Un modello del sistema economico



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22.05.2018
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Un modello del sistema economico

Non tutte le idee degli economisti del secondo Settecento erano assolutamente originali, ma solo in questo periodo il pensiero economico assunse una veste teorica e tentò di rappresentare attraverso modelli astratti il funzionamento dell’economia. Il primo tentativo in questa direzione è realizzato nel 1758 da François Quesnay nel Tableau économique.

Quesnay (1694-1774) non era un economista di professione, ma un medico, ed è evidente che il suo modello fatto di flussi ed equilibri è in qualche modo legato all’immagine dell’organismo umano, anch’esso funzionante come un sistema di flussi in equilibrio.
Prodotto necessario e prodotto netto

Al centro dell’analisi di Quesnay è il concetto di prodotto netto (o surplus). Ciascun processo produttivo deve essere in grado di riprodurre i fattori di produzione che sono stati impiegati. Se un quintale di grano seminato ne rendesse solo mezzo, dovremmo parlare di un processo distruttivo e non produttivo. All’interno del prodotto lordo finale distinguiamo come prodotto necessario la parte che ricostituisce i fattori produttivi e rende possibile lo svolgimento del ciclo di produzione successivo: nel caso dall’agricoltura sarà costituito dalle sementi, dai beni per la sussistenza dei lavoratori, dal bestiame, dagli attrezzi che sostituiscono quelli usurati e così via. Chiamiamo invece prodotto netto la differenza fra il prodotto lordo realizzato e il prodotto necessario, quell’eccedente che resta per essere impiegato per usi diversi dalla ricostituzione dei fattori produttivi.

Secondo le tesi fisiocratiche di Quesnay, soltanto l’agricoltura produce un vero prodotto netto, risultato della fertilità della terra. Solo perché esiste un prodotto netto agricolo sono possibili le attività manifatturiere, considerate da Quesnay sterili: il valore del loro prodotto non eccede mai la somma del valore delle materie prime impiegate e degli alimentati acquistati dai lavoratori industriali. Meno ancora produce ricchezza il grande commercio, che si limita a trarre i suoi profitti dalla situazione eccezionale e provvisoria del reciproco isolamento che esiste fra il luogo di produzione di un bene e il suo lontano mercato di vendita.
Lo schema di Quesnay

Vediamo a questo punto lo schema di produzione e riproduzione contenuto nel Tableau. In esso si suppone che il valore del prodotto lordo annuale sia pari a 5 miliardi di unità monetarie, di cui 2 miliardi costituiscono il prodotto necessario e 3 il prodotto netto, che si ripartisce a sua volta in 1 miliardo di materie prime industriali (lana, lino, legname, metalli ecc.) e 2 miliardi di derrate alimentari. L’intero ciclo economico, con i suoi momenti di produzione, distribuzione, scambio, consumo è rappresentato in uno schema di flussi molto semplificato nel quale figurano tre classi sociali: quella dei produttori agricoli, quella dei produttori manifatturieri “sterili” e quella dei consumatori puramente parassitari almeno dal punto di vista economico, che include i proprietari terrieri laici ed ecclesiastici e l’amministrazione statale. Il sistema di interdipendenza dei flussi si svolge nel modo seguente:

1. gli agricoltori producono 5 miliardi di prodotto lordo e ne cedono 2, sotto forma di affitti, decime per il clero e tasse, alla classe dei proprietari e allo stato;

2. i proprietari acquistano 1 miliardo di beni di sussistenza dagli agricoltori e 1 miliardo di prodotti industriali;

3. i produttori agricoli acquistano il secondo miliardo di prodotti industriali;

4. i produttori manifatturieri scambiano i 2 miliardi ottenuti i due precedenti flussi con 1 miliardo di beni alimentari e 1 miliardo di materie prime industriali.



Il ciclo si compie con la trasformazione delle materie prime in prodotti manifatturieri finiti, che incorporano anche i salari pagati agli operai e spesi in sussistenze alimentari e non hanno creato nuovo valore. Dei 3 miliardi di prodotto netto, 1 è finito in sussistenze per i proprietari e gli altri 2 in materie prime e sussistenze per la classe “sterile”. Agli agricoltori sono rimasti i 2 miliardi di prodotto necessario destinati a ricominciare il ciclo.





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