Unità 6 I giovani e I gruppi gruppi e associazioni come ambienti educativi



Scaricare 18.51 Kb.
03.06.2018
Dimensione del file18.51 Kb.

Unità 6 - I giovani e i gruppi - GRUPPI E ASSOCIAZIONI COME AMBIENTI EDUCATIVI

Il gruppo dei pari nell’infanzia

Il gruppo dei pari nell’adolescenza

I gruppi organizzati: le associazioni


Il gruppo dei coetanei è chiamato dagli studiosi gruppo dei pari, espressione che richiama i rapporti di parità che legano i membri tra loro. E’ un gruppo di coetanei in cui si hanno le prime manifestazioni nella scuola dell’infanzia, ma che si forma pienamente negli anni della scuola primaria e dell’adolescenza.

Secondo lo psicologo svizzero Jean Piaget (1896-1980) è proprio nel gruppo dei pari che i bambini imparano a cooperare. Nei gruppi infantili si pongono inoltre le basi della morale autonoma. Per comprendere che cosa ciò significhi occorre sapere che Piaget distingueva tra: morale eteronoma , che consiste nell’accettare le regole che da chi ha autorità e potere, ovvero gli adulti e una morale autonoma indipendente dai vincoli di obbedienza all’autorità.

Nelle attività di gruppo, secondo Piaget, i piccoli imparano a ragionare insieme per darsi delle regole in modo autonomo.

Le attività preferite dai bambini sono i giochi , tappe molto importanti per lo sviluppo cognitivo e sociale dei piccoli. Le attività ludiche più interessanti sono il gioco simbolico , in cui un oggetto viene usato come simbolo di un altro e il gioco socio-drammatico , una commedia di gruppo in cui ognuno recita una parte. In entrambi questi tipi di gioco ‘si fa finta di’. L’azione di assumere un ruolo si chiama role talking, processo attraverso il quale il soggetto è in grado di immedesimarsi in un altro soggetto, significativo soprattutto perché il bambino capisce che esistono punti diversi dal proprio.



Negli anni dell’preadolescenza (10-15) e adolescenza (15-18)stare con i propri coetanei è una vera e propria necessità. I ragazzi possono partecipare a gruppi organizzati ma spesso preferiscono far parte di gruppi che nascono e si sciolgono con molta facilità, privi di gerarchie e ruoli formali. Quella che viene chiamata compagnia è un gruppo che non ha un obiettivo preciso, ma vive il piacere di stare assieme, di discutere sull’amore, sull’amicizia… Nel confronto paritario con le idee dei coetanei si compie quel processo di costruzione dell’identità in cui gli psicologi individuano il compito evolutivo principale dell’adolescenza. Agli adulti questo può sfuggire perché colgono solamente il conformismo dei giovani (in cui tutti sembrano vestiti allo stesso modo, con gli stessi gusti musicali) ma in realtà questo è un guscio protettivo , all’interno del quale ci si può concentrare sulla ricerca di sé stessi.

Quando un gruppo è organizzato si parla di associazioni, come un squadra sportiva o un’associazione culturale. La presenza di molte associazioni in un paese è considerato dai sociologi segno di democraticità: si tratta infatti di luoghi ove circolano idee e si discute liberamente. Per questo le associazioni svolgono un importante ruolo di mediazione tra vita privata e vita pubblica. Possono essere raggruppate in tre tipologie: quelle di impegno politico-sociale (partiti, sindacati, volontariato), quelle con scopi culturali o ricreativi (associazioni sportive, circoli culturali), quelle di stampo religioso (gruppi parrocchiali). Sebbene in misura inferiore rispetto agli altri paesi anche nel nostro paese esistono forme di partecipazione associativa che vedono protagonisti i giovani. A questo riguardo un importante fonte d’informazione è lo IARD, il rapporto dell’Istituto Autonomo di ricerca e documentazione, un ente non profit e specializzato da oltre quarantanni in ricerche ed interventi culturali, sociali, educativi, formativi in ambito scolastico e giovanile. L’ultimo del 2007 ci dice che un giovane su tre , tra i 15 e i 34 anni, partecipa alle attività di un associazione o di un gruppo organizzato, in particolare associazioni sportive, gruppi parrocchiali, e associazioni culturali come lo scoutismo. Inoltre l’esperienza associativa è più diffusa tra i maschi e tra i giovani con maggiore istruzione e più elevata estrazione sociale. Dal rapporto risulta anche che il 5,2 dei giovani italiani fa volontariato. Secondo alcuni interpreti il volontariato sarebbe una forma compensativa, rispetto alla sfiducia dei giovani nei confronti dei partiti politici e l’allontanamento dalla Chiesa, lasciando il posto a forme di partecipazione più concrete e immediate. Partecipare al volontariato permette di progettare iniziative, affrontare le difficoltà di realizzazione di un progetto, relazionarsi con gli altri, parlare in pubblico, gestire il denaro, analizzare le ragioni del successo e delle sconfitte.

Unità’ 6 I giovani e i gruppi - CRESCERE FACENDO SPORT

Oltre la competizione


Perché si fa sport?

Che cosa s’impara facendo sport?

Spesso si tende a pensare allo sport come ad una competizione in cui l’obiettivo è vincere. Lo sport dovrebbe invece essere un’esperienza importante per i giovani per sostenere i processi di socializzazione, l’espressione dell’affettività e dell’emotività e l’imparare a rispettare le regole. Questo permette al ragazzo di individuare le vie per raggiungere un proprio equilibrio emotivo , acquisire competenze sociali e la conoscenza di sé. Lo spirito di competizione deve essere sano ed equilibrato.

Le persone adulte fanno sport per mantenersi in forma. I giovani invece per stare insieme agli amici o conoscerne di nuovi. Fare sport può costituire una fonte di gratificazione autonoma, esercitare le proprie capacità ed esprimere sé stessi. In questo caso gli psicologi parlano di motivazione intrinseca cioè di una motivazione ad agire che consiste nella ricerca della semplice gratificazione che scaturisce dall’attività compiuta. (la motivazione è estrinseca c è invece quando il soggetto tende ad una meta e le motivazioni inconsce sono quelle di cui non siamo consapevoli in quanto secondo il medico scientifico Sigmund Freud si trovano nel profondo di noi stessi,nell’ inconscio).

A qualunque età lo sport può costituire uno strumento importante per conoscere il proprio corpo e la sua intima connessione con la testa e con il cuore.

Lo sport educa a gestire le emozioni fondamentali: paura, coraggio, gioia, rabbia ..… e insegna a tollerare la frustrazione termine che secondo gli psicologi designa un ostacolo di natura esterna o interna che si frappone tra l’individuo e la meta. Abitua il giovane a rispettare le regole . migliorare l’autostima, definire degli obiettivi e lavorare per raggiungerli. Rende più responsabili e consapevoli nell’assunzione dei propri impegni.




Unità 6 I giovani e i gruppi – GIOVANI E IL CONSUMISMO

Tra bisogno materiale e carenza affettiva

Quando le esperienze diventano merci

Tra l’essere sé stessi e il fare gruppo

I consumi culturali dei giovani d’oggi

Lo sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman (nato nel 1925) sostiene che nella realtà attuale tutto deve passare per un punto vendita, le cose sono medicine della felicità. Di fronte a questa concezione consumistica, venditrice di tranquillanti Bauman punta l’indice sull’instabilità e fragilità dei rapporti umani. Il consumismo risponde a due ordini di bisogni: è indice di un determinato status sociale e va a colmare le carenze affettive E’ quindi evidente che il consumo non risponde a bisogni reali ed effettivi delle persone e che ci sono molte ragioni che lo giustificano, tra queste vi è il crescente sentimento di solitudine dei giovani e degli adulti, la mancanza di comunicazione e dialogo autentico, infine l’importanza di avere piuttosto che essere.

L’individuo cerca nel consumo in primo luogo non beni, ma esperienze. In un libro di due importanti economisti statunitensi Joe Pine e Jim Gilmore ‘L’economia delle esperienza’ sostengono che nella nuova economia la semplice produzione di beni e servizi non è più sufficiente : sono invece le esperienze offerte al cliente a costituire il fondamento della creazione di valore. L’esperienza cui si riferiscono gli autori è un qualsiasi evento memorabile, come bere un caffè in piazza San Marco a Venezia , non ha prezzo perché è associato alla soddisfazione che ne deriva. La società dei consumi porterebbe dunque con sé il pericolo di mercificare la stessa esperienza umana.


Il consumismo giovanile è un comportamento simbolico, ovvero esprime l’ identità del ragazzo e comunica qualcosa di sé in particolare la propria personalità. Nei comportamenti consumistici è rintracciabile la spinta all’affermazione individualistica di sé, al protagonismo e alla trasgressione . Nello stesso tempo i giovani acquistano determinati prodotti per esprimere l’appartenenza a un gruppo e per sentirsi parte integrante di una comunità.

Il mondo giovanile è caratterizzato rispetto al ciclo di vita degli adulti, da una più accentuata capacità di fruire dei consumi culturali,sia in termini di varietà che di intensità .

Il Quinto Rapporto IARD sulla condizione giovanile del 2000 fornisce dati interessanti sulle scelte dei giovani in relazione ai consumi culturali. I ricercatori hanno selezionato 19 consumi culturali rivolgendosi a persone dai 15 ai 34 anni, che hanno classificato in base alla diffusione in consumi pervasivi come guardare la TV , ascoltare musica presenti in più del 75% dei giovani, consumi maggioritari (leggere un quotidiano) diffusi soprattutto tra gli ultratrentenni tra il 50% e il 74%. I consumi minoritari (diffusi tra il 25% e il 49%)come la lettura dei libri in cui il consumo è più alto tra i giovanissimi e infine quelli di nicchia (>25%) come andare a teatro. I giovani sono consumatori onnivori ma incostanti. Se i risultati dell’indagine del 2000 vengono confrontati con quelli precedenti tendono a diminuire alcuni consumi pervasivi, mentre s’incrementano quelli minoritari o di nicchia. Si mantiene alto il consumo del cinema mentre la stampa quotidiana è sostituita dalla TV o dall’informazione on-line. Rimane persistente la centralità della musica.



Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale