Ufficio Stampa L’opera Space-Time



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L’opera Space-Time
Space-Time, l’opera che l’artista Italo Rodomonti ha donato all’Ente in omaggio alla sua città, si afferma come il segno di un’incessante ricerca da lui condotta nell’ambito della cosiddetta Space Art, corrente artistica americana nata a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 di cui Rodomonti è stato pioniere in Italia e di cui è ancora oggi il massimo rappresentante nel nostro Paese.
Punti, linee, ellissi, sfere sono gli elementi fondanti di questo peculiare linguaggio espressivo, che si proietta come un’orbita fuori dal campo propriamente artistico per assurgere ad una dimensione di “meta-artisticità”. L’indagine di Rodomonti è infatti da sempre incentrata sul cosmo, esplorato tra raffigurazione e astrazione: il ricorrente motivo sferico presente nelle sue composizioni e che ritroviamo dominante anche nell’opera Space-Time è da intendersi sia come figura geometrica, razionalmente codificabile, che come entità astratta, simbolo che allude alla perfezione e che qui mira ad evocare, pur nella suggestione dei molteplici punti di interpretazione della scultura, l’unicità del costrutto spazio-temporale.
L’opera di Italo Rodomonti, sapientemente valorizzata dalle immagini del fotografo Franco Di Francesco, è in sostanza interpretazione degli insondabili moti e traiettorie che abitano lo spazio - al contempo fisico e mentale - creato dall’artista, atto a rivelare la composizione dell’universo e della natura umana, da sempre protesa verso il cielo e l’infinito, nella volontà di superare limiti e confini insiti nella materia.

Per la realizzazione del manufatto, l’artista si è avvalso della collaborazione dell’azienda locale Nori Serramenti di Piano d’Accio.

Space-Time è dunque un’opera che ribadisce con forza il carattere sperimentale della ricerca artistica di Italo Rodomonti, che corre in parallelo con la fisica (come dimostra anche l’ultima, sorprendente scoperta sui neutrini del Cern) e tesa a raggiungere l’armonia segreta dell’universo.

Italo Rodomonti, ritratto di un artista eclettico

(dall’intervista di Manuela Valleriani, critico d’arte e giornalista)


Pittore e scultore, il teramano Italo Rodomonti collabora con vari studiosi, osservatori astronomici e istituti di ricerca nel mondo. Nel 1974 ha ricevuto un’importante segnalazione da parte dello scienziato Wernher von Braun per l’Alabama Space and Rocket Center di Huntsville. È l’unico artista italiano a far parte dell’International Association of Astronomical Artists (IAAA); è inoltre membro del Gruppo Astroarte. Le sue opere, oltre ad essere conservate all’interno di vari spazi museali sia in Italia che all’estero, figurano anche su “magazine” scientifici americani (“Pulsar”, “Mercury”, “Sky & Telescope”; “Science”).
L’arte di Rodomonti è legata in un connubio inscindibile con la scienza. L’idea di base è che se l’artista ha una buona intuizione, una “visione” rispetto al cosmo, lo scienziato può cogliere nell’opera d’arte i nessi razionali che fino a quel momento gli sfuggivano. Un aneddoto a questo proposito: il matematico Edoardo Angeloni ha trovato nella pittura di Rodomonti l’ispirazione per risolvere un teorema di Klein. I colori prevalenti che ispirano le opere pittoriche dell’artista teramano sono, non a caso, i colori dell’essenzialità: il bianco e il nero (i colori, infatti, non esistono nello spazio) e il nero è la rappresentazione dello spazio celeste, la cosiddetta “materia oscura”.

Da ricordare, infine, che Italo Rodomonti ha realizzato due sculture per il Parco della Scienza di Teramo, le opere “Index” e “La porta del Cielo”, quest’ultima un grande cancello in ferro che funge da ingresso al Museo, con un significato ‘allegorico’: si tratta infatti di una grande barriera nera che rappresenta la scienza. L’artista ha realizzato anche opere nell’ambito dell’arte sacra, alcune delle quali conservate presso la Fondazione Stauròs di San Gabriele. Quindi, per sintetizzare il lungo percorso artistico di Italo Rodomonti, è una costante e affascinante esplorazione dell’universo, in un connubio inscindibile tra arte e scienza, con uno sguardo al “divino”.



La Space Art o “Astroarte”

I “precursori” letterari di questa corrente artistica, nata negli Stati Uniti su intuizione di Chesley Bonestell negli anni ’50, possono essere considerati i mitici libri di Verne e altri scrittori, che aprirono la strada alla fantascienza e all’interesse per lo spazio, ispirando poi anche un ricco filone dell’industria cinematografica d’oltreoceano. Dopo Bonestell, molti altri “artisti pionieri” ne hanno seguito l’esempio, soprattutto negli USA. Ma anche in Australia e in parte dell’Europa la Space Art preso lentamente piede: così, nel 1981, alcuni artisti hanno fondato l’International Association of Astronomical Artists (IAAA), di cui fanno parte pittori, illustratori, appassionati e chiunque svolga attività inerenti alla rappresentazione dello spazio.

Nel 2001 è nato in Italia il Gruppo Astroarte, con l’intento di promuovere la Space Art nostrana che, conservando l’influenza delle avanguardie storiche europee, si differenzia dalla Space Art americana, caratterizzata prevalentemente da tecniche ‘illustrative’. Il Gruppo Astroarte è costituito da artisti che si ispirano, per le loro opere, agli elementi cosmici e ai riferimenti astronomici, purché suffragati dalla razionalità scientifica.

Teramo, 01.12.2011




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