Un abbraccio che rincuora e dona fiducia



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1.3 Il carcere

Chissà quanto tempo Paolo ha passato in carcere, a Cesarea, a Filippi, ad Efeso! Tantissimi anni, in cui il diamante si è purificato veramente. In particolare a Filippi, da dove giunge attraverso lo Spirito che lo guida, lo blocca nella strada verso il nord e verso l’est. Lo guida a Troade, con l’apparizione del macedone, che gli dice: «Vieni verso di noi!» (At 16,9). Trova poi la risposta positiva di Li­dia, libera questa schiava, ma dopo finisce in carcere.

È interessante vedere come Paolo vive il carcere, perché esso rappresenta le delusioni della vita quando ti ingannano, quando la vita non è come l’hai sognata tu, la comunità non è come l’hai pensata: il seminario, la Chiesa, tutti i limiti che abbiamo, la pesan­tezza delle nostre istituzioni… In questa prova cocente di delusione, quando si vede messo in prigione, picchiato, malmenato, gettato nel punto più profondo del carcere con i ceppi ai piedi, Paolo, in­sieme a Sila, compie cinque gesti dettati dalla sua grande fiducia: canta, prega, le porte si spalancano, i ceppi si spezzano e lui dice al carceriere: «Non ti fare del male, siamo tutti qui» (cf At 16,16-40) con voce forte, paterna e rassicurante. Rappresenta in fondo chi, anche nei momenti “storti” della vita, non si lascia condizionare da queste situazioni.

Guai se la fiducia fosse relazionata all’altrui fiducia; guai se io sono sereno se l’altro è sereno, guai se io sono bravo; guai… so­prattutto all’interno di una comunità! Io devo essere trasparente, limpido anche in un mondo sporco; devo essere coraggioso anche in mezzo a gente tiepida, devo essere capace di volere del bene an­che a chi non me lo fa. Lo dico perché talvolta in Italia, nelle nostre comunità, si assiste ad un certo calo di entusiasmo, dovuto all’età, alle situazioni, ai problemi. Guai a lasciarsi condizionare!

Paolo è in carcere, ma non si mette a gridare: «Oh, mio Dio, che cosa mi è successo!». A mezzanotte, mentre cantano e lodano Dio, ecco che il Signore apre le porte, spezza i ceppi e lui, con voce rassi­curante, canta. È, in fondo, quello che dice la Lettera ai Filippesi: tra­sformare lo svantaggio in vantaggio, questa è la fiducia! La fiducia è qualcosa che conquista: è come il profumo, ti conquista il cuore, non è più tuo. La fiducia cambia una comunità, cambia una classe, una parrocchia, se il cuore del prete ha fiducia della sua gente. La fiducia è contagiosa, ti dà uno slancio diverso, ti dà un cuore nuovo, da uno svantaggio genera un vantaggio!

Vorrei raccontarvi come ho vissuto lo spostamento chiestomi im­provvisamente dal Vaticano: parti, lascia Locri e vai a Campobasso. Prendo la cartina geografica... dove si trova Campobasso? In questa situazione ho sofferto come generalmente si soffre di fronte ad un trasferimento. Ho telefonato a mio fratello, un contadino della Val di Non, per raccontargli l’accaduto. Dopo un attimo di silenzio, lui mi ha risposto perplesso: «Non ti preoccupare, obbedisci, hai sempre obbedito, ti è sempre giovato, ti farà bene cambiare e poi sarà come una potatura». Lo ha detto da contadino. Un giorno gli ho chiesto: «Piero, come si fa a potare?». E lui: «Non c’è una regola ben precisa, bisogna guardare l’albero… bisogna avere occhio! Così, devi capire se questo ramo... Certo, bisogna stare attenti». Diceva questo indi­candomi una vite: «Vedi, questa ha fatto l’uva quest’anno, è il ramo più grosso, ma non va più bene; questo fa ombra; questo è fuori squadra, resta… ma è il più piccolino! Adesso, in primavera, è così, ma tu torna in autunno e vedrai che non sarà più il più piccolino».

Anche Dio ci pota – lo dice Gesù – e la potatura non è mai per una stroncatura, ma sempre per una rifioritura. Tutti viviamo que­sto sentimento: quando le cose vanno storte ci chiediamo se dob­biamo ancora avere fiducia negli altri, nei superiori, nel Vaticano. Se guardiamo da un punto di vista puramente umano, è chiaro che lentamente le cose si inceppano; se invece guardiamo al di là del ramo fragile, che vediamo in questo momento sotto la neve, e lì intravediamo con gli occhi della fiducia la forza e il frutto del futuro – perché questo è il segreto della fiducia: intravedere ciò che non vediamo, lanciare gli occhi oltre il presente –, allora ogni cosa, anche la più difficile come il carcere, come le catene, può essere trasformata da svantaggio in vantaggio.




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