Una mela rossa, un palazzo alto



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23.11.2017
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ABSTRACT

E’ opinione ampiamente condivisa che l’ aggettivo serva per attribuire una proprietà ad un’ entità ed è di fatto così che nasce storicamente nella riflessione grammaticale occidentale, svincolandosi da quel nomen che inizialmente aveva impedito ai grammatici latini di individuarlo come una categoria autonoma. Ma anche una volta circoscritto come classe lessicale, diventa necessario darne una caratterizzazione, proponendo delle sottoclassi individuate sulla base di variabili di tipo morfologico, sintattico, semantico e funzionale.

In termini funzionali, un aggettivo può svolgere una funzione identificante, attribuendo al nome una qualità che aiuta ad identificarlo (es. una mela rossa, un palazzo alto); una funzione qualificativa, scegliendo una caratteristica qualitativamente saliente per descrivere il nome (es. una lingua difficile, un problema facile) o una funzione classificante, individuando la tipologia del nome (es. una zucca biologica, un animale carnivoro). Ma esiste una classe di aggettivi isolabili su base morfologica che possono svolgere sia una funzione qualificativa che classificante: si tratta degli aggettivi denominali, in massima parte formati a partire da basi nominali attraverso l’ aggiunta di un morfema suffissale (ad esempio –ese, -ico –iano in italiano e -ical, -ic in inglese) o per conversione. Per una parte di essi (es. atletico, fraterno / electric, Puritan) questo tipo di alternanza polisemica è codificata nei dizionari: gli aggettivi bifunzionali sono aggettivi che hanno sia un senso relazionale che qualificativo.

Quando svolgono una funzione esclusivamente classificante, gli aggettivi denominali sono definiti aggettivi relazionali (es. molecolare, psichiatrico / alcoholic, matrimonial) ed esiste una vasta letteratura che cerca di analizzare e classificare il tipo di interpretazioni che attivano nel contesto del sintagma nominale e le relazioni in base alle quali risultano interpretabili.

Tuttavia è possibile che occasionalmente un aggettivo relazionale venga usato con un senso qualificativo:
(1)a. Il guru radicale replica con toni evangelici ai giudizi avventati dei suoi quasi ex alleati.

(1)b. He was a scholar of neurotic temperament.

La questione-chiave è: come identificare gli usi qualificativi degli aggettivi relazionali? Come e perché si passa, in una prospettiva sincronica, dal codificare una relazione tra due entità all’attribuzione di una qualità ad un’ entità?

Un quadro descrittivo esauriente richiede l’ interazione di una molteplicità di variabili, alcune situabili in maniera chiara all’ interno del linguaggio e altre dipendenti da fenomeni più generali, di tipo pragmatico-funzionale o cognitivo. Come conseguenza, da un punto di vista metodologico, risulta necessario il ricorso ad un approccio induttivo in grado di integrare con dati reali l’ informazione proveniente da classificazioni già esistenti - all’ occorrenza, modificando queste ultime - e, ad un livello più avanzato, di gestire i dati relativi alla modificazione aggettivale con tecniche di analisi multidimensionale.

Decisivo a tal proposito risulta l’ approccio epistemologico della corpus linguistics: comparando campioni di aggettivi bifunzionali e di aggettivi relazionali, un’ analisi dei dati estratti da corpora consente di verificare, sia per l’ inglese che per l’ italiano, quanta parte dell’ emergere di un significato qualificativo dipenda da fattori sintagmatici, quali la frequenza con modificatori avverbiali (es. molto/very, troppo/too etc.) e dopo verbi copulativi (es. essere/to be, sembrare/to seem etc.).

Se da un punto di vista meramente pratico questa analisi vuole trovare i fattori determinanti per l’ individuazione degli aggettivi bifunzionali sia in italiano che in inglese, da un punto di vista teorico vuole stabilire in quali contesti risulta più marcato l’emergere di un significato qualificativo, allo scopo di reinterpretare i risultati statistici nell’ambito di un quadro più organico sulle funzioni dell’aggettivo e su come esse possano risultare dinamicamente determinate nel contesto.

Proprio il superare una certa soglia di frequenza per gli aggettivi relazionali nei contesti sintagmatici emersi come discriminanti è infatti un segnalatore forte di usi potenzialmente qualificativi di aggettivi relazionali:
(2)a. Più che burbero era un politico molto nordico nel senso della capacità di essere concreto.

(2)b. Some accuse environmental archaeology of being somehow too scientific, of losing sight of archaeology’ s historical goals.


Alcuni indicatori sintagmatici attivano quindi un significato qualitativo e aiutano nell’ individuazione degli usi qualificativi sia degli aggettivi bifunzionali che relazionali. Tuttavia non garantiscono una rappresentazione esaustiva del fenomeno perché un significato valutativo può essere attivato anche in loro assenza (1a., 1b.).

Per tale ragione, è necessario verificare l’ utilità della nozione di parafrasibilità (Bartning 1976; Levi 1978; Warren 1984) nell’ individuare gli usi relazionali e, in un secondo momento, reinterpretare i sintagmi non parafrasibili in base alle classi semantiche alle quali appartengono i nomi testa, considerando variabili di tipo collocazionale e cercando di rappresentare la distinzione tra bifunzionali e relazionali nei termini dell’ interazione, all’ interno di sintagmi nome+aggettivo, tra semantica del nome testa e semantica del nome dal quale l’ aggettivo deriva.

La parafrasabilità appare quindi determinante per la caratterizzazione degli aggettivi relazionali e, di riflesso e in negativo, saliente anche per i loro usi qualificativi.

Infine, sembra promettente sembra individuare ulteriori estensioni specializzate negli usi qualificativi degli aggettivi relazionali basate sul tipo semantico del nome testa modificato e sul tipo semantico del nome dal quale l’ aggettivo modificante deriva.

Ad esempio, un primo, possibile percorso di specializzazione qualificativa si ha quando si combina un nome astratto (es. tono, atteggiamento, visione etc.) con un aggettivo derivato da un nome di tipo person (presidenziale, manageriale, papale etc.). L’uso qualificativo di un aggettivo denominale in contesti neutri è attivato da nomi testa appartenenti a determinati tipi semantici.

Più che essere il prodotto di un pensiero metaforico che non si saprebbe come meglio caratterizzare, le estensioni qualificative dei significati relazionali vengono ripensate in parte come il risultato di patterns combinatori sufficientemente astratti modellati sulla base delle ricorrenze degli aggettivi nei corpora ed in grado di costituire quella conoscenza implicita sulla base della quale è strutturato il nostro lessico mentale.

Una classe lessicale può quindi essere caratterizzata dal punto di vista delle sue proprietà morfologiche, del comportamento sintattico o delle peculiarità semantiche esibite dai propri elementi. Ma, quando si tratta di fornire una classificazione esauriente degli aggettivi, il richiamo a nozioni e principi esplicativi che si situano al di fuori di un singolo quadro teorico diventa necessario.

In particolare, alcuni schemi teorici elaborati in psicologia cognitiva riguardo al processo che determina la combinazione di due o più concetti in un nuovo concetto (conceptual combination) sono utili per reinterpretare gli usi attributivi di parole che denotano solitamente concetti relazionali, come appunto alcuni aggettivi denominali.









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