Universale Economica Feltrinellli



Scaricare 252.5 Kb.
Pagina1/10
21.12.2017
Dimensione del file252.5 Kb.
  1   2   3   4   5   6   7   8   9   10

Universale Economica Feltrinellli

PAUL WATZLAWICK

ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI

Traduzione di Franco Fusaro

ffeltrinelli

Titolo dell'opera originale

ANLEITUNG ZUM UNGLUCKLICH SEIN

© 1983 R. Piper & Co. Verlag, Miinchen, e Paul Watzlawick

Traduzione dal tedesco di FRANCO FUSARO

© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

Prima edizione in "Idee" febbraio 1984

Prima edizione nell'"Universale Economica" settembre 1997

Ottava edizione marzo 2002

ISBN 88-07-81452-8

www.feltrinelli.it

Libri in uscita, interviste, reading, commenti e percorsi di lettura. Aggiornamenti quotidiani


Introduzione 1

Prima di tutto, sii fedele a te stesso... 3

Quattro giochi con il passato 4

Russi e americani 6

La storia del martello 6

La manciata di fagioli 8

Gli elefanti scacciati 9

Profezie che si realizzano da sé 10

Attenzione all'arrivare 11

Se tu mi amassi veramente, mangeresti volentieri aglio 13

"Sii spontaneo!" 16

Chi mi ama ha qualcosa che non va 17

L'uomo sia nobile, soccorrevole e buono 19

Questi pazzi stranieri 21

La vita come gioco 22

Epilogo 23





Introduzione


"Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell'acqua; gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell'umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco perfino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità..."

Queste parole uscirono dalla penna dell'uomo che Friedrich Nietzsche considerava il più grande psicologo di tutti i tempi: Fèdor Michajlovic" Do-stoevskij. E tuttavia esse esprimono, anche se in forma piacevole e convincente, ciò che la saggezza popolare conosce da sempre: nulla è più difficile da sopportare di una serie di giorni felici.

È giunta l'ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui felicità, beatitudine e serenità sono mete desiderabili della vita. Troppo a lungo ci è stato fatto credere, e noi ingenuamente abbiamo creduto, che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità.

Per di più, il concetto di felicità non è neppure definibile. Così, per esempio, gli ascoltatori della settima puntata di "Abendstudio", della Radio dell'Assia, nel settembre 1972 furono testimoni di una discussione senza dubbio sorprendente sul tema "Che cos'è la felicità?"[11]*, durante la quale quattro rappresentanti di diverse discipline e visioni del mondo non riuscirono ad accordarsi sul significato di questo concetto apparentemente così scontato, e questo nonostante gli sforzi dell’oltremodo ragionevole (e paziente) moderatore.

Ciò non dovrebbe sorprenderci. "Riguardo all'essenza della felicità, ci sono sempre state opinioni diverse," si legge in un saggio del filosofo Robert Spaemann sulla vita felice [22]: "Terenzio Varrone contava 289 interpretazioni, e così anche Agostino. Tutti gli uomini vogliono essere felici, dice Aristotele." E Spaemann ricorda poi la saggezza di una storiella ebraica in cui il figlio annuncia al padre la propria intenzione di sposare la signorina Katz. "Il padre obietta che la signorina Katz non ha la dote e il figlio ribatte dicendo che solo con lei potrà essere felice. Al che il padre chiede: 'Essere felice, e cosa ne ricavi?' "

Già soltanto la letteratura universale avrebbe dovuto da lungo tempo renderci diffidenti. Disgrazia, tragedia, catastrofe, crimine, colpa, follia, pericolo: ecco la materia delle grandi creazioni. L'Inferno di Dante è di gran lunga più geniale del suo Paradiso; lo stesso vale per il Paradiso perduto di Milton, in confronto al quale il Paradiso riconquistato è del tutto insipido; la caduta, nella Leggenda di ognuno di Hugo von Hofmannstahl, è appassionante, mentre l'intervento finale degli angioletti salvatori fa una penosa impressione; il Faust I commuove fino alle lacrime, il Faust II fa sbadigliare.

Parliamoci chiaro: cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.

Nel regno animale, ai nostri cugini a sangue caldo le cose non vanno certamente meglio. Si osservino anche soltanto i mostruosi effetti di quella vita nello zoo che pur protegge tali magnifiche creature dalla fame, dal pericolo e dalla malattia (carie compresa), facendone gli equivalenti animali dei nostri nevrotici e psicopatici.

Al nostro mondo, che rischia di essere sommerso da una marea di istruzioni per essere felici, non si può rifiutare più a lungo un salvagente. La comprensione di tali meccanismi e processi non può continuare a essere il dominio gelosamente sorvegliato della psichiatria e della psicologia.

Il numero di coloro che, con competenza e consapevolezza, si costruiscono la propria infelicità può sembrare relativamente grande. Infinitamente più elevato è però il numero di quelli che, anche in questo campo, hanno bisogno di consiglio e aiuto. A loro sono dedicate, come introduzione e guida, le seguenti pagine.

A questa altruistica intenzione non manca però un significato politico. Al pari di un direttore di zoo lo stato sociale si è assunto il compito di assistere il cittadino dalla culla alla bara, rendendo la sua vita sicura e traboccante di felicità. Questo però è possibile solo attraverso una sistematica educazione dei cittadini all'inettitudine sociale, con la conseguenza che nel mondo occidentale crescono a dismisura le spese pubbliche per i servizi sociali e l'assistenza sanitaria. Come ha rilevato Thayer [23], negli Stati Uniti tali spese sono aumentate tra il 1968 e il 1970 del 34%, da 11 a 14 miliardi di dollari. Secondo recenti statistiche, nella Repubblica Federale Tedesca le sole spese quotidiane per l'assistenza sanitaria ammontano a 450 milioni di marchi, il triplo di ciò che veniva speso nel 1950; ci sono in questo paese 10 milioni di ammalati, e il consumatore tedesco medio prende durante la sua vita 36.000 pastiglie. I dati italiani sono analoghi: nel 1980 gli istituti di cura pubblici hanno ospitato più di nove milioni di degenti; dal 1970 al 1980 il consumo di medicine vendute in farmacia è aumentato di quattro volte e di otto volte quello di beni e servizi per la salute.

Pensiamo a cosa succederebbe se questa tendenza alla crescita si arrestasse o addirittura diminuisse: enormi ministeri e altre colossali organizzazioni crollerebbero, interi settori dell'industria andrebbero in fallimento e milioni di persone resterebbero senza lavoro.

Allo scopo di evitare una tale catastrofe, questo libro vuole offrire un piccolo, responsabile e consapevole contributo. Lo stato sociale ha un così pressante bisogno dell'indigenza e dell'infelicità della popolazione, che questo compito non può essere affidato ai dilettanteschi e isolati tentativi dei pur bene intenzionati cittadini. Anche qui, come in tutti gli altri aspetti della vita moderna, c'è la necessità di una direzione statale. Tutti possono essere infelici, ma è il rendersi infelici che va imparato, e a ciò non basta certamente qualche sventura personale.

Eppure, nella stessa letteratura specifica, soprattutto quindi in quella psichiatrica e psicologica, le indicazioni pertinenti e le utili informazioni sono alquanto rare e solitamente del tutto casuali. A quanto mi risulta, pochissimi colleghi si sono interessati a tale scottante questione. Ci sono delle lodevoli eccezioni, come i francocanadesi Rodolphe e Lue Morisette, con il loro Petit manuel de guérilla matrimoniale [12]; Guglielmo Gulotta, con il suo Commedie e drammi nel matrimonio [7]; Ronald Laing, con Nodi [9], e Mara Selvini, con Il mago Smagato [20], nel quale la celebre psichiatra dimostra come il macrosistema "scuola" necessiti, per evitare ogni cambiamento e andare avanti come sempre, del fallimento della psicologia scolastica. Una menzione particolare meritano poi i libri del nostro amico Dan Greenburg, How to be a Jewish Mother [5]* e How to Make Yourself Miserable [6], un importante lavoro salutato dai critici come indagine onesta e sincera "che ha reso possibile a centinaia di migliaia di esseri umani di condurre un'esistenza realmente vuota". E last but not least vanno ricordati qui i tre rappresentanti più significativi della scuola britannica: Stephen Potter, con i suoi studi sull’"Upmanship" [17]; Lawrence Peter, lo scopritore del "principio di Peter" [16]; e infine colui che ha scoperto una legge che ora porta il suo nome: J. Northcote Parkinson [14, 15].

Ciò che il presente libro, sulla base di decennali esperienze cliniche, vorrebbe aggiungere a questi eccellenti studi è una metodica e basilare introduzione ai meccanismi più sfruttabili e verificabili dell'infelicità. La mia esposizione non può tuttavia essere considerata come un'esauriente e completa trattazione dell'argomento, bensì solo come un manuale, una guida che permetterà ai miei lettori più dotati di sviluppare un proprio stile.




Condividi con i tuoi amici:
  1   2   3   4   5   6   7   8   9   10


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale