Ufficio catechistico diocesano



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UFFICIO CATECHISTICO DIOCESANO
L’iniziazione cristiana

dei fanciulli e dei ragazzi

I PRIMI PASSI

DEI

NUOVI CRISTIANI


6° Anno:

Antiochia”



Schede per gli incontri

di evangelizzazione dei


genitori del sesto anno

BRESCIA

INTRODUZIONE


L’ultimo anno dei genitori in accompagnamento al cammino di iniziazione cristiana dei loro figli potrebbe assumere varie connotazioni:


  • Per alcuni genitori, che hanno maturato una più convinta adesione alla comunità cristiana ed al Vangelo, potrebbe essere l’anno di inserimento nei cammini di evangelizzazione degli adulti (centri di ascolto)

  • Oppure il gruppo potrebbe decidere di completare insieme il cammino – visto i rapporti che si sono intrecciati fra le persone nel corso dei precedenti cinque anni. Il mantenimento del gruppo potrebbe consentire agli adulti che non hanno maturato un autonomo e costante interesse per il messaggio evangelico, ma sono ancora alla soglia, di ricevere un supplemento di catechesi all’interno di un contesto noto ed interpellante.

  • Il gruppo ( o parte di esso) potrebbe anche ritenere interessante continuare a confrontarsi rispetto al proprio compito educativo riguardo ai figli alle soglie della pre-adolescenza

Ci concentriamo sulla seconda ipotesi, pur senza escludere l’interesse delle altre due.

All’interno di essa sono possibili vari percorsi:


Ripercorrere il Credo

Credo
Credo in un solo Dio
Credo in un solo Signore
Credo nello Spirito
Credo la Chiesa
Credo la risurrezione della carne e la vita eterna














Alfabeto della vita cristiana:

Cosa vuol dire essere cristiani



Credere
Celebrare
Pregare
Servire
Relazionarsi/amare


Cfr. A. Fossion, “Ri-cominciare a credere”, EDB, 2004












Fare una vera e propria mistagogia dell’eucarestia, che abiliti i battezzati adulti a trovare stabilmente nella Pasqua settimanale le condizioni della propria formazione cristiana





  1. Ingresso

  2. Ascolto della Parola

  3. Credo e Preghiera dei fedeli

  4. Offertorio

  5. Comunione e Missione

FEDE
SPERANZA

AMORE


T. Radcliffe, “Perché andare in Chiesa?”, San Paolo, 2009
J. Driscoll “Cosa accade nella Messa”, EDB



INTRODUZIONE

Nella sua Lettera pastorale per il 2004-2005 il vescovo Giulio Sanguineti affermava che «il contributo dei genitori nell’iniziare i propri figli alla fede cristiana è un compito originario e originale che nasce dalla loro stessa paternità e maternità e che non può mai essere delegato». E subito dopo aggiungeva: «Questa originaria esperienza di Chiesa va valorizzata sempre più nei cammini di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi anche là dove la famiglia può apparire o in crisi o per molti aspetti carente». Quali che siano le situazioni familiari, è indispensabile ricercare il coinvolgimento della famiglia, anche se il documento diocesano L’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (Agosto 2003) prevede che, nel caso in cui i genitori fossero indifferenti o non disponibili, il fanciullo possa essere accompagnato da altri membri della famiglia (fratelli o sorelle o parenti) o da famiglie affidatarie che lo adottino spiritualmente (si pensi ad es. alla famiglia del padrino o ad altre famiglie della parrocchia).

D’altra parte, in questo nostro tempo, parecchi genitori affermano con schiettezza di non essere in grado di accompagnare i propri figli nel cammino dell’iniziazione cristiana perché loro stessi hanno abbandonato o lasciato perdere, in forma diversa, la vita di fede. Mentre, quindi, la comunità cristiana chiede ai genitori di accompagnare il cammino di fede dei propri figli, diventa oggi indispensabile offrire ai genitori stessi la possibilità di un itinerario di fede comunitario, perché la famiglia cristiana ritorni ad essere il luogo privilegiato della trasmissione della fede. Lo chiedono anche i vescovi italiani, quando affermano che «la parrocchia deve offrire ai genitori gli elementi essenziali che li aiutino a fornire ai figli l’alfabeto cristiano. Si dovrà perciò chiedere ai genitori di partecipare a un appropriato cammino di formazione, parallelo a quello dei figli» [Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (Maggio 2004), n. 7].

