Università degli studi di Firenze Scuola di Studi Umanistici e della Formazione



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Università degli studi di Firenze

Scuola di Studi Umanistici e della Formazione

Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria a ciclo unico

Anno accademico 2015/2016

Laboratorio di Didattica Generale


Docente:

Maria Ranieri

Gruppo Arancione

Componenti del gruppo:

Alunni Pamela;

Bendoni Silvia;

Bertocci Giada;

Biagioli Francesca (Coordinatrice);

Bombardi Ilaria;

Lambardi Rachele.



Indice:
Introduzione pag. 3
Parte 1. Confronto e sintesi delle osservazioni individuali relative alle interviste a Liana Peria e Patrizia Vayola. pag. 4
Parte 2. Confronto e sintesi delle riflessioni individuali relative al proprio punto di vista sul ruolo della ricerca didattica nella pratica
professionale. pag. 8

Parte 3. Analisi e sintesi della videointervista realizzata attraverso confronti con le videointerviste di Liana Peria e Patrizia Vayola (e-tivity 1) e il proprio punto di vista di gruppo. pag. 12


Parte 3.1 Sintesi della videointervista realizzata al Professor Gianfranco Staccioli pag. 12


Parte 3.2 Analisi e confronto delle videointerviste al Professor Gianfranco Staccioli e alle Professoresse Liana Peria e Patrizia Vayola. pag. 16
Parte 3.3 Il punto di vista del nostro gruppo. pag. 18
Introduzione
Per realizzare la seguente relazione abbiamo deciso di suddividere il lavoro attribuendo ad ogni componente del gruppo un compito specifico. In particolare Silvia Bendoni e Francesca Biagioli si sono occupate della realizzazione e trascrizione della videointervista al Professor Gianfranco Staccioli; Rachele Lambardi, dopo aver raccolto tutti i nostri elaborati rispetto alla prima e-tivity, si è occupata di analizzare e confrontare i nostri prodotti e di costruire un lavoro unitario e rappresentativo del nostro pensiero; Giada Bertocci, invece, ha realizzato la parte riguardante la seconda e-tivity, cercando di esprimere il punto di vista dei componenti del gruppo rispetto alle nostre aspettative riguardo alla ricerca didattica e all’importanza di essa nella pratica dell’insegnamento. Per concludere Pamela Alunni e Ilaria Bombardi si sono occupate della realizzazione della terza parte delle e-tivity 3, dove si sono trovate a sintetizzare l’intervista al Professor Staccioli, farne un’analisi ed un confronto rispetto alle considerazione delle due insegnanti, Peria e Vayola, e il punto di vista del nostro gruppo. Infine Pamela e Ilaria hanno unito il tutto e cercato di dare una coerenza al lavoro.

1. Confronto e sintesi delle osservazioni individuali relative alle interviste a Liana Peria e Patrizia Vayola.

Prima di iniziare il confronto tra le due insegnanti è bene sottolineare che queste informazioni sono accessibili grazie ad una video intervista.

In generale, un'intervista è un dialogo tra un intervistatore e un intervistato in possesso di informazioni utili.

Essa è simile ad un articolo giornalistico, ma si differenzia da esso, per le modalità di divulgazione, che possono essere: radio, tv, o come in questo caso, internet.

Un elemento molto importante è che l'intervistatore non solo deve porre domande chiare e sintetiche, ma deve restare sempre “super partes”, cioè non alterare in alcun modo quanto dichiarato dall'intervistato.

Nel nostro caso l'intervistatore è la professoressa Ranieri, la quale, ha già ben in mente, quali precise domande porre alle due insegnanti.

Riesce a rassicurarle mostrandosi interessata e lascia loro il modo e il tempo di rispondere. Infatti le risposte sono molto ampie e permettono alle maestre di raccontare vari aneddoti che le riguardano.

La video intervista aggiunge a quanto detto, una carica emozionale maggiore, poiché, alla dimensione delle parole si aggiunge quella del video, e dunque dei volti.

In questo modo tutto assume un colore più vivace poiché sappiamo esattamente com'è fatta la persona della quale stiamo ascoltando la voce.

Le parole stesse risultano maggiormente forti perché accompagnate da gesti o sguardi precisi, e questo semplifica e chiarisce la comprensione. Anche l'atmosfera della video intervista, rispetto ad altre tipologie, risulta essere più informale e distesa, poiché è l'intervistatore stesso e quindi in questo caso, la professoressa Ranieri, a far capire alle intervistate il suo profondo interesse per l'argomento in questione, mettendole a proprio agio e facendo sì che le due diano il maggior numero di informazioni possibili.

Durante l'ascolto delle interviste si percepisce immediatamente la voglia delle due insegnanti di raccontarsi, esponendo le problematiche che hanno dovuto affrontare, ma anche i benefici che il loro percorso di ricerca e formazione ha apportato ai fruitori del loro insegnamento e a loro stesse in prima persona.

Liana Peria è un'insegnante di matematica della scuola primaria dell'Isola D'Elba, che ha anche conseguito il titolo di dottore di ricerca con un lavoro di struttura digitale e sviluppo di una app nella scuola primaria.

Svolge questo lavoro con passione da ben 34 anni ed esprime con gioia le soddisfazioni ma anche i sacrifici che questa continua formazione comporta.

Essa ricorda col sorriso e con forte nostalgia, gli anni '70, periodo di grande sperimentazione, voglia di cambiamento. Sottolinea come questa spinta di rinnovamento venisse direttamente dal basso, dagli insegnanti stessi e non fosse sentita come un obbligo imposto, cosa che spesso accade ai nostri giorni.

Questo periodo segna una svolta nel <>, vi è un grande confronto tra gli insegnanti e un avvicinamento alle metodologie più moderne, e sono proprio questi, i punti fondamentali per la creazione di una buona scuola.

Con l'andar del tempo però, si assiste ad un grande mutamento: la figura del Dirigente scolastico cambia, e non potendo seguire in modo costante e ravvicinato il corpo docenti si assiste generalmente ad un supporto poco adeguato. Anche la didattica si modifica, diventando meno collettiva, e più individuale.

Per quanto riguarda il materiale, l'insegnante Peria fa riferimento a riviste didattiche come “Scuola italiana moderna” o “La vita scolastica” e a continui corsi di aggiornamento.

Tra gli ostacoli che la maestra espone, quello più forte nel suo caso è dato dalla posizione geografica, che spesso non le permette la progettazione che vorrebbe, in quanto assiste ad un decentramento rispetto ai più grandi centri di ricerca.

Inoltre anche il corpo docente è spesso in continuo mutamento e questo complica la creazione di un clima di fiducia, confronto e collaborazione, elementi fondamentali.

A suo avviso è questo lo scoglio più difficile da superare, ma anche il più importante.

La seconda intervista è quella dell'insegnante di scuola superiore Patrizia Vayola.

Lei insegna italiano e storia e attualmente tiene il corso di tecnologie didattiche presso l'università di Torino. Inoltre si occupa della formazione degli insegnanti.

Anche lei descrive agli anni '70, come anni in cui nasce la voglia di problematizzare la realtà e fare corsi di perfezionamento. Questo perché gli insegnanti che entravano a scuola non possedevano basi solide, se non, un'immagine di insegnante ideale, costruito nella precedente carriera di studenti.

La realtà che racconta, però, è molto diversa rispetto a quella della maestra precedente, poiché il suo percorso fin da subito si avvicina al campo delle tecnologie. Si appassiona immediatamente al computer, elemento che invece non viene descritto molto dalla Peria.

Vayola invece, parla dell'importanza del web, dei social network e dei forum, luoghi virtuali, all'interno dei quali può avvenire uno scambio costante di informazioni e punti di vista.

É proprio qui che si sviluppa quel forte confronto, di cui anche la Peria sottolineava l'importanza, tramite internet emergono informazioni e punti di forza rispetto a metodi e strategie nuovi.

Inoltre la professoressa Vayola, descrive un altro aspetto del proprio lavoro, e cioè la falsa idea, che esso termini con il suono della campanella dell'ultima ora.

In realtà proprio in quel momento inizia la seconda fase del suo incarico, quella da svolgere tra le mura domestiche, in cui ci si analizza, si migliora e si strutturano percorsi per i propri ragazzi, il più accattivanti possibile.

Anche nel far questo si è sentita spesso criticata, quasi fosse lei in difetto, mentre è ciò che ogni insegnante dovrebbe fare, ed è quindi a suo avviso un ostacolo da oltrepassare.

Inoltre sottolinea come l'istituzione scolastica abbia una solida tradizione dalla quale difficilmente si discosta, e quindi ha trovato spesso difficoltà nel riuscire a coinvolgere gli altri colleghi in un percorso di rinnovamento.

Per quanto riguarda le fonti, anche lei come l'altra insegnante, fa riferimento a riviste didattiche e al web.

In conclusione emerge da entrambe le video interviste, il bisogno primario di fare ricerca, ma soprattutto di confrontarsi e coinvolgere ogni membro del team in questo percorso.

Non si deve avere paura di cambiare i programmi o metodi di insegnamento, poiché la società stessa si modifica molto velocemente e sono gli insegnanti a doversi adeguare ad essa, cercando le strategie più adeguate.

É giusto che ognuno di noi mantenga viva la tradizione perché senza passato non ci sarebbe futuro, ed è proprio esso ad insegnarci quali errori è meglio non commettere, ma al tempo stesso dobbiamo essere sempre aperti e favorevoli alle novità e soprattutto all'ascolto.

Il segreto per creare un buon equilibrio, sta proprio in questo, nell'ascolto.

Esso rappresenta una delle competenze più importanti che si possa avere, in quanto ha un forte impatto sia sull'efficienza nel lavoro, e quindi in questo caso sull'insegnamento, che sulla qualità dei rapporti con gli altri.

Un lavoro di gruppo come quello svolto in questo laboratorio, ci ha aiutate anche in questo, poiché solo ascoltandoci l'un l'altra potevamo riuscire a svolgere un elaborato soddisfacente ed imparare ognuna qualcosa in più.

Anche nel semplice ascolto di una videointervista, ognuno di noi ha percepito una piccola sfumatura diversa dalla quale tutte siamo state arricchite.

Con un ascolto attivo otteniamo maggiori informazioni, comprendiamo meglio ed impariamo più facilmente, ma soprattutto l'ascolto è una capacità che ognuno di noi può migliorare.

Ed è forse questo il punto di partenza per una buona scuola, all'interno della quale gli insegnanti abbiano il desiderio di confrontarsi e fare ricerca attiva, senza alcun tipo di gelosia, ma anzi arricchendosi l'uno con l'altro.


Concludo con le parole del grande Goethe: << Parlare è un bisogno. Ascoltare è un'arte>>.

2. Confronto e sintesi delle riflessioni individuali relative al proprio punto di vista sul ruolo della ricerca didattica nella pratica professionale.

Nell'ambito scolastico è di fondamentale importanza l'aggiornamento continuo degli insegnanti.

La formazione continua garantisce agli insegnanti e alla scuola di offrire un servizio di qualità, sempre al passo con una società che cambia.

Ma come formarsi?

Gli insegnanti possono usufruire di strumenti formali, pensiamo ai libri, alle riviste didattiche, alla rete, ai seminari, ai corsi di aggiornamento, ma anche di altri strumenti informali, pensiamo al cinema, ai giornali, agli eventi culturali.

E' importante che l'insegnante sia disposto ad aprire la propria mente verso il nuovo, verso nuove conoscenze e verso quella che è la realtà dei suoi alunni, per poter creare con loro un legame positivo ai fini dell'apprendimento.

Lo sviluppo professionale di un insegnante richiede passione, tempo e fatica. Non si tratta solo di conoscere e mettere in pratica nuove teorie e nuove tecniche, ma di approcciarsi ad esse con una mente riflessiva, così da capire quanto queste novità siano positive e adatte a quella che è la propria persona e la situazione con cui ci si andrà a relazionare.

Di fondamentale importanza per una buona formazione personale è senza dubbio il rapporto con i colleghi, reale o virtuale. Confrontarsi è un metodo positivo ed efficace per restare aggiornati sulla materia scolastica, per scambiarsi idee, per chiedere consigli o per risolvere situazioni problematiche. Come sostiene Patrizia Vayola nella videointervista, il rapporto con i colleghi può essere anche virtuale: vi sono gruppi online, ad esempio su Facebook, che permettono agli insegnanti di tutto il mondo di tenersi in contatto.

Per una scuola "nuova", al passo con i tempi, è altrettanto necessario che gli insegnanti ricevano una buona formazione tecnologica e multimediale. Devono essere in grado di adeguarsi alla complessità della nostra epoca, alla diversa posizione che la scuola occupa rispetto a vent’anni fa nella società, alla presenza di una pluralità di media e di forme di conoscenza, alla necessità di comprendere che i bisogni degli allievi sono eterogenei e diversificati.

Non si può più pensare ad un insegnamento/apprendimento tradizionale e passivo, ma si deve pensare ad una didattica nuova, adatta a stimolare l'attenzione e l'apprendimento degli studenti.

Analizzando e confrontando le risposte relative alle domande della e-tivity n.2, emerge una visione della scuola e dell'insegnamento molto univoca.

Partendo dalla prima domanda che pone il quesito "Cosa ti aspetti dalla ricerca didattica rispetto ai problemi che potrai incontrare nel corso della tua futura vita professionale di insegnante?", possiamo notare che tutte le risposte sono caratterizzate da una fiducia verso la ricerca didattica.

La ricerca didattica è considerata un pilastro per la formazione degli insegnanti. Grazie ad essa l'insegnante può ricevere una formazione continua, può aggiornarsi, può ottenere consigli ed idee, può trovare soluzioni, può valutare e mettere in pratica le strategie e le metodologie che più si configurano alla classe che si trova di fronte.

La scuola di oggi è diversa da quella di 20 anni fa. Le insegnanti si trovano di fronte classi sempre più eterogenee, dove non è pensabile scegliere e mettere in pratica una sola metodologia e farla andare bene a tutti.

Ci troveremo di fronte a bambini stranieri o a bambini con bisogni educativi speciali, a cui non si può rispondere con una sola metodologia. La ricerca didattica può essere utile anche in questo: può aiutare l'insegnante a relazionarsi a queste diverse realtà con positività ed efficacia.

Naturalmente non possiamo pensare che la ricerca didattica offra soluzioni precise a tutte le nostre domande e a tutte le nostre difficoltà. Ogni situazione scolastica è unica nel suo genere. Può comunque darci suggerimenti utili ad affrontare positivamente le difficoltà che incontriamo quotidianamente. Ciò implica che ogni docente o educatore debba unire i risultati della ricerca con le proprie conoscenze e competenze, in modo da valutare lo specifico ambiente di apprendimento e adattare i risultati delle ricerche, a situazioni educative reali, scegliendo in modo consapevole le strategie più funzionali per l’apprendimento di una determinata classe.

Non esiste un’ unica procedura affinché l’insegnamento abbia il maggiore effetto possibile sull’apprendimento degli studenti, ma ci sono pratiche che la ricerca afferma essere più efficaci rispetto ad altre.
E' importante che gli insegnanti si pongano nei confronti della ricerca con un atteggiamento aperto, critico e riflessivo, in modo da scegliere ile metodologie da impiegare, sia attraverso la conoscenza formale, proveniente dagli studi universitari o da testi scientifici, sia attraverso le conoscenze acquisite con l’esperienza quotidiana.

L’obiettivo della ricerca didattica è quello di formare insegnanti consapevoli delle proprie scelte, capaci di valutare se le strategie e le modalità da loro impiegate siano funzionali e adatte ai bisogni dei propri alunni.

Analizzando la seconda domanda posta nella e-tivity n.2 "Immaginiamo che tu sia già un'insegnante: a quali fonti documentarie e non (specificare con dettagli ed esempi) ricorreresti per affrontare una nuova situazione professionale?", osserviamo anche qui una visione univoca delle fonti utili ad un insegnante. Tutte le risposte concordano sull'utilizzo di fonti affidabili e scientificamente riconosciute. Tra le fonti citate emergono:


  1. Le riviste didattiche, per trovare spunti e materiali utili ad arricchire le proprie lezioni;

  2. Web, con il quale poter trovare nuove metodologie per catturare l’attenzione degli studenti e creare ambienti di apprendimento attivo.
    Internet può essere usato come un mezzo di coinvolgimento, che può trasformare il computer da semplice strumento tecnologico a veicolo di apprendimento. Possiamo dire che da un lato l’educazione sfida la tecnologia, chiedendo dispositivi di facile utilizzo per supportare i percorsi di apprendimento e imparare meglio, ma dall'altro lato la tecnologia interroga l’educazione spingendola a nuove pratiche didattiche.

E' importante sapersi muovere nel mondo di Internet, perché non tutte le informazioni trovate sono sicure ed affidabili. Come specificato nell'articolo "L’utilizzo della rete per la ricerca di informazioni affidabili" di Giovanni Bonaiuti e Giuliano Vivanet, non possiamo limitarci all'utilizzo di informazioni generiche, ma dobbiamo approfondire il tema di ricerca, ponendo attenzione alla veridicità delle fonti. E' quindi importante saper utilizzare parole chiave, saper riconoscere un buon motore di ricerca e capire quanto le informazioni trovate siano efficaci e attinenti a quello che si stava cercando.

Ritengo significativo citare David Jonassen, professore alla University of Missouri nella School of Information Science and Learning Technologies, il quale indica cinque elementi necessari per fare buon apprendimento con le tecnologie. Secondo lui l'apprendimento deve essere:



  • Attivo, e basarsi sulla manipolazione e l’osservazione;

  • Costruttivo, esplicitando i risultati e riflettendo su attività ed osservazioni;

  • Intenzionale, normato, orientato ad un obiettivo che si dà il discente;

  • Deve essere autentico, contestualizzato nella complessità della realtà piuttosto che astratto da essa;

  • Cooperativo, in una collaborazione conversazionale tra pari per la costruzione della conoscenza.

  1. I social network, ad esempio Facebook, attraverso i quali poter entrare a far parte di gruppi di condivisione e ricerca. Attraverso i social si può entrare in contatto con insegnanti di tutto il mondo, con i quali poter condividere idee, tenersi aggiornati, chiedere consigli relativi a problematiche comuni e tanto altro;

  2. Manuali e testi universitari, da poter trasferire sul campo pratico;

  3. Centri di ricerca, università e frequentazioni culturali.

Passando infine all'ultima domanda posta nell'e-tivity n.2, "in molti lamentano una eccessiva distanza tra teoria e pratica: a tuo avviso come si possono accorciare le distanze?", notiamo ancora una volta una concordanza dei punti di vista.

Tutte le risposte concordano su una distanza tra teoria e pratica, soprattutto in ambito universitario. Le ore dedicate all'apprendimento teorico sono molto più numerose rispetto a quelle dedicate al tirocinio, per cui spesso gli studenti si trovano a conoscere una grande quantità di materiale che rimane inutilizzato. Questo inutilizzo è dovuto sì alle poche ore di tirocinio che vengono messe a disposizione annualmente, ma anche alla distanza che viene riscontrata tra quello che è scritto sui manuali e quella che invece è la vera vita scolastica.

L'esperienza diretta a scuola è un momento fondamentale per la formazione dei futuri insegnanti, i quali possono conoscere concretamente le problematiche educative e il come potersi muovere in esse, ascoltando le esperienze e i consigli degli insegnanti più esperti.

Spesso un elemento che genera distacco tra teoria e pratica riguarda la mancanza di fondi, di materiali o di tempo, ma anche una mancata partecipazione e voglia di fare cose nuove da parte delle insegnanti più legate all'insegnamento tradizionale.

La novità non sempre viene vista di buon occhio, per cui ci troviamo di fronte da una parte all'istituzione, che non ti permette di realizzare quanto vorresti, dall'altra alle colleghe, che spesso sono molto restie verso l'idea di fare qualcosa di diverso dal loro ordinario.

E' importante accorciare le distanze tra la teoria e la pratica educativa, chiedendo agli insegnanti di esporre le loro opinioni e le loro necessità incontrate nella realtà educativa, cosicché i ricercatori possano conoscere le vere problematiche scolastiche e indirizzare i loro studi proprio partendo da queste.


3. Analisi e sintesi della videointervista realizzata attraverso confronti con le videointerviste di Liana Peria e Patrizia Vayola (e-tivity 1) e il proprio punto di vista di gruppo.

Per facilitare la lettura e la comprensione del nostro elaborato, abbiamo deciso di suddividere il lavoro dell’e-tivity 3 in tre diverse sezioni: sintesi, analisi e il punto di vista del nostro gruppo. Abbiamo scelto di procedere secondo questa modalità per avere la possibilità di sviluppare al meglio ogni aspetto dell’e-tivity e soffermarci con più attenzione.


3.1 Sintesi della videointervista realizzata al Professor Gianfranco Staccioli.

La nostra intervista ha come protagonista il Professor Gianfranco Staccioli, insegnante dell’Università degli Studi di Firenze, presso la Scuola di Studi Umanistici e della Formazione, dove ha tenuto vari corsi, tra cui “Metodologie del gioco e dell’animazione”, “Teatro di animazione”, “Attività grafico-pittoriche”, “Lavoro di gruppo”, “Tecnologie dell’educazione” e “Ludobiografia”. E’ Segretario Nazionale della Federazione Italiana dei CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva), fa parte del gruppo di ricerca e azione sul gioco LudoCemea e Giochi e Pratiche Ludiche. Ha partecipato a numerose missioni all’estero per la formazione di insegnanti, educatori e formatori. Ha inoltre pubblicato numerosi volumi, tra cui il “Diario dell’Accoglienza” e “Il gioco e il giocare”. Con l’occasione data da questo laboratorio di Didattica Generale, che ha come tema, appunto, l’uso della ricerca didattica nella pratica professionale, abbiamo scelto di intervistare il Professore, personalità così importante in questo ambito. La prima domanda che gli abbiamo sottoposto è stata: “Che cosa pensa dell’uso della ricerca nella pratica educativa? Nella sua esperienza professionale come ha utilizzato e si è avvalso dei risultati della ricerca?”.

Il Professore, prima di rispondere al quesito, ha voluto precisare il significato dei termini ricerca e didattica sottolineando che non fanno parte di due mondi distanti ma di due realtà che dovrebbero essere unite, tanto è vero che si parla di ricerca-azione, ricerca partecipata, ricerca condivisa; infatti pensare che la ricerca dia indicazioni alla didattica è un errore teorico e tecnico pratico, specificando che il vero significato di questa è il prendere in esame un elemento specifico e approfondirlo, trovandone la miglior risposta didattica con la quale intervenire. Nella ricerca didattica, dice Staccioli, non è possibile analizzare l’elemento individuato staccato dal contesto ma è essenziale lavorare a livello globale e non specifico.

Detto questo, il Professore precisa che, seppure la sua pratica educativa non sia attuale, ritiene il tempo un elemento fondamentale della ricerca didattica e del cambiamento all’interno della dimensione educativa: in particolare al contrario di quello che potremmo pensare, nella scuola le trasformazioni non sono così rapide.

Staccioli, ribadisce ancora una volta che i cambiamenti sono lentissimi poiché il tempo non è il solo elemento che può determinare il cambiamento ma deve tenere presente anche il pensiero delle persone, il che lo rende estremamente lento. Perciò, per rispondere alla nostra domanda, ritiene sia ancora attuale la sua esperienza vissuta negli anni Ottanta e Novanta. Per tutta la sua lunga carriera si è occupato principalmente delle attività espressive, suddivise in quattro settori: la musica e il movimento, il disegno, la dimensione ludica e il teatro. In rapporto al primo ambito, Staccioli sottolinea che la sua ricerca comincia negli anni Ottanta, quando insieme al Professor Valeri studiò i meccanismi che collegavano la musica al movimento, collaborando anche con l’Istituto di Ginevra, Jaques-Dalcroze, e l’istituto Orff di Salisburgo. Nonostante le scoperte innovative ottenute ancora oggi la scuola è spesso ancorata all’ascolto musicale e alla ritmicità intesa come movimento matematico. Proseguendo con la sua analisi affronta il settore del disegno infantile, affermando che, a suo parere, gli adulti influenzano e condizionano implicitamente la visione dei bambini e la realizzazione dei loro prodotti, spingendoli a fare le cose come vorrebbero loro.

Ma in realtà il disegno ha un’altra funzione, quella di mostrarci la scoperta che i bambini fanno del mondo reale attraverso l’immagine; il Professore ci spinge a dare al disegno una lettura di tipo comunicativo e non di tipo psicologico, psicanalitico ed estetico. In questa situazione il ricercatore è colui che cerca di capire quale è la lettura del bambino, mettendo da parte la sua idea personale.

Il terzo ambito dell’attività espressiva che tratta Staccioli è la dimensione ludica, una dimensione fondante nell’educazione, poiché ritiene che non può essere fatta educazione senza avere un atteggiamento ludico e non si può insegnare senza il piacere di farlo. Il divertimento dell’insegnare è il fondamento dell’istruzione e dell’educazione, e per l’appunto, è lo stesso primo principio del gioco, che se non è divertente non ha senso, se la persona non si diverte non gioca. Infatti il divertimento è uguale nel gioco e nell’insegnare. Come ultimo ambito, affronta il tema del Teatro, che Staccioli vede come racconto della vita. Anche all’interno dell’ambiente scolastico e con i bambini, questa essenza della drammatizzazione non deve essere persa e deve mantenersi in relazione con la vita. Infatti pur avendo piccoli oggetti, pochi bambini, poco tempo a disposizione è comunque fondamentale raccontare il teatro della vita. Quello che deve essere fatto è connettere i contenuti alle forme adatte ai bambini, dando dei messaggi profondi e comuni a tutti, magari anche attraverso il gioco.

La seconda domanda che abbiamo posto al professore è stata: “Quando ha fatto uso della ricerca nella sua pratica professionale, quali fonti ha utilizzato e come le ha individuate?”

Nel rispondere a questa domanda, il Professor Staccioli, ci ha da subito precisato che fondamentali sono state le amicizie, i colleghi e i rapporti con le altre università, specificando che il principio fondamentale è la collaborazione. Nel settore educativo, la ricerca didattica può essere fatta solo lavorando insieme poiché è importante confrontarsi per dare unità a contributi diversi. Non esiste un elemento unico ma un’interconnessione fra le cose, per cui si deve per forza essere in più di uno ad avere le idee e a confrontarsi insieme, anche a livello internazionale. Durante l’intervista il Professore riporta anche degli importanti esempi di buone pratiche di collaborazione come quella delle Professoresse Ferreiro e Teberosky, che hanno lavorato a lungo sulla lingua scritta.

Una delle cose più delicate, è quella della comunicazione della ricerca. Staccioli lavora da molti anni con la Giunti e gli capita di leggere tanti scritti degli insegnanti che rivendicano la loro pratica autonoma di ricerca, ognuna fondata sull’io, senza tenere in minima considerazione la collaborazione con i colleghi. Ma in realtà la ricerca non è la valorizzazione dell’individuo che la compie, per dimostrare la sua bravura, poiché così facendo si perde di vista il senso della ricerca stessa.

Come terza ed ultima domanda abbiamo chiesto al nostro intervistato: “Quali sono gli ostacoli che ha incontrato nella ricerca e nell’uso dei risultati di questa, nella sua pratica professionale?”

Secondo il Professore il primo ostacolo che è possibile incontrare nella scuola è quello di far dialogare la dimensione della ricerca oggettiva e della percezione soggettiva, dato che il problema di base è che la conoscenza non è mai solo cognitiva-oggettiva o affettiva-emotiva ma la vera conoscenza, è la congiunzione delle due. Se non si riesce a connetterle, non possiamo pretendere che la ricerca oggettiva sia comprensibile e non si può accettare che la ricerca soggettiva sia utile. Un’altra problematica comune nella scuola, e collegata a questa ultima, è la difficoltà di connettere ruoli e persone diverse, che hanno funzioni diverse. Nella realtà educativa sono ancora molto frequenti rapporti gerarchici e asimmetrici, spesso esplicitamente non detti. Perciò uno degli ostacoli è proprio quello di costruire ancora una volta un gruppo di lavoro che faccia ricerca e discuta della sua essenza stessa e degli obbiettivi da raggiungere.


3.2 Analisi e confronto delle videointerviste al Professor Gianfranco Staccioli e alle Professoresse Liana Peria e Patrizia Vayola.

Mettendo a confronto le tre esperienze di Gianfranco Staccioli, Liana Peria e Patrizia Vayola, che ci hanno accompagnato durante il percorso del laboratorio di Didattica Generale, emergono dei punti in comune e delle tematiche diversamente approfondite dai singoli insegnanti. Nella nostra analisi, procederemo affrontando domanda per domanda, sottolineando così i loro punti di vista e cercando di dare uno sguardo più ampio alle questioni trattate durante il laboratorio.

Partendo dal primo quesito emerge come tutti e tre i nostri intervistati considerino la ricerca e la didattica due elementi strettamente interconnessi e fondamentali per poter realizzare una pratica educativa non banalizzata. Per far questo è importante tenersi costantemente aggiornati e come abbiamo visto con la loro esperienza, di basilare importanza è il confronto con i colleghi, l’apertura della comunità educativa al dialogo e una ricerca partecipata che miri ad una didattica attiva.

Le risposte date dalle due insegnanti sottolineano maggiormente il loro percorso formativo, esponendoci le modalità con cui si sono aggiornate e le fonti che hanno utilizzato per approcciarsi alla loro pratica educativa, mentre il professor Staccioli, si è concentrato prevalentemente su una riflessione teorica dei termini didattica e ricerca, supportata dalla sua esperienza di studio e innovazione.

Proseguendo con l’analisi del secondo quesito appare evidente il filo conduttore che unisce tutti e tre i punti di vista dei nostri intervistati: la collaborazione e condivisione. Durante la loro carriera di insegnamento e nella scelta delle fonti che hanno orientato la loro pratica educativa, sottolineano, la fondamentale importanza di non fermarsi alla sola indagine individuale ma mettere in comunione i singoli studi con quelli di colleghi, amici e anche Istituti Universitari per poter confrontare e scambiare informazioni, esperienze ed analizzare la validità delle nuove proposte didattiche. Ognuno di loro ha cercato di concretizzare la pratica della condivisione e collaborazione in modo differente: Peria e Staccioli con un confronto diretto all’interno dei gruppi di lavoro scolastici e nella relazione tra amici, mentre Vayola lavorando in situazioni virtuali tramite social network come Facebook, dove l’intelligenza collettiva si mette al servizio di tutta la comunità scolastica. La scelta delle fonti didattiche utilizzate è stata guidata principalmente dalla necessità di rispondere ad esigenze pratiche e personali dei singoli docenti, portandoli ad usare in un primo momento le riviste didattiche, gli studi letterali e da lì protrarsi verso strade più individuali con l’uso di dispositivi tecnologici.

La terza domanda invece, ci presenta gli ostacoli incontrati dai nostri tre intervistati nella ricerca e nella messa in atto dei risultati di quest’ultima. Sicuramente dall’analisi dei loro punti di vista emerge una difficoltà, comune alle singole esperienze, ovvero il conservatorismo insito nella scuola che, nonostante le tante proposte innovative che arrivano dalla ricerca, rimane ancorato e saldo, limitando i cambiamenti, non permettendo all’istituzione educativa di rimanere al passo con i tempi. Oltre a questo, ognuno di loro presenta degli ostacoli personali che hanno contraddistinto la loro esperienza didattica, creandogli difficoltà nella concretizzazione della ricerca in ambito pratico: Peria, per prima cosa, sottolinea la complessità di vivere in un’isola, lontano dai grandi centri di studio, portandola a dovere per forza orientarsi verso altre realtà ed ambiti di indagine, utilizzando la sua creatività nell’adattamento della ricerca alla pratica educativa e creando materiale strutturato ed auto-costruito. Inoltre ci espone che una grande mancanza con cui oggi deve raffrontarsi, è proprio il venir meno di situazioni di confronto tra colleghi, dove poter condividere le proprie esperienze e i risultati delle singole ricerche.

Vayola invece, presenta la sua esperienza come contraddistinta dall’ostacolo della burocrazia: con questa espressione vuole esprimerci come, soprattutto negli ultimi anni, la scuola e la pratica didattica siano oppresse dall’eccessivo formalismo che riduce la libertà di azione e vincola il lavoro dei docenti, rendendolo più complesso e meno naturale. Vayola ci racconta che nella scuola molte volte accade che gli insegnanti considerino il proprio lavoro come una mera pratica part-time e questo riduce lo spazio all’innovazione e alla concretizzazione della ricerca nella pratica educativa. La Professoressa considera questo aspetto un grande ostacolo per la realtà didattica.

Per quanto riguarda l’esperienza di Staccioli, appare chiaro che una delle problematiche principali, incontrate nel suo percorso di insegnamento e di studio, è stato il far dialogare la dimensione della ricerca oggettiva e della percezione soggettiva, avendo difficoltà nel rispondere alle richieste di innovazione della pratica educativa. Un’altra problematica che il Professore riscontra frequentemente nella scuola è la complessità di connettere ruoli e persone diverse, che hanno funzioni diverse. Nella realtà educativa sono ancora molto frequenti rapporti gerarchici e asimmetrici, non sempre esplicitati direttamente. Perciò uno degli ostacoli è proprio quello di costruire ancora una volta un gruppo di lavoro che faccia ricerca e discuta della sua essenza e degli obbiettivi da raggiungere.


3.3 Il punto di vista del nostro gruppo.

Al termine del percorso effettuato con il laboratorio di Didattica Generale e in seguito all’analisi delle tre videointerviste esaminate, ci siamo riunite per effettuare un momento di confronto e di condivisione dove abbiamo potuto presentare le nostre riflessioni, traendo insieme delle conclusioni sull’importanza della ricerca didattica nella pratica educativa. Per poter guidare questo nostro incontro abbiamo deciso di ripartire dalle tre domande poste agli intervistati, soffermandoci così negli aspetti più rilevanti. Tante sono state le considerazioni che abbiamo evidenziato e in particolare ci siamo trovate d’accordo sul fatto che la didattica e la ricerca siano due elementi interconnessi tra loro e che la seconda, in particolare, dipenda dalla condivisione e dal lavoro collaborativo del team insegnanti. Inoltre come dice il Professor Staccioli non si può pensare di fare ricerca in modo individuale soprattutto nella scuola di oggi, dove emergono realtà sempre più complesse ed eterogenee, bisognose di docenti preparati e disponibili alla collaborazione. In relazione a questo ci siamo trovate in sintonia con il punto di vista della Professoressa Vayola che ci spinge a non considerare l’insegnamento come un’esperienza di lavoro part-time ma una professione a cui dedicarci completamente.

Pensando a noi come future insegnanti, ci è stato utile avere la possibilità di riflettere su argomenti come la trasposizione della teoria alla pratica educativa e l’utilizzo delle fonti didattiche come guida all’insegnamento. Grazie agli input dati dai tre intervistati abbiamo riflettuto su quali strumenti adoperare e consultare una volta entrate nel mondo della scuola; ci siamo trovate d’accordo sul fatto di dover sempre continuare a formarci tramite corsi di aggiornamento, seminari, pratiche di approfondimento individuale e lavori di gruppo, sia in presenza che in modo virtuale. Rispetto al percorso di insegnamento realizzato dai tre insegnanti sopracitati, crediamo che le nostre basi teoriche iniziali, acquisite durante il percorso universitario, siano, e saranno, di grande rilevanza per orientare la nostra ricerca didattica e per rispondere alle problematicità che incontreremo nella futura professione. Questo bagaglio culturale ci accompagnerà lungo tutto il nostro cammino che dovrà essere però integrato, da continui approfondimenti e studi personali.

Partecipare al laboratorio di Didattica Generale, tenuto dalla Professoressa Maria Ranieri, è stato utile per noi studentesse, ormai giunte al termine della nostra esperienza formativa, per avere la possibilità di confrontarci, sia virtualmente che personalmente, con insegnanti esperti che hanno vissuto in prima persona le difficoltà di approcciarsi per la prima volta all’insegnamento, rassicurandoci rispetto alle nostre paure e sfruttando i loro consigli come strumenti per muoverci con maggior consapevolezza all’interno della scuola. Le loro parole hanno rafforzato in noi il desiderio di migliorarci e di impegnarci per portare nell’ambiente educativo cambiamento, innovazione e quella freschezza che ci contraddistingue e di cui la scuola ha bisogno. Siamo consapevoli dell’importanza del nostro ruolo e questo accresce una grande motivazione in noi. Lavorare all’interno del gruppo Arancione è stato costruttivo e ci ha proiettato dentro una realtà lavorativa comune nell’ambiente scolastico, che dovremo cercare di rafforzare, rendendola sempre più nostra. Infatti come dice il Professor Staccioli la chiave della vera ricerca è creare gruppi di lavoro aperti al cambiamento e alla condivisione.



In conclusione ci sembra doveroso ringraziare il Professor Gianfranco Staccioli per aver collaborato e averci aiutato nella realizzazione di questo nostro lavoro, acconsentendo alla realizzazione della videointervista con disponibilità ed entusiasmo, accrescendo così la nostra esperienza formativa.





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