Ugo Gabriele Becciani Appunti curiosi sugli elementi chimici



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14.02.2020
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SOLFO


Conosciuto fin dall’antichità, era considerato come un composto acido del flogisto1. Solo Lavoisier lo definì come elemento.

Fino al 1850, l’estrazione mineraria, in Sicilia, era fatta nei calcatelli, piccole buche scavate nel suolo in pendio, per fusione del minerale. Con questo sistema la perdita era dei 2/3, ed inoltre si provocava un grave nocumento alla vegetazione ed alla salute pubblica. Dopo quella data, s’introdussero i calcaroni, ma una migliore resa si ebbe soltanto con il forno Gil, un ulteriore superamento tecnologico, che disperde al minimo anidride solforosa nell’aria. Negli Stati uniti, dove il minerale nativo si trova sotto strati sabbiosi e rocciosi, fu ideato da H. Frasch un apparecchio che fonde il solfo, lo emulsiona con acqua e aria e lo spinge, con forte pressione, in superficie, allo stato pressoché puro.

Il solfo di Romagna, mescolato con sostanze bituminose, è estratto per distillazione, facendo uso dei così detti doppioni, apparecchiature che consentono una distillazione di tipo frazionato.

In Svezia si ricava dalle piriti, o dalla miscela Laming, ottenuta, un tempo, come prodotto secondario della purificazione del gas illuminante, ed infine dai residui della fabbricazione della soda (metodo Leblanc).

Fu usato come antiparassitario, vermifugo, nella febbre tifoide, nella dissenteria amebica, nel reumatismo cronico, come depurativo del fegato, in quanto aumenta il tenore di glutatione nell’organismo umano. La pomata solforata fu impiegata, con efficacia, nelle ustioni, particolarmente quelle da acido fluoridrico.

L’idrogeno solforato è presente in natura nelle emanazioni vulcaniche, nelle acque solfidriche e nel gas illuminante, allo stato grezzo. Inoltre in tutte le sostanze organiche solforate in putrefazione, come ad esempio le uova vecchie; nel latte bollito, in tracce.

Si preparava, una volta, conducendo, contemporaneamente, vapori di solfo ed idrogeno, sulla pomice arroventata2.

Usato con successo per la distruzione degli insetti nei silos. Il grano viene esposto per 48 ore a 400 g. d’idrogeno solforato per tonnellata. La velocità di germinazione non è ridotta ed il grano può essere consumato senza inconvenienti. Buoni risultati furono ottenuti anche nella distruzione dei funghi parassiti dei cereali.

L’anidride solforosa era nota anche nell’antichità. Il ‘fumo di solfo’ era impiegato per la disinfezione degli ambienti, durante le epidemie di peste. Fu il primo gas usato, in guerra come aggressivo chimico.

Libavius nel 1595 ne fece i primi studi scientifici. Priestley e Lavoisier, fra il 1770 e il 1777, la sintetizzarono e ne studiarono la composizione.

Per la sua azione antibatterica, venne, ed è tuttora impiegata, per impedire i processi fermentativi e putrefattivi della carne, della frutta, dei vini; inoltre, per il potere decolorante, sui tessuti di lana e seta, e per rendere più chiari i gusci delle noci.

E’ posta in commercio, allo stato liquido, in cilindri d’acciaio.

L’acido solfossilico riveste una notevole importanza in tintoria, e nella stampa, sotto forma di sale sodico, combinato con l’aldeide formica (Rongalite), o lo zinco (Decrolina).

L’acido solforico fu preparato, per la prima volta nel VIII secolo da Geber. Basilio Valentino (XV sec.) lo ottenne più puro distillando il solfato ferroso, detto vetriolo verde. Per l’apparenza oleosa fu detto olio di vetriolo o semplicemente vetriolo. Libavio, nel 1595, sostenne l’identicità di vari acidi solforici, ottenuti con diverse reazioni chimiche. A metà del XVIII secolo Cornelio Drebbel lo preparò, industrialmente, dal solfo. J. Roebuck (1718-1794) e Garbett, nel 1746, a Birmingham, introdussero il metodo delle camere di piombo. Il metodo si basa sull’arrostimento dell’anidride solforosa o del solfo in presenza d’ossigeno acqua e anidride nitrosa. Solo dal 1775 al 1795, Lavoisier e Richter ne determinarono la giusta composizione. Libero, si trova in natura nelle acque vulcaniche ed in alcuni fiumi dell’America del Sud, come il Rio Vinagre, o la fonte di Paramo (Nuova Granada). Si trova, in Sicilia, pure nel secreto ghiandolare d’alcune lumache (Doleum galea), e nei corpuscoli sanguigni e nel mantello delle ascidie. L’acido solforico puro non è un buon conduttore, mentre lo è se ben diluito: per questa caratteristica è usato nelle batterie delle auto. Per la sua affinità con l’acqua, è poi usato come disseccante.

Vanno ricordati processi industriali come quello di Nordhausen, piccola città della Germania, nel quale l’acido solforico s’ottiene dal solfato ferroso; e quello catalitico, o di contatto, che parte dall’anidride solforosa, preconizzato dal chimico italiano Piria e introdotto nell’industria da Winkeer (1875), e, con maggior successo, da Knietsch.

Una sola notizia per l’acido mono-persolforico, o acido di Caro: s’impiegò, in medicina, come ricostituente e stimolante del ricambio.



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