Nel nuovo modello di ICFR l’accompagnamento dei genitori da parte della comunità cristiana è particolarmente intenso al primo anno della ripresa (a partire dai 6 anni) del cammino di iniziazione cristiana dei figli, già incominciato col Battesimo, ma continua per tutto l’arco dei sei anni del cammino stesso. Nel primo anno sono previsti circa sei incontri di evangelizzazione e due o tre giornate di festa; mentre negli anni successivi si può prevedere un itinerario essenziale (ad es. 4 incontri formativi e due feste comuni all’anno) da garantire a tutti e a cui tutti sono invitati, e poi l’offerta di altre possibilità più ampie messe a disposizione dalla comunità parrocchiale: es. catechesi degli adulti, centri di ascolto della Parola (alcuni dei quali potrebbero essere pensati proprio per questi genitori!), partecipazione ai gruppi famiglie o delle giovani coppie, gruppi biblici, percorsi offerti da associazioni e movimenti ecc..


Il presente sussidio, a titolo di pura esemplificazione, offre agli educatori (sacerdoti e catechisti) delle schede per gli incontri di accompagnamento e di evangelizzazione dei genitori del VI anno, sul tema della MISTAGOGIA.
Le schede, che sono presentate in numero di cinque (con la possibilità di sceglierne anche solo quattro), hanno bisogno di essere adattate e rielaborate dalle varie parrocchie a seconda delle persone e dell’ambiente.

Esse sono state pensate non come delle conferenze ma come un cammino comunitario che coinvolge attivamente i genitori stessi attraverso opportuni lavori di gruppo, che esigono la preparazione di una équipe di animatori, nella quale devono trovare spazio soprattutto i catechisti per adulti che hanno ricevuto il mandato del Vescovo.



Ogni scheda, secondo la proposta metodologica di E. Biemmi (cfr. Compagni di viaggio, EDB, Bologna 2003) prevede tre fasi: la fase proiettiva (in piccoli gruppi, sulla base di una sollecitazione dell’animatore, ognuno è invitato a esprimere le proprie convinzioni, le proprie perplessità, il proprio vissuto); la fase di approfondimento (in assemblea, tenendo conto di quanto è emerso nei piccoli gruppi, l’educatore propone un approfondimento sul tema, servendosi anche di qualche documento autorevole); la fase di riappropriazione (personalmente o in gruppo, ognuno è invitato a rendersi conto dei cambiamenti richiesti a livello di mentalità o di comportamento).
Con l’augurio di un cammino proficuo.

L’Ufficio Catechistico Diocesano


MISTAGOGIA, INGRESSO PROGRESSIVO NEL MISTERO

Mistagogia è un termine del gergo liturgico da non usare normalmente se non si vuole andare incontro ad un rifiuto assicurato Ma riveste grande interesse.

Letteralmente significa "introduzione o iniziazione al mist­ero" e corrisponde a un processo dell'esistenza in realtà molto comune: ogni essere umano fa esperienza di una penetrazione progressiva nel senso delle cose, perché la durata è una componente essenziale della vita. È il ruolo che giocano i ricordi, la memoria, i rac­conti; quando, ad esempio in occasione di un matri­monio, i genitori o i nonni raccontano le storie "di una volta", improvvisamente diventa più facile comp­rendere le loro reazioni o quelle che fino ad allora potevano apparirci abitudini sorpassate.

Anche in psican­alisi è risaputo che non basta una sola seduta perché il paziente prenda coscienza di ciò che è alla radice delle sue difficoltà.

