare il proprio comportamento e le proprie strategie comunicative rispetto al contesto, alle richieste e agli interlocutori e osservando quanto essi siano spesso centrati solo sul proprio Sé, sui propri bisogni qui ed ora, sulle proprie istanze individualistiche e narcisistiche, diventa fondamentale che l’azione educativa proponga loro nuove possibilità comunicative, sollecitandoli a decentrarsi, a tener conto delle opinioni altrui, a collaborare in un percorso condiviso, tollerando il confronto, le regole, l’attesa…

Sviluppo delle capacità Metacognitive e Metalinguistiche, quindi, ma anche riflessione sui vissuti e sulle emozioni propri ed altrui…

In qualità di consulente esterna, ho avuto il piacere di fornire il mio piccolo contributo dal punto di vista psicopedagogico alla realizzazione di questo progetto, collaborando con le insegnanti nella fase di definizione degli obiettivi, nel monitoraggio del percorso operativo e nella valutazione finale dei risultati raggiunti.


Si è concordato inizialmente di dare molta importanza alla definizione del setting, del dove e del come sarebbe stata effettuata questa attività, spiegando chiaramente ai ragazzi che essi si sarebbero collocati in un contesto organizzativo un po’ diverso dalla solita routine scolastica, con regole nuove (da rispettare e da condividere) e con un adulto- coordinatore che in questo caso avrebbe assunto la funzione di regista-osservatore-moderatore e non di valutatore, come solitamente gli alunni si aspettano dall’insegnante.
Piuttosto che esprimere giudizi di merito sugli interventi dei singoli o sul lavoro complessivo del gruppo, pur rinforzando verbalmente gli sforzi di ciascuno, le insegnanti hanno privilegiato la tecnica della comunicazione speculare di tipo non direttivo, per aiutare gli alunni a ridefinire con più chiarezza le loro idee, le proposte, le difficoltà e le emozioni sottointese e per invitarli a mantenere i loro interventi nell’ambito richiesto dal colore del cappello. Ciò ha consentito di dare più valore e significato al contributo di ciascuno.

Fondamentale è stata l’attività di brainstorming, per permettere agli alunni di effettuare ogni volta una ricognizione libera di tutte le informazioni, le idee e le sensazioni pregresse rispetto al compito da affrontare e importantissima è stata l’attività di recupero della memoria storica del percorso condiviso dal gruppo, in termini di conquiste, prodotti, decisioni ed obiettivi raggiunti.

Avere esplicitato molto chiaramente fin dall’inizio le modalità di lavoro e gli scopi di questo progetto ha facilitato la strutturazione dei gruppi, dapprima un po’disorganizzati o poco propositivi ma via via sempre più produttivi e centrati sul compito fino ad arrivare alla graduale definizione della specifica identità di ciascun gruppo (scelta e attribuzione simbolica del nome).
Nel perseguire i primi semplici obiettivi di tipo concreto e organizzativo, ogni alunno, secondo le forme di pensiero e di comunicazione indicate dal proprio cappello, ha cercato di dare il suo

contributo specifico di tipo operativo o ideativo, ma in seguito, aumentando la complessità del

compito e delle richieste è stato necessario mobilitare tutte le risorse del pensiero ipotetico, astratto, divergente, creativo sia del singolo che del gruppo.
Osservando il clima, la partecipazione e l’organizzazione che si andavano delineando nei gruppi col passare del tempo, le insegnanti hanno potuto fornire agli alunni di volta in volta gli stimoli più adeguati per cercare di mantenere viva la motivazione e la collaborazione di tutti, in particolare degli alunni meno propensi a lasciarsi coinvolgere.
Creatività e libera espressione… ma dentro una regola…

Spazio all’individualità…ma nello spazio condiviso del gruppo…

Libertà di dire, fare, pensare…ma secondo uno scopo definito…
Questi sono stati i messaggi trasmessi implicitamente o esplicitamente dagli adulti, dal setting, dagli atteggiamenti, dalle regole stabilite, dal tempo e dallo spazio così chiaramente delimitati…

Questi sono i significati che hanno intuito molti ragazzi nel corso delle attività e alcuni di loro li hanno chiaramente esplicitati e verbalizzati.


Molti hanno compreso che il come e il dove possono essere determinanti nella comunicazione e nelle relazioni; molti hanno colto l’importanza di avere uno scopo comune (il perché) e hanno sperimentato la fatica ma anche la soddisfazione di poter perseguire insieme un obiettivo.
…Riflessioni che appaiono estremamente rilevanti per la loro valenza formativa, in un momento socio-storico e culturale in cui risulta più che mai indispensabile rispondere alle esigenze di crescita emotiva e relazionale dei nostri bambini.


dott.ssa Paola Paolini


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