Un approccio macroeconomico "esteso" alle condizioni di vita


Implicazioni di politica economica



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4. Implicazioni di politica economica.
L'inserimento del lavoro non pagato nell'analisi macro ci offre nuove prospettive nella formulazione delle politiche economiche. Innanzi tutto, rendendo visibile il luogo (fisico oltre che metaforico) di grandi ineguaglianze fra uomini e donne in materia di distribuzione di tempi di lavoro, redditi, responsabilità, pone una chiara questione di pari opportunità tra uomini e donne.

Tuttavia, se collocato in una prospettiva macro-economica, il lavoro non pagato perde la sua connotazione esclusivamente "femminile" e familiare, non perché diventi neutro, ma perché si presenta come questione d'efficienza dell'intero sistema. In questo contesto la dicotomia tra equità ed efficienza perde di senso: l'equità è una potente chiave d'efficienza perché su di essa si giocano il consenso, la fiducia (in se stessi e negli altri) e la sostenibilità delle convivenze (private e sociali). Il sostegno delle condizioni di vita, materiali e qualitative, non solo in riferimento all'esclusione sociale e alla povertà, ma in termini normali e generali, come mantenimento e sviluppo del capitale sociale, che può essere smantellato velocemente, ma richiede tempi molto lunghi per la sua ricostituzione.

Lo schema del circuito del reddito esteso individua alcune differenze quantitative e qualitative che, proprio perché riguardano le condizioni del vivere della popolazione lavoratrice, attivano tensioni che possono sfociare in conflitti tra gruppi sociali, tra sessi e tra generazioni. La visibilità di queste tensioni rende più chiaro il ruolo della famiglia e dello stato e la loro reciproca relazione. Queste tensioni sono state, per altro, alla base della nascita dei moderni welfare states. Per capire meglio questa loro origine si dovrebbe forse studiare la lunga storia del welfare britannico più che quella del welfare bismarkiano, usato generalmente come punto di partenza (Ferrera, 1998). La visibilità di queste tensioni potrebbe, inoltre, consentire di porre il problema del funzionamento dei welfare states non solo in termini di relazione prudente tra entrate e spese, condizione necessaria per qualsiasi organizzazione, ma non sostitutiva di una maggiore ampiezza di visione su: ruolo, obiettivi, effetti e sostenibilità. Sarebbe come ridurre la famiglia solo nei conti della spesa.

La teoria economica non indica meccanismi d'aggiustamento tra standard di vita effettivo, reso possibile dal salario di mercato, dai livelli di occupazione e dalle ore lavorate, e standard di vita convenzionalmente adeguato al gruppo sociale d'appartenenza. I salari reali effettivi possono risultare quindi inadeguati al mantenimento di uno standard di riferimento. Se il salario effettivo è inferiore allo standard, un aumento del lavoro non pagato può in parte compensare il divario, assorbendo in questo modo le probabili tensioni. Ovviamente, come per la linea di povertà, risulta difficile indicare uno standard di riferimento preciso, si potrebbe però indicarne uno convenzionale, scelto in modo ragionevole. Ciò pone la questione politica dell’adeguatezza dei salari e della formulazione di strumenti di politica economica tarati sulla base di uno standard di riferimento individuato tenendo conto anche dei costi anche in termini di lavoro non pagato.

Il lavoro di riproduzione sociale assume il ruolo di effettivo meccanismo d'aggiustamento e si connota come un elemento di grande elasticità tale da garantire una grande flessibilità all'intero sistema. Quest'elasticità, spesso confusa con una natura sacrificale delle donne, non è tuttavia infinita. La sua elasticità può dipendere, ad esempio, dal livello del lavoro totale, dalle convenzioni, dalle abitudini acquisite, dall'emulazione, dai rapporti di forza intrafamiliari, dalla presenza di movimenti politici delle donne. Questo pone la questione politica anche al livello di un’attenzione a livello simbolico. la questione della formazione delle convenzioni sociali e delle norme di riferimento non può essere lasciata solo all'avidità e volgarità del mercato dei beni di consumo, alle ansie collettive in materia di sicurezza personale e della proprietà e, infine, alla glorificazione e santificazione della famiglia.

Se dallo standard di vita esteso passiamo al benessere come formazione ed utilizzo effettivo di capacità individuali che consenta di attivare funzioni vitali fondamentali (salute, conoscenza, mobilità, relazioni sociali ed interpersonali), i problemi della relazione tra monte salari e contesto sociale riferimento, diventano ancora più complessi e non risolvibili con aggiustamenti meccanici tra mercato del lavoro e struttura sociale. Richiedono piuttosto una politica dei servizi pubblici in materia di istruzione, formazione, sanità, condizioni abitative attenta al ben-essere della popolazione. La mortificazione gratuita spesso praticata nelle strutture pubbliche ha poco a che vedere con la mancanza di risorse e molto con il senso dell'azione pubblica il quale deve essere indicato con chiarezza nella fase di formulazione delle politiche, non retoricamente ex- post.

Il ben-essere ha un contenuto multidimensionale che non è riducibile al possesso di valori monetari, ma rinvia all'effettiva attivazione di funzioni vitali quali la conoscenza, la capacità di intrattenere relazioni sociali, e il godimento di un grado di salute conforme alle condizioni sanitarie generali. Lo stato di benessere può essere misurato scegliendo storicamente e localmente standards minimi e massimi plausibili per alcune funzioni scelte ragionevolmente. E' questa la via percorsa dagli indici di sviluppo umano elaborati e pubblicati nei Rapporti sullo Sviluppo Umano dagli studiosi che fanno capo a UNDP.9Anche nella formulazione delle politiche si dovrebbe tener conto di una molteplicità di obiettivi, strumenti e di indicatori di valutazione, tarati opportunamente sulle condizioni del vivere e sul lavoro necessario a sostenerle in una esplicita prospettiva di sviluppo umano, da affiancare, quanto meno, a quella dello sviluppo economico. Per altro la relazione causale tra sviluppo umano e sviluppo economico non è chiara e non si può continuare ad assumere la crescita del PIL come unico indicatore rilevante.

Infine, come si evidenziava nel diagramma n.3, la focalizzazione sulle condizioni di benessere consente anche di visualizzare il ruolo di sostegno alla qualità del vivere, sia come aiuto in situazioni di bisogno ed esclusione, sia come attività creative e ricreative, svolto da altri gruppi e soggetti appartenenti alla società civile. Questo terreno non è esclusivo della famiglia e/o dello stato ma richiede un'analisi a livello intermedio tra micro e macro, legata alla evidenziazione di tessuti sociali non sistemici, né domestici, ma comunitari. In questo strato di società civile si prendono iniziative organizzative, si attivano imprese, si attuano scambi sociali compresi quelli mercantili, si richiedono lavori pagati e volontari che contribuiscono ad una crescita della ricchezza sociale. Tale produzione si caratterizza per motivazioni non-profit miranti direttamente a sostenere la qualità delle condizioni del vivere, generalmente di alcuni segmenti della popolazione e su iniziative specifiche. In termini di politiche economiche e sociali ciò induce ad innovare i soggetti delle contrattazioni sociali e ad aprire a soggetti rappresentativi della società civile e alle loro istanze e forme organizzative. Inutile dire che anche la società civile deve aprire gli occhi rispetto alla questione della differenza di genere, cosa sulla quale dimostra ancora gravi ritardi. E’ solo dalla condivisione delle responsabilità sulla qualità del vivere che può derivare una riduzione e una redistribuzione del lavoro di riproduzione non pagato.





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