Questo vale anche per i libri che si leggono, o gli spettacoli ai quali si assiste. Ad esempio, sono andato a vedere il film La passione, di Mel Gibson. Ma solo una volta uscito dalla sala, ancora sotto l'effetto delle immagini di violenza, ho potuto riandare con la me­moria ad alcune scene del film. Mi sono ricordato al­lora che fin dalla prima sequenza, al Getsemani, com­pare il serpente, figura del male secondo il capitolo ter­zo della Genesi. Inoltre, per tutta la durata del film, si vede in secondo piano il volto di un personaggio enig­matico, che non può essere che una raffigurazione di Satana. A poco a poco, a questo punto, il film assume un'altra dimensione, le sue finalità profonde emergo­no più chiaramente alla coscienza. E si comprende che forse il regista ha voluto mostrare che il dramma che si sta svolgendo supera l'ambito individuale dei pro­tagonisti: in ultima analisi siamo di fronte alla lotta tra il male e il bene, come del resto canta la sequenza di Pasqua:

Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello.

Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.

La mistagogia è una dimensione fondamentale della liturgia; essa si basa sulla consapevolezza che il senso delle cose non si esaurisce in quello che si può vedere, ascoltare e realizzare la prima volta.

Gli atti liturgici si ripetono, e non solo per accompagnarci nel viaggio del­l'esistenza, ma anche perché non si ascoltano le bea­titudini con le stesse orecchie a quindici o a quarantacinque anni, non si va ai funerali nello stesso stato d'animo quando si è giovani e quando si sente che la morte si sta avvicinando alla propria vita.

Per comprendere meglio l'importanza della mistago­gia ne esamineremo innanzitutto il ruolo nel Rito del­l'iniziazione cristiana degli adulti; in seguito si potrà far emergere come essa sia un'esigenza fondamentale del­la vita cristiana nel suo insieme.
IL TEMPO DELLA MISTAGOGIA

Uno degli aspetti più interessanti del Rito dell'ini­ziazione cristiana degli adulti è il modo in cui in esso viene integrata la durata. Il processo per il quale i cate­cumeni diventano cristiani viene organizzato in quat­tro fasi, o periodi: quello della prima evangelizzazione, il periodo del catecumenato, il tempo della purifica­zione e dell'illuminazione pasquale, e infine il tempo della mistagogia.

A prima vista, potrebbe sorprendere l'esistenza di quest'ultimo momento. Non finisce tutto a Pasqua? C'è ancora qualcosa da aggiungere ai sacramenti che fanno rinascere? I catecumeni non sono forse già dive­nuti cristiani attraverso il battesimo, la confermazione e l'Eucaristia? Sì, ma sono solo nella fase iniziale, in un certo senso. Perché se per un verso tutto è stato loro donato, per un altro verso hanno tutto da ricevere. So­no divenuti cristiani grazie ai doni di Dio, ma devono ancora scoprirne tutta la ricchezza e le esigenze, la bel­lezza e l'implicita necessità di conversione continua.

Vorrei illustrare l'importanza di questo tempo della mistagogia, da diversi punti di vista.


In teologia sacramentaria

Il fatto che l'itinerario dell'iniziazione cristiana non si concluda con la notte di Pasqua mette in luce che le celebrazioni sacramentali non sono l'obiettivo ulti­mo del catecumenato. A rigor di termini quest'ultimo non prepara ai sacramenti, ma alla vita cristiana che su di essi si fonda, ed è appunto quest'ultima che viene inaugurata dalla fase della mistagogia. Viene concesso un periodo in cui sia possibile avvicinarsi al mistero di Dio, della vita, della fede. Per bambini e giovani, al contrario, da tempo si è fatta strada l'idea che l'esito della catechesi sia la professione di fede (o conferma­zione), che viene considerata come la conclusione di tutto l'itinerario. Secondo una mentalità diffusa, quin­di, sembra quasi che si debba accettare di fare due an­ni di catechesi per poter accedere alla professione di fede, ma una volta fatta questa, "è tutto finito". In tale ottica la celebrazione non viene concepita come l'ac­cesso a un nuovo modo di vivere, ma come l'ultima tappa di un processo che finalmente si conclude.

Il Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti rompe con questa mentalità. Con la sua stessa struttura e con la presenza del "tempo della mistagogia" dopo i sacra­menti di Pasqua esso mostra che questi non sono certo una conclusione, ma, al contrario, proprio l'inizio del­la vita cristiana. I catecumeni non seguono il program­ma del catecumenato per ottenere il battesimo, ma per entrare nella vita battesimale. Il periodo della mistago­gia ha la funzione di continuare l'itinerario intrapreso, di dare inizio a una vita cristiana a pieno titolo e intro­durre più profondamente nel senso dei misteri ricevuti a Pasqua. Chiarisce quindi il significato dei sacramen­ti: non sono la fine di un itinerario, ma il fondamento di una vita diversa che ha inizio.

La struttura del rito ci permette di penetrare nella comprensione dei sacramenti. Infatti, i sacramenti dell'iniziazione cristiana ricevuti a Pasqua sono tre: battesimo, confermazione, Eucaristia. I primi due non si ripetono, il terzo molte volte. I primi due sono segni del dono inalienabile di Dio, del suo impegno irrevocabile verso di noi. L'Eucaristia invece si ripete, nella forma di un cibo, del quale abbiamo un bisogno costante. Nelle domeniche dopo Pasqua, i nuovi battezzati sono invitati dal Risor­to a radunarsi per l'ascolto della Parola e la condivisio­ne del pane, per vivere dei sacramenti ricevuti e inse­rirsi maggiormente nella comunità cristiana. Il sacra­mento della continuità, come talora si dice, è dunque proprio l'Eucaristia, alla quale i cristiani sono invitati ogni domenica, e non la confermazione. Una volta messi i piedi nell'ingranaggio dell'iniziazione, il ter­zo sacramento ti afferra, ti invita ad avanzare, ti por­ta sempre più lontano alla scoperta dei diversi aspetti della vita cristiana. La mistagogia in sé consiste, soprattutto grazie alla celebrazione ripetuta dell'Eucaristia, nell'essere sem­pre più ricolmi dello Spirito per conformarsi a Cristo e cantare l'azione di grazie al Padre.



Riguardo l'integrazione nella comunità cristiana

Talora si constata con amarezza che i battezzati adulti non sono certo più perseveranti di coloro che sono stati battezzati da bambini. Il fatto è che ormai ci si è abituati ai cristiani non praticanti: nulla di stra­no che i nuovi venuti seguano anch'essi il modello do­minante.

Questo fatto può anche dipendere dal modo in cui sono pensate e organizzate le équipe catecumenali. Cer­tamente il loro scopo è accompagnare i catecumeni, ma l'obiettivo non si raggiunge evitando che entrino in contatto con gli altri cristiani; troppo spesso i cate­cumeni, una volta battezzati, passano da un ambiente eccessivamente protetto a una situazione in cui sono abbandonati a se stessi. Questo si dovrebbe contrasta­re in due modi. Innanzitutto con una concezione più ecclesiale del catecumenato: è la chiesa in quanto tale che genera i nuovi cristiani. Almeno l'ultima quaresi­ma dovrebbe essere vissuta in forte simbiosi tra i cate­cumeni e la comunità cristiana nella quale stanno per inserirsi; gli scrutini, in particolare, potrebbero esser­ne l'occasione. In secondo luogo bisognerebbe puntare a un'autentica realizzazione del tempo della mistago­gia, nel quale i nuovi battezzati, cristiani a pieno tito­lo, imparano a occupare un posto nella chiesa. Questa fase della mistagogia appare quindi paradigmatica cir­ca il posto da ricevere, trovare e occupare nella vita ecclesiale, che si tratti di attività professionali o pastorali. Essa mette in rilievo una dimensione della vi­ta cristiana, la condivisione eucaristica e la vita comu­nitaria, mai acquisita una volta per tutte.

Dal punto di vista della vita personale

L'esistenza stessa di un tempo della mistagogia fa sì che per i catecumeni non finisca tutto con il "gran giorno"! Il rischio insito nei giorni di festa a lungo at­tesi risiede nella delusione del giorno dopo. Dunque... attenzione alle ricadute! Se è cosa buona, anzi indi­spensabile, che ci siano giorni di festa, questo avvie­ne per imprimere una dinamica anche agli altri giorni, evitando che siamo ricacciati in un'inesorabile bana­lità. L'alternarsi delle feste alla vita quotidiana può funzionare nel senso di una fecondazione reciproca. Previsto nell'itinerario del divenire cristiano, il tempo della mistagogia serve a inscrivere i sacramenti pasquali nel quotidiano dell'esistenza. Nell'ottavo giorno è presente un invito al cristiano a evitare di considerare il battesimo come qualcosa che appartiene al passato; gli viene suggerito, al contrario, che la vita battesimale gli sta davanti.

