Udienza fedit 19 settembre 2002



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Tribunale penale di Perugia

Sezione penale collegiale

Proc. N. 10/01 rg. Dib.

Note di udienza autorizzate

Per le parti civili rappresentate e difese dagli Avv.ti Fabio De Priamo, Francesco Fabbri, Francesco Paola e Francesco Rosi



* * * * *

La ricostruzione svolta dal PM nella sua richiesta di rinvio è stata pienamente riscontrata in sede di dibattimento, che ha confermato quindi tutta la costruzione del sistema accusatorio rappresentato.

Invero se da una parte il dibattimento avrebbe dovuto servire alla difesa di confutare la richiesta di rinvio a giudizio, al contrario proprio l’estesa attività istruttoria ha confermato in pieno la ricostruzione svolta dal P.M.. Anzi l’istruttoria ha chiarito alcuni profili d’ombra che l’istruttoria, posta in essere dal medesimo P.M., non aveva pienamente evidenziato.

Sotto altro profilo sono emersi chiari i danni subiti dai lavoratori quali parti civili nel presente processo.

Chiaramente non si vuole assolutamente ripercorrere l’intero complesso e lungo processo ma si cercherà in questa breve memoria di evidenziare alcuni ulteriori elementi che vengono a confermare e rafforzare l’ipotesi accusatoria svolta dal PM stesso.

Ci rimettiamo pertanto all’ampia istruttoria svolta nonché alla documentazione versata in atti che del resto da sola è sufficiente a delineare con pieno vigore l’ipotesi accusatoria cui al presente procedimento.

Del resto non può che evidenziarsi che il presente processo assume una sua peculiarità, in quanto quasi esclusivamente documentale e le testimonianze hanno unicamente avuto un funzione di conferma sotto il profilo della responsabilità penale, l’illecito posto in essere dagli attuali imputati.

La memoria si articolerà affrontando le seguenti questioni:



1.- Situazione della FEDIT intorno al periodo del Commissariamento - pag. 3

2.- Capaldo - pag. 5

2.1.- Prima del commissariamento - pag. 5

2.2.- Dopo il commissariamento - pag. 8

2.2.1.- Ruolo di Capaldo - pag. 9

2.2.2.- Contenuto dell’Offerta - pag. 13

2.2.3.- Prezzo proposto da Capaldo - pag. 15

2.2.4. - Natura di SGR - pag. 16

3.- Posizione di Greco - pag. 19

3.1.- Procedimento di individuazione dei giudici - pag. 19

3.2.- A seguito dell’Ammissione del concordato vengono confermati vari aspetti: attesa della cordata prima della sentenza di omologa, no alla vendita frazionata, solo dopo la sentenza di omologa - pag. 20

3. 3.- Istanza alla procedura dei Commissari di messa in Liquidazione della Federconsorzi per perdita totale del Capitale - pag. 23

3.4.- Sentenza di Omologa - pag. 27

4.- Valutazione del 40% del pagamento dei creditori chirografi. - pag. 32

5.- Piano di dismissioni di Picardi. Violazione delle prescrizioni della sentenza di Omologa. - pag. 36

6.- La posizione di Greco sull’offerta Casella - pag. 38

7.- Parere del Commissario Giudiziale Picardi alla vendita in massa - pag. 39

8.- Parere del Commissario Governativo Piovano alla vendita in massa - pag. 40

9.- Parere Comitato dei Creditori (modalità di votazione – parere dissenziente Pettinari ) deposizione Pettinari. - pag. 40

10.- La Posizione di Greco relativamente ai diversi pareri richiesti - pag. 43

11.- Decreto di accettazione della vendita in massa del 23/26 marzo 1993, connesso al decreto di approvazione dell’atto quadro del 20 luglio 1993 e relazione Picardi 19 luglio 1993 - pag. 45

12.- Carbonetti - pag. 47

13.- D’Ercole - pag. 48

14.- Mancato svolgimento della procedura di asta così come indicato nella sentenza di Omologa pag. 106. - pag. 49

15.- Assenza di un inventario dei beni e dei creditori - pag. 52

16.- Assenza da parte del Tribunale di fissazione dei criteri per la comunicazione ai creditori per la partecipazione al capitale sociale di SGR, nonché l’assenza di indicazione riguardo le modalità di tale partecipazione, violazione della par conditio dei creditori - pag. 52

17.- Sentenza della Corte di Cassazione Sez. V, n. 4034 del 1996 sulla conferma del sequestro preventivo dei beni disposto dal Tribunale di Perugia - pag. 54

18.- Dipendenti - pag. 55

* * * * *

1.- Situazione della FEDIT intorno al periodo del Commissariamento

intenzione di Goria di voler rilanciare la Fedit

Il sistema bancario era certamente più favorevole ad una procedura di concordato che di Liquidazione coatta. Sul punto è molto chiara la posizione di De Palma (BNL)

DE PALMA: per far capire come da una liquidazione coatta i crediti delle banche sarebbero rimasti bloccati, mentre invece se ci fosse stato un subentro da parte delle banche in una nuova società, probabilmente c’era una possibilità anche di soluzione finale più favorevole per le banche, questo era un po’ il discorso.

Della procedura di Concordato se ne parlò incidentalmente, ma in realtà l’idea iniziale del Ministro era un po’ quella della liquidazione coatta amministrativa, lui pensò che quella figura ipotizzasse più opportuna o comunque quella che poteva essere una conclusione della vicenda, e questa situazione indubbiamente era una situazione che aveva dei suoi aspetti…

Il Ministro sostanzialmente prospettava un rilancio di Federconsorzi, l’intervento del Ministro era chiaramente indirizzato a cercare di coinvolgere le banche in un’attività di rilancio di Federconsorzi.

E’ chiaro che al momento del Commissarimanto vi erano delle posizioni configgenti e l’idea del Ministro di valutare un intervento che potesse rilanciare Fedit poneva delle problematiche per le banche che in ipotesi di liquidazione avrebbero potuto vedersi congelato il credito ed era aperta la questione dell’azione revocatoria sulle vendite dei beni.

Si erano così evidenziate diverse posizioni rispetto la situazione economico finanziaria della Fedit al momento del Commissariamento, tanto da far credere che la medesima, come del resto affermato dallo stesso Greco, si trovasse in una situazione di insolvenza.

Al contrario Bambara ha precisato che la Federconsorzi non versava in uno stato di insolvenza l’effettiva situazione e che era cresciuto in modo eccessivo il credito a breve termine.



BAMBARA: io devo smentire, Avvocato, questa crescita esponenziale a cui lei fa riferimento dell’indebitamento bancario.

La crescita esponenziale c’è stata, è vero, fino alla chiusura del 1989; al bilancio del 31/12/89, sono dati appunto di bilancio, la Federconsorzi ha incrementato l’indebitamento totale, banche e fornitori, o comunque l’indebitamento bancario, di circa 800 miliardi, l’indebitamento bancario, 800 miliardi in più rispetto all’anno prima, nel totale 660… 700 miliardi.

Nel 1990, al 31/12, questo incremento, che c’è pur stato, si è ridotto a 216 milioni… miliardi, scusate, qui adesso bisogna stare attenti.

Questo 1990, che poi è la gestione nostra, testimonia che l’incremento esponenziale se c’è stato c’è stato prima, anzi era in un momento di inversione, ma le dico di più: con i dati al 17 maggio, che è la data “barrage” prima del Concordato, prima del Commissariamento, elaborati poi anche con gli Organi della procedura, sono contenuti nella relazione del Professor Picardi, che è il Commissario Giudiziale della procedura, l’indebitamento è sceso da 3.777 miliardi del 31/12/90 a 2.958 miliardi al 17 maggio del 1991.

Quindi nei mesi da aprile, quando io ho preso la responsabilità della finanza, ’90, al mese del 17 maggio del ’91 l’indebitamento ha recuperato ben 1.115 miliardi in termini di riduzione, con una gestione di tipo ordinaria, senza operazioni strutturali tipo il consolidamento del debito, che erano ormai…

Al 17 maggio del ’91 la Federconsorzi aveva a disposizione, non utilizzate, circa 700 miliardi di linee di credito di fido bancarie, non utilizzate,; ripeto, ci tengo, con interventi di tipo gestionale, di controllo di gestione, ecco, non di controllo strutturale.

Come?”, il come è così: dall’1 gennaio 1991 al 17 maggio 1991 la Federconsorzi in gestione ordinaria ha fatto pagamenti per 1.266 miliardi ai propri fornitori, ai propri dante causa, ai propri fornitori di servizi.



Questa situazione economica finanziaria è importante in quanto il presunto stato di insolvenza è stato da più parti strumentalizzato. Del resto la testimonianza di Bambara evidenzia che l’incremento dell’indebitamento forse poteva essere evitato da una corretta gestione ordinaria che evidentemente non si attuò e forse deliberatamente è stata accentuata attraverso l’incremento di una spesa corrente.
2.- La posizione di Pellegrino Capaldo

2.1.- Prima del Commissariamento

Dalle risultanze istruttorie è emerso chiaramente che Capaldo è un consulente della Fedit, un consulente strategico, ciò è stato comprovato dalla documentazione versata in atti che testimoniano la sua approfondita conoscenza di tutti i CAP avendo il medesimo svolto una verifica personale di tutti i consorzi e svolto incontri con tutti i direttori di CAP.

Questa consulenza muove dal 1988 al 1991, come dimostra la parcella versata in atti dello Studio Pescatore e ci riferivamo al marzo 1991.

Certamente Capaldo non è più consulente Fedit da subito dopo il Commissariamnto.

La presenza di Capaldo quale super consulente è comprovata da Barbara, da Pellizzoni, da Di Pietro e da Cocco.

Dice Bambara nella sua deposizione:

BAMBARA: il ruolo del Professor Capaldo è ovviamente da dividere in due periodi, il ruolo del Professor Capaldo; il periodo della gestione... in cui la Federconsorzi era in gestione ordinaria, quindi fino al ’91, fino a maggio ’91, il Professor Capaldo era uno dei Consulenti ascoltati in Federconsorzi, nell’area amministrativa poco, ma soprattutto nell’area della strategia insomma, nell’area più complessa, nell’area più... successivamente, essendo l’ideatore di questa operazione S.G.R., il suo ruolo, non più in Federconsorzi, ma come dirimpettaio, tra virgolette, di Federconsorzi, è stato quello di Presidente della Società S.G.R..

Alla domanda quindi se ha trovato Capaldo come referente autorevole dal punto di vista delle consulenze Bambara precisa:

BAMBARA: sì, sì, mi è stato presentato dal Direttore Generale dell’epoca come, appunto, punto di riferimento di Federconsorzi.

Alla domanda questo a che epoca fa riferimento?

BAMBARA risponde : al 1991 – precisa - : sì, io ho smesso di avere contatti con il Professor Capaldo, dal 17 maggio non l’ho più visto, fino a circa l’aprile, maggio del ’92, quindi un anno diciamo.



Capaldo quindi è consulente Fedit dal 1989 al 1991 fino a prima del commissariamento

* * * * *

Una conferma a queste affermazioni di Barbara si hanno da Pellizzoni

PELLIZZONI: a questo scopo ebbi contatti anche con il Professor Capaldo, in quanto sia i vertici di Federconsorzi che i vertici delle due confederazioni, cioè Coldiretti e Confagricoltura, mi chiesero di sottoporre il piano per una verifica praticamente, per una validazione.

Alla domanda ma il Professor Capaldo come le era stato presentato?

PELLIZZONI: mi era stato presentato come un chiamiamolo Consulente, come un advisor, come un consigliere dei due Presidenti delle Confederazioni, che aveva iniziato un’analisi della Federconsorzi credo anche lui nell’ottobre, novembre del 1988.



Capaldo io lo vedevo spessissimo, nel senso che, come ho detto anche in altre situazioni, per me era un po’ il referente tecnico il Professor Capaldo, che mi dava l’idea di essere anche non soltanto il Consulente dei due Presidenti, ma quasi un po’ messo dal Presidente del Consiglio per aiutare questa situazione.

Una ulteriore conferma che Capaldo ha operato in Federconsorzi senza soluzione di continuità dal 1988 al 17 maggio 1991 si ha quando Pellizzoni risponde ad una domanda relativa ai colloqui di Capaldo con il Ministro Goria riguardo al Commissariamento.

PELLIZZONI: me lo riferì dopo il commissariamento, cioè la sera del commissariamento, che mi trovò molto sconvolto perché nessuno si aspettava un commissariamento così repentino e soprattutto senza avere interpellato nessuno della Federconsorzi, perlomeno che io sappia, io non fui interpellato; e allora andai dai miei due referenti, chiesi un appuntamento con l’Onorevole Lo bianco, che trovai abbastanza sconvolto sul problema, e poi andai da Capaldo, il quale disse una frase che ricordo molto bene, disse: “Se Goria ha fatto questo commissariamento senza aver fatto un accordo con le banche, è matto”, cioè nel senso che lo considerava un atto non prudente.

Nella sua deposizione Pellizzoni precisa ulteriormente il rapposto di Capaldo con Fedit.

PELLIZZONI: quando sono arrivato, ho trovato dei... come posso dire... dei residui del lavoro, nel senso che c’era parecchia roba fatta (…) ho visto però parecchio materiale, probabilmente a volte scritto da Capaldo o dai suoi assistenti, ma non in forma ufficiale.

Capaldo si interessò del progetto FEDERFIN redigendo una bozza del progetto nel marzo del 1990

Ulteriore elemento della presenza di federconsorzi di Capaldo è il documento dello studio Pescatore relativo ad incontri sulla Fedit a far data del marzo 1991.

Altri testimoni si sono espressi sulla certa posizione di Capaldo come consulente della Fedit

MANFRONI: non ho avuto rapporti diretti di alcun genere, sapevo che c’era il Professor Capaldo che, d’altra parte, che studiava i problemi, che incontrava tutti i Direttori di Consorzi Agrari per esaminare la situazione di ogni Consorzio credo che fece una serie di esami dei bilanci di ciascun Consorzio Agrario, chiamando tutti i Direttori uno per uno e studiò la situazione.

DI PIETRO: sì, feci degli adempimenti molto precisi, in quanto dietro direttive del Direttore Centrale, Ugo Genualdo, io preparai le schede informative dei vari Consorzi Agrari, in queste schede venivano riportati i principali dati economico finanziari e addirittura c’era una parte che riguardava e interessava la valutazione della capacità manageriale di tutti i vertici aziendali dei Consorzi Agrari: queste, le schede, le preparavo io, anche perché non solo avevo la conoscenza diretta e contatti diretti con i Direttori, ma ero il depositario fisico, oltre che analista, di tutti i dati dei Consorzi Agrari, quindi ero nelle condizioni di poter approntare sia lo schema, che alimentare come dati queste schede. Ecco, queste schede furono inizialmente preparate per tutti i Consorzi Agrari e furono consegnate materialmente nello studio privato del Dottor Capaldo, in Via Parigi, in visione; poi successivamente è mia informazione, perché ce ne parlavano i nostri capi e comunque era voce comune fra noi Analisti della Direzione Centrale, vicini anche al Direttore Generale, che questi dati servivano ai vari incontri con i Direttori di tutta Italia dei Consorzi Agrari, dei quali erano... a mia conoscenza, erano presenti il Dottor Genualdo, Narcisi, insomma il vertice aziendale dell’epoca. Attività che si sviluppò tra l’ ’88 e l’ ’89.

Questi temi sono stati confermati poi dal teste VELLA

Anche Gambino riferisce di essere venuto a conoscenza che Capaldo era stato prima del Commissariamento consulente della FEDIT.

Il Presidente del Collegio Sindacale Fedit, riferisce: “Non si muoveva foglia che Capaldo non volesse...”
COSA DICE CAPALDO

- Al riguardo si deve evidenziare come sia del tutto non credibile la deposizione di Capaldo il medesimo afferma che la sua attività di consulente era marginale e non in senso stretto, ma in qualità di studioso.

Nella sua deposizione Capaldo quindi cerca di minimizzare questa sua posizione.

E’ evidente che quanto rappresentato da Capaldo è del tutto inverosimile fattispecie precisata da Barbara e Pellizzoni che hanno confermato che Capaldo è stato consulente Fedit fino al Commisariamento.

Si legge nella sua deposizione dinanzi al Tribunale

CAPALDO: Debbo dire che io mi incuriosii anche abbastanza sul piano intellettuale di questa realtà perché... decisi anche di approfondire in certo senso, per conto mio, il sistema dei Consorzi Agrari e feci proprio, chiesi di poter fare degli approfondimenti su quasi tutti i Consorzi, facevo degli approfondimenti, perché addirittura avevo pensato che si potesse fare anche con una monografia su quella cosa,


2.2. Dopo il Commissariamento:

E’ pacifico che Capaldo già dalla fine del 1991 inizia ad operare sul progetto di acquisizione in massa dei beni FEDIT, come e emerge dalla testimonianze di Maugeri, Cigliana, Locatelli e Gambino come pure dalla testimonianza di Bambara.

Maugeri nell’interrogatorio dinanzi al GUP su domande rivolte dalla difesa del dott.Geronzi ha precisato che il referente relativo alla proposta di acquisto in blocco delle attività della Federconsorzi è stato Capaldo progetto che era personalizzato nella figura di Capaldo stesso.

BAMBARA: ho smesso di avere contatti con il Professor Capaldo, dal 17 maggio non l’ho più visto, fino a circa l’aprile, maggio del ’92, quindi un anno diciamo.



E perché ho ripreso i contatti? Perché in un Collegio dei Commissari, … mi pare nell’aprile del ’92, il Commissario Dottor Locatelli ha portato sul tavolo di quella riunione una richiesta del Professor Capaldo di poter incontrare i Commissari, con l’autorizzazione del Giudice della procedura, perché doveva porgere loro una idea che cominciava, si vede, dico oggi, a maturare.

La decisione di quel Collegio... ah, il Dottor Locatelli ha anche aggiunto di averne parlato con il Presidente del Tribunale, il Presidente Greco, e di avere avuto da lui autorizzazione ad aprire questo contatto.

Quindi Capaldo dal 1988 al 1993 assume più vesti Consulente Federconsorzi, Presidente di una delle Banche più esposte come creditrice della Fedit, Promotore del Piano di vendita in massa, Presidente SGR.

I punti rilevanti della questione quindi sono diversi:

- il ruolo di Capaldo

- il contenuto dell’offerta

- la formazione del prezzo

- la natura della società SGR


2.2.1.- Ruolo di CAPALDO

Nella sua deposizione Capaldo precisa

CAPALDO: io entro in scena un’altra volta parecchio tempo dopo il commissariamento e quando ormai la vicenda si è ben incanalata, si è imboccata la strada del concordato; si potevano imboccare tante altre strade, si è discusso di tante altre strade immagino, però è stata scelta la strada del concordato e quando io rimetto, come dire, il naso in questa questione, questa questione ormai la strada è tracciata.

A quel punto la Fedit, come dire, come impresa non esiste più, insomma si è venuta dissolvendo, c’è soltanto un complesso di beni, perché in fondo quello era, c’è un complesso di beni che deve essere venduto per consentire nei limiti del possibile di soddisfare le ragioni dei creditori.

E’ evidente che la rappresentazione di Capaldo non è veritiera . Il medesimo cerca maldestramente di giustificare il suo evidente conflitto di interessi e soprattutto afferma due fattispecie assolutamente non scontate la situazione di insolvenza della FEDIT ed il fatto che fosse irreversibile la procedura di concordato in quanto l’offerta è giunta prima dell’omologa del concordato.

CAPALDO: In questo quadro, ecco, voglio dire, nasce in me l’idea che ha condotto alla costituzione della S.G.R..

Quindi, effettivamente io debbo dire che il ruolo di ricercatore, di professionista, di studioso, di Presidente di banca, non è facilmente distinguibile, insomma.

Sono essenzialmente uno studioso che ad un certo punto della sua attività di studio si è messo... ma dopo tanti anni, ho cominciato a fare la mia attività professionale credo... ero già Professore ordinario da dieci anni, dodici anni, quindi... e sono stato spinto a fare attività professionale sempre per poter meglio sperimentare magari quella cosa che uno va... sulle quali va meditando e riflettendo, quindi è sempre difficile in questi casi, per me lo è in modo particolare distinguere ecco a che titolo sia prevalso il ricercatore piuttosto che il Presidente di una banca creditrice e così via.

Alla domanda posta sul un suo possibile conflitto di interessi Capaldo risponde:

CAPALDO: guardi, io ho avanzato questo come una persona che ha qualche idea, non è che io mi metto un cappello da Professore, poi mi metto quello di Presidente di banca, poi quello di professionista.



Che cosa è accaduto, poniamo, nella banca che conoscevo meglio, la Banca di Roma? È accaduto questo, che il Direttore Generale, perché i poteri di proposta sono del Direttore Generale, ha proposto questa operazione, il Consiglio, immagino...il Consiglio l'ha discussa e l'ha approvata.

Adesso, se io le dicessi che in quel Consiglio di Amministrazione sono stato zitto, evidentemente lei si metterebbe a ridere, chiaro che non sono stato zitto, quindi è stata proposta dal Direttore Generale, ma certamente io ho detto la mia, ho illustrato, ho detto: "Sì, questo nasce da una mia idea, così, colì...", eccetera, questo è il processo.

Però da un punto di vista formale, da un punto di vista formale c'è una proposta, almeno la Banca di cui io ero Presidente, una proposta del Direttore Generale, circostanziata, motivata e l'approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione.

Il ruolo del Presidente, da un punto di vista formale, è zero, è un Consigliere, vota, vota sì o vota no.

Detto questo, però le dico che, adesso non ricordo bene, ma immagino che l'abbia illustrata prevalentemente io l'operazione.

Risulta evidente che CAPALDO certamente non ha operato come studioso ma dalle varie testimonianze assunte è chiara la sua posizione, il medesimo aveva da una parte la piena conoscenza del mondo federconsortile e dall’altra era il Presidente del maggior gruppo bancario creditore di Fedit:

Come ricordato la posizione di Capaldo emerge chiaramente dalle testimonianze rese da Maugeri (teste dinanzi al GUP e in dibattimento) e da De Palma.

Così come gli stessi funzionari e Dirigenti della Banca hanno confermato che il piano Capaldo si sia formato in seno alla Banca di Roma e Capaldo ha lavorato con i medesimi per sviluppare l’idea e quindi non certamente con il cappello dello studioso ma con quello del presidente del suo gruppo bancario.

NICOLETTI: fui pregato dal Dottor Izzi, che era un nostro analista del Banco di Roma, ragioniere capo e capo dell’ufficio tributario, ad accompagnarlo ad una riunione, credo nel marzo o aprile del ’92, presso il Banco di Santo Spirito con il Professor Capaldo. c’era il Dottor Geronzi, eravamo in quattro, ripeto, e il Dottor Capaldo ci intrattenne su alcune ipotesi di lavoro che secondo lui potevano essere prospettate rispetto a questa soluzione.

Alla domanda del PM se Capaldo espose i passaggi finanziari, logico finanziari?

NICOLETTI: no, no, niente, fu una riunione piuttosto breve.

Alla richiesta di precisazione se le è mai passata per le mani una analisi, uno studio scritto...

NICOLETTI: no, no, non è mai stato nelle mie...

NICOLETTI – precisa inoltre - : direi che questa operazione è nata ed è cresciuta nell’ambito del Banco di Santo Spirito, più che come Banco di Roma... come Banco di Roma, mi pare che abbia collaborato il Dottor Izzi. Lo Studio Casella rispondeva direttamente a Capaldo, non è che passasse attraverso di noi,

Fattispecie quest’ultima confermata da IZZI

IZZI: sono stato coinvolto nella vicenda della Federconsorzi credo agli inizi del ’92, verso gennaio del ’92, e credo di essere stato coinvolto appunto, fino al probabilmente ottobre, novembre del ’92, ancora, nello stesso anno.

Fui chiamato direttamente dal Professor Capaldo e praticamente ho in qualche misura assistito il Professor Capaldo in una... innanzitutto in una individuazione dei vari creditori della Federconsorzi e in una ricognizione sostanzialmente del patrimonio della Federconsorzi, il quale emergeva dalle... sì, dalle stime del Commissario Giudiziale.

Quindi, ecco, questo era stato un momentino il mio impegno in quel momento, in questo periodo e sulla base poi del prezzo di eventuale acquisto da parte della società, costituenda società, che avrebbe dovuto essere costituita, una valutazione di alcune ipotesi finanziarie sui ritorni di questo investimento.

Lo stesso Avv. GIORDANO precisa :

GIORDANO: ma io potevo riferire in quella fase senz’altro al Professor Capaldo, perché io già all’epoca ero Segretario del Consiglio di Amministrazione della banca, quindi avevo un rapporto diretto con il Professor Capaldo, riferivo a lui, informavo anche il Direttore Generale, perché era un momento di costituzione di una società da parte anche della banca…

GIORDANO precisa che si è interessato della questione dall’ottobre del ’92. afferma infatti “che è stato il Presidente Capaldo che mi chiamò e mi disse se per cortesia mi potevo interessare di questa cosa

GIORDANO: in quel momento il Presidente Capaldo era per me il Presidente della Banca di Roma,

Conferma della figura di Capaldo viene anche dalla testimonianza di PAZZAGLIA nel momento che cerca di ricostruire i vari incontri

PAZZAGLIA: io ricordo ci furono più riunioni, se non ricordo male ci fu una riunione presente il Professor Capaldo e anche i componenti dell’Ufficio Legale della banca e fu fatta nella sede della Cassa di Risparmio di Roma, poi diventata Banca di Roma, a Via Marco Minghetti, in questo c’ero anch’io e il Professor Picardi.

Poi ci furono una o due riunioni in Tribunale, alle quali partecipò il Professor Capaldo e ci fu infine una riunione al mio studio, a cui era presente il Professor Capaldo.



Greco ha confermato questa circostanza



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