Un approccio macroeconomico "esteso" alle condizioni di vita


Circuito del reddito esteso



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3. Circuito del reddito esteso

Nel diagramma due lo schema analitico viene esteso ad includere esplicitamente il lavoro non pagato. In questo contesto la famiglia si complica e forse diventa meno armoniosa, come sempre nel caso delle divisioni del lavoro. E' forse per questo che le famiglie effettive diventano sempre più spesso "famiglie di fatto" che cercano in pratiche di relazione innovative di ridurre le tensioni inerenti alla famiglia idealizzata e istituzionale.

Nell’analisi economica il lavoro non pagato scompare, in parte anche perché questo aggregato, che viene contato in termini di "addette/ti" e ore (Ld e h), non emerge come transazione monetaria. Se il salario del lavoro domestico è zero, il prodotto di Ldhwd è pure zero. Per lavorare in termini di reddito esteso è quindi necessario dare un'espressione in valore monetario al lavoro di riproduzione sociale. Non si tratta di una effettiva redistribuzione del reddito, ma di dare visibilità ad una componente importante del circuito. Il ricorso ad un peso monetario è da assimilare all'uso di un reagente chimico che non crea un nuovo elemento ma ne evidenzia uno già esistente e, in questo caso, necessario alle effettive condizioni di vita della popolazione nel suo complesso. 4Lo standard di vita esteso, composto di merci e servizi trasformati, è diverso dallo standard di vita composto da un pacchetto di merci e servizi acquistati direttamente sul mercato. Per la precisione, incorpora una quantità di lavoro leggermente superiore a quella totale utilizzata nella produzione delle merci e dei servizi di mercato.5 Questo lavoro, seguendo le classificazioni statistiche, si divide in lavoro domestico (trasformazione di merci e cura di spazi), lavoro di cura (trasformazione dei servizi privati e servizi domestici), lavoro costretto inteso come il lavoro di gestione. Queste tre componenti cambiano di peso nel tempo mentre non cambia il totale. Per esempio, in alcune tipologie familiari diminuisce il tempo dedicato alla preparazione dei pasti ed aumenta molto il tempo dedicato ai bambini e quello costretto (portarli in piscina, a scuola, etc.).

L'estensione del reddito non ha dimensioni solo quantitative, ma anche qualitative. Ad esempio, se si svolge un'analisi micro-econometrica della distribuzione personale del reddito esteso, emerge che la distribuzione del reddito diventa meno ineguale (Caiumi). Questo risultato si verifica sia se il peso monetario utilizzato per valutare il lavoro non pagato è quello del costo di servizi domestici generici, e quindi un peso uniforme (che per altro sottovaluta i servizi molto personalizzati forniti nel nucleo domestico), sia se si usa un peso differenziato secondo la capacità di guadagni sul mercato di chi lo svolge (Addabbo) Al di la del metodo statistico utilizzato, il risultato risponde ad un processo reale di assorbimento delle diseguaglianze insito nel contenuto e nelle motivazioni del lavoro non pagato. Mentre in termini di distribuzione dei redditi, e di conseguente capacità di spesa, le differenze sono notevoli a seconda della tipologia dei redditi (lavoro, trasferimenti pubblici, proprietà, titoli finanziari, beni immobili)., nel caso del lavoro non pagato i destinatari sono, in larga misura, assimilati in una "comune umanità" che se anche non è riconosciuta dalle istituzioni e dalle imprese con uguale significato per tutti i segmenti sociali (basti pensare ad immigrati e immigrate), è generalmente riconosciuta da madri, mogli e figlie, spesso a costi molto alti, in termini di lavoro, dipendenza, isolamento.

E' proprio questo riconoscimento di bisogni, capacità e funzioni umane che caratterizza ciò che in questa sede viene definito come il processo di "espansione" del reddito, messo in luce nella casella indicata come Ben-essere. Il ben-essere diventa uno spazio vitale per tutta la popolazione lavoratrice, non solo per gli occupati. Sarebbe, infatti, difficile procedere ad una selezione ex-ante, compiuta all'interno di un nucleo di convivenza che per essere efficiente si fonda su relazioni affettive e solidali. In questo nucleo è anche impossibile procedere ad una eliminazione e/o abbandono degli esclusi ex-post, per altro questa operazione sarebbe illegale giacché la legge fissa le responsabilità di parenti e affini, e che esse vengono esplicitamente richiamate nella formulazione e applicazione delle politiche economiche.6

Il passaggio dalla popolazione lavoratrice agli occupati rappresenta attualmente uno dei nodi più problematici del funzionamento del mercato del lavoro perché stanno avvenendo trasformazioni strutturali nei modi di accesso al lavoro salariato e nelle forme istituzionali che li regolano. In questo contesto è importante porre la questione dell'effetto di queste trasformazioni sul monte salari complessivo, sulle condizioni di vita e sul lavoro non pagato.

Si sta restringendo il diametro dell'imbuto in termini di tassi di attività, di occupazione, di orario di lavoro. Ciò significa che il monte salari tende a diminuire, se non in livello assoluto, almeno in termini di tassi di crescita. Il realtà oltre all'effetto strozzatura si verifica anche un effetto filtro che seleziona chi entra in base alle caratteristiche. Stanno, ad esempio, aumentando i tassi di attività femminile, sia rispetto al passato sia rispetto agli uomini e diminuendo quelli dei giovani. Inoltre, un numero sempre maggiore di chi riesce ad entrare resta intrappolato nei bassi salari al punto che la Commissione Europea ha cominciato a porre una questione di "soglia di decenza"e molti studi individuano la presenza di povertà tra gli occupati (OECD, 1996; Lucifora, 1997). Infine il filtro di accesso lavora ad intermittenza per un numero crescente di persone producendo degli effetti di euforia e depressione difficilmente gestibili nel ciclo di vita.

Questi fenomeni di restringimento degli accessi al reddito da lavoro possono essere misurati con alcuni indicatori come il tasso di dipendenza (rapporto inattivi/attivi), di disoccupazione di lungo periodo e di permanenza di bassi salari. Per quanto riguarda il tasso di dipendenza, i dati del Panel Europeo sulle Famiglie indicano per l’Italia un tasso pari al 173,3 per le donne e 57 % per gli uomini. Superato come tasso di dipendenza femminile solo dalla Grecia e maschile dal Belgio e molto lontano dai livelli della Danimarca di una dipendenza femminile del 64,2% e maschile del 34,9 (ISTAT, 1999, fig. 4).

I dati sul mercato del lavoro, correntemente analizzati, non vengono tuttavia messi direttamente in relazioni con le condizioni del vivere. 7A tal fine dovrebbero essere messi in relazione con i dati sulla struttura della spesa per classi di reddito.8 L'attenzione alle condizioni di vita rimane in realtà sfocata ed episodica proprio perché resta invisibile il lavoro non pagato.

La massa di questo lavoro garantisce, per sua natura, una grande elasticità all'intero processo di riproduzione sociale. Tale elasticità tuttavia non è infinita. Attualmente è tirata al massimo dalla rottura del vecchio patto sociale, così detto fordista, basato su di un salario "adeguato" del capo famiglia, un rapporto di lavoro stabile, una moglie casalinga e consumi di massa. Questo sistema è saltato per lo sviluppo tecnologico, per la diffusione di nuovi consumi di lusso che richiedono un mercato di nicchia e molto flessibile ai cambiamenti dei gusti, per una crisi fiscale dello stato. E’ saltato anche per un mutamento tra i rapporti di forza tra lavoratori e imprese che ha reso non più necessaria la vecchia mediazione dello stato.



Last but not least, il vecchio patto era ormai improponibile anche per il mutamento dei rapporti di forza tra i sessi. L'apertura di nuove opportunità per alcuni segmenti, il cumulo di redditi nella famiglia, il finanziamento dell'aumento dei consumi con un aumento dei lavori pagati (Shor, 1992) hanno per un po' di tempo nascosto il logorio. Ma l'aumento del lavoro totale, la crescita dell'insicurezza dei rapporti di lavoro, il lungo parcheggio dei giovani, i livelli di povertà presenti nei salari bassi e nelle pensioni, mostrano che la corda è molto tirata. A questo si aggiunga un processo evidente di deresponsabilizzazione da parte dello stato e delle imprese rispetto alla questione delle condizioni di vita. Le priorità sono cambiate e lo stato ha ridotto la sua prospettiva di intervento nei limiti riduttivi del bilancio finanziario, diventato obiettivo e non strumento. Le imprese a loro volta, rassicurate dalla caduta dei sistemi socialisti e pressate da una ristrutturazione in corso dei mercati e dei rapporti di forza tra capitalisti, usano come grado di libertà una radicale trasformazione del patto sociale. La collocazione del lavoro non pagato nella visione del sistema economico potrebbe far ritornare alla sensatezza, quanto meno rendendo visibili gli effetti di riduzione del capitale sociale, i costi effettivi e il peggioramento delle regole di convivenza in atto.

La pressione sul lavoro non pagato è continua poiché questo lavoro è chiamato a coprire lo stacco tra salari effettivi e norme sociali di consumo e tra condizioni del lavoro pagato e condizioni di vita. L'estensione del reddito attraverso il lavoro non pagato serve a ridurre la distanza, quantomeno perché la responsabilità dell'inadeguatezza viene fatta ricadere sulle donne e chiusa all'interno delle relazioni familiari. Le tattiche utilizzate per aumentare gli standards di vita sono state efficaci in termini di aumenti dei consumi ma stanno mostrando la loro crescente insostenibilità in termini di tempo e qualità del vivere avendo trasformato la normalità in emergenza, e le emergenze in catastrofi. I consumi sono, infatti, aumentati attraverso un aumento del lavoro pagato (Shor, 98) e un aumento del lavoro totale. Le donne per altro si sta scontrando con una frustrazione di fondo data dal fatto che tutte le tattiche utilizzate per ridurre il lavoro non pagato risultano non risolutive perché, nonostante gli enormi sforzi di cambiamento, rimane intoccata la distribuzione delle responsabilità, così: il lavoro pagato si cumula, i beni di consumo che dovrebbero far risparmiare tempo - i convenience consumption analizzati da Campanelli - modificano le norme di consumo e la tensione tra norme e risorse effettive rimane; inoltre, come mostra il caso emiliano segnalato nell’introduzione, anche i servizi richiedono lavoro integrativo. La questione della tensione crescente tra condizioni del processo di riproduzione sociale e condizioni di produzione delle merci al fine del profitto di impresa (preteso per altro al lordo della crescente rendita finanziaria), richiede una ricontrattazione a livello di sistema e di patto sociale; non può essere risolta potenziando simbolicamente le capacità delle donne, che ormai nell’immaginario sono sempre più simili a super-woman, (belle, inossidabili, onnipotenti e onnipresenti) e neppure con qualche aiuto monetario alla famiglia, senza mettere in discussione le tensioni che la lacerano.

Nel diagramma n. 3 si presenta il circuito della ricchezza sociale allargato allo stato.




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