Il tempo della mistagogia permette quindi di far sì che le realtà divine ricevute la notte di Pasqua penetri­no nell'intimo del proprio cuore. È una fase rispon­dente alla temporalità dell'esistenza umana, che neces­sita della durata perché si prenda coscienza anche del­le cose più semplici e profonde, e le si inscriva anche nelle proprie reazioni inconsce. Gli sposi lo sperimen­tano nel matrimonio: è dopo il "gran giorno" che tut­to comincia! Il tempo della mistagogia, che coincide con il tempo pasquale, è quindi figura della vita cri­stiana intera.
LA MISTAGOGIA, ESIGENZA DELL'INTERA VITA CRISTIANA

Se la mistagogia è inscritta nel rituale per la durata del tempo pasquale, è per mettere in luce che essa è una costante della vita cristiana. Infatti i tesori divini sono inesauribili: chi può dire di aver colto in modo esaustivo la portata del racconto di Emmaus la prima volta che lo ha sentito? Chi non ama ria­scoltare la sua parabola preferita? Le più importanti pericopi della Bibbia attualmente vengono lette all'Eucaristia domenicale ogni tre anni: intervallo sufficien­te perché non se ne abbia più un ricordo perfetto, e per suscitare la gioia della riscoperta. Il lezionario si presenta quindi come uno strumento della mistagogia.

Ciò che vale per l'ascolto della Parola, vale per la vi­ta cristiana intera. A ogni battesimo, a ogni veglia pa­squale, soprattutto, posso ritornare sul mio battesimo e sulla professione di fede che ne costituisce il cuore... e per me forse è la quarantacinquesima volta che la pronuncio, ogni volta con una convinzione fino a quel momento inedita, che mi pare "più vera" di tutte le precedenti. A ogni matrimonio posso anch'io ridire il mio "sì" al coniuge. Grazie ai funerali ai quali par­tecipo ogni tanto, posso familiarizzarmi con la morte che si avvicina, e rinnovare la fiducia nel Dio della vi­ta. Mistagogia, o ingresso progressivo, sempre nuovo, sempre più profondo, nel mistero.

L'esempio dei riti di comunione

Come è possibile? Con la grazia dello Spirito, certo, ma anche mediante i riti, cioè quello che viene fornito, proposto, messo a disposizione perché sia rea­lizzato. Questo è già stato illustrato dagli esempi fatti sopra. Vorrei farne un altro, chiedendomi come comu­nicarsi, all'Eucaristia, come fare per non rendere bana­le il momento culminante dell'incontro.

Nella liturgia eucaristica i riti di comunione comin­ciano con il Padre nostro. Questo significa che non so­no riducibili a quella che abitualmente viene chiamata la "comunione", più precisamente la manducazione.

Il primo modo di comunicarsi consiste nel recitare insie­me il Padre nostro. Realmente insieme, perché se la prima parola nomina la Persona alla quale ci si rivol­ge per comunicare, la seconda ci situa gli uni con gli altri dinanzi a lui. Abbiamo questo Padre in comune, dunque egli ci mette in comunione reciproca, o quanto meno lo scopo di tale preghiera e di ciò che segue è tendere a realizzare, o almeno a far crescere la comunione. Si può continuare: "dacci oggi il nostro pane quotidiano; rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo”.

Poi c'è il gesto di pace, con la parola del presbite­ro: "La pace del Signore sia sempre con voi". Il prete non dice: "Ditevi buongiorno!", come se si trattasse di stringere educatamente la mano del vicino; questo, se mai, sarebbe stato da fare all'inizio della celebrazione. In quel momento, invece, è la pace di Cristo quella che riceviamo, di colui che ci ha detto: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace" (Gv 14,27), versetto che del resto viene ricordato nella preghiera immediatamente pre­cedente. È un secondo modo di comunicare: riceve­re dal vicino (o dalla vicina), da chi conosciamo o da uno sconosciuto, la pace del Signore e trasmetterla. In quel momento è in gioco l'unità dei due comanda­menti (cf. Mt 22,34-40), perché nel cristianesimo non si può amare Dio senza amare il fratello, non si può entrare in comunione con Dio senza entrare in comu­nione con gli altri.

Segue la frazione del pane, gesto di condivisione ne­cessario perché ogni convitato possa riceverne un pez­zo. Gesto motivato dalla parola di Gesù: "Questo è il mio corpo, spezzato per voi". Partecipare alla fra­zione del pane: ecco un terzo modo per comunicarsi, imparando a discernere che non si tratta del pane del panettiere, ma del pane di vita, che discende dal cie­lo per donare la vita al mondo (cf. Gv 6,33); discerne­re che in quella frazione è in gioco la vita di un uomo, e il disegno di Dio. Dopo la frazione il cristiano do­vrebbe sapere con chi sta per entrare in comunione, e a che cosa si espone accostandosi e tendendo la ma­no, aprendo la bocca per essere penetrato da Qualcuno del quale sente dire, in quel momento, che è l'Agnello di Dio.

Poi c'è la manducazione, l'assimilazione di quel ci­bo, pane e bevanda, affinché anche noi veniamo as­similati a colui che riceviamo. Processo sacramenta­le più che mai; tutto il nostro metabolismo e la nostra dimensione fisiologica al servizio della divinizzazione del nostro essere!

La preghiera giunge a coronamento dell'itinerario compiuto, una preghiera per chiedere che tale comu­nione porti frutto, ma anche che ci orienti già alla rea­lizzazione ultima della comunione, nell'incontro defi­nitivo con colui che riconosciamo come Signore delle nostre vite. La più pregnante di queste orazioni è la seguente:

Accordaci, Signore Dio,

di trovare la nostra forza nel pane di vita eterna

e la nostra gioia nella bevanda di salvezza;

così da divenire ciò che riceviamo: il corpo di Cristo.

A questo punto non è difficile comprendere le pa­role del congedo: "Andate nella pace di Cristo" , per realizzare tutto quello che avete vissuto.


Ecco una mistagogia della comunione. È sufficien­te entrare semplicemente nel programma proposto per comunicare, vivendo i riti predisposti a tale scopo. Sono stati preparati per noi, come una ta­vola apparecchiata per un pasto, ed è grazie a essi che possiamo prendere parte al mistero che si celebra.

La mistagogia è l'ingresso nel mistero, e il tempo ne­cessario a tale operazione. Essa si può realizzare in profondità nella misura in cui i riti vengono vissuti con l'intensità a essi confacente; perché esiste anche un modo mistagogico di presiedere, di suonare uno strumento, di cantare, di proclamare la Parola. La mi­stagogia è ciò che fa sì che la liturgia ci coinvolga. È uno spirito.

(P. De Clerck, “Liturgia Viva”, Qiqajon, 2008

schema degli incontri



La celebrazione eucaristica come mistagogia





titolo

obiettivo

Contenuti















Parti della celebrazione

Tempi

incontro

Che bello

partecipare alla Messa!”

Motivare il gruppo di genitori ad entrare in una nuova comprensione dell’Eucarestia


(la chiamata, la convocazione)

Ingresso



Ordinario



















2° incontro

Una fede che nasce e cresce... ascoltando

Aiutare a prendere consapevolezza che la fede nasce dall’ascolto della Parola

La fede

ASCOLTO DELLA PAROLA



Avvento



















3° incontro


La bellezza

di dire insieme:

Credo!”



Recuperare il CREDO come simbolo “denso” che esprime la nostra fede.




La fede

CREDO

E PREGHIERA DEI FEDELI



Tempo di Natale e Ordinario



















4° incontro


Radicati nel

dramma della Speranza



Aiutare a comprendere come la speranza scaturisca dall’intreccio tra la nostra storia e la storia della salvezza


La speranza

OFFERTORIO E LITURGIA EUCARISTICA



Quaresima



















5° incontro



Vittoriosi

nell’Amore

Suscitare atteggiamenti e sentimenti di gioia, gratitudine e stupore per la vittoria dell’Amore realizzata da Cristo con la sua morte e risurrezione

L’amore



Riti di comunione:

L’esperienza

del Risorto


Pasqua



















6° incontro

Dall’Eucaristia celebrata

all’Eucaristia vissuta

Rendere consapevoli che oltre l’Eucarestia c’è la vita e che l’Eucaristia è per la vita.

La missione

...LA VITA




Pentecoste

Il percorso prevede un collegamento dell’eucarestia alle tre virtù teologali come espressive della vita cristiana

che è una vita di fede, speranza e carità.

Questa attenzione agli atteggiamenti "umani" - sia pure legati al dono di Dio - non intende relavitizzare l'opera di Dio che rimane il protagonista principale dell'azione liturgica. Così come questo percorso “mistagogico” per i genitori non ha la pretesa di esaurire l’infinita ricchezza del mistero del corpo e del sangue del Signore: è un itinerario possibile sulla “santa montagna”

che rimane infinitamente esplorabile e mai esaurita.

Primo incontro

Che bello partecipare alla Messa!”
La celebrazione eucaristica come mistagogia/ INGRESSO
OBIETTIVI

Motivare il gruppo di genitori ad entrare in una nuova comprensione dell’eucarestia.

Far intuire che c’è qualcosa di prezioso e di importante per la propria vita in una “pratica” considerata spesso un DOVERE per sentirsi a posto, un DAZIO da pagare, una PREGHIERA SOLENNE per dare risonanza alle tappe della vita…
ACCOGLIENZA E PREGHIERA INIZIALE

Spirito di Dio, vieni ad aprire sull’infinito

le porte del nostro povero cuore.

Aprile definitivamente e non permettere che noi

tentiamo di rinchiuderle.

Aprile al mistero di Dio e all’immensità dell’universo.

Apri il nostro intelletto

agli stupendi orizzonti della divina sapienza.

Apri il nostro modo di pensare

perché sia pronto ad accogliere

i molteplici punti di vista diversi dai nostri.

Apri la nostra simpatia alla diversità

dei temperamenti e delle personalità che ci circondano.

Apri il nostro affetto a tutti quelli

che sono privi di amore,

a quanti chiedono conforto.

Apri la nostra carità ai problemi del mondo,

a tutti i bisogni dell’umanità.

Introduzione


  • Con la parola Eucarestia molti si riferiscono unica­mente al segno maggiore di questo sacramento che è il pane, segno della presenza reale di Cristo, senza al­cun riferimento alla celebrazione dell’Eucaristia o mes­sa, che ne esplicita il significato.

  • C’è chi intende la celebrazione dell’Eucaristia sem­plicemente come un precetto, una tassa da pagare a Dio settimanalmente per imposizione della Chiesa.

  • Altri vedono la messa come qualsiasi altra dove­rosa assemblea di associazione...

  • Ci sono alcuni che vedono nella messa una ceri­monia per rendere più solenni certi momenti impor­tanti della vita: matrimoni, funerali, inaugurazioni...

  • Alcune persone ritengono in buona fede la messa una particolare forma di preghiera per chiedere qualche favore a Dio.

  • Ci sono poi coloro che, condizionati da una cer­ta prassi, non concepiscono la messa se non come pre­ghiera di suffragio per i defunti.

La vita cristiana è una vita di fede, di speranza e di carità.

La Messa come DRAMMA (cioè azione) in cui viene rimessa in forma la nostra


  • Fede

  • Speranza

  • e carità

è per questo che incentreremo i nostri incontri di quest’’anno sulla celebrazione eucaristica, convinti che nella frequenza domenicale all’eucarestia viene formata e mantenuta nel tempo la personalità cristiana.

“Non è stato Israele che ha custodito il Sabato, ma il Sabato che ha custodito Israele” (A. Ginsberg)

“Dobbiamo custodire la domenica e la domenica custodirà noi” (CEI, Volto miss della parr.)

Elemento distintivo e qualificante dell’identità credente,

il dies Domini è uno scrigno che contiene molti tesori e altri ne annuncia:

la certezza della presenza di Dio nel mondo, il senso del vivere e la sua apertura all’eternità,

il valore del frammento e il radicamento della storia in qualcosa di duraturo e stabile.



  1. PRIMA FASE: FASE PROIETTIVA A (momento individuale)

Ci si colloca rispetto alla propria partecipazione all’eucarestia.

Vengono preparate su un foglio da consegnare ai partecipanti le seguente tipologie di “frequentatori” della messa domenicale.






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