Tv, radio, •pubblicità, cinema, sesso per perpetuare IL proprio



Scaricare 146.18 Kb.
Pagina1/6
01.06.2018
Dimensione del file146.18 Kb.
  1   2   3   4   5   6

Da Alberti, Bini, Del Cornò, Rotondo, I libri di testo della scuola elementare, Editori Riuniti, Roma, 1972

(pp. 7-43)

Che cosa studiano i nostri figli




Le mani dell’operaio

Dice il signore a chi batte

alle porte del suo Regno:

« Fammi vedere le mani,

saprò se ne sei degno ».

L’operaio fa vedere

le sue mani dure di calli:

han toccato tutta la vita

ferro, fuochi, metalli.

Son vuote d’ogni ricchezza,

nere, stanche, pesanti.

Dice il Signor: « Che bellezza,

così son le mani dei santi! »

R. Pezzani


Una delle poesie che più soven-

te si ritrovano nei libri di testo.

Qual è il bambino ideale per 'la scuola italiana d'oggi?

Un individuo che per fortuna non si realizza mai perfettamente, figlio di una casalinga soddisfatta e di un padre piccolo borghese, più raramente operaio o contadino comunque felici del loro lavoro; è un fervente patriota che si entusiasma quando passano i carabinieri, visita spesso i cimiteri di guerra e piange davanti alla bandiera; è convinto che più si fatica più si è benedetti; che padroni e operai si amano e che gli operai vanno in paradiso perché hanno le mani callose; che si deve sempre obbedire ai superiori (padre, madre, maestro, direttore, sindacato, prefetto, presidente della repubblica, papa, padre-eterno); crede di appartenere ad una civiltà di antiche tradizioni superiore alle altre; non dubita che l'universo sia un meccanismo diretto dalla ragione divina alla realizzazione di fini provvidenziali; crede che l'Italia sia un paese prospero e civile; non sa che esistono lo sfruttamento, l'oppressione, il razzismo, l'imperialismo; parla e agisce come un cretino e da grande sarà un perfetto servitore dei padroni.


Le lotte studentesche del 1968-‘69 hanno riproposto alla attenzione generale un fatto a proposito del quale non avrebbero dovuto sussistere dubbi: che la scuola in una società divisa in classi è una scuola di classe, cioè al servizio della classe che detiene il potere; questa se ne serve insieme con tutti gli altri strumenti di cui dispone (polizia, stampa,TV, radio, pubblicità, cinema, sesso) per perpetuare il proprio dominio.

Attraverso la discriminazione elimina i figli dei lavoratori il più presto possibile. Su circa 4.000.000 di bambini dai 6 agli 11 anni, ve ne sono 300.000 che non terminano la quinta classe elementare e altri 500.000 non si iscriveranno alla prima media dopo aver terminato le elementari. Su circa 800 mila bambini nati nel 1955, iscritti in prima elementare nel 1961 soltanto 532.000 sono arrivati all'esame di terza media nel 1969 e di questi solo 484.000 sono stati promossi.Cioè quasi il 40% dei ragazzi italiani non terminano la scuola dell'obbligo. L'obbligo di andare a scuola fino a 14 anni è stato istituito nel 1923. In questi 46 anni la borghesia ha governato l'Italia col fascismo, col centrismo, col centro-sinistra riuscendo ad evadere all'obbligo che ha lo Stato di dare a tutti otto classi di studio.

Trecentomila ragazzi sotto i 15 anni (o forse 500.000) lavorano invece di andare a scuola, L'11% degli alunni di scuola elementare e media obbligatoria sono ripetenti e sono nella stragrande maggioranza figli di lavoratori.

Circa il 35% dei ragazzi di 14 anni si iscrivono alla scuola secondaria superiore ma solo il 25% si diplomano (all’esame di maturità del 1969 si sono presentati 230.000 studenti e 211.570 sono stati promossi).

Nella scuola secondaria superiore il 100% dei figli di imprenditori e liberi professionisti, il 25% dei figli di dirigenti e impiegati, il 12,3% dei figli dei lavoratori in proprio, il 2,6% dei lavoratori dipendenti arrivano al diploma.

All'università l’8% di quelli che si laureano sono figli di operai. Il 10% della popolazione, l'alta borghesia, fornisce il 90% della futura «classe dirigente».

Con la selezione sono cosi scelti i futuri quadri, i dirigenti e quelli che in cambio di un titolo di studio dovranno servire fedelmente la classe che detiene il potere (in fabbrica come sorveglianti ed « aguzzini »).

Costringendo tutti a pensare allo stesso modo la scuola impone l'assorbimento dei valori e dell'ideologia borghese: individualismo, autoritarismo, razzismo... Per la paura che i giovani scoprano ben presto il funzionamento e la struttura della società evita accuratamente che si prenda contatto con la realtà sociale: la « cultura » che comunica obbligando a studiarla sui libri è quella che sta nella testa degli insegnanti che a loro volta, una generazione prima, sono passati attraverso l'esperienza dell'imparare ciò che piace ai padroni. Per ottenere questo scopo vi è tutta una serie di strumenti e riti (dal crocifìsso nell'aula, alla lezione, all'interrogazione, al voto, al compito in classe). Tutto ciò è stato esattamente definito dagli studenti come formazione del consenso.

SÌ mandano i bambini a scuola e loro imparano che chi comanda ha sempre ragione.

Quelli che scrivono sono dentro la scuola, sono infatti un gruppo di insegnanti elementari, ma il materiale che viene presentato poteva essere raccolto da chiunque avesse avuto la possibilità di esaminare i libri di testo in uso nella scuola elementare. Infatti bisogna respingere il pregiudizio che ci siano dei « tecnici » cui demandare la gestione dei problemi della scuola.

Non a caso gli studenti hanno capito molto presto che non dovevano restare confinati nell'ambito di una lotta entro la scuola ma dovevano unirsi alle forze che hanno interesse a cambiare la società.

Infatti se la scuola in una società capitalistica è la scuola della borghesia, una scuola diversa, non borghese, potrà esserci solo in una società nuova, socialista. Ciò non toglie che mentre esercita la sua funzione rivoluzionaria a partire dalla lotta nella fabbrica la classe operaia possa contestare il carattere classista della scuola negandone praticamente i contenuti.

Il materiale che proponiamo vuol fornire elementi di giudizio sul modo come la funzione di classe della scuola viene esercitata e si limita ad esaminare alcuni aspetti della ideologia che si impone ai bambini attraverso i libri della scuola elementare. Di proposito abbiamo lasciato da parte il discorso sui metodi dell'insegnamento perché non si vuol dare l'impressione che attraverso nuovi metodi di insegnare si possa cambiare la funzione della scuola; anzi, tecniche rinnovate possono rendere la scuola ancora più funzionale al sistema, anche se la metodologia nuova, in classi dove gli insegnanti sono all'opposizione rispetto al sistema e organizzano la vita scolastica come vita democratica, favorisce lo sviluppo di un modo di pensare più critico e più aperto a riconoscere la realtà sociale nelle sue strutture classiste.

Questo materiale viene proposto per discussioni col gruppo di insegnanti che l’ ha preparato.







  1   2   3   4   5   6


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale