Uno, nessuno e centomila luigi Pirandello indice libro I



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IV. La spiegazione

La notizia di quello strano accidente alla Badía Grande e di me che ne uscivo a precipizio reggendo sulle braccia Anna Rosa ferita, si propagò per Richieri in un baleno, dando subito pretesto a malignazioni che per la loro assurdità mi parvero in prima perfino ridicole. Tanto ero lontano dal supporre che potessero non solo parer verosimili, ma addirittura essere tenute per vere; e non già da coloro a cui tornava conto metterle in giro e fomentarle, ma finanche da colei che reggevo ferita sulle braccia.



Proprio cosí. Perché Gengè, signori miei, quello stupidissimo Gengè di mia moglie Dida, covava, senza ch’io ne sapessi nulla, una bruciante simpatia per Anna Rosa. Se l'era messo in testa Dida; Dida che se n'era accorta. Non ne aveva detto mai nulla a Gengè; ma lo aveva confidato, sorridendone, alla sua amichetta, per farle piacere e fors’anche per spiegarle che c'era il suo motivo, se Gengè la schivava, quand'ella veniva in visita; la paura d'innamorarsene. Non mi riconosco nessun diritto di smentire codesta simpatia di Gengè per Anna Rosa. Potrei al piú sostenere che non era vera per me; ma non sarebbe giusto neppure questo, perché effettivamente non m'ero mai curato di sapere se sentissi antipatia o simpatia per quell'amichetta di mia moglie. Mi pare d'aver dimostrato a sufficienza che la realtà di Gengè non apparteneva a me, ma a mia moglie Dida che gliel'aveva data. Se Dida dunque attribuiva quella segreta simpatia al suo Gengè, importa poco ch’essa non fosse vera per me: era tanto vera per Dida, che vi trovava la ragione per cui mi tenevo lontano da Anna Rosa; e tanto vera anche per Anna, che le occhiate che qualche volta io le avevo rivolte di sfuggita erano state anzi interpretate da lei come qualche cosa di piú, per cui io non ero quel carino sciocchino Gengè che mia moglie Dida si figurava, ma un infelicissimo Signor Gengè che doveva soffrire chi sa che strazii in corpo a essere stimato e amato cosí dalla propria moglie. Perché, se ci pensate bene, questo è il meno che possa seguire dalle tante realtà insospettate che gli altri ci danno. Superficialmente, noi sogliamo chiamarle false supposizioni, erronei giudizi, gratuite attribuzioni. Ma tutto ciò che di noi si può immaginare è realmente possibile, ancorché non sia vero per noi. Che per noi non sia vero, gli altri se ne ridono. È vero per loro. Tanto vero, che può anche capitare che gli altri, se non vi tenete forte alla realtà che per vostro conto vi siete data, possono indurvi a riconoscere che piú vera della vostra stessa realtà è quella che vi danno loro. Nessuno piú di me ha potuto farne esperienza. Io mi trovai dunque, senza che ne sapessi nulla, innamoratissimo di Anna Rosa, e per questa ragione impigliato nell’accidente di quello sparo nella Badía come non mi sarei mai e poi mai immaginato. Assistendo Anna Rosa, dopo averla trasportata a casa sulle braccia e adagiata sul suo letto, corso per un medico, per un'infermiera, e prestato le prime cure del caso, sentii subito anch’io piú che possibile, vero, ciò che ella aveva immaginato di me in seguito alle confidenze di Dida; la mia simpatia per lei. E potei avere dalla sua bocca, stando a sedere a piè del letto nell'intimità color di rosa della sua cameretta offesa dal cattivo odore dei medicinali, tutte le spiegazioni. E, prima, quella della rivoltella nella borsetta, causa dell'accidente. Come rise di cuore immaginando che qualcuno potesse supporre ch’ella l'avesse portata per me nel darmi convegno alla Badía! La portava sempre con sé, nella borsetta, quella rivoltella, dacché l'aveva trovata nel taschino d'un panciotto del padre, morto improvvisamente da sei anni. Piccolissima, con l'impugnatura di madreperla e tutta lucida e viva, le era parsa un gingillo, tanto piú carino in quanto nel suo grazioso congegno racchiudeva il potere di dare la morte. E piú d'una volta, mi confidò, in qualche non raro momento che il mondo tutt'intorno, per certi strani sgomenti dell'anima, le si faceva come attonito e vano, aveva avuto la tentazione di farne la prova, giocando con essa, provando nelle dita sul liscio lucido dell'acciaio e della madreperla la delizia del tatto. Ora, che essa, invece che alla tempia o nel cuore per volontà di lei, avesse potuto per caso morderla a un piede, e anche col rischio - come si temeva - di farla restar zoppa, le cagionava uno stranissimo dispiacere. Credeva d'essersela appropriata tanto, che non dovesse avere piú per sé quel potere. La vedeva cattiva, adesso. La traeva dal cassetto del comodino accanto al letto, la mirava e le diceva: «Cattiva!»

Ma quel convegno su alla Badía, nel parlatorietto della zia monaca, perché? E quelle sette suore che, invece di darsi pensiero di lei ferita, mi parlavano, quasi oppresse, della visita di non so qual Monsignore? Ebbi la spiegazione anche di questo mistero. Ella sapeva che quella mattina monsignor Partanna, vescovo di Richieri, sarebbe andato a far visita alle vecchie suore della Badía Grande, come soleva ogni mese. Per quelle vecchie suore quella visita era come un'anticipazione della beatitudine celeste: rischiare d'averla guastata da quell'accidente era stato perciò per loro la costernazione piú grave. Mi aveva fatto venire su alla Badía perché voleva ch’io parlassi subito, quella mattina stessa, col vescovo. «Io, col vescovo? E perché?» Per ovviare a tempo ciò che si stava tramando contro di me. Mi volevano proprio interdire, denunziandomi come alterato di mente. Dida le aveva annunziato che già erano state raccolte e ordinate tutte le prove, da Firbo, da Quantorzo, da suo padre e da lei stessa, per dimostrare la mia lampante alterazione mentale. Tanti erano pronti a farne testimonianza finanche quel Turolla che avevo difeso contro Firbo e tutti i commessi della banca; finanche Marco di Dio a cui avevo fatto donazione d'una casa. «Ma la perderà,» non potei tenermi dal fare osservare ad Anna Rosa. «Se sono dichiarato alterato di mente, l'atto della donazione diventerà nullo!» Anna Rosa scoppiò a ridermi in faccia per la mia ingenuità. A Marco di Dio dovevano aver promesso che, se testimoniava come volevano loro, non avrebbe perduto la casa. E del resto, poteva, anche secondo coscienza, testimoniarlo. Guardai sospeso Anna Rosa che rideva. Ella se n'accorse e si mise a gridare:

«Ma sí, pazzie! tutte pazzie! tutte pazzie!» Se non che, lei ne godeva, le approvava, e piú che piú se con esse volevo arrivare veramente a quella piú grande di tutte: cioè di buttare all'aria la banca e d'allontanare da me una donna che m'era stata sempre nemica. «Dida?»

«Non crede?»

«Nemica, sí, adesso.»

«No, sempre! sempre!» E m'informò che da tempo cercava di fare intendere a mia moglie ch’io non ero quello sciocco che lei s'immaginava, in lunghe discussioni che le erano costate una fatica infinita per frenare il dispetto che le cagionava l'ostinazione di quella donna a voler vedere in tanti miei atti o parole una sciocchezza che non c'era o un male che soltanto un animo deliberatamente nemico vi poteva vedere. Strabiliai. D'un tratto, per quelle confidenze d'Anna Rosa vidi una Dida cosí diversa dalla mia e pur cosí ugualmente vera, che provai - in quel punto, piú che mai - tutto l'orrore della mia scoperta. Una Dida che parlava di me come assolutamente non mi sarei mai immaginato ch’ella ne potesse parlare, nemica anche della mia carne. Tutti i ricordi della nostra intimità comune, separati e traditi cosí indegnamente che, per riconoscerli, dovevo superarne con dispetto il ridicolo che prima non avevo avvertito, riparare una vergogna che prima, in segreto, non m'era parso di dover sentire. Come se a tradimento, dopo avermi indotto confidente a denudarmi, spalancata la porta m'avesse esposto alla derisione di chiunque avesse voluto entrare a vedermi cosí nudo e senza riparo. E apprezzamenti sulla mia famiglia e giudizi sulle mie piú naturali abitudini, che non mi sarei mai aspettati da lei. Insomma un'altra Dida; una Dida veramente nemica. Eppure, sono certo certissimo che col suo Gengè ella non fingeva: era col suo Gengè quale poteva essere per lui, perfettamente intera e sincera. Fuori poi della vita che poteva avere con lui, diventava un'altra: quell'altra che ora le conveniva o le piaceva o veramente sentiva di essere per Anna Rosa. Ma di che mi meravigliavo? Non potevo io lasciarle intero il suo Gengè, cosí com'ella se l'era foggiato, ed essere poi un altro per conto mio? Cosí era di me, come di tutti. Non dovevo rivelare il segreto della mia scoperta ad Anna Rosa. Fui tentato da lei stessa, per ciò che ella mi fece sapere, cosí improvvisamente, di mia moglie. E non mi sarei mai immaginato che la rivelazione le avrebbe prodotto nello spirito il turbamento che le produsse, fino a farle commettere la follia che commise. Ma dirò prima della mia visita a Monsignore, a cui ella stessa mi spinse con gran premura, come a cosa che non comportasse piú altro indugio.






Ii. e il vostro naso?
Iii. bel modo di essere soli
Iv. com’io volevo esser solo
V. inseguimento dell’estraneo
Vi. finalmente
Vii. filo d’aria
Viii. e dunque?
Ii. e allora?
Iii. con permesso
Iv.italcasse ancora
V. fissazioni
Vi. anzi ve lo dico adesso
Vii. che c’entra la casa?
Viii. fuori all’aperto
Ix. nuvole e vento
X. l’uccellino
Xi. rientrando in città
Xii. quel caro gengè
I. pazzie per forza
Ii. scoperte
Iii. le radici
Iv. il seme
V. traduzione d’un titolo
Vi. il buon figliolo feroce
Vii. parentesi necessaria, una per tutti
Viii. caliamo un poco
Ix. chiudiamo la parentesi
X. due visite
I. com'erano per me marco di dio e sua moglie diamante
Ii. ma fu totale
Iii. atto notarile
Iv. la strada maestra
V. sopraffazione
Vi. il furto
Vii. lo scoppio
I. con la coda fra le gambe
Ii. il riso di dida
Iii. parlo con bibì
Iv. la vista degli altri
V. il bel giuoco
Vi. moltiplicazione e sottrazione
Vii. ma io intanto dicevo tra me
Viii. il punto vivo
I. a tu per tu
Ii. nel vuoto
Iii. seguito a compromettermi
Iv. medico? avvocato? professore? deputato?
V. io dico, poi, perché?
Vi. vincendo il riso
I. complicazione
Ii. primo avvertimento
Iii. la rivoltella tra i fiori
V. il dio di dentro e il dio di fuori
Vi. un vescovo non comodo
Vii. un colloquio con monsignore
Viii. aspettando
I. il giudice vuole il suo tempo
Ii. la coperta di lana verde
Iii. remissione



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