Una mano a poker



Scaricare 379.67 Kb.
Pagina1/4
26.01.2018
Dimensione del file379.67 Kb.
  1   2   3   4

UNA MANO A POKER


Commedia in tre atti di Fabio Bertarelli

tel. 0731/211723 Posizione SIAE n. 64847

Personaggi:


FERNANDO perdente al gioco e vincente in amore

MATILDE cugina di Fernando

MARTA " "

BEATRICE nipote di Matilde e Marta

DOTTOR MARCHI innamorato di Matilde

FATTORE DOMENICO innamorato di Marta

ANACLETO maggiordomo

FILUMENA domestica

ANGELA nipote di Anacleto

DANILO innamorato di Beatrice

SIMILORO millantatore

RUZIANI agente matrimoniale

IL DESTINO personaggio fantastico


A T T O P R I M O



La scena rappresenta una sala da pranzo arredata con mobili stile ottocento. In mezzo un tavolo rotondo con sopra un centro di pizzo su cui troneggia un bel vaso di cristallo pieno di fiori. Intorno al tavolo quattro sedie anch'esse in stile. Pende dal soffitto un lampadario a gocce, di cristallo. Sulla parete di fronte, leggermente spostato a destra, è appoggiato un trumeau di buona fattura con alzata a vetri, all'interno del quale sono visibili servizi di porcellana e ninnoli; un po' più a destra, c'è una porta che dà sull'anticamera. Nella parete di destra si apre un'altra porta, che comunica con l'interno della casa. Accostato alla parete di sinistra c'è un salotto, costituito da un divano e da due poltrone, rivestito di damasco. E' appesa alla medesima parete una specchiera, inserita in una massiccia cornice antica dorata.

All'apertura del sipario Anacleto sta lavorando a maglia. Questi, maggiordomo di mezza età, è di statura piuttosto alta ed ha un'andatura dinoccolata. Si esprime con fare cerimonioso e affettato. Ha comportamenti e modi di effeminato, tuttavia ispira una certa simpatia. Indossa una giacca di rigatino con bottoni dorati, un po' consunta ma pulita ed un paio di pantaloni scuri.
ANACLETO - Un dritto ed un rovescio, un rovescio e un dritto... Un dritto ed un rovescio, un rovescio e un dritto... (In sincronia con il lavoro modula le parole dritto e rovescio come una canzoncina su un'arietta musicale allegra)
Dopo un po', Anacleto osserva il lavoro fatto e poi si appoggia la maglia sul petto per verificarne le misure. Si alza e si rimira soddisfatto davanti allo specchio gonfiando con le mani la maglia come per raffigurare il seno.

Suonano alla porta. Anacleto posa la maglia sul tavolo e va ad aprire.
ANACLETO - (rientra indietreggiando) Che desidera, dottore?
Entra il dottor Marchi. E' un uomo di circa 35 anni di bell'aspetto.
MARCHI - C'è Matilde?

ANACLETO - (evasivo) Forse...

MARCHI - Come sarebbe a dire, c'è o non c'è?

ANACLETO - Che vuole da Matilde?

MARCHI - Ficcanaso, di che ti impicci?

ANACLETO - Io? Niente.

MARCHI - Ah, Matilde è in casa. C'è il lavoro a maglia là sul tavolo.

ANACLETO - No, non ha indovinato. Non era Matilde che lavorava a maglia.

MARCHI - Era Marta?

ANACLETO - Non ha indovinato... acqua... acqua...

MARCHI - Allora era Filumena?

ANACLETO - Acqua, acqua...

MARCHI - Beatrice?

ANACLETO - Acqua acqua, e ancora acqua.

MARCHI - Allora chi era che faceva la maglia? Ci sei rimasto solo tu.

ANACLETO - Fuochino, fuochino...

MARCHI - Cosa? Tu fai la calza?

ANACLETO - Perché, che c'è di strano? A lei non piace lavorare a maglia?

MARCHI - Suvvia! Fare la calza è un lavoro da donna.

ANACLETO - Allora lei che spignatta in cucina? Quello sì che è un lavoro da donna. Poi lava anche i piatti?

MARCHI - Io ho l'hobby della culinaria, ignorante!

ANACLETO - Allora io ho l'hobby della maglia! Vede che siamo pari? Ma... a che dobbiamo l'onore della sua visita?

MARCHI - Sono venuto per parlare con Matilde.

ANACLETO - E' inutile che le faccia la corte, tanto non la vuole.

MARCHI - Tu che ne sai, e poi di che ti impicci?

ANACLETO - Io lo so, lo so...

MARCHI - Che cosa sai?

ANACLETO - Che a lei non la vuole.

MARCHI - (insinuante) Dimmi, ha per caso un altro uomo?

ANACLETO - Io non so niente e se per caso lo sapessi non glielo direi perché non sono un pettegolo.

MARCHI - Devi solo dirmi se ha o non ha un altro uomo che le fa la corte.

ANACLETO - No, non le dico niente. Matilde è una donna seria, non ha uomini e non ha nemmeno lei. Non si illuda perché è dottore... se volesse...

MARCHI - Cosa intendi dire?

ANACLETO - Io non so niente, io non le ho detto niente. Comunque può aspirare a qualcosa di meglio di lei. Matilde è bella, è ricca...

MARCHI - Anch'io ho la mia posizione. E poi il fatto che le voglia bene non significa niente?

ANACLETO - E' inutile che lei continui a farmi domande, tanto io non le rispondo. Comunque lei le vuole bene perché ha la sua bella convenienza.

MARCHI - Ma come ti permetti?

ANACLETO - E' bella, è ricca... certo che ci tira il cappello. (Si appoggia la maglia sul petto) Come mi sta? Tira un po' qui sul petto, vero? E la lunghezza? Un'altra decina di centimetri può bastare?

MARCHI - (trasognato) E' bella, è ricca...

ANACLETO - (alludendo alla maglia) E' bella vero? E' anche ricca, certo, con tutti questi bei colori. E la lavorazione, poi...

MARCHI - Che vuoi che me ne importi della tua maglia!

ANACLETO - Permette che la veda un momento addosso a lei? (Appoggia la maglia sul petto di Marchi) E' bella, è ricca...

MARCHI - (distratto, con la maglia appoggiata sul petto) Bella... bella...
Entra Matilde. E' una signorina di circa 35 anni, di aspetto fine e ricercato, ma di carattere volitivo e un po' autoritario.
MATILDE - (si ferma di colpo) Dottore, che sta facendo?

MARCHI - (balbettando) Ana... Anacleto mi stava misurando la maglia... cioè...

ANACLETO - (rivolto a Matilde) E' bella, vero?

MATILDE - (maliziosa) Lei, dottore, si fa fare le maglie da Anacleto?

MARCHI - (impacciato) No, me la stava solo misurando.

ANACLETO - (a Matilde) Voleva parlare con lei e nell'attesa si misurava la maglia.

MATILDE - (a Marchi) Parlare di cosa?

MARCHI - Dato che passavo da queste parti mi son detto: se c'è Matilde vado a farle un salutino, a scambiare due parole con lei, a chiederle se ha bisogno di qualche cosa.

ANACLETO - Io avrei bisogno dei bottoni per la maglia. Me li può comprare in merceria?

MARCHI - (seccato) Cosa?

MATILDE - Niente, dottore, non abbiamo bisogno di niente.

ANACLETO - La signorina Matilde sta bene e non ha bisogno del dottore. Ha sentito?

MARCHI - (a Matilde) Quell'"insetto" è il suo angelo custode?

ANACLETO - Signorina Matilde, ha sentito come mi ha chiamato? Mi ha chiamato "insetto"!

MATILDE - Dottor Marchi, apprezzo la sua gentilezza, ma non abbiamo bisogno di niente.

ANACLETO - (dispettoso) Ha capito ora che Matilde non ha bisogno del dottore?

MARCHI - Tu invece ne avrai bisogno per l'ingessatura perché ti stritolo, ti schiaccio!

MATILDE - Dottor Marchi!

MARCHI - Scusi, ma quello lì sta esagerando.

ANACLETO - Cattivo, cattivo!

MATILDE - E tu, Anacleto, basta con questo tono irriverente!

MARCHI - (sbuffando) Posso parlarle senza l'"insetto"?

MATILDE - (fredda) Immagino quello che vuole dirmi. Penso che è bene che restiamo così, dei buoni amici.

ANACLETO - La signorina Matilde è troppo buona. La considera un amico quando dovrebbe cacciarla da questa casa perché mi ha offeso.

MARCHI - Ero venuto anche per invitarla a prendere un the dalla zia Maria uno di questi pomeriggi.

MATILDE - No, grazie. Un'altra volta.

MARCHI - Mi avrebbe fatto tanto piacere. Mia zia poi ci tiene tanto e la stima molto.

MATILDE - (decisa) Sarà per un'altra volta, dottore, un'altra volta.

MARCHI - E va bene. Allora vado. Matilde, arrivederci. (Esce)

ANACLETO - Peccato! Un bell'uomo cosi che si perde in certe espressioni nei miei confronti.

MATILDE - Che ti ha detto vedendoti lavorare a maglia?

ANACLETO - Mi ha offeso dicendomi che è un lavoro da donna. Che retrogrado! Lavori da uomo, lavori da donna. Uno deve fare i lavori che gli piacciono, non è vero?

MATILDE - Anacleto, predisponi per la colazione. Fra poco Marta e Beatrice scenderanno.

ANACLETO - Subito, signorina. (Prende da un cassetto una tovaglietta e l'occorrente per la prima colazione. Va a prendere in cucina il latte e il caffè. Matilde si siede piuttosto assorta)


Entra Marta. Poco dopo Anacleto esce.
MARTA - Buongiorno Matilde. Come mai sei così pensierosa?

MATILDE - Non rammenti che infausta ricorrenza è oggi? Quindici anni fa avvenne la tragica disgrazia nella quale persero la vita nostro fratello e sua moglie.

MARTA - Santo Dio, la disgrazia! Me ne ero dimenticata.
Entra Beatrice. E' una bella signorina di circa diciotto anni.
BEATRICE - Ciao ziette... (Si ferma interdetta) Perché siete così serie? E' successo qualcosa?

MATILDE - Oggi è la ricorrenza della disgrazia nella quale persero la vita tua madre e tuo padre e tu sei diventata la nostra amata figliola.

BEATRICE - Zia Matilde, zia Marta... (Abbracciandole) Siete state due madri eccezionali. Vi siete anche troppo sacrificate per me e forse è stato per causa mia che non vi siete ancora sposate. Sapete, mi sento a volte in colpa.

MATILDE - (accarezzandola) Oh, cara, non lo dire nemmeno per scherzo! (Disinvolta) Ci sposeremo quando si presenterà l'occasione. (Accenna al tavolo apparecchiato) Beh, vogliamo accomodarci.

MARTA - (un po' polemica) L'occasione però bisogna saperla cogliere, altrimenti sfuma.

MATILDE - Se sfuma significa che non era una buona occasione.

BEATRICE - Perché parlate di occasione quando si dovrebbe parlare d'amore?

MATILDE - Quello è sottinteso. Occasione significa non fermarci al primo uomo che ci fa la corte. Vedi, la nostra condizione sociale ci permette di aspirare a quello che si chiama "un buon partito".

MARTA - (sarcastica) Abbiamo studiato, siamo ricche, forse siamo anche nobili.

MATILDE - Se nostro cugino Fernando è nobile, certamente lo siamo anche noi. Bisognerebbe fare delle ricerche. Anche se adesso la nobiltà non conta più niente, tuttavia, dà un certo prestigio.


Entra Anacleto visibilmente alterato reggendo un vassoio d'argento su cui tintinnano le tazze e il bricco della colazione.
MATILDE - Anacleto, perché sei così nervoso?

ANACLETO - Mi scusi, signorina Matilde, ma deve assolutamente prendere dei provvedimenti nei confronti di Filumena. Mi ha pesantemente offeso!

MATILDE - Ancora!

ANACLETO - Sì, ancora una volta, ma sarà l'ultima perché non sono più disposto a perdonarla.

MATILDE - Chiamala e venite qui tutti e due.
Anacleto va a chiamare Filumena e subito dopo rientra con questa.

Filumena, domestica tutto fare, è una donna sui quarant'anni dai modi schietti di donna del popolo; parla d'istinto senza pesare troppo le parole.
MATILDE - Filumena, cosa hai fatto ad Anacleto?

FILUMENA - (ad Anacleto) Che razza d'uomo sei! C'era proprio bisogno che venissi a chiedere aiuto alla signorina?

MATILDE - Allora?

FILUMENA - Allora se lo vuole proprio sapere è lui che mi ha fatto prendere le buggere perché mi ha offesa. Sa cosa mi ha detto? Mi ha detto "vecchiaccia", tre volte me l'ha detto... tre volte!

ANACLETO - Perché tu hai indirizzato alla mia persona sberleffi e fatto allusioni offensive.

FILUMENA - (rivolgendosi a lui con voce alterata) Non cominciamo a tirar fuori le parole che non capisco; io non ti ho fatto nessuno "smerletto", io ti ho solo chiamato "maggiordonna"!

ANACLETO - Ha udito, signorina? Invece di maggiordomo, ha udito come mi ha chiamato? (A Filumena tra i denti) Vecchiaccia, vecchiaccia!

FILUMENA - Ora mi tolgo una ciabatta, vedrai, "maggiordonna"! (Fa l'atto di levarsi una ciabatta)

ANACLETO - (indietreggiando con tono indispettito) Vecchiaccia, vecchiaccia!

MATILDE - Ma dico, siete impazziti? Come vi permettete di fare una scenata del genere in nostra presenza? Andate a discutere altrove, che diamine, un po' di riguardo!

FILUMENA - Capirete, offendersi in quel modo perché mi è uscito di chiamarlo maggiordonna! D'altra parte mi è venuto spontaneo perché dite voi se non sembra più donna che uomo. (Lo guarda con disprezzo scuotendo la testa) Bah! Vecchia a me! (Si liscia i capelli, compiacendosi della sua non tutta svanita bellezza) Sai a quanti uomini posso ancora far girare la testa!

ANACLETO - Come farai a far girare la testa agli uomini? Giusto se li ubriachi con un fiasco di vino. Vecchiaccia!

MARTA - Anacleto!

ANACLETO - Comandi, signorina.

MARTA - (annusando) Come hai osato metterti il mio profumo?

ANACLETO - (incerto) Non è il suo profumo signorina, cioè non è proprio il suo.

MARTA - Come, pensi che non riconosca il mio profumo?

ANACLETO - Non mi sarei mai permesso. Ho comprato un flacone di profumo della stessa marca del suo perché... mi piace tanto e me la sono dato. Le dispiace?

FILUMENA - (ridendo) Ti sei dato anche il profumo da donna? Allora la cosa è grave. Ora ti manca di metterti gli orecchini! (Si toglie un orecchino e glielo porge) Tieni, mettetene almeno uno, vedrai come sei bello. (Ride ancora di gusto)

MATILDE - Ora basta! Andate e riprendete il lavoro altrimenti vi caccio da questa casa. Via! E non permettetevi più certe libertà perché la tolleranza ha un limite! Che diamine!


Filumena ed Anacleto escono guardandosi in cagnesco.
MARTA - (sorridendo tra sé e sé) Maggiordonna... In fondo in fondo gli si addice proprio.

BEATRICE - In effetti Anacleto sembra una "checca".

MATILDE - Beatrice, cos'è questo linguaggio!

BEATRICE - Su, zia, non ti scandalizzerai per questo.

MATILDE - Una signorina per bene deve controllarsi anche nel linguaggio. Ora vai che ti si fa tardi per la scuola.

BEATRICE - Va bene. Ci vediamo oggi. Ciao ziette. (Esce)

MATILDE - (pensosa) I giovani d'oggi usano certe parolacce.

MARTA - Sì però sono più schietti, più spontanei e soprattutto non ci mettono malizia.

MATILDE - Tu sei sempre permissiva, quasi che le regole della buona educazione ti dessero fastidio.

MARTA - E non metterti sempre sul pulpito. Cerca piuttosto di adeguarti ai tempi.

MATILDE - Io sono preoccupata di questa gioventù e quindi di Beatrice.

MARTA - Preoccupata di cosa?

MATILDE - Del suo futuro. Ti sei o non ti sei accorta che Beatrice è diventata una signorina? Sarà bene ormai pensare ad una sua sistemazione. Che ne dici?

MARTA - (sospettosa) Che intendi dire per sistemazione, trovarle un marito?

MATILDE - Beh, diciamo una persona che sia degna di lei.

MARTA - Dico che sarebbe bene non immischiarsi negli affari di cuore di nostra nepote. Sono sicura che Beatrice, al momento opportuno, saprà scegliere adeguatamente.

MATILDE - (passeggiando su e giù per la stanza) Certo, è Beatrice che dovrà scegliere il suo sposo e ne sarà certamente all'altezza. Se però sbagliasse? A volte le giovani si infatuano del primo uomo. Non pensi che sia nostro dovere... agevolare... un incontro...

MARTA - Non penserai mica di combinare il suo matrimonio?

MATILDE - Combinare il suo matrimonio... Ti volevo soltanto chiedere se ritenevi fosse nostro dovere...

MARTA - (gesticolando agitata) Quale dovere, quale dovere! Se ho ben capito tu stai cercando di avere la mia approvazione ed il mio appoggio per combinare il suo matrimonio. Sei pazza! In pieno secolo ventesimo! Cose da medioevo! Roba da matti!

MATILDE - Quale medioevo! Ci sono oggi tante agenzie che aiutano le persone sole a conoscersi. (Con diplomazia) Nostra nepote è bella, è ricca... Con l'aiuto di una di queste agenzie potrebbe fare un grosso salto sociale.

MARTA - Ma Beatrice non è un cuore solitario. E' una ragazza che crede nell'amore. Come pensi che possa accettare una cosa simile. In un matrimonio combinato come potrà esserci amore e quindi felicità? Già, (sorride ironicamente) a te basta la facciata, il titolo, lo status sociale!

MATILDE - Ti sbagli, non è affatto così, ma... io sono una donna concreta, che ama stare con i piedi per terra. E poi, con il tempo potrebbe nascere anche quello che tu chiami amore.

MARTA - Con questi presupposti, con il tempo verrà solo la reciproca indifferenza, la reciproca sopportazione se non addirittura il fallimento del matrimonio! (Pronuncia in crescendo queste parole balzando infine in piedi con gli occhi fiammeggianti)

MATILDE - (sbuffando quasi annoiata) Il cuore e la capanna. Finché certi ragionamenti li fa Beatrice, pazienza: è giovane, è sognatrice. Ma tu, Marta, dovresti avere ormai avere raggiunto l'età della ragione.

MARTA - (le volta le spalle ancora fremente) Se ragione significa soffocare i sentimenti più belli, preferisco esserne senza. A te la ragione ha fatto proprio un bel servizio.

MATILDE - Che intendi dire?

MARTA - (si rigira lentamente e la guardo dritta negli occhi) Non è la ragione che ti ha impedito e ti impedisce di accettare la corte di Marchi?

MATILDE - (punta sul vivo si pone sulla difensiva) E come posso accettarla?

MARTA - Mi vuoi spiegare qual è questo grande impedimento? Non è sufficiente che sia innamorato di te e a te non dispiaccia?

MATILDE - Dimmi cara sorella: quali prospettive mi offre il dottor Marchi? Una piatta vita borghese, mentre noi abbiamo tutte le carte in regola per fare un buon matrimonio. Guarda nostro cugino Fernando: con il suo titolo nobiliare, benché in disuso, frequenta certi ambienti... Non ti piacerebbe sposare uno come lui che ci faccia uscire da queste quattro mura?

MARTA - (sarcastica) Oh, sì! Siamo piacenti, istruite e soprattutto abbiamo il patrimonio.

MATILDE - Anche quello, sì! E conta, conta.

MARTA - Il patrimonio, sono convinta, sarà la nostra rovina.

MATILDE - Comunque Beatrice dovrà fare un buon matrimonio ed anche tu, se vorrai la mia approvazione. Ricordati che in vista di rimanere sole, di fronte a nostra madre sul letto di morte hai giurato che, in quanto sorella maggiore, non mi avresti contrariata nelle decisioni importanti.

MARTA - Se la tua decisione è quella di combinare il matrimonio di quella povera nepote e di non farmi sposare l'uomo che amo, dimostri di essere cattiva oltre che stupida! (Esce infuriata)

MATILDE - (come per giustificare a se stessa il suo modo di pensare) A volte Marta assume degli atteggiamenti... Come se sposare una persona importante sia da considerare un evento negativo, addirittura una catastrofe.
Suonano alla porta.
ANACLETO - (con deferenza) E' suo cugino, il signorino Fernando.
Entra Fernando. E' un uomo di bell'aspetto di circa 30 anni vestito elegantemente, con modi gradevoli di persona di alto livello sociale. Il carattere è estroverso non disgiunto da una vena di naturale ironia.
FERNANDO - (con voce bassa e incolore) Ciao, cugina.

MATILDE - Cos'è quella faccia? Ti senti forse male, Fernando? Dove vai con quella valigetta? Che fai, parti?

FERNANDO - (elusivo) Sei stata sempre tanto cara con me, Matilde, una vera sorella maggiore. (Si siede) Ti ricordi quando da piccino mi tenevi sulle ginocchia? Io magari ti ci facevo la pipì: non era per capriccio, sai...

MATILDE - (si mette seduta sospirando) Avanti, che ti è successo questa volta? Parla... Ogni volta che hai bisogno di me, vieni fuori con le ginocchia, la pipì...

FERNANDO - (si alza di scatto e si aggira disperato per la stanza) Per carità! Una serataccia, una serataccia di quelle che quando ti dicono di no, è no! Io invece ho voluto tentare. Che cartacce, Matilde... che cartacce!

MATILDE - Ho capito... hai perso al gioco. (Indispettita) Ti ci sta bene! Quante volte mi sono raccomandata: non giocare, Fernando, non giocare che vai a finire male. Quanto hai perso?

FERNANDO - Ma... pensavo di rifarmi, ad un certo punto credevo di farcela... Poi ho tentato il tutto per tutto... e... che cartacce, che cartacce!

MATILDE - (con pazienza) Avanti, quanto hai perso?

FERNANDO - (si ferma di botto allargando le braccia) Tutto, Matilde, tutto. Che cartacce, che cartacce! (Si porta una mano alla fronte, coprendosi gli occhi)

MATILDE - (incredula) Tutto? Ti saresti giocato tutto il patrimonio? E la villa, i terreni, i mobili, i preziosi... Dimmi che non è vero, non può essere vero.

FERNANDO - Tutto, Matilde, tutto! (China il capo, disfatto)

MATILDE - Tutto? Non hai più niente?

FERNANDO - (alzando la valigetta) Questa! (La apre) Ecco: un pigiama, un paio di calzini, un paio di mutande e due fazzoletti. Due! Nel caso che mi venisse da piangere mi è stato concesso un fazzoletto di ricambio. (Pronuncia queste parole con una voce piagnucolosa, ma al tempo stesso quasi prendendosi in giro)

MATILDE - (giungendo le mani) Te lo dicevo tante volte: non giocare Fernando, non giocare... Non mi hai voluto dare ascolto. (Lo fissa con gli occhi spalancati, ancora stupefatta)

FERNANDO - (con tono infantile) Che vuoi, una partitina fra amici.

MATILDE - (irritata) Chiamala partitina fra amici. Se fosse stata una partitina fra nemici ti saresti giocato anche l'onore.

FERNANDO - Oh, per carità! Che cartacce, che cartacce! (Si copre gli occhi con le mani)

MATILDE - (sobbalzando) Come? Cosa? Non mi dirai adesso che ti sei giocato anche l'onore!

FERNANDO - (sempre con voce piagnucolante) Non ho più niente, Matilde, non ho più il palazzo avito, la villa, i terreni, i mobili, i preziosi, niente, niente! (Rovescia le tasche) Vedi? Niente! A che mi serviva più l'onore?

MATILDE - Allora ti saresti giocato pure... (E' quasi senza fiato)

FERNANDO - E sì!... Era come avere un vestito senza avere più un corpo. Allora mi sono giocato pure lui, sì, mi sono giocato anche il titolo nobiliare.

MATILDE - (scatta in piedi, disperandosi) Ma come hai fatto? Dimmi che non è vero. Non è possibile. O Dio! O Dio! E adesso? (Allarmata) Oh!...

FERNANDO - (flebilmente) Adesso? Eccomi qui... Se mi puoi ospitare per qualche tempo fino a che non rimetta ordine nel mio cervello... (Si prende la testa tra le mani) La testa mi scoppia.

MATILDE - (suona nervosamente un campanello e contemporaneamente chiama ad alta voce) Anacleto!

ANACLETO - (entra inchinandosi) Comandi, signorina.

MATILDE - (facendosi vento con una mano e appoggiandosi con l'altra alla spalliera di una sedia) Un bicchiere d'acqua, Anacleto.

ANACLETO - (con tono professionale) Acqua normale o minerale?

MATILDE - Normale, Anacleto. (Lo guarda appena e comincia a passeggiare per la stanza)

ANACLETO - Come la desidera, a temperatura ambiente o fredda?

MATILDE - Normale, del rubinetto.

ANACLETO - Un bicchiere grande o piccolo?

MATILDE - (spazientita) Anacleto! Un bicchiere normale, di acqua normale, a temperatura normale... possibilmente in un tempo normale! (Anacleto esce a prendere l'acqua e Matilde crolla a sedere sul divano, tira fuori un fazzolettino profumato che appoggia graziosamente alla bocca e al naso. Una pausa. Poi si riscuote) E' inutile piangere, ora. Anzi, è proprio nella cattiva sorte che si deve dimostrare tutto il carattere.

ANACLETO - (rientra con il bicchiere d'acqua) Ecco, signorina. Ha altro da comandare?

MATILDE - Sì, attendi un attimo. (Mette una compressa nell'acqua che tira fuori da uno scatolino) Tieni, Fernando, bevi questa, sei sconvolto! Ti calmerà e domani ti sentirai meglio. (Fernando beve mentre Matilde fa un cenno ad Anacleto) Anacleto, accompagna il signor Fernando nella stanza degli ospiti.

FERNANDO - A domani, cugina, e... grazie di tutto. (Anacleto e Fernando escono)

MATILDE - (rimasta sola medita su quanto è accaduto al cugino e sospira) Come si fa a giocarsi tutto a carte proprio non lo capisco... Mettere il proprio destino in mano ad una carta... Rientra forse nell'istinto dell'uomo sfidare anche le cose più grandi di lui. Comunque, se Fernando si trattiene un po' di tempo in questa casa sono contenta. Anzi, capita proprio a proposito... E' uno che conosce il mondo e mi aiuterà a far ragionare come si deve Marta e Beatrice.

ANACLETO - (rientrando) Tutto a posto signorina, Come lei ha comandato. Suo cugino è sistemato.

MATILDE - (fra sé) E già, è proprio sistemato! Senti Anacleto...

ANACLETO - (inchinandosi) Comandi, signorina Matilde.

MATILDE - Quand'è che doveva venire quel signore dell'agenzia che ti avevo detto di convocare?

ANACLETO - (con un sorrisetto) Chi, il ruffiano?

MATILDE - (fa un cenno, come di insofferenza con la mano) Anacleto, la professione di questo signore lasciamola stare.

ANACLETO - Come vuole lei, signorina. (Altro piccolo inchino) Quel signore dell'agenzia dovrebbe venire oggi, a meno che ragioni professionali sia impegnato in altri affari.

MATILDE - Bene, Anacleto. Io esco un momento, tu intanto metti in ordine la stanza e se viene questo signore dell'agenzia lo fai attendere.

ANACLETO - Non dubiti, signorina. (Si inchina dando il passo a Matilde che esce)
Anacleto riordina la stanza canticchiando una canzoncina. Suonano alla porta. Anacleto va ad aprire. Rientra insieme a Domenico. E' questi un bell'uomo di circa 35 anni, d'aspetto aitante e vigoroso. Disdegna i convenevoli e si esprime in modo semplice e schietto tanto da farlo apparire rude. Indossa un abito di taglio un po' dozzinale. Ha in mano un cappello di paglia e nell'altra un involto con carta di giornale.
ANACLETO - Si accomodi, fattore. la signorina Matilde però non è in casa, è appena uscita.

DOMENICO - C'è in casa la signorina Marta?

ANACLETO - Già, a lei interessa la signorina Marta, non è vero? (Lo guarda sottecchi, malizioso)

DOMENICO - Vedi di non impicciarti negli affari che non ti riguardano. Tu non hai di questi problemi, le donne non ti piacciono.

ANACLETO - (vergognoso) Non è che non mi interessino, ma...

DOMENICO - Se sapessi... la donna è dolce come un vaso di miele, ti stuzzica la voglia di leccarla tutta...

ANACLETO - A me il miele non piace. Io sono ghiotto di pollo.

DOMENICO - Allora fai finta che la donna sia un pollo arrosto: (mima tutta la scena prendendo come modello Anacleto) Prima mordicchi un'ala. (Prende una mano di Anacleto e comincia a mordicchiarla risalendo verso il braccio) Poi ti trastulli con il collo... poi con il petto... (Palpa il torace di Anacleto che lo lascia fare, indifferente mentre Domenico accenna ad una smorfia di disgusto) Infine attacchi il coscetto (Anacleto squittisce) e quando hai finito... ti lecchi anche le dita! Umm...

ANACLETO - (divincolandosi e facendo un salto a lato) Maleducato, il pollo non si mangia con le mani, ma col coltello e forchetta!

DOMENICO - Poi le donne, a differenza del pollo, hanno un vantaggio: più le rosicchi e più ciccia ci ritrovi.

ANACLETO - Il suo è un parlare da cannibale.

DOMENICO - E' da uomo, credimi.

ANACLETO - (indicando l'involto che Domenico ha in mano) Cosa ha in quel pacco, qualcosa di mangereccio?

DOMENICO - Mangereccio? Ti sarebbe piaciuto che ti avessi portato un bel pollo, eh? Ti ho detto che devo fare certi conti. Chiamami la signorina Marta, svelto!

ANACLETO - (sorridendo furbescamente) Ah, birbante! Lei vuole fare i conti con la signorina Marta perché la imbroglia facilmente. Con Matilde, invece, non ci riesce.

DOMENICO - Ma come ti permetti? Io non imbroglio nessuno.

ANACLETO - (giocherella con le punta delle dita) Ho controllato tutti i conti della sua amministrazione dell'anno scorso: occultati esattamente trenta quintali di grano e venti di vino. Circa il prezzo attuale di una camera matrimoniale.

DOMENICO - Era la parte in natura che ho dato agli operai venuti a mietere e a vendemmiare... maldicente! Che pensi, che io sia un ladro?

ANACLETO - (c. s.) L'anno scorso la camera matrimoniale, quest'anno ci fa uscire la sala da pranzo... Ma sbaglia però, fattore, di pensare prima alla frusta che al cavallo, anzi alla puledra.

DOMENICO - Oh! Beh! Prova a ridirlo un'altra volta, pezzo di un maldicente, che vedrai cosa ti succede. Se ti prendo... (Fa l'atto di rincorrerlo, ma Anacleto gli sfugge)

ANACLETO - Ehi, piano! Piano Domenico! (Suadente) Eppure io posso esserle utile se vuole arrivare... alla puledra.

DOMENICO - (interessato) Come sarebbe?

ANACLETO - (sempre con sorriso furbesco) Sarebbe che per il maggiordomo Anacleto tutte le stanze sono orecchie di Dionisio, le pareti della casa sono di vetro. Capisce che per me i segreti di qui dentro non sono segreti.

DOMENICO - (sospettose) Chi è questo Dionisio che bazzica per le stanze di questa casa? Forse qualche corteggiatore della signorina?

ANACLETO - Oh! E' per caso geloso di uno che è morto tanti secoli fa? Orecchie di Dionisio significa che tutto quello che si dice in questa casa io lo posso sentire.

DOMENICO - Ah, è così? Allora, se mi sarai veramente utile, io ti porterò a regalare un bel pollo. Ti va bene?

ANACLETO - Dovrebbe sapere che non si regala mai un pollo, ma almeno un paio. Ora attenda che le vado a chiamare la signorina. (Si avvia verso l'uscita. Quando è quasi sull'arco della porta si gira e dà un colpettino di tosse) Intanto pensi meno alla frusta e più alla puledra.

DOMENICO - (con uno scatto fingendo di rincorrerlo) Un giorno o l'altro... finocchio e ficcanaso, ti faccio vedere io!


Domenico rimasto solo, passeggia nervosamente per la stanza bofonchiando e gesticolando.
DOMENICO - Io debbo assolutamente trovare il coraggio di affrontare Matilde... Deve sapere che io e Marta ci vogliamo bene sul serio e pertanto non ci deve ostacolare. E' mai possibile che quando mi trovo davanti a lei mi si debbano bloccare le parole dentro la bocca? Affronterei meglio un toro infuriato, sì, perché almeno il toro ha le corna e sai dove afferrarlo. Comunque sono o non sono un uomo? E allora il coraggio lo debbo trovare.

MARTA - (entrando, fa un cenno di saluto) Buongiorno, Domenico. Desidera?

DOMENICO - (goffamente apre l'involto e le porge un mazzo di fiori con slancio) Tenga, Marta, li ho colti per lei proprio con le mie mani.

MARTA - (abbassa gli occhi arrossendo e aspira il profumo dei fiori per mascherare la commozione) Grazie, Domenico. Che pensiero gentile.

DOMENICO - Io le voglio bene. (Si avvicina) Quanto è bella, Marta. (Le sfiora i capelli) Ha i capelli più soffici di quelli di un tutolo di granturco, una pelle più vellutata e rosa della trippa di un vitellino da latte, una voce più melodiosa di un canto di un fringuello.

MARTA - (sorridendo divertita) Ha una maniera pittoresca di fare i complimenti. Comunque le voglio bene anch'io perché rappresenta il vero uomo che è sempre mancato in questa casa: forte, pratico, buono. Purtroppo Matilde non è d'accordo che noi ci sposiamo ed io ho dato la mia parola di non contraddirla.

DOMENICO - (risentito) Sono stanco di questo consenso di sua sorella! Ma non possiamo farne a meno? Ormai è maggiorenne.

MARTA - (gli fa cenno con le mani) Non gridi, Domenico, la prego. Non si tratta del consenso, ma di convincerla che noi ci vogliamo bene. Non perdiamo la calma, tanto un Santo ci sarà anche per noi. Vediamo come si può fare.

DOMENICO - (si mette seduto e si prende la testa tra le mani) Calmo, calmo... Come si fa a stare calmi? Dentro mi bolle tutto! Io non capisco poi che potere ha sua sorella su di noi. Se lei vuole rimanere zitella che ci rimanga, ma impedire a noi di volerci bene perché mi ritiene socialmente inferiore, non glielo permetto! No! Ora ci penso io. (Fa per scattare di nuovo in piedi)

MARTA - (ponendogli le mani sulle spalle lo costringe a stare seduto) No! Santo cielo, Domenico, che è diventato pazzo? Aspetti, la scongiuro, cerchiamo di preparare il terreno...

DOMENICO - Lo preparo io il terreno, vedrà. E' il mestiere mio. (Ride sarcastico) Iniziamo con una bella concimata... (Fa il gesto di allargare le mani come per spargere qualcosa)

MARTA - Allora intanto concimiamo... poi...

DOMENICO - Sa con che cosa si concima il terreno? Con il letame! Adesso a sua sorella la sistemo io! (Si batte le mani sulle cosce e si alza)
Entra Matilde. Vedendo il fattore si ferma e assume un atteggiamento austero.
MATILDE - Uhm, che puzza in questa stanza. Da dove viene? (Guarda verso Domenico, poi sventola un fazzolettino profumato e se lo pone sotto il naso) Non la sente anche lei?

DOMENICO - (si soffia il naso con un fazzolettone e rumorosamente. Poi fa due o tre respiri) Io non sento niente.

MATILDE - (sventolandosi nervosamente con ostentazione) Ah, già, voi di campagna non ci fate caso... Marta, chi ha portato quel mazzo di fiori?

MARTA - Il fattore, Matilde. Adesso li metto in un vaso. Come sono belli i fiori della campagna, vero?

MATILDE - (con tono distaccato, un po' acida) Da quando in qua il fattore è diventato un'anima gentile?

DOMENICO - (con tono deciso vuole iniziare il discorso che gli sta a cuore) Signorina Matilde!

MARTA - (si intromette interrompendolo) Sì, sì... abbiamo apprezzato i suoi fiori, Domenico.

DOMENICO - (c. s.) Signorina Matilde!

MARTA - (c. s.) La prossima volta che viene ne porti ancora! Sono tanto belli. Non è vero, Matilde?

MATILDE - (alza le spalle e quasi volta la testa da un'altra parte) Lascia che il fattore seguiti a portare i prodotti della terra come è suo dovere.

DOMENICO - (quasi supplichevole) Signorina Matilde...

MARTA - (c. s.) Non dubiti Domenico, riferirò io a mia sorella sulla concimazione. Vada tranquillo.

MATILDE - (fa un cenno annoiato con la mano e si pone il fazzolettino sul naso) Sì, vada e un'altra volta eviti di venire da noi al momento della concimazione.

DOMENICO - Sì, me ne vado, ma stia certa, signorina Matilde che la prossima volta... (calca intenzionalmente nella parola) sarò qui per il raccolto! (Sguardo d'amore a Marta)

Signorina Matilde, signorina Marta. (Cenno di saluto. Esce)

MATILDE - (si sventola ancora il fazzoletto addosso come per togliersi della polvere) Che uomo grezzo questo fattore. lo sopporto nei rari momenti che viene in questa casa solo perché è bravo nel suo mestiere e non eccessivamente disonesto.

MARTA - Non è vero che è un uomo grezzo come tu dici. Il fattore è un uomo semplice, ma buono. Per questo mi piace e tu sei cattiva a disprezzarlo.

MATILDE - Non è l'uomo per te.

MARTA - Che ne sai tu quale deve essere l'uomo che ci vuole per me.

MATILDE - Lo so, lo so.

MARTA - Tu sei solo cattiva e perciò farò a meno della tua approvazione. Dopotutto sono abbondantemente maggiorenne.

MATILDE - Ricordati del giuramento che hai fatto di fronte a nostra madre morente.

MARTA - Questo non ti dà diritto di intralciare il mio avvenire.

MATILDE - Hai giurato che avresti sempre tenuto conto del mio parere. Il parere di una sorella maggiore.

MARTA - (deridendola) Già! Il consenso di una sorella per sposarsi. Io non so se ridere o piangere. Roba da matti!
Marta esce.
MATILDE - (alterata) Non vuol capire che lo faccio per il suo bene.

ANACLETO - (entrando, un po' sconcertato) Signorina, mi scusi, c'è di là quel signore... quel signore che fa quella certa professione che è meglio non nominare.

MATILDE - (con indifferenza) Lo puoi far accomodare.

ANACLETO - Si accomodi, signore... si accomodi. (Si inchina ed esce)


Entra Ruziani. E' un uomo di circa sessant'anni. Aspetto da vecchio playboy. Comportamento sfuggente, i modi untuosi e subdoli. Ha in mano una valigetta ventiquattr'ore. Parla con accento romagnolo o veneto.
RUZIANI - Buongiorno. E' permesso?

MATILDE - prego, si accomodi.

RUZIANI - Sono Ruziani, dell'agenzia "Combinations". Mi è stato detto che voleva parlarmi.

MATILDE - (indicando una sedia) Si sieda, prego.

RUZIANI - (deferente) Sono qui per servirla, signora.

MATILDE - Ho bisogno del suo aiuto.

RUZIANI - Dica pure.

MATILDE - (impacciata) Si tratta di trovare un marito...

RUZIANI - (la guarda meravigliato) Eppure non si direbbe...

MATILDE - Come dice?

RUZIANI - Niente! Solo che così ad occhio mi sembra una donna di classe, pure belloccia... Com'è che non trova marito? Ha forse qualche difetto grave che non si vede? Non so, le puzza il fiato? (Glielo mormora in tono di complicità)

MATILDE - Come si permette!

RUZIANI - Non dicevo per offenderla. E' che con me si deve confidare, senza vergogna, se vuole che l'aiuti. Forse una relazione scabrosa o un figlio illegittimo?

MATILDE - (balzando in piedi) Ruziani! Insomma! Per chi mi ha presa?

RUZIANI - Stia calma, si metta seduta, signora. Io sono abituato a certe cose. Eh, se sapesse nel mio mestiere ne ho sentite di tutti i colori. Comunque stia tranquilla che tutto quello che mi dirà rimarrà qui. E' come se l'aveste detto al confessore.

MATILDE - (irritata) Forse, signor Ruziani, (calca le parole) non ci siamo capiti bene: questo marito non è -per me-.

RUZIANI - (meravigliandosi) Ah! Non è per lei? E allora per chi dev'essere? Dica, dica...

MATILDE - (secca) E' per mia nepote. (Prende un portaritratti d'argento una foto di Beatrice e con tono insofferente gliela porge quasi con malagrazia) Ecco la sua fotografia. Così, almeno, si potrà regolare meglio sulla scelta dell'uomo adatto.

RUZIANI - (inforcando gli occhiali) Caspiterina! Il Signore la benedica, che bella figliola.

MATILDE - E' giovane, è bella, è ricca. Senza nessun difetto. (Guardandolo negli occhi) -Nessuno- capito, Ruziani?

RUZIANI - E un pezzo di figliola così non trova marito?

MATILDE - Che cosa ha da meravigliarsi? Ma dica, la sua agenzia tratta "affari" soltanto tra persone brutte, o con qualche difetto?

RUZIANI - Che c'entra... quelle belle, di solito, ci pensano da sole.

MATILDE - Qui non si tratta di trovare -un- marito, ma -il- marito adatto a lei.

RUZIANI - Oh, adesso comincia a spiegarsi. Senza offesa, ma voi donne per ingarbugliare i discorsi sembrate fatte apposta!

MATILDE - Ma lo sa che lei è un bel tipo! Sono io che ingarbuglio... Comunque ora ha capito quello che deve fare?

RUZIANI - Devo trovare a sua nepote non -un- marito, ma -il- marito.

MATILDE - Finalmente!

RUZIANI - lei mi deve perdonare, ma c'è molta differenza fra un marito che si chiama -un- da un marito che si chiama -il-?

MATILDE - Allora si ostina a non capire.

RUZIANI - Ma è lei, signora, che non si sa spiegare.

MATILDE - Siccome noi viviamo un po' isolate e non facciamo vita di società, ci è impossibile conoscere e farle conoscere il marito che fa per lei. Sta a lei trovarle un giovane, bello e socialmente elevato: un very important person. Mi sono spiegata ora?

RUZIANI - Caspita! Mi diceva -il-, mi diceva... Altro che -il-. Ora mi chiede un very important person...

MATILDE - (bruscamente) Se non è in grado di trovare un marito di questo livello possiamo terminare qui il nostro incontro.

RUZIANI - Come è irascibile, signora! Mi perdoni, sa, ma questi affari di così alto livello vanno trattati con calma, con molta calma.

MATILDE - Io sono calma, è lei che mi fa innervosire con il suo modo di fare.

RUZIANI - Ha detto che sua nepote è...

MATILDE - Bella, giovane, ricca e intelligente.

RUZIANI - Se è ricca, qualcosa si può sempre combinare.

MATILDE - Ah, per lei conta solo la ricchezza?

RUZIANI - Oddio, come si dice, aiuta molto in questi "affari". (Prende dalla ventiquattr'ore uno schedario e comincia a sfogliare) L... M... N... O... P... ecco... persone importanti: questo... è un po' troppo vecchio... questo... è mezzo sistemato... questo! Eccolo quello che fa per lei. E' proprio fortunata.

MATILDE - Ha le caratteristiche che le ho chiesto?

RUZIANI - Stia un po' a sentire cosa c'è scritto nella scheda: figlio del signor... presidente internazionale dei proprietari di castelli storici. Vive in un castello antico. Ecc., ecc.

MATILDE - (illuminandosi) E' di sangue blu?

RUZIANI - (interdetto) Se ha questa malattia nel sangue non glielo so dire, ma giusto per tranquillità gli possiamo sempre far fare le analisi, non le pare?

MATILDE - Intendevo dire: è nobile?

RUZIANI - Certo! Qui c'è scritto chiaro che non è sposato e nemmeno divorziato.

MATILDE - (spazientita) Nobile, non nubile.

RUZIANI - Nobile, nubile... Adesso non andiamo a trovare il pelo nell'uovo. Lei è troppo pignola: prima con la differenza fra -il- e -un-, adesso con nobile e nubile. Sono cose che accerteremo pian piano.

MATILDE - Posso sapere il nome?

RUZIANI - La nostra agenzia non fornisce mai i nomi dei propri clienti per ragioni di riservatezza, ma visto che tanto vi dovete conoscere, si chiama Similoro.

MATILDE - Similoro? Non ho mai sentito questo nome. Forse non è della zona.

RUZIANI - Infatti non è di queste parti. Poi è uno che gira per l'Europa. Anzi per il mondo. Un giorno è ospite dei Lord inglesi, un altro giorno non so da quali signori francesi... Ha creato una associazione per valorizzare i castelli antichi. C'è un giro di interessi... Tratta con nobili, con signoroni... Non ci poteva essere una sistemazione migliore per sua nepote.

MATILDE - E' anche un bel giovane?

RUZIANI - Io personalmente non lo conosco e nella scheda non c'è la foto. C'è solo scritto che non è tanto alto. Sua nepote com'è di statura?

MATILDE - Beh, mia nepote è alta un metro e settanta circa.

RUZIANI - Allora dovrebbe andare quasi bene. Tutt'al più gli faremo mettere un paio di scarpe con un po' di tacco, non le pare?

MATILDE - Se è un ottimo partito, come lei dice, come pensa di farli incontrare?

RUZIANI - Calma, calma. Come corre! Prima si devono incontrare i genitori o chi per loro.

MATILDE - perché?

RUZIANI - Come perché! Per mettersi d'accordo sulla dote. Una volta che loro sono d'accordo, faremo poi incontrare i giovani.

MATILDE - Ma facendo in questo modo potrebbe esserci il rischio che poi non si piacciano.

RUZIANI - Come sarebbe a dire? Quando i genitori sono favorevoli...

MATILDE - I giovani sono a volte così testardi... Mica capiscono che noi facciamo tutto per il loro bene.

RUZIANI - Tutta scena... I giovani vogliono la pappa fatta. Certo, cercano di dare a capire il contrario, ma in fondo in fondo su una buona sistemazione non ci sputano mica!

MATILDE - Se lo dice lei che è un esperto.

RUZIANI - Stia tranquilla che è caduta in buone mani. Lasci fare a me. Ci penso io a farle sapere quando e come si farà l'incontro.

MATILDE - Va bene.

RUZIANI - D'accordo allora. (Si alza in piedi) Signora Matilde, arrivederci.
Ruziani stringe la mano a Matilde ed esce.
MATILDE - (da sola dopo una pausa durante la quale tamburella soprappensiero sul bracciolo del divano) Che essere ripugnante questo Ruziani. Non vedevo l'ora che andasse via. Durante il colloquio ho provato una strana sensazione di disagio che ora si è tramutata in un peso qui sul petto. Solo il grande affetto per Beatrice e la responsabilità per una sua adeguata sistemazione mi hanno costretto a questo passo. Chissà come sarà questo ragazzo? Speriamo che a Beatrice piaccia. Come posizione sociale mi sembra ottima: vive in un castello, ha collegamenti con persone importanti a livello internazionale... Un po' come ho sempre sognato fosse l'uomo per nostra nepote. Chissà se quel Ruziani ha qualche buon partito per Marta? La prossima volta voglio chiederglielo. Potessi sistemare adeguatamente anche quella... Altro che finire con quel Domenico. (Si alza) E' mai possibile che debba pensare a tutto io? Anche agli affari di cuore delle donne di questa casa.

E' incredibile! E' incredibile! (Esce)






  1   2   3   4


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale