Uno, nessuno e centomila luigi Pirandello indice libro I


I. Il giudice vuole il suo tempo



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I. Il giudice vuole il suo tempo

Di solito, alle normali operazioni della giustizia non è da rimproverare la fretta.

Il giudice incaricato d'istruire il processo contro Anna Rosa, onesto per natura e per principio, volle essere scrupolosissimo e perdere mesi e mesi di tempo prima di venire al cosí detto accertamento dei fatti, dopo aver raccolto, s’intende, dati e testimonianze.

Ma non era stato possibile avere da me una qualunque risposta al primo interrogatorio che avrebbero voluto farmi, subito dopo trasportato dalla cameretta d'Anna Rosa all'ospedale. Quando poi i medici mi permisero d'aprir bocca la prima risposta che diedi, anziché mettere nell'imbarazzo chi m'interrogava, mise nell'imbarazzo me.

Ecco: cosí fulmineo era stato in Anna Rosa il trapasso da quella pietà, per cui mi aveva teso le braccia dal letto, all'impulso istintivo che l'aveva spinta a compiere su me quell'atto violento, ch’io, già cieco nel sentirmi accosto il calore della sua procacissima persona, veramente non avevo avuto né il tempo né il modo d'accorgermi di come avesse fatto a cavare improvvisamente la rivoltella di sotto al guanciale per tirarmi. Cosicché, non parendomi allora ammissibile ch’ella, dopo avermi attratto a sé, avesse poi voluto uccidermi, con la piú schietta sincerità diedi, a chi m'interrogava, quella spiegazione del caso che mi sembrava piú probabile, cioè che il ferimento, anche quel mio ferimento come già il suo al piede, fosse stato accidentale dovuto al fatto, certo riprovevole, di quella rivoltella che si trovava sotto il guanciale e che certo io stesso dovevo avere urtato e fatto esplodere nello sforzo di sollevare l'inferma che m'aveva domandato d'essere messa a sedere sul letto. Per me la bugia (bugia doverosa) era soltanto in quest'ultima parte della risposta; a chi m'interrogava apparve invece tutta quanta cosí sfacciata, che ne fui aspramente rimbrottato. Mi si fece sapere che la giustizia si trovava già, per fortuna, in possesso della confessione esplicita della feritrice. Io allora, per un bisogno irresistibile di dimostrare la mia sincerità, fui cosí ingenuo da dare a vedere, nello sbalordimento, la piú viva curiosità di conoscere qual mai ragione avesse potuto dare la feritrice del suo atto violento contro di me. La risposta a questa domanda fu una fragorosissima sbruffata che quasi mi lavò la faccia.

«Ah, lei voleva soltanto metterla a sedere sul letto?» Restai basito. La giustizia doveva già anche trovarsi in possesso d'una prima deposizione di mia moglie, la quale, ora piú che mai con quella prova di fatto, aveva certo potuto testimoniare in perfettissima coscienza dell'antica data del mio innamoramento per Anna Rosa. Cosí sarebbe rimasto, senza dubbio, acquisito alla giustizia che Anna Rosa aveva tentato d'uccidermi per difendersi da una mia brutale aggressione, se Anna Rosa stessa non avesse assicurato con giuramento il giudice che non c'era stata veramente nessuna aggressione da parte mia, ma solo quel tale fascino involontariamente esercitato su lei con le mie curiosissime considerazioni sulla vita: fascino da cui ella s’era lasciata prendere cosí fortemente, da ridursi a commettere quella pazzia.

Il giudice scrupoloso, non soddisfatto del sommario ragguaglio che Anna Rosa aveva potuto dargli di quelle mie considerazioni, stimò suo dovere averne una piú precisa e particolare informazione, e volle venire di persona a parlare con me.

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