Un Monastero Invisibile (10-2006)



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22.05.2018
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5. Esercitare la fiducia: Dietro al bisogno di sicurezza si nasconde spesso una non confessata mancanza di fiducia, quasi una disperazione nella Provvidenza. L’accumulare fortuna è una sicurezza illusoria.

6. Praticare la generosità: Imparare a donare gratuitamente, senza indugio e senza restrizione.

7. Ricordarsi dei poveri: San Basilio scriveva: «Sotterrando il tuo oro, tu in realtà hai sotterrato il tuo cuore .Sì, tu sei povero, non possiedi alcun bene: sei povero d’amore, povero di bontà, povero di fede in Dio, povero di speranza eterna».

8. Essere concreto nel dono: Perché ad inizio anno non fare una valutazione dei propri beni: ciò che non è servito durante un anno o più (abiti, utensili, mobili, veicoli) è veramente utile?

9. Rovesciare le prospettive: Invece di promettere: «Farò beneficienza quando mi sarò assicurato il necessario» (ciò che non si farà mai), dire: «Riservo tale percentuale del mio budget per il Signore e per chi è meno fortunato di me». 10. Meditare sulla croce: La Passione è la più grande forma di povertà e di distacco. La contemplazione della Croce ci guarisce da un attaccamento smisurato ai beni terreni e ci salva dalle cupidigie sbagliate.
Preghiamo in unità

Ti preghiamo Signore, perché abbiamo a comprendere che per accogliere concretamente la vita è necessario uscire dai nostri criteri di contabilità, di avarizia nel renderci disponibili ad incontrarla autenticamente in ogni suo aspetto, momento e forma.

Ti preghiamo Signore, per quanti sono nella Chiesa. Perché la loro generosità nel donare se stessi, il loro tempo, le loro capacità ed i beni di cui dispongono diventino una risposta concreta, vissuta a favore di quanti ne abbisognano.

Ti preghiamo Signore, affinché rispondiamo ai fratelli sofferenti, ammalati, senza un tornaconto personale ma tenendo conto delle loro possibilità e dei loro bisogni in nome di quella fraternità alla quale ci chiami.

Ti preghiamo Signore, che questo cammino di conversione non sia fatto solo di buoni propositi ma seppur nelle trasformazioni della nostra vita ci siano piccoli passi quotidiani che ci portino a rispondere al tuo invito evangelico.

Ti preghiamo Signore, per la pace, perché non sia incrinata dall’avidità, dagli interessi che portiamo nel cuore. Donaci il coraggio di liberarci da queste chiusure che la impediscono


Preghiera finale

Signore, troppo spesso sono preoccupato a giudicare gli altri, dimenticando di ringraziarti per i doni che mi hai fatto. Perdonami di voler somigliare agli altri, dimenticando di essere me stesso, di invidiare le loro qualità, dimenticando di sviluppare le mie. Perdonami di essere troppo preoccupato dall'impressione che faccio, dall'effetto che produco,

di quello che si pensa e si dice di me. Donami la capacità di riconoscere e apprezzare le mie qualità e di accettare, allo stesso tempo, i miei limiti. Donami il coraggio di offrirmi agli altri e a Te per quello che sono e non per quello che gli altri vogliono che io sia. Donami, infine, la capacità di accettare gli altri senza soffrire per le loro qualità,

ma al contrario, donando a loro tutto me stesso, arricchendoli col mio amore. AMEN.
Termino questo momento di preghiera con il Padre Nostro

Chi, per qualsiasi motivo, volesse contattare la redazione de “Un Monastero Invisibile”, scriva a:

Redazione “Un Monastero Invisibile” - c/o Capelli Giorgio e Stefania - via Ossanesga 46 - 24030 Paladina (BG) oppure all’e-mail: monasteroinvisibile@murialdo.org

Questo sussidio si può scaricare da internet , generalmente a partire dal 20 del mese precedente,

all’indirizzo: http://monasteroinvisibile.murialdo.org

Chi desidera ricevere Vita Giuseppina, la rivista della Famiglia del Murialdo, può scrivere a



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I Giuseppini del Murialdo saranno felici di inviarvela.



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Ist. Secolare “S.L. Murialdo”, Murialdine, Giuseppini.



FEBBRAIO 2018 n. 244

In questo mese vogliamo parlare di un altro vizio: l’avarizia che va di pari passo Il significato di questo vizio è: la scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede, eccessivo attaccamento al denaro che si traduce in un atteggiamento di esagerata parsimonia. Come dice papa Francesco: "l'avidità del denaro è la radice di tutti i mali".



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Inizio la preghiera

Trovati un posto tranquillo adatto per passare questo momento di interiorità e preghiera nel profondo. Assumi la posizione che meglio ti aiuta ad esprimere la tua situazione davanti a Dio: in ginocchio per dire la tua dipendenza totale da lui, appoggiato ad una finestra aperta sull’orizzonte, seduto con la schiena diritta come in ricerca dentro di te...


Recito questa orazione

Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo; sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, vieni nei nostri cuori; insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiesto. Sii tu solo a suggerire e a guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso; non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza; non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche e persone; tienici stretti a te e in nulla ci distogliamo dalla verità; fa’ che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemplare bontà e tenerezza insieme, così da fare tutto in armonia con te, nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen.
Dal Vangelo secondo Luca: 12, 13 -21

13Uno della folla gli disse: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità».14Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». 16Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. 17Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? 18E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. 20Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? 21Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio»..
Un momento di silenzio perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Capire : Nella sezione del Vangelo che iniziamo a leggere in questa domenica, Luca ci propone una serie di testi che hanno come filo conduttore il tema dell’attenzione, della vigilanza. Sono brani molto diversi tra di loro, ma che forniscono al discepolo regole di vita per la quotidianità. In questo brano abbiamo la parabola del ricco stolto che continua a ripetere che il vantaggio sta nella ricchezza, negli agi. Con questa parabola, Luca descrive una questione seria nella vita cristiana, un problema che deve essere affrontato decisamente: il denaro. Nella grande sezione del viaggio verso Gerusalemme, che è come un cammino di iniziazione del discepolo alla sequela, almeno due capitoli sono dedicati a questo tema: “Guardatevi dalla cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. Questo il messaggio esplicito di questo brano.

Meditiamo 
v. 13: Uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Un tale chiede a Gesù di intervenire in una lite tra lui e suo fratello per questioni di eredità. C’è sempre qualcuno che chiama Gesù in causa. Questo qualcuno non è solo quel personaggio ignoto, anzi ricordiamo: un personaggio del vangelo riportato senza nome, indica ciascuno di noi. In questa domanda, forse pur legittima, vi è una grande illusione. L’illusione sottoposta a Gesù è la richiesta di divisione delle ricchezze. Infatti, la ricchezza divide.
v. 14: O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi? Gesù rifiuta il ruolo di mediatore. Nell’ottica di una grande illusione di cui i due fratelli sono vittime, non vuole essere considerato una specie di giudice conciliatore, ma come colui che sa scoprire e indicare le ragioni ultime che determinano le divisioni e i contrasti fra gli uomini, e che si riassumono in concreto nell’egoismo e nella cupidigia. I due fratelli del brano evangelico hanno entrambi torto, perché tra i due esiste solo l’eredità da spartire e l’interesse, entrambi mettono a tacere ogni sentimento di amore. Ecco la stortura di fondo che guida la vita di ambedue i fratelli e li spinge a litigare. Gesù non parla semplicemente di possesso, ma di desiderio smodato. Non è la ricerca del necessario che è sbagliata, ma l’egoistico e sciocco desiderio di possedere sempre di più, e l’illusione di trovare in questo possesso la propria sicurezza.
v. 15: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». La cupidigia è un vizio che generalmente veniva considerato caratteristico dei pagani. Ecco perché la cupidigia è il fatto di desiderare talmente qualcosa da perdere l’appagamento in Dio. In altri termini, la cupidigia è perdere l’appagamento in Dio in modo da cominciarlo a cercare altrove.

Nel decalogo abbiamo un inizio e una fine quasi tutti simili. “Non avrai altro dio all’infuori di me” e “Non concupire” sono quasi identici. Concupire è desiderare qualcosa di diverso da Dio in modo da palesare la perdita di appagamento e soddisfazione in lui. La cupidigia è lo stato di un cuore diviso tra due dei, ragione per cui Paolo la chiama idolatria. Ora, Gesù fa un’affermazione molto severa quando dice: “La sua vita non dipende dai suoi beni”. Quasi a dire che un uomo non è quello che ha. Qui l’affermazione è molto chiara e ha una portata antropologica: la vita di un uomo non è rappresentata dai suoi beni. L’abbondanza spesso ci fa considerare gli uomini e la dignità degli uomini come la dignità di coloro che sono perché hanno. Per Gesù non è così. C’è una condizione che è altra rispetto a ciò che uno ha. Purtroppo spesso anche nell’attuale società, così detta moderna, si pensa che i beni materiali, la ricchezza in particolare, diano più valore, più importanza e più prestigio del bene o del male che uno può compiere.



vv. 16-18: Poi disse loro una parabola: La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. 

Per mostrare quanto questo atteggiamento sia sbagliato, la Parola si rende ancora presente attraverso lo stile rabbinico che Gesù usa fare, come è suo solito, con una parabola. Per arrivare al nostro cuore usa la parabola del ricco stolto che crede di essere al sicuro per molti anni, avendo accumulato molti beni e a cui la notte stessa viene chiesto conto della vita. E’ da notare che in questo versetto vige l’abbondanza: l’uomo è ricco e il raccolto è abbondante.

Tutto questo si può dire una benedizione dal Signore. In quanto benedizione del Signore, non è solo uso personale. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti?... Non è la prima volta che nel Vangelo ritroviamo qualcuno che ragiona tra sé. Spesso capita se avanziamo la pretesa di essere nel giusto anche dinanzi a Dio. Il ragionare tra sé non porta alla condivisione del cuore, ma a trasformare la benedizione in maledizione: il dono di Dio, la Sua benedizione diviene qui strumento di morte. Quest’uomo è stato fortunato e, nella sua fortuna, ha scelto la solitudine, la crescita del proprio io. Una crescita che viene solo dal maligno.
v. 19: Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Questo versetto è proprio negativo. Sì, presenta un programma di vita ma privo di amore. La parabola del ricco “stolto” condanna proprio questo assurdo comportamento; egli ricorda che i beni, lungamente agognati, non liberano dalla morte, ma addirittura compromettono la vita perché privano della tranquillità e soprattutto impoveriscono il cuore impedendogli di aprirsi verso gli altri nella carità e nell’amore. Non è nella bramosia e nell’abbondanza dei beni che l’uomo può assicurarsi una vita senza fine o per lo meno una sicurezza di vivere che lo tuteli da ogni esperienza avversa.
v. 20: Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.

Il Signore lo qualifica “stolto”. Il motivo di questa qualifica sta nel fatto che l’uomo non ha capito la vita, non ha vissuto la vita. In realtà quello che lui ha vissuto è un suo sogno personale: la realtà della vita non l’ha compresa e non l’ha accettata correttamente. Perché la vita dell’uomo non si fonda sull’avere, non si riduce all’avere, ma è dono da accogliere con riconoscenza e con gioia nella grazia del Signore. Come accade molte volte nelle parabole, il giudizio che noi saremmo portati a pronunciare viene bruscamente capovolto. Il protagonista della parabola era così impegnato a far grano, a farsi ricco che non ha avuto né tempo né energia per arricchire davanti a Dio. E’ un inganno sottile, quindi, quello cui bisogna stare attenti. Il ricco della parabola si è illuso di aumentare i suoi guadagni e non si è accorto di ciò che stava perdendo. La nostra società ci offre tali e tante possibilità di esperienze che è difficile resistere. Soprattutto se si imposta la questione con l’interrogativo: “Cosa c’è di male?”. Sono tante le omissioni della nostra vita, ma c’è un’omissione fondamentale che consiste nel dimenticare Dio.


v. 21: Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio. In che consiste questo diverso modo di arricchire, Gesù lo spiega poco dopo, nello stesso Vangelo di Luca: “Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12, 33-34). C’è qualcosa che possiamo portare con noi, che ci segue dovunque, anche oltre la morte: non sono i beni, ma le opere; non ciò che abbiamo avuto, ma ciò che abbiamo fatto. La cosa più importante nella vita non è dunque avere dei beni, ma fare del bene. Il bene avuto resta quaggiù, il bene fatto lo portiamo con noi. Dice l’apostolo Paolo, nella Lettera ai Colossesi: “pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (3,1). Le cose di lassù non sono quelle astratte, sono l’amore e le opere buone che facciamo su questa terra. Gesù invita ad accumulare “davanti a Dio”, ovvero di puntare su ciò che non viene sottratto con la morte: l’impegno che il Regno di Dio, che non cade con la conclusione della vita.

Il decalogo: 10 regole contro l’Avarizia

1. Non sottovalutare questo vizio: «Nessuno consideri l’avarizia come malattia di poca importanza – raccomanda Giovanni Cassiano –. Chiunque abbia ceduto anche una sola volta non può non essere presto infiammato da un desiderio più violento». 

2. Ricordarsi l’origine dei beni: Il denaro e la proprietà non vengono da noi e non sono per noi. Certo, si devono al nostro lavoro ma, in ultima analisi, vengono da Dio.

3. Ricordarsi il fine dei beni: Il denaro ed i beni non sono destinati unicamente a colui che li ha guadagnati.

4. Praticare la sobrietà: Felice colui che si accontenta di quello che ha. È importante sapere anche mettere un freno alla cupidigia onorando il riposo di cui abbiamo bisogno, specialmente quello domenicale.


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