Uno, nessuno e centomila luigi Pirandello indice libro I



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II. Primo avvertimento

Conoscevo poco Anna Rosa. L'avevo veduta parecchie volte in casa mia, ma essendomi sempre tenuto lontano, piú per istinto che di proposito, dalle amiche di mia moglie, avevo scambiato con lei pochissime parole. Certi mezzi sorrisi, per caso sorpresi sulle sue labbra mentre mi guardava di sfuggita, mi erano sembrati cosí chiaramente rivolti a quella sciocca immagine di me che il Gengè di mia moglie Dida le aveva dovuto far nascere nella mente, che nessun desiderio m'era mai sorto d'intrattenermi a parlare con lei. Non ero mai stato a casa sua. Orfana di padre e di madre, abitava con una vecchia zia in quella casa che pare schiacciata dalle mura altissime della Badía Grande: mura d'antico castello, dalle finestre con le grate inginocchiate da cui sul tramonto s’affacciano ancora le poche vecchie suore che vi sono rimaste. Una di quelle suore, la meno vecchia, era zia anch’essa di Anna Rosa, sorella del padre; ed era, dicono, mezza matta. Ma ci vuol poco a fare ammattire una donna, chiudendola in un monastero. Da mia moglie, che fu per tre anni educanda nel convento di San Vincenzo, so che tutte le suore, cosí le vecchie come le giovani, erano, chi per un verso chi per un altro, mezze matte. Non trovai in casa Anna Rosa. La vecchia serva che m'aveva recato il bigliettino, parlandomi misteriosamente dalla spia della porta senza aprirla, mi disse che la padroncina era su alla Badía, dalla zia monaca, e che andassi pure a trovarla là, chiedendo alla suora portinaia d'essere introdotto nel parlatorietto di Suor Celestina. Tutto questo mistero mi stupí. E sul principio, anziché accrescere la mia curiosità, mi trattenne d'andare. Per quanto mi fosse possibile in quello stupore, avvertii il bisogno di riflettere prima sulla stranezza di quel convegno lassù alla Badía in un parlatorietto di suora.

Ogni nesso tra la mia futile disavventura coniugale e quell'invito mi parve rotto, e subito rimasi apprensionito come per un'imprevista complicazione che avrebbe recato chi sa quali conseguenze alla mia vita. Come tutti sanno a Richieri, poco mancò non mi recasse la morte. Ma qui mi piace ripetere ciò che già dissi davanti ai giudici, perché per sempre sia cancellato dall'animo di tutti il sospetto che allora la mia deposizione fosse fatta per salvare e mandare assolta d'ogni colpa Anna Rosa. Nessuna colpa da parte sua. Fui io, o piuttosto ciò che finora è stato materia di queste mie tormentose considerazioni, se l'improvvisa e inopinata avventura a cui quasi senza volerlo mi lasciai andare per un ultimo disperatissimo esperimento, rischio d'avere una tal fine.

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