Un approccio macroeconomico "esteso" alle condizioni di vita


Circuito cooperativo semplice



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2. Circuito cooperativo semplice

Le relazioni di scambio evidenziate nel diagramma n. 1 sono reali e monetarie: a) le famiglie danno lavoro ed ottengono in cambio merci, b) le imprese danno denaro in cambio di lavoro e le famiglie usano il denaro per comprare le merci prodotte dalle imprese. Nel grafico sono indicate con linee continue gli scambi monetari e con linee tratteggiate gli scambi reali. Il flusso circolare si riproduce in modo semplice (senza aumenti né diminuzioni) e continuo, perché la reciprocità degli scambi mette in condizioni le due istituzioni che organizzano rispettivamente la produzione di merci e la riproduzione del lavoro di avere, alla fine di ogni ciclo, le risorse necessarie per ricominciare svolgere la loro funzione. E' uno schema senza lo stato, che viene invece introdotto nel diagramma n.3; tuttavia la bipolarità tra famiglie e imprese è utile per individuare il fatto che lo stato, almeno in parte, trae origine proprio nella mancanza di aggiustamenti reali tra i due processi di produzione di merci e di riproduzione sociale del lavoro salariato (Picchio, 1987). In questo caso non si tratta di "fallimenti del mercato", ma della struttura portante del mercato del lavoro. La household economics neoclassica ha cercato di risolvere questo problema analitico equiparando il comportamento delle famiglie a quello delle imprese e compiendo un'operazione di idealizzazione, basata su "ipotesi eroiche", coerenti con i postulati della massimizzazione dell'utilità individuale dati i vincoli di reddito e di tempo. L'analisi empirica dei dati sul lavoro non pagato mostra che nella realtà la sostituzione tra i due lavori in base ai prezzi non costituisce la norma e che il ruolo delle convenzioni e dei rapporti di forza ineguali all'interno della famiglia, considerati nell'approccio teorico neoclassico, come eccezioni e rigidità, sono invece la norma.

E' utile procedere approfondendo alcuni spessori del diagramma intaccandone la semplicità e cercando tuttavia di mantenere la chiarezza che lo rende efficace. Innanzi tutto si deve notare che la tipologia del reddito delle imprese è diversa da quella del reddito delle famiglie. Nel primo caso è il profitto nel secondo il salario, il primo deriva dalla proprietà dei mezzi di produzione il secondo dal lavoro Mentre alcune complicazioni possono essere lasciate fuori dal quadro perché non essenziali, quali, ad esempio il fatto che i redditi da lavoro possono avere diverse tipologie, la differenza tra reddito di impresa e reddito da lavoro è fondamentale.. Data la natura e la differenza dei due redditi monetari, le condizioni di riproducibilità del sistema richiedono che il monte salari distribuito alle famiglie sia minore del valore della produzione per consentire l'esistenza di un residuo per il profitto. Dovrebbe richiedere tuttavia anche che il monte salari sia adeguato alle condizioni normali di riproduzione della popolazione lavoratrice.

Per l'analisi del mantenimento del flusso circolare allo stesso livello si dovrebbe porre la questione di che uso viene fatto del profitto (consumato, risparmiato, e/o investito). Questa questione è sempre stata, anche se vista da prospettive diverse, al centro del dibattito economico perché è la questione cruciale dell'accumulazione del capitale. In questa sede prendiamo invece un'altra strada che non è quella di andare a vedere cosa succede nelle decisioni di risparmio e investimento, ma ciò che succede nei comportamenti delle famiglie che devono riprodurre il lavoro ed in particolare cosa succede al loro interno e alle donne in particolare.

Questa questione ci porta nello spazio analitico dello sviluppo umano e delle sue condizioni di sostenibilità. Questione diversa da quella apparentemente contigua, ma in realtà in tensione, di "capitale umano". Nel primo caso, si tratta di evidenziare le condizioni di sostenibilità del processo di riproduzione sociale della popolazione al fine di vivere meglio, nel secondo, di "investire" risorse per produrre più merci per il mercato, o, più precisamente, per produrre il massimo profitto, dato dalla relazione tra produzione e costi di produzione. Non si tratta, quindi, di un problema di quantità di merci ma di relazione tra il loro valore e il valore del lavoro necessario a produrle. Ovviamente per vivere meglio bisogna anche produrre, e per produrre bisogna anche vivere, tuttavia, per capire la direzione dei nessi strumentali si devono specificare le priorità e svelare i rapporti di dominio tra soggetti, che si riflettono su che cosa, quanto, come, perché e per chi produrre.

Per cominciare a capire questi aspetti più profondi dobbiamo estendere il diagramma n. 1 e passare ad un "circuito esteso" che rende visibile la massa di lavoro di riproduzione non pagato, (fig. 2).

Innanzi tutto, ai lavoratori va il "monte salari"che è dato dal prodotto di numero di occupati (L) per ore di lavoro (h) per il salario (w). Le teorie economiche si dividono sulla determinazione di questo monte salari. Le diversità di approccio teorico sono tali da costituire una linea di demarcazione tra paradigmi diversi, il che rivela che si tratta di una questione cruciale per la visione analitica dei sistemi economici. Il monte salari può aumentare o diminuire per la variazione di una qualsiasi delle tre variabili: livello di occupazione, orario di lavoro, salario.

Venendo al riquadro della famiglia, si notano delle differenze nella spiegazione del ruolo nella famiglia nei due circuiti, indicate nelle due dizioni diverse: Famiglia Ideale e Famiglie Effettive. Nel primo si assume per semplicità che la famiglia riproduca, in modo cooperativo, una quantità di lavoro uguale a quella degli occupati e con le giuste caratteristiche. Alcune teorie delegano il problema degli adattamenti effettivi ad altre discipline, ad esempio ai sociologi della famiglia, altre, in un delirio di onnipotenza ormai epidemico tra gli economisti, utilizzano tecniche di scelta astratte che consentono di assumere che, in base a scelte razionali di ottimizzazione al margine dell'uso di risorse date (redditi e tempo), sia possibile trovare una soluzione di "equilibrio" e, quindi determinata, alle scelte procreative e di istruzione.2 La soluzione delle scelte viene quindi trovata sulla base di formalizzazione astratte e su funzioni matematiche continue e well-behaved che assumono nei loro assiomi una sostituzione al margine tra lavoro pagato e non pagato. Il problema è che all'astrazione teorica fa riscontro una idealizzazione della realtà che induce a pensare che le scelte siano anch'esse "continue" e determinate dalla variazione dei salari relativi, dei prezzi in generale, e dati i vincoli di tempo e di reddito. Certo che se la realtà non si adegua alle teorie, il problema di adeguare la riproduzione quantitativa e qualitativa della popolazione alle caratteristiche richieste dalle imprese è di notevole rilevanza, anche perché non si riduce a quello, già di difficile soluzione, dei sistemi scolastici e di formazione, ma in quello ben più complesso della riproduzione sociale in senso ampio. In questa sede si preferisce non utilizzare il corto circuito dell'analisi economica neoclassica e proseguire nella concettualizzazione del processo di riproduzione sociale della popolazione, mantenendone in parte la complessità multidimensionale. 3

Nel primo diagramma le famiglie sono cooperative con le imprese, in una naturale divisione del lavoro sociale, e armoniose al loro interno, in una altrettanto naturale divisione dei ruoli tra componenti. E' interessante tuttavia notare che l'analisi del sistema economico, anche nella sua forma più semplice, ha bisogno di rendere visibili istituzioni forti (famiglie e imprese).




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